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sabato 21 febbraio 2026

Eduard Limonov ha e aveva tutto da insegnarci. Articolo di Luca Bagatin

 

Eduard Limonov, scrittore e politico dissidente russo di fama internazionale, era certamente una leggenda, oltre ad essere figura emblematica del nostro presente.

Il 22 febbraio di quest'anno, Limonov, avrebbe compiuto 83 anni.

Egli fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, come scrisse nel saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto), sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, nel 2024, è uscito, nei cinema, il film ispirato alla sua vita - “Limonov””, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese”.

Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.

E, nel recente film, "Il mago del Cremlino - Le origini di Putin", tratto dall'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, il regista Olivier Assayas, fa interpretare Limonov dall'attore norvegese Magne-Håvard Brekke.

Eduard Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Personalmente, intervistai Limonov nell'agosto 2019, e – alla sua figura e a quella del suo partito dissidente, di sinistra patriottica - ho dedicato un mio saggio, ovvero “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

Dissidente integrale, negli Anni ’70, Limonov si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti, molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica), saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini - un Paese liberal-capitalista e oligarchico.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo, Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS, vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti.

Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.

L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.

Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.

Le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande Ospizio Occidentale”.

Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America.

L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.

Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.

Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).

Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.

Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.

La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).

E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.

E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.

Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.

L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.

Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.

Come ho scritto, intervistai Eduard Limonov nel 2019 e, con me, non fu propriamente simpatico. Fu, infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho capito dopo, aveva ragione lui.

Lui che disse a Emmanuel Carrère che la sua era "una vita di merda" e che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure, ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che cosa pensassero gli altri di lui.

A lui interessavano i suoi "giovani ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario di un fallito".

Ovvero scrisse di voler essere alla testa dei looser e perdenti di tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.

I nazionalbloscevichi di Limonov, del resto, sono una sorta di Cavalieri Templari proletari moderni. Dei monaci guerrieri dallo spirito artistico che, dicono gli stessi giovani de "L'Altra Russia", "lottano contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e il mondo intero dall'eresia del capitalismo".

Un'eresia che ci ha resi schiavi della società dei consumi. Della violenza contro i più deboli. Del cinismo.

Era una persona semplice, Limonov. Un eterno ribelle che, anche a 83 anni, avrebbe dimostrato sempre non più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare a un mondo, quello Occidentale, folle, alla deriva e totalmente privo di intelligenza, creatività e anima. Imbevuto di opulenza, ipocrisia, noia e ignoranza.

Aveva peraltro molto da insegnare anche alla cosiddetta "sinistra occidentale" quando affermava: "Perché i partiti comunisti e socialisti sono degenerati? Perché dicono le stesse cose dei liberali, hanno gli stessi obiettivi. Se i nostri nemici ideologici predicano la produttività è stupido predicare ancora più produttività”.

E anche quando puntava il dito contro l'”ordine borghese”, che ha schiavizzato i corpi e le menti delle donne e, nel romanzo “Russian Psycho” scriveva: “Il mondo borghese, l'ordine borghese, ha reso la ragazza una "giovenca". Un animale stupido, silenzioso e fiducioso con il naso bagnato in un'imbracatura di biancheria intima, su tacchi idioti: il "pulcino" deve scomparire”. E, provocatoriamente, aggiungeva, come un mantra: “Ho un sogno, ovvero bande di ragazze selvagge che distruggono le città e i loro capelli soffiano nel vento..”.

Come ho scritto nel mio saggio, a noi europei ha lasciato un grande monito, quando in una intervista, mai abbastanza ricordata, dichiarò: “L’Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L’Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l’uomo diverso. L’Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L’Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza. L’Europa è persa”.

Mai verità fu più grande e attuale.

Luca Bagatin

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martedì 22 febbraio 2022

La vittoria (postuma) di Eduard Limonov nel giorno del suo compleanno. Articolo di Luca Bagatin

Lo scrittore e leader politico Eduard Limonov, il 22 febbraio 2022, avrebbe compiuto 79 anni.

Limonov fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, nel suo saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto) sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove gli sciovinismi etnici sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

Rivoluzioni di matrice socialista popolare, sul modello leninista e machnovista.

Nel saggio sopra citato, Limonov, scrisse infatti, fra le altre cose: “Resta inteso che il conflitto tra la popolazione russa e le forze di occupazione ucraine non è fine a se stesso, ma solo il primo passo nell’inevitabile necessità di un rivolta armata per il cambio di potere a Mosca. Devono andare in Crimea tutti coloro che hanno combattuto in Transnistria, Serbia, Cecenia. Queste persone sono ormai decine di migliaia. La Crimea sia la nostra Sierra Maestra e noi arriveremo alla nostra Avana, Mosca”.

Limonov, dunque, secondo anche quanto spiegò il sociologo liberale Igor Eidman in un articolo del novembre 2014, prefigurò già nel 1997 quanto sarebbe accaduto nel 2014, alla nascita delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, indipendenti sia dall’Ucraina che dalla Russia.

Nel maggio 2014, alla costituzione delle Repubbliche Popolari del Donbass, Eduard Limonov, alla guida del partito dissidente e di sinistra patriottica “Altra Russia”, lanciò un appello sullo stile dell’appello antifascista alle Brigate Internazionali antifranchiste durante la Guerra Civile Spagnola del 1936, non a caso intitolato “No Pasaran!” (Non passeranno!).

Il testo dell’appello fu il seguente:

NO PASARAN!

Cerchiamo di aiutare tutti coloro che vengono da noi, con il desiderio di partecipare come volontari.

I membri del nostro gruppo sono già qui. Sono all’epicentro degli eventi a Donetsk, Slaviansk, Kramatorsk e nelle altre città del Donbass, per aiutare a difendere le conquiste della Primavera russa.

