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martedì 7 novembre 2023

Il Maestro indiano Sathya Sai Baba e Bettino Craxi. Un'intervista di Luca Bagatin a Ananda Craxi

Sai Baba, Bettino Craxi e la moglie Anna

Erano i primi anni 2000 quando, i miei studi e le mie ricerche in campo esoterico e spirituale, mi portarono ad iscrivermi alla Società Teosofica, organizzazione internazionale fondata a New York e in India, nel 1875, dall'occultista russa Madame Helena Petrovna Blavatsky, la quale, peraltro, istruì alla teosofia anche i nostri eroi del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi (che la iniziò alla Massoneria e con lei partecipò finanche alla battaglia di Mentana) e Giuseppe Mazzini.

In quel periodo frequentavo, a Pordenone, la casa di due anziani teosofi, la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, e il napoletano verace Oscar Martino, i quali erano entrambi citati in numerose opere dedicate al Maestro spirituale indiano Sathya Sai Baba.

In particolare le opere dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del fenomeno Sai Baba.

Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto e questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro indiano.

Molti sono gli aneddoti che potrei ricordare di loro, come la loro amicizia – negli Anni '60 - con il deputato socialista democratico Mario Zagari e i numerosissimi oggetti d'oro che Sai Baba materializzò dalle sue mani e che loro donò, senza chiedere nulla in cambio.

Sai Baba non ha mai fatto alcun proselitismo. Io stesso scrissi un solo articolo su di lui, nel 2010, sulla rivista del mistero “Secreta Magazine”, quando ancora usciva in edicola.

Per comprendere meglio la figura di Sai Baba, vorrei riportare alcuni stralci di quell'articolo:

Chi è Sathya Sai Baba?
Un mistico? Un santone? Un guru?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.

Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il
Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana)."Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".(...)

Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi, magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina: "Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura”.

Gegè e Oscar mi raccontarono che il fratello di Bettino Craxi, Antonio, era un devoto da anni di Sai Baba e che fu per molti anni loro amico. Mi raccontarono che aveva messo radici nell'ashram (ovvero la comunità religiosa) di Sai Baba e i suoi figli erano cresciuti lì.

Ero molto colpito, perché, fin da quando ero adolescente, ero un socialista autonomista e, quindi, craxiano. Craxi e Giuseppe Garibaldi (che sapevo essere teosofo, oltre che massone) erano per me, fin da ragazzino, due figure storiche e politiche di riferimento e...lo stava diventando anche Sai Baba, sul piano spirituale e sottile. I pezzi di un assurdo puzzle si stavano ricomponendo, nella casa di Gegè e Oscar!

Ho avuto la possibilità, l'onore e anche la fortuna di conoscere, recentemente, Ananda Craxi, figlia di Antonio Craxi, nipote di Bettino e... cresciuta per vent'anni – assieme alle sue sorelle e al fratellino - dal Maestro Sai Baba. Le ho, dunque, voluto proporre questa intervista.

Ananda, scrittrice e critica letteraria, ha peraltro scritto un saggio autobiografico, “Fuori Posto”, di cui parla nel suo sito web (https://anandacraxi.it)

Un saggio purtroppo attualmente fuori catalogo, ma che meriterebbe di essere quanto prima ripubblicato e fatto conoscere al grande pubblico.

Con lei ho voluto ripercorrere gli anni della sua infanzia e, tramite le sue parole, far conoscere tanto l'insegnamento di Sai Baba, quanto ricordare il grande leader e statista socialista, Bettino Craxi.

Luca Bagatin: La tua storia nasce in India, luogo in cui sei nata e cresciuta. Lo devi in particolare a tuo padre Antonio, che si avvicinò all'insegnamento spirituale del Maestro indiano Satya Sai Baba e decise di andare a vivere nel suo ashram, a Puttaparthi, nel Sud dell'India.

Ma, come nacque, per tuo padre, l'amore per la figura di Sai Baba e cosa lo spinse a lasciare, con la sua famiglia, l'Italia?

Ananda Craxi: Sì, si può dire che la mia vita inizia nel 1978 in questa terra sacra e unica, l’India. Sono nata a Milano, ma a soli sei mesi di vita i miei genitori mi portarono in India, nel profondo sud, dove poi rimasi per i primi vent’anni della mia vita. Fu una scelta dei miei genitori. Mio padre in quegli anni era un uomo d’affari di successo e un dottore commercialista con un portafoglio di clienti molto ricchi appartenenti alla classe più alta della società milanese dell’epoca.

Nel 1973 ebbero il primo figlio, Andrea, che purtroppo era affetto dalla Sindrome di West. Erano disperati e cercavano una cura ad ogni costo. Non volendo escludere nessuna opzione, provarono anche ad andare nelle Filippine dai “maestri” che asserivano di poter curare il bambino manipolando la sua aura per guarirlo. Ogni tentativo risultò vano.

Una mattina, mia madre, trovandosi in una libreria a Milano, fu fermata da un signore anziano con una barba lunga e bianca che le presentò un libro intitolato “L’Uomo dei Miracoli” scritto dall’autore Australiano Howard Murphet. Le consigliò di leggerlo e lei decise di farlo come “ultima spiaggia”, in questa ricerca che le sembrava infinita per trovare un sollievo alla sofferenza del loro primogenito e di riflesso a loro.

Il mese seguente i miei genitori si recarono a Puttaparthi. in India. nello Stato di Andhra Pradesh. Da lì in poi si innamorarono degli insegnamenti d’amore universale di Sai Baba e mio padre decise di lasciare la sua vecchia vita di Milano per imparare e mettere in pratica, il più possibile, la Sua parola.

Luca Bagatin: Tu Ananda, il cui nome, in sanscrito, significa “Beatitudine” o “Felicità” - sei cresciuta negli insegnamenti del Maestro Sai Baba e lui stesso fu tuo tutore legale e “padre” adottivo per quasi vent'anni. Ci sono molti testi, anche di autorevoli studiosi e finanche teologi (fra i quali il noto Don Mario Mazzoleni, che, pur non abbandonando gli insegnamenti cattolici, si avvicinò molto alla spiritualità di Sai Baba), che lo hanno considerato un'incarnazione Divina sulla terra. In India, molti, lo considerano addirittura l'ultima incarnazione del Dio Krishna. Altri, invece, lo hanno considerato un truffatore. Tu, che hai vissuto accanto a lui per così tanti anni, cosa puoi dirci di Sai Baba?

Ananda Craxi: Questa è una bella domanda, Luca! È un compito arduo per me poterti rispondere con parole adeguate. Vedi, la “parola” è una mera espressione per spiegare un concetto che appartiene maggiormente ad una logica supportata dai canoni della nostra mente. È decisamente limitata rispetto a ciò che noi siamo veramente e cioè energia o Spirito, che è infinito. La mente è solo uno strumento che possediamo, come del resto il nostro corpo. Appartiene alla dimensione “materiale” che ci viene data in prestito per provare le esperienze sensoriali che viviamo ogni giorno. Apparteniamo senza alcun dubbio ad un'unica fiamma divina aldilà di ogni credo religioso o culturale. Siamo tutti connessi e spesso e volentieri non ci diamo il lusso di poterlo sperimentare, perché ci identifichiamo troppo con la nostra mente. Swami (come amorevolmente chiamavamo noi allievi Sai Baba) diceva: fermatevi a riflettere sul perché diciamo “questo è il mio corpo, il mio nome è... oppure la mia testa fa male”. La semplice verità è che noi non siamo né il corpo né la mente, li usiamo per fare questo viaggio terreno.
Swami mi diceva… “Se impari ad essere il maestro della tua mente, conquisti il mondo perché il mondo intorno a te è solo un riflesso di ciò che sei dentro”.

