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mercoledì 6 maggio 2026

Cina e Intelligenza Artificiale: tra inclusione e equilibrio nella tutela dei lavoratori. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 4 maggio scorso, la Missione Permanente della Repubblica Popolare Cinese (RPC), quella dello Zambia e l'Associazione cinese per la scienza e la tecnologia, hanno organizzato, presso la sede delle Nazioni Unite di New York, un forum per discutere di Intelligenza Artificiale, che ha visto la partecipazione di 120 rappresentanti provenienti da oltre 50 Paesi e organizzazioni internazionali.

Al forum è intervenuto l'Ambasciatore cinese presso l'ONU, Fu Cong, il quale ha sottolineato, in particolare, l'importanza di garantire che ogni Paese, particolarmente quelli del Sud del mondo, possano partecipare, in modo inclusivo, alla governance globale, in modo che l'IA non diventi un “gioco” riservato solo ai Paesi ricchi o a ristretti circoli per ricchi.

In tal senso, egli ha spiegato che la Cina sta promuovendo numerose iniziative quali il Piano d'azione per lo sviluppo delle capacità in materia di IA per il bene comune, il Piano d'azione globale per la governance dell'IA e l'Iniziativa di cooperazione internazionale AI+, al fine di garantire i benefici dello sviluppo dell'IA in modo “ampio ed equo in tutto il mondo”.

Intervenendo al forum, il Viceministro della Scienza e della Tecnologia della RPC, Chen Jiachang, ha spiegato come l'IA sia diventata una forza trainante fondamentale della nuova rivoluzione tecnologica e della trasformazione industriale e che la Cina è pronta a collaborare con i Paesi dei tutto il mondo per cooperare in materia; promuovere lo sviluppo responsabile dell'IA; stimolare la crescita economica globale e migliorare, attraverso di essa, il benessere delle persone. 

Egli ha affermato che la Cina aderisce ad un percorso di open source e open innovation in materia di IA ed ha aggiunto che la RPC, grazie all'adozione di modelli open source, serve 20 milioni di sviluppatori in tutto il mondo ed è il maggior contributore mondiale di brevetti nel campo dell'IA.

I modelli open source cinesi, proprio per la loro evoluzione ed inclusività, consentono a sempre più persone di poter accedere, in tutto il mondo, all'utilizzo di un'IA avanzata e a basso costo.
Da dire, ad ogni modo che, anche in Cina, l'avvento e lo sviluppo dell'IA ha creato e sta creando la necessità di tutelare i posti di lavoro, spesso da essa minacciati.

E proprio il 30 aprile scorso un tribunale cinese si è pronunciato in favore di un dipendente, nell'ambito di una controversia lavorativa causata dalla sua sostituzione con l'IA.

La causa riguardava un'azienda tecnologica operante proprio nel settore dell'IA, la quale aveva licenziato un dirigente tecnico di alto livello, rifiutando di corrispondergli una maggiore indennità, come egli aveva richiesto.

Il Tribunale Intermedio del Popolo di Hangzhou, nella provincia di Zhejiang, ha dato ragione al dipendente, considerando illegittimo il licenziamento.

Anche la Cina socialista, all'avanguardia nel settore dell'IA, si trova dunque, come molti Paesi avanzati, a cercare un equilibrio fra la necessità di tutelare i diritti dei lavoratori e l'introduzione dell'IA nel mondo dell'industria e, dunque, a introdurre legislazioni ad hoc.

Proprio recentemente, l'Assemblea Nazionale del Popolo, ha votato una legge per rafforzare l'assistenza sociale, per fornire una rete di sicurezza ai gruppi sociali più vulnerabili.

Wang Tianyu, ricercatore presso l'Accademia cinese delle scienze sociali, ha affermato, relativamente all'adozione dell'IA nel processo industriale che “Il progresso tecnologico può essere irreversibile, ma non può esistere al di fuori di un quadro giuridico”.

I diritti dei lavoratori e la loro dignità, in sostanza, in particolare in una società autenticamente socialista, devono venire prima di ogni altra cosa e le istituzioni cinesi dovranno lavorare seriamente in tal senso.

Luca Bagatin

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domenica 3 maggio 2026

La pragmatica proposta cinese per il Medio Oriente. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 28 aprile scorso, l'Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite, Fu Cong, ha sottolineato, ancora una volta, l'equilibrata e pragmatica posizione cinese relativamente alla situazione nello Stretto di Hormuz e ai diritti del popolo palestinese.

Egli, in particolare, ha ribadito che il Presidente Xi Jinping ha da tempo presentato una proposta in quattro punti “per il mantenimento e la promozione della pace e della stabilità in Medio Oriente, che include il rispetto dei principi di coesistenza pacifica, sovranità nazionale, stato di diritto internazionale e equilibrio tra sviluppo e sicurezza, offrendo la soluzione cinese per porre fine al conflitto e raggiungere la pace”.

In tal senso ha sottolineato come “La Cina esorta tutte le parti a cogliere questa opportunità di pace, a esercitare la massima moderazione, a dimostrare la massima sincerità e a rimanere ferme nella direzione di una soluzione politica per evitare qualsiasi battuta d'arresto nello slancio del cessate il fuoco e dei negoziati, e adoperarsi per il rapido ripristino della stabilità in Medio Oriente e nella regione del Golfo”.

