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mercoledì 7 maggio 2025

La teoria della noonomia quale chiave dello sviluppo globale. Un convegno internazionale presso l'Università per la Pace dell'ONU di Roma. Articolo di Luca Bagatin


Il 5 maggio scorso, presso la filiale di Roma dell'Università per la Pace dell'ONU (UPEACE), si è tenuto il convegno internazionale dal titolo “Le tendenze fondamentali dello sviluppo globale: trasformazione della società e teoria della noonomia”.

Nell'ambito di tale convegno, sono stati presentati i saggi, editi dalla Sandro Teti Editore, “Noonomia”, scritto dal teorico della noonomia, appunto, prof. Sergey Bodrunov e “Strategizzare le trasformazioni sociali: noonomia sapere tecnologia”, del prof. Bodrunov e del prof. Vladimir Kvint.

Tali saggi sono da me stati recensiti in anteprima recentemente e i relativi articoli sono leggibili anche ai seguenti link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/03/noonomia-levoluzione-delleconomia.html ; https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/04/noonomia-ovvero-la-nuova-societa.html

La teoria della noonomia, al centro del convegno, ci parla della cosiddetta “Nuova società industriale di seconda generazione” (Nsi2). Un modello nel quale, spiegano gli economisti Bodrunov e Kvint nel loro saggio, “l'essere umano ha l'opportunità di agire non come consumatore dissennato, ma come individuo creativo, poiché l'uso creativo del tempo libero dipende in larga misura dalla formazione dei presupposti materiali per l'attività creativa (accesso ai mezzi di autoeducazione, miglioramento fisico, creatività scientifica e artistica eccetera)”.

Tutto ciò, attraverso l'utilizzo consapevole delle nuove tecnologie; lo sviluppo – attraverso lo studio e l'ampliamento della conoscenza – di nuove tecnologie; la pianificazione economica; la strategizzazione dei processi economici.

Il convegno è stato introdotto dal prof. Roberto Savio, responsabile della sede italiana di UPEACE, il quale ha spiegato come, oggi, purtroppo, termini quali “pace”, “cambiamento climatico” e “diritti umani” siano diventate parole partigiane, strumentalizzate dal mondo politico, finendo per dividere l'umanità in opposte fazioni.

Successivamente ha preso la parola il Rettore dell'Università per la Pace dell'ONU, prof. Francisco Rojas Aravena, il quale ha presentato l'UPEACE, facendo presente come tale istituzione sia stata fondata nel 1980 per volontà dell'allora Presidente del Costa Rica, Rodrigo Carazo Odio, la cui politica fu sempre votata alla pace, alla cooperazione internazionale e al rispetto e rivendicazione della sovranità nazionale.

Egli fu, peraltro, primo Rettore dell'Università, la quale ha come scopo quello di promuovere un'istruzione superiore volta alla pace, allo spirito di comprensione, tolleranza, coesistenza pacifica e cooperazione fra i popoli, in linea con i valori della Carta delle Nazioni Unite.

E' intervenuto poi il prof. Bodrunov, noto economista russo, professore universitario, membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia, il quale ha spiegato come la teoria della noonomia sia già studiata in numerosi Paesi, fra i quali la Russia, Israele, l'America Latina, gli USA e la Cina e i suoi saggi sono stati tradotti e pubblicati in 15 Paesi.

Egli ha spiegato come essa sia incentrata su una visione umanistica classica, unita all'economia politica e sia stata ispirata, per molti versi, sia alle teorie economiche del canadese naturalizzato statunitense John Kenneth Galbraith (1908 - 2006), sia a quelle dello scienziato russo Vladimir Ivanovič Vernadskij (1863 - 1945), il quale introdusse, per primo, il concetto di “noosfera”.

Essa è, secondo le parole del prof. Bodrunov, un nuovo modo razionale di gestire l'economia in una società non-economica. Ovvero un nuovo approccio alla soddisfazione dei bisogni umani (non quelli simulati, ovvero superflui e indotti dalla pubblicità commerciale), attraverso tecnologie ad alto contenuto di conoscenza.

La noonomia, in tal senso, mira alla liberazione dell'essere umano da quella che potremmo definire “schiavitù del lavoro”, generata dal capitale finanziario e dai conseguenti bisogni simulati/indotti, attraverso un'organizzazione razionale del progresso scientifico, liberando creatività umana (possibile grazie a un maggior tempo libero) e attraverso le proprietà condivisa della conoscenza.

In tal modo, ha spiegato il prof. Bodrunov, la società economica scompare automaticamente e nasce una forma di socializzazione della società, ovvero una nuova organizzazione della stessa, nella quale l'essere umano socializzato diventa portatore di nuovi valori, che saranno in grado di trasformare le istituzioni in senso solidaristico.

Ed è da tale solidarismo che può nascere la comprensione reciproca, ovvero quella che la Cina socialista moderna definisce “comunità con un futuro condiviso per l’umanità”, fondamento delle prospettive dei BRICS.