Per poter esprimere a parole “l’esperienza Sai Baba”, posso dire che è “casa”. Stargli vicino era come provare il potere di un amore infinito e universale reso tangibile, con il quale potevo interagire, giocando da bambina. Più avanti, crescendo, è diventato il mio unico punto di riferimento d’amore genitoriale e di vita, da allora fino ad oggi. Il suo esempio di vita è un invito quotidiano, per me, a restare in contatto con quella fiamma divina che ci unisce tutti. Mi stimola a vedere l'unione che esiste attraverso le diversità, facendo buon uso dei miei sensi, affinché possa contagiare anche inconsapevolmente coloro i quali convivono con me in questa mia esperienza di vita terrena, contribuendo alla verità assoluta. Luca, sapere è memoria e rimane a livello intellettuale, ma la vera crescita avviene attraverso l’esperienza dell’anima. E Sai Baba, per me, era questa esperienza.

Luca Bagatin: Come passavate, tu e le tue sorelle, le giornate nell'ashram di Sai Baba? Cosa ricordi di quegli anni?

Ananda Craxi: Le giornate passate nell’Ashram per le mie due sorelle e fratello piccolo erano scandite da disciplina e autocontrollo. Siamo stati cresciuti nel collegio di Sai Baba in un ambiente “molto spartano”, ma “molto dignitoso”. Il virgolettato rappresenta le esatte parole di come mio zio Bettino descrisse la nostra scuola quando venne a trovarci nel 1986. Per noi era normale seguire quelle regole militaresche non conoscendo altro, ma ti posso garantire che ci hanno forgiato a diventare degli adulti, a sopportare e superare prove dure della vita. La mia fortuna più grande è stata poter fare questa esperienza apparentemente dura agli occhi degli occidentali, ma sin da piccolissima mi ha portato a trascendere ciò che vedevo esternamente con i miei occhi fisici e a guardare dentro di me. Così ho potuto sviluppare una visione interiore, restando in contatto con la nostra vera natura. Poter attingere a quel calore d’amore infinito che vive dentro ciascuno di noi, mi ha fatto attraversare ogni tempesta.

Sarei però ipocrita se non dicessi che tale meravigliosa e unica esperienza di vita mi è costata la relazione con i miei genitori. Essendo stata cresciuta lontana da loro ho avuto problemi che trascino ancora oggi. Semplicemente loro pretendevano che noi figli fossimo perfetti a seguito dell’opportunità che ci davano di vivere in quel contesto privilegiato. E siamo tutt’altro che perfetti.

Luca Bagatin: Tuo zio Bettino venne a trovarvi in India e conobbe Sai Baba, nella cui casa fu ospite. Se la memoria non mi tradisce, il suo fotografo e amico, Umberto Cicconi, in un saggio ricordò due cose che mi colpirono particolarmente. La prima che fece uno scatto fotografico a Craxi e Sai Baba, senza autorizzazione di quest'ultimo, ma, quando sviluppò la foto, Sai Baba – curiosamente - non era presente nella foto. L'altra cosa fu il fatto che Sai Baba predisse, molti anni prima, la fine politica che avrebbe fatto tuo zio.

Cosa puoi dirci del loro incontro, di cui parli anche nel tuo libro biografico “Fuori Posto”?

Ananda Craxi: Sì, mio zio Bettino è venuto una volta a trovarci in India all’Ashram di Sai Baba. È stato accolto tra le braccia di Swami con grande amore e attenzione. Gli zii erano ospiti a casa sua e Swami aveva organizzato tutto fino all’ultimo dettaglio per la loro visita, persino i pasti da servire loro, cucinati dalla sua cuoca personale. Lo zio era stato in Cina per una visita ufficiale e poi decise di dirottare il viaggio di ritorno e passare in India a vedere come e dove eravamo sistemati. Da allora ci ha sempre chiamati “i miei nipotini Indiani”. Ha fatto visita alla nostra scuola e voleva sapere esattamente cosa mangiavamo e dove dormivamo. Swami ha ricevuto tutta la famiglia in maniera ufficiale con gli onori del caso, essendo lo zio all’epoca il Presidente del Consiglio.

Lo zio era molto curioso di capire che cosa avesse trovato suo fratello in Sai Baba per lasciare tutti i suoi affari fiorenti a Milano e per condurre una vita così rudimentale e semplice.

Disse a Sai Baba di essere una persona diffidente e non credente e Sai Baba lo rassicurò dicendogli che non serviva credere in nessuno se non alla sua stessa coscienza, che era Dio. Sai Baba gli disse espressamente che i suoi colleghi erano tutti falsi e che lui aveva un cuore buono ed era per questo che il popolo Italiano lo amava. Gli intimò anche di non dare le sue dimissioni e che la maretta che c’era all’epoca sulla sua persona si sarebbe calmata se fosse rimasto al Governo. Swami ribadì che lo zio avrebbe dovuto farlo non per sé ma per la sua patria che amava moltissimo. Purtroppo a marzo dell’anno seguente lo zio diede le sue dimissioni e poi scoppiò Tangentopoli.

L’obiettivo era quello di eliminarlo perché non era d’accordo con il disegno propostogli dallo “stato profondo” che prevedeva la distruzione dell’economia, cultura e identità dell’Italia. Ed eccoci ad oggi in uno stato pietoso. L’Italia è stata svenduta nel lontano 1992, nel famoso incontro sul Britannia grazie ai nostri onorevoli che hanno presieduto la Seconda Repubblica. Lo zio fece ogni cosa in suo potere per fermare questa ondata, inutilmente. È doveroso ricordare che era completamente da solo. I potenti tentacoli dello “stato profondo” avevano già ben stretto la loro presa attorno a coloro che avevano scelto di vendere la propria anima, scelta ottima e sbrigativa per molti. Bettino a differenza loro era un vero patriota ed uomo di principi, ha sacrificato la sua vita per i valori per cui ha vissuto. Si è sempre battuto, in tutta la sua carriera politica, per la libertà, la verità e la pace non solo in e per l’Italia, ma anche per molti altri popoli oppressi. Altro che criminale come i mass media lo avevano dipinto! Il popolo italiano si è bevuto fino all’ultima goccia la coppa di veleno preparatagli dai media e dal sistema giudiziario, che hanno trattato mio zio come un ladro da eliminare a tutti i costi. Questo è un capitolo della nostra storia molto umiliante e indegno. Purtroppo chi ne pagherà le conseguenze sono i nostri figli e future generazioni. Sarebbe bastato un briciolo d’amore da parte di ognuno di noi per la nostra identità come italiani nel mondo per evitare la nostra distruzione. Purtroppo l’Italia ha perso la sua stessa memoria di Paese sovrano e con questo sono finiti nel dimenticatoio tutti gli sforzi che i nostri predecessori hanno fatto per renderci un Paese grande, indipendente e dignitoso nello scenario mondiale. Luca, confermo che il fotografo personale non ha potuto portare a casa uno scatto senza il volere di Sai Baba. Il volere Suo regna su ogni cosa/persona, semplicemente perché è amore puro. L’amore è la nostra vera natura, arriviamo dall’amore e ci ritorniamo alla fine della vita terrena!