L'Ambasciatore Fu Cong ha poi spiegato come “La questione palestinese è sempre stata al centro della questione mediorientale e non deve essere in alcun caso marginalizzata. Per decenni, il conflitto israelo-palestinese si è svolto in cicli. Il suo punto cruciale è che la soluzione dei due Stati è stata realizzata solo a metà. Lo Stato di Israele è stato istituito molto tempo fa, mentre lo Stato di Palestina rimane irraggiungibile. Sebbene gli scontri intensi si siano interrotti, il popolo palestinese è ancora costretto a convivere con la morte e la sofferenza, la situazione nei territori palestinesi occupati continua a peggiorare e le fondamenta della soluzione dei due Stati rischiano di essere completamente svuotate. Il caos e la guerra non sono il destino del popolo palestinese. La comunità internazionale deve agire con la massima urgenza per invertire questa traiettoria negativa e porre rimedio all'ingiustizia storica subita dalla Palestina”.

Egli ha poi illustrato tre punti fondamentali:

1) “Gaza non è un campo di battaglia permanente e le sofferenze dei suoi civili devono cessare immediatamente. (…) Dall'ottobre dello scorso anno, Israele ha incessantemente lanciato attacchi e rafforzato la sua presenza militare, causando oltre 800 morti e più di 2.000 feriti. La crisi umanitaria a Gaza rimane drammatica, caratterizzata dalla scarsità di beni di prima necessità, da condizioni igienico-sanitarie deplorevoli e da un sistema sanitario sull'orlo del collasso totale. La Cina esorta tutte le parti interessate, in particolare Israele, a rispettare pienamente l'accordo di cessate il fuoco per garantire un cessate il fuoco completo e duraturo in tutta Gaza (...)”.

2) “le attività di insediamento sono inaccettabili e le tensioni in Cisgiordania devono essere allentate. Israele sta attualmente accelerando l'espansione degli insediamenti, avendo recentemente approvato la costruzione di altri 34 e avviato la ricostruzione dell'insediamento di Sanur, chiuso da molti anni. L'escalation della violenza in Cisgiordania è altrettanto preoccupante. La violenza dei coloni si sta intensificando e la potenza occupante effettua frequentemente perquisizioni, arresti e raid, arrivando persino a promulgare leggi che prevedono la pena di morte specificamente contro i palestinesi, il che acuisce pericolosamente le tensioni. Le attività di insediamento violano il diritto internazionale e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Prolungare l'occupazione illegale non farà sentire più sicure nessuna delle due parti. Al contrario, intensificherà un circolo vizioso. Israele deve dare ascolto ai forti appelli della comunità internazionale, fermare immediatamente le attività di insediamento illegali, arginare efficacemente la violenza dei coloni e garantire una solida responsabilità per tutti gli attacchi”

3) “la soluzione dei due Stati non è negoziabile e l'indipendenza dello Stato palestinese deve essere sostenuta. È profondamente preoccupante che continuino a provenire da Israele voci contrarie alla soluzione dei due Stati, alcune delle quali minacciano addirittura di soffocare l'idea di uno Stato palestinese. La soluzione dei due Stati rimane l'unica via percorribile per risolvere la questione palestinese. Qualsiasi azione unilaterale che ne eroda le fondamenta deve essere fermamente respinta e qualsiasi futuro accordo o creazione di nuovi meccanismi deve aderire al principio del governo palestinese, contribuendo a promuovere, anziché indebolire, la soluzione dei due Stati. Ci congratuliamo per il successo delle elezioni municipali tenutesi in Palestina la scorsa settimana. La comunità internazionale deve aumentare il sostegno alla Palestina per promuovere la rapida creazione di uno Stato palestinese pienamente sovrano e indipendente, basato sui confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale.

Relativamente alla crisi dello Stretto di Hormuz, l'Ambasciatore Fu Cong si era espresso il giorno precedente, spiegando come “Lo Stretto di Hormuz è un corridoio vitale per il commercio internazionale di merci ed energia. Mantenere la sicurezza, la stabilità e il libero passaggio in questa regione è nell'interesse comune della comunità internazionale. La causa principale del blocco dello Stretto sono le azioni militari illegali lanciate da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Nonostante il cessate il fuoco recentemente concluso, gli Stati Uniti hanno intensificato il dispiegamento militare e imposto blocchi mirati. Questo è un comportamento pericoloso e irresponsabile.”

Egli aveva anche elogiato in particolare il Pakistan per il ruolo di mediazione, sottolineando la necessità di risolvere in tempi brevi le controversie e i conflitti per mezzo della diplomazia.

Luca Bagatin

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mercoledì 15 aprile 2026

La Repubblica Popolare Cinese prosegue nel cammino verso pace, cooperazione e multilateralismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre gli USA di Trump proseguono nelle loro guerre e nei loro attacchi gratuiti, verbali e militari, contro mezzo mondo; mentre l'UE rimane a guardare (e intanto i suoi vertici ancora non comprendono che, se non si riaprono i canali diplomatici, commerciali e energetici con la Federazione Russa, le cose saranno destinate a peggiorare), la Repubblica Popolare Cinese prosegue nella sua azione pacificatrice, pragmatica, lungimirante e lo fa promuovendo un ordine mondiale autenticamente multilaterale e pacifico, dialogando e stringendo partnership con chiunque sia disposto a cooperare e dialogare.

A dimostrarlo anche il recente incontro fra il Presidente Xi Jinping e il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, in visita ufficiale in Cina.

Un legame rafforzato, costruito negli anni, sulla base della promozione dei comuni interessi.

Il Presidente Sanchez ha ribadito che la Spagna riconosce il principio di un'unica Cina e che considera strategico il rapporto con la Repubblica Popolare Cinese.

Gli scambi bilaterali di merci fra i due Paesi, nel 2025, del resto, hanno superato i 55 miliardi di dollari, con una crescita del 9,8% rispetto al 2024.

