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martedì 30 giugno 2026

Dai BRICS al Partito Comunista Cinese: il ruolo della Cina tra multilateralismo e sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 giugno scorso, a Nuova Delhi, si è tenuto un importante incontro dei consiglieri per la sicurezza nazionale dei BRICS.

In tale occasione, nella capitale dell'India, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che ricopre anche la carica di membro del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), ha tenuto un importante discorso, nel quale ha ricordato che la cooperazione dei BRICS è un punto di forza fondamentale per la salvaguardia della pace globale, della promozione dello sviluppo e della difesa della giustizia.

Dobbiamo tenere alta la bandiera del multilateralismo, salvaguardare con fermezza gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e opporci inequivocabilmente all'unilateralismo e al protezionismo. In quanto avanguardia del Sud del mondo, i Paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nel promuovere la giustizia e agire con equità, rafforzando il loro status e il loro ruolo negli affari internazionali”, ha sottolineato il Ministro Wang, il quale ha altresì aggiunto: “Dobbiamo combattere con fermezza ogni forma di terrorismo, opporci inequivocabilmente alla militarizzazione dello spazio extra-atmosferico, affrontare efficacemente le sfide globali in materia di energia e sicurezza alimentare, rafforzare la cooperazione sulle risorse minerarie strategiche e unirci per rispondere all'epidemia di Ebola in Africa”.

Nel suo discorso, il Ministro Wang ha spiegato come la centralità dei BRICS risiede nell'uguaglianza e nel mutuo vantaggio, mentre la sua forza risiede nell'unità e nell'assistenza reciproca.

Egli ha in particolare rimarcato come i BRICS e il Sud del mondo, in generale, “dovrebbero difendere la propria indipendenza, rafforzare la solidarietà e l'assistenza reciproca, condividere una maggiore conoscenza collettiva e coordinare azioni congiunte più incisive”.

Nel far presente che sarà la Cina, l'anno prossimo, ad assumere la presidenza dei BRICS, il Ministro Wang ha sottolineato l'importanza di rispettare sempre le norme internazionali, evitando “la legge della giungla”, come ha insegnato anche il conflitto in Iran e gli attacchi illegali di USA e Israele contro di esso.

Nel frattempo, la Repubblica Popolare Cinese, il 1 luglio si prepara a celebrare il 105esimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC).

Partito che fonda la propria organizzazione sul merito e sulla formazione politica, culturale e morale e che fu co-fondato dal riformatore sociale antimperialista Chen Duxiu (della cui biografia ho scritto nell'articolo leggibile a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/07/chen-duxiu-1879-1942-co-fondatore-e.html).

Un rapporto pubblicato in questi giorni dal Dipartimento dell'Organizzazione del Comitato Centrale del Partito, ha rilevato che nel 2025 gli iscritti ad esso contavano 101,28 milioni. Ovvero vi è stato un aumento di circa 1 milione di iscritti rispetto al 2024.

Nel rapporto si evidenzia che il 54,8% dei nuovi iscritti nel 2025 è in possesso di laurea o diploma di scuola superiore e l'84% ha un'età pari o inferiore a 35 anni.

Dal rapporto si evince anche che il numero delle donne è pari al 31,5% del totale (oltre 31,91 milioni di donne); che la percentuale degli iscritti appartenenti a minoranze etniche è del 7,8% (7,88 milioni di iscritti) e che il numero di operai e agricoltori rappresenta il 32,4% del totale.

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, in questi anni, si è battuto con determinazione contro la corruzione interna al Partito, quale primo punto del suo mandato.

Egli ha altresì ricordato che il compito dei comunisti cinesi è quello di lavorare per la felicità del popolo cinese, porsi al servizio della comunità e rinnovare il Paese.

Luca Bagatin

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mercoledì 24 giugno 2026

Il Senato USA prende le distanze da Trump, mentre Cina e Iran rilanciano la via diplomatica. Articolo di Luca Bagatin

 

Negli USA, un Senato a maggioranza repubblicana, finalmente, rompe con le politiche irresponsabili e guerrafondaie del regime di Trump, votando, con 50 voti a favore e 48 contrari, una risoluzione per limitarne i poteri di guerra in Iran e chiedere la fine del conflitto.

Un voto simbolico, a conferma di quanto, negli USA, il Congresso abbia poteri limitati, ma significativo.

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato, nei giorni scorsi, a Nuova Delhi, a margine della XVI riunione dei Consiglieri per la Sicurezza Nazionale dei BRICS, il Vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, Qadir Nizamipour.

Il Ministro Wang ha sottolineato che la Cina accoglie con favore l'avvio delle consultazioni – con l'assistenza di Pakistan e Qatar - fra Iran e USA, sulla base del Memorandum d'intesa fra i due Paesi.

Disposizioni che prevedono – fra le altre cose - la cessazione immediata e permanente delle ostilità; il rispetto reciproco della sovranità e integrità territoriale di ciascun Paese e la non ingerenza negli affari interni altrui.

La Cina, partner strategico dell'Iran, ha sostenuto e sostiene ogni sforzo volto alla pace e alla salvaguardia della sua sovranità e sicurezza nazionale.

Il Vicesegretario Qadir Nizamipour ha ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per il suo ruolo costruttivo alla risoluzione del conflitto e sottolineato la validità delle proposte del Presidente Xi Jinping per la promozione della pace e stabilità del Medio Oriente (fondate su coesistenza pacifica; rispetto della sovranità nazionale; rispetto del diritto internazionale; promozione di sviluppo e sicurezza), ricordando come le relazioni fra Iran e Cina siano di fondamentale importanza per affrontare, congiuntamente, le sfide comuni.

Luca Bagatin

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giovedì 18 giugno 2026

Washington arretra, Teheran resiste: l'accordo mediato dal Pakistan e sostenuto dalla Cina chiude il conflitto. Articolo di Luca Bagatin

 

La mediazione del Pakistan e il sostegno della Repubblica Popolare Cinese ha dato i suoi frutti.

Alla fine, Iran e Stati Uniti d'America, hanno raggiunto un accordo che ha portato alla cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti e alla garanzia di integrità territoriale e della sovranità del Libano.

Una sconfitta per il regime di Trump, che aveva attaccato illegalmente l'Iran, assieme al regime di Netanyahu, alla fine del febbraio scorso.

Gli USA dovranno quindi ritirare le proprie forze dalle vicinanze e astenersi dall'interferire negli affari interni dell'Iran, porre fine alle sanzioni contro di esso e, assieme ai partner regionali, dovranno stanziare 300 miliardi di dollari per ricostruire e sviluppare economicamente l'Iran.

La Repubblica islamica dell'Iran, si impegnerà, a sua volta, a garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa e ha ribadito che non produrrà mai armi nucleari.

Trump, in sostanza, dopo settimane a fare la parte del bullo, ha dovuto capitolare. E così l'economia internazionale inizierà a riprendere fiato e tutto tornerà come prima dell'invasione dell'Iran, che nessuna persona con un minimo di logica e buonsenso avrebbe mai voluto accadesse.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha espresso al Ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi, soddisfazione per la firma del memorandum d'intesa ed ha sottolineato come i fatti abbiano dimostrato che la forza e la politica di potenza non possano, in alcun modo, risolvere le controversie. Egli ha, una volta di più, sottolineato come l'unica via giusta da seguire sia sempre quella del negoziato e del dialogo.

Il Ministro Wang ha ricordato come la Cina abbia sempre sostenuto le proposte legittime dell'Iran e appoggiato gli sforzi di mediazione del Pakistan, promuovendo la pace ed ha auspicato il pieno rispetto degli impegni che le parti si sono date siglando tale accordo.

Il Ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, nell'informare il Ministro Wang relativamente al memorandum d'intesa, ha affermato che esso deve essere concretamente attuato, compresa la cessazione delle operazioni militari israeliane contro il Libano. Egli ha ribadito la sua fiducia nei confronti delle relazioni strategiche e di cooperazione con la Cina.

L'Iran e la Repubblica Popolare Cinese, nel marzo 2022, hanno firmato, peraltro, un accordo di partenariato strategico globale della durata di 25 anni e ciò nonostante le sanzioni imposte, a entrambi i Paesi, dal regime di Washington.

Luca Bagatin

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lunedì 11 maggio 2026

Dall'Iran all’Africa: la strategia cinese contro l’unilateralismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 6 maggio scorso, a Pechino, il Ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi ha incontrato il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Il Ministro Araghchi ha spiegato che l'Iran intende tutelare fermamente la sua sovranità e dignità nazionale e ha condannato l'attacco illegale di Stati Uniti e Israele contro il suo Paese, spiegando come le crisi politiche vadano affrontate con mezzi pacifici e non militari.

Egli ha altresì affermato di condividere le proposte del Presidente cinese Xi Jinping, volte a promuovere pace e stabilità in Medio Oriente e ha elogiato la Repubblica Popolare Cinese per essersi posta dalla parte giusta della Storia e per il suo atteggiamento costruttivo, volto a risolvere pacificamente la crisi in atto.