Luca Bagatin: Amati moltissimo da milioni di persone, ma allo stesso tempo odiati e calunniati da molte altre, Sai Baba e Bettino Craxi – figure molto importanti se non fondamentali, della tua vita - hanno, forse, molte cose in comune.

Non è un caso forse se, nel sito web dedicato al tuo libro scrivi, fra le altre cose: Scopri attraverso questa storia vera come trasformare le ingiustizie subite in un’armatura impenetrabile nel campo della vita assicurandoti la vittoria per sempre”. E aggiungi “I mass media possono distruggerci? Assolutamente! Hanno questo potere. Questo libro ti svela il segreto personale dell’autrice su come potresti scansare gli effetti disastrosi delle bugie togliendogli ogni possibilità di rovinare la tua vita”.

Cosa puoi dirci, in merito?

Ananda Craxi: È proprio così come tu scrivi, entrambe le figure sono state amate da molti e calunniate da altri. Ciò che unisce questi due personaggi secondo me è che Sai Baba diceva “La mia Vita è il messaggio” ed era esattamente così. Essendo la forma più pura di un amore universale ha vissuto tra noi per ricordarci che l’amore è sempre la risposta ad ogni quesito, in questo viaggio terreno che facciamo. Sai Baba non solo lo diffondeva come messaggio, ma era Lui stesso un esempio vivente dei cinque valori umani che sono la verità, la retta via, la pace, l’amore e la non-violenza. Mio zio ci ha lasciato con questa dichiarazione: “La mia Vita equivale alla Mia libertà”. Vuole essere un messaggio esemplare per ciascuno di noi per ricordare che siamo un Paese grande e per rimanere tale, è vitale mantenere la nostra libertà intatta per poterci esprimere nel mondo nel rispetto della libertà e identità altrui.

Se si studiano bene i fatti storici della carriera di mio zio, non la narrativa che ci hanno proposto, è palese come lui abbia vissuto con gli stessi principi di Sai Baba. L’amore per la sua patria ed il popolo Italiano lo ha spinto a scegliere la retta via basandosi sulla verità, sulla pace e sulla non-violenza.

Luca, se me lo permetti, mi rivolgo qui ai lettori. Ma vi siete mai chiesti perché Bettino Craxi è stato allontanato dall’Italia?

Vi siete mai chiesti perché un “criminale così pericoloso” non avesse avuto un processo giusto e perché non è mai finito in galera? Vi hanno raccontato che era scappato per paura di essere incriminato. Dunque perché la giustizia italiana non si è preoccupata di andare a prenderlo dato che non era un segreto che mio zio fosse in Tunisia? O forse ci è perfino sfuggito il significato di “latitante”? Il codice di procedura penale Italiano, all’art. 296 dice che “E' latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all'obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione”. Ebbene se leggete la testimonianza di Umberto Cicconi nel suo ultimo libro “Bettino Craxi - I suoi ultimi vent’anni”, saprete che mio zio è stato avvisato, gli hanno espressamente dato un invito a lasciare l’Italia e il fatto che sia partito da Roma con il suo passaporto regolare da cittadino Italiano per Tunisi, vi spiega quante falsità sono state raccontate su di lui. Addirittura mio zio chiese ai giudici di venire in Tunisia per processarlo, era pronto a rispondere a tutte le domande. Nessuno accolse tale richiesta.

La verità è che lui non doveva parlare! Non avendo nulla da nascondere rappresentava una minaccia troppo grande. Avrebbe svelato la natura della falsa rivoluzione della Seconda Repubblica, così il piano di eliminare una intera classe politica non avrebbe avuto successo. La memoria dei veri politici che hanno lasciato il loro sudore sul campo per renderci un Paese libero e grande dal dopoguerra, è stata sepolta. Vi invito a fare una carrellata, nella vostra memoria, di chi poi ha scaldato le poltrone del nostro governo nella cosiddetta Seconda Repubblica. Vi accorgerete che sono tutti personaggi tecnocrati, comici, imprenditori e venduti a un potere estraneo a noi. Mio zio la definiva “La mano Invisibile”! Bettino Craxi era troppo pericoloso perché non si è mai sottomesso a poteri esterni ed è stato l’unico politico italiano che ha risposto un secco “No” agli Stati Uniti (caso Sigonella), in qualche modo doveva pagare. Sì, l’ha fatto con la sua vita! Viva la verità, sempre!

Nel mio libro “Fuori Posto” racconto come per il solo fatto di chiamarmi “Craxi” ho dovuto subire umiliazioni e ingiustizie. Spiego come, con il tempo, io abbia imparato a rimandare ogni insulto al mittente senza sentirmi una vittima, senza dover necessariamente avere un confronto con loro. ma piuttosto lavorando su me stessa. Assicuro che chiunque lo faccia, si garantisce una vittoria sicura.

Luca Bagatin: Satya Sai Baba è noto per i suoi numerosi miracoli e poteri mistici. C'è chi pensa di essere riuscito a smascherarli e ritiene fossero truffe (non si capisce però ai danni di chi, visto che Sai Baba non ha mai chiesto danaro ma, anzi, ha spesso materializzato oggetti di valore, sempre donati ai suoi devoti), mentre altri (fra cui il sottoscritto), sono convinti che siano autentici e in più occasioni hanno avuto prova della loro autenticità.

Qual è il tuo punto di vista?

Ananda Craxi: Sì, lo confermo! Swami faceva i miracoli e materializzava oggetti. C’è chi diceva che fosse un truffatore e per la mia esperienza in vent’anni non ho mai visto nessuno danneggiato da questi poteri mistici. Ho solo visto tutti coloro che venivano in contatto con lui trarre benessere, gioia e conforto. Avendo solo amore da dare a tutti, ci incitava a credere in noi stessi e ripetutamente ricordava che queste materializzazioni le utilizzava per esprimere il suo amore. Ricordo un miracolo a cui assistetti personalmente, di un signore sulla cinquantina che arrivò nell’Ashram in sedia a rotelle per conoscere Sai Baba. Swami lo accolse davanti a tutti noi e passò la sue mani, contemporaneamente, su entrambe le gambe, molto rapidamente, dalla vita in giù. Subito dopo, Swami, gli disse: “Alzati”... Questo signore gli rispose che da molti anni non camminava e quindi non capì questa esortazione. A quel punto, Swami, cambiò tono e in modo perentorio gli “ordinò” di alzarsi… Era come se gli parlasse con la coscienza, trasmettendogli il credo, quella fiducia di potercela fare…e realmente ce la fece.

Senza andare nel tecnicismo del fenomeno della materializzazione, posso dire che nell’etere sono presenti tutti gli elementi. Il fatto che con i nostri occhi nudi non li vediamo, non significa che non esistano. Sai Baba diceva: “Quando materializzo oggetti applico un intento puro” e ribadiva che ognuno di noi dispone dello stesso potere. C’era però una differenza importante, che spiegava così: “Io so di avere questo potere, ma tu non hai ancora realizzato di possederlo”!