I recenti eventi dimostrano che le truppe punitive inviate da Kiev non si fermeranno mai, qualunque cosa accada.

Uccidono massicciamente i civili: donne, anziani e bambini.

Le case vengono distrutte dal fuoco della loro artiglieria. Sono pronti a spazzare via le città e i villaggi della Novorossia e non sono pronti a concedere loro l’autodeterminazione o la libertà.

In queste condizioni, l’idea di fare volontariato e sostenere l’Ucraina sudorientale diventa una questione di vita o di morte per milioni di nostri fratelli.

Senza di noi, saranno schiacciati e ridotti in schiavitù da questa macchina punitiva della giunta, contando sul sostegno delle autorità di Kiev, degli oligarchi ucraini e degli aiuti esteri.

Ora è sempre più urgente che il nostro slogan diventi, come in Spagna, nel 1936: NO PASARAN!

Non passeranno!”

Eduard Limonov

Non a caso, Limonov, fu il primo uomo politico a visitare le Repubbliche Popolari del Donbass, nel dicembre 2014 e a far visita ai combattenti e, con il suo partito, ad organizzare una rete di aiuti umanitari alla popolazione di quei territori. Cosa che, successivamente, farà anche il Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov.

Paradossale che, proprio il giorno del suo 79 compleanno, il suo più acerrimo nemico, ovvero Vladimir Putin, ratificando di fatto una risoluzione del maggior partito di opposizione russo – il Partito Comunista della Federazione Russa – votata a maggioranza il 15 febbraio 2022, abbia deciso di riconoscere le Repubbliche Popolari del Donbass.

Ciò segna, infatti, una vittoria postuma di Limonov e del suo partito (dal 2020, dopo la morte di Limonov, denominato “L’Altra Russia di Eduard Limonov”) che, ad ogni modo, ancora oggi viene perseguitato dalle autorità russe per la sua dissidenza anti-governativa e per la tutela dei diritti civili dei russi anche nel nord del Kazakistan. Aspetto che, le autorità russe, non gradiscono affatto, in quanto alleate al regime kazako.

Quella del riconoscimento delle Repubbliche del Donbass, da parte della Russia è stata, dal 2014 ad oggi, principalmente una battaglia della sinistra russa, da sempre all’opposizione.

Non a caso a promuoverla alla Duma, il Parlamento russo, è stato il Partito Comunista della Federazione Russa (da non dimenticare che il Partito Comunista è stato messo al bando in Ucraina nel 2015, salvo nelle due Repubbliche Popolari, una volta staccatesi dall’Ucraina) e ha sempre avuto il sostegno di tutti i partiti della sinistra russa. Ma, per contro, l’opposizione dello stesso Putin e del suo partito liberal-conservatore che sceglie di riconoscerle solo oggi.

Lo scopo di tale riconoscimento, quello di proteggere 600.000 cittadini russi in quei territori e evitare possibili ritorsioni e ogni conflitto che possa colpire la popolazione.

Numerosi i festeggiamenti da parte dei residenti delle Repubbliche del Donbass e, i primi a riconoscerne la legittimità, i governi socialisti di Cuba, Venezuela e Nicaragua.

Luca Bagatin

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mercoledì 16 febbraio 2022

Ucraina - Russia. La Duma vota la risoluzione comunista di riconoscimento delle Repubbliche del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 febbraio scorso, la Duma, Parlamento russo, ha approvato a larga maggioranza, la risoluzione del maggior partito di opposizione, ovvero del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), rivolta al Presidente Vladimir Putin, affinché riconosca ufficialmente le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (dette anche Repubbliche popolari del Donbass).

Il leader del KPRF, Gennady Zjuganov, già nel gennaio scorso, riteneva infatti che, tale riconoscimento, sia l'unico strumento volto ad assicurare la protezione dei 600.000 cittadini russi presenti nel Donbass, attuale area dell'Ucraina, dichiaratasi indipendente nel 2014.

Tale risoluzione era stata presentata dai comunisti il 19 gennaio scorso.

Secondo gli autori della risolzione, infatti, ad oggi, l'Ucraina, sta compiendo un vero e proprio “genocidio” contro la popolazione russa di quei territori, attraverso sanzioni e blocchi economici, oltre che una guerra infinita, che sta causando vittime civili sin dal 2014.

Anche il leader del partito socialista patriottico “Russia Giusta – Per la Verità” (al quale è peraltro iscritto anche l'attore e produttore cinematografico statunitense Steven Seagal), Sergey Mironov, ha espresso il suo sostegno alla risoluzione, dichiarando che “In condizioni in cui importanti forze armate dell'Ucraina sono concentrate al confine con la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk e minacciano la guerra, riteniamo che una tale misura – ovvero il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza di queste Repubbliche – raffredderà le teste calde”.

Secondo i deputati del Partito Comunista, “gli accordi di Minsk hanno contribuito a fermare il conflitto, ma l'Ucraina non li rispetta” e hanno osservato come “tale riconoscimento creerà le basi per garantire la sicurezza e la protezione dei popoli delle Repubbliche popolari dalle minacce esterne”.

Tale risoluzione, votata a maggioranza dal Parlamento russo, ad ogni modo, non impegna il governo presieduto da Putin e sarà comunque lui a prendere in esame il riconoscimento ufficiale delle Repubbliche popolari del Donbass e non è affatto scontato che avalli tale riconoscimento.

Il governo Putin, in tutti questi anni, infatti, si è sempre mantenuto morbido sulla questione e addirittura ha spesso evitato di riconoscere la cittadinanza russa ai cittadini delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Spesso, infatti, aiuti ai cittadini del Donbass, sia umanitari che di riconoscimento della cittadinanza, sono giunti dai deputati del Partito Comunista della Federazione Russa, in primis anche grazie all'attività del deputato Sergey Shargunov, scrittore e giornalista, con un passato nel Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov.

