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venerdì 9 febbraio 2024

Il web e la comunicazione (televisiva) e digitale oggi. Articolo di Luca Bagatin

Il mondo di oggi corre veloce. Si dirà che è una banalità, che è sempre andata così.

Il fatto è che corre a una velocità sbagliata o, meglio, squilibrata.

Molti delle mia generazione, che ha ormai superato i quarant'anni da qualche tempo, sono stati i cosiddetti “pionieri” del web, del mondo dei blog, in particolare, quando ancora non esistevano i “social”.

Quando in internet ci bazzicavamo in pochi, sul finire degli Anni '90 e i primi anni 2000.

Quando non c'erano regole né filtri, c'era più libertà, anche di opinione e allo stesso tempo c'erano meno pericoli di oggi.

Quali pericoli? Il pericolo delle truffe online, ma anche delle manipolazioni operate dall'intelligenza artificiale e dagli operatori della pubblicità commerciale, spesso ingannevole, oppure delle notizie create ad arte per aumentare i cosiddetti “click”.

Del resto è notizia recente che le ricerche sul motore di ricerca Google sono drammaticamente peggiorate a causa della cosiddetta spazzatura SEO, proprio perché molti vogliono fare incetta di “click”, per monetizzate con il marketing, facendo apparire, però, contenuti con una pessima qualità del testo.

Sul web, vent'anni fa, ci divertivamo a sperimentare.

Non eravamo bombardati da fastidiosissima pubblicità commerciale, per leggere un sito o per guardare un video su YouTube.

Scrivevamo pensieri, barzellette, riflessioni. I primi articoli seri ho iniziato a scriverli così. E all'epoca – quando creai il mio primo blog (che arrivò, negli anni, persino a superare il milione di visite) - scrivevo da un bar, non disponendo di una connessione casalinga.

E soprattutto non pensavamo a “monetizzare”. Non volevamo guadagnare da ciò che facevamo. Anzi, non volevamo nemmeno la pubblicità sui nostri blog, se possibile.

Molti di noi, fra cui il sottoscritto, la pubblicità sui propri siti/blog, non l'hanno voluta nemmeno dopo.

Perché la banalizzazione dei contenuti, ovvero l'abbassare il proprio pensiero alle necessità commerciali, significherà anche guadagnare dei soldini, ma significa anche perdere in termini di qualità e in termini di onestà intellettuale.

Tutto questo discorso mi è tornato alla mente riflettendo su un paio di cose almeno.

La prima è il Festival di Sanremo, che ho sempre visto come la sagra della noia mortale (tanto quanto i talk show) e della banalità.

Perché? Perché, appunto, i contenuti, sono fatti ad arte per far parlare del programma, a scopo commerciale. Non per approfondire il contenuto (che potrebbe essere anche il contenuto di una canzone!). La canzone, ovvero il festival della canzone, diviene così un pretesto per costruirci, attorno, ben altro.

E' un po' come la politica degli ultimi trent'anni in Europa, che si è completamente americanizzata (e la bassa, se non addirittura bassissima, qualità del personale politico – di maggioranze e opposizioni - si vede eccome!).

I contenuti non esistono. Esiste la ricerca della rissa, del pettegolezzo, dello scontro vuoto e pretestuoso. Della spettacolarizzazione, insomma. Lo slogan e la promessa per attirare voti. Poco importa se, quello che viene detto, non è fattibile o contraddice ciò che si era detto prima.

Mi chiedo quanti ci riflettano, su questo.

Sono convinto meno dell'1% della popolazione. Ma non perché “la gente non ha tempo”, ma perché molti spesso, amano inconsapevolmente o meno, essere ingannati, manipolati, usati. Deformati attraverso un'informazione banale e pre-confezionata, anziché adeguatamente formati attraverso l'approfondimento.

L'approfondimento, infatti, richiede fatica, pazienza, tempo, capacità di mettere in discussione OGNI punto di vista. A iniziare dal proprio.

E' l'esatto opposto della mediaticità della televisione, del web e di quella negazione dell'arte e dell'intelligenza umana chiamata “pubblicità”, sia essa commerciale o politica (ormai sono la stessa cosa, potremmo dire).

Riflettevo sul fatto che a Adriano Celentano non hanno mai fatto condurre un Festival di Sanremo, ed è un peccato.

Perché lui avrebbe sovvertito tutte le regole del gioco televisivo, come ha sempre fatto.

Avrebbe fatto lunghi monologhi su tematiche serie, attuali e concrete, scandalizzando il pubblico, come ha sempre fatto nei suoi programmi (pagando anche di persona).

Allo stesso tempo, probabilmente, si sarebbe sottratto alle domande dei giornalisti e avrebbe disertato quelle inutili conferenze stampa.

Avrebbe avuto pochi ascolti? Meglio ancora!