Luca Bagatin: Mai come in questo periodo storico, fra assurdi e sanguinari conflitti e una classe politica decadente, in Italia, Europa e in Occidente in generale, molto probabilmente, avremo necessità tanto di Sai Baba quanto di Bettino Craxi. Qual è il tuo pensiero in merito?

Ananda Craxi: Assolutamente, Luca! Oggi come non mai abbiamo un forte bisogno di prendere esempio sia dalla vita di Sai Baba che dall’esempio della vita e morte di mio zio. Entrambi sono personaggi che hanno vissuto rispetto ai principi che stavano loro a cuore, valori basati sull’umanità. Devo però menzionare che una differenza importante c’era tra i due e cioè Sai Baba era l’essenza della perfezione, mentre mio zio ha fatto degli errori, come facciamo tutti da umani.

Mio zio è senz’altro un esempio da seguire per come ha dimostrato al mondo di proteggere i suoi valori, Sai Baba è la versione più pura e assoluta di altruismo.

Luca Bagatin: Attualmente, di cosa ti occupi? Quanto hanno influito, nella tua vita, gli insegnamenti di Sai Baba e quelli di tuo zio Bettino?

Ananda Craxi: Mi definisco “una scrittrice fantasma”. Scrivo molto, leggo molto, studio e cerco di implementare i valori che ho appreso in India da Sai Baba. Nella tempesta di questa vita, quando è tutto nero ed il vento forte e le onde alte coprono il cielo, io so per certo che finirà per trasformarsi in un cielo sereno. Nel mentre, mi sorreggono le mie armi della gratitudine, della pazienza e dell’incorreggibile fede che tutto passa, che la dualità ci governa, che la notte precede il giorno e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Con questa certezza riesco a diventare testimone della mia stessa vita senza identificarmi con essa ove possibile. Anche se né Sai Baba né mio zio si trovano tra noi fisicamente, vivono più che mai nel mio cuore ed è tutto ciò che mi serve. Non hanno certamente vissuto invano, la loro impronta mi guida e guiderà senz’altro le generazioni a venire. La nobiltà d’animo lascia sempre il suo segno nell'eternità.

Ora vivo e lavoro in Spagna con mio marito. Forniamo servizi e assistenza a tutti coloro che desiderano trasferirsi in questa meravigliosa terra, la Costa del Sol, baciata dal sole 300 giorni all’anno. Ho anche deciso di portare avanti qui da noi una delle attività dei miei genitori, per amore e rispetto verso di loro. L’attività consiste nel mandare avanti un allevamento di Cavalli e Asini Miniature Americane. Oltre che diffondere questa razza poco conosciuta in Europa, ho la fortuna di accudire questi angeli zoccolati (mia madre li chiama così) e vivere insieme a loro. Sono un dono dal cielo e dei veri messaggeri di Dio. L’unica cosa che sanno fare è dare a noi umani amore e fiducia totale, non sanno giudicare e seguono il ritmo di madre natura.

Del resto, avendo vissuto in India nella casa del mio Grande Maestro, ho potuto toccare con mano l’amore puro che Lui provava per il suo grande amico a quattro zampe, un elefante indiano chiamato “Sai Gita” (significa “canzone divina”), che ricambiava lo stesso amore a Swami in maniera disarmante ed unica. Alla sua morte ho visto piangere Swami per la prima volta nella mia vita, manifestando una fragilità umana.

Questi animali sono migliori rispetto all’essere umano di oggi? Direi di sì, sono diventati in questo scenario mondiale di guerre, sangue, armi e odio, dei veri Maestri di Vita.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Le foto a corredo del presente articolo sono state gentilmente concesse da Ananda Craxi

Sai Baba e Ananda Craxi bambina

Sai Baba e Ananda Craxi bambina

Sai Baba, Ananda Craxi bambina le sue sorelline e il fratellino

Sai Baba, Ananda Craxi bambina e le sue sorelline  

Ananda Craxi oggi

Le foto qui sotto fanno, invece, parte del mio repertorio di ricordi, di cui parlo nel mio articolo introduttivo


Oscar Martino, Gerarda Cesarini (detta Gegè) e Luca Bagatin, inverno 2005

Gegè e Luca Bagatin, inverno 2005

lunedì 25 gennaio 2021

"Il Cristo contro l'Avere", un libro francese sull'influenza del cristianesimo delle origini sul socialismo. Intervista di Luca Bagatin

Camille Mordelynch è una giovane laureata in filosofia alla Sorbona e docente di cultura religiosa a Parigi.

Ha pubblicato, recentemente, per le Editions des Livres Noirs, legate alla rivista socialista rivoluzionaria francese “Rébellion” (http://rebellion-sre.fr), un libretto dal titolo “La Christ contre l'Avoir” (“Il Cristo contro l'Avere”) (http://rebellion-sre.fr/boutique/le-christ-contre-lavoir), nel quale dimostra l'influenza dell'eredità cristiana delle origini, sui valori del socialismo e del comunismo.

Ho avuto l'amichevole possibilitò di intervistarla, per approfondire meglio il suo punto di vista e i suoi studi in merito.

Prima di tutto, mi farebbe piacere che ci raccontassi come è nata l'idea di scrivere questo libro...

Avendo incontrato la fede cristiana, dopo essere stata influenzata dal marxismo, questi due aspetti non mi sono mai sembrati antagonisti, al contrario. Come comunista, sono stata subito colpita dal messaggio sociale di Cristo e, come cristiana, l'applicazione di questo messaggio, in realtà, mi è sembrato eminentemente vicino al progetto comunista.

Ho quindi scelto di scrivere questo libro per offrire un punto di vista diverso, andando contro l'opposizione quasi dogmatica, emersa tra cristianesimo e comunismo. Dimostrando che entrambi sono un ideale comune di comunità. Tale tentativo di conciliazione, mi è parso tanto più ricco, in quanto ha permesso di ridare visibilità a un cristianesimo poco conosciuto, quello delle origini, che, per molti aspetti, si discosta dalla religione cristiana, così come viene presentata e praticata oggi.

Puoi dirci, più nel dettaglio, di cosa parla il tuo libro ?

Parla essenzialmente delle prime comunità cristiane. I primi cristiani vivevano in una comunità solida, condividendo cibo e pasti, in modo da uniformarsi e uniformare le loro condizioni di vita. Molto presto, quindi, la preoccupazione per l'unità tra i credenti divenne il fulcro della struttura della comunità. Ma da dove proveniva questa preoccupazione ? Quali potrebbero essere state le influenze di una simile organizzazione collettivista ? Il mio libro cerca di rispondere a queste domande, tracciando la genealogia dell'ideale comune del cristianesimo primitivo, risalendo alle sue radici filosofiche nell'antica Grecia e, successivamente, passando per il giudaismo dissidente della setta degli esseni. Il concetto di proprietà privata, combattuto in questi modelli di società, costituisce il punto focale della mia ricerca.

Come è nato il tuo interesse per la religione cristiana ?