Il Ministro iraniano ha, inoltre, affermato come la Cina sia partner strategico dell'Iran e tale continuerà ad essere.

Il Ministro cinese Wang Yi ha sottolineato la posizione della Cina, volta alla promozione della pace e alla facilitazione dei colloqui fra le parti, ribadendo come sia una priorità il cessate il fuoco e il rispetto dei negoziati, volti a salvaguardare sovranità e sicurezza nazionale dell'Iran.

Egli ha altresì ricordato le preoccupazioni della comunità internazionale relative alla necessità del ripristino del normale e sicuro passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz ed ha apprezzato l'impegno iraniano di non sviluppare armi nucleari, pur ritenendo legittimo diritto dell'Iran l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare.

Il Ministro Wang ha anche esortato al dialogo fra Iran e Paesi del Golfo, volto a raggiungere rapporti di buon vicinato e alla creazione di una regione pacifica, sicura e stabile.

In tal senso ha spiegato come le proposte del Presidente Xi Jinping siano dirette in tal senso e mirino alla costruzione di “quattro patrie condivise”, in dialogo fra loro.

Egli ha, inoltre, ulteriormente criticato l'aggressione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran che è avvenuta in aperta violazione del diritto internazionale.

La Repubblica Popolare Cinese, rafforzando ulteriormente la cooperazione e la sinergia con i Paesi del Sud del mondo, dal 1 maggio scorso, ha deciso di applicare un trattamento tariffario pari a zero nei confronti dei 53 Paesi africani con i quali intrattiene relazioni diplomatiche.

Una politica, dunque, diametralmente opposta rispetto a quella che il regime statunitense riserva ai suoi partner europei.

Luca Bagatin

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mercoledì 15 aprile 2026

La Repubblica Popolare Cinese prosegue nel cammino verso pace, cooperazione e multilateralismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre gli USA di Trump proseguono nelle loro guerre e nei loro attacchi gratuiti, verbali e militari, contro mezzo mondo; mentre l'UE rimane a guardare (e intanto i suoi vertici ancora non comprendono che, se non si riaprono i canali diplomatici, commerciali e energetici con la Federazione Russa, le cose saranno destinate a peggiorare), la Repubblica Popolare Cinese prosegue nella sua azione pacificatrice, pragmatica, lungimirante e lo fa promuovendo un ordine mondiale autenticamente multilaterale e pacifico, dialogando e stringendo partnership con chiunque sia disposto a cooperare e dialogare.

A dimostrarlo anche il recente incontro fra il Presidente Xi Jinping e il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, in visita ufficiale in Cina.

Un legame rafforzato, costruito negli anni, sulla base della promozione dei comuni interessi.

Il Presidente Sanchez ha ribadito che la Spagna riconosce il principio di un'unica Cina e che considera strategico il rapporto con la Repubblica Popolare Cinese.

Gli scambi bilaterali di merci fra i due Paesi, nel 2025, del resto, hanno superato i 55 miliardi di dollari, con una crescita del 9,8% rispetto al 2024.

Il Presidente Xi non solo ha auspicato che la Spagna rafforzi la sua partnership con la Cina in ambito commerciale, energetico, degli investimenti e degli scambi fra i cittadini dei reciproci Paesi, ma anche promuovendo valori universali quali la giustizia, la promozione del diritto internazionale, respingendo ogni “legge della giungla” e contribuendo a costruire un mondo multipolare equo e ordinato, ove la globalizzazione economica possa essere universalmente vantaggiosa e inclusiva.

Sanchez si è detto concorde con il suo omologo cinese e ha ribadito che la Spagna si oppone a una nuova Guerra Fredda e sostiene una maggiore comunicazione e cooperazione fra UE e Cina, contribuendo così alla pace e alla stabilità mondiale, lottando contro il protezionismo commerciale, i cambiamenti climatici e la promozione di un autentico multilateralismo.

Nei giorni scorsi, peraltro, vi era stato un incontro a Pechino fra il Presidente del Parlamento cinese, Zhao Leji e il Presidente del Parlamento portoghese, José Pedro Aguiar-Branco, per rafforzare la partnership fra i due Paesi. Anche il Portogallo, peraltro, aderisce al principio di un'unica Cina e Aguiar-Branco ha sottolineato anche che il Portogallo apprezza il principio “un Paese, due sistemi” attuato a Macao, ex colonia portoghese.

Oltre all'amichevole visita del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, si è tenuto anche un importante e recente incontro, a Pechino, fra il Presidente Xi Jinping e il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, ove le due parti hanno riaffermato la solidità delle loro relazioni e la necessità di salvaguardare l'unità dei Paesi del Sud del mondo, oltre che proseguire nel rafforzamento della cooperazione commerciale, degli investimenti e degli scambi culturali.

Il Ministro Lavrov ha inoltre fatto presente che, la Russia, è in grado di compensare la carenza di risorse energetiche affrontata dalla Cina e da altri Paesi, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz.

Relativamente alla situazione in Iran, la Cina, pur condannando gli attacchi illegali di USA e Israele, attraverso l'Ambasciatore Fu Cong aveva ribadito, in sede ONU, che “La Cina non condivide gli attacchi dell’Iran contro gli Stati del Golfo e il blocco dello Stretto di Hormuz. Come tutte le parti, la Cina auspica che la pace e la stabilità vengano ripristinate nello Stretto il prima possibile e che la navigazione riprenda”.

La Repubblica Popolare Cinese, del resto, ha presentato un piano di pace che prevede il rispetto della sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale. 

Ho molto apprezzato il recente articolo dell'amico prof. Giancarlo Elia Valori, dal titolo “Verso un nuovo ordine politico ed economico mondiale”, pubblicato su varie testate e anche sul mio blog (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/verso-un-nuovo-ordine-politico-ed.html), che del resto racchiude il pensiero e l'analisi che il prof. Valori porta avanti dagli Anni '70 ad oggi..

Egli fu, del resto, fra i primi ad osservare e a sottolineare la portata storica, pacifica e di sviluppo socio-economico promossa dalla Repubblica Popolare Cinese. Realtà che merita rispetto, studio, approfondimento e attenzione e non denigrazione da sciocchi frequentatori del Bar dello Sport.

Nell'articolo del prof. Valori vi è tutto ciò che occorre per comprendere e costruire un vero ordine mondiale multilaterale e ovviare all'attuale disordine globale, fondato su diseguaglianze, irragionevolezza, guerre e destabilizzazioni.

Vi, è in particolare, un concetto del suo articolo che vorrei qui riportare, proprio a conclusione di questo mio pezzo: Il nuovo ordine economico mondiale si riferisce a un nuovo insieme di regole globali (…). Nel contesto attuale, esso rappresenta l’impegno dei mercati emergenti nel promuovere riforme della governance economica globale, nel sostenere la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione nell’economia digitale, e nel costruire un sistema equo, ordinato e diversificato, incentrato su una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Concetti chiave e prospettive sono l’enfatizzazione dell’uguaglianza sovrana e il diritto di ogni Paese di scegliere il proprio modello di sviluppo economico, e promuovere riforme delle norme finanziarie e commerciali internazionali che oggi risultano dannose per i Paesi in via di sviluppo. Le aree chiave da affrontare sono: la riforma della governance finanziaria, del commercio equo e solidale delle materie prime e della cooperazione internazionale nell’era dell’economia digitale, nel cercare di fronteggiare l’ascesa dell’unilateralismo e del protezionismo, nonché l’inadeguatezza dei meccanismi multilaterali tradizionali”.

Abbiamo noi una classe politica italiana e in sede UE all'altezza di comprendere, assimilare e attuare tutto ciò? Al momento risulta non pervenuta.

Luca Bagatin

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martedì 31 marzo 2026

Un piano di pace promosso da Cina e Pakistan per la pace in Medio Oriente e nel Golfo. Articolo di Luca Bagatin

Ancora una volta in prima linea per promuovere accordi di pace, in un'epoca in cui l'Occidente sembra aver perduto ogni logica e lume della ragione, la Repubblica Popolare Cinese.

A Pechino si sono infatti tenuti colloqui fra il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Pakistan Mohammad Ishaq Dar.

Entrambe le parti hanno presentato cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità nell'area del Golfo e in Medio Oriente.

Proposte che comprendono: cessazione immediata delle ostilità; avvio urgente dei colloqui di pace; garanzia di sicurezza degli obiettivi non militari; garanzia della sicurezza della navigazione e salvaguardia dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Nel corso dell'incontro il Ministro Wang ha affermato che “Gli sforzi del Pakistan per mediare tra le parti al fine di promuovere la pace e porre fine ai combattimenti dimostrano il suo fermo impegno a salvaguardare la pace regionale e globale. La tempestiva comunicazione strategica tra Cina e Pakistan sulle principali questioni internazionali e regionali e l'approfondimento del coordinamento strategico incarnano l'essenza della comunità sino-pakistana con un futuro condiviso. La Cina sostiene e auspica che il Pakistan svolga un ruolo unico e importante nella de-escalation delle tensioni e nel ripristino dei colloqui di pace. Questo processo non sarà facile, ma gli sforzi di mediazione del Pakistan sono in linea con gli interessi comuni di tutte le parti”.