Il Presidente Xi non solo ha auspicato che la Spagna rafforzi la sua partnership con la Cina in ambito commerciale, energetico, degli investimenti e degli scambi fra i cittadini dei reciproci Paesi, ma anche promuovendo valori universali quali la giustizia, la promozione del diritto internazionale, respingendo ogni “legge della giungla” e contribuendo a costruire un mondo multipolare equo e ordinato, ove la globalizzazione economica possa essere universalmente vantaggiosa e inclusiva.

Sanchez si è detto concorde con il suo omologo cinese e ha ribadito che la Spagna si oppone a una nuova Guerra Fredda e sostiene una maggiore comunicazione e cooperazione fra UE e Cina, contribuendo così alla pace e alla stabilità mondiale, lottando contro il protezionismo commerciale, i cambiamenti climatici e la promozione di un autentico multilateralismo.

Nei giorni scorsi, peraltro, vi era stato un incontro a Pechino fra il Presidente del Parlamento cinese, Zhao Leji e il Presidente del Parlamento portoghese, José Pedro Aguiar-Branco, per rafforzare la partnership fra i due Paesi. Anche il Portogallo, peraltro, aderisce al principio di un'unica Cina e Aguiar-Branco ha sottolineato anche che il Portogallo apprezza il principio “un Paese, due sistemi” attuato a Macao, ex colonia portoghese.

Oltre all'amichevole visita del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, si è tenuto anche un importante e recente incontro, a Pechino, fra il Presidente Xi Jinping e il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, ove le due parti hanno riaffermato la solidità delle loro relazioni e la necessità di salvaguardare l'unità dei Paesi del Sud del mondo, oltre che proseguire nel rafforzamento della cooperazione commerciale, degli investimenti e degli scambi culturali.

Il Ministro Lavrov ha inoltre fatto presente che, la Russia, è in grado di compensare la carenza di risorse energetiche affrontata dalla Cina e da altri Paesi, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz.

Relativamente alla situazione in Iran, la Cina, pur condannando gli attacchi illegali di USA e Israele, attraverso l'Ambasciatore Fu Cong aveva ribadito, in sede ONU, che “La Cina non condivide gli attacchi dell’Iran contro gli Stati del Golfo e il blocco dello Stretto di Hormuz. Come tutte le parti, la Cina auspica che la pace e la stabilità vengano ripristinate nello Stretto il prima possibile e che la navigazione riprenda”.

La Repubblica Popolare Cinese, del resto, ha presentato un piano di pace che prevede il rispetto della sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale. 

Ho molto apprezzato il recente articolo dell'amico prof. Giancarlo Elia Valori, dal titolo “Verso un nuovo ordine politico ed economico mondiale”, pubblicato su varie testate e anche sul mio blog (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/verso-un-nuovo-ordine-politico-ed.html), che del resto racchiude il pensiero e l'analisi che il prof. Valori porta avanti dagli Anni '70 ad oggi..

Egli fu, del resto, fra i primi ad osservare e a sottolineare la portata storica, pacifica e di sviluppo socio-economico promossa dalla Repubblica Popolare Cinese. Realtà che merita rispetto, studio, approfondimento e attenzione e non denigrazione da sciocchi frequentatori del Bar dello Sport.

Nell'articolo del prof. Valori vi è tutto ciò che occorre per comprendere e costruire un vero ordine mondiale multilaterale e ovviare all'attuale disordine globale, fondato su diseguaglianze, irragionevolezza, guerre e destabilizzazioni.

Vi, è in particolare, un concetto del suo articolo che vorrei qui riportare, proprio a conclusione di questo mio pezzo: Il nuovo ordine economico mondiale si riferisce a un nuovo insieme di regole globali (…). Nel contesto attuale, esso rappresenta l’impegno dei mercati emergenti nel promuovere riforme della governance economica globale, nel sostenere la cooperazione Sud-Sud e la cooperazione nell’economia digitale, e nel costruire un sistema equo, ordinato e diversificato, incentrato su una comunità con un futuro condiviso per l’umanità.

Concetti chiave e prospettive sono l’enfatizzazione dell’uguaglianza sovrana e il diritto di ogni Paese di scegliere il proprio modello di sviluppo economico, e promuovere riforme delle norme finanziarie e commerciali internazionali che oggi risultano dannose per i Paesi in via di sviluppo. Le aree chiave da affrontare sono: la riforma della governance finanziaria, del commercio equo e solidale delle materie prime e della cooperazione internazionale nell’era dell’economia digitale, nel cercare di fronteggiare l’ascesa dell’unilateralismo e del protezionismo, nonché l’inadeguatezza dei meccanismi multilaterali tradizionali”.

Abbiamo noi una classe politica italiana e in sede UE all'altezza di comprendere, assimilare e attuare tutto ciò? Al momento risulta non pervenuta.

Luca Bagatin

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venerdì 20 marzo 2026

La Cina condanna gli attacchi contro l'Iran e invita alla de-escalation. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente agli attacchi dei regimi USA e israeliano all'Iran, è intervenuto nei giorni scorsi l'Ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Fu Cong, presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L'Ambasciatore Cong ha dichiarato, fra le altre cose che: “Innanzitutto l'uso della forza non è il modo giusto per risolvere le controversie internazionali. La sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Iran devono essere rispettate. Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero interrompere immediatamente le loro operazioni militari, astenersi dall'attaccare gli impianti nucleari iraniani protetti dalle salvaguardie dell'AIEA, evitare un'ulteriore escalation e impedire che il conflitto si diffonda in tutto il Medio Oriente. Tutte le parti dovrebbero mantenere la calma e la moderazione, adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e proteggere efficacemente i civili e le infrastrutture civili. La comunità internazionale dovrebbe inviare un messaggio chiaro e inequivocabile opponendosi a qualsiasi ritorno del mondo alla legge della giungla”.

