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mercoledì 17 giugno 2026

TI HO VISTA SCALZA. Poesia di Luca Bagatin

 TI HO VISTA SCALZA

Poesia di Luca Bagatin

Musa: Black Woman

Ti ho vista scalza sul marmo sacro 

Ti ho vista al tramonto 

Con un bicchiere in mano, colmo. 

Ti ho vista assorta 

E ho sentito il mio cuore battere 

Quando ho avvertito il tuo profumo 

Che sa di mirto e disobbedienza

 Di bosco selvatico e verità. 

Ho indugiato. 

Ho riflettuto. 

Ho capito che il desiderio 

Non è un peccato. 

Talvolta è una preghiera 

Che non osa inginocchiarsi 

Ma rimane sospesa 

Come un'emozione 

Che tale vuole rimanere. 

Profonda e per sempre. 

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com 

martedì 6 aprile 2021

DE MAGA MORTEM. Poesia di Luca Bagatin

DE MAGA MORTEM 

POESIA DI LUCA BAGATIN

Carne

 Sangue

 Ossa 

Vita

 Morte

 Signora della Notte

 Che vive nel Bosco

 I tuoi occhi mi han colpito

 I tuoi occhi mi han rapito

 Le tue labbra mi han stregato

 Le tue labbra mi han legato

 Carne

 Sangue

 Ossa

 Vita

 Morte

 Il ritornello risuona nella corte 

Signora della Notte

 Che vive nel Bosco 

Tranquillo è ogni tuo posto 

Quieto e placido è ogni tuo respiro 

Serafico ogni tuo sospiro

 Come il colore che ti avvolge

 Nero che risalta sulla tua pelle bianca

 Nero come la porta che nel buio si spalanca

 Carne

 Sangue

 Ossa 

Vita

 Morte 

Chissà in futuro cosa ci riserverà la sorte 

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it  

Musa nella foto: De Maga Mortem

sabato 15 dicembre 2018

Sai Baba: un Maestro Spirituale dei nostri giorni. Articolo di Luca Bagatin tratto dalla rivista "Secreta Magazine" del marzo 2010

Chi è Sathya Sai Baba ?
Un mistico ? Un santone ? Un guru ?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continiente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.
Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il
Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana)."Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".
Questo, in sintesi, il messaggio che Sai Baba vuole trasmettere a chi lo ascolta.
Ho avuto la fortuna, fra il 2002 ed il 2005, di frequentare settimanalmente la casa di due anziani coniugi, da anni abitanti a Pordenone: la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, ed il napoletano verace Oscar Martino. Entrambi citati anche in numerose opere dedicate a Sai Baba, in primis quelle dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del
fenomeno Sai Baba.
Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto. Questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro.