Cina e Pakistan hanno sottolineato la necessità di rispettare la sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale.

Entrambi i Paesi hanno peraltro sostenuto la necessità di rafforzare il ruolo dell'ONU e dei suoi principi fondamentali, al fine di promuovere pace e stabilità a livello globale.

Luca Bagatin

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mercoledì 25 marzo 2026

Il Vietnam rafforza la cooperazione con Cina e Russia. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Socialista del Vietnam, nei giorni scorsi, ha rafforzato i suoi rapporti sia con la Repubblica Popolare Cinese che con la Federazione Russa.

Il 17 marzo scorso, ad Hanoi, si è tenuta la riunione del Comitato direttivo sino-vietnamita per la cooperazione bilaterale.

Presenti il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro vietnamita Bui Thanh Son.

Durante la riunione, entrambe le parti hanno convenuto nell'unire le forze per progredire sulla strada della modernizzazione socialista, oltre a promuovere il rafforzamento dell'autosufficienza e unità del Sud del mondo.

Un Sud del mondo volto alla promozione della pace e della stabilità internazionale e regionale, in particolare in questo turbolento momento storico.

Il Ministro Wang ha inteso rilanciare la cooperazione con in Vietnam nel settore agricolo, ferroviario, energetico, finanziario, minerario, commerciale, dell'innovazione tecnologica e in materia di difesa e sicurezza, mentre il Vice Primo Ministro vietnamita ha sottolineato che considera la Cina un punto di riferimento strategico e ha spiegato come il Vietnam aderisca alla politica di “una sola Cina”, rifiutando ogni forma di separatismo da parte di Taiwan.

Nei giorni scorsi, il Primo Ministro vietnamita Pham Minh Chinh ha visitato la Federazione Russa e rafforzato con essa la cooperazione nei settori strategici infrastrutturali e dei trasporti.

In Russia, il Premier vietnamita ha incontrato anche le delegazioni dell'Associazione di amicizia Russia-Vietnam e l'Associazione dei veterani di guerra in Vietnam.

Egli ha altresì incontrato il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo alla Duma.

Il Premier Pham Minh Chinh ha ricordato e sottolineato l'importanza degli storici legami fra Vietnam e Russia, ribadendo che il Vietnam intende proseguire la sua collaborazione con la Federazione Russa e consolidare il partenariato strategico che lega i due Paesi.

Il Presidente Zjuganov ha apprezzato la visita del Premier vietnamita e si è congratulato con il Vietnam per l'organizzazione del XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista e il suo processo democratico, oltre che per l'affidabilità del Vietnam quale storico partner della Federazione Russa.

Luca Bagatin

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martedì 10 marzo 2026

Cuba per il rispetto del diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Cuba si schiera in difesa del diritto internazionale e, in particolare, del diritto inalienabile dei popoli all'autodeterminazione.

Questo quanto ha sottolineato il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, il quale ritiene necessario il rispetto del diritto di ogni Paese a scegliere il proprio sistema politico, economico e sociale, senza alcuna interferenza esterna.

Il Ministro Rodriguez sostiene dunque le stesse tesi del suo omologo cinese, Wang Yi, ovvero il porre al primo posto, nelle relazioni internazionali, il dialogo, la cooperazionee l'impegno per il multilateralismo.

In un quadro di uguaglianza sovrana degli Stati e attraverso la risoluzione pacifica delle controversie, rifiutando ogni uso della forza e delle minacce.

Appare chiaro che il riferimento è alla sconsideratezza degli Stati Uniti d'America che, con Trump, hanno mostrato il loro volto sempre più prevaricatore e barbarico.

Un Trump che, il 3 gennaio, ha aggredito il Venezuela e rapito il suo legittimo Presidente, assieme alla moglie; ha intensificato l'embargo contro Cuba, addirittura considerandola una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA e ha attaccato indiscriminatamente l'Iran, senza che questi avesse mostrato alcuna ostilità.

Il Ministro Rodriguez, infatti, ha denunciato anche gli attacchi di USA e Israele contro l'Iran e il Libano e ha chiesto la cessazione dei bombardamenti contro la popolazione civile e invitato il Consiglio di Sicurezza e l'Assemblea delle Nazioni Unite a esercitare le loro funzioni in difesa di pace e sicurezza globali.

Luca Bagatin

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domenica 8 marzo 2026

La saggezza della Repubblica Popolare Cinese difronte all'instabilità globale. Articolo di Luca Bagatin

 

A margine della quarta sessione della 14esima Assemblea Nazionale del Popolo, tenutasi a Pechino, il Ministro degli Esteri cinese ha risposto, in conferenza stampa, alle domande relative alla posizione della Repubblica Popolare Cinese in questo momento di grande turbolenza internazionale.

Relativamente ai rapporti fra Cina e Stati Uniti, il Ministro Wang ha spiegato come nessuna delle due parti possa rimodellare l'altra, ma entrambe debbano cercare di interagire in modo costruttivo, eliminando inutili interruzioni dei rapporti.

Pur criticando fermamente le azioni militari statunitensi in Medio Oriente, in Ministro Wang intende stabilizzare i rapporti con Washington. 

Egli ha affermato che la Cina non condivide la logica della “co-governance tra le grandi potenze”, ma occorre tenere conto che sul pianeta vi sono oltre 190 Paesi e che la Storia mondiale debba essere scritta collettivamente da tutte le nazioni. Il futuro dell'umanità - secondo il Ministro Wang - deve dunque essere creato congiuntamente dai popoli di tutti i Paesi.

La posizione cinese si fonda su “diversità e coesistenza”, che sono i fondamenti della natura della comunità umana e ha sostenuto che la coesistenza multipolare sia la forma più appropriata per il panorama internazionale.

Il Ministro ha ricordato come la Storia ci insegni che la rivalità fra grandi potenze e lo scontro fra i blocchi porta unicamente a sofferenze e disastri per l'umanità.

Per questa ragione la Cina non intende seguire il principio secondo il quale “un Paese forte è destinato a cercare l'egemonia”.

Le linee guida della politica estera cinese rimarranno fondate sulla costruzione di un mondo “multipolare, equo e ordinato”. Laddove, ha spiegato il Ministro Wang, “equo” significa che i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e forza, vanno considerati parti paritarie della comunità internazionale. “Ordinato”, significa che tutti i Paesi devono rispettare le regole internazionali riconosciute, ovvero gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme che regolano le relazioni internazionali.

Secondo il Ministro Wang, per costruire un ordine multipolare, occorre che le grandi potenze, dotate di maggiori risorse, debbono a loro volta e pertanto assumersi maggiori responsabilità al fine di raggiungere tali obiettivi di equità e ordine.
Relativamente all'aggressione statunitense e israeliana all'Iran, il Ministro ha sottolineato, citando un antico proverbio cinese, che “Le armi sono strumenti minacciosi e non dovrebbero essere usate senza discrezione”.

E ha affermato che “questa è una guerra che non avrebbe dovuto accadere, è una guerra che non porta alcun beneficio a nessuno”, spiegando come la Storia del Medio Oriente insegni che la forza non abbia mai fornito soluzioni e che i conflitti armati hanno sempre fomentato odio e generato nuove crisi.

Il Ministro Wang ha inoltre sottolineato come la Cina intenda continuare a sostenere e cooperare con i Paesi del Sud del Mondo; salvaguardare e rafforzare il ruolo dell'ONU e si opponga a qualsiasi egemonia. Promuovendo indipendenza, pace e sviluppo globali.

Relativamente alle tensioni con un Giappone sempre più bellicista e militarista, governato dall'estrema destra, il Ministro Wang ha affermato che la Cina non permetterà più a nessuno di giustificare il colonialismo e che “Il futuro delle relazioni tra Cina e Giappone dipende dalla scelta del Giappone”.

Luca Bagatin

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giovedì 5 marzo 2026

La Cina in prima linea per la de-escalation anche nel conflitto in Medio Oriente. Articolo di Luca Bagatin

 

A gettare acqua sul fuoco dell'ennesimo conflitto internazionale, oltre alla Spagna, in prima linea si trova la Repubblica Popolare Cinese, ove in questi giorni – a Pechino – si sta tenendo la sessione annuale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, massimo organo consultivo del Paese.

La politica estera cinese è storicamente votata alla risoluzione delle controversie internazionali, al dialogo, alla stabilità e al mutuo vantaggio (e non certo ad aggravare i conflitti, intervenendo militarmente, come scioccamente vorrebbe o potrebbe pensare qualcuno, abituato a ragionare “all'occidentale”, ovvero in maniera bellicista e superficiale) e, anche nell'ambito dell'aggressione all'Iran da parte di Trump e Netanyahu, non si smentisce.

