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mercoledì 30 marzo 2022

Con Adriano Celentano Presidente della Repubblica, l'Italia avrebbe ripudiato la guerra e fatto trionfare l'amore

Con Adriano Celentano Presidente della Repubblica, molto probabilmente, l'Italia sarebbe stata fuori da ogni conflitto e non avrebbe mai aumentato le spese militari.

Nessuno, come sempre, ascolta il linguaggio dell'amore e della pace. Ma sempre quello della realpolitik intrisa di odio, potere e insensatezza.
Di seguito il mio articolo del 15 dicembre scorso, in merito.

L. B. 
 

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin del 15 dicembre 2021

 
Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 7 febbraio 2022

(solo) Gli artisti cambieranno il mondo!

"Gli artisti, secondo me, sono i veri artefici del cambiamento e non i legislatori politici"
 (William Burroughs)
 
"Una società rinnovata può nascere solo dal Caos.
Dal dis-ordine.
Dal superamento dell'ordine.
Dall'arte creativa.
Dalla Magia dell'Eros.
Dal superamento di Stati e mercati.
Dalla rinascita dello Spirito e dalla ricerca del Divino nel tutto.
L'Amore è l'unica Legge.
Il resto è paranoia e malattia mentale umana e terrena.
La latrina della materia, dell'ego, del danaro, dovrà lasciare spazio al Regno angelico del cuore.
Contro al dittatura della ragione e dell'ordine prostituito"
(Luca Bagatin)

"L'America è una nazione in bancarotta che è in guerra con tutti, tranne tre o quattro Paesi nel mondo, e tre di questi non contano"
(Hunter S. Thompson)
 
"Una casa senza libri è come una pornostar senza vagina"
(Andrea G. Pinketts) 
 
"Il mondo è diventato una stanza rumorosa, il silenzio è il luogo magico in cui si realizza il processo creativo"
(David Lynch)
 
"I giovani sono spesso pigri e non vogliono lavorare. Beh, hanno ragione. 
Più tardi saranno pressati e costretti. Ma avevano ragione. 
Cosa c'è di bello nel lavoro e perché andarne fieri? 
"Io lavoro, pago le tasse..." - è così che obbediscono per tutta la vita. 
A me personalmente piace solo scrivere, e nemmeno sempre. In generale, preferisco non fare niente. 
Cibo per riflettere. Le poesie di qualcuno da ricordare. 
Sdraiato al sole. 
C'è carne. Vino da bere. 
Fare l'amore o fare la rivoluzione. 
E scrivere, a volte"  
(Eduard Limonov)
 
"Quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, allora vi accorgerete che non potete mangiare denaro"
(Adrian) 

sabato 29 gennaio 2022

Il nostro candidato Presidente della Repubblica (d'Amore e Libertà) rimane Adriano Celentano


"La solitudine dell'uomo
vive
vive nel marcio
di quelle bustarelle comunali
che concepiscono
quartieri giù infettati
ma per cambiare un po' ci costa
ma per cambiare un po' ci costa
Fino a quando noi
non ci saremo liberati
ma per cambiare un po' ci costa
da una globalità
che ama giocare
coi nostri guai
Gli Stati invocano la crescita
ma l'unica via contro lo Spread
per una sana e angelica
economia:
è la decrescita
Senza abbassare lo stipendio
di chi non ci arriva
alla fine del mese
rinunciando a qualcosa
per primi, gli indistriali
Se non lo faranno
i padroni ricchi falliranno
è inutile poi andar in Cina
in cerca di un nuovo profitto
E' solo questione di tempo
verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
e... dopo la seconda guerra mondiale
ci fu il grande Boom economico
Le macerie riunirono la gente
Come in un solo corpo nell'amor patrio
Ma oggi non è poi tanto diverso
Siamo vittime di un crollo economico mondiale
Ma l'unico Boom che ci potrà salvare
è solo il Boom
il Boom della bellezza
E allora l'Italia sarà bella come una volta
senza più nessuno che vuole dividerla...
spaccarla, invocare la secessione...
E la gente sarà felice perché avrà qualcosa da AMARE
qualcosa che è dentro il proprio DNA... la BELLEZZA
La bellezza di un'Italia UNITA, dell'ambiente,
di come sono fatte le case, la bellezza della gente che si
incontra nelle PIAZZE,
nei BAR, nei piccoli NEGOZI.
La bellezza delle cose fatte a misura d'uomo dove la corruzione
e la violenza non possono attecchire, perché sarebbero
troppo esposte.
Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita
e ci tiene saldamente attaccati alla VERITA'
poiché nasce dalla VERITA' e non ci permette di fare
cose di cui vergognarsi,
perché la bellezza è ovunque: nell'uomo, nelle donne,
nei vecchi, nei bambini, nelle PIETRE.
Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo
dopo il famoso Boom economico...
l'hanno mezza massacrata...
Ma noi possiamo ricominciare,
e fare le cose da capo,
perché lei è lì
è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi"
 