La mia fede ha oscillato per tutta la vita. Fin da quando posso ricordare, ho sentito la “scintilla”, ma la mia educazione e il mio percorso di vita mi hanno spesso condotta altrove.

Ho attraversato una fase di ateismo, prima di tornare alla religione nei miei studi di filosofia.

La scoperta di Tommaso d'Aquino e di Léon Bloy, alla fine, mi convinsero. Ero sempre stata una cristiana, anche senza saperlo. Ed è stata l'assolutizzazione dell'amore, propria del Dio dei Vangeli, che mi ha conquistata per sempre.

Come è nato il tuo interesse per il socialismo e il comunismo ?

Il mio impegno politico mi ha coinvolta molto presto nella lotta anticapitalista.

Il mio interesse per i lavoratori e l'emancipazione dalle loro condizioni di sfruttamento, mi hanno portata a considerare la lotta di classe come l'unico processo storico e rivoluzionario valido.

Mi ha sempre conquistata il progetto comunista di una società spogliata dei suoi antagonismi, delle sue nevrosi di appropriazione materiale e in cui il proletariato trionferà, abolendosi da sé stesso.

La vedo più come un'idea guida, che deve condurre instancabilmente la lotta, piuttosto che come una finalità che dovrebbe avverarsi.

Nel tuo libro, in sostanza, oltre a ricercare le origini del cristianesimo e le ispirazioni cristiane nel socialismo, viene denunciato il concetto di “proprietà privata”. Per giungere, scrivi, a una possibile “comunità d'Amore, vittoriosa sulla corruzione dell'Avere”. Questo concetto lo trovo particolarmente interessante e vorrei che lo spiegassi meglio.

Nel dizionario della teologia cattolica, troviamo - alla parola proprietà - questa osservazione: “il diritto di proprietà è una realtà sociale e un'istituzione giuridica che il teologo non deve costruire, ma osservare”. In realtà è proprio il contrario: il riconoscimento di un diritto naturale e umano di proprietà privata nel cristianesimo è una costruzione che ha ampiamente trasgredito quanto originariamente venne formulato. Il diritto di proprietà, ovvero il diritto di disporre delle cose in maniera assoluta, è inizialmente riservato solo a Dio, l'uomo ne ha solo diritto di usufrutto ! Nessuno, tranne Dio, può affermare di essere il proprietario della Creazione. Inoltre, la pretesa dell'uomo di impadronirsi di questo status di detentore sovrano, contiene tutta la metafisica del peccato originale: è infatti in questo momento che l'uomo si separa da Dio, rompe la sua comunione di con l'essere Divino, per cadere nell'interesse privato ed egoistico.

Nella proprietà privata, è l'uomo che cerca di determinarsi come soggetto individuale capace di appropriazione, e questo è precisamente l'intero gesto della colpa adamica.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 4 ottobre 2019

Perché il crocifisso e, in generale, i simboli religiosi nei luoghi pubblici sono inopportuni

Della questione del crocifisso nei luoghi pubblici ho già scritto in diversi articoli. I primi risalgono a oltre dieci anni fa direi.
Ogni tanto la questione sembra riaffacciarsi, e, ogni volta, sarebbe bene chiarire un paio di cose, ai meno avezzi.
Per fare ciò ne ho parlato anche nel mio primo saggio, "Universo Massonico", pubblicato nel 2012 da Bastogi Editrice Italiana.
Qui di seguito desidero pertanto riportare alcuni stralci del capitolo, che spiegano il perché i simboli religiosi vanno contestualizzati e non esibiti ovunque, nei luoghi pubblici, come se fossero dei feticci commerciali o dei simboli totalizzanti.

Da "Universo Massonico" di Luca Bagatin, pagg. 36-37:

"Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia, taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall’Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto il Cristo fu inchiodato ad una “tau”, come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la svastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l’utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun background culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sé una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei secoli e così è tutt’ora. 

Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della svastica nazista posta in un locale pubblico: l’autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante!) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di potere meglio preferirebbero. (…) 
La laicità, in questo senso, è l’unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale (...)".

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 4 marzo 2019

Solo l'Amore ci può salvare. Non la politica. Non l'economia. Non l'odio. Non il dolore. Non l'egoismo.

"Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".

H.P. Blavatsky, "La Chiave della Teosofia"



giovedì 21 febbraio 2019

Amore e Libertà, ovvero quando i valori umani e spirituali non sono in vendita. Frasi e citazioni

Io sono, disse la vita quando nacque in un'esplosione di bellezza.
Io sono, dissero la donna e l'uomo e nessuno prevaleva sull'altro perché io voleva dire noi.
Noi siamo la vita.
Poi l'uomo disse io ho, e nacque l'infelicità.

(Adrian, da "Adrian - la serie")


Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

(Karl Marx, da "Miseria della filosofia")

Non sono e non potrei mai sentirmi di sinistra (ciò non significa non essere anticonformista, così come lo fu Kerouac, che infatti era un conservatore).
Sono fondamentalmente un tradizionalista e un conservatore. Mi piace la tranquillità e la stabilità della vita e delle persone. Gli eccessi e i cambiamenti inutili servono solo a mettersi in mostra.
Se sono socialista originario, non materialista, con una visione trascendentale e spirituale della vita (anche dopo la morte), è proprio perché mi piacerebbe che tutti potessero avere una vita stabile e tranquilla.
Senza destabilizzazioni, senza sofferenze o, quantomeno, che queste possano essere limitate il più possibile.

(Luca Bagatin)

"Da tempo i grandi partiti del blocco liberale […] non hanno più altro ideale concreto da proporre
se non la dissoluzione continua e sistematica dei modi di vivere specifici delle classi popolari stesse – e la dissoluzione delle loro ultime conquiste sociali – nel moto perpetuo della crescita globalizzata, sia essa ridipinta di verde o coi colori dello sviluppo sostenibile, della transizione energetica e della rivoluzione digitale"

(Jean-Claude Michéa, da "Il nostro comune nemico")

Il piacere che danno una conversazione animata, un pranzo tra amici, un buon ambiente di lavoro, una città dove ci si sente bene, la partecipazione a questa o quella forma di cultura (professionale, artistica, sportiva ecc.), e più in generale tutte le relazioni con gli altri. La maggioranza di questi “beni”, la cui base per eccellenza è la vita sociale, esistono soltanto se se ne gode insieme. Il “relazionale” è la parte migliore delle gioie (e dei dolori) dell’esistenza. 