E proprio Eduard Limonov, nel 1997, deuniciò per primo la situazione umanitaria dei russi in Ucraina. Limonov, infatti, scrisse un appello – dal significativo titolo “NO PASARAN!” (“Non passeranno!”) sullo stile dell'appello antifascista alle Brigate Internazionali antifranchiste durante la Guerra Civile Spagnola del 1936, nel quale, fra le altra cose, scriveva: I recenti eventi dimostrano che le truppe punitive inviate da Kiev non si fermeranno mai, qualunque cosa accada.

Uccidono massicciamente i civili: donne, anziani e bambini.

Le case vengono distrutte dal fuoco della loro artiglieria. Sono pronti a spazzare via le città e i villaggi della Novorossia e non sono pronti a concedere loro l’autodeterminazione o la libertà.

In queste condizioni, l’idea di fare volontariato e sonstenere l’Ucraina sudorientale diventa una questione di vita o di morte per milioni di nostri fratelli.

Senza di noi, saranno schiacciati e ridotti in schiavitù da questa macchina punitiva della giunta, contando sul sostegno delle autorità di Kiev, degli oligarchi ucraini e degli aiuti esteri”.

Il partito nazionalbolscevico di Limonov, “L'Altra Russia”, fu infatti il primo a sostenere attivamente la popolazione delle Repubbliche popolari del Donbass e così tutta l'opposizione di sinistra al governo di Putin. Governo Putin che, invece, sulla questione si è sempre mostrato freddo.

Forse non un caso che, a votare contro la risoluzione dei comunisti, ovvero contro il riconoscimento delle Repubbliche popolari del Donbass, ci sia stato, all'unanimità, il partito “New People”, partito liberale di centrodestra che sostiene la coalizione di governo putiniana.

Del resto, lo stesso governo Putin, si è sempre dimostrato freddo anche sul riconoscimento dei diritti dei russi abitanti nel nord del Kazakistan, preferendo sostenere l'attuale governo russofobo kazako.

Luca Bagatin

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sabato 5 febbraio 2022

Russia. Attivisti del partito di Eduard Limonov arrestati. All'asta il suo archivio. Articolo di Luca Bagatin

Maria Tillert, Olga Shalina, solo alcuni dei nomi degli attivisti del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov” recentemente arrestati in Russia, solo per aver organizzato manifestazioni pacifiche, in sostegno dell'unità del mondo russo; contro l'oppressione dei cittadini russi in Kazakistan e Ucraina e in tutte le Repubbliche ex sovietiche; per il socialismo popolare; per la restituzione del potere ai cittadini.

Di tutto ciò poco si parla, come invece avrebbe voluto lo scrittore Eduard Limonov, che ha dato una banidera a questi “ragazzi proletari”, come li definì in un'intervista che gli feci nel 2018.

Questi ragazzi sono il futuro di una Russia oggi preda dei quello che i nazionalbolscevichi russi definiscono “stato di polizia”. E non si può dar loro torto.

Sì, certo, fa più notizia sapere che l'archivio degli effetti personali e dei manoscritti inediti di Eduard Limonov è stato venduto – in queste settimane - per oltre 10 milioni di rubli, alla casa d'aste Litfond di Mosca.

E' giusto darla, certo, questa notizia.

Ma è giusto anche ricordare che Eduard Limonov non era legato al danaro e visse sempre povero e in modo ascetico, come mi ricordò anche il suo editore italiano, Sandro Teti.

E' giusto dire che Eduard Limonov, i suoi manoscritti, lettere, autografi, fotografie e oggetti personali sono stati messi all'asta e acquistati.

E' giusto dire che una parte significativa di tali oggetti proveniva dagli archivi dell'artista Vagrich Bakhchanyan, dalla modella e scrittrice Elena Schapova (moglie di Eduard Limonov negli Anni '70), dall'editore Alla Zaitseva e dall'artista Igor Andreev, come giustamente riporta il giornale russo Novayagazeta e molti altre testate russe.

E' giusto, perché è una notizia e riconosce ulteriormente il valore artistico e politico di Eduard Limonov.

Ma a Eduard Limonov non sarebbe importato nulla. Come non gli importavano tutte le “sciocchezze” che venivano dette su lui. Eduard Limonov non era e non sarà mai equiparabile a una merce qualsiasi. La sua essenza non sarà mai messa in vendita.

Anche se la stampa russa, nell'ottobre scorso, ha riportato la notizia che la sua ultima moglie, l'attrice Ekaterina Volkova, dalla quale era da tempo separato e dalla quale ha avuto due bellissimi figli, avrebbe registrato un marchio commerciale con il nome “Eduard Limonov”, prevedendo, a quanto si leggeva su Gazeta.ru, di “produrre vari prodotti con questo marchio, tra cui cancelleria, abbigliamento e alcolici”.

Eduard Limonov è e rimarrà sempre un artista e un leader politico vivente. Poiché egli vive attraverso gli attivisti del suo partito, che porta il suo nome e il nome di un suo celebre saggio politico (Altra Russia): “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Vive in questi giovani militanti, che, anziché scegliere – come accade spesso di questi tempi, nei Paesi capitalisti, fra i quali la Russia – di vivere di consumismo e organizzare baby gang di bulli annoiati, lottano per degli ideali di emancipazione. Per un Paese libero dall'autoritarismo putiniano, dall'oligarchia, dal liberal-capitalismo. Per la ricostituzione dell'URSS nel socialismo popolare; per i soviet, ovvero per il potere diretto di tutto il popolo; per la maggiore età a 14 anni; per la tutela dell'ecosistema per la tutela dei russi in ogni Paese ex sovietico nel quale vengono oppressi.

