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martedì 28 dicembre 2021

In Libia si rinviano le elezioni perché si teme il ritorno di Gheddafi. Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni presidenziali, in Libia, si sarebbero dovute tenere il 24 dicembre, ma, ancora una volta, sono state rinviate.

Ennesimo rinvio. Ennesimo mancato appuntamento per un definitivo cambio di governo in Libia, che avrebbe, molto probabilmente, messo fine all'instabilità di questi decenni, dopo il colpo di Stato contro Gheddafi. Golpe che ha aperto la strada al fondamentalismo e al caos.

Non ci sono le condizioni per tenere le elezioni, si dice. Il Parlamento libico non fissa alcuna data. Parlamento nel quale non è presente il partito socialista, laico e di sinistra, pro-Gheddafi, in quanto gli è proibito presentare liste elettorali, sin dal 2012.

Il tentativo di estromettere dalla corsa alle presidenziali il figlio di Mu'Ammar Gheddafi, Saif, candidato del “Fronte popolare per la liberazione della Libia”, di ispirazione laica e socialista araba, è fallito e, quindi, essendo egli, secondo tutti i sondaggi il favorito alla Presidenza, con oltre il 50% dei consensi, non potevano far altro che rinviare le elezioni.

Non sia mai che in Libia torni la democrazia, il socialismo e la laicità.

In Libia, dunque, regnano ancora l'incertezza e il caos. Complici i veti incrociati e le interferenze straniere, mentre il Paese rischia una nuova guerra interna. Nel silenzio assordante dell'Unione Europea.

Marco Rizzo, Segretario del Partito Comunista ha affermato, significativamente, sulla sua pagina Facebook: “Esiste qualche giornalista che ha il coraggio di dire che le elezioni in Libia si faranno solo se viene messo fuori quello che sarebbe il vero vincitore? E cioè Saif Gheddafi. E cioè l’unico che si scaglierebbe contro le milizie, contro il furto di petrolio e contro le migrazioni forzate”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 14 novembre 2021

Libia. Saif Gheddafi si candida alle elezioni per far uscire il Paese dal caos. Articolo di Luca Bagatin

 

Saif Al-Islam Gheddafi, 49 anni, secondogenito del Rais libico Mu'Ammar Gheddafi, presentando e sottoscrivendo i documenti presso la commissione elettorale di Sabha, ha ufficializzato – il 14 novembre - la sua candidatura a Presidente alle elezioni che si terranno in Libia il prossimo 24 dicembre.

Da tempo, Saif Al-Islam Gheddafi, aveva dichiarato di voler candidarsi per “liberare il territorio dal controllo delle organizzazioni terroristiche e dagli stranieri” e, nel 2016, aveva fondato il partito “Fronte popolare per la liberazione della Libia”, di ispirazione laica e socialista araba.

Fronte che, in tutti questi anni, non ha mai smesso di lottare, nel Paese, per il ritorno della democrazia, della sovranità libica e del socialismo.

Sono passati esattamente dieci anni dalla barbarica uccisione di Mu'Ammar Gheddafi, ad opera dei ribelli fiancheggiati dalla NATO, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli USA, nell'ambito delle sedicenti “primavere arabe”, volte a soffocare il socialismo panafricano e panarabo e, quindi, destabilizzare la Libia e i Paesi ad essa vicini, sostenendo il fondamentalismo islamico.

Gheddafi fondò, nel 1977, la Jamahiriya, ovvero la Repubblica Popolare e Socialista di Libia, edificata sul socialismo e la democrazia diretta popolare e, dalla sua morte, avvenuta il 20 ottobre 2011, per la Libia fu il caos, il tracollo sociale, economico, civile e democratico.

Caos che permane e che solo elezioni libere e democratiche, libere da ingerenze degli USA, dell'UE e dal fondamentalismo islamico, le potrebbero ridare stabilità.

Saif Al-Islam Gheddafi, ultimo dei sostenitori istituzionali del padre, fu per questo imprigionato e scarcerato nel 2015, a seguito di un'amnistia.

Secondo una stima, i suoi sostenitori, supererebbero ampiamente il 50% dei libici, i quali non hanno mai dimenticato le riforme sociali, socialiste e democratiche varate dal padre e non hanno mai dimenticato le ingerenze euro-statunitensi che hanno destabilizzato e distrutto il loro Paese.

Saif Ghaddafi ha spesso inoltre ricordato come le idee del padre (grande estimatore di Rousseau e degli anarchici Proudhon e Bakunin), contenute nel “Libro Verde, ”, abbiano conquistato l'Occidente, come ad esempio l'uso dei referendum popolari e l'azionariato popolare delle imprese.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 4 luglio 2019

Libia nel caos. Saif Gheddafi una possibile alternativa laica e democratica ? Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

La Libia è sempre più il caos.
Non ultimo l'attacco aereo al centro migranti - con 60 morti e 130 feriti – effettuato dalle forze del generale Khalifa Haftar sostenuto da Francia e Emirati Arabi.
Un vero e proprio crimine di guerra al quale l'Unione Europea – di cui la Francia è parte integrante – assiste silente.
L'ennesimo crimine in Libia perpetrato dopo la barbara uccisione del Rais Mu'Ammar Gheddafi, leader della Jamahiriya, ovvero la Repubblica Popolare e Socialista di Libia, ad opera dei ribelli fiancheggiati dalla NATO.
Da allora, la Libia è nel caos e a poco è servita la carta diplomatica giocata recentemente dal governo Serraj, sotto l'egida ONU, per tentare di porre fine alla guerra con Haftar.
In tutto ciò, a raccogliere le simpatie di gran parte del popolo libico, il secondogenito del Rais Gheddafi, Saif al Islam Gheddafi, il quale – nel 2016 - ha fondato il “Fronte popolare per la liberazione della Libia”, di ispirazione socialista araba, con il quale ha più volte dichiarato di volersi presentare alle elezioni presidenziali, semmai ci saranno.
Scopo di Saif, quello di “liberare il territorio dal controllo delle organizzazioni terroristiche e dagli stranieri” e si propone di lavorare per costruire uno stato nazionale sovrano, laico e indipendente.
In un comunicato del marzo 2018, anche il Presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, aveva peraltro espresso stima nei confronti di Saif Gheddafi, scrivendo “Solo Saif Gheddafi ha il potere di rilanciare il settore dell’Oil & Gas in Libia. Per diversi anni sino ad oggi, l’industria petrolifera libica è rimasta bloccata. Questa situazione ha causato ingenti danni e perdite per le aziende sull’intera scala internazionale. Questa continua crisi Libica sta creando l’impossibilità effettiva per le aziende del nostro settore di operare, risultando un danno ed una perdita riguardo milioni di barili di petrolio tra le numerose aziende libiche e per il settore petrolifero internazionale. E’ con vero piacere che recepiamo la candidatura di Saif Gheddafi per le Elezioni presidenziali in Libia del 2018 e siamo fiduciosi che il futuro dell’Oil and Gas nel territorio potrà avere una nuova stabilità in tutta la nostra industria”.
Al momento, purtuttavia, di elezioni democratiche nemmeno l'ombra e per il popolo libico il dramma è più che evidente.

Luca Bagatin