Bodrunov, ha peraltro annunciato che intende porre l'Italia al centro quale Paese per la diffusione e lo sviluppo della teoria della noonomia e, a tal proposito, ha sottoscritto con la Sandro Teti Editore la pubblicazione di una corposa collana editoriale dedicata proprio a tale nuovo pensiero economico.

Il prof. Savio, in merito, ha osservato l'importanza di tale teoria, volta allo sviluppo della cooperazione e del dialogo, aspetti purtroppo tristemente scomparsi dal dibattito politico odierno.

E' successivamente intervenuto il prof. Vladimir Kvint, economista russo-statunitense, professore di strategia, gestione e economia internazionale presso la Fordham University, la New York University e il Babson College, oltre che essere Presidente del Dipartimento di strategia economica e finanziaria presso la Scuola di economia di Mosca.

Il prof. Kvint ha spiegato i processi di strategizzazione e come superare i conflitti strategici nel lungo periodo. Puntualizzando come, tali processi, durino diversi anni, spiegando come il primo, nella Storia, a parlare di strategizzazione e a elaborare tali aspetti, fu Antoine Henri Jomini (1779 – 1869), già componente dello Stato Maggiore di Napoleone Bonaparte e successivamente collaboratore, non solo di Napoleone, ma anche di numerosi Zar russi e di Napoleone III.

Il prof. Kvint ha spiegato anche come la teoria della noonomia si fondi sullo studio degli aspetti psicologici, comportamentali e sociali degli esseri umani e come essa sia totalmente volta a beneficio di questi ultimi. Ovvero come l'essere umano sia posto al centro di tale teoria economica o, meglio, non-economica.

E' successivamente intervenuto l'editore Sandro Teti, il quale ha esordito dicendo che, proprio in occasione di tale convegno, per la prima volta, la teoria della noonomia, è stata illustrata in un Paese europeo. Teoria che, invece, è molto conosciuta e approfondita in Paesi quali la Cina, negli USA e in Gran Bretagna, presso l'Università di Cambridge.

Teti ha peraltro annunciato che, il 23 e 24 giugno prossimi, si terrà in Italia una conferenza internazionale con i maggiori economisti dei Paesi dei BRICS.

E' poi intervenuto il prof. Sergio Bellucci, Responsabile accademico dell'Università per la Pace dell'ONU in Italia, il quale, fra le altre cose, ha spiegato come l'attuale sistema industriale sia profondamente modificato anche grazie alla partecipazione dei cittadini al cosiddetto “mondo digitale”. Aspetto che, ha spiegato il prof. Bellucci, ha iniziato a sviluppare cicli materiali diversi rispetto ai modelli economici precedenti, ovvero le materie prime divengono nuove materie prime e il loro valore non si esaurisce. Processo che, peraltro, è destinato a subire un'ulteriore accelerazione attraverso l'Intelligenza Artificiale, laddove la conoscenza, appunto, diventa essa stessa produttrice di valore economico.

Egli ritiene, dunque, che le istituzioni politiche e gli operatori culturali, dovrebbero organizzare, razionalmente, tali processi.

Il prof. Stefano D'Addona, Ordinario di Economia Politica presso il dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Roma Tre, intervenuto successivamente, si è detto invece piuttosto preoccupato relativamente alla possibile sostituzione dei lavoratori da parte dell'Intelligenza Artificiale, mentre il prof. Andrea Cerroni, Ordinario di Processi sociali e comunicativi, ha osservato come la conoscenza sia un non-prodotto che può essere condiviso e, quindi, può creare ulteriore conoscenza, producendo, così, un virtuoso fenomeno circolatorio.

Si potrebbe dunque dire che, conoscenza, democrazia, pace, possono essere tutte unite da un unico filo conduttore, alla base del quale, la teoria della noonomia, può fare da collante. Contribuendo allo sviluppo di una sorta di umanesimo tecnologico democratico.

Il prof. Derrick de Kerckhove, sociologo e giornalista belga, naturalizzato canadese, nonché Direttore scientifico di Media Duemila, si è detto molto entusiasta della teoria della noonomia, la quale – come il concetto di noosfera – è una transizione capace di cambiare il tempo, lo spazio e il sé. Egli, peraltro, ha sottolineato come la nostra migliore difesa non sia affatto l'esercito, ma l'istruzione e la conoscenza, ovvero quello che oggi potremmo chiamare “capitale cognitivo digitale”. Egli, inoltre, ha fatto presente come oggi vi sia ancora troppa indifferenza, da parte del mondo del business, per l'ambiente e i cambiamenti climatici, aspetti che, invece, sono al centro della teoria della noonomia.

E' poi intervenuta Svetlana Bodrunova, Direttrice del Centro Internazionale di Ricerche sui Mass media dell'Università Statale di San Pietroburgo, la quale ha sottolineato come la teoria della noonomia punti alla liberazione dell'essere umano attraverso il capitale umano stesso. Ovvero le competenze dell'essere umano e il loro costante sviluppo, divengono funzionali per lo sviluppo stesso del potenziale dell'essere umano e di tutto ciò che lo circonda.

In collegamento web è intervenuto anche Jeffrey Sachs, celebre economista e saggista statunitense, il quale ha relazionato sulla situazione internazionale, nella quale stiamo assistendo a una nuova forma di nazionalismo economico statunitense, che si vuole contrapporre alla Cina.