Eduard Limonov, in vita, veniva continuamente arrestato, esattamente come questi ragazzi. E non ha mai smesso di essere uno di loro. Così come loro non hanno mai smesso di essere lui.

E, non a caso, è proprio di loro che ho voluto scrivere nel mio ultimo saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

Sono giovani attivisti, artisti (perché, come disse William Burroughs, artista caro ai nazbol: “Gli artisti, secondo me, sono i veri artefici del cambiamento e non i legislatori politici”), spiriti liberi e eclettici.

E proprio tutti loro sono Eduard Limonov.

Luca Bagatin

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giovedì 30 dicembre 2021

Una fine dell'anno con Eduard Limonov

GLORIA ETERNA A EDUARD LIMONOV! 

LUNGA VITA AI NAZIONALBOLSCEVICHI!

UN'ALTRA RUSSIA E UN'ALTRA EUROPA SONO POSSIBILI!

SENZA PIU' RICCHI, SENZA PIU' OLIGARCHI, SENZA PIU' CAPITALISTI! 

foto di Dmitry Ivanov

I giovani sono spesso pigri e non vogliono lavorare. Beh, hanno ragione.
Più tardi saranno pressati e costretti. Ma avevano ragione.
Cosa c'è di bello nel lavoro e perché andarne fieri?
"Io lavoro, pago le tasse..." - è così che obbediscono per tutta la vita.
A me personalmente piace solo scrivere, e nemmeno sempre. In generale, preferisco non fare niente.
Cibo per riflettere. Le poesie di qualcuno da ricordare.
Sdraiato al sole.
C'è carne. Vino da bere.
Fare l'amore o fare la rivoluzione.
E scrivere, a volte.
 
(Eduard Limonov)


La scuola, che è una sadica istituzione statale volta a reprimere la natura e l'essenza umana, va distrutta.
Altrimenti la nostra società è destinata a riprodursi nella forma ripugnante attuale.
Ci saranno sempre pensionati scuri, poliziotti e funzionari del Palazzo. Generazione dopo generazione.
E la formazione di queste creature ripugnanti inizia già sui banchi di scuola.
La società schiaccia il bambino sino agli undici anni, sino a farlo diventare un semi lavorato, strumento da lavoro per i suddetti soggetti.
Questo nastro trasportatore va fermato.
Questo faremo quando andremo al potere.
 
(Eduard Limonov)
 
foto di Sergey Belyak


giovedì 20 maggio 2021

Condannato a cinque anni di libertà vigilata il leader di "Per un Nuovo Socialismo" Nikolay Platoshkin. Articolo di Luca Bagatin


Il tribunale Gagarinsky di Mosca ha annunciato la sentenza di condanna di Nikolay Platoshkin, leader del movimento di opposizione al governo liberal-conservatore di Putin “Per un Nuovo Socialismo”, Storico, politologo ed ex dipendente del Ministero degli Affari Esteri.

Platoshkin, già agli arresti domiciliari dal giugno 2020, è stato ritenuto colpevole di aver fomentato rivolte di massa e diffuso informazioni che – secondo la sentenza – minacciavano la vita dei cittadini. Ovvero avrebbe diffuso pubblicamente informazioni ritenute false relativamente alle misure di contenimento del Covid 19 da parte delle autorità della Federazione Russa.

Ciò attraverso il suo canale YouTube, che vanta circa 600.000 iscritti.

Il prof. Platoshkin è dunque stato condannato a cinque anni di libertà vigilata e a una multa di 700 mila rubli, ma ha già annunciato ricorso contro la condanna.

Condanna respinta sia dalle organizzazioni per i diritti umani, fra le quali Memorial Human Rights Center e Amnesty International, che ritengono il prof. Platoshkin un prigioniero politico e di coscienza, che dal Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), maggior partito di opposizione alla Duma di Stato, parlamento russo.

I deputati del KPRF avevano già chesto, nelle scorse settimane, la scarcerazione di Nikolay Platoshkin e dichiarato che “Le accuse non reggono, visto che non c'è stata una sola azione di protesta, per non parlare di alcuna violazione della sicurezza pubblica o danni alla proprietà. I tentativi di etichettare l'ex diplomatico come un estremista di Youtube sono ancora più ridicoli. Il Paese si pronuncia apertamente contro il procedimento penale illegale, definendo il caso contro di lui apertamente politico e l'imputato stesso un prigioniero di coscienza. Deputati e personaggi pubblici hanno chiesto e continuano a chiedere l'immediato rilascio di Platoshkin”.

Non essendo nuove le persecuzioni contro i componenti della sinistra patriottica russa, da parte delle autorità, il Partito Comunista della Federazione Russa ha anche istituito un Comitato di protezione dalle Prosecuzioni Politiche, guidato dall'avvocato Yuri Petrovich Sinelshikov.

Solidarietà a Platoshkin è stata espressa anche dai nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” sul loro sito web.

Nikolai Platoshkin, classe 1965, ha fondato, nel 2019, il movimento politico “Per un Nuovo Socialismo”, che intende ripristinare in Russia una forma di socialismo rinnovato, attraverso mezzi legali e pacifici, mantenendo forme di proprietà privata, nazionalizzando i settori chiave dell'economia e promuovendo la libertà di parola e di associazione.

Nel 2019 Platoshkin è stato candidato dal Partito Comunista della Federazione Russa a deputato alle elezioni supplettive alla Duma di Stato (Parlamento russo), arrivando secondo e conquistando il 24,5% dei consensi.

Da tempo, in vista delle elezioni politiche di settembre, in diverse realtà locali, sono stati organizzati incontri pubblici fra i vari movimenti della sinistra patriottica russa, fra i quali “Per un Nuovo Socialismo”, il Partito Comunista della Federazione Russa, il Fronte di Sinistra e “L'Altra Russia di Eduard Limonov”. Tentativi di trovare un terreno comune di opposizione per battere il partito liberal conservatore “Russia Unita” di Putin, che - da troppo tempo - tiene il Paese sotto il pugno di ferro, favorendo le classi più agiate e impedendo la libertà di espressione.

