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domenica 14 novembre 2021

Libia. Saif Gheddafi si candida alle elezioni per far uscire il Paese dal caos. Articolo di Luca Bagatin

 

Saif Al-Islam Gheddafi, 49 anni, secondogenito del Rais libico Mu'Ammar Gheddafi, presentando e sottoscrivendo i documenti presso la commissione elettorale di Sabha, ha ufficializzato – il 14 novembre - la sua candidatura a Presidente alle elezioni che si terranno in Libia il prossimo 24 dicembre.

Da tempo, Saif Al-Islam Gheddafi, aveva dichiarato di voler candidarsi per “liberare il territorio dal controllo delle organizzazioni terroristiche e dagli stranieri” e, nel 2016, aveva fondato il partito “Fronte popolare per la liberazione della Libia”, di ispirazione laica e socialista araba.

Fronte che, in tutti questi anni, non ha mai smesso di lottare, nel Paese, per il ritorno della democrazia, della sovranità libica e del socialismo.

Sono passati esattamente dieci anni dalla barbarica uccisione di Mu'Ammar Gheddafi, ad opera dei ribelli fiancheggiati dalla NATO, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli USA, nell'ambito delle sedicenti “primavere arabe”, volte a soffocare il socialismo panafricano e panarabo e, quindi, destabilizzare la Libia e i Paesi ad essa vicini, sostenendo il fondamentalismo islamico.

Gheddafi fondò, nel 1977, la Jamahiriya, ovvero la Repubblica Popolare e Socialista di Libia, edificata sul socialismo e la democrazia diretta popolare e, dalla sua morte, avvenuta il 20 ottobre 2011, per la Libia fu il caos, il tracollo sociale, economico, civile e democratico.

Caos che permane e che solo elezioni libere e democratiche, libere da ingerenze degli USA, dell'UE e dal fondamentalismo islamico, le potrebbero ridare stabilità.

Saif Al-Islam Gheddafi, ultimo dei sostenitori istituzionali del padre, fu per questo imprigionato e scarcerato nel 2015, a seguito di un'amnistia.

Secondo una stima, i suoi sostenitori, supererebbero ampiamente il 50% dei libici, i quali non hanno mai dimenticato le riforme sociali, socialiste e democratiche varate dal padre e non hanno mai dimenticato le ingerenze euro-statunitensi che hanno destabilizzato e distrutto il loro Paese.

Saif Ghaddafi ha spesso inoltre ricordato come le idee del padre (grande estimatore di Rousseau e degli anarchici Proudhon e Bakunin), contenute nel “Libro Verde, ”, abbiano conquistato l'Occidente, come ad esempio l'uso dei referendum popolari e l'azionariato popolare delle imprese.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 4 ottobre 2019

Perché il crocifisso e, in generale, i simboli religiosi nei luoghi pubblici sono inopportuni

Della questione del crocifisso nei luoghi pubblici ho già scritto in diversi articoli. I primi risalgono a oltre dieci anni fa direi.
Ogni tanto la questione sembra riaffacciarsi, e, ogni volta, sarebbe bene chiarire un paio di cose, ai meno avezzi.
Per fare ciò ne ho parlato anche nel mio primo saggio, "Universo Massonico", pubblicato nel 2012 da Bastogi Editrice Italiana.
Qui di seguito desidero pertanto riportare alcuni stralci del capitolo, che spiegano il perché i simboli religiosi vanno contestualizzati e non esibiti ovunque, nei luoghi pubblici, come se fossero dei feticci commerciali o dei simboli totalizzanti.

Da "Universo Massonico" di Luca Bagatin, pagg. 36-37:

"Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia, taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall’Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto il Cristo fu inchiodato ad una “tau”, come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la svastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l’utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun background culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sé una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei secoli e così è tutt’ora. 

Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della svastica nazista posta in un locale pubblico: l’autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante!) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di potere meglio preferirebbero. (…) 
La laicità, in questo senso, è l’unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale (...)".

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it