Successivamente ha spiegato che: “In secondo luogo, la questione nucleare iraniana dovrebbe infine tornare a una soluzione politica e diplomatica. Desidero sottolineare che è stato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA a innescare la crisi nucleare iraniana. Gli Stati Uniti hanno inoltre compromesso la propria credibilità e, insieme a Israele, hanno fatto ricorso per ben due volte all'uso della forza contro l'Iran durante i negoziati, provocando il fallimento degli sforzi diplomatici. Essendo la causa principale della crisi nucleare iraniana, le azioni degli Stati Uniti violano il diritto internazionale e i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina condanna fermamente questo comportamento. Esortiamo gli Stati Uniti a tornare immediatamente ai negoziati diplomatici, a impegnarsi chiaramente a non ricorrere più alla forza, a impegnarsi in un dialogo sincero con l'Iran e a raggiungere una soluzione in linea con le aspettative della comunità internazionale. I Paesi europei interessati dovrebbero smettere di alimentare le tensioni e svolgere invece un ruolo costruttivo per allentare la tensione. La Cina apprezza gli sforzi di mediazione dei Paesi della regione e dell'AIEA e sostiene il loro continuo supporto per il ripristino dei negoziati volti a promuovere una risoluzione pacifica della questione nucleare iraniana”.

L'Ambasciatore Cong ha poi spiegato che è necessario garantire il diritto dell'Iran “all'uso pacifico dell'energia nucleare, in quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)”.

L'Ambasciatore cinese ha infine sottolineato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe fare di tutto per allentare le tensioni e a lavorare al fine di garantire pace e stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

Come ha giustamente scritto il prof. Giancarlo Elia Valori di recente: “Difronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo”.

Luca Bagatin

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domenica 1 marzo 2026

La Cina, scioccata, condanna gli attacchi contro l'Iran. Alla logica della giungla, occorre contrapporre quella del diritto internazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il suo Rappresentate Permanente presso le Nazioni Unite, Fu Cong, ha espresso il suo shock, il suo sdegno e la sua preoccupazione per gli attacchi dei regimi di USA e Israele contro l'Iran.

La Cina si è detta profondamente addolorata per l'elevato numero di vittime civili e ha condannato l'uso indiscriminato della forza, giudicandolo inaccettabile.

Rifacendosi ai principi della Carta delle Nazioni Unite, l'Ambasciatore Fu Cong ha sottolineato come la sovranità, sicurezza e integrità territoriale dell'Iran e di altri Paesi della regione debbano essere rispettati.

L'Ambasciatore cinese ha osservato come tale situazione debba essere quanto prima risolta attraverso il dialogo, il negoziato e ha richiesto la cessazione immediata delle azioni militari delle forze statunitensi e israeliane.

L'Ambasciatore Fu Cong, in particolare, ha sottolineato come tale aggressione militare sia avvenuta nel momento in cui erano in corso colloqui diplomatici fra USA e Iran e ciò la rende ulteriormente scioccante.
E la Repubblica Popolare Cinese, attraverso il Ministero degli Affari Esteri, ha altresì condannato l'uccisione della Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, sottolineando che tale azione rappresenta una ulteriore “grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran”.

Il Ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi, ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro l'Iran e si è detto molto preoccupato per il rischio di escalation in Medio Oriente e, assieme al suo omologo russo Lavrov, intende, in ambito ONU e nell'ambito dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, adoperarsi per chiedere con forza la cessazione dei combattimenti e il ritorno ai negoziati diplomatici.

Personalmente, direi che viviamo in tempi strani e oscuri, in cui chi dice di difendere “libertà” e “democrazia” invade e attacca Paesi sovrani.

Si dirà che è sempre andata così, ma oggi accade in modo sempre più evidente e spudorato. E da parte di politicanti sempre più sbruffoni, ignoranti e sconsiderati, che non hanno nemmeno il consenso popolare, perché a votare, in Occidente, vanno ormai meno della metà degli elettori. I quali hanno compreso, da quel dì, che le regole sono truccate a monte e che persino le Costituzioni democratiche vengono sistematicamente violate da quei politicanti che pretenderebbero il voto popolare.

A rimetterci i popoli, gli inermi, chi dovrebbe decidere del suo presente e futuro, senza ingerenze esterne, come del resto vorrebbe il diritto internazionale stesso.
L'Iran potrà anche non piacere, ma ha sempre combattuto l'islamismo radicale, purtroppo spesso sostenuto da un Occidente ipocrita, anti-socialista e anti-BRICS. Che ha spesso fatto carta straccia del diritto internazionale, agitando a discrezione la leva dei cosiddetti “diritti umani”.

Chi non approfondisce tali aspetti continua a parlare per partito preso e a riempirsi la bocca di banalità e ipocrisia.
E intanto la politica estera italiana si espone alla sua ennesima figuraccia e dimostra, ulteriormente, di non contare nulla. Così come molto poco conta la politica estera della balbettante, ipocrita e asservita ai desiderata USA, UE.

Mi sovviene alla mente un passaggio del discorso che l'amico prof. Giancarlo Elia Valori, importante manager pubblico e analista geopolitico, oltre che Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, tenne nel novembre 2023 presso la Facoltà delle Relazioni Internazionali dell'Università di Pechino – celebre per aver ospitato, nel 2006, il conferimento del Dottorato Onorario al prof. Henry Kissinger – e presso la quale il prof. Valori fu insignito del titolo di Professore Benemerito.

