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domenica 25 agosto 2024

La storica amicizia che lega Africa e Cina. Articolo di Luca Bagatin


Vi è una storica amicizia che lega l'Africa alla Repubblica Popolare Cinese.

Una storica amicizia che, per molti versi, fonda gran parte delle sue radici nell'influenza che ebbe su Mao Tse-Tung il saggista, sociologo, massone e attivista statunitense naturalizzato ghanese (all'età di 95 anni) William Edward Burghardt Du Bois (1869 – 1963).

Du Bois fu fra i più grandi esponenti del movimento panafricano nel mondo (oltre a Marcus Garvey) e fu fra i primi a battersi per i diritti civili delle persone di colore. Fu infatti fondatore, nel 1909, dell'Associazione nazionale per il progresso delle persone di colore (NAACP).

Molto amico e di Mao, Du Bois, oltre ad essere stato iniziato in Massoneria nella loggia Widow Son Lodge No. 1 nel 1910 (e il suo percorso massonico influenzò molto la sua lotta per l'emancipazione degli oppressi), all'età di 82 anni fu candidato alla carica di Senatore - nello Stato di New York - per il Partito Laburista Americano, ottenendo il 4% dei consensi e, successivamente, si iscrisse al Partito Comunista degli Stati Uniti d'America. Pur sempre critico nei confronti dell'URSS.

Du Bois ritenne ad ogni modo sempre che il capitalismo fosse una delle maggiori cause dell'oppressione delle persone di colore.

Fu uno dei primi sostenitori della Conferenza di Bandung (alla quale purtuttavia il governo USA non gli permise di partecipare), in Indonesia, nel 1955, che avrebbe permesso il dialogo fra i Paesi Non Allineati, edificando così un ponte fra Africa e Asia, gettando le basi per l'unione di quel Sud del mondo sfruttato dalla colonizzazione e dagli imperialismi dei blocchi contrapposti USA-URSS.

Nel 1959 Du Bois tenne una conferenza presso l'Università di Pechino, in cui sostenne il miglioramento dei legami fra le comunità afroamericane statunitensi e la Cina. E sostenendo che l'Africa e la Cina avrebbero dovuto camminare assieme, unite entrambe dalla lotta al colonialismo e allo sfruttamento.

Tale storica amicizia è stata rimarcata, il 12 agosto scorso, dall'Ambasciatore Fu Cong presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L'Ambasciatore ha fatto presente come i Paesi africani siano diventati una forza importante sulla scena politica globale, ma come ancora oggi vi siano fenomeni di colonialismo e neo-colonialismo.

In tal senso ha fatto presente che “Ancora oggi alcuni Paesi occidentali si aggrappano alla mentalità colonialista con un atteggiamento ipocrita nei confronti delle questioni africane. Interferiscono negli affari interni dei Paesi africani utilizzando mezzi finanziari, legali, basati su sanzioni e persino militari, ed esercitano un’oppressione e un controllo senza scrupoli sui Paesi africani nei settori della valuta, dell’energia, dei minerali e della difesa nazionale”.

Ha infine sottolineato come Cina e Africa siano buoni amici e partner, i cui rapporti sono “basati sull’assistenza reciproca e sullo sviluppo congiunto” sin da quando la Repubblica Popolare Cinese sostenne la “giusta lotta dei Paesi africani per l'indipendenza e la liberazione nazionale”.

La strada per l'emancipazione dei popoli oppressi è probabilmente ancora lunga, ma la promozione di un nuovo ordine mondiale politico e economico più giusto, multipolare, ragionevole, che combatta ingiustizie, terrorismo, fondamentalismo, colonialismo e instabilità, è necessario e ha radici antiche.

Luca Bagatin

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venerdì 21 aprile 2023

Sudafrica. Muore Chris Matlhako, leader comunista panafricano e internazionalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Chris Matlhako, Segretario per le Relazioni Internazionali del Partito Comunista Sudafricano, è deceduto giovedì 20 aprile scorso, all'età di 59 anni.

