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mercoledì 30 dicembre 2020

L'ultimo Capodanno di Eduard Limonov

GLORIA ETERNA A LIMONOV ! 

LUNGA VITA AI NAZIONALBOLSCEVICHI !

UN'ALTRA RUSSIA E UN'ALTRA EUROPA SONO POSSIBILI !

SENZA PIU' RICCHI, SENZA PIU' OLIGARCHI, SENZA PIU' CAPITALISTI !

Foto di Dmitry Ivanov

www.tout-sur-limonov.fr

domenica 22 dicembre 2019

Il Natale nell'occidente liberal-capitalista, ovvero la perdita del Sacro. Articolo di Luca Bagatin

Il Natale, da anni, sembra che sia la festa dei luoghi-non-luogni meno spirituali del mondo: i negozi e i centri commerciali !
Anche il Natale ridotto, dunque e da tempo, a feticcio economico. Così come da tempo è avvenuto per l'amore, la sessualità, l'amicizia e così via. Tutto ridotto a mercificazione, feticcio, virtualità commerciale ed edonistica.
Anche una forma rituale antica, oggi, diviene un simulacro di un sistema totalizzante nel pieno della crisi dei valori, conseguenza proprio di una società del piacere effimero, che ha perduto ogni senso di comunità, di ritualità, di identità e, quindi, di sacralità.
Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l'avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare - attraverso l'Imperatore Costantino - la nascita di Gesù detto Il Cristo.
Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d'amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non certo come la festa del commercio, del consumo, dello spreco, tanto in voga nell'occidente liberal (anti)democratico e capitalista !
Il Natale, dunque da tempo, nell'occidente capitalista, liberale e globalizzato, non si celebra. Si subisce attraverso la pubblicità commerciale in ogni dove. L'invito all'acquisto. L'invito alla promozione commerciale. L'invito all'ennesimo sballo consumista che culmuna nel cenone e nel pranzone successivo con profusione di alimenti per tutte le pance e gli stomaci. Tanto poi ci si metterà a dieta, no ? E per finire proseguirà con la fine dell'anno, con tanto di botti che non lasciano null'altro se non qualche arto amputato.
C'è poco di che festeggiare se non la follia dell'uomo moderno nichilista, egocentrico, narcisista, liberal-capitalista, irreligioso e anti-comunitario, che ha sostituito al dono delle antiche civiltà il "libero" commercio delle odierne società cosmopolite urbanizzate.
Quelle del degrado delle periferie e dei baccanali del centro, che dureranno sino a che non ci si ricorderà della crisi economica, la quale certo non si risolverà con un aumento dei consumi indotti, ma con una inversione di tendenza radicale: con la decrescita dei consumi e dei bisogni indotti; con una uscita sistematica dall'attuale sistema capitalista totalizzante e con un ritorno all'antica spiritualità, alla civiltà dell'innocenza e dell'infanzia. Una civiltà che ci faccia tutti tornare un po' bambini, alla ricerca di noi stessi e di quell'armonia che abbiamo perduto divenendo, purtroppo, delle pedine adulte senza coscienza e nelle mani di un sistema economico egoista, cinico, totalitario.

Luca Bagatin

venerdì 4 gennaio 2019

Instagram, ovvero come seguire senza essere inseguiti o, meglio, come non essere acchiappati. Riflessioni surRenali di Luca Bagatin