Luca Bagatin

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domenica 25 aprile 2021

Al via, a Mosca, il Congresso del partito nazionalbolscevico "L'Altra Russia di Eduard Limonov". Articolo di Luca Bagatin

Nonostante i numerosi tentativi di boicottaggio da parte delle autorità, si è tenuto, il 25 aprile - presso l'hotel Izmailovo di Mosca - il Congresso del partito nazionalbolscevico "L'Altra Russia di Eduard Limonov", principale partito extraparlamentare d'opposizione al governo liberal conservatore e autoritario di Vladimir Putin.

Il partito presenterà, a Congresso concluso, i documenti necessari alla registrazione alle elezioni del prossimo autunno, presso il Ministero della Giustizia. Sarebbe la prima volta che il partito di Eduard Limonov, fra i più perseguitati dalle autorità, riuscirebbe a presentarsi ad una competizione elettorale.

Fra i punti programmatici del partito: risarcire i cittadini per i costi sostenuti nel periodo della quarantena relativi ai servizi di pubblica utilità (elettricità, acqua, gas); introduzione di un reddito incondizionato per tutti i cittadini; nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia a iniziare dall’estrazione e lavorazione delle risorse naturali; introduzione di prezzi fissi per i prodotti alimentari di base e i beni essenziali; introduzione di una carta sociale per i più bisognosi; cancellazione dei debiti per interessi dell’intera popolazione; creazione di un sistema di assistenza ai disoccupati e organizzazione di opere pubbliche su larga scala a iniziare dallo spegimento degli incendi in Siberia; riduzione del numero dei dipendenti pubblici e delle forze dell’ordine; equiparazione dello stipendio dei deputati a quello di tutti i cittadini; blocco dell’esportazione di capitali, valuta e oro all’estero; riduzione drastica delle quote di immigrati; semplificazione delle procedure per ottenere la cittadinanza russa per i cittadini russi delle Repubbliche dell’ex URSS; abolizione dell’IVA; introduzione di una tassa sul lusso e di una tassazione progressiva (oggi assente in Russia).

In politica estera propongono il ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da autocrati o da leader anticomunisti e di estrema destra.

I nazionalbolscevichi di Limonov propongono, in sostanza, l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostituisca il capitalismo liberale. Un'economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime – sino alla pena di morte - per i corrotti all'interno dello Stato, oltre a istruzione gratuita, alloggi gratuiti, controllo dei prezzi, ovvero prezzi uguali in tutto il Paese e pianificazione economica.

Oltre a ciò, il partito di Limonov, propone l'abbassamento della maggiore età a 14 anni, considerato anche il livello di maturità e cultura dei giovani russi, introducendo il diritto di voto ai 14enni, la loro partecipazione attiva alla vita politica, oltre che la possibilità di formarsi una famiglia e il diritto al lavoro.

Eduard Limonov è fisicamente morto il 17 marzo 2020, ma continua a vivere nei giovani proletari che guidano il partito a lui intitolato.

Per saperne di più sul partito "L'Altra Russia di Eduard Limonov", il mese prossimo, uscirà il mio saggio "Il Partito dei Giovani Proletari - Il nazionalbolscevismo e l'Altra Russia di Eduard Limonov", edito da NovaEuropa: http://www.novaeuropa.it/prodotto/il-partito-dei-giovani-proletari-il-nazionalbolscevismo-e-laltra-russia-di-eduard-limonov/

Luca Bagatin

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domenica 21 febbraio 2021

Russia. Annullate le manifestazioni antigovernative della sinistra patriottica del 23 febbraio. Articolo di Luca Bagatin

Il 23 febbraio, in occasione della “Giornata dell'Esercito Sovietico e della Marina Militare”, erano previste, in tutta la Russia, manifestazioni delle forze della sinistra patriottica, in opposizione al governo liberal conservatore di Putin ed alle sue politiche di macelleria sociale in favore delle oligarchie economiche.

Le manifestazioni, che avrebbero visto protagonista in particolare il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov e il Fronte della Sinistra di Sergey Udaltsov, sono state annullate dalle autorità governative, con il pretesto della pandemia.

Nella città di Penza è stato arrestato e condannato a 7 giorni di prigione, il Segretario regionale del Partito Comunista, Aleksandr Smirnov, in quanto ritenuto colpevole di voler organizzare una manifestazione non autorizzata e così diversi attivisti comunisti.

Il deputato comunista della Duma regionale di Saratov, Nikolay Bondarenko, arrestato alcune settimane fa per aver partecipato, come osservatore, a una manifestazione non autorizzata, è stato rilasciato, ma è stato condannato a una multa di 20mila rubli, alla quale sta facendo ricorso, in quanto – ha affermato in sua difesa – era presente in qualità di deputato, per evitare eccessi e provocazioni e documentare la manifestazione.

Stessi divieti a partecipare alla manifestazione del 23 febbraio anche ai Comunisti di Russia, partito guidato da Maxim Suraykin e decisamente più a sinistra del KPRF.

Il 21, 22 e 23 febbraio, invece, saranno previsti incontri di lettura (e occasioni per discorrere di politica, oltre che di arte e controcultura), delle opere dello scrittore e leader politico Eduard Limonov, che il 22 febbraio avrebbe compiuto 78 anni.

Gli incontri, organizzati dal partito nazionalbolscevico di sinistra patriottica “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, si terranno a Mosca - presso la libreria “Foliage” - il 21 febbraio; a San Pietroburgo - all'Ionoteka Club - il 22 e a Nizhny Novgorod - nel bar “Blue Cat” - il 23 febbraio.