Sarebbe stato un vero successo! Anzi, il vero successo.

Un punto di partenza per rimettere in discussione il modo di fare televisione, informazione, cultura ai tempi d'oggi.

Celentano sarà sempre un grande artista internazionale, proprio perché capace di USARE il mezzo televisivo e non essere usato dallo stesso.

Ed è la stessa ragione per la quale non esistono più politici seri e degni di questo nome. Alchimisti dello spirito e quindi dell'arte politica, capaci di USARE la politica per il bene della collettività. E non viceversa, come avviene da tempo, ove sono usati tanto da poteri esterni, quanto condizionati da un'opinione pubblica priva di ogni tipo di formazione, ma imbottita di vuota informazione e delle sciocchezze che vengono partorite ormai da ogni dove, ad uso e consumo della pubblicità commerciale e delle mode.

L'altro aspetto sul quale riflettevo è il pericolo dell'intelligenza artificiale. Un'IA che è addirittura in grado di creare, partendo da zero, modelle, attori, cantanti, sostituire i doppiatori e persino gli scrittori!

L'avvento della follia delle macchine contro l'intelligenza umana è già fra noi, purtroppo.

Non si tratta di essere neo-luddisti, ma di riflettere sui profondi squilibri che ha causato e sta causando gran parte della tecnologia legata al web.

Pensiamo a come i “social” abbiano persino condizionato il modo di vivere delle persone. Che si parlano sempre meno, sono sempre più nervose e rese “folli” da pseudo-confronti che avvengono in rete.

Certamente i “social” sono un pericolo per la salute mentale, ma la colpa è della collettività intera e persino di quei genitori che permettono ai loro figli minorenni di fare uso dello smartphone. Ansia, stress, depressione, riduzione dell'autostima, alcuni dei sintomi che recenti studi hanno rilevato essere associati all'uso massiccio dei “social”, nuova droga moderna, in quanto in grado di dare inconsapevole assuefazione.

Ora, spero di non risultare bacchettone, ma le riflessioni che ho voluto mettere, nero su bianco, derivano proprio dalla mia esperienza ventennale nel settore, sia del web che videoludico e nella mia osservazione di quanto le nuove tecnologie e quelle a venire possano garantire più squilibri (in termini di salute mentale; di perdita di posti di lavoro; di perdita della volontà di molte persone di voler cercare un lavoro, in quanto ormai assuefatte dalle macchine; di dipendenza fisica o addirittura psicologica dalle macchine...) che benefici. Benefici che sono sicuramente immediati, ma, come ogni cosa immediata, destinata a finire molto presto, lasciando un forte amaro in bocca.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 30 marzo 2022

Con Adriano Celentano Presidente della Repubblica, l'Italia avrebbe ripudiato la guerra e fatto trionfare l'amore

Con Adriano Celentano Presidente della Repubblica, molto probabilmente, l'Italia sarebbe stata fuori da ogni conflitto e non avrebbe mai aumentato le spese militari.

Nessuno, come sempre, ascolta il linguaggio dell'amore e della pace. Ma sempre quello della realpolitik intrisa di odio, potere e insensatezza.
Di seguito il mio articolo del 15 dicembre scorso, in merito.

L. B. 
 

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin del 15 dicembre 2021

 
Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 11 marzo 2022

Il potere è l'opposto della democrazia. Articolo di Luca Bagatin

Penso che mai come oggi dovremmo capire che non ci dovrebbero essere MAI PIÙ governi né Stati.

Che i politici (a qualsiasi livello) sono dannosi e sono pericolosi e che non dovremmo MAI PIÙ andare a votare e nessuno dovrebbe MAI PIÙ candidarsi ed essere eletto a cariche pubbliche.

Perché il Potere corrompe le menti ed è pericoloso.

Perché il Potere è l'opposto della democrazia. E la democrazia, nel senso più puro del termine, è autogestione diretta delle persone. Libere da ogni sovrastruttura.

Il Potere (politico, economico e mediatico) è unicamente al servizio dell'egoismo e del capitalismo.

Solo una realtà egualitaria, socialista, basata sul libero scambio, sul baratto, la condivisione, la democrazia diretta, la comunione con la Natura e i suoi esseri e la fratellanza può reggere.

E per costruire una realtà di questo tipo occorre sradicare l'egoismo e la violenza che infetta i nostri cuori. Sin da quando veniamo al mondo e veniamo (mal)educati dalla società. Perché egosimo e violenza sono aspetti che generano divisione, odio, paura. E rafforzano il Potere.

Personalmente lo sostengo da anni, ci ho scritto articoli e libri e mi sono ormai quasi stancato di ripeterlo.