Egli disse: “Il più grande luogo comune sul Partito Comunista Cinese dei politici occidentali è che esso non sia democratico. Ovviamente per dir questo essi partono dal presupposto che la democrazia “vera” sia la propria. Quella che sgancia bombe sui popoli per imporla a ignoranti, arretrati e dittatori che, però, non siano loro amici. (…). A dire il vero le campagne diffamatorie contro la Repubblica Popolare della Cina sono dirette da Washington, e i Paesi della NATO e i loro governi, non possono far altro attraverso mass media, social network, stampa e televisioni che obbedire alla Casa Bianca. Il parere dei popoli di questi Stati ritengo sia molto differente”.

Il parere dei popoli, purtroppo, conta ormai sempre meno. Conta la logica della sopraffazione, della violenza, della manipolazione, dell'ignoranza, della barbarie e della giungla. Imposta da chi vorrebbe “esportare democrazia”.

Luca Bagatin

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giovedì 27 novembre 2025

Positivi colloqui fra Xi Jinping e Donald Trump. Proteste della Cina contro la Premier giapponese sulla questione Taiwan. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 24 novembre scorso, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente degli USA Donald Trump, sottolineando il successo del recente Accordo di Busan, in Corea del Sud, fra Cina e Stati Uniti d'America.

Egli ha sottolineato il riavvicinamento delle relazioni sino-statunitensi, inviando, così, un messaggio positivo al mondo.

Un accordo, ad avviso di Xi, volto ad avvantaggiare le parti e a farle prosperare assieme, sulla base del buon senso e della concretezza.

Egli ha sottolineato la necessità di proseguire su questa strada, fondata su uguaglianza, rispetto e reciproco vantaggio.

Egli ha anche fatto presente a Trump il principio della Cina sulla questione Taiwan, il cui ritorno alla Repubblica Popolare Cinese è “parte integrante dell'ordine internazionale del dopoguerra”.

Egli ha ricordato come Cina e USA siano state entrambe impegnate, fianco a fianco, nella lotta contro il nazifascismo e il militarismo, durante la Seconda Guerra Mondiale, che le ha viste vittoriose.

I due Presidenti hanno anche discusso relativamente alla crisi ucraina e il Presidente Xi ha sottolineato, ancora una volta, il sostegno della Cina a tutti gli sforzi volti a favorire la pace, auspicando che le parti coinvolte nel conflitto possano appianare le divergenze e raggiungere presto “un accordo di pace equo, duraturo e vincolante e risolvere la crisi alla radice”.

Recentemente, la Cina, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, ha peraltro esortato gli USA ad ascoltare l'appello di gran parte della comunità internazionale e di revocare l'embargo e le sanzioni contro Cuba, le quali, anche secondo le relazioni ONU, hanno avuto ripercussioni gravi sull'economia e la situazione umanitaria dell'Isola Caraibica.

Il portavoce Guo, ha peraltro ricordato come una recente risoluzione adottata dall'Assemblea Generale dell'ONU, votata a larghissima maggioranza, abbia invitato gli USA a porre fine all'ingiustificato e antistorico embargo contro Cuba, richiedendo altresì di rimuovere Cuba dall'elenco dei Paesi ritenuti dagli USA “sponsor del terrorismo”.

Sulla questione Taiwan, lo scorso 21 novembre si era invece espresso l'Ambasciatore cinese Fu Cong, rappresentante della Cina presso le Nazioni Unite, il quale aveva inviato, in merito, una lettera al Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres.

In tale documento, l'Ambasciatore Fu Cong, aveva criticato le posizioni provocatorie della Premier giapponese Sanae Takaichi, la quale aveva dichiarato che “una situazione di emergenza per Taiwan è una situazione di emergenza per il Giappone” ed aveva parlato di diritto all'autodifesa del Giappone, minacciando di usare la forza contro la Cina.

L'Ambasciatore Fu ha espresso forte insoddisfazione, in quanto la Premier Takaichi si è rifiutata di scusarsi e ritrattare le sue dichiarazioni dal sapore militarista e l'ha accusata di violare il diritto internazionale. Oltre a far presente che le sue dichiarazioni rappresentano una chiara provocazione nei confronti del popolo cinese e dei popoli asiatici, i quali hanno storicamente subito l'aggressione militarista e imperialista giapponese.

Egli ha altresì ricordato che la questione Taiwan riguarda unicamente e storicamente il popolo cinese e su questo la Cina non tollera alcuna interferenza straniera, facendo presente che, qualora il Giappone osasse intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan, “La Cina eserciterà con risolutezza il suo diritto all'autodifesa ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale e difenderà con fermezza la sua sovranità e integrità territoriale”.

Luca Bagatin

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venerdì 21 novembre 2025

Risoluzione ONU su Gaza. L'Ambasciatore cinese Fu Cong: “La comunità internazionale deve promuovere con fermezza la soluzione dei due Stati e perseguire la soluzione politica della questione palestinese”. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 17 novembre scorso, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha adottato la risoluzione 2803, relativamente agli accordi per il territorio palestinese di Gaza.

In merito, la Repubblica Popolare Cinese, oltre alla Russia, si sono astenute.