Grazie a una mia amica sono approdato su Instagram.
È un mondo di following e di followers.
Un mondo di seguitori e inseguiti, praticamente.Tipo guardie e ladri, in sostanza.
È praticamente un inseguimento continuo.
Forse l'obiettivo è fuggire, seminando un sacco di gente. O, meglio, di followers.
Come si dice: chi semina raccoglie.
Pare che, se raccogli un tot numero di followers, diventi un influencer.
Ovvero ti pagano senza fare o sapere un cazzo .
Ad oggi, su Instagram, ho 40 seguitori, ma, nel frattempo, sto inseguendo 43 persone.
Seguo più persone di quelle che mi inseguono.
Avrò un successo successivo, si vede. Un successo postumo. Un successo che otterrò solo se riuscirò ad acciuffare uno a caso o uno a cazzo di quelli che sto inseguendo, oppure se riuscirò ad acciuffare uno dei miei seguitori, senza prima essere da lei, da lui o da esso acciuffato !
Instagram, in sostanza, più che un gioco di società, è un gioco di abilià nella fuga e nell'acchiappo, senza la necessità di usare un ACCHIAPPATOIO ! E' una metafora della vita, quella puttana che, se non stai attento, ti fotte senza passare dal VIA e/o senza avere il foglio di VIA. Senza, quindi, ritirare le ventimilalire del Monopoli, unico posto al mondo ove l'euro non è entrato ancora in corso legale. Ovvero è ancora, fortunosamente, illegale.
Nel frattempo, ho capito che su Instagram non posso postare post. Al massimo posso impostare foto. Il divertimento di fare ciò devo ancora capirlo, a parte il fatto che ci sono followers o following o come ca...spita si chiamano, di sesso femminile, che sono parecchio avvenenti. L'unico avvenimento rilevante di Instagram, direi, piuttosto, anzichenò.
Per il resto devo ancora capire il senso di questo cosiddetto “social”, al quale non so se posso aggiungere il termine “network”.
A me pare l'ennesimo social asociale. Un social socialmente pericoloso, in particolare se, al di là dello schermo, c'è qualche malintenzionato pronto a fotterti i tuoi dati personali.
Che poi mi chiedo anche da dove derivi il termine “Instagram”. Forse da istante o da istantanea. Un tempo esistevano le macchinette fotografiche Polaroid. Quelle sì che realizzavano delle foto istantaneamente, ma su carta, cazzo ! Su carta FO-TO-GRA-FICA ! Su carte FICA, in sostanza. Mica su uno schermo di pixel sponsorizzato dalla Disney Pixar o dalla Sisley o da checcapperoneso (senza ashtag).
Ah, a proposito. Qualcuno fra voi, pubblico non pagante, pubblico badante, pubblico di badanti che badano alle cazzate che sto scrivendo, sa dirmi che cavolo voglia significare il termine “ashtag” ?
No perché, dopo sushi e sashimi, anche questo termine mi sushita un certo languorino, ma non di roba insipida giapponese, bensì di qualcosa di più sostanzioso, tipo un panino al burro di arachidi ricco di grassi saturi e insaturi e di fibre ricche di proteine.
Ora, io non so se le fibre siano ricche di proteine - sono l'esatto opposto di un dietologo o di un dietista – ma so certamente che l'”ashtag” non è ricco delle medesime.
Buona istantanea su Instagram a tutti.
Io, nel frattempo, passerò presto a sfanculare snapchat.

Luca Bagatin

lunedì 31 dicembre 2018

2018: anno "populista" contro l'austerità. Articolo di Luca Bagatin

Volendo usare un termine per definire il 2018 appena passato, sotto il profilo politico, potremmo definirlo anno "populista". O, quantomeno, anno nel quale i popoli del mondo hanno voluto far sentire, a diversi livelli, la propria voce ed esprimere la loro contrarietà nei confronti di politiche liberali, capitaliste e di austerità.
