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domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale d'Amore e Libertà! Feliz Navidad de Amor y Libertad!

"Il giorno dell'amore e della pace arriverà quando la giustizia spazzerà dalla faccia della terra la razza degli sfruttatori e dei privilegiati..."
(Evita Peron)

sabato 15 dicembre 2018

Sai Baba: un Maestro Spirituale dei nostri giorni. Articolo di Luca Bagatin tratto dalla rivista "Secreta Magazine" del marzo 2010

Chi è Sathya Sai Baba ?
Un mistico ? Un santone ? Un guru ?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continiente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.
Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il
Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana)."Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".
Questo, in sintesi, il messaggio che Sai Baba vuole trasmettere a chi lo ascolta.
Ho avuto la fortuna, fra il 2002 ed il 2005, di frequentare settimanalmente la casa di due anziani coniugi, da anni abitanti a Pordenone: la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, ed il napoletano verace Oscar Martino. Entrambi citati anche in numerose opere dedicate a Sai Baba, in primis quelle dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del
fenomeno Sai Baba.
Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto. Questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro.

Oggi i Centri Sai Baba in Italia - peraltro tutti senza scopo di lucro e senza alcuno spirito di proselitismo - sono centinaia e nel mondo i devoti del Maestro, sono milioni.
Dal Maestro, sì, perché infondo Sai Baba non è che un Maestro spirituale il cui messaggio va ben oltre i suoi miracoli, per così dire, ed il cui messaggio mira sempre a trasformare il cuore umano.
Sai Baba, come dicevamo, è solo nato in un contesto indù, ma il suo insegnamento - che fonda le sue radici nella concezione gnostica ed esoterica delle Sacre Scritture di tutte le fedi e tradizioni, i Veda in primis e che Baba invita a studiare, a partire dal concetto di
Reincarnazione - si basa sulla ricerca della Divinità insita in ciascun individuo per mezzo del canto devozionale, i Bahjan, della ripetizione dei mantra vedici ed in particolare per mezzo del rispetto quotidiano di cinque valori umani: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Nonviolenza.
Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi,
magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina:
"Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura.
Sai Baba, lungi dall'essere un fenomeno da baraccone o un santone mediatico, è universalmente noto per la sua opera umanitaria e nel campo del sociale: dalla costruzione di ospedali nei quali si eseguono interventi sofisticatissimi e a titolo completamente gratuito (come il Super Speciality Hospital di Puttaparthi e quello di Whitefield, entrambi inaugurati alla presenza del Primo ministro dell'India) a scuole, centri di accoglienza per indigenti, e numerosi progetti finalizzati a rendere potabile l'acqua nei villaggi rurali e nelle regioni limitrofe ove vi è siccità.
Dagli anni '60 ad oggi, numerosissimi studiosi, abbiamo detto, hanno cercato di approfondire la realtà di Sai Baba.
Su di lui sono stati scritti numerosissimi testi e notiamo come anche gli studiosi più critici, alla fine, si sono convinti che questo curioso Maestro indiano ha qualche cosa di profondamente mistico.
Pensiamo ad esempio al prete cattolico Don Mario Mazzoleni che, partito per Puttaparthi per fare un inchiesta per conto dell'Osservatore Romano, finì per convertirsi al credo di Sai Baba, tanto che venne scomunicato.
Oppure al già citato psicologo Giancarlo Rosati, forse il più prolifico nello scrivere e nel descrivere il fenomeno Sai Baba, tanto che egli lo accosta al Cristo Cosmico annunciato da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma anche al Kalki Avatar, l'ultima incarnazione divina descritta dai Veda.
Invero, Rosati, porta a sostegno di queste affermazioni una serie di coincidenze: il Vishnu Purana annuncia che il Kalki Avatar nascerà nell'India del Sud, in un territorio bagato da tre mari, nel villaggio dei coni o termitai (e Puttaparthi corrisponde esattamente a questa descrizione n.d.a.) e vivrà sino a 95 anni (Sai Baba ha annunciato che vivrà sino a quell'età).
Inoltre nell'Apocalisse di Giovanni il Cristo Cosmico è chiamato “Fedele” e Verace. E guarda caso il nome di nascita di Sai Baba è Satya Narayana, che in sanscrito significa appunto “Fedele” e “Verace”.
Andando oltre, possiamo notare cone il grande mistico indù Sri Aurobindo, il 24 novembre del 1926, un giorno dopo la nascita di Sai Baba, fece l'annuncio che quella notte il Divino si era incarnato portando con sé tutti i poteri divini: l'Onnipotenza, l'Onniscenza e l'Onnipresenza.
Maometto, il fondatore dell'Islamismo, fra le sue profezie, fece la descrizione di quello che chiamò El Mahdi Maoud o il Maestro del mondo. E lo descrisse distintamente: “La sua chioma sarà folta, i capelli neri giungeranno fino alle spalle. Le sopracciglia si uniranno al centro della fronte, che apparirà ampia. Il naso sarà dritto e avrà un infossamento alla radice. Avrà un neo sulla guancia e non porterà mai la barba. I denti centrali saranno separati e allontanati tra di loro. I suoi occhi saranno neri e pungenti. Il suo corpo sarà minuto e le sue gambe saranno quelle di un adolescente. Indosserà due abiti color fiamma, l'uno sopra l'altro (....). Materializzerà piccoli oggetti con la mano (…). Egli vivrà fino a 95 anni.”
Qui, guarda caso, la descrizione fisica è addirittura soprendentemente identica a quella di Sai Baba: dalla chioma sino ai tratti somatici, passando per la bassa statura (Baba è alto all'incirca 150 centimentri) e la materializzazione di oggetti.