La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha infatti ulteriormente espresso la preoccupazione della Cina per la situazione in Medio Oriente.

Ha ricordato che il Ministro degli Esteri Wang Yi ha tenuto colloqui telefonici con i Ministri degli Esteri di Russia, Iran, Oman, Francia, Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, spiegando come gli scopi della Carta delle Nazioni Unite debbano essere rispettati e come occorra opporsi all'uso indiscriminato della forza nelle relazioni internazionali.

Il Ministro Wang ha, non solo invitato le parti in conflitto a interrompere ogni azione militare, evitando un'ulteriore escalation, ma anche a garantire la sicurezza dei civili e ad astenersi dall'attaccare strutture civili.

La Cina intende, pertanto, inviare l'Ambasciatore Zhai Jun, già inviato speciale per la questione mediorientale nel 2019, al fine di compiere sforzi concreti per promuovere la de-escalation fra le parti coinvolte.

Luca Bagatin

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domenica 1 marzo 2026

La Cina, scioccata, condanna gli attacchi contro l'Iran. Alla logica della giungla, occorre contrapporre quella del diritto internazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il suo Rappresentate Permanente presso le Nazioni Unite, Fu Cong, ha espresso il suo shock, il suo sdegno e la sua preoccupazione per gli attacchi dei regimi di USA e Israele contro l'Iran.

La Cina si è detta profondamente addolorata per l'elevato numero di vittime civili e ha condannato l'uso indiscriminato della forza, giudicandolo inaccettabile.

Rifacendosi ai principi della Carta delle Nazioni Unite, l'Ambasciatore Fu Cong ha sottolineato come la sovranità, sicurezza e integrità territoriale dell'Iran e di altri Paesi della regione debbano essere rispettati.

L'Ambasciatore cinese ha osservato come tale situazione debba essere quanto prima risolta attraverso il dialogo, il negoziato e ha richiesto la cessazione immediata delle azioni militari delle forze statunitensi e israeliane.

L'Ambasciatore Fu Cong, in particolare, ha sottolineato come tale aggressione militare sia avvenuta nel momento in cui erano in corso colloqui diplomatici fra USA e Iran e ciò la rende ulteriormente scioccante.
E la Repubblica Popolare Cinese, attraverso il Ministero degli Affari Esteri, ha altresì condannato l'uccisione della Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, sottolineando che tale azione rappresenta una ulteriore “grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran”.

Il Ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi, ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro l'Iran e si è detto molto preoccupato per il rischio di escalation in Medio Oriente e, assieme al suo omologo russo Lavrov, intende, in ambito ONU e nell'ambito dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, adoperarsi per chiedere con forza la cessazione dei combattimenti e il ritorno ai negoziati diplomatici.

Personalmente, direi che viviamo in tempi strani e oscuri, in cui chi dice di difendere “libertà” e “democrazia” invade e attacca Paesi sovrani.

Si dirà che è sempre andata così, ma oggi accade in modo sempre più evidente e spudorato. E da parte di politicanti sempre più sbruffoni, ignoranti e sconsiderati, che non hanno nemmeno il consenso popolare, perché a votare, in Occidente, vanno ormai meno della metà degli elettori. I quali hanno compreso, da quel dì, che le regole sono truccate a monte e che persino le Costituzioni democratiche vengono sistematicamente violate da quei politicanti che pretenderebbero il voto popolare.

A rimetterci i popoli, gli inermi, chi dovrebbe decidere del suo presente e futuro, senza ingerenze esterne, come del resto vorrebbe il diritto internazionale stesso.
L'Iran potrà anche non piacere, ma ha sempre combattuto l'islamismo radicale, purtroppo spesso sostenuto da un Occidente ipocrita, anti-socialista e anti-BRICS. Che ha spesso fatto carta straccia del diritto internazionale, agitando a discrezione la leva dei cosiddetti “diritti umani”.

Chi non approfondisce tali aspetti continua a parlare per partito preso e a riempirsi la bocca di banalità e ipocrisia.
E intanto la politica estera italiana si espone alla sua ennesima figuraccia e dimostra, ulteriormente, di non contare nulla. Così come molto poco conta la politica estera della balbettante, ipocrita e asservita ai desiderata USA, UE.

Mi sovviene alla mente un passaggio del discorso che l'amico prof. Giancarlo Elia Valori, importante manager pubblico e analista geopolitico, oltre che Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, tenne nel novembre 2023 presso la Facoltà delle Relazioni Internazionali dell'Università di Pechino – celebre per aver ospitato, nel 2006, il conferimento del Dottorato Onorario al prof. Henry Kissinger – e presso la quale il prof. Valori fu insignito del titolo di Professore Benemerito.

Egli disse: “Il più grande luogo comune sul Partito Comunista Cinese dei politici occidentali è che esso non sia democratico. Ovviamente per dir questo essi partono dal presupposto che la democrazia “vera” sia la propria. Quella che sgancia bombe sui popoli per imporla a ignoranti, arretrati e dittatori che, però, non siano loro amici. (…). A dire il vero le campagne diffamatorie contro la Repubblica Popolare della Cina sono dirette da Washington, e i Paesi della NATO e i loro governi, non possono far altro attraverso mass media, social network, stampa e televisioni che obbedire alla Casa Bianca. Il parere dei popoli di questi Stati ritengo sia molto differente”.

Il parere dei popoli, purtroppo, conta ormai sempre meno. Conta la logica della sopraffazione, della violenza, della manipolazione, dell'ignoranza, della barbarie e della giungla. Imposta da chi vorrebbe “esportare democrazia”.

Luca Bagatin

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domenica 4 gennaio 2026

Critiche unanimi, dagli USA, all'America Latina, passando per la Cina, fino ai leader socialisti europei, all'attacco illegale di Trump al Venezuela. UE non pervenuta. Articolo di Luca Bagatin

 

Numerose le critiche all'attacco da parte del regime di Trump al Venezuela e al sequestro del Presidente socialista Nicolas Maduro e della moglie, Cilia Flores, sia da parte della stampa USA che di esponenti statunitensi, sia del Partito Democratico che del Partito Repubblicano USA.

In primis le critiche del Democratico Bernie Sanders, il quale ha affermato che “L'attacco di Trump al Venezuela renderà gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri. Questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese per impossessarsene delle risorse o cambiarne il governo.

Il Presidente Trump non ha l'autorità costituzionale per attaccare un altro Paese. Quando il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, dovrebbe concentrarsi sulla crisi interna, porre fine al suo avventurismo militare illegale e smettere di cercare di "governare" il Venezuela per le grandi compagnie petrolifere”.

Dello stesso avviso anche il Democratico Paul D. Tonko, membro della Camera dei Rappresentanti, il quale ha affermato che La decisione del Presidente Trump di attaccare il Venezuela e rapire il suo capo di Stato è sconsiderata e illegale. Queste azioni sono chiari atti di guerra contro una nazione sovrana, un potere riservato dalla nostra Costituzione esclusivamente al Congresso. Il Venezuela non rappresenta in alcun modo una minaccia imminente per la sicurezza degli Stati Uniti. Queste azioni unilaterali incoraggeranno gli autocrati di tutto il mondo e renderanno l'emisfero occidentale un luogo meno stabile. In nessun caso dovremmo mettere a rischio i militari americani in una guerra per un cambio di regime e per il petrolio. Ci abbiamo provato in Iraq, ed è stato un disastro totale che è costato migliaia di vite americane e migliaia di miliardi di dollari che avrebbero dovuto essere spesi qui negli Stati Uniti. Dovremmo concentrarci sul soddisfare i bisogni urgenti e pressanti del nostro Paese, non cercare di crearne un altro”.

Altre critiche sono giunte, fra gli altri, dal Repubblicano Thomas Massie, membro della Camera dei Rappresentanti, il quale, su X, ha affermato, riferendosi all'azione di Trump, che “Se questa azione fosse costituzionalmente valida il procuratore generale non twitterebbe che hanno arrestato il Presidente di un Paese sovrano e sua moglie per possesso di armi da fuoco in violazione di una legge sulle armi da fuoco degli Stati Uniti del 1934” e anche da parte del Sen. Repubblicano Rand Paul, il quale ha scritto che “I nostri fondatori hanno limitato il potere esecutivo di andare in guerra senza l'autorizzazione del Congresso per una ragione: limitare l'orrore della guerra e limitare la guerra agli atti di difesa”.

La Vicepresidente del Venezuela e attuale Presidente ad interim Delcy Rodriguez, denunciando l'aggressione USA contro il suo Paese, ha affermato che “C'è un solo Presidente in questo Paese e il suo nome è Nicolas Maduro Moros”.

La Presidente Rodriguez ha sottolineato che il vero obiettivo è “un cambio di regime in Venezuela” al fine di “impossessarsi delle nostre risorse energetiche, minerarie e naturali” e ha richiesto l'immediata liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie Cilia, ricordando che il popolo venezuelano è già sceso in piazza a sostegno della liberazione del Presidente.