Tale nazionalismo economico, ha osservato il prof. Vladimir Kvint, era peraltro già noto negli Anni '80, ai tempi dell'Amministrazione Reagan, sempre rispetto alla Cina e ciò in quanto gli USA non si sono ancora rassegnati a non essere gli unici rappresentanti del mondo.

Il prof. Kvint ha peraltro spiegato come, mentre la Cina, grazie alle riforme economiche introdotte da Deng Xiaoping alla fine degli Anni '70, sia diventata un leader globale in ambito economico, gli USA sembrano voler tornare indietro a forme primitive di nazionalismo economico, introducendo i dazi. Dazi che, ad ogni modo, oggi, a differenza degli Anni '80, non hanno trovato solamente la reazione della Cina, ma anche di tutti gli altri Paesi, tranne la Russia che non è stata oggetto di dazi.

Il prof. Sergey Bodrunov ha poi voluto concludere rispondendo ad alcuni degli interventi precedenti, facendo presente che, per quanto l'evoluzione tecnologica stia “distruggendo” posti di lavoro, come in passato ci sarà modo di ricollocare i lavoratori in altri ambiti. Egli ha sostenuto che le nuove generazioni svilupperanno nuove tecnologie e insegneranno alle altre persone a utilizzare tali nuove tecnologie. E sempre più persone necessiteranno di maggiore conoscenza, che porterà a nuove forme di creatività, che supereranno i bisogni superflui, simulati e indotti dal marketing.

Bisogni che producono, fra le altre cose, sfruttamento dell'ecosistema sotto ogni punto di vista.

La noonomia, in questo senso, ha spiegato, è una limitazione razionale al consumo. E tale concetto di limite può divenire una cultura comune, così come ogni conoscenza, concetto al centro della teoria della noonomia, che vuole rendere la conoscenza condivisa e accessibile a tutti.

In quanto, ha spiegato il prof. Bodrunov, la conoscenza è alla base della vita stessa.

Luca Bagatin

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Luca Bagatin e Sergey Bodrunov

Collegamento web con Jeffrey Sachs
 

lunedì 28 aprile 2025

Noonomia, ovvero la nuova società industriale a beneficio della comunità, spiegata dagli economisti Bodrunov e Kvint. Articolo di Luca Bagatin

 

Sergey Bodrunov, classe 1958, è un noto economista russo, professore universitario, membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia.

Oltre che ideatore della teoria economica definita “Noonomia” o “Nsi 2”, ovvero “nuova società industriale di seconda generazione”.

Di questo abbiamo, peraltro, già parlato in un altro articolo, riferendoci all'omonimo saggio - “Noonomia”, appunto – edito da Bodrunov in Italia per la Sandro Teti Editore.

Il prof. Bodrunov, sempre per la Sandro Teti e assieme al prof. Vladimir Kvint (economista russo-statunitense, già professore di strategia, gestione e economia internazionale presso la Fordham University, la New York University e il Babson College, oltre che essere Presidente del Dipartimento di strategia economica e finanziaria presso la Scuola di economia di Mosca), ha pubblicato anche un ulteriore saggio in merito.

Con “Strategizzare le trasformazioni sociali: noonomia sapere tecnologia”, Bodrunov e Kvint si concentrano sugli obiettivi e sugli strumenti economici e strategici, promuovendo un sistema fondato su una forma di pianificazione e di economia di mercato, volta a promuovere lo sviluppo di un solido sistema di welfare, richiamando – peraltro - le esperienze positive socio-economiche della Cina e dei Paesi scandinavi.

Nel seggio si richiamano i concetti di “Nsi 2”, noonomia e nooproduzione.

Ovvero si parla di una società fondata su un nuovo sviluppo della produzione industriale materiale, caratterizzata dal passaggio verso prodotti ad alto contenuto di conoscenza, integrando produzione, scienza e istruzione.

La nooproduzione, come spiegato da Bodrunov e Kvint, è una forma di produzione che riduce al minimo la partecipazione diretta del lavoratore e si concentra sul soddisfacimento dei noobisogni, dando dunque spazio al progresso umano, nell'ambito della conoscenza e della cultura.

L'obiettivo della nooproduzione è, infatti, il progresso dell'individuo e non lo sfruttamento del lavoro in quanto tale.

Ovvero nello sviluppo delle qualità/conoscenze umane, promuovendo i valori culturali. Accrescendo, dunque, anziché bisogni simulati (indotti dalla pubblicità commerciale e dal marketing, ovvero superflui e consumistici), bisogni spirituali e culturali.

Ciò determinerà, automaticamente, una riduzione o autolimitazione dei consumi superflui/tangibili/materiali e, dunque, non solo la fine dello sfruttamento del lavoro in quanto tale, ma anche un minor impatto sull'ambiente e, dunque, sull'ecosistema.

Evitando, dunque, anche quel processo di accumulazione di beni materiali superflui che, spesso, è più una necessità psicologica che reale.