martedì 25 gennaio 2022

Il nostro Presidente della Repubblica (d'Amore e Libertà): Adrian -Adriano Celentano

"Io sono, disse la vita quando nacque in un’esplosione di bellezza. Io sono, dissero la donna e l’uomo e nessuno prevaleva sull’altro perché io voleva dire noi. Noi siamo la vita. Poi l’uomo disse io ho, e nacque l’infelicità" 

(Adrian)

"Solo l'Amore ci può salvare"
(Adrian) 

"Come faccio girare le palle io, non le fa girare nessuno"
(Adrian)

"Sono qui,
ti aspetto qui
oltre il buio mi vedrai.
Saprò difenderti
proteggerti
e non stancarmi mai"
(Adrian) 
 

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin del 15 dicembre 2021

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

http://amoreeliberta.blogspot.com/2021/12/adriano-celentano-presidente-della.html

 
 Facciamo finta che sia vero
(cantata da Adriano Celentano, testi del filosofo Manlio Sgalambro e Franco Battiato, musica di Nicola Piovani)

Facciamo finta che sia vero quello che vi dico
Ma è giusto essere per forza governati
Siamo nelle mani del peggiore stile di vita
Nelle mani di insensati governanti
Che si danno il turno
Mentre navighiamo senza più comando
In preda alla tempesta
Quando ero giovane ho visto altri mondi
Un'altra razza di esseri umani
Volavano corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Stavamo bene
Sveglia, svegliamoci
Dormienti in stato di sonno perenne
I servi del potere si vendono per quattro soldi
Pappagalli ammaestrati
Che ripetono ossessivamente
Sempre le stesse irresponsabili bugie
Dobbiamo risvegliare adesso le coscienze
Adesso forse è troppo tardi
Com'era bella negli anni sessanta
Milano sotto una luce dorata
Vedevo corpi di arcobaleni
Nel cielo, nel cielo
Milano sotto una luce
Volavano corpi di arcobaleni nel cielo

mercoledì 15 dicembre 2021

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin

 

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 8 novembre 2019

Adrian. Una serie seria

II pubblico televisivo, come gli elettori, è abituato a farsi coccolare e prendere per il culo.
Sono convinto da sempre che la massa ami essere presa per il culo (e non necessariamente fisicamente). Ed essere sottomessa. Per questo in pochi seguono e hanno seguito il programma di Adriano Celentano "Adrian".
Perché lui non mente. Può piacere o non piacere, ma non ti coccola e non te le manda a dire. E ti invita a pensare e a non farti più prendere per il culo.
Personalmente, Celentano, lo seguo da anni, anche con occhio critico e non condividendo tutto (ma quasi tutto sì), e lo preferisco ai tanti "intellettuali" alla Saviano o alla Fusaro o ai tanti insopportabili talk show politici che, quando li trasmettono, o quando ci sono loro in TV, mi costringono a cambiare canale.
Capisco che non vi piaccia.
Non siete ancora pronti per essere liberi.

Baglu 



mercoledì 5 giugno 2019

Ha ragione Adriano Celentano: "Solo l'Amore ci può salvare". Non l'economia. Non la politica. Articolo/riflessione di Luca Bagatin



Il video è tratto dal canale ufficiale YouTube di Adriano Celentano: https://www.youtube.com/watch?v=PbEiFO4NVpg