Penso che mai come oggi, il testo della canzone scritta dal filosofo Manlio Sgalambro e da Franco Battiato, con la collaborazione di Nicola Piovani e cantata da Adriano Celentano, intitolata “Facciamo finta che sia vero” (ascoltatela e soprattutto portatela nella vostra coscienza), sia attuale.

E non è retorica e non è buonismo, ma è semmai buonsenso e razionalità.

Un buonsenso e una razionalità che sembrano essere assenti. Come se la Storia (letta o compresa solo a metà o a convenienza), che poi sono le storie di tutti i giorni, che viviamo e che purtroppo viviamo non sempre bene (siamo tutti sfruttati da un comune sistema economico capitalista iniquo; le violenze domestiche sono all'ordine del giorno; lo sballo facile e le baby gang dilagano e così via), non ci insegnassero niente.

Siamo sordi. Assenti. Tutti a pensare al proprio portafoglio. A odiare gli altri perché vengono da un Paese diverso o hanno una cultura diversa o un modo di pensare diverso.

Questa non è retorica, ma sono i fondamenti di una civiltà che è affondata. Ma non oggi.

Una civiltà che sembra nata affondata.

E che cosa ci resta?

Ormai non ci resta nemmeno più l'arte e la cultura, se oggi l'arte e la cultura vengono bandite o criticate (persino dall'alto) perché provengono da un Paese che certi potenti hanno deciso che è diventato “nemico”.

Tutti i popoli, tutte le arti, tutte le culture e le genti devono essere nostre sorelle e fratelli.

Sono i potenti che dovrebbero essere banditi. Perché sono dei banditi.

E nessun Paese dovrebbe essere sanzionato. Perché ogni popolo è nostro fratello. Sempre.

Questo è buonsenso, logica, crescita interiore e esteriore.

E' così difficile da capire?

Sembra di sì.

Prevale la logica del Potere. Politico, economico e mediatico.

E allora non ci rimane niente.

NIENTE.

Saremo pronti, un giorno (chissà se e quando), a sovvertire tutto, iniziando da noi stessi?

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogpot.it

FACCIAMO FINTA CHE SIA VERO

Autori: Sgalambro/Battiato/Piovani

Cantata da Adriano Celentano

Facciamo finta che sia vero quello che vi dico
Ma è giusto essere per forza governati
Siamo nelle mani del peggiore stile di vita
Nelle mani di insensati governanti
Che si danno il turno
Mentre navighiamo senza più comando
In preda alla tempesta
Quando ero giovane ho visto altri mondi
Un'altra razza di esseri umani
Volavano corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Stavamo bene

Sveglia, svegliamoci
Dormienti in stato di sonno perenne
I servi del potere si vendono per quattro soldi
Pappagalli ammaestrati
Che ripetono ossessivamente
Sempre le stesse irresponsabili bugie
Dobbiamo risvegliare adesso le coscienze
Adesso forse è troppo tardi

Com'era bella negli anni sessanta
Milano sotto una luce dorata
Vedevo corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo

Milano sotto una luce
Volavano corpi di arcobaleni nel cielo


mercoledì 2 marzo 2022

No alle guerre e alle sanzioni! Sì all'Amore (alla Bellezza, alla Fratellanza) e alla Libertà!

"Le persone, i bambini, i vecchi, hanno ognuno una propria bellezza, ma credo che la mancanza del bello intorno a noi provochi imbruttimento in generale. Inseguo questi temi che per me sono diventati un'unica canzone, che continuo a riproporre"

(Adriano Celentano)

"Non è che danneggiando il popolo russo danneggiate Putin o difendete le ragioni della pace, eh!
Le sanzioni sono un atto antidemocratico e incivile.
Un atto barbarico, contro l'umanità.
Sempre.
La democrazia la fanno i popoli.
Liberi dalle guerre, dalle sanzioni e dai governi"
 
(Luca Bagatin) 

“I Governanti sono generalmente cattivi, perchè d’origine pessima e per lo più ladra. Essi, con poche eccezioni, hanno le radici del loro albero genealogico nel letamaio della violenza e del delitto”
 
(Giuseppe Garibaldi)

"Quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, allora vi accorgerete che non potete mangiare denaro"
 
(Adriano Celentano)

lunedì 28 febbraio 2022

L'attualissimo discorso di Adriano Celentano tratto dal film "Joan Lui" (1985)

 

"Cercherò di esprimermi con parole semplici: il mondo è un un insieme di corporazioni, che formano tutt'intorno alla crosta terrestre come un... uno spessore di merda, stratificato su tutte le nazioni; e questa merda l'avete messa voi! Da principio avete formato i partiti, ognuno sotto un nome altamente ideologico, altrimenti come si potevano imbrogliare i popoli? "Dobbiamo essere tutti uguali" dice qualcuno di questi partiti, "nessuno deve essere inferiore all'altro; solo così non ci saranno più poveri". Ma se nessuno è inferiore vuol dire che non ci sarà mai uno superiore, quindi dobbiamo essere tutti alti uguali, tutti grassi uguali, tutti con gli occhi celesti o con gli occhi castani.