In merito si è espresso l'Ambasciatore cinese all'ONU, Fu Cong, affermando: “Gaza, devastata da due anni di guerra, è una terra di rovine che necessita urgentemente di essere ricostruita. Oltre due milioni di persone continuano a vivere in condizioni di privazione e di sfollati. La Cina sostiene il Consiglio di Sicurezza nell'adozione di tutte le misure necessarie per raggiungere un cessate il fuoco duraturo, alleviare il disastro umanitario e avviare la ricostruzione postbellica per riaccendere la speranza di pace e sviluppo per la popolazione di Gaza”.

Egli così ha motivato l'astensione cinese: La bozza di risoluzione è vaga e poco chiara su molti elementi critici. Il penholder chiede al Consiglio di autorizzare l'istituzione di un Consiglio per la Pace e la Forza di Stabilizzazione Internazionale, che svolgerà un ruolo chiave nella governance postbellica di Gaza. Avrebbe dovuto spiegarne dettagliatamente la struttura, la composizione, i termini di riferimento e i criteri di partecipazione, tra gli altri. Questa avrebbe dovuto costituire una base essenziale per le serie discussioni del Consiglio. Tuttavia, la bozza di risoluzione contiene scarsi dettagli su questi elementi critici. Nonostante le ripetute richieste di maggiori informazioni da parte dei membri del Consiglio, il penholder non ha ancora fornito alcuna risposta”.

Egli ha sottolineato che la risoluzione non precisa, inoltre, il principio secondo il quale Gaza appartenga al popolo palestinese e a nessun altro.

Ha altresì aggiunto che tale risoluzione non garantisce effettivamente la partecipazione dell'ONU e del Consiglio di Sicurezza, per quanto riguarda la ricostruzione economica e la governance postbellica di Gaza.

Infine, ha dichiarato che tale risoluzione “non è il frutto di consultazioni approfondite tra i membri del Consiglio”.

Pur non avendo voluto porre il veto, la Cina, ha spiegato Fu Cong, ha preferito astenersi. In merito ha dichiarato: “Nonostante le numerose questioni sopra menzionate nella bozza di risoluzione e le principali preoccupazioni della Cina al riguardo, considerando la fragile e grave situazione a Gaza, l'imperativo di mantenere il cessate il fuoco e le posizioni dei Paesi della regione e della Palestina, la Cina si è astenuta dal voto”.

Ad ogni modo, ha spiegato le preoccupazioni della Cina, in quanto “la questione palestinese è al centro delle questioni mediorientali. È una questione di equità e giustizia internazionale. La comunità internazionale deve promuovere con fermezza la soluzione dei due Stati e perseguire la soluzione politica della questione palestinese. Ciò significa istituire uno Stato palestinese indipendente con piena sovranità sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale, realizzando così il diritto del popolo palestinese alla sovranità, alla sopravvivenza e al ritorno. La Cina ha sempre sostenuto fermamente la giusta causa del popolo palestinese nel ripristino dei suoi legittimi diritti nazionali. Siamo pronti a collaborare con la comunità internazionale per compiere sforzi incessanti per una soluzione globale, giusta e duratura alla questione palestinese”.

Luca Bagatin

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lunedì 16 giugno 2025

La Repubblica Popolare Cinese condanna l'aggressione israeliana all'Iran e sostiene dialogo, negoziati e de-escalation del conflitto. Articolo di Luca Bagatin

La Repubblica Popolare Cinese attraverso l'Ambasciatore presso le Nazioni Unite, Fu Cong, e il Ministro degli Esteri Wang Yi, ha condannato con forza l'aggressione israeliana contro l'Iran.

L'Ambasciatore Fu Cong, il 13 giugno scorso, in sede ONU ha affermato: “La Cina condanna le azioni di Israele che violano la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran, si oppone all’intensificazione delle tensioni e all’espansione dei conflitti, ed è profondamente preoccupata per le potenziali gravi conseguenze delle operazioni israeliane. (…) Esortiamo Israele a cessare immediatamente ogni avventurismo militare ed evitare ulteriori crescenti tensioni. Chiediamo a tutte le parti interessate di rispettare la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, a risolvere le controversie attraverso mezzi politici e diplomatici e a mantenere congiuntamente la pace e la stabilità regionali. 

La Cina è seriamente preoccupata per l’impatto negativo degli attuali sviluppi sui negoziati diplomatici sulla questione nucleare iraniana. La Cina è sempre stata impegnata a risolvere pacificamente la questione nucleare iraniana attraverso il dialogo e il negoziato. Ci opponiamo all'uso della forza e alle sanzioni unilaterali illegali e ci opponiamo agli attacchi armati contro gli impianti nucleari pacifici. Come Stato Parte del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), il diritto dell’Iran agli usi pacifici dell’energia nucleare dovrebbe essere pienamente rispettato. 

Il 14 giugno, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, parlando telefonicamente con il Ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi, ha ribadito la condanna nei confronti della violazione della sovranità, sicurezza e integrità territoriale dell'Iran da parte di Israele.

Il Ministro Wang ha inoltre sottolineato che “La forza non può portare pace duratura. Solo sostenendo la visione della sicurezza comune possono essere affrontate a fondo le legittime preoccupazioni di tutte le parti. La Cina ha costantemente affrontato e gestito le questioni regionali basate sui meriti della questione stessa, esortando Israele e Iran a risolvere le differenze attraverso il dialogo e a cercare una via per una coesistenza pacifica. La Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo in questo senso”.

Dello stesso avviso il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, che, parlando alla stampa, ha esortato tutte le parti a prendere immediatamente misure per ridurre le tensioni e evitare ulteriori escalation, invitandole a creare le condizioni per risolvere le questioni “attraverso il dialogo e i negoziati”.