Pensiamo innanzitutto alle manifestazioni comuniste in Russia contro l'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile, che hanno segnato un arretramento del fronte liberal-putiniano, sia nei sondaggi che alle elezioni amministrative, in favore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR) guidato da Gennady Zjuganov, la cui visione della politica è la seguente: "La politica dovrebbe essere basata su quattro principi: potenza, collettivismo, spiritualità, giustizia".
E sempre, in Russia, il movimento nazionalbolscevico Altra Russia di Eduard Limonov, grazie in particolare alla giovane attivista Olga Shalina, ha denunciato lo stato drammatico in cui vivono i carcerati nel Paese e, con il Fronte della Sinistra di Udalstov e il KPFR, ha sostenuto le manifestazioni contro l'austerità.
Pensiamo alla Francia dei Gilet Gialli, i quali, ancora oggi, non hanno cessato le loro manifestazioni contro le politiche di Macron e sono riusciti peraltro ad ottenere, dall'Unione Europea, la possibilità di sforare il fantomatico e assurdo tetto del 3% deficit/PIL.
Pensiamo all'Italia, le cui elezioni hanno visto la sconfitta delle forze europeiste ed elitarie - Pd e Forza Italia - e l'avanzare di partiti anti-Unione Europea (per quanto tali solo a parole) quali Movimento Cinque Stelle e Lega, le cui politiche, pur in maniera assai timida e pasticciata, vorrebbero - quantomeno in parte, pur minima - contrapporsi all'austerità europeista e ad una immigrazione che, ad oggi, ha rappresentato una vera e propria deportazione di esseri umani e una nuova lotta fra poveri.
Pensiamo alla vittoria in Messico del candidato socialista populista Andres Obrador e al Venezuela, che ha visto la riconferma al governo del socialista Nicolas Maduro, per quanto l'astensionismo, tanto quanto nei Paesi europei menzionati, sia comunque aumentato, segnale di come i popoli vorrebbero maggiormente avere la possibilità di dire la loro.
In Brasile, purtroppo, "grazie" all'impossibilità di candidare Lula, ha vinto l'esponente dell'oligarchia ricca, ovvero Jair Bolsonaro e persino in Argentina continuano i tentativi di delegittimazione dell'ex Presidentessa Cristina Kirchner, la quale è pronta, nel 2019, a ricandidarsi contro l'attuale Presidente Mauricio Macri, il quale ha svenduto il Paese alle politiche di austerità del Fondo Monetario Internazionale e ha tagliato ogni fondo per il sociale e la disabilità.
Pensiamo infine all'Ungheria che, finalmente, inizia a ribellarsi alle politiche liberal-capitaliste di Orban, che ha varato una vera e propria legge schiavista sul lavoro e, anche lì, tornano in campo i comunisti del Partito Operaio Ungherese, di matrice patriottica e autenticamente socialista.
Dove stia andando e dove andrà il mondo, non sappiamo. Certo sarebbe molto se i popoli ricchi comprendessero la necessità di vivere con meno, ma con il giusto, senza pensare di sfruttare altri popoli imponendo loro la propria visione oppure "deportando" manodopera a basso costo o sfruttandola in loco, attraverso le delocalizzazioni.
Sarebbe molto se concetti tipici del socialismo delle origini, come la "sovranità" e il "populismo", fossero recuperati, ma non in maniera feticistica o ideologica, bensì come alternativa al globalismo capitalista e alla dittatura del danaro, del lucro e del consumo, al fine di approdare ad una dimensione di autosufficienza economica: produci ciò che consumi, il resto lo distribuisci.
Forse siamo ben lontani da questa dimensione e dal superamento dell'egoismo, che è forse quel totalitarismo che accompagna l'Umanità sin dai suoi albori.
Saremo ben lontani, ma, ad ogni modo, credo che questa possa essere l'unica via per l'emancipazione sociale dell'essere umano. Una via non materialista, spirituale, di ricerca di una democrazia piena e autentica, ovvero di consapevolezza interiore, che permetta di autogestirsi e autogovernarsi, senza la necessità di alcun "leader" e capace di superare e annientare ogni forma di totalitarismo e di diseguaglianza.