In questo caso cosa dovremmo fare per ottenere la famosa uguaglianza? Tagliare le gambe al gigante e attaccarle al nano? (Rivolto ad un nano) Tu te la sentiresti di andare in giro con le sue gambe? No, non te la sentiresti perché ti deriderebbero e tutti direbbero: "Và quel gigante lì, che nano che è!!"
Perciò è una ipocrisia quella dei partiti quando dicono che vogliono eliminare i poveri; certo, loro vogliono eliminarli, e infatti i russi e gli americani è questo che stanno studiando, stanno vedendo se possono eliminarli in un colpo solo.

Allora voi mi direte: "La colpa è tutta dei partiti"... No amici, la colpa è solo vostra! I partiti all'inizio sono tutti in buona fede, perché nascono sotto la spinta di un purificante momento di chiarezza, che poi svanisce col subentrare di uomini sbagliati chiamati ad amministrare questi partiti. Ma dove sono questi uomini sbagliati? In mezzo a voi sono questi uomini sbagliati, in mezzo a voi del popolo e voi non li riconoscete, anzi vi confondete con loro perché voi per primi siete dei criminali e dei disonesti e non avete voglia di lavorare e volete il divertimento facile e incolpate i vostri capi che vi governano pur sapendo che in loro si rispecchia la vostra criminalità e il vostro modo di essere! Il capo di un popolo è come il titolo di un libro nel quale è racchiuso il significato di tutte le sue pagine. Per cui se io ho un libro fatto di pagine bianche dove su ogni pagina non c'è scritto niente, il titolo giusto sarà "NIENTE", perché solo con un titolo del genere è possibile rappresentare il significato di quelle pagine, perché non c'è scritto niente! Quindi, se i vostri capi che vi governano saranno dei criminali non saranno altro che i rappresentanti di una espressione criminale radicata nel popolo!

Voi adesso siete lì, uno dopo l'altro, e dalle vostre case mi state ascoltando e mi guardate come uno che ha la fortuna di recitare davanti a tanta gente e, lo so, invidiate il posto che occupo, senza badare al senso delle parole che da questo posto vi sto dicendo. Ma sappiate che non me ne frega proprio niente della vostra ammirazione e dell'impalcatura che secondo voi mi avete costruito! Non me ne frega niente di avere dei seguaci i quali reputo disonesti! Voi li avete scelti con meticolosa attenzione i vostri leader, obbligandoli a pensare come voi, e quando non la pensavano come voi li avete uccisi come avete ucciso CRISTO!! E lo uccidereste ancora se lui fosse qui, anche per molto meno di trenta denari...." 
 

lunedì 7 febbraio 2022

(solo) Gli artisti cambieranno il mondo!

"Gli artisti, secondo me, sono i veri artefici del cambiamento e non i legislatori politici"
 (William Burroughs)
 
"Una società rinnovata può nascere solo dal Caos.
Dal dis-ordine.
Dal superamento dell'ordine.
Dall'arte creativa.
Dalla Magia dell'Eros.
Dal superamento di Stati e mercati.
Dalla rinascita dello Spirito e dalla ricerca del Divino nel tutto.
L'Amore è l'unica Legge.
Il resto è paranoia e malattia mentale umana e terrena.
La latrina della materia, dell'ego, del danaro, dovrà lasciare spazio al Regno angelico del cuore.
Contro al dittatura della ragione e dell'ordine prostituito"
(Luca Bagatin)

"L'America è una nazione in bancarotta che è in guerra con tutti, tranne tre o quattro Paesi nel mondo, e tre di questi non contano"
(Hunter S. Thompson)
 
"Una casa senza libri è come una pornostar senza vagina"
(Andrea G. Pinketts) 
 
"Il mondo è diventato una stanza rumorosa, il silenzio è il luogo magico in cui si realizza il processo creativo"
(David Lynch)
 
"I giovani sono spesso pigri e non vogliono lavorare. Beh, hanno ragione. 
Più tardi saranno pressati e costretti. Ma avevano ragione. 
Cosa c'è di bello nel lavoro e perché andarne fieri? 
"Io lavoro, pago le tasse..." - è così che obbediscono per tutta la vita. 
A me personalmente piace solo scrivere, e nemmeno sempre. In generale, preferisco non fare niente. 
Cibo per riflettere. Le poesie di qualcuno da ricordare. 
Sdraiato al sole. 
C'è carne. Vino da bere. 
Fare l'amore o fare la rivoluzione. 
E scrivere, a volte"  
(Eduard Limonov)
 
"Quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, allora vi accorgerete che non potete mangiare denaro"
(Adrian) 

sabato 29 gennaio 2022

Il nostro candidato Presidente della Repubblica (d'Amore e Libertà) rimane Adriano Celentano


"La solitudine dell'uomo
vive
vive nel marcio
di quelle bustarelle comunali
che concepiscono
quartieri giù infettati
ma per cambiare un po' ci costa
ma per cambiare un po' ci costa
Fino a quando noi
non ci saremo liberati
ma per cambiare un po' ci costa
da una globalità
che ama giocare
coi nostri guai
Gli Stati invocano la crescita
ma l'unica via contro lo Spread
per una sana e angelica
economia:
è la decrescita
Senza abbassare lo stipendio
di chi non ci arriva
alla fine del mese
rinunciando a qualcosa
per primi, gli indistriali
Se non lo faranno
i padroni ricchi falliranno
è inutile poi andar in Cina
in cerca di un nuovo profitto
E' solo questione di tempo
verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
e... dopo la seconda guerra mondiale
ci fu il grande Boom economico
Le macerie riunirono la gente
Come in un solo corpo nell'amor patrio
Ma oggi non è poi tanto diverso
Siamo vittime di un crollo economico mondiale
Ma l'unico Boom che ci potrà salvare
è solo il Boom
il Boom della bellezza
E allora l'Italia sarà bella come una volta
senza più nessuno che vuole dividerla...
spaccarla, invocare la secessione...
E la gente sarà felice perché avrà qualcosa da AMARE
qualcosa che è dentro il proprio DNA... la BELLEZZA
La bellezza di un'Italia UNITA, dell'ambiente,
di come sono fatte le case, la bellezza della gente che si
incontra nelle PIAZZE,
nei BAR, nei piccoli NEGOZI.
La bellezza delle cose fatte a misura d'uomo dove la corruzione
e la violenza non possono attecchire, perché sarebbero
troppo esposte.
Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita
e ci tiene saldamente attaccati alla VERITA'
poiché nasce dalla VERITA' e non ci permette di fare
cose di cui vergognarsi,
perché la bellezza è ovunque: nell'uomo, nelle donne,
nei vecchi, nei bambini, nelle PIETRE.
Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo
dopo il famoso Boom economico...
l'hanno mezza massacrata...
Ma noi possiamo ricominciare,
e fare le cose da capo,
perché lei è lì
è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi"
 

Il processo alla Democrazia Cristiana di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, nell'agosto 1975, sul più grande quotidiano italiano, "Il Corriere della Sera", pubblicò un lungo articolo nel quale inchiodò alle sue responsabilità politiche, morali, civili, il partito di governo, la DC.

Un vero e proprio processo al partito di potere che a lungo (mal)governò l'Italia.
Pasolini fu ucciso nel novembre 1975.
Non si seppero mai i veri colpevoli.
L'Italia non ha mai fatto i conti con la DC, che ne rappresenta la coscienza più ipocrita e nera. Come nero fu quel fascismo, denunciato da Pasolini, del quale la DC fu la continuatrice.
 
L.B. 
 

[pubblicato nel “Corriere della Sera” del 24 agosto 1975] (tratto da: http://www.asiablog.it/2007/07/29/pasolini-processo-alla-democrazia-cristiana/)
 