La Presidente, che ha invitato il popolo a mantenere la calma, ha citato il Libertador latinoamericano Simon Bolivar, ovvero il Giuseppe Garibaldi latinoamericano, affermando che Il velo è stato squarciato, abbiamo visto la luce e vogliono farci ricadere nell'oscurità. Le catene sono state spezzate, siamo stati liberi e i nostri nemici intendono renderci di nuovo schiavi”.

Ha inoltre ricordato come l'aggressione statunitense violi “palesemente gli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite” ed è avvenuta nonostante il Presidente Maduro avesse proposto un dialogo con l'amministrazione USA.

La Presidente Rodriguez ha inoltre rilanciato la “difesa della nostra sovranità e della nostra indipendenza”.

Pesanti critiche all'atto deliberato di Trump sono giunte dalla Repubblica Popolare Cinese che, attraverso le parole del Ministro degli Esteri Wang Yi ha chiesto la liberazione del Presidente Maduro, invitando gli USA a garantire la sua sicurezza personale.

Non crediamo che un Paese possa svolgere il ruolo di gendarme mondiale, né siamo d'accordo che un Paese possa affermare di essere un giudice internazionale”, ha aggiunto Wang.

Critiche all'azione di Trump da parte della società civile, in tutto il mondo, che è scesa in piazza e da parte di gran parte del mondo socialista, dal Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel al Brasile di Lula, passando per il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro (spesso minacciato da Trump), fino al socialista britannico Jeremy Corbyn e alla Francia, in cui, il leader dell'opposizione, il socialista Jean Luc-Mélenchon, è sceso in piazza e, fra le altre cose, ha dichiarato che “Negli Stati Uniti, la stampa è più esplicita contro l'aggressione venezuelana rispetto a molti europei, che le sono completamente subordinati. Ma anche in Francia sta emergendo un certo consenso trasversale contro la subordinazione incondizionata e irresponsabile di Macron”.

Egli ha altresì dichiarato che “L'intervento degli Stati Uniti in Venezuela apre una nuova, drammatica fase nella Storia del nostro mondo.
Gli Stati Uniti stanno tornando alle loro più detestabili abitudini imperialiste. Ancora una volta, il petrolio è la vera ragione di questo intervento. La lotta al narcotraffico è solo un pretesto.
Il diritto internazionale è l'unica garanzia di pace. Nessuna deviazione da esso dovrebbe essere accettata. Ci sono solo invasioni malvagie, in Venezuela come in Ucraina e a Gaza.
È deplorevole che la Francia rimanga in silenzio. Il Presidente della Repubblica francese ha delegato questo compito al suo Ministro degli Esteri. Ha fatto dichiarazioni confuse che non hanno identificato né i responsabili né i colpevoli, né ha affermato che si dovesse fornire sostegno.
Che il nostro Paese si inchini davanti all'impero è inaccettabile. Dobbiamo chiedere il rilascio e l'immediato ritorno in Venezuela di Nicolás Maduro e di sua moglie.
Il popolo francese non deve credere che tutto ciò non li riguardi direttamente. Nelle sue ultime dichiarazioni, Trump si considera padrone delle Americhe, sia del Nord che del Sud, e dell'Europa. Affermo la nostra piena e totale solidarietà al popolo venezuelano e al suo legittimo governo, nonché a tutti coloro attualmente minacciati dal signor Trump: i governi di Messico, Colombia e Brasile. Esorto i leader di ciascun Paese a considerare attentamente le minacce che il signor Trump ha già rivolto loro, inclusa la Francia”.

E sulla stessa linea anche il Primo Ministro socialista slovacco Robert Fico, il quale ha denunciato come il diritto internazionale venga messo da parte, mentre “il potere militare viene utilizzato senza il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e chiunque sia grande e forte fa ciò che vuole per promuovere i propri interessi”.

Egli ha sottolineato: “Respingo fermamente una simile violazione del diritto internazionale, come ho fatto nella guerra in Iraq, nella negazione del Kosovo come Stato sovrano o nell'uso della potenza militare russa in Ucraina”.

Egli ha, inoltre, criticato le risposte della dirigenza UE relativamente all'aggressione USA del Venezuela, accusandola di usare doppi standard. “O l'uso della forza militare americana in Venezuela sarà condannato e sarà coerente con gli atteggiamenti nei confronti della guerra in Ucraina, oppure, come al solito,” - riferendosi alla dirigenza UE - “rimarrà farisaica”.

Posizioni tutte coerenti e serie, a differenza di quelle aberranti dei governanti e politicanti di casa nostra e di gran parte dei governanti UE, che seguitano a rimanere a disposizione dei desiderata del Comandante in Capo degli USA di turno.

E ora? Trump invaderà la Groenlandia e il Canada? Cosa diranno Meloni, Von der Leyen e Kallas?

Luca Bagatin

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martedì 30 dicembre 2025

Il bilancio diplomatico del Ministro degli esteri cinese Wang Yi. Parole chiave: apertura, cooperazione globale, sviluppo del Sud del mondo, salvaguardia degli interessi nazionali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha tracciato un bilancio di fine anno, relativamente alla politica estera della Repubblica Popolare Cinese.

Egli ha ricordato l'importante 80esimo anniversario della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Evento indimenticato nella Storia della Cina e parte integrante della costruzione stessa della Repubblica Popolare e dell'unità del popolo cinese, che si oppose, con fermezza, alle barbarie dell'imperialismo militarista giapponese, alleato ai nazifascismi europei.

Dobbiamo rimanere estremamente vigili di fronte alla rinascita del militarismo in Giappone, difendere con fermezza i risultati vittoriosi della Seconda Guerra Mondiale, ottenuti con grande sacrificio, e salvaguardare efficacemente la pace e la stabilità duramente conquistate”, ha sottolineato il Ministro Wang, peraltro componente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Egli ha sottolineato come l'attuale Premier giapponese, Sanae Takaichi, esponente della destra, abbia pubblicamente messo in discussione l'integrità territoriale della Cina, sostenendo il separatismo di Taiwan e mettendo così in discussione “l'ordine internazionale del dopoguerra”.

In merito, peraltro, va sottolineato che la Premier giapponese, aveva ricevuto critiche anche da parte dell'opposizione di centro-sinistra e sinistra, ovvero da parte del Partito Costituzionale Democratico del Giappone, del Partito Socialdemocratico Giapponese (che ne ha chiesto le dimissioni) e del Partito Comunista Giapponese.

Nel suo discorso, Wang Yi, ha poi sottolineato la necessità che Cina e USA trovino il modo di andare d'accordo, sulla base dei principi di uguaglianza, rispetto reciproco e reciprocità.

Egli ha fatto presente che la Cina ritiene fondamentale la coesistenza pacifica e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa fra i due Paesi, al fine di garantire stabilità, sviluppo e prosperità del mondo.

Egli ha spiegato come la Cina sia e sia stata impegnata, a livello di diplomazia internazionale, quale forza stabilizzatrice, difendendo giustizia e equità e abbia cercato di mantenere stabile il panorama del commercio internazionale.

Il Ministro Wang ha, inoltre, delineato le prospettive della diplomazia cinese per il 2026.

In primo luogo” – ha affermato Wang - “forniremo un maggiore supporto strategico per lo sviluppo e il rinnovamento del nostro Paese. In secondo luogo, apriremo nuove strade per forgiare un nuovo tipo di relazioni tra i Paesi più importanti. In terzo luogo, lavoreremo più attivamente per costruire una comunità con un futuro condiviso con i Paesi vicini” E, ha proseguito: “In quarto luogo, promuoveremo una maggiore sinergia per la marcia congiunta del Sud del mondo verso la modernizzazione. In quinto luogo, daremo un maggiore impulso all'apertura e alla cooperazione globale. In sesto luogo, daremo un maggiore contributo alla riforma e al miglioramento della governance globale. In settimo luogo, agiremo con un più forte senso di missione e responsabilità nella salvaguardia degli interessi nazionali”.

Mentre c'è chi, nel mondo Occidentale sedicente libero, in realtà sempre più autarchico, autocratico e bellicista, soffia sui venti di guerra, promuove dazi, cerca di destabilizzare il Sud globale, c'è qualcun altro che ricerca, invece, la concordia, l'uso consapevole delle tecnologie e dell'economia, a beneficio delle comunità, la cooperazione e il mutuo vantaggio.

Il “socialismo dai colori cinesi”, come lo definì il Sen. Vittorino Colombo (già Presidente del Senato e Ministro di lungo corso), grande amico della Cina moderna, rappresenta oggi un'ancora di speranza in un mondo in decadenza.

Chi non lo comprende ancora, dovrebbe mettersi a studiare, senza gli sciocchi paraocchi dell'ideologia e senza la stupidità della tifoseria, che dimostrano unicamente superficialità, pregiudizio e scarso approfondimento della realtà storica, economica e geopolitica.