Sai Baba, materializza, in primis, una curiosa cenere profumata, chiamata vibhuti.
La vibhuti, secondo l'iconografia indù, è attribuita al Dio Shiva, che la porta sulla fronte e su altre parti del corpo a rappresentare l'immortalità dell'anima.
Sai Baba ne materializza in quantità, unicamente per mezzo del palmo della sua mano che agita in senso orario, così, dal nulla. La dona ai devoti più bisognosi ed essa ha proprietà spesso miracolose, per così dire.
Ora, sappiate che chi scrive – per indole caratteriale – è a prescindere uno scettico. Purtuttavia ho avuto modo di applicare una sola volta della vibhuti sulla zampina malata della mia gattina, che anni fa soffriva di un incurabile tumore, visibilissimo e purulento. Dopo un paio di giorni il tumore le si era completamente riassorbito e quindi scomparso, con grande sorpresa mia e del veterinario.
Questo è solo un banalissimo caso accadutomi personalmente, ma nelle pubblicazioni dedicate a Sai Baba (edite in Italia dalle Edizioni Milesi) se ne trovano a bizzeffe e di molto toccanti.
Sai Baba ha fatto inoltre numerose profezie per gli anni a venire, come quella che - a partire dal 2015 – ci sarà un ritorno all'Età dell'Oro, di pace e prosperità, che dovrebbe avere il suo apice attorno al 2021, anno della morte prevista per Sai Baba stesso.
Numerosissime altre cose ci sarebbero da dire su questo Maestro spirituale che afferma con candore: “Io sono Dio, ma lo sei anche tu”, ma, forse, l'unico modo per comprendere davvero la sua realtà spirituale è quella di accostarsi al Divino, nella forma in cui ciascuno si riconosce maggiormente e continuare a ricercare, entro sé stessi, quella scintilla divina che rende ciascuno di noi – quotidianamente - davvero speciale.