Luca Bagatin

venerdì 28 dicembre 2018

Sempre più under 35 vivono in famiglia, ma dov'è lo scandalo ? Una rivolta contro il mondo moderno. Articolo di Luca Bagatin

Crescono i "mammoni", così scrivono alcuni giornali che commentano i dati Eurostat relativi al 2017 che ci dicono che, in Italia, le persone di età compresa fra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori sono il 66,4% rispetto al 65,8% del 2016. Il 72,2% dei maschi e il 59,8% delle femmine.
Il dato più alto a livello europeo dopo Croazia, Malta e Grecia, a fronte di una media europea del 50%.
Dove sia lo scandalo, davvero non sappiamo.
In un'epoca in cui le famiglie sono sempre più disgregate in favore dell'ideologia del consumo, della deregolamentazione (dei consumi e dei costumi), della precarietà lavorativa e del cosmopolitismo imposto con relativo sradicamento identitario (migrazioni da un Paese all'altro, dettate da necessità economiche imposte dalla globalizzazione e dalla deregolamentazione economica), il fatto che, nella nostra bella Italia ancora resista l'idea che si può vivere e bene in famiglia - con i propri genitori e conserviamoceli cari - è tutt'altro che da considerarsi scandalosa.
Scandalosa lo è, forse, per coloro i quali auspicano, ancora una volta, una società di atomi, da dare in pasto al dio mercato. Una società di individui separati fra loro: senza più una identità comunitaria, sia essa culturale, storica, sociale, spirituale. Una società che crea nuove povertà e razzismo laddove si impone ai popoli di migrare, facendo così perdere loro ogni contatto con la propria comunità di origine, con la propria storia e cultura e ciò in nome di sedicenti "società aperte", ovvero in nome dello sfruttamento e della deportazione di esseri umani da un posto all'altro, affinché siano separati dalle proprie origini, dai propri simili e dai propri affetti, affinché divengano docili strumenti posti di fronte alle richieste incessanti del mercato, del consumo, dello sfruttamento dettato dal danaro e dall'ideologia del desiderio di beni di consumo e modelli di vita sempre più sofisticati ai quali ambire... al prezzo di un lavoro sempre più sottopagato, o di un lavoro in nero o di nessun lavoro.
Ecco che allora, il circo politico-mediatico "liberal" addita coloro i quali crescono e vivono in famiglia come "bamboccioni" o "mammoni", anzichè considerarli gli ultimi resistenti di una comunità tradizionale in disgregazione. Comunità già attaccata dalla deregolamentazione dell'affettività e dell'amicalità, laddove i rapporti umani, sociali e affettivi sono ridotti a conversazioni asettiche attraverso il pc, il tablet o lo smartphone, senza più incontrarsi, vedersi, guardarsi negli occhi. Confrontandosi, amandosi, discutendo, creando legami forti e forme di democrazia partecipativa. Rapporti che divengono invece sempre più superficiali e virtuali e quindi sempre più impossibili nella vita reale, come pornograficamente o pornocraticamente voluto dall'industria del "libero scambio" e della "sessualità libera" purchè rigorosamente a pagamento, sul web, o in varie altre modalità asettiche, onanistiche, disumane (si veda peraltro l'assurda e vergognosa apertura dei bordelli con prostitute robot o la messa in produzione di "bambole del sesso", neo surrogati di persone ormai del tutto anestetizzate dal marketing commerciale).
La famosa "ideologia del desiderio" - ovvero il nuovo totalitarismo - denunciata dal filosofo comunista francese Michel Clouscard nel '68 e da Pier Paolo Pasolini negli stessi anni è ormai, in epoca odierna, la regola dei Paesi a ideologia liberal-capitalista.
Una "ideologia" che accetta, senza battere ciglio, separazioni, divorzi, famigli allargate, imponendo tutto ciò ai relativi figli, i quali vengono "rabboniti" e "consolati" con ogni sorta di bene di consumo, vizio, capriccio.
In Italia resiste - pare - una certa mentalità familista, che si unisce alle difficoltà economiche delle categorie più giovani, le quali hanno pagato e continueranno a pagare le conseguenze di un modello di (sotto)sviluppo insostenibile, ovvero il modello della crescita economica, sino a che gli economisti e i soloni della politica liberal-cosmopolita non si renderanno conto che questa non è affatto illimitata e che le risorse sono limitate e vanno condivise all'interno di ciascuna comunità, nel rispetto degli usi e constumi di ogni comunità e realtà geografica.
Teniamoci cari il nostro o i nostri genitori, dunque. Sono l'ultima isola felice di una realtà in totale distruzione. Resistiamo, con le unghie e con i denti, alla fine dell'affettività, dell'amicalità, dei sentimenti, dell'amore e facciamolo rinunciando alla becera mentalità consumista, ipertecnologica, cosmopolita, capitalista, modernista, liberaleggiante. Costruendo una realtà diversa e alternativa a quella attuale.
Il rivoluzionario di oggi non può che essere un conservatore. Un resistente all'ideologia del desiderio. Un ricercatore di quella che mi piace definire "Civiltà dell'Amore". Un conservatore dei sentimenti in primo luogo. Come lo era Jack Kerouac, un giramondo, un amante degli eccessi di ogni tipo, ma legato alla sua identità, legato a sua madre, con la quale ha sempre vissuto e legato al senso del Sacro. Quel senso del Sacro che gli ha fatto reinterpretare il suo cattolicesimo in senso buddhista zen.

Luca Bagatin

lunedì 24 dicembre 2018

"Not(t)e di Natale" (a Giulia). Poesia di Luca Bagatin

NOT(T)E DI NATALE (a Giulia)
di Luca Bagatin

Notte fatata
Notte splendente
Ecco lassù la mia stella cadente.
Notte di neve
Notte assopita
Notte distesa
Piena di vita.
Ecco, è LA NOTTE !
La notte in cui Babbo i regali ci porta
In un gran sacco
Un gran sacco e una sporta !
Notte invernale
Notte feriale
Notte che, di certo,
Non ci può far male.
Notte fatata
Notte splendente
Ecco, il mio regalo sei Tu:
Mia stella nascente.

Luca Bagatin

Il Natale d'Amore (e Libertà) secondo Pier Paolo Pasolini

(...) Il Natale e la Pasqua sono state antiche feste religiose pagane (la nascita del sole e l’avvento della primavera) piene di rozzo, mitico spirito religioso: si sono poi trasfuse nelle feste cristiane portando la loro antica ingenuità nella nuova insegnata da Cristo. Ma dopo la Controriforma e nell’attuale momento storico, non c’è niente di più prosaico, ipocrita, conformista dello spirito impresso dal clero a simili occasioni d’amore. (...)

Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove (1961)

domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale d'Amore e Libertà! Feliz Navidad de Amor y Libertad!

"Il giorno dell'amore e della pace arriverà quando la giustizia spazzerà dalla faccia della terra la razza degli sfruttatori e dei privilegiati..."
(Evita Peron)