Luca Bagatin

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giovedì 18 dicembre 2025

Crescono le voci di protesta contro Trump per le minacce al Venezuela sovrano e socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

Da più parti si levano voci di protesta contro il regime di Trump, che ha minacciato il blocco navale delle petroliere venezuelane.

Numerosi deputati del Partito Democratico USA della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti degli USA, hanno condannato l'amministrazione Trump relativamente alle minacce contro il Venezuela.

Costoro, hanno peraltro messo in dubbio la legalità delle azioni militari poste in essere da Trump contro le navi venezuelane, senza la certezza che queste rappresentino una minaccia per il popolo statunitense.

I deputati democratici hanno parlato di “grave abuso di potere” da parte di Trump ed hanno sottolineato che La nostra risoluzione sui poteri di guerra ha cercato di porre fine a questi attacchi extragiudiziali, ma la maggioranza dei repubblicani ha preferito la lealtà a Donald Trump rispetto al giuramento alla Costituzione”.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo venezuelano, Yván Gil, il quale lo ha informato sulla situazione in Venezuela, sottolineando come il governo e il popolo venezuelano intendono salvaguardare fermamente la sovranità e indipendenza del Paese, rifiutando qualsiasi minaccia esterna.

Il Ministro Wang ha ribadito la partnership strategica fra la Cina e il Venezuela e la posizione cinese, in merito, è molto chiara, ovvero si oppone a “ogni forma di intimidazione unilaterale e sostiene i Paesi nella salvaguardia della loro sovranità e dignità nazionale”, esortando la comunità internazionale a sostenere la posizione del Venezuela.

In una recente conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jakun, ha espresso il sostegno della Repubblica Popolare Cinese alla richiesta del Venezuela di una sessione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per risolvere la situazione.

Guo ha fatto presente che: “La Cina si oppone a tutti gli atti di unilateralismo e prepotenza e sostiene i Paesi nella difesa della propria sovranità e dignità nazionale. Il Venezuela ha il diritto di sviluppare autonomamente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri Paesi. Crediamo che la comunità internazionale possa comprendere e sostenere la posizione del Venezuela volta a proteggere i propri legittimi diritti e interessi. La Cina sostiene la richiesta del Venezuela di tenere una sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Anche il Ministero degli Esteri russo, in un comunicato, ha espresso preoccupazione per le decisioni unilaterali del governo USA, che potrebbero rappresentare una minaccia per la navigazione internazionale.

Il Ministero degli Esteri russo ha invitato l'amministrazione di Trump ad adottare un “approccio razionale e pragmatico”, evitando un'escalation che potrebbe avere “conseguenze imprevedibili per l'intero emisfero occidentale” ed ha esortato al dialogo fra Washington e Caracas, fondato sul diritto internazionale. Il comunicato ha ribadito la posizione russa, volta al mantenimento della pace in America Latina e nei Caraibi.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente socialista del Brasile, Lula, il quale si è detto anch'egli “molto preoccupato” per la crisi fra Venezuela e USA.

Egli ha esortato Trump a dialogare con il governo venezuelano, al fine di trovare una soluzione.

Lula ha ribadito di voler offrire sia a Trump che al Presidente socialista Maduro l'aiuto del Brasile, al fine di “evitare un conflitto armato qui in America Latina”.

In merito vorrebbe parlare prima di Natale con Trump “in modo che possiamo raggiungere un accordo diplomatico e non una guerra fratricida”.

Il Presidente Lula ha altresì sottolineato che “Non può trattarsi solo di rovesciare Maduro. Quali sono gli altri interessi di cui non siamo ancora a conoscenza?” riferendosi di non sapere se in gioco, da parte degli USA, ci sia solo il petrolio venezuelano, altri minerali essenziali o le terre rare.

Il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, ha lanciato un appello ai parlamentari venezuelani invitandoli a mobilitarsi, a fianco del popolo, al fine di difendere la pace del Paese, contro le “grottesche minacce” del governo USA che intende “rubare petrolio, minerali e terre venezuelane”.

Nel frattempo, il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha presentato una denuncia contro la Fondazione Nobel, per aver conferito il Nobel per la Pace all'esponente della destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha incoraggiato l'escalation militare USA contro il Venezuela.

Secondo Assange, il Premio Nobel per la Pace non può essere trasformato, giustamente, in uno “strumento di guerra”.

La Machado, peraltro, come denunciato da Assange, aveva peraltro sostenuto anche il criminale regime di Netanyahu.

Luca Bagatin

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martedì 23 settembre 2025

Dal Venezuela all'Austria, la Repubblica Popolare Cinese ricorda gli eroi antifascisti e la vittoria contro l'aggressione giapponese. Articolo di Luca Bagatin

Anche il Venezuela socialista e bolivariano, lo scorso 3 settembre, ha celebrato l'80esimo anniversario della vittoria del popolo cinese nella Guerra di Resistenza contro l'aggressione giapponese e nella Guerra Mondiale Antifascista.

A Caracas, in occasione dell'evento, è stato inaugurato un suggestivo monumento che ricorda tale importante avvenimento storico, nel quale persero la vita oltre 35 milioni di cinesi.

L'inaugurazione è avvenuta alla presenza del Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro e dell'Ambasciatore cinese Lan Hu, oltre che gli alti componenti del governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, fra i quali la Vicepresidente Delcy Rodriguez e il Ministro della Difesa Vladimir Padrino.

Il Presidente Maduro ha celebrato questo momento ricordando la “coraggiosa vittoria della resistenza contro l'ex Impero giapponese” e ha paragonato tale vittoria a quella ottenuta dall'Armata Rossa sovietica contro la Germania nazifascista.

Egli, ha inoltre ricordato i legami di amicizia e collaborazione fra Venezuela e Repubblica Popolare Cinese, rammentando come “la Cina è la principale potenza militare del pianeta Terra. Una potenza sorella, una potenza amica, una potenza senza una visione imperialista, colonialista o schiavista”.

L'Ambasciatore Lan Hu ha, a sua volta, espresso i suoi ringraziamenti, affermando: “A nome del governo e del popolo cinese, vorrei ringraziare il presidente Nicolas Maduro Moros, il governo e il popolo del Venezuela per la costruzione di questo monumento commemorativo, per questa grande vittoria mondiale”.

Egli ha fatto inoltre presente che essa rappresenta il riconoscimento della causa antifascista mondiale e la ferma determinazione di entrambi i Paesi a resistere a qualsiasi forma di aggressione o invasione straniera.

E, a proposito di causa comune antifascista, il 12 settembre scorso, incontrando il Presidente della Repubblica Austriaca, Alexander Van der Bellen e la Ministra per gli Affari Europei e Internazionale Beate Meinl-Reisinger, il Ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi, oltre a sottolineare la stabilità delle relazioni fra Cina e Austria, ha ricordato come la Repubblica Popolare Cinese abbia accolto numerosi ebrei provenienti dall'Austria, alcuni dei quali si sono distinti per eroismo nella causa antifascista.

In particolare, egli ha ricordato tre figure importanti: Jakob Rosenfeld, Richard Frey e Ruth F. Weiss, in quali hanno contribuito a combattere e diffondere gli ideali antifascisti, a fianco del popolo cinese, contro l'aggressore giapponese e sono ricordati, in Cina, come eroi nazionali.

Jakob Rosenfeld (1903 – 1952) fu urologo, ex componente del Partito Socialdemocratico Austriaco, deportato nel campo di concentramento di Dachau e successivamente a Buchenwald. Nel 1939 fu rilasciato, ma, costretto a lasciare immediatamente il Paese, fuggì a Shanghai e qui si arruolò volontario nella Nuova Quarta Armata e servì le forze comuniste cinesi come medico. Nel 1942 aderì al Partito Comunista Cinese e fu nominato Generale dell'esercito.

Molti anni dopo scoprì che la gran parte della sua famiglia era morta nei campi di sterminio nazisti. Lavorò, infine, come medico a Tel Aviv, ove morì ed è considerato, in Cina, un eroe nazionale, tanto che ogni anno la sua tomba è visitata da una delegazione del governo cinese.

Richard Frey (1920 – 2004), il cui nome originario era Richard Stein, fu aderente alla Gioventù Comunista d'Austria e al Partito Comunista d'Austria. Fuggì alle persecuzioni antisemite nel 1939 e si arruolò nelle forze armate comuniste cinesi, divenendo membro del Partito Comunista Cinese nel 1944. Nel 2007 il governo cinese eresse, vicino Pechino, un monumento alla sua memoria.

Ruth F. Weiss (1908 – 2006), nata a Vienna in una famiglia ebrea, educatrice e giornalista, fuggì anche lei a Shanghai, nel 1933, ottenendo nel 1955 la cittadinanza cinese e divenendo, nel 1983, membro del Comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC), per il suo impegno nella cultura e nell'educazione e per aver documentato il conflitto fra la resistenza cinese e gli imperialisti giapponesi.

Storie molto probabilmente poco conosciute da noi, ma che meritano di essere celebrate, rispettate e ammirate.