A comunicarlo il Partito Comunista Sudafricano (SACP) e numerose organizzazioni comuniste e socialiste nel mondo, che hanno espresso il loro cordoglio per la prematura scomparsa di Matlhako.

Chris Matlhako, componente del Comitato Centrale del SACP dal luglio 2022, fu Secondo Vice Segretario Generale del SACP; membro dell'African National Congress; attivista panafricano, internazionalista e antimperialista; leader della South African Peace Initiative (SAPI) e Segretario Generale della Società degli Amici di Cuba – Sud Africa (FOCUS-SA).

I suoi compagni di partito lo ricordano come attivista, sin da giovanissimo, del movimento studentesco per combattere il sistema razzista dell'apartheid in Sudafrica.

Fine studioso e intellettuale, scrisse numerosi articoli e pubblicazioni riguardanti la rivoluzione e la causa socialista e una raccolta dei suoi articoli è stata resa disponibile sulla rivista “Thinking Che”.

Sostenitore delle strette relazioni Cina-Africa, ha fatto parte del gruppo consultivo dell'associazione Friends of Socialist China, che ha voluto ricordarlo sul suo sito web, ricordando come egli, celebrando - nel 2021 – il concomitante centenario del Partito Comunista Sudafricano e del Partito Comunista Cinese, ha fatto presente come entrambi i partiti “a modo loro hanno contribuito enormemente alla teorizzazione e all'ulteriore elaborazione della teoria socialista”.

Luca Bagatin

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martedì 20 ottobre 2020

20 ottobre 2011: viene barbaramente ucciso Mu'Ammar Gheddafi, simbolo del socialismo arabo e panafricano. Articolo di Luca Bagatin

 

Era il 20 ottobre 2011, quando Mu'Ammar Gheddafi fu barbaramente ucciso e il suo cadavere fu esposto al pubblico ludibrio, da parte di quei ribelli che inneggiavano a sedicenti “primavere” arabe, ovvero a golpe ai danni del socialismo, sostenute dalla NATO, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli USA in primis.

Oggi lo sappiamo, visto che dopo la morte di Gheddafi la Libia è finita in una spirale senza fine di instabilità e continui conflitti.

Gheddafi, per la Libia, per il mondo arabo laico, per il Terzo Mondo e per l'Africa intera, fu e rimane, ad ogni modo, un simbolo di riscatto e emancipazione.

Mu'Ammar Gheddafi, nato in una poverissima famiglia di beduini, fu un rivoluzionario incruento che, nel 1969 – a soli ventisette anni – rovesciò il regime monarchico di Re Idris I al-Senussi.

Egli rovesciò quel regime corrotto senza alcun spargimento di sangue, solo con la forza della ragione, del carisma nel convincere le masse incolte, povere e sfruttate. E alle masse restituì il potere e la sovranità, in accordo con i principi del Socialismo Arabo enunciati da Gamal Abd el-Nasser, Presidente dell'Egitto negli Anni '50 e primi '60. Un socialismo – quello di Nasser e Gheddafi - alternativo rispetto al comunismo marxista ateo e materialista ed al capitalismo sfruttatore. Un socialismo che ricercava l'autogestione dei mezzi di produzione e l'inclusione delle masse nell'attività di governo, al posto dei partiti e dei parlamenti.

Un socialismo adatto ai Paesi non allineati e del Terzo Mondo, ma assolutamente esportabile in ogni Paese che volesse e voglia includere il popolo nelle decisioni politiche, in ogni Paese che abbia compreso che democrazia significa “forza di popolo” e non “forza di una parte del popolo”, ovvero delle oligarchie partitocratiche, delle sette, delle ideologie totalitarie o dei sistemi economici fondati sullo sfruttamento del lavoro salariato.

Di questo il Presidente Gheddafi parla diffusamente nel suo saggio fondamentale, ovvero il “Libro Verde”, nel quale enuncia i principi della sua rivoluzione sociale e teorizza la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse. Una forma di democrazia diretta da attuarsi attraverso appositi comitati popolari spontanei e aperti a tutti.