Lo scrissi già in un articolo del 29 gennaio scorso, che è peraltro anche il pezzo che conclude il mio ultimo saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, uscito appena una settimana fa circa (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/).
Scrissi che Adriano Celentano, con la serie tv “Adrian”, sospesa anticipatamente da Canale 5, ha voluto lanciare un messaggio al mondo.
In quella serie, lo abbiamo saputo ieri, vi era una scena profetica, che il Molleggiato ha voluto pubblicare in anteprima sul suo blog e sul suo canale YouTube, dal titolo emblematico: “Un motivo per cui i governi dovrebbero cadere”: https://ilmondodiadriano.it/2019/06/04/motivo-governi-dovrebbero-cadere/
Nel video, una grande nave da crociera attraversa la Giudecca, a Venezia, e si abbatte contro la banchina di Piazza San Marco, distruggendo il Palazzo Ducale.
E' un messaggio profetico, se si pensa a quanto accaduto solo pochi giorni fa, ove una nave da crociera di 275 metri per 65 mila tonnellate di stazza, ha urtato un battello sul canale della Giudecca.
Le navi da crociera, a Venezia, non ci devono stare. L'essere umano, al cospetto della Natura, è un essere insignificante. E non ne è affatto il protagonista, come crede di essere. Come la politica e l'economia promettono di fare. E non ci riescono, perché del tutto inadeguate e in controtendenza rispetto alla Natura e alle sue regole millenarie.
Regole millenarie che l'essere umano ha dimenticato, perché, pretendendo di dominarla, pretendendo di sottometterla, finisce per rimanerne schiacciato. Anche se in realtà, a schiacciarlo, è il suo ego.
Celentano ce lo dice con e nel suo video. Ma ce lo dice da anni, anzi, da molti decenni. Con le sue parole e le sue canzoni. E non è il solo.
E' per questo che, nel mio ultimo saggio, mi sono lasciato ispirare anche dal suo messaggio di Amore e Libertà. Perché, come dice lui: “Solo l'Amore ci può salvare”.
Non la politica. Non l' economia. Solo il cuore umano, se è davvero capace di cambiare, può salvarci e salvarsi.
Oggi sento ancora di persone che vengono violentate e che per questo non riescono più a vivere. Di bambini e anziani maltrattati. Di tutto ciò ho scritto e, sotto il profilo emotivo, mi è costato e mi costa molto ammettere che mai come oggi l'essere umano preferisce contrapporsi all'Amore anziché abbracciarlo.
Forse lo fa per stupidità. In quanto attaccato alla sua mente egoista. Forse lo fa perché non è in grado di superare quella barriera che lo può avvicinare al Divino che è in lui. Perché teme di...capire che la vita non è altro che una illusione fatta di materia. Materia alimentata dal business, dall'economia, dalla religione, dalla politica. Dal Potere. E' un incubo. Un inferno ove l'essere umano è prigioniero della sua mente razionale, che usa spesso nel peggiore dei modi. In modo distruttivo, violento, coercitivo. E così, finisce per spegnere il suo cuore.
Quel cuore che, invece, è in sintonia con la Natura. Perché è parte di essa.

Luca Bagatin

lunedì 4 marzo 2019

Solo l'Amore ci può salvare. Non la politica. Non l'economia. Non l'odio. Non il dolore. Non l'egoismo.

"Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".

H.P. Blavatsky, "La Chiave della Teosofia"



giovedì 21 febbraio 2019

Amore e Libertà, ovvero quando i valori umani e spirituali non sono in vendita. Frasi e citazioni

Io sono, disse la vita quando nacque in un'esplosione di bellezza.
Io sono, dissero la donna e l'uomo e nessuno prevaleva sull'altro perché io voleva dire noi.
Noi siamo la vita.
Poi l'uomo disse io ho, e nacque l'infelicità.

(Adrian, da "Adrian - la serie")


Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

(Karl Marx, da "Miseria della filosofia")

Non sono e non potrei mai sentirmi di sinistra (ciò non significa non essere anticonformista, così come lo fu Kerouac, che infatti era un conservatore).
Sono fondamentalmente un tradizionalista e un conservatore. Mi piace la tranquillità e la stabilità della vita e delle persone. Gli eccessi e i cambiamenti inutili servono solo a mettersi in mostra.
Se sono socialista originario, non materialista, con una visione trascendentale e spirituale della vita (anche dopo la morte), è proprio perché mi piacerebbe che tutti potessero avere una vita stabile e tranquilla.
Senza destabilizzazioni, senza sofferenze o, quantomeno, che queste possano essere limitate il più possibile.