Il processo

Dunque: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la CIA, uso illecito di enti, come il SID, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di punirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità. questa, aggravata dalla sua totale inconsapevolezza), responsabilità della condizione, come si usa dire, paurosa delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono «selvaggio» delle campagne, responsabilità dell’esplosione «selvaggia» della cultura di massa e dei mass media, responsabilità della stupidità delittuosa della televisione, responsabilità del decadimento della Chiesa, e infine, oltre a tutto il resto, magari anche distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori. […]
L’immagine di Andreotti o Fanfani, di Gava o Restivo, ammanettati tra i carabinieri, sia un’immagine metaforica. Il loro processo sia una metafora. Al fine di rendere il mio discorso comico oltre che sublime (come ogni monologo!), e soprattutto didascalicamente molto più chiaro.
Cosa verrebbe rivelato alla coscienza dei cittadini italiani da tale Processo (oltre, si intende, alla fondatezza dei reati più sopra enunciati secondo una terminologia etica se non giuridica)?
Verrebbe rivelato ai cittadini italiani qualcosa di essenziale per la loro esistenza, cioè questo: i potenti democristiani che ci hanno governato negli ultimi dieci anni non hanno capito che si era storicamente esaurita la forma di potere che essi avevano servilmente servito nei vent’anni precedenti (traendone peraltro tutti i possibili profitti) e che la nuova forma di potere non sapeva più (e non sa) che cosa farsene di loro.
Questa «millenaristica» verità è dunque essenziale per capire (al di là del Processo e delle sue condanne penali) che è finita l’epoca, appunto millenaria, di un «certo» potere ed è cominciata l’epoca di un certo «altro» potere.
Ma soltanto un Processo potrebbe dare a questa astratta affermazione i caratteri di una verità storica inconfutabile, tale da determinare nel paese una nuova volontà politica.
Una volta condannati i nostri potenti democristiani (alla fucilazione, all’ergastolo, all’ammenda di una lira, cosa di cui qualsiasi cittadino infine si accontenterebbe) ogni confusione dovuta a una falsa e artificiale continuità del potere democristiano verrebbe vanificata. L’interruzione drammatica di tale continuità renderebbe al contrario chiaro a tutti non solo che un gruppo di corrotti, di inetti, di incapaci è stato democraticamente tolto di mezzo, ma soprattutto (ripeto) che un’epoca è finita e ne deve cominciare un’altra.
Se invece questi potenti resteranno ai loro posti di potere – magari scambiandoseli un’ennesima volta –, se cioè la Dc, e con essa, quindi, il paese, opteranno per la continuità, più o meno drammatizzata, non sarà mai chiaro, per esempio, il fatto che gli italiani oggi sono laici almeno nella misura in cui fino a ieri erano cattolici, oppure che i valori dello sviluppo economico hanno dissolto tutti i possibili valori delle economie precedenti (insieme a quelli specificatamente ideologici e religiosi), oppure ancora che il nuovo potere ha bisogno di un nuovo tipo di uomo.
Ora (o almeno così sembra a un intellettuale solo in mezzo a un bosco) gli osservatori politici italiani insistono colpevolmente a optare, in fondo, per la continuità democristiana: per adesso anche i comunisti. Gli osservatori borghesi indicano settorialmente, nel campo economico (e non dell’economia politica!!), le possibili soluzioni di quella che essi chiamano crisi; gli osservatori comunisti – insieme a tale indicazione, naturalmente più radicale e pur accettando come buone le intenzioni dei democristiani demandati alla continuità – lamentano il persistente anticomunismo.
Ma che senso ha pretendere o sperare qualcosa da parte dei democristiani? O addirittura chiedere loro qualcosa?
Non si può non solo governare, ma nemmeno amministrare senza dei principi. E il partito democristiano non ha mai avuto dei principi. Li ha identificati, e brutalmente, con quelli morali e religiosi della Chiesa in grazia della quale deteneva il potere. Una massa ignorante (e lo dico col più grande amore per questa massa) e una oligarchia di volgari demagoghi dalla fame insaziabile, non possono costituire un partito con un’anima. Ciò l’abbiamo sempre saputo, e l’abbiamo anche sempre detto: ma non l’abbiamo saputo e detto fino in fondo: per una ragione molto semplice: perché la Chiesa cattolica era una realtà, e la maggioranza degli italiani erano cattolici. […]
Torniamo dunque al nostro Processo (metaforico): ma stavolta in relazione e in funzione della politica del Pci (o di un Psi ipoteticamente rinnovato da una sua «rivoluzione culturale»), che è l’unica che importa. Se, invece di fingere di accontentarsi delle parole dei «galantuomini della continuità», i comunisti e i socialisti decidessero di spezzare tale continuità intentando un Processo penale a Andreotti e a Fanfani, a Gava e a Restivo ecc. ecc., che cosa metterebbero in chiaro una volta per sempre di fronte alla propria coscienza? Una serie di fatti banali che portano a un fatto essenziale, e cioè:
Primo fatto banale: si presenterebbe, in tutta la sua estensione e profondità, ma anche in tutto il suo definitivo anacronismo, il quadro clerico-fascista in cui il malgoverno democristiano ha potuto essere attuato attraverso una serie di reati classici. Reati dunque non reati, in quanto consustanziali alla realtà del paese, e quindi (come quelli mussoliniani) perpetrati in fondo nel suo ambito e col suo consenso. Durante i primi venti anni del regime democristiano, si è governato un popolo storicamente incapace di dissentire: esattamente come durante il ventennio fascista, come durante l’Ottocento pontificio o borbonico, e addirittura come durante i secoli feudali.