E nel suo saggio fondamentale, propone un sistema di autogestione delle imprese, ove il lavoratore non è più un salariato, ma proprietario dell'impresa medesima, richiamandosi, per molti versi, non già al marxismo bensì al pensiero mazziniano ove capitale e lavoro risiedono nelle stesse mani.

Un pensiero, quello di Gheddafi, a tratti forse un po' utopistico, come egli stesso rivelò allo storico Angelo Del Boca, affermando di essere rimasto un po' deluso nel non essere stato totalmente compreso dal suo popolo, il quale talvolta ha abusato del “potere delle masse” per diventare corrotto, indolende e consumista.

Ma, ad ogni modo, la Libia di Gheddafi, per quanto non tutti i principi del “Libro Verde” si siano potuti concretizzare, rimase un modello di emancipazione sociale, civile ed economica, sino alla sua distruzione, nel 2011.

Quella di Gheddafi fu battezzata “Rivoluzione Verde”, in quanto il verde, nella cultura islamica, è il colore della conoscenza e dei santi. Il verde ricorda peraltro Al-Khidr, l'Uomo Verde protettore delle tribù nomadi, che incarna la provvidenza divina.

E proprio in una tribù di nomadi beduini è nato Mu'Ammar Gheddafi, il quale tentò di portare, in Libia, quei principi di democrazia popolare e anarchica derivanti sia da Rousseau che da Proudhon.

Egli fu, in sostanza, l'esatto opposto del “dittatore” che i media occidentali vollero rappresentare.

Grazie alla sua rivoluzione socialista araba, riuscì a liberare il Paese non solo della monarchia corrotta, ma anche e soprattutto dell'imperialismo statunitense e inglese, rilanciando il panarabismo ed il panafricanismo, ovvero ricercando l'unità – in pieno spirito di fratellanza - dei popoli arabi e africani. Tentativi, purtroppo, tutti falliti, ma che ricordano molto i tentativi del Presidente del Venezuela Hugo Chavez – ottimo amico di Gheddafi – di ricercare un'unità dei Paesi Latinoamericani e, nel passato, i tentativi del Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron, di ricercare l'unità dei Paesi non allineati e non asserviti né all'URSS, né agli USA.

Gheddafi fu peraltro anche fra i pochi ad arginare il fondamentalismo islamico, ricordando che l'Islam è fondamentalmente una religione di pace, che guarda all'emancipazione dei popoli.

Solo i governi dell'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero i governi Craxi e Andreotti dialogheranno con questo leader africano e così farà - opportunisticamente e per un breve lasso di tempo -Berlusconi che purtuttavia – con il sostegno di quello che è oggi il PD - tradirà Gheddafi ben presto e sosterrà anch'egli la guerra contro la Libia a fianco delle potenze imperialiste e neo-colonialiste.

Oggi Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania e i Paesi UE in generale, piangono per l'avvento di un'immigrazione incontrollata da loro peraltro causata, attraverso la destabilizzazione di Paesi sovrani, dalla Libia alla Siria, oggi in mano a Daesh, ovvero quell'Isis terrorista di cui sentiamo tanto parlare, per decenni peraltro indirettamente sostenuti dagli amici degli Stati Uniti d'America, come raccontato anche dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita.

E oggi la Libia piange sé stessa, ormai terra di nessuno.

Quale simbolo del socialismo arabo libico rimane Saif-al-Islam Gheddafi, secondogenito di Mu'Ammar. Il quale avrebbe dovuto candidarsi alle elezioni presidenziali, se solo si fossero potute tenere.

In Libia, ancora oggi, molti sostengono la sua candidatura e la sua figura simbolica. Il socialismo arabo, laico e anti-islamista, non è ancora morto.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 17 febbraio 2018

Riflessioni panafricane (alternative al neocolonialismo liberale, allo sfruttamento e all'immigrazione quale fenomeno padronale)

Il fenomeno migratorio, nei secoli, è servito sempre ai potenti per depotenziare gli oppressi.
"La tua terra è feccia, povera, vai via" nel mentre loro saccheggiano tesori e dignità, salvo schiavizzare l'indigeno nei loro Paesi.
L'immigrazione era prima un'arma dei coloni, oggi del capitalismo coloniale.
Con in testa il mito dell'emigrazione la nostra lotta non sarebbe mai nata.
Una volta una suora belga mi chiese "perché ti curi tanto della tua terra?"
"Per non lasciare che siate solo voi a curarvene"" risposi.