Luca Bagatin

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domenica 8 giugno 2025

La Repubblica Popolare Cinese per il cessate il fuoco e la risoluzione pacifica del conflitto a Gaza, denuncia il veto degli USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Relativamente alla situazione umanitaria a Gaza, gli USA, il 4 giugno scorso, hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU volto a chiedere il cessate il fuoco.

Risoluta la posizione della Repubblica Popolare Cinese attraverso l'Ambasciatore presso le Nazioni Unite, Fu Cong, il quale ha dichiarato che “La Cina è profondamente delusa dal risultato del voto di oggi. Il progetto di risoluzione sulla situazione umanitaria a Gaza, presentato dall’E10 del Consiglio di sicurezza, chiede chiaramente un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza e la revoca del blocco delle forniture umanitarie. Queste sono le richieste più pressanti della gente di Gaza, che sta lottando in mezzo alla morte e alla disperazione, e riflettono la voce travolgente della comunità internazionale. Gli Stati Uniti hanno ancora una volta abusato del loro potere di veto, estinguendo il barlume di speranza per la popolazione di Gaza e continuando spietatamente a lasciare oltre due milioni di persone nell’oscurità. Deve affrontare la messa in discussione della comunità internazionale”.

Egli ha altresì sottolineato che: “La gente non può fare a meno di chiedersi: dov’è equità e giustizia? Per oltre 600 giorni, oltre 54.000 persone a Gaza hanno perso la vita. Israele continua a intensificare la sua offensiva e il blocco, trasformando Gaza in un inferno vivente” (…) “La gente non può fare a meno di chiedersi: dov’è lo stato di diritto internazionale? Dallo scoppio del conflitto, abbiamo assistito all’armamento degli aiuti umanitari, al targeting delle infrastrutture civili, come scuole e ospedali, e all’uccisione spietata di giornalisti e operatori umanitari” (…) “La gente non può fare a meno di chiedersi: dov’è l’autorità del Consiglio di Sicurezza? Il risultato del voto di oggi rivela ancora una volta che la causa principale dell’incapacità del Consiglio di sedare il conflitto a Gaza è il ripetuto ostacolo da parte degli Stati Uniti, che hanno posto il veto alla richiesta del Consiglio di cessare il fuoco più volte. E a causa della sua protezione di Israele, diverse risoluzioni adottate dal Consiglio non sono state attuate in modo efficace. Le affermazioni secondo cui le azioni del Consiglio di sicurezza interferirebbe con gli sforzi diplomatici sono completamente insostenibili”.

L'Ambasciatore Fu Cong ha concluso sottolineando che “La comunità internazionale non cesserà mai i suoi sforzi per perseguire l'equità e la giustizia, sostenere lo stato di diritto internazionale e salvaguardare l'autorità del Consiglio. Un veto da parte di un singolo membro permanente non può fermare la marcia verso la pace. Esortiamo gli Stati Uniti ad assumersi le proprie responsabilità come membro permanente del Consiglio, ad abbandonare i suoi calcoli politici e ad adottare un atteggiamento giusto e responsabile nel sostenere il Consiglio per intraprendere tutte le azioni necessarie. La Cina è pronta a lavorare con la comunità internazionale per aiutare a porre fine al conflitto a Gaza, alleviare il disastro umanitario, attuare la soluzione dei due Stati e, in definitiva, raggiungere una soluzione completa, giusta e duratura della questione palestinese”.

Luca Bagatin

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venerdì 23 maggio 2025

La Cina condanna i crimini di guerra del governo israeliano e esprime solidarietà al popolo palestinese. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, nota per le sue capacità diplomatiche lungimiranti ed i suoi interventi volti a spegnere i fuochi di guerra sparsi nel mondo, anche recentemente ha fatto sentire la sua voce per condannare i crimini di guerra perpetrati dal governo di estrema destra israeliano e per esprimere solidarietà al popolo palestinese e alle sue aspirazioni nazionali.

In merito, in sede ONU, l'Ambasciatore Geng Shuang, Vice rappresentante permanente della Cina alle Nazioni Unite, il 15 maggio scorso ha affermato:“Settantasette anni fa, più di metà del popolo palestinese fu espulso o fuggì dalle proprie case durante la guerra arabo-israeliana, e da allora ha intrapreso l'arduo cammino di lottare per i propri diritti e interessi legittimi. Oggi, 77 anni dopo, l'ingiustizia storica subita dal popolo palestinese non solo è rimasta irrisolta, ma è persino peggiorata. 

La guerra a Gaza dura da 19 mesi, causando la morte di oltre 53.000 abitanti e lasciando in rovina città e paesi un tempo splendidi. L'assedio sempre più intenso di Gaza da parte di Israele ha portato a una catastrofe umanitaria senza precedenti per due milioni di persone, che rischiano di essere trasferite forzatamente. La continua espansione degli insediamenti in Cisgiordania e l'intensificarsi della violenza dei coloni hanno inesorabilmente ridotto lo spazio per il popolo palestinese e minato le basi della soluzione dei due Stati”.

Egli ha inoltre sottolineato come “la Cina, sostenendo equità e giustizia, rimane ferma nel suo sostegno alla causa del popolo palestinese per il ripristino dei suoi legittimi diritti nazionali, per la rapida istituzione di uno Stato di Palestina pienamente sovrano e indipendente, basato sui confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale, e per la rapida ammissione dello Stato di Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite. La Cina sostiene il piano di ripresa e ricostruzione di Gaza, lanciato congiuntamente dall'Egitto e da altri Paesi arabi, e attende con interesse la conferenza ad alto livello sulla soluzione dei due Stati, che si terrà a giugno tra Francia e Arabia Saudita, che darà nuovo impulso alla sua attuazione. 