La nooproduzione è, quindi, destinata ad ampliare il tempo libero degli individui. Tempo che potrebbe, finalmente, essere impiegato per attività più stimolanti e creative, ovvero volte a quello che gli Autori definiscono “autosviluppo”.

Ovvero allo sviluppo, appunto, delle proprie qualità e conoscenze.

Un processo di questo tipo, secondo gli Autori, cambierebbe completamente il paradigma consumistico al quale siamo abituati. Attualmente, infatti, nel sistema capitalista, il tempo libero è volto al consumo, all'accumulo di beni materiali e al produrne di nuovi. In una spirale di sfruttamento del lavoro, del capitale e del salario, senza fine.

Nel modello Nsi 2, “l'essere umano ha l'opportunità di agire non come consumatore dissennato, ma come individuo creativo, poiché l'uso creativo del tempo libero dipende in larga misura dalla formazione dei presupposti materiali per l'attività creativa (accesso ai mezzi di autoeducazione, miglioramento fisico, creatività scientifica e artistica eccetera)”, puntualizzano gli Autori.

Utilizzo delle nuove tecnologie; sviluppo – attraverso lo studio e l'ampliamento della conoscenza – di nuove tecnologie; pianificazione economica; strategizzazione dei processi economici, sono, dunque, le chiavi del nuovo modello di sviluppo chiamato noonomia.

Un modello volto a superare e arginare il capitalismo finanziario, che genera squilibri economici e diseguaglianze. Al fine di soddisfare i bisogni reali (e dunque non quelli simulati, ovvero promossi dal marketing, per accrescere il capitale dei gruppi industriali che li stimolano) delle persone.

Gli Autori sottolineano, nel saggio, come sia il capitale finanziario a dettare l'agenda politica dei governi e delle varie forze politiche. Ne conseguono guerre commerciali, sanzioni antidemocratiche e unidirezionali e così via.

E, attualmente, il progresso tecnologico è messo al servizio del capitale finanziario (creando sempre nuovi bisogni simulati, soddisfacendoli immediatamente) e non di un nuovo modello di economico, volto a beneficio delle persone e del loro sviluppo individuale, come invece potrebbe accadere nella Nsi 2.

E', dunque, il capitale finanziario che, per collocare i suoi infiniti prodotti volti a soddisfare bisogni indotti/simulati, distrugge l'ecosistema; induce al consumismo; sfrutta sempre più il lavoro; modifica l'atteggiamento degli individui stessi (promuovendo fenomeni della cultura di massa che non sono affatto importanti per lo sviluppo umano/culturale delle persone).

Tutto questo è spiegato ottimamente nel saggio di Bodrunov e Kvint.

Come è sottolineato il concetto di noonomia, già trattato nell'altro saggio, ovvero “metodo non economico di organizzare l'attività economica, orientato al soddisfacimento di bisogni umani concreti sulla base di criteri di ragionevolezza determinati dallo sviluppo della conoscenza e della cultura”.

Concetti, teorie, intuizioni geniali e di scottante attualità e destinate a far discutere e ad essere discusse. In un mondo che cambia e che dovrebbe evolversi in senso cooperativo, inclusivo, al servizio delle persone e non dell'economia in quanto tale.

Luca Bagatin

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martedì 25 marzo 2025

"Noonomia", l'evoluzione dell'economia - a beneficio della comunità - attraverso lo sviluppo della conoscenza. Articolo di Luca Bagatin

 

Le tecnologie stanno portando l'umanità “oltre i confini della produzione materiale diretta”.

Ovvero la conoscenza umana è ormai la risorsa principale di tutto il processo produttivo.

Questa la tesi di fondo di “Noonomia”, saggio dell'economista russo Sergey Bodrunov, edito recentemente dalla Sandro Teti Editore.

La noonomia è un'evoluzione già per molti versi prevista da Karl Marx, come spiega l'Autore, nella seconda metà del XIX Secolo. 

Evoluzione che pone, appunto, al centro di tutto, la conoscenza umana, ovvero lo sviluppo della mente, che consente all'uomo di distaccarsi dalla produzione materiale.

Ciò genera, e ha generato, il superamento del cosiddetto “regno delle necessità”, ovvero del soddisfacimento dei bisogni, per approdare alla fusione fra istruzione-scienza-cultura-produzione.

La produzione meccanizzata – con tanto di utilizzo di relative materie prime - appare ormai un processo superato, secondo Bodrunov.

Le tecnologie hanno permesso tale superamento. Pensiamo ad esempio al fatto che, oggi, uno smartphone o un tablet sostituiscono più prodotti assieme (il vecchio telefono, il televisore, l'orologio, il navigatore satellitare e addirittura un negozio fisico!) e i relativi processi di produzione per realizzarli.

Ciò, ha determinato certamente un calo del PIL, ma, è davvero così importante il PIL, si chiede l'Autore? E' davvero così importante un parametro quantitativo, rispetto a una realtà qualitativamente più rilevante?

La capacità di acquisire nuove conoscenze e renderle disponibili alla comunità è, a parere dell'Autore, molto più importante e centrale rispetto al PIL di un Paese.