Luca Bagatin

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mercoledì 20 gennaio 2021

Russia. La sinistra patriottica si mobilita contro Putin in vista delle elezioni legislative di settembre. Articolo di Luca Bagatin

Lo scrittore, giornalista ed ex componente del partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, Zakhar Prilepin, leader del partito di opposizione “For Truth” (“Per la Verità”), ha dichiatato in un'intervista a Komsomolskaya Pravda, che in Russia è necessaria un'unione di “tutte le forze patriottiche di sinistra”.

Egli ha rilevato come un terzo dei russi voti per il partito liberal-conservatore di Putin, “Russia Unita”, come un terzo voti per tutti gli altri partiti (principalmente Partito Comunista della Federazione Russa, Russia Giusta, Partito LiberalDemocratico e Rodina) e un terzo non vada affatto a votare.

In questo senso, egli ha affermato che è necessaria una squadra, una coalizione, in grado di istituire meccanismi socialisti nell'economia e di imporli all'“establishment borghese”. E come, per farlo, occorra conquistare seggi in Parlamento e giungere al potere.

In questo senso il suo partito, il 20 gennaio, si è unito al partito socialdemocratico “Russia Giusta” che alla Duma, Parlamento russo, conta 23 seggi (ottenne il 6,2% alle ultime elezioni) ed al partito socialista “Patrioti della Russia” (guidato da Gennady Semigin, ottenne 0,59% alle ultime elezioni ed è nato nel 2005 da una scissione del Partito Comunista della Federazione Russa), in una coalizione di sinistra patriottica, in grado di contrastare la politica liberale della Russia di oggi, che economicamente e socialmente ha ampiamente dimostrato il suo fallimento.

Il leader di “Russia Giusta”, Sergey Mironov, ha spiegato in tal senso, che l'accordo fra i tre partiti, dovrebbe portare, in un prossimo futuro, ad una fusione e quindi alla nascita di un nuovo partito unitario.

L'accordo permetterà ai tre partiti di partecipare alle prossime elezioni legislative – che si terranno il 19 settembre prossimo - senza dover raccogliere le firme necessarie per presentare le liste.

Secondo Mironov la nuova coalizione segna “il consolidamento di tutte le forze patriottiche di sinistra” e si mantiene aperto ad una collaborazione con il Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov (che aveva già auspicato un fronte unito in tal senso) e con il nazional-centrista PartitoLiberalDemocratico di Vladimir Zhirinovsky, in chiave anti-putiniana e anti-liberal capitalista.

Tutti e tre i partiti, la cui piattaforma programmatica è assai simile, pur opponendosi al governo di Putin, si oppongono anche alle “attività anti-russe dei navalnisti” e sostengono il riconoscimento delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Zakhar Prilepin, possibile leader di questa rinnovata coalizione, oltre ad aver combattuto dalla parte delle Repubbliche Popolari, essere stato giornalista e compagno di partito di Eduard Limonov, è conosciuto in Italia per aver pubblicato, per l'editore Voland, numerosi romanzi dedicati alle periferie post-sovietiche e alla vita russa post-sovietica.

Nel 2018 fu, ad ogni modo, proprio Eduard Limonov ad espellere Prilepin dal suo partito, in quanto eccessivamente moderato e transigente nei confronti del governo Putin ed essere entrato nel “Fronte popolare di tutta la Russia”, coalizione fondata dallo stesso Putin.

Oggi, il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, pur essendo anch'esso partito di opposizione e di sinistra patriottica, mantiene – in un comunicato - le sue riserve nei confronti della neonata coalizione di Prilepin, che ritiene “conformista” e che finirà, una volta entrata in Parlamento, per “legarsi in profondità nella vile palude del conformismo e del lealismo” e “vendersi al Cremlino”.

“L'Altra Russia di Eduard Limonov”, alla quale non è ancora oggi permesso presentare liste elettorali, ma che vede ogni giorno numerosi attivisti arrestati, per la sua opposizione intransigente di piazza, aveva qualche giorno fa espresso contrarietà anche al sostegno all'oppositore di centrodestra Alexei Navalny, in quanto sostenitore delle stesse idee liberali di Putin e delle sanzioni USA e UE alla Russia. Gli eredi politici di Limonov ritengono invece prioritario denunciare il governo liberal autoritario del Cremlino, oltre che la politica anti-russa e liberal-capitalista dell'Occidente.

Luca Bagatin

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mercoledì 30 dicembre 2020

L'ultimo Capodanno di Eduard Limonov

GLORIA ETERNA A LIMONOV ! 

LUNGA VITA AI NAZIONALBOLSCEVICHI !

UN'ALTRA RUSSIA E UN'ALTRA EUROPA SONO POSSIBILI !

SENZA PIU' RICCHI, SENZA PIU' OLIGARCHI, SENZA PIU' CAPITALISTI !

Foto di Dmitry Ivanov

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giovedì 17 dicembre 2020

Kazakistan. Attivisti de "L'Altra Russia di Eduard Limonov" chiedono la liberazione di Ermek Taychibekov. Articolo di Luca Bagatin

Il 16 dicembre scorso, attivisti nazionalbolscevichi del partito “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, in circa 20 regioni russe, hanno tenuto azioni – distribuendo volantini e esponendo cartelli dimostrativi - per la richiesta di rilascio di Ermek Taychibekov, blogger, imprenditore e attivista politico di origine kazaka.

Taychibekov è in carcere dal 23 settembre scorso, su decisione del tribunale di Almaty (Kazakistan), con l'accusa di incitamento al separatismo e alla discordia nazionale.

Taychibekov, già arrestato nel 2015 con la medesima accusa, si è espresso, nei media russi, in favore del ritorno alla Russia delle zone “kazakizzate” dopo lo smembramento dell'Unione Sovietica.