(Serge Latouche) 

"Cercherò di esprimermi con parole semplici: il mondo è un ... è un.. un insieme di.. di corporazioni, che formano tutt'intorno alla crosta terrestre come un.. uno spessore di merda, stratificato su tutte le nazioni; e questa merda l'avete messa voi! Da principio avete formato i partiti, ognuno sotto un nome altamente ideologico, altrimenti come si potevano imbrogliare i popoli? "Dobbiamo essere tutti uguali" dice qualcuno di questi partiti, "nessuno deve essere inferiore all'altro; solo così non ci saranno più poveri". Ma se nessuno è inferiore vuol dire che non ci sarà mai uno superiore, quindi dobbiamo essere tutti alti uguali, tutti grassi uguali, tutti con gli occhi celesti o con gli occhi castani. (Rivolto ad un nano in piedi accanto ad uno spilungone) Tu intanto hai già sbagliato posto (risa generali)! In questo caso cosa dovremmo fare per ottenere la famosa uguaglianza? Tagliare le gambe al gigante e attaccarle al nano? (sempre rivolto al nano) Tu te la sentiresti di andare in giro con le sue gambe? No, non te la sentiresti perché ti deriderebbero e tutti direbbero: "Và quel gigante lì, che nano che è!!" (risa generali) Perciò è una ipocrisia quella dei partiti quando dicono che vogliono eliminare i poveri; certo, loro vogliono eliminarli, e infatti i russi e gli americani è questo che stanno studiando, stanno vedendo se possono eliminarli in un colpo solo. Allora voi mi direte: "La colpa è tutta dei partiti"... No amici, la colpa è solo vostra! I partiti all'inizio sono tutti in buona fede, perché nascono sotto la spinta di un purificante momento di chiarezza, che poi svanisce col subentrare di uomini sbagliati chiamati ad amministrare questi partiti. Ma dove sono questi uomini sbagliati? In mezzo a voi sono questi uomini sbagliati, in mezzo a voi del popolo e voi non li riconoscete, anzi vi confondete con loro perché voi per primi siete dei criminali e dei disonesti e non avete voglia di lavorare e volete il divertimento facile e incolpate i vostri capi che vi governano pur sapendo che in loro si rispecchia la vostra criminalità e il vostro modo di essere! Il capo di un popolo è come il titolo di un libro nel quale è racchiuso il significato di tutte le sue pagine. Per cui se io ho un libro fatto di pagine bianche dove su ogni pagina non c'è scritto niente, il titolo giusto sarà "NIENTE", perché solo con un titolo del genere è possibile rappresentare il significato di quelle pagine, perché non c'è scritto niente! Quindi, se i vostri capi che vi governano saranno dei criminali non saranno altro che i rappresentanti di una espressione criminale radicata nel popolo! Voi adesso siete lì, uno dopo l'altro, e dalle vostre case mi state ascoltando e mi guardate come uno che ha la fortuna di recitare davanti a tanta gente e, lo so, invidiate il posto che occupo, senza badare al senso delle parole che da questo posto vi sto dicendo. Ma sappiate che non me ne frega proprio niente della vostra ammirazione e dell'impalcatura che secondo voi mi avete costruito! Non me ne frega niente di avere dei seguaci i quali reputo disonesti! Voi li avete scelti con meticolosa attenzione i vostri leader, obbligandoli a pensare come voi, e quando non la pensavano come voi li avete uccisi come avete ucciso CRISTO!! E lo uccidereste ancora se lui fosse qui, anche per molto meno di trenta denari. BANG, BANG, BANG (Joan Lui viene freddato con tre colpi di pistola)

(Adriano Celentano, dal film "Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì")

lunedì 24 dicembre 2018

Il Natale d'Amore (e Libertà) secondo Pier Paolo Pasolini

(...) Il Natale e la Pasqua sono state antiche feste religiose pagane (la nascita del sole e l’avvento della primavera) piene di rozzo, mitico spirito religioso: si sono poi trasfuse nelle feste cristiane portando la loro antica ingenuità nella nuova insegnata da Cristo. Ma dopo la Controriforma e nell’attuale momento storico, non c’è niente di più prosaico, ipocrita, conformista dello spirito impresso dal clero a simili occasioni d’amore. (...)

Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove (1961)

venerdì 20 luglio 2018

Pier Paolo Pasolini, un cristiano anticlericale per la Civiltà dell'Innocenza e dell'Amore

"...nulla mi pare più contrario al mondo moderno di quella figura: di quel Cristo mite nel cuore, ma «mai» nella ragione, che non desiste un attimo dalla propria terribile libertà come volontà di verifica continua della propria religione, come disprezzo continuo per la contraddizione e per lo scandalo. Seguendo le «accelerazioni stilistiche» di Matteo alla lettera, la funzionalità barbarico-pratica del suo racconto, l’abolizione dei tempi cronologici, i salti ellittici della storia con dentro le «sproporzioni» delle stasi didascaliche (lo stupendo, interminabile discorso della montagna), la figura di Cristo dovrebbe avere, alla fine, la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all’uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria identità nei connotati della massa, odio per ogni diversità, rancore teologico senza religione.”

(Pier Paolo Pasolini) 

"Nulla muore mai in una vita. Tutto sopravvive. Noi, insieme, viviamo e sopravviviamo. Così anche ogni cultura è sempre intessuta di sopravvivenze. Nel caso che stiamo ora esaminando [La ricotta] ciò che sopravvive sono quei famosi duemila anni di "imitatio Christi", quell'irrazionalismo religioso. Non hanno più senso, appartengono a un altro mondo, negato, rifiutato, superato: eppure sopravvivono. Sono elementi storicamente morti ma umanamente vivi che ci compongono. Mi sembra che sia ingenuo, superficiale, fazioso negarne o ignorarne l'esistenza. Io, per me, sono anticlericale (non ho mica paura a dirlo!), ma so che in me ci sono duemila anni di cristianesimo: io coi miei avi ho costruito le chiese romaniche, e poi le chiese gotiche, e poi le chiese barocche: esse sono il mio patrimonio, nel contenuto e nello stile. Sarei folle se negassi tale forza potente che è in me: se lasciassi ai preti il monopolio del Bene".

(Pier Paolo Pasolini)



Queste le parole di un eretico, anticlericale ma cristiano, come Pier Paolo Pasolini.
Un eretico, anticlericale e cristiano contro la modernità e il consumismo che tutto hanno distrutto.
Persino l'Amore e quindi la Libertà.


L. B.

lunedì 21 maggio 2018

"L'Unione del Cuore". Poesia di Luca Bagatin

Donna dal mantello rosso,
capelli neri al vento,
profondi occhi azzurro verdi.
Cosa mi impedisce di proferirti parola ?
Il timore di un rifiuto ?
Il timore del giudizio ?
Il timore dell'amore ?
No di certo.
L'amore non conosce
o, meglio, non dovrebbe conoscere
timore.
L'amore non dovrebbe conoscere
nemmeno il desiderio.
Che è aspetto terreno,
lontano dal Divino.
E così, attraverso Te,
ovvero attraverso il simbolo che rappresenti,
quale Donna Anima,
incarnazione terrena della Dea,
riscopro me stesso.
Ed entro nel sogno.
Entro laddove una rosa
fiorisce nell'urna.
Laddove riposa qualcosa di antico.
Ritrovandomi oltre lo spacchio,
oltre il velo dell'illusione.
Oltre quella materia che ci separa
dal Cristo.
Solo allora saremo uniti.
Uniti nell'Amore.