E' in questo modo che, i Paesi, si trasformano in realtà ad alta intensità di conoscenza e capaci di rispondere alle sfide del futuro. E saranno in grado di farlo riducendo enormemente, non solo lo sfruttamento del Pianeta e delle relative materie prime, ma inquinando molto meno e realizzando prodotti e producendo servizi a costi decisamente inferiori.

Sergey Bodrunov definisce tutto ciò “Nsi 2”, ovvero “nuova società industriale di seconda generazione”. Fondata, appunto, sullo sviluppo della conoscenza umana, la quale permette non solo di soddisfare bisogni, ma di dare risposte a un'infinità di altre possibilità, qualitativamente migliori.

L'aspetto qualitativo è, nella tesi dell'Autore, elemento fondante e centrale e ciò si può ottenere solamente attraverso la ricerca, frutto della conoscenza umana.

E tutto ciò permetterà all'essere umano di “oltrepassare i confini della produzione”, rivoluzionando l'intera struttura economica.

Affinché sempre più persone non si ritrovino, improvvisamente, senza lavoro, occorre una forma di pianificazione economica, secondo l'Autore, che permetta alle persone di essere reintegrate nella società, individuando fra queste nuove figure professionali, sempre più altamente formate.

L'approccio “nooeconomico” è, dunque, un approccio orientato alla cooperazione e allo sviluppo della società nel suo insieme. 

Un approccio razionale, che superi i bisogni indotti/simulati (come quelli veicolati dalla pubblicità commerciale) e il flusso del capitale finanziario, per soddisfare bisogni reali e volti allo sviluppo della società nel suo insieme, attraverso conoscenza e formazione continue.

Massimizzare i profitti, in sostanza, è ben poco razionale e ragionevole se la conseguenza è, ad esempio, la distruzione del patrimonio ambientale e di risorse vitali per il Pianeta e gli esseri viventi.

Attraverso la conoscenza, invece, si possono porre soluzioni e alternative a tutto ciò – mettendo finalmente fine alla crescita infinita dei consumi e dei bisogni simulati - e ciò grazie all'uso razionale delle tecnologie e di tecnologie ancora da ricercare e sviluppare.

Il tutto a beneficio della comunità nel suo insieme, preservando l'attuale civiltà e diffondendo ovunque una nuova forma di civiltà, più consapevole, evoluta e razionale.

“Noonomia” è un saggio economico su tematiche complesse, reso comprensibile a tutti da un linguaggio il più semplice possibile, usato da Sergey Bodrunov, classe 1958, professore universitario, membro dell'Accademia Russa delle Scienze, Presidente della Libera Società Economica della Russia.

Ideatore, appunto, della “nuova società industriale di seconda generazione”, ha all'attivo oltre 1000 pubblicazioni scientifiche, fra le quali più di 30 monografie.

Con la Sandro Teti Editore ha già pubblicato, assieme all'economista russo-statunitense, Vladimir Kvint, “Strategizzare le trasformazioni sociali: noonomia, sapere, tecnologia”. 

Saggio nel quale, gli Autori, propongono lo studio critico e l'incorporazione delle esperienze socio-economiche della Cina e dei Paesi del Nord Europa, promuovendo così un sistema fondato su una forma di pianificazione efficiente, che combini economia di mercato a sviluppo di un solido sistema di welfare.

Luca Bagatin

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sabato 22 febbraio 2025

"Frammenti di Bruxelles" di Elena Basile presentato a Roma con Moni Ovadia. Articolo di Luca Bagatin


Venerdì 21 febbraio scorso, presso la libreria Borri Books della Stazione Termini di Roma, alla presenza dell'Ex Ambasciatrice in Svezia e Belgio Elena Basile e di Moni Ovadia, si è tenuto un interessante simposio di presentazione della raccolta di racconti dell'ex Ambasciatrice stessa, dal titolo “Frammenti di Bruxelles”, edita da Sandro Teti.

Moni Ovadia, celebre attore, scrittore e attivista per i diritti umani, ha esordito ricordando di aver conosciuto Elena Basile moltissimi anni fa, a Stoccolma e di essere da sempre un suo ammiratore, essendo una donna che dice sempre ciò che pensa, in particolare alla luce della sua lunga esperienza.

Esperienza che le ha permesso, negli anni, di diventare una fine analista anche geopolitica, oltre che narratrice che, nel suo ultimo libro, come sottolineato da Ovadia, illustra il clima di Bruxelles, città a lungo abitata da Basile.

Clima in cui, in una sola giornata, si possono vivere tutte e quattro le stagioni, che viene raccontata dall'ex Ambasciatrice attraverso il vissuto di vari personaggi e spaccati di vita.

Come la vita di un medico che decide di prendersi cura dei migranti; quella di un giovane stagista che conosce, a Bruxelles, una prostituta ungherese e se ne innamora platonicamente; quella di un politico socialista che inizia la sua carriera in modo idealistico, ma finisce per attaccarsi al potere e vive le sue tristezze e solitudini interiori, rendendosi conto di come la sua carriera sia diventata una prigione d'ipocrisia, perché ha finito per tradire i suoi ideali socialisti originari; racconta di donne non contente di un femminismo imperante, probabilmente molto diverso rispetto a quello originario; racconta dei quartieri nei quali vivono gli immigrati e i loro tentativi di integrazione. Racconta dell'“ordinaria tristezza borghese” di una coppia composta da un aristocratico decaduto e una insegnante, prigionieri di una routine priva di comunicazione con la realtà della vita quotidiana.