Nel palazzo

Secondo fatto banale: la qualificazione di «antifascista» (di cui insistono a gratificarsi uomini anche autorevoli di sinistra, che in questo non si distinguono affatto dai democristiani) diventa una sinonimia assurda, anzi, ridicola, di antiborbonico o antifeudale…
Terzo fatto banale: un paese non più clerico-fascista, e cioè un popolo non più religioso, non può non ripercuotere la propria realtà nel «Palazzo», vanificandone i codici e rendendo le manovre dei potenti degli automatismi pazzi (di cui son complici anche gli oppositori).
Fatto essenziale: ciò che al contrario il Processo renderebbe chiaro – folgorante, definitivo – è che il contesto in cui governare non è più quello clerico-fascista, e che proprio nel non aver capito questo consiste il vero reato, politico, dei democristiani. Il Processo renderebbe chiaro – folgorante, definitivo – che governare e amministrare bene non significa più governare e amministrare bene in relazione al vecchio potere, bensì in relazione al nuovo potere.
Per esempio: i beni superflui in quantità enorme, ecco qualcosa di assolutamente nuovo rispetto a tutta la storia italiana, fatta di puro pane e miseria. Aver governato male significa dunque non aver saputo far sì che i beni superflui fossero un fatto (come oggettivamente dovrebbe essere) positivo: ma che, al contrario, fossero un fatto corruttore, di selvaggia distruzione di valori, di deterioramento antropologico, ecologico, civile.
Altro esempio: la democratizzazione derivante dal consumo estremamente esteso dei beni (compresi, perché no?, i beni superflui), ecco un’altra grande novità. Ebbene, l’aver governato male significa non aver fatto sì che tale democratizzazione fosse reale, viva: ma che, al contrario, fosse un orribile appiattimento o un decentramento puramente enfatico (gestito in genere da illusi progressisti).
Altro esempio ancora: la tolleranza, che il nuovo potere ha elargito, per delle sue buone ragioni, è anch’essa una grande novità. L’aver governato male – ancora una volta consiste nel non aver fatto di tale tolleranza una conquista, ma di averla trasformata nella peggiore intolleranza reale che si sia mai vista (ossia la tolleranza di una maggioranza, resa sconfinata dalla sua nuova «qualità» di «massa», che tollera, in realtà, solo le infrazioni che fanno comodo a lei stessa).
Quindi, nella mia ansia didascalica, insisto: governare bene o amministrare bene non significa più affatto governare bene o amministrare bene rispetto al governare male o all’amministrare male clerico-fascista (e quindi democristiano). La moralità politica non consiste più nel confrontarsi con l’immoralità clerico-fascista e magari col debellarla: cosa che i democristiani, in quanto cristiani, hanno sempre detto, a parole, di voler fare. Di conseguenza, se i comunisti – nelle giunte amministrative regionali, provinciali e comunali – si limitassero ad attenersi a una simile moralità politica, essi altro non sarebbero che i veri democristiani.
Ma – e questo è il punto – anche facendo dei beni superflui, della democratizzazione consumistica e della falsa tolleranza, qualcosa di avanzato, di vivo, di reale – anche in tal caso – i comunisti altro non sarebbero che i veri democristiani. Perché? Perché beni superflui, democratizzazione consumistica, tolleranza sono fenomeni che caratterizzano il nuovo potere (il nuovo modo di produzione) e tale nuovo potere (tale nuovo modo di produzione) è capitalistico.
Bologna è in realtà un esempio di come avrebbe dovuto essere amministrata dai democristiani una città.
Ma è a questo punto che si ha il «risvolto» del mio presente scritto (reso evidentemente romanzesco dalla presenza di un Processo…).
Il «risvolto» consiste in questo: la continuità democristiana, voluta in realtà da tutti indistintamente – in barba alla terribile «crisi», da tutti, altrettanto indistintamente, recepita e drammatizzata – in realtà non è possibile […]

Pier Paolo Pasolini

martedì 25 gennaio 2022

Il nostro Presidente della Repubblica (d'Amore e Libertà): Adrian -Adriano Celentano

"Io sono, disse la vita quando nacque in un’esplosione di bellezza. Io sono, dissero la donna e l’uomo e nessuno prevaleva sull’altro perché io voleva dire noi. Noi siamo la vita. Poi l’uomo disse io ho, e nacque l’infelicità" 

(Adrian)

"Solo l'Amore ci può salvare"
(Adrian) 

"Come faccio girare le palle io, non le fa girare nessuno"
(Adrian)

"Sono qui,
ti aspetto qui
oltre il buio mi vedrai.
Saprò difenderti
proteggerti
e non stancarmi mai"
(Adrian) 
 

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin del 15 dicembre 2021

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

http://amoreeliberta.blogspot.com/2021/12/adriano-celentano-presidente-della.html

 
 Facciamo finta che sia vero
(cantata da Adriano Celentano, testi del filosofo Manlio Sgalambro e Franco Battiato, musica di Nicola Piovani)

