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martedì 21 dicembre 2021

Solstizio d'Inverno, Yule, festa della Luce e del Natale del Sole Invincibile. Articolo di Luca Bagatin

Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l’avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare – attraverso l’Imperatore Costantino – la nascita di Gesù detto Il Cristo.

Il Solstizio d’Inverno, in celtico Yule, rappresenta dunque un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere e interiorizzare. È il momento in cui la luce vince sull’oscurità, il momento in cui la Dea partorisce il Bambino Sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un’onda sulla Terra.

Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d’amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non dovrebbe, in sostanza, essere certo la festa del commercio, del consumo, dello spreco, tanto in voga nell’occidente liberal-capitalista.

Ricordo che, anni fa, partecipai alla presentazione di un illuminante saggio dell’amico prof. Claudio Bonvecchio, dall’emblematico titolo “Filosofia del Natale”.

Un saggio senza tempo, che merita di essere conosciuto, in quanto va ad approfondire il significato di questa festività, troppo relegata al consumismo e molto poco al suo profondo significato spirituale, gnostico ed esoterico.

Il testo del prof. Bonvecchio spiega infatti come il Natale, Yule, la Festa della Luce o, appunto, il “Giorno Natale del Sole Invincibile”, fosse festeggiato tanto dalle popolazioni indo-iraniche devote al dio del sole Mithra, quanto dagli antichi romani, attraverso le celebrazioni dei “Saturnalia” in onore, appunto, di Saturno, il mitico dio della pace e della felicità.

Con l’avvento del cristianesimo, come spiegato anche dal prof. Bonvecchio, per volontà dell’Imperatore romano Costantino, fu deciso di cumulare la festa del Sol Invictus con quella della nascita del Cristo, considerato, appunto, la “Luce del Mondo” e fu così che il 25 dicembre divenne la data ufficiale della festività del Natale.

Di quel Natale ricco di simboli antichissimi, dunque, tutti spiegati nel testo del buon prof. Bonvecchio: dall’Albero natalizio – simbolo dell’unione fra Cielo e Terra – passando per il significato della stella di Natale, del vischio, dei cibi natalizi, dei canti di Natale e via via sino agli ornamenti dell’albero di Natale stesso e del presepe.

In particolare il prof. Bonvecchio si sofferma sulla spiegazione del simbolismo della grotta, ovvero della capanna nella quale, secondo quanto scritto nei Vangeli Apocrifi (e non in quelli canonici), nacque il Cristo. La grotta, secondo tutte le tradizioni simboliche, rappresenta infatti l’“uterus mundi”, ovvero il luogo nel quale si trovano le acque primordiali che, come il liquido amniotico per il feto, portano alla nascita/rinascita di una nuova vita. Oltretutto, come spiegato nel saggio, le grotte erano i luoghi nei quali non solo nascevano le grandi divinità, ma erano anche il santuario nel quale venivano praticati i rituali in onore alla Grande Madre o al dio Mithra, imperniati non a caso sulla morte simbolica e sulla rinascita dell’iniziando.

Altra figura simbolica del Natale è quella relativa a Babbo Natale, il quale incarna la figura di San Nicola, vescovo in Asia Minore e protettore dei bambini ai quali, come tradizione vuole, porta in dono dei regali. I bambini, peraltro, secondo tutte le tradizioni simboliche, sono considerati l’incarnazione degli antenati morti che, peraltro, erano i veri protagonisti della festività romana dei “Saturnalia”. E’ così che, per allontanare l’immagine della morte dalla società e farci credere nella vita, Babbo Natale colma i bambini di doni, propiziandosi così anche le anime degli antenati defunti.

Anche il prof. Bonvecchio, in conclusione del suo saggio, sempre attuale, pone l’accento sul drammatico abbandono dello spirito del Sacro da parte di un’incalzante società mercantilista e dei consumi, che ha trasformato il Natale – persino in piena pandemia Covid 19 – nel solito happening del commercio, figlio di una società sempre più relativista, nichilista, fredda, tecnologica, edonista, globalizzata.

Una società neo-oscurantista, potremmo dire, laddove le tenebre sono rappresentate da questi aspetti materialistici e volti al profitto individuale, anziché al bene collettivo e comunitario.

Ecco dunque la necessità di invertire la rotta, di ricercare la luce dentro noi stessi, attraverso la riscoperta della dimensione del Sacro: restituendo dignità al simbolo, alla simbolica, alla filosofia del Natale, liberando così la società della metaforiche tenebre che l’avvolgono.

Solo allora potremo assistere ad una nuova rinascita del Vero, del Buono, del Bello, ovvero nel momento in cui ci riapproprieremo dell’autentico significato gnostico della festività natalizia.