Anche perché dimostrano legami fra storie e popoli apparentemente lontani, ma uniti dai comuni ideali socialisti, democratici e antifascisti, che possono, ancora oggi, illuminare un mondo che dovrebbe ricercare unità, pace, sviluppo e cooperazione, in luogo di assurde contrapposizioni, portatrici di morte, divisione e instabilità.

Luca Bagatin

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giovedì 7 agosto 2025

Dazi USA: il Brasile ottiene l'appoggio dalla Cina. Articolo di Luca Bagatin

Mentre Trump lancia dazi in ogni dove, illudendosi che questo sarà un bene per l'economia del suo Paese e un male per tutti gli altri, Wang Yi, membro dell'Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ed ex Ministro degli Esteri, ha dichiarato che la Repubblica Popolare Cinese è fermamente intenzionata a sostenere il Brasile e a voler approfondire la cooperazione bilaterale.

Egli ha sottolineato come, tanto il Presidente cinese Xi Jinping, quanto il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, stiano lavorando per “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile”.

L'obiettivo è quello di promuovere un mondo multipolare e sostenere le regole di un ordine internazionale che salvaguardi equità e giustizia globali.

Egli ha definito quelle di Trump – ovvero i dazi contro il Brasile al 50% - delle “pratiche intimidatorie” e ha ribadito come Cina e Brasile continueranno a sostenersi a vicenda, salvaguardando i loro legittimi interessi e quelli dei Paesi del Sud del mondo, nell'ambito dei BRICS.

Entrambi i Paesi, peraltro, nell'ambito della crisi ucraina, sono impegnati, attraverso il Gruppo degli Amici per la Pace, al fine di raggiungere il cessate il fuoco e promuovere il dialogo,

Il Presidente brasiliano Lula, relativamente ai dazi iniqui imposti da Trump, ha fatto ricorso presso il WTO, ovvero l'Organizzazione Mondiale del Commercio, dichiarando che non si lascerà umiliare dal Presidente USA, noto per il suo atteggiamento arrogante e irrispettoso.

Luca Bagatin

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lunedì 16 giugno 2025

La Repubblica Popolare Cinese condanna l'aggressione israeliana all'Iran e sostiene dialogo, negoziati e de-escalation del conflitto. Articolo di Luca Bagatin

La Repubblica Popolare Cinese attraverso l'Ambasciatore presso le Nazioni Unite, Fu Cong, e il Ministro degli Esteri Wang Yi, ha condannato con forza l'aggressione israeliana contro l'Iran.

L'Ambasciatore Fu Cong, il 13 giugno scorso, in sede ONU ha affermato: “La Cina condanna le azioni di Israele che violano la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran, si oppone all’intensificazione delle tensioni e all’espansione dei conflitti, ed è profondamente preoccupata per le potenziali gravi conseguenze delle operazioni israeliane. (…) Esortiamo Israele a cessare immediatamente ogni avventurismo militare ed evitare ulteriori crescenti tensioni. Chiediamo a tutte le parti interessate di rispettare la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, a risolvere le controversie attraverso mezzi politici e diplomatici e a mantenere congiuntamente la pace e la stabilità regionali. 

La Cina è seriamente preoccupata per l’impatto negativo degli attuali sviluppi sui negoziati diplomatici sulla questione nucleare iraniana. La Cina è sempre stata impegnata a risolvere pacificamente la questione nucleare iraniana attraverso il dialogo e il negoziato. Ci opponiamo all'uso della forza e alle sanzioni unilaterali illegali e ci opponiamo agli attacchi armati contro gli impianti nucleari pacifici. Come Stato Parte del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), il diritto dell’Iran agli usi pacifici dell’energia nucleare dovrebbe essere pienamente rispettato. 

Il 14 giugno, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, parlando telefonicamente con il Ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi, ha ribadito la condanna nei confronti della violazione della sovranità, sicurezza e integrità territoriale dell'Iran da parte di Israele.

Il Ministro Wang ha inoltre sottolineato che “La forza non può portare pace duratura. Solo sostenendo la visione della sicurezza comune possono essere affrontate a fondo le legittime preoccupazioni di tutte le parti. La Cina ha costantemente affrontato e gestito le questioni regionali basate sui meriti della questione stessa, esortando Israele e Iran a risolvere le differenze attraverso il dialogo e a cercare una via per una coesistenza pacifica. La Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo in questo senso”.

Dello stesso avviso il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, che, parlando alla stampa, ha esortato tutte le parti a prendere immediatamente misure per ridurre le tensioni e evitare ulteriori escalation, invitandole a creare le condizioni per risolvere le questioni “attraverso il dialogo e i negoziati”.

Luca Bagatin

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domenica 16 marzo 2025

Equilibrio, cooperazione, giustizia sociale, stabilità. Punti cardine della Repubblica Popolare Cinese e del suo socialismo maturo. Articolo di Luca Bagatin

 

Fra una UE che si riarma, in modo velleitario e contro nemici inesistenti, e degli USA che, pur promuovendo qualche spiraglio di pace ad Est, promuovono dazi volti a danneggiare l'economia di tutti, la Repubblica Popolare Cinese sembra essere l'unico baluardo di lungimiranza, laicità e pragmatismo nel mondo. 

Assieme peraltro al Brasile di Lula, il cui partito socialista, il Partito dei Lavoratori (PT), che ha ricevuto recentemente le congratulazioni da parte del Partito Comunista Cinese (PCC) per i 45 anni dalla fondazione, condivide ideali simili a quelli del PCC, nel solco di un moderno socialismo democratico volto allo sviluppo, alla cooperazione, all'equità, alla modernizzazione, al rispetto reciproco e alla promozione del multilateralismo.

Il 7 marzo scorso, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nell'ambito della riunione dell'Assemblea Nazionale del Popolo, massimo organo legislativo cinese, ha risposto ai media, nel corso di una conferenza stampa durata 90 minuti.

Il Ministro ha delineato i fondamenti della politica estera cinese, dichiarando che la Cina continuerà “a difendere l'equità e la giustizia internazionale e a salvaguardare la pace e la stabilità nel mondo”.

Ha ribadito la storica amicizia Cina-Russia, fondata su un percorso di “cooperazione” e “win-win”, ovvero mutuo vantaggio.

I due Paesi hanno trovato un percorso di "non alleanza, non scontro e non prendendo di mira terze parti" nello sviluppo delle loro relazioni”, ha affermato il Ministro Wang. “È uno sforzo pionieristico nel forgiare un nuovo modello di relazioni tra i principali Paesi e ha dato un bell'esempio per le relazioni tra Paesi confinanti. Una relazione Cina-Russia matura, resiliente e stabile non sarà influenzata da nessuna svolta degli eventi, per non parlare di essere soggetta a interferenze da parte di terze parti. È una costante in un mondo turbolento piuttosto che una variabile nei giochi geopolitici”.

Per quanto riguarda le sfide geopolitiche del futuro, il Ministro Wang ha ribadito che “La diplomazia cinese resterà ferma dalla parte giusta della Storia e dalla parte del progresso umano. Forniremo certezza a questo mondo incerto”.

In tal senso la politica estera cinese seguirà il percorso della pace e della mutua cooperazione: “Continueremo ad espandere le nostre partnership globali caratterizzate da uguaglianza, apertura e cooperazione, utilizzeremo attivamente l'approccio cinese per risolvere i problemi più urgenti e scriveremo un nuovo capitolo del Sud globale cercando la forza attraverso l'unità. Dimostreremo con i fatti che il percorso dello sviluppo pacifico è luminoso e può garantire un progresso stabile e sostenibile, e che dovrebbe essere la scelta di tutti i Paesi”.

Un progresso volto a sostenere un “vero multilateralismo” fondato su “equità e giustizia internazionale”. “Promuoveremo una governance globale basata su ampie consultazioni, contributi congiunti e benefici condivisi. Rispetteremo gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e creeremo più consenso per un mondo multipolare equo e ordinato”, ha sottolineato Wang.

Ribadendo come la Cina su opponga “risolutamente alla politica di potenza e all'egemonia” e ha tal proposito ha affermato: “Un detto in Occidente recita: "Non ci sono amici eterni, solo interessi permanenti". Ma noi in Cina crediamo che gli amici debbano essere permanenti e dovremmo perseguire interessi comuni”.

E ha richiamato i principi del Presidente socialista riformista Xi Jinping, Segretario generale del Partito Comunista Cinese, il quale “ha proposto di costruire una comunità con un futuro condiviso per l'umanità e ha invitato tutti i Paesi a trascendere disaccordi e differenze, a proteggere insieme il nostro unico pianeta e a sviluppare insieme il villaggio globale come nostra casa comune”.