Gli attivisti de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, già alcuni giorni fa, avevano manifestato davanti all'Ambasciata del Kazakistan a Mosca, erigendo uno striscione per chiedere la liberazione di Taychibekov.

Il 16 dicembre, in occasione dell'indipendenza del Kazakistan, i nazionalbolscevichi hanno dunque esposto dei cartelli, con la scritta “Libertà per Ermek Taychibekov!”, in numerose città russe, da Samara a Barnaul, chiedendo peraltro allo Stato russo di considerare Taychibekov un prigioniero politico da difendere.

Lo scrittore Eduard Limonov, fondatore e già leader di “Altra Russia” prima della sua scomparsa, fra il 1998 e il 2001 si trasferì al confine con il Kazakistan, sui monti Altaj, assieme ad attivisti dell'allora Partito NazionalBolscevico.

Già all'epoca, Limonov – preoccupato per il destino dei russi in quelle regioni - denunciò come quelle terre fossero state brutalmente “kazakizzate” dal Presidente Nursultan Nazarbaïev, al potere dal 1990. Nazarbaïev, una sorta di Lukashenko kazako, guidò con il pugno di ferro il Kazakistan sino al 2019, in virtù di essere stato l'ultimo notabile del PCUS kazako.

Limonov, dunque, già allora, sostenne come il Kazakistan, dovesse tornare alla Russia e, da sempre, il suo partito, sostiene come le ex Repubbliche Socialiste Sovietiche dovrebbero ricomporsi e ricostituirsi, sia sotto il profilo geopolitico che socio-economico, liberandosi dall'oligarchia e promuovendo il socialismo popolare.

Proprio nel 2001, a seguito di un provocatorio articolo apparso sul giornale nazionalbolscevico "Limonka", Limonov fu arrestato con l'accusa di “tentativo di colpo di Stato in Kazakistan”.

Il pubblico ministero chiese sino a 14 anni di carcere. Limonov alla fine fu condannato a 4 anni di carcere, ma ne scontò 2 e mezzo, per buona condotta.

L'esperienza della reclusione fu da lui raccontate nel romanzo “Il trionfo della metafisica: memorie di uno scrittore in prigione”, edito, in Italia, da Salani nel 2005.

Luca Bagatin

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martedì 8 dicembre 2020

Erotismo contro il mondo moderno

“il potere formidabile e meraviglioso - il potere di Eros deve essere riconquistato dalla volgarità in cui il “mondo moderno” l'ha spinta ...”
(dal manifesto della performance "ESTREMISMO e EROTISMO", organizzata dal Partito NazionalBolscevico nel 1995.
Protagonisti Elena Burova e Eduard Limonov. Direzione artistica di Mikhail Roshnyak.
(anticipazione del prossimo saggio di Luca Bagatin in merito al nazionalbolscevismo e all'Altra Russia di Eduard Limonov)
 

sabato 7 novembre 2020

103 anni di Rivoluzione d'Ottobre. Una Rivoluzione sociale, socialista e nazionalbolscevica


Per non dimenticare la Rivoluzione d'Ottobre, allorquando a Pietrogrado i bolscevichi, al comando di Vladimir Lenin, il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia), fecero irruzione nel Palazzo d'Inverno, ponendo fine al dominio dell'oligarchia zarista. E ponendo le basi per la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica.

Tale anniversario è stato oggi così ricordato in Russia, da parte dei nazionalbolscevichi de "L'Altra Russia di Eduard Limonov" e altre forze di sinistra patriottica, davanti ai monumenti di Lenin sparsi nel Paese.

 

Il nazionalbolscevismo è il fondamento delle rivoluzioni russe e proletarie del 1905 e del 1917.
Opposte alla rivoluzione francese del 1789, tali rivoluzioni hanno edificato un nuovo sistema sociale, sovvertendo l'economia, annientando la borghesia e adattando il nuovo sistema alla mentalità russa.

Nell'occidente capitalista il termine "nazionalismo" ha assunto il carattere negativo di "sopraffazione di una nazione su un'altra".
Così fu ad esempio nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, fra le nazioni europee.
In realtà non liberali né capitaliste, invece, il nazionalismo è semplicemente il riconoscimento dell'identità e unità nazionale di un popolo.
Così furono nazionalisti, per loro stessa ammissione, Fidel Castro e Ho Chi Min.
Il nazionalismo di sinistra (in Eurasia definito nazionalbolscevismo), come può essere quello della rivoluzione cubana, non è altro che un internazionalismo che difende la propria identità e quella altrui, unita all'affermazione della giustizia sociale. 

(Luca Bagatin)


"Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia"

(Mahatma Morya, Maestro dell'Himalaya, dalla lettera consegnata a Nikolaj Konstantinovič Rerich per Lenin ai ministri Lunacharsky e Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica)

QUANDO C'È LO STATO NON C'È LA LIBERTÀ.
CI SARÀ LIBERTÀ QUANDO SCOMPARIRÀ LO STATO (LENIN)