(Luca Bagatin)

"Da tempo i grandi partiti del blocco liberale […] non hanno più altro ideale concreto da proporre
se non la dissoluzione continua e sistematica dei modi di vivere specifici delle classi popolari stesse – e la dissoluzione delle loro ultime conquiste sociali – nel moto perpetuo della crescita globalizzata, sia essa ridipinta di verde o coi colori dello sviluppo sostenibile, della transizione energetica e della rivoluzione digitale"

(Jean-Claude Michéa, da "Il nostro comune nemico")

Il piacere che danno una conversazione animata, un pranzo tra amici, un buon ambiente di lavoro, una città dove ci si sente bene, la partecipazione a questa o quella forma di cultura (professionale, artistica, sportiva ecc.), e più in generale tutte le relazioni con gli altri. La maggioranza di questi “beni”, la cui base per eccellenza è la vita sociale, esistono soltanto se se ne gode insieme. Il “relazionale” è la parte migliore delle gioie (e dei dolori) dell’esistenza. 

(Serge Latouche) 

"Cercherò di esprimermi con parole semplici: il mondo è un ... è un.. un insieme di.. di corporazioni, che formano tutt'intorno alla crosta terrestre come un.. uno spessore di merda, stratificato su tutte le nazioni; e questa merda l'avete messa voi! Da principio avete formato i partiti, ognuno sotto un nome altamente ideologico, altrimenti come si potevano imbrogliare i popoli? "Dobbiamo essere tutti uguali" dice qualcuno di questi partiti, "nessuno deve essere inferiore all'altro; solo così non ci saranno più poveri". Ma se nessuno è inferiore vuol dire che non ci sarà mai uno superiore, quindi dobbiamo essere tutti alti uguali, tutti grassi uguali, tutti con gli occhi celesti o con gli occhi castani. (Rivolto ad un nano in piedi accanto ad uno spilungone) Tu intanto hai già sbagliato posto (risa generali)! In questo caso cosa dovremmo fare per ottenere la famosa uguaglianza? Tagliare le gambe al gigante e attaccarle al nano? (sempre rivolto al nano) Tu te la sentiresti di andare in giro con le sue gambe? No, non te la sentiresti perché ti deriderebbero e tutti direbbero: "Và quel gigante lì, che nano che è!!" (risa generali) Perciò è una ipocrisia quella dei partiti quando dicono che vogliono eliminare i poveri; certo, loro vogliono eliminarli, e infatti i russi e gli americani è questo che stanno studiando, stanno vedendo se possono eliminarli in un colpo solo. Allora voi mi direte: "La colpa è tutta dei partiti"... No amici, la colpa è solo vostra! I partiti all'inizio sono tutti in buona fede, perché nascono sotto la spinta di un purificante momento di chiarezza, che poi svanisce col subentrare di uomini sbagliati chiamati ad amministrare questi partiti. Ma dove sono questi uomini sbagliati? In mezzo a voi sono questi uomini sbagliati, in mezzo a voi del popolo e voi non li riconoscete, anzi vi confondete con loro perché voi per primi siete dei criminali e dei disonesti e non avete voglia di lavorare e volete il divertimento facile e incolpate i vostri capi che vi governano pur sapendo che in loro si rispecchia la vostra criminalità e il vostro modo di essere! Il capo di un popolo è come il titolo di un libro nel quale è racchiuso il significato di tutte le sue pagine. Per cui se io ho un libro fatto di pagine bianche dove su ogni pagina non c'è scritto niente, il titolo giusto sarà "NIENTE", perché solo con un titolo del genere è possibile rappresentare il significato di quelle pagine, perché non c'è scritto niente! Quindi, se i vostri capi che vi governano saranno dei criminali non saranno altro che i rappresentanti di una espressione criminale radicata nel popolo! Voi adesso siete lì, uno dopo l'altro, e dalle vostre case mi state ascoltando e mi guardate come uno che ha la fortuna di recitare davanti a tanta gente e, lo so, invidiate il posto che occupo, senza badare al senso delle parole che da questo posto vi sto dicendo. Ma sappiate che non me ne frega proprio niente della vostra ammirazione e dell'impalcatura che secondo voi mi avete costruito! Non me ne frega niente di avere dei seguaci i quali reputo disonesti! Voi li avete scelti con meticolosa attenzione i vostri leader, obbligandoli a pensare come voi, e quando non la pensavano come voi li avete uccisi come avete ucciso CRISTO!! E lo uccidereste ancora se lui fosse qui, anche per molto meno di trenta denari. BANG, BANG, BANG (Joan Lui viene freddato con tre colpi di pistola)

(Adriano Celentano, dal film "Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì")

venerdì 8 febbraio 2019

"Solo l'Amore ci può salvare". Poesia di Luca Bagatin ad A.