Luca Bagatin

sabato 23 dicembre 2017

venerdì 1 dicembre 2017

Natale 2017 e la perdita del Sacro presso la civiltà occidentale liberal-capitalista. Articolo di Luca Bagatin

Mai come quest'anno sembra si voglia archiaviare, anzitempo, il Natale.
Forse sarà una mia personale percezione, ma ogni anno noto che si tende ad anticipare sempre più tale festività, attraverso addobbi in ogni dove, a cominciare dal posto meno spirituale del mondo: il negozio ed il centro commerciale.
Quest'anno sembra che gli addobbi siano addirittura comparsi i primi di novembre !
Anche il Natale ridotto, dunque e da tempo, a feticcio economico. Così come da tempo è avvenuto per l'amore, la sessualità, l'amicizia e così via. Tutto ridotto a mercificazione, feticcio, virtualità commerciale ed edonistica.
Anche una forma rituale antica, oggi, diviene un simulacro di un sistema totalizzante nel pieno della crisi dei valori, conseguenza proprio di una società del piacere effimero, che ha perduto ogni senso di comunità, di ritualità, di identità e, quindi, di sacralità.
Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l'avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare - attraverso l'Imperatore Costantino - la nascita di Gesù detto Il Cristo.
Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d'amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non certo come la festa del commercio, del consumo, dello spreco.
Il Natale, dunque da tempo, nell'occidente capitalista, liberale e globalizzato, non si celebra. Si subisce attraverso la pubblicità commerciale in ogni dove. L'invito all'acquisto. L'invito alla promozione commerciale. L'invito all'ennesimo sballo consumista che culmuna nel cenone e nel pranzone successivo con profusione di alimenti per tutte le pance e gli stomaci. Tanto poi ci si metterà a dieta, no ? E per finire proseguirà con la fine dell'anno, con tanto di botti che danneggiano tutti e non lasciano null'altro se non qualche arto amputato.
C'è poco di che festeggiare se non la follia dell'uomo moderno nichilista, egocentrico, narcisista, liberal-capitalista, irreligioso e anti-comunitario, che ha sostituito al dono delle antiche civiltà matriarcali il "libero" commercio delle odierne società cosmopolite urbanizzate. Quelle del degrado delle periferie e dei baccanali del centro, che dureranno sino a che non ci si ricorderà della crisi economica, la quale certo non si risolverà con un aumento dei consumi indotti, ma con una inversione di tendenza radicale, con una uscita sistematica dall'attuale sistema capitalista totalizzante e con un ritorno all'antica spiritualità, alla civiltà dell'innocenza e dell'infanzia. Una civiltà che ci faccia tutti tornare un po' bambini, alla ricerca di noi stessi e di quell'armonia che abbiamo perduto divenendo, purtroppo, delle pedine adulte senza coscienza e nelle mani di un sistema economico egoista e disumanizzante.

Luca Bagatin


martedì 20 dicembre 2016

Solstizio d'Inverno

 
...Il solstizio, in celtico Yule, rappresenta un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere ed interiorizzare. È il momento in cui la luce vince l'oscurità, il momento in cui la dea partorisce il bambino sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un'onda sulla Terra...
 

giovedì 25 dicembre 2014

Buone Feste nell'Amore e nella Libertà (di Spirito e di Coscienza)



Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.

Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.

Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione, di nessuna religione.

Sono omosessuale, cieco e amo la natura.
Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.
Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.
La mia sedia a rotelle è questa società.
Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.
La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.
Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.
Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.
Sono tutto questo, sono la maggioranza!
E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

(Peter Boom, 31 marzo 1936 - 26 maggio 2011 )

martedì 23 dicembre 2014

Buon Natale ! Feliz Navidad ! Amor, Libertad y Revolucion (Bolivariana) !

Ma ve li immaginate, da noi, in Italia, Renzi e Napolitano che fanno un discorso presidenziale natalizio al contempo così semplice e così profondo, magari davanti ad un tradizionale presepe?


FELIZ NAVIDAD !
VIVA CHAVEZ E LA REVOLUCION BOLIVARIANA !
VIVA L'AMOR Y LA LIBERTAD !