Oggi i Centri Sai Baba in Italia - peraltro tutti senza scopo di lucro e senza alcuno spirito di proselitismo - sono centinaia e nel mondo i devoti del Maestro, sono milioni.
Dal Maestro, sì, perché infondo Sai Baba non è che un Maestro spirituale il cui messaggio va ben oltre i suoi miracoli, per così dire, ed il cui messaggio mira sempre a trasformare il cuore umano.
Sai Baba, come dicevamo, è solo nato in un contesto indù, ma il suo insegnamento - che fonda le sue radici nella concezione gnostica ed esoterica delle Sacre Scritture di tutte le fedi e tradizioni, i Veda in primis e che Baba invita a studiare, a partire dal concetto di
Reincarnazione - si basa sulla ricerca della Divinità insita in ciascun individuo per mezzo del canto devozionale, i Bahjan, della ripetizione dei mantra vedici ed in particolare per mezzo del rispetto quotidiano di cinque valori umani: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Nonviolenza.
Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi,
magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina:
"Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura.
Sai Baba, lungi dall'essere un fenomeno da baraccone o un santone mediatico, è universalmente noto per la sua opera umanitaria e nel campo del sociale: dalla costruzione di ospedali nei quali si eseguono interventi sofisticatissimi e a titolo completamente gratuito (come il Super Speciality Hospital di Puttaparthi e quello di Whitefield, entrambi inaugurati alla presenza del Primo ministro dell'India) a scuole, centri di accoglienza per indigenti, e numerosi progetti finalizzati a rendere potabile l'acqua nei villaggi rurali e nelle regioni limitrofe ove vi è siccità.
Dagli anni '60 ad oggi, numerosissimi studiosi, abbiamo detto, hanno cercato di approfondire la realtà di Sai Baba.
Su di lui sono stati scritti numerosissimi testi e notiamo come anche gli studiosi più critici, alla fine, si sono convinti che questo curioso Maestro indiano ha qualche cosa di profondamente mistico.
Pensiamo ad esempio al prete cattolico Don Mario Mazzoleni che, partito per Puttaparthi per fare un inchiesta per conto dell'Osservatore Romano, finì per convertirsi al credo di Sai Baba, tanto che venne scomunicato.
Oppure al già citato psicologo Giancarlo Rosati, forse il più prolifico nello scrivere e nel descrivere il fenomeno Sai Baba, tanto che egli lo accosta al Cristo Cosmico annunciato da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma anche al Kalki Avatar, l'ultima incarnazione divina descritta dai Veda.
Invero, Rosati, porta a sostegno di queste affermazioni una serie di coincidenze: il Vishnu Purana annuncia che il Kalki Avatar nascerà nell'India del Sud, in un territorio bagato da tre mari, nel villaggio dei coni o termitai (e Puttaparthi corrisponde esattamente a questa descrizione n.d.a.) e vivrà sino a 95 anni (Sai Baba ha annunciato che vivrà sino a quell'età).
Inoltre nell'Apocalisse di Giovanni il Cristo Cosmico è chiamato “Fedele” e Verace. E guarda caso il nome di nascita di Sai Baba è Satya Narayana, che in sanscrito significa appunto “Fedele” e “Verace”.
Andando oltre, possiamo notare cone il grande mistico indù Sri Aurobindo, il 24 novembre del 1926, un giorno dopo la nascita di Sai Baba, fece l'annuncio che quella notte il Divino si era incarnato portando con sé tutti i poteri divini: l'Onnipotenza, l'Onniscenza e l'Onnipresenza.
Maometto, il fondatore dell'Islamismo, fra le sue profezie, fece la descrizione di quello che chiamò El Mahdi Maoud o il Maestro del mondo. E lo descrisse distintamente: “La sua chioma sarà folta, i capelli neri giungeranno fino alle spalle. Le sopracciglia si uniranno al centro della fronte, che apparirà ampia. Il naso sarà dritto e avrà un infossamento alla radice. Avrà un neo sulla guancia e non porterà mai la barba. I denti centrali saranno separati e allontanati tra di loro. I suoi occhi saranno neri e pungenti. Il suo corpo sarà minuto e le sue gambe saranno quelle di un adolescente. Indosserà due abiti color fiamma, l'uno sopra l'altro (....). Materializzerà piccoli oggetti con la mano (…). Egli vivrà fino a 95 anni.”
Qui, guarda caso, la descrizione fisica è addirittura soprendentemente identica a quella di Sai Baba: dalla chioma sino ai tratti somatici, passando per la bassa statura (Baba è alto all'incirca 150 centimentri) e la materializzazione di oggetti.

Sai Baba, materializza, in primis, una curiosa cenere profumata, chiamata vibhuti.
La vibhuti, secondo l'iconografia indù, è attribuita al Dio Shiva, che la porta sulla fronte e su altre parti del corpo a rappresentare l'immortalità dell'anima.
Sai Baba ne materializza in quantità, unicamente per mezzo del palmo della sua mano che agita in senso orario, così, dal nulla. La dona ai devoti più bisognosi ed essa ha proprietà spesso miracolose, per così dire.
Ora, sappiate che chi scrive – per indole caratteriale – è a prescindere uno scettico. Purtuttavia ho avuto modo di applicare una sola volta della vibhuti sulla zampina malata della mia gattina, che anni fa soffriva di un incurabile tumore, visibilissimo e purulento. Dopo un paio di giorni il tumore le si era completamente riassorbito e quindi scomparso, con grande sorpresa mia e del veterinario.
Questo è solo un banalissimo caso accadutomi personalmente, ma nelle pubblicazioni dedicate a Sai Baba (edite in Italia dalle Edizioni Milesi) se ne trovano a bizzeffe e di molto toccanti.
Sai Baba ha fatto inoltre numerose profezie per gli anni a venire, come quella che - a partire dal 2015 – ci sarà un ritorno all'Età dell'Oro, di pace e prosperità, che dovrebbe avere il suo apice attorno al 2021, anno della morte prevista per Sai Baba stesso.
Numerosissime altre cose ci sarebbero da dire su questo Maestro spirituale che afferma con candore: “Io sono Dio, ma lo sei anche tu”, ma, forse, l'unico modo per comprendere davvero la sua realtà spirituale è quella di accostarsi al Divino, nella forma in cui ciascuno si riconosce maggiormente e continuare a ricercare, entro sé stessi, quella scintilla divina che rende ciascuno di noi – quotidianamente - davvero speciale.