In questo mondo che cade
E decade
Mi rimane un pensiero
Verso di te
Sei l'unica Donna
Che riesco a indentificare con l'Amore.
L'Amore e la Libertà
Di amarti
Senza mai avertelo detto.
Senza mai, forse, nemmeno avertelo fatto capire.
In questo mondo che rende il mio cuore triste
E che comprendo sempre meno
Mi rimane un pensiero
Verso i tuoi occhi
Verdi
Puliti
Fieri
Verso le tue labbra
Rosse
Verso i tuoi capelli
Neri.
Verso il tuo sorriso
Un sorriso a volte triste,
certo, può capitare.
Ma io sono qui.
E non me ne andrò.
Questa volta non più.
In questo mondo sempre più tetro e freddo
Vorrei poterti riscaldare.
Vorrei poter dire
Di sapere ancora amare.

Luca Bagatin

martedì 29 gennaio 2019

"Adrian": solo l'Amore ci può salvare. Articolo di Luca Bagatin

Con la serie evento “Adrian”, Celentano vuole lanciare un messaggio al mondo.
Gli ascolti non gli interessano. Questo i soloni dell'Auditel, forse, non lo hanno capito.
Un messaggio che, forse, come tutti quelli lanciati dagli artisti visionari, viene colto da un ristretto numero di persone. Forse, in questo caso, nemmeno da tutte. Forse solo da due o tre. Forse solo da dieci o da cento o...non importa.
Il Molleggiato presenta un progetto che aveva già in mente da tempo. Forse sin da quel lontano 1985 nel quale scrisse, diresse e interpretò “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un insuccesso di critica e botteghino, ma che rimase un film cult per coloro i quali hanno saputo apprezzarlo.
Anche allora Adriano vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tenta di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata da Pier Paolo Pasolini, l'inascoltato.
Celentano, ancora una volta, con “Adrian”, lo fa – sin dal titolo - in modo autocelebrativo, certo e allora ? Lo fa prendendo a prestito la sua popolarità, il suo carisma, la sua immagine finanche fisica, trasformandola in un essere ultraterreno. In un supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene così una bandiera post-ideologica. La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.
Celentano propone così, in prima serata, su Canale 5, un cartone animato alternativo – magistralmente disegnato da Milo Manara, con musiche di Nicola Piovani - sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.
“Solo l'Amore ci può salvare” è il leitmotiv che accompagna la serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine è rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.
“Solo l'Amore ci può salvare”. Una frase apparentemente banale, ma che dice tutto. Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto. E a dircelo è un cantante di 80 anni, che ha attraversato gli Anni '50 – '60 – '70 – '80 – '90 - '00. Non sarà stato coerente nel suo stile di vita, ma che importa. Celentano è uno che si mette in gioco. Mette in gioco la sua credibilità e lo fa anche a rischio di fare flop negli ascolti. E anche per questo è un mito del nostro tempo.
L'Adrian della serie è un orologiaio che vive in un'Italia dittatoriale tecno-mercantile del futuro che, con una semplice canzone, mette in crisi il sistema.
Adrian vuole sapere. Vuole sapere perché la gente non si ribella di fronte a chi predica bene e razzola male, di fronte ai costruttori di ecomostri, ai corrotti, a chi promuove una crescita economica che non è affatto illimitata. E che distrugge l'ecosistema e le relazioni fra le persone, che diventanto rare e asettiche.
Adrian, l'orologiaio, apre così le menti di molte persone. E ciò infastidisce i piani alti. Il Potere. Quel Potere che vuole rendere tutti felici attraverso il sistema del consumo, della corruzione e lo status quo.
Una favola banale, si dirà ? Qualunquista ? Facile dirlo. Ma è davvero così ? Non è forse la realtà che ci si presenta sotto gli occhi, la quale è molto più semplice rispetto a tanti bei discorsi filosofici che si possono fare ?
Adriano Celentano la presenta attraverso la sua semplicità. La semplicità di un autodidatta, pur non così lontana dalla visione pasoliniana (e non solo, se pensiamo alle analisi che fa il filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa relativamente alla pericolosità dei centri commerciali e del sistema della crescita illimitata). Una semplicità antimoderna, dalla parte delle periferie, dell'ambiente, dei più deboli. E contro il Potere.
Un messaggio per la prima volta trasmesso in tv in prima serata su una rete non certo nota per produrre format di grande qualità. Di questo, chi scrive, è grato ad Adriano Celentano e al suo Clan.

Luca Bagatin