"Soltanto nella società comunista, quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata, quando i capitalisti sono scomparsi e non esistono piú classi (non v'è cioè piú distinzione fra i membri della società secondo i loro rapporti coi mezzi sociali di produzione), soltanto allora «lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà». Soltanto allora diventa possibile e si attua una democrazia realmente completa, realmente senza alcuna eccezione. Soltanto allora la democrazia comincia a estinguersi, per la semplice ragione che, liberati dalla schiavitù capitalistica, dagli innumerevoli orrori, barbarie, assurdità, ignominie dello sfruttamento capitalistico, gli uomini si abituano a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale, da tutti conosciute da secoli, ripetute da millenni in tutti i comandamenti, a osservarle senza violenza, senza costrizione, senza quello speciale apparato di costrizione che si chiama Stato.
L'espressione: «lo Stato si estingue» è molto felice in quanto esprime al tempo stesso la gradualità del processo e la sua spontaneità. Soltanto l'abitudine può esercitare, ed eserciterà certamente, una tale azione, poiché noi osserviamo attorno a noi milioni di volte con quale facilità gli uomini si abituano a osservare le regole per loro indispensabili della convivenza sociale, quando non vi è sfruttamento e quando nulla provoca l'indignazione, la protesta, la rivolta e rende necessaria la repressione.
La società capitalistica non ci offre dunque che una democrazia tronca, miserabile, falsificata, una democrazia per i soli ricchi, per la sola minoranza. La dittatura del proletariato, periodo di transizione verso il comunismo, istituirà per la prima volta una democrazia per il popolo, per la maggioranza, accanto alla repressione necessaria della minoranza, degli sfruttatori. Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa: e quanto piú sarà completa, tanto piú presto diventerà superflua e si estinguerà da sé."

(Vladimir Lenin, da "Stato e Rivoluzione")

venerdì 16 ottobre 2020

16 ottobre 2016: l'attentato al Comandante Motorola, eroe del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati quattro anni dall'uccisione del Comandante Arsen Pavlov, detto Comandante Motorola, colonnello dell'esercito della Repubblica Popolare di Donetsk e alla guida del battaglione “Sparta”, in guerra contro il governo autoritario ucraino, allora guidato da Petro Porosenko.

Il Comandante Motorola, classe 1983, era un cittadino russo della città di Uchta, nato nell'ex Unione Sovietica e convinto che l'esperienza dell'URSS fosse stata positiva per il popolo russo, come molti suoi connazionali che, nel referendum per la conservazione dell'URSS, indetto nel 1991 e il cui esito fu poi disatteso, votarono a maggioranza per il suo mantenimento (77,85% dei SI). Contro ogni smembramento, disgregazione e contro ogni cambiamento di regime politico-economico.

Motorola perse entrambi i genitori all'età di 15 anni e venne affidato alla nonna. A 19 anni si arruolò nell'esercito russo, prestando tre anni nella brigata di marina con il ruolo di radioperatore, dal quale gli derivò il soprannome “Motorola”. Combatté, successivamente, in operazioni anti-terrorismo in Cecenia, come diversi suoi connazionali, fra cui lo scrittore nazionalbolscevico Zakhar Prilepin, altro successivo combattente a sostegno della Repubblica Popolare di Donetsk (molti sono e sono stati i nazionalbolscevichi del partito di Eduard Limonov “Altra Russia” a sostenere la Repubblica di Donetsk).

Successivamente, Motorola, si specializzò in operazioni di soccorso quale Vigile del Fuoco e lavorò poi come operaio e marmista.

A seguito del colpo di Stato in Ucraina, nel 2014, dell'avvento di un governo autoritario anti-russo, sostenuto anche da elementi nazifascisti, i quali compirono veri e propri massacri contro le minoranze russe, Motorola prese la decisione di lasciare il lavoro e di recarsi nella città ucraina di Jasynuvata.

Qui creò un battaglione di volontari di 200 combattenti, di ispirazione antifascista e socialista e guidandolo nelle più importanti battaglie nel Donbass, invitando la popolazione a ribellarsi e riuscì a liberare numerose città dall'autoritarismo governativo e dando vita, assieme ai suoi compagni, alla Repubblica Popolare di Donetsk che, con la Repubblica Popolare di Lugansk, formarono le Repubbliche Popolari di Norovossjia, di ispirazione sovietica, antifascista e socialista.

Nel luglio 2014 sposò Elena Kolenkina, la quale gli diede una bambina, Miroslava, nel 2015 e, il 2 ottobre 2016 un bimbo, Makar, due settimane prima dell'attentato che gli toglierà per sempre la vita (attraverso un ordigno posto nell'ascensore della palazzina ove abitava con la famiglia che, fortunatamente, rimase illesa).

Il governo ucraino, infatti, lo aveva inserito nella lista nera quale terrorista e bandito e persino l'Unione Europea, sostenitrice dell'Ucraina autoritaria, dal 2015 gli aveva vietato l'ingresso nei Paesi aderenti all'Unione.

Stessa sorte toccò al Presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zacharcenko nell'estate del 2018, colpito anch'egli da un'attentato con un'autobomba.

Il Comandante Motorola, sulla sua divisa, indossava sempre due spille: una verde della Jamahiriya Libica Popolare Socialista di Gheddafi e una della Repubblica socialista siriana di Assad. Ovvero le bandiere di due Paesi laico-socialisti che hanno contribuito a combattere il terrorismo fondamentalista islamico.

Nel febbraio 2015 fu insignito dell'onoreficenza di Eroe della Repubblica Popolare di Donetsk e, il 9 maggio 2015, in occasione del Giorno della Vittoria contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale, fu stampato un francobollo commemorativo con la sua immagine, assieme a quella del Comandante Givi, altro eroe della Repubblica.

L'esempio di Motorola ricorda quello dei nostri eroi del Risorgimento. Di Garibaldi, di Pisacane e dei molti repubblicani, socialisti, democratici in lotta per l'indipendenza, la sovranità, contro ogni forma di autoritarismo. E spiace che ciò, l'Unione Europea, non lo abbia affatto capito, dimostrandosi, ancora una volta, lontana da quegli ideali storici di emancipazione.

Luca Bagatin

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mercoledì 7 ottobre 2020

Anna Politkovskaja e i nazionalbolscevichi di Eduard Limonov. Un rapporto indissolubile


"Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.
(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.
(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.
(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese."
(Anna Politkovskaja)
 
 
"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".
(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".
(Eduard Limonov)