La Cina continuerà a lavorare instancabilmente con tutti i Paesi amanti della pace per promuovere l'attuazione della soluzione dei due Stati e per realizzare al più presto una soluzione globale, giusta e duratura alla questione palestinese, in modo che il giorno della Nakba rimanga per sempre nel passato”.

Il 13 maggio, anche l'Ambasciatore cinese Fu Cong aveva espresso le sue preoccupazioni per la situazione umanitaria a Gaza, esponendo tre punti prioritari, ovvero:

  • È imperativo riprendere l'assistenza umanitaria. Israele deve adempiere ai propri obblighi di potenza occupante ai sensi del diritto internazionale umanitario, revocando immediatamente il blocco e ripristinando il pieno accesso ai rifornimenti.

  • La realizzazione di un cessate il fuoco duraturo è una priorità assoluta. La Cina esorta Israele a cessare immediatamente i suoi attacchi militari su Gaza. Ieri, un ostaggio americano è stato rilasciato e fatto rientrare in patria, cosa che accogliamo con favore. E ci auguriamo che gli Stati Uniti, in quanto Paese con un'influenza significativa sulla parte interessata, mantengano un atteggiamento equo e responsabile e contribuiscano agli sforzi che porteranno a un cessate il fuoco a Gaza.

  • L'attuazione della soluzione a due Stati è l'unica via da seguire. La comunità internazionale dovrebbe respingere collettivamente qualsiasi azione unilaterale che ne eroda le basi.

Le posizioni della Repubblica Popolare Cinese, ma anche di molti altri importanti Paesi socialisti nel mondo, quali il Brasile di Lula, un tempo, erano fortemente sostenute, in Italia, dai socialisti di Bettino Craxi. Quando il PSI quello vero e storico, in Italia, esisteva ancora.

Quando in Italia, i politici erano seri, lungimiranti, coraggiosi e capaci.

Luca Bagatin

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domenica 25 agosto 2024

La storica amicizia che lega Africa e Cina. Articolo di Luca Bagatin


Vi è una storica amicizia che lega l'Africa alla Repubblica Popolare Cinese.

Una storica amicizia che, per molti versi, fonda gran parte delle sue radici nell'influenza che ebbe su Mao Tse-Tung il saggista, sociologo, massone e attivista statunitense naturalizzato ghanese (all'età di 95 anni) William Edward Burghardt Du Bois (1869 – 1963).

Du Bois fu fra i più grandi esponenti del movimento panafricano nel mondo (oltre a Marcus Garvey) e fu fra i primi a battersi per i diritti civili delle persone di colore. Fu infatti fondatore, nel 1909, dell'Associazione nazionale per il progresso delle persone di colore (NAACP).

Molto amico e di Mao, Du Bois, oltre ad essere stato iniziato in Massoneria nella loggia Widow Son Lodge No. 1 nel 1910 (e il suo percorso massonico influenzò molto la sua lotta per l'emancipazione degli oppressi), all'età di 82 anni fu candidato alla carica di Senatore - nello Stato di New York - per il Partito Laburista Americano, ottenendo il 4% dei consensi e, successivamente, si iscrisse al Partito Comunista degli Stati Uniti d'America. Pur sempre critico nei confronti dell'URSS.

Du Bois ritenne ad ogni modo sempre che il capitalismo fosse una delle maggiori cause dell'oppressione delle persone di colore.

Fu uno dei primi sostenitori della Conferenza di Bandung (alla quale purtuttavia il governo USA non gli permise di partecipare), in Indonesia, nel 1955, che avrebbe permesso il dialogo fra i Paesi Non Allineati, edificando così un ponte fra Africa e Asia, gettando le basi per l'unione di quel Sud del mondo sfruttato dalla colonizzazione e dagli imperialismi dei blocchi contrapposti USA-URSS.

Nel 1959 Du Bois tenne una conferenza presso l'Università di Pechino, in cui sostenne il miglioramento dei legami fra le comunità afroamericane statunitensi e la Cina. E sostenendo che l'Africa e la Cina avrebbero dovuto camminare assieme, unite entrambe dalla lotta al colonialismo e allo sfruttamento.

Tale storica amicizia è stata rimarcata, il 12 agosto scorso, dall'Ambasciatore Fu Cong presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L'Ambasciatore ha fatto presente come i Paesi africani siano diventati una forza importante sulla scena politica globale, ma come ancora oggi vi siano fenomeni di colonialismo e neo-colonialismo.

In tal senso ha fatto presente che “Ancora oggi alcuni Paesi occidentali si aggrappano alla mentalità colonialista con un atteggiamento ipocrita nei confronti delle questioni africane. Interferiscono negli affari interni dei Paesi africani utilizzando mezzi finanziari, legali, basati su sanzioni e persino militari, ed esercitano un’oppressione e un controllo senza scrupoli sui Paesi africani nei settori della valuta, dell’energia, dei minerali e della difesa nazionale”.

Ha infine sottolineato come Cina e Africa siano buoni amici e partner, i cui rapporti sono “basati sull’assistenza reciproca e sullo sviluppo congiunto” sin da quando la Repubblica Popolare Cinese sostenne la “giusta lotta dei Paesi africani per l'indipendenza e la liberazione nazionale”.

La strada per l'emancipazione dei popoli oppressi è probabilmente ancora lunga, ma la promozione di un nuovo ordine mondiale politico e economico più giusto, multipolare, ragionevole, che combatta ingiustizie, terrorismo, fondamentalismo, colonialismo e instabilità, è necessario e ha radici antiche.

Luca Bagatin

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