Racconta queste storie. E anche altre.

Un libro di dieci racconti che, come ha fatto presente Elena Basile, è uno spaccato di una Europa che sta morendo, preda di tristezze e di solitudini di fondo.

Di una Europa che non è mai giunta ad essere davvero unita, emancipata e libera, come negli alti ideali di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, che, nel Manifesto di Ventotene parlavano – peraltro - di rivoluzione europea che doveva porsi, fra i suoi principali obiettivi, quello dell'“emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita”.

Elena Basile ha fatto presente come questa Unione Europea sia fallita sin dai tempi del Trattato di Maastricht del 1992/1993, scegliendo di diventare una burocrazia economica – nella quale il Parlamento europeo non ha alcun potere legislativo (lo ha infatti la Commissione europea, che non risponde direttamente ai cittadini europei) - che ha in primis deciso di deregolamentare il mercato, in senso neoliberista, sul modello reaganiano e thatcheriano, attraverso la libera circolazione dei capitali. E ciò ha impedito la possibilità di tassare il capitale, favorendo così le élite economiche.

L'UE, secondo Elena Basile, in sostanze, è diventata una burocrazia di trasmissione fra il mondo degli affari e i cittadini.

L'ex Ambasciatrice, ad ogni modo, ha criticato ogni idea di ritorno agli Stati nazionali, così come ogni idea di uscita dall'UE o dalla NATO, ritenendo che ciò equivalga – nei fatti - alla distruzione dei macchinari da parte dei luddisti nell'800. E come tali idee antistoriche possano, anzi, fare il gioco delle élite economiche.

Secondo l'avviso dell'ex Ambasciatrice, infatti, occorre costruire un'Europa diversa, che veda protagonisti i cittadini e i loro bisogni. Che sia la base per un progetto inclusivo, che permetta di integrarci in un mondo multipolare, lavorando alla costruzione di un mondo più unito e giusto.

Dello stesso avviso anche Moni Ovadia, il quale ha fatto presente come sia totalmente assente, in UE, una “emozione europea”, ovvero i cittadini europei non si sentono affatto legati all'Europa, perché le sue istituzioni sono lontanissime dalla vita reale dei cittadini stessi.

Ha ricordato di come lui, a suo tempo, propose la creazione di una squadra di calcio europea e addirittura di un telegiornale europeo, realizzato in tutte le lingue europee.

E ha fatto presente come nella crisi ucraina l'UE avrebbe dovuto occuparsene in prima persona, attraverso un'operazione diplomatica, evitando ogni conflitto e evitando di seguire gli USA di Biden e le sue scelte belliciste.

Così come l'UE dovrebbe smetterla, secondo Moni Ovadia, di “scimmiottare gli USA”, arrivando a distruggere la cosa pubblica e ogni forma di stato sociale e di sanità pubblica.

Nello specifico, Moni Ovadia, ha fatto presente come i cosiddetti “socialisti” dell'UE hanno “pugnalato a morte il socialismo”, nato proprio in Europa. Trasformandosi, da socialisti, in una nuova forma di destra, che ha ridotto all'osso la cosa pubblica e il welfare. E ciò sin dai tempi di Tony Blair. Tutti esempi, come sottolineato da Ovadia, seguiti in Italia dal PD, che è di sinistra solo formalmente.

Un simposio decisamente interessante, stimolante, partecipato. Molti direbbero “fuori dal coro”, in realtà ragionevole e di buonsenso, oltre che dallo spirito europeista, nel senso originario e autentico del termine.

Luca Bagatin

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Elena Basile, Moni Ovadia, Sandro Teti

Luca Bagatin e Elena Basile

Debdeashakti, Moni Ovadia, Luca Bagatin

giovedì 20 febbraio 2025

Lo scrittore e dissidente russo Eduard Limonov, avrebbe compiuto 82 anni. Articolo di Luca Bagatin

 

Lo scrittore dissidente russo di fama internazionale, Eduard Limonov, il 22 febbraio di quest'anno, avrebbe compiuto 82 anni.

Limonov fu il primo, nella metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, come scrisse nel saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto) sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove i nazionalismi di estrema destra sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari di matrice socialista, che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, proprio nei mesi scorsi, è uscito, nei cinema, il film ispirato alla sua vita - “Limonov””, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese”.

Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.

Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Ma chi fu Eduard Limonov, al quale ho dedicato persino il mio penultimo saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/)?

Dissidente integrale, negli Anni ’70, si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti, molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica), saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini - un Paese liberal-capitalista e oligarchico.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo, Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS, vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti, che continuerà, negli anni a venire, a pubblicare sue opere.

Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro e uscito, come dicevo, due anni fa, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.

L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.

Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.

Recentemente, le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande Ospizio Occidentale”.

Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America.

L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.

Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.

Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).

Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.

Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.

La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).

“E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.

E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.

Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.

L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.

Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.

Intervistai Eduard Limonov nel 2018 e con me non fu propriamente simpatico. Fu, infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho capito dopo, aveva ragione lui.

Lui che disse a Emmanuel Carrère che la sua era "una vita di merda" e che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure, ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che cosa pensassero gli altri di lui.

A lui interessavano i suoi "giovani ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario di un fallito".

Ovvero scrisse di voler essere alla testa dei looser e perdenti di tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.

Era una persona semplice, Limonov. Un eterno ribelle che, anche a 82 anni, avrebbe dimostrato sempre non più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare a un mondo, quello Occidentale, folle, alla deriva e totalmente privo di intelligenza, creatività e anima. Imbevuto di opulenza, ipocrisia, noia e ignoranza.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 

sabato 25 maggio 2024

Eduard Limonov, da Dzeržinsk a Cannes, un profeta tutt'altro che controverso. Articolo di Luca Bagatin


In questi giorni si parla molto del film presentato a Cannes, Limonov: The Ballad of Eddie”, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

Confesso di non averlo visto, se non qualche piccola immagine, e le opinioni di chi lo ha visto sembrano essere contrastanti. La maggioranza delle persone che ho sentito, ad ogni modo, confessa che di Eduard Limonov, in quel film, ci sia molto poco.

Un po', forse, come nel libro di Emmanuel Carrère, da cui è tratto il soggetto.

Eduard Limonov, di quel libro, si disinteressò completamente. Non gli interessava il punto di vista di un intellettuale borghese su di lui. Sicuramente non gli sarebbe interessato nemmeno il film in questione.

Quando intervistai Limonov, nel 2019, mi disse chiaramente che a lui non interessavano affatto “tutte le sciocchezze” che gli altri potevano dire o scrivere su di lui.

Eduard Limonov viveva e lottava per i suoi “ragazzi proletari”, come amava definirli. Per i nazionalboscevichi, riuniti ne “L'Altra Russia”, il movimento che prendeva il nome da un suo profetico saggio.

Ragazzi giovani e giovanissimi, spesso adolescenti che, dagli Anni '90 in poi, avevano visto la propria patria svenduta a oligarchi, mafie e nazionalismi di estrema destra.

Eduard Limonov aveva dato loro una bandiera per cui lottare: il ritorno dell'URSS, ma nel socialismo popolare.

Una via di mezzo fra Vladimir Lenin e Nestor Machno. Questo era Limonov. Che non era affatto né controverso, né tanto meno fascista, come in Occidente talvolta viene definito.

Era un dissidente russo, che si era fatto espellere dall'URSS. Insofferente alle regole. Alla ricerca dell'amore assoluto, della rivoluzione e di una vita vissuta come un'opera d'arte, come Gabriele d'Annunzio.

Ma Limonov, a differenza di d'Annunzio, amava considerarsi un “perdente”. Uno che non si è mai arricchito. Che ha frequentato i bassifondi newyorkesi, ma anche la Parigi bene.

Rimanendo sempre sé stesso.

Un russo nato a Dzeržinsk, in Unione Sovietica, nel 1943 e che ha mantenuto ben chiare le sue origini.

Che non è stato cambiato da un Occidente borghese e liberale che, anzi, sul finire degli Anni '80, criticherà nel suo “Grande Ospizio Occidentale”, nel quale, fra le altre cose, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civilizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

Limonov, infatti, negli Anni '90, tornerà nell'Europa dell'Est e parteciperà alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prenderà parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Quell'Eltsin che, assieme a Gorbaciov, porrà fine per sempre – contro la volontà della maggioranza assoluta dei cittadini sovietici - all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ovvero a una realtà pluri-nazionale che, nel socialismo, permetteva a popoli diversi di vivere pacificamente.

Sarà a seguito del crollo indotto dell'URSS che Limonov, nel 1993, fonderà il Fronte Nazionale Bolscevico che, nel 1994, assumerà la denominazione di Partito NazionalBolscevico, formato prevalentemente da artisti, giovani e giovanissimi, spesso provenienti dalle estreme periferie dell'URSS e dalla generazione punk.

Ovvero formato da quei “perdenti” vittime dell'avvento del liberalismo oligarchico in Russia e nelle Repubbliche post-sovietiche.

Un gruppo che sarà animato anche dal cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e dal musicista e attore Sergey Kuryokhin, oltre che dal filosofo Aleksandr Dugin che purtuttavia presto abbandonerà il partito.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Il Partito NazionalBolscevico di Limonov unirà i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialdemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano) e gli ideali nazionalcomunisti del repubblicano mazziniano italiano Mario Bergamo, a quelli della controcultura punk e beatnik.

Un partito che non poteva che infastidire il potere putiniano, tanto da essere messo al bando, nel 2007, con l'infondata accusa di “estremismo”.

Un partito che, purtuttavia, non poteva suscitare nemmeno le simpatie dell'Occidente liberal-capitalista, in particolare considerando che Limonov fu il primo, negli Anni '90, a denunciare la deriva di estrema destra russofoba e anti-comunista che stavano prendendo ormai i governi delle ex Repubbliche sovietiche, le quali si stavano avvicinando alla sfera atlantista.