Non il Natale del consumismo, dunque, ma il Natale della Luce, del Sole, dell’innocenza dei bambini non più resi adulti da una società senza coscienza, ma aperti alla conoscenza di sé stessi per costruire, da adulti, un mondo d’amore, armonia e fratellanza universale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 30 dicembre 2020

L'ultimo Capodanno di Eduard Limonov

GLORIA ETERNA A LIMONOV ! 

LUNGA VITA AI NAZIONALBOLSCEVICHI !

UN'ALTRA RUSSIA E UN'ALTRA EUROPA SONO POSSIBILI !

SENZA PIU' RICCHI, SENZA PIU' OLIGARCHI, SENZA PIU' CAPITALISTI !

Foto di Dmitry Ivanov

www.tout-sur-limonov.fr

domenica 27 dicembre 2020

La Coscienza Spirituale sia l'unica Legge

Le leggi le scrivono gli esseri umani.
Le leggi le violano gli esseri umani.
Perché mai si dovrebbe credere nell'ipocrisia delle leggi scritte dagli esseri umani ?
L'unica Legge valida può essere quella interiore. Filtrata dalla Coscienza Spirituale dell'Essere Risvegliato dentro di sé.
 
(Luca Bagatin)

martedì 15 dicembre 2020

IL NATALE, TRA IL SACRO E IL PROFANO di Pierpaola Meledandri, tratto da L'Opinione del 9 dicembre 2020

 IL NATALE, TRA IL SACRO E IL PROFANO

di Pierpaola Meledandri, tratto da L'Opinione del 9 dicembre 2020


Abbiamo già intervistato lo scrittore e saggista Luigi Pruneti su argomenti come la massoneria o su un libro da lui pubblicato di recente; dato, però, che s’interessa di miti, leggende, simbologia e tradizioni popolari, abbiamo pensato bene di rivolgergli qualche domanda sul Natale, per sapere quali siano gli aspetti meno noti della grande festa e per ottenere, caso mai, qualche “spigolatura” sul Natale attuale.

A suo avviso quando è nata l’attuale festa del Natale così come l’intendiamo oggi?

Il Natale, come solenne ricorrenza liturgica per celebrare la nascita del Salvatore, è nato nel IV secolo dopo Cristo; invece, come fenomeno sociologico, ha origini molto più tarde, riconducibili alla metà dell’Ottocento, quando scaturì in Gran Bretagna per poi svilupparsi negli Stati Uniti.

Ci illustri il fatto o l’episodio che generò il “fenomeno” Natale quale grande festa collettiva.

Fu un breve romanzo fantastico dal titolo “Canto di Natale” o “Ballata di Natale” o ancora “Racconto di Natale”, pubblicato nel dicembre 1843 dal grande scrittore Charles Dickens. Questa novella ebbe un enorme successo e contribuì a diffondere quella che alcuni chiamano le “filosofia del Natale”, una sorta di buonismo riformista e cristianeggiante, secondo il quale, con la carità, l’altruismo, la generosità era possibile risolvere numerosi problemi sociali e costruire un mondo migliore.

Quali sono i principali simboli, sacri e profani, della prossima Festività?

Ve ne sono moltissimi; fra i tanti, ricordo i principali, quelli più conosciuti e celebrati: il Presepe e l’albero di Natale.

Il primo si fa risalire a San Francesco che nel 1223 celebrò il Natale a Greccio, nella Valle Santa, con un quadro vivente, dove figuravano anche il bue e l’asinello, non presenti nei Vangeli Sinottici ma riferibili a una tradizione liturgica del IX secolo. Questa iniziativa si diffuse velocemente. I personaggi reali furono sostituiti da statue e nel 1301 Giotto, lo affrescò a Padova nella Cappella degli Scrovegni, inserendoci la stella dei Magi, in quanto quell’anno aveva visto la cometa di Halley. Il più antico Presepe, ancora visibile, è quello di Arnolfo di Cambio, conservato in Santa Maria Maggiore a Roma. L’abete, il simbolo laico del Natale, ha origini ancestrali probabilmente deriva dall’antico culto degli alberi che a sua volta era connesso a Yggdrasil, l’albero del mondo degli antichi germani. L’abete era, inoltre, un simbolo sacro e l’icona della speranza, del verde che rompe il biancore sepolcrale del ghiaccio. Con l’avvento del Cristianesimo tutto questo sparì a livello religioso, ma rimase nelle tradizioni popolari. Si sa che nel Medioevo, in Germania e in Scandinavia, sotto Natale, si tagliava un abete per poi decorarlo con ghirlande, uova dipinte e dolci. Si dice, inoltre, che Lutero, avvinto dallo splendore del ghiaccio sulle fronde degli abeti, volle adornarne uno con delle candeline. Si tratta chiaramente di un mito delle origini, presente solo fra i seguaci di Martin Lutero e non in altre chiese riformate. L’uso di addobbare l’abete per Natale fu poi introdotto nel 1840 dalla principessa Elena di Mecklenburg, moglie del duca d’Orléans, alle Tuileries e da Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della Regina Vittoria, a Londra. Furono sempre i Tedeschi che portarono la tradizione dell’abete negli Stati Uniti.