Luca Bagatin

lunedì 19 febbraio 2018

Fra mistero e poesia: intervista di Luca Bagatin al musicista Fabio Mengozzi

Fabio Mengozzi, astigiano, classe 1980, è un musicista di fama internazionale che già in passato ho avuto modo di intervistare e della cui musica ho già avuto modo di parlare.
Fabio è un amico conosciuto quasi per caso ormai diversi anni fa, la cui musica è un inno alla gnosi ed alla spiritualità. Musica che si avvale di relazioni matematiche fra le note, attraverso il procedimento caro a Pitagora di trasformare i numeri in note musicali, appunto.
Fabio ha dato alla luce proprio in questi giorni il suo primo disco, "Mistero e poesia", pubblicato da Stradivarius (http://www.stradivarius.it/scheda.php?ID=801157037094500), che si compone di diciotto brani.
Di seguito l'intervista che mi ha concesso in merito.

Luca Bagatin: Come nasce l'idea di questo disco ?
Fabio Mengozzi: Negli ultimi anni ho composto numerosi brani dedicati al mio strumento, il pianoforte. Tuttavia ho destinato ai pubblici concerti solo una parte di essi. Di conseguenza molti brani, nati unicamente dalla mia esigenza interiore, erano rimasti nel cassetto e così ho pensato di selezionare alcuni fra i brani più rappresentativi e riunirli assieme in un'unica pubblicazione discografica.

Luca Bagatin: Qual è il "mistero" celato dietro al titolo del tuo disco ?
Fabio Mengozzi: Un mistero lo è a tutti gli effetti quando non si è in grado di rappresentarlo a parole. Tutti facciamo esperienza del mistero e del Divino, perché sono celati in ogni atomo del creato. Ne è conferma il fatto che l'uomo si pone interrogativi dalla epoche più remote. E fa bene a farlo, anche quando rimane senza risposte.
La musica è un linguaggio particolarmente ineffabile. Non so se sia in grado di disvelare misteri, ma certamente rivolgendosi direttamente alla parte più profonda dell'essere umano, ben si presta a sospingere l'ascoltatore verso lidi incontaminati, inducendo a guardare dentro noi stessi.

Luca Bagatin: La copertina del disco è un'allegoria di simboli legati alla spiritualità ed al mondo onirico. Un faro nel mare, una stella cadente, una sfinge... Mi hai detto di averlo ideato tu. Che cosa vuole rappresentare ?
Fabio Mengozzi: E' opera dell'artista Lia Rinetti, che l'ha fedelmente realizzata in modo mirabile, seguendo l'idea che mi era venuta nel primo mattino di una fredda giornata invernale.
Posto che il soggetto centrale di un disco è e sempre deve essere la musica, mi sono domandato quale potesse essere il contenuto grafico con il quale proporre il disco agli ascoltatori. In fondo, la copertina è il biglietto da visita di un disco. Ho così immaginato di accorpare in un'unica rappresentazione alcuni dei simboli cui si riferiscono i brani del disco. Il tutto è ambientato di notte, senza presenza umana. Una cometa (ndr. il CD contiene un brano intitolato “Cometa nella notte”), che tradizionalmente è considerata un evento astronomico legato al fato, sfavilla in un cielo stellato sul quale si staglia la penetrante luce d'un faro, riferimento al brano “Faro notturno”. Al centro della scena, immobile e possente una Sfinge evoca il senso più alto di sacralità, assoluto e mistero. Si ritrovano anche gli Elementi. A terra un compasso, simbolo di spiritualità, incuneato nella sabbia.

Luca Bagatin: La tua musica è suonata ormai da tempo in tutto il mondo. Come immagini sarà accolto "Mistero e poesia" dal pubblico ?
Fabio Mengozzi: La mia speranza è che le persone, in qualche modo, possano trarre beneficio dall'ascolto della mia musica. Si tratta di una musica “stratificata”, ovvero convivono in essa differenti piani. Spero che in molti vogliano approfondire e addentrarsi oltre il livello più superficiale dell'ascolto.

Luca Bagatin