Luca Bagatin

venerdì 17 febbraio 2017

Identità sessuale, economia, socialismo, amore e libertà: una risposta a Diego Fusaro. Articolo di Luca Bagatin

Ho stima e sono un lettore del maestro filosofico di Diego Fusaro, ovvero Costanzo Preve. Condivido molte sue tesi anticapitaliste e comunitariste, anche se non totalmente il suo pensiero, non essendo io marxista, ma facente parte della scuola socialista e repubblicana originaria, di ispirazione spirituale, cristiana (non cattolica !), teosofica e umanitaria da Pierre Leroux passando per Mazzini, Garibaldi sino a Evita e Juan Peron, Hugo Chavez e i leaders del Socialismo del XXI secolo.
Ad ogni modo non ho alcun pregiudizio intellettuale nei confronti di Diego Fusaro, come molti, troppi. Preferisco infatti leggerne e approfondirne il pensiero e, semmai, come in questo caso, dire ciò che penso in merito ad alcune sue prese di posizione.
Mi è capitato di leggere su un giornale italiano chiamato “Il Fatto Quotidiano”, un suo articolo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/15/transgender-perche-la-nostra-societa-li-santifica/3393324/) nel quale egli parla di “santificazione della figura transgender”. Ora, personalmente non capisco di cosa parli, in quanto del fenomeno transessuale (molto meglio usare un termine italiano comprensibile a tutti, scrivendo, appunto, in lingua italiana) trovo si parli sempre molto poco ed invece trattasi di fenomeno umano e sociale diffuso e del tutto normale e naturale che, come tale, esiste infatti anche nel regno animale (vedasi in merito, fra l'altro, il seguente articolo del compianto amico Peter Boom, che anni fa teneva sul mio vecchio blog una rubrica dedicata alla Pansessualità: http://www.floriterapia.com/ilvolodellasirena/the_theory_of_pansexuality.htm).
Nell'articolo di Diego Fusaro, il filosofo paragona il liberalismo economico al “liberalismo sessuale”, reo, a suo dire, di generare fenomeni che superano il concetto di “limite naturale” e ciò comporterebbe “l'elogio mediatico permanente della figura del transgender”.
Ora, come già scritto, non mi risulta che la figura della persona transessuale sia permanentemente elogiata. E, come la scienza dimostra, le persone transessuali sono perfettamente in linea con i fenomeni naturali.
Nel corso dell'articolo Fusaro parla di “deregulation sessuale” (anche qui, essendo l'articolo pubblicato in Italia, non si capisce perché non parlare di “deregolamentazione”, anziché usare termini anglofoni) e paragona la persona transessuale al migrante ed al precario (sic !).
Davvero una analisi a parer mio incomprensibile in quanto, mentre il precario e il migrante si trovano a vivere una condizione loro imposta dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla deregolamentazione dei mercati conseguenza dell'egoismo umano, la persona transessuale si trova a vivere una propria indentità che, come tale, rivendica. E, in un quadro di rivendicazione delle identità/sovranità (aspetti che Fusaro dovrebbe difendere), è più che legittimo che la persona transessuale (così come la persona omosessuale o eterosessuale che sia) rivendichi la sua propria intima, naturale e personale identità sessuale.
Fusaro, nel suo articolo, invece, afferma che l'eterosessualità sarebbe vista come “vetusta” e, secondo dei fantimatici “gender studies” (che immagino si traduca in “studi di genere”), l'eterosessuale sarebbe ridefinito come “cisgender”, che mi risulta essere un neologismo che significherebbe “qualcuno a proprio agio con il genere che gli è assegnato dalla nascita”.
Beh e allora ? Buon per gli eterosessuali. E proprio per questo andrebbero capite quelle persone che non sono a proprio agio con il genere che gli è stato assegnato alla nascita. Semplicemente costoro si sentono di avere una identità diversa da quella che biologicamente è stata assegnata loro...e allora ? Sempre di identità si tratta e, come tale, va rivendicata, affermata e difesa.
Tutte le identità meritano di essere rivendicate perché rappresentano i colori dell'arcobaleno dell'universo mondo o, meglio, le colonne portanti dell'intera umanità.
Ma ciò non ha nulla a che vedere con l'avvento del capitalismo assoluto, che è fenomeno estraneo alle identità e che è fenomeno imposto e che fa leva sull'egoismo, che è il peggiore dei vizi che un essere umano possa avere e coltivare in quanto porta alla distruzione delle comunità; all'imposizione della propria visione della vita (e dunque della propria identità sulle altre); alla precarizzazione di ogni rapporto, pulsione, pensiero; all'avvento di quella società liquida e “migrante” che proprio Fusaro, erede filosofico di Preve, dovrebbe contribuire a sradicare.
E' qui che non riesco a comprenderne il pensiero e che lo trovo fortemente incoerente.
E trovo che i sostenitori di questa sedicente “teoria gender” dimostrino in realtà quanto sia difficile, in quest'epoca senza ideali, senza memoria storica e senza radici, riconoscere la propria intima identità e riconoscere la bellezza dell'identità altrui. Ovvero il diritto alla differenza, non già alla mescolanza e all'omologazione del pensiero unico di massa (politicamente corretto, massonofobo, omofobo, transofobo, misogino...proprio perché si ha paura – di volta in volta - della Massoneria in quanto portatrice di spirutualità originaria; dell'omosessuale perché diverso tanto quanto il transessuale, che magari può attrarre sessualmente anche un eterosessuale; perché si ha paura delle donne che oggi sono più emancipate...) ma alla differenza, ovvero all'armonia degli spiriti presenti in natura.
E' proprio attraverso il superamento delle ancestrali paure dell'essere umano che, invece, può fondarsi la Civiltà dell'Amore, che è poi un ritorno all'antico Eden, al Divino, all'angelico, che trascende la materia, intesa sia in senso economico che in senso sessuale e carnale.
Ed è qui che, forse, il marxismo, lungi dal rappresentare la via maestra al socialismo originario, ha finito per affiancare il capitalismo, che è materia, sfruttamento e bassi istinti.
La via maestra al socialismo originario, anche questa volta, ci viene insegnata da molti Paesi dell'America Latina del Socialismo del XXI secolo: Argentina, Uruguay, Brasile hanno legalizzato i matrimoni omosessuali; l'Ecuador ha inserito le unioni civili in Costituzione; il Venezuela chavista non è riuscito ad approvare la legge sulle unioni civili voluta da Chavez, ma almeno dal 1999 c'è una legge contro l'omofobia, come in Bolivia; a Cuba si discute da tempo di matrimonio omosessuale.
La via del Cristo, che è poi la via di Krishna, Buddha e di tutti i Grandi Iniziati, che è una via socialista umanitaria, è dunque la via di colui il quale non giudica il prossimo. Ma si limita – e non è poco – ad amarlo e a riconoscerne identità e diritto alla differenza.