Vi è un comune denominatore tra il Natale e il Solstizio d’inverno?

Certamente, il Solstizio d’inverno era un giorno sacro già per i popoli preistorici, rappresentava la rinascita del sole nel giorno più buio dell’anno. Per questo divenne il momento della nascita di numerose divinità, fra le quali la più celebre fu Mitra. In seguito, il Cristianesimo fece coincidere la nascita del Salvatore con il Solstizio, sia per sovrapporsi ai culti solari, sia perché il Redentore, nelle scritture veterotestamentarie (Malachia) e neotestamentarie (Luca), viene rappresentato come un sole che porta nuova luce all’umanità.

La religione cattolica parla di un evento eccezionale la nascita del Salvatore, altre tradizioni affermano che quella del 25 dicembre è una notte magica. Tutto questo non dovrebbe caricarci di particolare energia?

Certo, di solito avviene proprio questo. Al di là della fede religiosa, le feste, i grandi riti collettivi hanno proprio siffatta funzione. La partecipazione a un evento comune riesce a innescare una fiducia di gruppo, a riaccendere la speranza che si diffonde in modo esponenziale, a comunicare pulsioni positive. È una dinamica sociale, tipica delle solennità a sfondo ottimistico che implicano un contagio salutare. Non a caso le grandi feste vi sono sempre state; esse consolidano la società e infondono fiducia nei singoli. Non so, tuttavia, se questo Natale grigio, caratterizzato da un lockdown o da un semi- lockdown, è difficile prevederlo, sarà adeguato a tale funzione.

Nella sua veste di scrittore quale favola racconterebbe ai bambini per il Natale di quest’anno?

Il “Racconto di Natale”, di Charles Dickens è come un abito da mezza stagione, va sempre bene, in fin dei conti veicola sentimenti positivi e un ottimismo di fondo; per lo scrittore inglese, infatti, basterebbe poco per migliorare la società, sarebbe sufficiente essere più caritatevoli, umani e avere governi più giusti. Secondo me, tuttavia, per un Natale come questo, sarebbe più adatta la fiaba di Cenerentola.

Perché proprio Cenerentola?

In primo luogo perché è una fiaba antichissima, noi la conosciamo nelle versioni di Charles Perrault e dei fratelli Grimm, ma in realtà era già presente nel “Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile e le sue radici affondano nel mondo ellenico, dove era conosciuta come “Favola dell’Antico Egitto”. Ora, come tutti i racconti ancestrali, essa comunica un archetipo, in questo caso quello della speranza che non si spegne mai, anche quando la situazione sembra essere senza vie di uscita. Inoltre, mi sembra che vi siano alcuni aspetti nella narrazione di Cenerentola che richiamano la situazione attuale. La protagonista era la figlia di un uomo ricco e poi si ritrovò a vivere in uno stato miserrimo, l’Italia, ugualmente, era, un tempo, un Paese prospero e libero, ora non è più né l’uno, né l’altro. Eventuali altri parallelismi con gli ulteriori protagonisti della fiaba: matrigna, sorellastre, scarpetta di cristallo, principe e zucca, li affido alla sua immaginazione.

Tra carbone e zucchero filato di Père Noël, cosa immagina ai piedi dell'albero del 2020?

I dolciumi e lo zucchero filato che desidero tanto, sarebbero l’eclisse dell’incubo Covid-19 e la fine della dittatura sanitaria; non entro nel merito della sua necessità (“necessitas non habet legem”), ma è indubbio che di ciò si tratta. Il carbone vorrei proprio non averlo, ne abbiamo già fatta indigestione nel 2020, ma temo di trovarne un gran sacco, si chiama recessione e crisi economica.

Il Natale richiama un messaggio di speranza: la nascita salvifica del Messia, il Solstizio d’inverno preannuncia il ritorno graduale della luce e il suo trionfo sulle tenebre. Possiamo attenderci nell’anno del Covid-19 una nuova luce?

Quando si soffre di molti mali se il principale se ne va ci pare di stare già benissimo, anche se tutti gli altri acciacchi permangono. La fine della pandemia è il sole nel quale fidiamo, rimarrebbero tutti gli altri accidenti, ma intanto speriamo in questa luce.

La Stella cometa, nel Presepe, indica la giusta direzione per giungere a una meta. Quale è la meta per l’uomo del terzo millennio?