(Samora Machel, ex Presidente socialista del Mozambico indipendente ed eroe panafricano)



"L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si esprime non solo nella forma brutale della conquista armata del territorio. L'imperialismo si presenta spesso in forme più sottili: un prestito, aiuti alimentari, ricatti. Stiamo combattendo questo sistema che consente a un pugno di uomini sulla Terra di governare tutta l'umanità".


(Thomas Sankara, ex Presidente socialista del Burkina Faso ed eroe panafricano)

Questa mattina quando sono uscito di casa ho visto un extracomunitario pulire le strade del quartiere di sua spontanea iniziativa, chiedendo l'elemosina.
Mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto riflettere del fatto che noi uomini bianchi abbiamo costretto queste persone a emigrare dal loro Paese, attraverso guerre e nuove forme di colonizzazione economica. E nel nostro Paese cosa abbiamo fatto ? Abbiamo ridotto la spesa per i servizi pubblici, fra cui quello della nettezza urbana.
Senza rendercene conto stiamo doppiamente sfruttando i più deboli e stiamo abolendo totalmente il pubblico.
L'elemosina e l'immigrazione non dovrebbero proprio esistere. Sono fenomeni di sfruttamento tipici del sistema capitalista e liberale.
Del peggior sistema totalitario odierno, che sembriamo non voler vedere.
C è chi dice che gli immigrati ci pagano le pensioni, ma questo è vero solo perché i politicanti liberali hanno ridotto il ruolo dello Stato nei servizi pubblici. Che infatti vanno a rotoli.
È il liberalismo, bellezza.
Per questo dico più Eurasia e più Africa unite all' Europa e all'America Latina socialiste nella lotta contro il mondialismo liberale ! 


(Luca Bagatin)



(clikka per poterlo leggere) 

domenica 31 dicembre 2017

Amore, socialismo, eurasiatismo, panafricanismo e libertà. Articolo di Luca Bagatin