Luca Bagatin

sabato 4 febbraio 2017

Cercasi Gesù. Cercasi l'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Se Gesù detto “Il Cristo” tornasse sulla terra, molto probabilmente o, quasi sicuramente, non sapremmo riconoscerlo, come e peggio di quanto accadde ai suoi tempi, forse. In questo mondo sempre più corrotto, ipercecnologico, violento, che ha perduto ogni senso di rettitudine e di spiritualità, ci sfuggirà dalle mani ogni possibile incontro con il Sacro, ovvero con la semplicità dell'amore.
Metafora del Cristo ai giorni nostri è il film “Povero Cristo”, scritto e diretto dall'ottimo Pier Carpi nel 1975 e interpretato da un commovente Mino Reitano il quale, nei panni dell'anonimo e dalla vita grama Giorgio Cavero, scoprirà - lungo il suo cammino - il Cristo in sé stesso, ovvero identificherà sé stesso nel Cristo e raggiungerà la redenzione finale.
Bellissimo e poco conosciuto film interpretato da un inaspettato Beppe Grillo è peraltro “Cercasi Gesù”, diretto e sceneggiato da Luigi Comencini (e finanche da Antonio Ricci, padre di “Striscia la Notizia”) nel 1982.
Film che vorrebbe essere satirico e comico e che risulta invece commevente e profondo. Un film che fa molto riflettere e che è l'estrema metafora del Cristo ai giorni nostri.
“Cercasi Gesù” è la storia di Giovanni (Beppe Grillo), un ragazzo mite che fa l'autostop ed a cui Don Filippo (Fernando Rey), responsabile di una casa editrice cattolica, concede un passaggio, assieme ad una giovane terrorista d'estrema sinistra, Francesca (interpretata da Maria Schneider).
Don Filippo, colpito dai tratti somatici del ragazzo, così simili al Gesù dell'iconografia cristiana, propone a Giovanni di diventare il nuovo testimonial pubblicitario della casa editrice, la quale pubblicherà a puntate la vita di Gesù e successivamente finanche un album di figurine.
Giovanni accetta e così la città sarà tappezzata di manifesti pubblicitari con il suo volto. Nel frattempo, Giovanni, riceve ospitalità da un falegname, il quale è costretto – in modo rassegnato - a pagare il pizzo ad una banda di malviventi.
Giovanni è un ragazzo buono, che difende il falegname dalle aggressioni dei malviventi e regala il primo milione guadagnato dalla pubblicità ad una ragazza madre tossicodipendente, affinché non si buchi più. Inoltre è solito giocare a pallone con dei ragazzini, uno dei quali, Ivan, è un bambino paraplegico ed è solito portarli presso gli uffici della casa editrice cattolica a giocare in giardino, con grande disapprovazione delle alte sfere ecclesiastiche.
Giovanni troverà comprensione solo in Don Gaetano (Néstor Garay), l'unico prete che nella casa editrice non conta nulla – come Giuseppe stesso gli fa notare - ma che sarà il primo a chiamarlo Gesù, ricevendone pronta risposta, ovvero, forse, riconoscendo in Giovanni il Cristo.
Quanto a Don Filippo e agli altri preti, invece, penseranno solo a sfruttarne l'immagine mediatica (ma ad essi Giovanni spesso si ribellerà), sino al punto che, quando Francesca la terrorista rapirà Giovanni per riceverne un riscatto, faranno di tutto per non pagarlo.
Giovanni, durante il periodo del rapimento ad ogni modo, sarà comprensivo con Francesca. Anzi, le dirà che di lei si fida ciecamente e rimarrà con lei, sino al suo estremo pentimento. Purtuttavia il pentimento di Francesca le costerà caro, in quanto, una volta liberato Giovanni, sarà presto trucidata dai suoi compagni terroristi per averlo fatto e ciò getterà Giovanni nello sconforto.
I preti, insolentiti dal comportamento ribelle ed alle richieste di compassione e di carità verso tutti i diseredati, decideranno di spedire Giovanni in una casa di cura e diranno soddisfatti: “Finalmente ce ne siamo liberati !”. Tranne Don Gaetano e le suore, le quali guarderanno alla sua partenza con tristezza.
L'ultimo saluto Giovanni lo riceverà dal piccolo Ivan, il quale sarà l'unico a riconoscere in Giovanni la figura di Gesù e gli chiederà di donargli la possibilità di camminare. Giovanni gli dirà che lui non può fare nulla, in quanto non può fare miracoli ma...una volta andatosene, scortato in automobile dai preti, il piccolo Ivan si alzerà dalla carrozzina e, per la prima volta, riuscirà a camminare.
In “Cercasi Gesù” vediamo scontrarsi la semplicità e bontà di Giovanni-Gesù (il Dio dei poveri e dei diseredati) con la violenza e materialità del mondo (la tossicodipendenza; l'indifferenza dei preti di fronte ai mali del mondo e la loro fede espressa nella forma dell'”esteriorità” mediatica; il sistema pubblicitario e lo showbusiness; il “pizzo” mafioso; il terrorismo politico; la sofferenza di un bambino paraplegico).
Agli occhi dei più, nel corso del film, sarà la violenza e la materialità a trionfare, ma in realtà non è così. La redenzione di Francesca ed il miracolo operato sul piccolo Ivan valgono più dell'ipocrisia dei preti e della violenza dei terroristi e dei malviventi.
Francesca comprenderà che uccidere è peggio ancora che morire. E il piccolo Ivan, forse perché è solo un bambino innocente, sarà l'unico a riconoscere davvero Gesù e a riceverne la Grazia.
Quanto a Giovanni-Gesù, tutto sembra scivolargli addosso. Gli daranno del “pazzo” e dello “stronzo”, ma lui prenderà tutto con filosofia e con semplicità. Si fida del prossimo e vuole fidarsi del prossimo. Riconosce al prossimo il libero arbitrio al fine di fargli comprendere da sé i propri errori, se ad essi vuole rimediare.
Non ci riuscirà con la giovane tossicodipendente, che tornerà a bucarsi. Non ci riuscirà con Don Filippo, che contiuerà a credere nel sistema mediatico-pubblicitario di una “fede” esteriorizzata e poco praticata nella quotidianità. Ma ci riuscirà con Francesca che, per la sua redenzione, sarà uccisa. Ma sarà liberata dal peccato.
Quanto a Giovanni-Gesù, ritenuto pazzo, sarà internato, così come, forse, sarebbe internato Gesù detto “Il Cristo” se oggi tornasse sulla terra e ci parlasse e praticasse l'amore.
“A me non piace far l'amore” - dice ad un certo punto Giovanni-Gesù nel film e prosegue: “il bello sarebbe poter dire siamo l'amore, non ci sarebbe né prima né dopo”. Ecco, in questa frase è forse racchiuso il messaggio d'amore di Gesù, che poi è il medesimo di tutte le correnti spirituali della terra e dell'universo conosciuto e non conosciuto.
Ma l'amore, in questo mondo, fa paura e va rinchiuso. A Giovanni-Gesù si danno due milioni per fare il testimonial pubblicitario, purchè non parli. Purché non esprima sé stesso. Purchè non esprima l'amore. L'amore è follia. L'amore è una stronzata (a Giovanni danno diverse volte dello “stronzo”) in questo mondo materiale e corrotto.
Invece l'amore è tutto. E fa miracoli. L'amore fa paura perché è semplicità e trascende la materialità. E' dono (il dono di un milione che Giovanni fa alla giovane tossicodipendente, senza chiedere nulla in cambio né come li spenderà). E' redenzione dal peccato del togliere la vita ad un altro essere umano. E' qualche cosa che gli umani non sembrano capire forse proprio per la sua semplicità, per la sua mitezza, perché va a toccare il cuore senza nulla chiedere, senza giudicare (come fa Giovanni, che si fida e non giudica).
“Cercasi Gesù” è un film che, a parer mio, merita di essere rivalutato. E così l'interpretazione di Beppe Grillo che oggi la politica sembra avere incattivito, forse perché la politica è materia e divisione, mentre noi tutti necessitiamo solo di spirito, di unità dello spirito e della semplicità dell'amore.

Luca Bagatin