Un mondo migliore di questo, avviluppato da una globalizzazione disumanizzante, un mondo dove il protagonista torni a essere l’uomo e non il consumatore.

tratto da: http://opinione.it/cultura/2020/12/09/pierpaola-meledandri_pruneti-massoneria-natale-fenomeno-dickens-festivit%C3%A0-messia-salvatore-cometa-halley/

lunedì 14 dicembre 2020

Polonia. Proteste contro il governo, che vuole inasprire la legge sull'aborto e dichiarare illegali i comunisti. Articolo di Luca Bagatin

Se, da un lato, il governo di estrema destra polacco inasprisce le già restrittive misure anti-aborto, provocando così manifestazioni di piazza, a Varsavia, con migliaia di persone che domenica 13 dicembre hanno sfilato, spontaneamente, accusando l'esecutivo di autoritarismo; dall'altro, sempre tale governo, tenta di dichiarare illegali le attività del Partito Comunista di Polonia (KPP).

Il governo presieduto da Andrzej Duda, atlantista e fautore della cooperazione fra i Paesi del Gruppo di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e, naturalmente, Polonia), noti per il loro autoritarismo e anticomunismo, incassa dunque le proteste sia dei cittadini nel loro complesso, compresi agricoltori, imprenditori e donne, trasformandosi nel più grande movimento di protesta in Polonia degli ultimi decenni, che dei comunisti.

L'inasprimento della legge sull'aborto, non è che la goccia che sta facendo traboccare il vaso. Nonostante le proteste di domenica siano state dichiarate illegali - in quanto non autorizzate - e la polizia abbia tentato di usare gas lacrimogeni contro i manifestanti, queste non si sono placate.

A ciò si sommano le proteste da parte dei comunisti di Polonia, che, come in Slovacchia alcune settimane fa, rischiano di veder dichiarate illegali le loro attività.

Accusati – dal Ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro - di fomentare la rivoluzione anticapitalista e di inneggiare a un'idea considerata “totalitaria”. Peraltro con il beneplacito dell'Unione Europea, che ha ritenuto di equiparare il comunismo al nazifascismo, come da sempre richiesto dai partiti dell'estrema destra, spesso proprio di matrice neonazista, i quali, nell'Est europeo, avanzano indisturbati.

Il Ministro Ziobro vorrebbe, inoltre, introdurre una legge che criminalizzi ogni riferimento al ruolo della Polonia durante l'Olocausto, in modo da evitare qualsiasi criminalizzazione di quei nazisti polacchi che collaborarono con il regime hitleriano, i quali, peraltro, combatterono contro l'Unione Sovietica.

In Polonia, nel silenzio complice dell'UE, nuove forme di autoritarismo d'estrama destra avanzano, tanto quanto avanzano il numero dei poveri e dei poverissimi. Il 17,4% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il 4% vive addirittura in condizioni di estrema povertà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 2 dicembre 2020

Superare il liberal-capitalismo, la religione e l'antropocentrismo. Per un Socialismo conservatore, laico, ecologista. Riflessioni brevi

Sino a che la sinistra europea non comprenderà che il peggior fascismo moderno è il liberalismo, il cui retaggio dovrà imparare a scrollarsi di dosso, continuerà ad essere la migliore servitrice del capitalismo. 

Il liberalismo è la prostituta del capitalismo.

Ho iniziato ad allontanarmi dal cattolicesimo quando avevo 10 anni. Proprio perché ho frequentato spesso le lezioni di catechismo e ho capito che ciò che veniva detto erano invenzioni. Negli anni ho avuto modo di comprendere, anche, che erano cose totalmente estranee alla nostra cultura e appartenevano a una cultura a noi distante, sia per forma mentis, che geograficamente. La spiritualità è un'altra cosa.

Mi auguro che un giorno ci si renderà conto che l'unico animale guasto e fuori posto è l'essere umano. Che, con quella che (impropriamente) viene chiamata "intelligenza", cerca di piegare la Natura al suo volere. E' uno sciocco, che solo le calamità naturali possono contribuire, in parte, a rinsavire. La Natura è selvaggia e non ha alcun sentimento di bontà e cattiveria. E' al di là del bene e del male e per questo è naturale. L'essere umano, invece, è naturalmente guasto. E causa del suo e dell'altrui danno (anche alle specie animali). 

Nell'occidente opulento e moderno (per quanto vi lamentiate di "non essere ricchi", ma comunque di "amare il progresso") il nazionalbolscevismo non è compreso.
Lo si scambia, a torto, per una forma di fascismo. Quando invece fu il primo antifascismo (dal 1920).
Oppure lo si scambia per una forma di comunismo, il che è vero solo in parte, in quanto il nazionalbolscevismo è anti-materialista e anti-moderno.
Esso è una forma di socialismo arcaico, originario, selvaggio come le popolazioni che lo hanno ispirato: dall'Eurasia all'America Latina 

(Luca Bagatin)