Interessanti e spesso trascurate, invece, le parole della compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov, ai quali dedicò anche molte pagine del suo “Diario Russo”.

Su di loro, Anna Politkovskaja, ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Anche Eduard Limonov aveva un'alta considerazione di Anna Politkovskaja e su di lei scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

Fa piacere che anche nella ricca e borghese Cannes – così lontana da Limonov e dai suoi ragazzi proletari - si siano accorti di Eduard Limonov, ma bisognerebbe approfondirlo a 360 gradi, senza pregiudizio. E ci sarebbe molto da imparare.

Sulla Russia di oggi, ma anche sulla deriva di estrema destra di un Occidente ricco, viziato e borghese, ormai sempre meno democratico.

E sul fatto che Limonov ha dato a giovani e giovanissimi post-sovietici, una bandiera per cui lottare, anziché lasciare che diventassero degli sbandati, come sta avvenendo in Occidente, ove la noia e il benessere effimero sta condannando molti ragazzi ad ingrossare le fila delle baby gang o a tramutarli in hikikomori solitari.

Personalmente ho cercato di approfondire la figura di Eduard Limonov e dei suoi nazbol nel saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo”, edito da IlMioLibro e con prefazione di Sandro Teti (acquistabile unicamente a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

E da anni di Limonov, della sua letteratura e della sua militanza si occupa anche l'ottimo sito francese, tradotto in varie lingue e curato dall'amico José Setien, “Tout Sur Limonov”: https://tout-sur-limonov.fr/.

Eduard Limonov è e rimane un profeta del nostro tempo. Un profeta tutt'altro che controverso.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 21 febbraio 2023

Gli 80 anni dello scrittore dissidente Eduard Limonov, fra film e saggi a lui dedicati. Articolo di Luca Bagatin

  

Lo scrittore dissidente russo di fama internazionale, Eduard Limonov, il 22 febbraio di quest'anno, avrebbe compiuto 80 anni.

L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, da tempo, è in lavorazione un film ispirato alla sua vita - “Limonov: The Ballad of Eddie”, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw (celebre per aver recitato nei film “The Danish Girl”, “Il ritorno di Mary Poppins” e “La vita straordinaria di David Copperfield).

Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese” e dichiarò di non averlo mai voluto leggere.

Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.

Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Dissidente integrale, negli Anni ’70, si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.

Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.

L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.

Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti), saranno dunque i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava a divenire un Paese liberal-capitalista.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati in parlamento.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin.

La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:

"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".

(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".

In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti, che continuerà, negli anni a venire, a pubblicare sue opere.

Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.

Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.

Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro e uscito lo scorso anno, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.

L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.

Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.

Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.

Relativamente a Wharol, Limonov ebbe a dire: Andy Warhol era impossibile da non notare. I suoi capelli albini illuminati dalla luna e il suo viso caratteristico lo rendevano unico. Ha subìto un attentato da parte di una donna, Valerie Solanas, ma ha continuato a girare per New York da solo, senza guardie del corpo...
Qualche anno prima di incontrare Warhol su Madison Avenue, ho comprato il suo libro "The Philosophy of Andy Warhol". L'ho letto in inglese. Sdraiato sull'erba a Central Park. Questo è un libro utile e intelligente. Recentemente l'ho acquistato di nuovo in inglese. Quando l'ho letto a New York, ero sconosciuto a tutti e avevo appena iniziato nel luglio del 1976 a scrivere il mio primo romanzo. Un quarto di secolo dopo, ormai, non esco senza una guardia del corpo e alcuni passaggi del libro hanno acquisito per me un significato diverso...
Dopo un attentato contro di me nel 1996 e il bombardamento della sede di "Limonka" nel 1997, ho compreso più profondamente la saggezza della filosofia di Andy Warhol".

Nel suo "Diario di un fallito" ebbe a scrivere che "Ci sarà giustizia quando il sesso non dipenderà più dal denaro" e di sé stesso e del suo carattere difficile, ma costantemente alla dispetata ricerca d'amore ebbe a scrivere: "Sono arrabbiato, sono nervoso, non sono buono, non sono interessante ... Eppure sono orgoglioso di essere nervoso e sono orgoglioso di essere cattivo. E sono sicuro di essere bravo, molto meglio di tutti loro - sia professori domestici ristretti che poeti pseudo-ribelli domestici manuali. L'instabilità è buona, è un motore, è uno stato naturale di una persona, non c'è nulla di permanente nella vita.
L'armonia è lotta. Non ho mai vissuto una vita normale. Non ho sempre avuto un riparo, vagavo da un appartamento all'altro. La vita stessa è un processo privo di significato. Pertanto, ho sempre cercato un'occupazione elevata nella mia vita. Volevo amare disinteressatamente, ero sempre annoiato di me stesso. Ho amato, come osservo ora, in modo insolitamente forte e spaventoso, ma ho scoperto che volevo amore reciproco"
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Luca Bagatin

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