Relativamente allo sviluppo del Sud globale, che è tema centrale per la Cina e da moltissimi decenni, il Ministro ha affermato che “il Sud del mondo è una forza chiave per il mantenimento della pace mondiale, la guida dello sviluppo mondiale e il miglioramento della governance globale”. E, in tal senso, “Il Sud globale dovrebbe rafforzarsi. Dall'inizio dell'anno, l'Indonesia è diventata membro a pieno titolo dei BRICS e nove Paesi partner si sono uniti alla famiglia dei BRICS. I BRICS stanno emergendo come spina dorsale della cooperazione e motore di crescita nel Sud globale. I BRICS più grandi dovrebbero diventare più grandi e più forti per dare più slancio allo sviluppo del Sud globale”.

Relativamente alla crisi ucraina, Wang ha fatto presente come La Cina ha chiesto una soluzione politica attraverso il dialogo e la negoziazione sin dal primo giorno della crisi, e ha lavorato attivamente per la pace e ha spinto per i colloqui. Poco dopo lo scoppio della crisi, il presidente Xi Jinping ha avanzato quattro punti su cosa deve essere fatto, una proposta importante che indica la strada per i nostri sforzi. Quindi, la Cina ha pubblicato il suo documento di posizione sulla crisi, ha inviato il suo rappresentante speciale per la diplomazia navetta e ha avviato il Gruppo di amici per la pace presso le Nazioni Unite insieme al Brasile e ad altri paesi del Sud del mondo. La nostra posizione è sempre stata oggettiva e imparziale, la nostra voce è sempre stata calma ed equilibrata e il nostro scopo è creare le condizioni e costruire un consenso per risolvere la crisi”.

E, in tal senso, ha affermato come “La Cina è pronta a lavorare con la comunità internazionale, alla luce delle volontà delle parti in conflitto, per continuare a svolgere il suo ruolo costruttivo nella risoluzione della crisi e nella realizzazione di una pace duratura”.

E ha aggiunto che “Col senno di poi, la tragedia avrebbe potuto essere evitata. Tutte le parti dovrebbero imparare qualcosa dalla crisi. Tra le tante, la sicurezza dovrebbe essere reciproca e paritaria, e nessun Paese dovrebbe costruire la propria sicurezza sull'insicurezza di un altro. Dovremmo sostenere e agire sulla nuova visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, e questo è il modo per realizzare veramente una pace e una sicurezza durature nel continente eurasiatico e in tutto il mondo”.

Relativamente al tema dell'innovazione e allo sviluppo della tecnologia, il Ministro ha affermato, fra le altre cose, che “La scienza e la tecnologia non dovrebbero essere usate per costruire una cortina di ferro. Dovrebbe essere la ricchezza a beneficio di tutti e condivisa da tutti. Per promuovere lo sviluppo comune dell'umanità, la Cina ha preso misure concrete per implementare la Global AI Governance Initiative presentata dal Presidente Xi Jinping e ha rilasciato l'AI Capacity-Building Action Plan for Good and for All. Abbiamo anche proposto l'Iniziativa sulla cooperazione internazionale nella scienza aperta insieme a Brasile, Sudafrica e Unione africana, invitando tutti a dare priorità alla creazione di capacità scientifiche e tecnologiche del Sud del mondo in modo che nessun paese venga lasciato indietro. Siamo pronti a condividere i frutti della nostra innovazione con più paesi ed esplorare insieme i misteri delle stelle e degli oceani”.

Sulla questione dazi imposti alla Cina da parte dell'Amministrazione Trump, in particolare relativamente al fentanyl, il Ministro Wang ha risposto che “Per quanto riguarda il fentanyl, bisogna chiarire fin dall'inizio che la Cina adotta sempre misure risolute contro il traffico e la produzione di droga, e ha messo in atto le politiche antidroga più dure e complete del mondo odierno. Già nel 2019, su richiesta degli Stati Uniti, la Cina ha programmato tutte le sostanze correlate al fentanyl, il primo paese a farlo. Ma l'abuso di fentanyl negli Stati Uniti è un problema che deve essere affrontato e risolto dagli stessi Stati Uniti”.

Per quanto riguarda, invece, le relazioni con gli USA ha dichiarato che “Le relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti si basano su interazioni reciproche e bidirezionali. La cooperazione porterà benefici reciproci e vantaggi per entrambe le parti, e la Cina adotterà sicuramente delle contromisure in risposta alle pressioni arbitrarie”.

La posizione cinese è fermamente orientata alla coesistenza pacifica e alla cooperazione con gli USA, come con ogni altro Paese del mondo, “aiutandosi a vicenda ad avere successo e prosperare insieme”.

Rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione win-win, come ribadito dal Ministro, del resto, sono i tre principi proposti dal Presidente Xi Jinping per promuovere lo sviluppo, con gli USA e ogni altro Paese.

Egli ha inoltre ribadito che occorre “cementare la pietra angolare dell'uguaglianza sovrana”, per impedire al mondo di “tornare alla legge della giungla”. Ovvero, “Tutti i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e dalla loro forza, dovrebbero essere riconosciuti come membri paritari della comunità internazionale. A coloro che hanno braccia più forti e pugni più grandi non dovrebbe essere consentito di prendere le decisioni. In secondo luogo, il principio di equità e giustizia deve essere rispettato. Gli affari internazionali non devono essere monopolizzati da un piccolo numero di Paesi. Dovrebbe essere data maggiore attenzione alla voce del Sud del mondo. I legittimi diritti e interessi di tutti i Paesi dovrebbero essere pienamente protetti. In terzo luogo, deve essere rispettato il multilateralismo. I Paesi dovrebbero rimanere impegnati nei principi di ampia consultazione, contributo congiunto e beneficio condiviso, sostituire il confronto di blocco con una collaborazione inclusiva e frantumare i piccoli circoli con una maggiore solidarietà. In quarto luogo, deve essere rafforzata l'autorità dello stato di diritto internazionale. I Paesi principali in particolare dovrebbero assumere la guida nel sostenere l'integrità, abbracciare lo stato di diritto e opporsi al doppio standard e all'applicazione selettiva. Ancora meno dovrebbero ricorrere a bullismo, monopolio, inganno o estorsione”.

Sulla questione Mediorientale, il Ministro Wang ha ribadito che per la Repubblica Popolare Cinese, “Gaza appartiene al popolo palestinese. È una parte inseparabile del territorio palestinese. Cambiare il suo status con mezzi forzati non porterà la pace, ma solo un nuovo caos. Sosteniamo il piano per ripristinare la pace a Gaza avviato dall'Egitto e da altri Paesi arabi. La volontà del popolo non deve essere sfidata e il principio di giustizia non deve essere abbandonato. Se un Paese importante si preoccupa davvero della gente di Gaza, dovrebbe promuovere un cessate il fuoco completo e duraturo, aumentare l'assistenza umanitaria, osservare il principio dei palestinesi che governano la Palestina e contribuire alla ricostruzione a Gaza”.

Ribadendo il concetto che “Senza la pace in Medio Oriente, il mondo non sarà stabile”. Sottolineando come “la comunità internazionale dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla soluzione dei due Stati e dare più sostegno alla statualità indipendente per la Palestina”.

Sulla questione Taiwan ha riaffermato il concetto che “Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese. Questa è la Storia e la realtà. Quest'anno segna l'80° anniversario della riconquista di Taiwan. Ottant'anni fa, la vittoria nella guerra di resistenza popolare cinese contro l'aggressione giapponese ha riportato Taiwan sotto la giurisdizione sovrana della Cina”. Aggiungendo, fra le altre cose, che “La risoluzione 2758 fu poi adottata nel 1971 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con una schiacciante maggioranza. Decide di ripristinare tutti i diritti legittimi della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite e di espellere immediatamente i rappresentanti delle autorità di Taiwan dalle Nazioni Unite e da tutte le organizzazioni ad essa collegate”.

Per quanto riguarda i rapporti con l'UE, il Ministro Wang ha fatto presente come Quest'anno segna il 50° anniversario dei legami diplomatici Cina-UE” e come in questo rapporto “la risorsa più preziosa è il rispetto reciproco, l'impulso più potente è il beneficio reciproco, il più grande consenso unificante è il multilateralismo e la caratterizzazione più accurata è il partner di cooperazione”.

Ha sottolineato come negli ultimi decenni la cooperazione e il commercio Cina-UE siano aumentate e così gli investimenti e come “Una relazione sana e stabile solleverà entrambe le parti e renderà il mondo più luminoso”.

Equilibrio, cooperazione, giustizia sociale, stabilità. Questi i punti chiave di una Cina fondata su un socialismo moderno e maturo, che in Europa è scomparso da molti decenni.

Del resto fu lungimirante l'allora Ministro degli Esteri e leader socialista italiano, Pietro Nenni, e poi Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, che guardò, per primo, allo sviluppo del multipolarismo, oltre i blocchi contrapposti (allora USA e URSS), guardando con entusiasmo alla Cina e al suo sviluppo, oltre che alla sua capacità di evoluzione (a differenza del monolitismo sovietico), che l'avrebbe peraltro portata a sostenere e per molti versi guidare i Paesi Non Allineati.

Quel Terzo e Quarto Mondo che, oggi, può essere l'unica speranza per un futuro condiviso di stabilità e pace.

Luca Bagatin

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