Facciamo finta che sia vero quello che vi dico
Ma è giusto essere per forza governati
Siamo nelle mani del peggiore stile di vita
Nelle mani di insensati governanti
Che si danno il turno
Mentre navighiamo senza più comando
In preda alla tempesta
Quando ero giovane ho visto altri mondi
Un'altra razza di esseri umani
Volavano corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Stavamo bene
Sveglia, svegliamoci
Dormienti in stato di sonno perenne
I servi del potere si vendono per quattro soldi
Pappagalli ammaestrati
Che ripetono ossessivamente
Sempre le stesse irresponsabili bugie
Dobbiamo risvegliare adesso le coscienze
Adesso forse è troppo tardi
Com'era bella negli anni sessanta
Milano sotto una luce dorata
Vedevo corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Milano sotto una luce
Volavano corpi di arcobaleni nel cielo

mercoledì 15 dicembre 2021

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin

 

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 25 luglio 2020

Adriano Celentano Presidente della Repubblica (la nostra proposta - d'Amore e Libertà - per un artista che, da almeno 40 anni, ha capito tutto)



Il MUTO di Adriano Celentano

Se non vuoi che fra di noi
Succeda
una spaccatura
di dimensioni internazionali
NEXTIGORL IUON THE DRAISEN
che significa smettila
di incaponirti
nel volere acquistar
senza soldi
ciò che non puoi
I debiti uccidono
Eccome
Diffida di chi ti vuole vendere
specie quando dicono:
non importa se ora non paghi
basta mettere una firma
sul mutuo
e diventerai un bel padrone del nulla
Aiai lo stress
ci consumerà
ma così non va
ci dobbiamo fermar…
soltanto così
l’Italia si salverà
serve solo un po’ di coraggio
per davvero ricominciare

ONDSTEN
e ridare un volto alle città,
GEI GEIS FORMAN LAV
quartieri e piccoli artigiani
GESCO UAN MI
su per gli antichi selciati
GESCO UAN MI
dove l’arte e la cultura
GESCO UAN MI
affondan le loro radici
GEI GEIS FORMAN LAV
e… se abbiam le scarpe bucate
ONDSTEN
ce li aggiustan per pochi danari

Risorgeranno i calzolai
per ricostruire l’incanto violato
dai condoni edilizi
E i carpentieri che
con animo artistico
riscoprono la bellezza,
il seme di ogni forma di vita
lontani da quei loculi quadrati di cemento
La solitudine dell’uomo
vive
vive nel marcio
di quelle bustarelle comunali
che concepiscono
quartieri già infettati
ma per cambiare un po’ ci costa
risposta
ma per cambiare un po’ ci costa
Fino a quando noi
non ci saremo liberati
ma per cambiare un po’ ci costa
da una globalità
che ama giocare
coi nostri guai
Gli Stati invocano la crescita
ma l’unica via contro lo Spread
IUES
per una sana e angelica
economia:
è la decrescita
GONNEND STIV ENEND DE BASTED
IUES
Senza abbassare lo stipendio
di chi non ci arriva
alla fine del mese
rinunciando a qualcosa
per primi, gli industriali
Se non lo faranno
ONDSTEN
i padroni ricchi falliranno
GEI GEIS FORMAN LAV
è inutile poi andar in Cina
GESCO UAN MI
in cerca di un nuovo profitto
GESCO UAN MI
IUES
E’ solo questione di tempo
GESCO UAN MI
verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
GEI GEIS FORMAN LAV
E… dopo la seconda guerra mondiale
GESCO UAN MI
IUES
ci fu il grande Boom economico

ONDSTEN
Le macerie riunirono la gente
GESCO UAN MI
Come in un solo corpo nell’amor patrio
Ma oggi non è poi tanto diverso
GESCO UAN MI
Siamo vittime di un crollo economico mondiale
ONDSTEN
Ma l’unico Boom che ci potrà salvare
è solo il Boom
il Boom della bellezza

Parlato:
E allora l’Italia sarà bella come una volta
senza più nessuno che vuole dividerla…
spaccarla, invocare la secessione…
E la gente sarà felice perché avrà qualcosa da AMARE
qualcosa che è dentro il proprio DNA… la BELLEZZA
La bellezza di un’Italia UNITA, dell’ambiente,
di come sono fatte le case, la bellezza della gente che si incontra nelle PIAZZE,
nei BAR, nei piccoli NEGOZI.
La bellezza delle cose fatte a misura d’uomo dove la corruzione
e la violenza non possono attecchire, perché sarebbero troppo esposte.
Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita,
e che ci tiene saldamente attaccati alla VERITA’,
poiché nasce dalla VERITA’ e non ci permette di fare cose di cui vergognarsi,
perché la bellezza è ovunque: nell’uomo, nelle donne, nei vecchi, nei bambini, nelle PIETRE.
Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo, dopo il famoso Boom economico…
l’hanno mezza massacrata…
Ma noi possiamo ricominciare,
e fare le cose da capo,
perché lei è lì
è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi.

Vedi anche: 
 https://amoreeliberta.blogspot.com/2019/06/ha-ragione-adriano-celentano-solo.html

http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/01/adrian-solo-lamore-ci-puo-salvare.html 

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/