Non è mai il caso di fare un bilancio di fine o di inizio anno.
Ad ogni modo alcune considerazioni possono sempre essere fatte, quantomeno sul piano geopolitico e politico.
Donald Trump, innanzitutto, non si è rivelato affatto diverso dai suoi predecessori imperialisti. Anzichè occuparsi del suo Paese come aveva promesso in campagna elettorale, ha seguitato, attraverso nuove sanzioni, a destabilizzare ancora una volta l'America Latina socialista e bolivariana e ha seguitato a creare problemi in Medioriente, anziché tentare di porre fine ai conflitti e ciò al fine di compiacere i suoi alleati.
A differenza di Putin che con Assad, in Siria, ha contribuito seriamente ad arginare e sconfiggere il terrorismo islamico e che, attraverso una visione multipolare in linea con le prospettive del filosofo russo Alexandr Dugin, in America Latina ha siglato importanti contratti con i governi socialisti.
Governi socialisti, ad iniziare dal Venezuela, che si sono riconfermati come i più graditi dalla maggioranza della popolazione, nonostante in Europa si siano pressoché tenuti nascosti i risultati positivi del fronte socialista alle elezioni regionali e comunali venezuelane.
Non così invece in Argentina, che, a causa delle divisioni del fronte peronista, vede ancora una volta confermarsi al potere - per una manciata di punti percentuali - l'oligarca liberale Mauricio Macri, il quale sta togliendo progressivamente diritti civili e sociali ai cittadini, in linea con le richieste del Fondo Monetario Internazionale. L'Argentina ha peraltro recentemente pianto la scomparsa, in corcostanze ritenute misteriose, dell'attivista per i diritti degli indigeni Mapuche Santiago Maldonado, il quale assieme agli indigeni si è sempre battuto contro le multinazionali che hanno loro sottratto le terre.
In Francia, con una risicatissima maggioranza di voti popolari e sull'onda della paura di un inesistente "fascismo", le elezioni presidenziali se le è aggiudicate l'ennesimo prodotto del capitalismo finanziario, ovvero Emmanuel Macron, da sempre in prima linea contro i diritti sociali, mentre in Spagna il "popolare" Rajoy ha mostrato il suo vero volto autoritario, reprimendo nel sangue gli attivisti indipendentisti e repubblicani catalani.
Quanto all'Italia - ove sono già previsti aumenti del gas e dell'energia elettrica del 5% - preferiamo tralasciare vista la totale inconsistenza dei partiti che si apprestano a gareggiare nell'ennesima campagna elettorale tutt'altro che entusiasmante e che, come in Francia ed altrove in Europa, vedrà giustamente prevalere un sano astensionismo di massa che, purtroppo, oggi, non ha ancora la possibilità di auto-rappresentarsi nelle istituzioni.
Siamo dunque ancora una volta alla contrapposizione fra i popoli sfruttati e le élites dominanti. Popoli sfruttati che, giustamente, guardano ad una visione geopolitica multipolare e ad una democrazia sempre più diffusa, diretta e popolare ed élites autoreferenzuali di matrice liberale che guardano come al solito al tornaconto delle grandi imprese ed alla crescita economica, proponendo una visione del mondo precaria, precarizzante e liquida.
C'è chi lamenta l'assenza di una sinistra vecchio stile, ma in realtà è proprio quella sinistra ad essere diventata la maggiore sostenitrice del capitalismo assoluto, come rilevato già in tempi non sospetti da intellettuali del calibro di Pier Paolo Pasolini, Michel Clouscard e, più recentemente, da Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist.
Occorre invece più socialismo originario. Meno società dei consumi, meno illusorie "società aperte" foriere di nuove lotte fra poveri, ma più socializzazione che superi il precariato attraverso un'economia condivisa fra tutti. Un'economia fondata principalmente sull'autogestione e la socializzazione del mezzi di produzione, sul dono e sul baratto e non sull'ego e sul danaro. Più arcaismo, più recupero delle tradizioni ancestrali e spirituali di ogni popolo e meno indistinzione, meno liquidità "all'americana", meno fondamentalismo.
Più rispetto e promozione dell'ambiente e della Natura in tutte le sue forme.
Non ius soli, ma panafricanismo, ovvero sostegno alle lotte di liberazione nazionale e sociale dei Paesi africani (positiva in tal senso la candidatura di Seif-al Islam Gheddafi, figlio del grande leader libico socialista Mu'Ammar, barbaramente ucciso nel 2011, alle elezioni in Libia del 2018) e di tutti i Paesi del Terzo Mondo portatori di una visione laica, socialista, democratica dal basso contrapposta ad ogni forma di neocolonialismo, neoimperialismo diretto dal Fondo Monetario Internazionale e dalle più varie multinazionali.
Multipolarismo, ambientalismo e socialismo - oltre la destra e la sinistra - dovrebbero essere le parole d'ordine per gli anni a venire dei popoli liberi. Non più Europa delle élites liberali, ma più Europa dei popoli sovrani o, meglio, più Eurasia.
Più unità fra i popoli fratelli latini, quelli panafricani e quelli eurasiatici contrapposti ad ogni visione capitalista, universalista, materialista e oligarchica.
Una possibile Civiltà dell'Amore può passare anche da qui. Dal superamento dell'ego, del danaro, del totalitarismo fondamentalista dell'economia di mercato.
Per approdare dove ?
All'essere umano che divide e condivide con i suoi simili, ma non dei post sui cosiddetti "social". Che divide e condivide una dimensione sociale e socialista autentica; una dimensione spirituale e ambientalista; una dimensione di consapevolezza interiore che gli permetta di autogestirsi e di autogovernarsi, senza la necessità di nessun "media" o "medium".

Luca Bagatin