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lunedì 23 settembre 2019

Cinema sovversivo e panafricanismo. Viaggio nell'universo onirico del regista Dany Colin e dell'attrice Coralie Garnaud. Articolo e intervista di Luca Bagatin

Dany Colin è un attivista panafricano e socialista rivoluzionario francese di origine congolese che, alcuni anni fa, ho avuto modo di intervistare (http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html).
E' infatti autore delle brochure “Europa e Africa: unite nella lotta contro il mondialismo !” e “Il cinema sovversivo”, edite entrambe dalla rivista socialista rivoluzionaria “Rébellion” (http://rebellion-sre.fr).
Dany è anche un cineasta e studioso di cinematografia, appassionato in particolare dei capolavori di Pier Paolo Pasolini e di David Lynch.
Proprio per questo il 14 settembre ha presentato a Parigi l'ultimo numero della rivista “Rébellion” dedicato al cinema, in particolare di Kubrick, Kusturica, Ken Loach e David Lynch.
Dany è altresì autore di due interessanti cortometraggi, le cui atmosfere cupe e oniriche ricordano un po' quelle de “I segreti di Twin Peaks”: “Piment” (https://vimeo.com/321061998), che lo vede anche nel ruolo di attore co-protagonista e “Le Diable” (https://vimeo.com/295013244).
Entrambi hanno per protagonista l'affascinante Coralie Garnaud che, assieme a Dany, ho di seguito avuto la possibilità di intervistare.

Luca Bagatin: Che cos'è per te il cinema sovversivo, Dany?
Dany Colin: Il cinema sovversivo è un cinema che, in un mondo che impone costantemente false risposte, vale a dire il mondo dell'ideologia dominante, solleva ancora domande reali. Questo cinema cerca o cerca di accarezzare il conformismo ambientale. Il cinema sovversivo si avvicinerebbe a ciò che il suo carattere industriale cerca di oscurare: la sua dimensione artistica. L'arte come energia di resistenza, nostalgia del tempo immemorabile, è evacuata e pervertita da imperativi ideologici e commerciali in cui il discorso, sia esso militante o pubblicitario, soffoca la proposizione estetica.

Luca Bagatin: I tuoi registi preferiti, se non erro, sono Pasolini e David Lynch. Si può dire che sono stati dei cineasti sovversivi?
Dany Colin: Pasolini e Lynch sono cineasti che mi piacciono molto. Mi hanno influenzato in due modi diversi, perché la loro estetica e le loro parole sono molto diverse. Ciò che potrebbe avvicinarli è il loro carattere poetico (cioè anti-naturalista, che non imita la realtà), e la loro pratica polimorfica dell'arte (Lynch è un regista, musicista, pittore, scultore Pasolini è allo stesso tempo poeta, romanziere, regista, drammaturgo, teorico, giornalista polemista e anche, ed è meno noto, pittore!). Diciamo che Lynch, che ho scoperto per la prima volta, mi ha fatto conoscere il linguaggio filmico in cui l'emozione si dissocia con garbo da un filo narrativo concordato e "intelligibile" per aprire le porte a nuove coscienze, alterata ( il tema della schizofrenia è molto presente in Lost Highway (1997) e Mulholland Drive (2001), ma con la promessa di purezza alla fine del corridoio. David Lynch vuole rompere qualsiasi relazione con lo spettatore che sarebbe infantile, vale a dire dove sarebbe preso per mano per essere guidato verso una moralità o uno stile di vita che è costretto a seguire.
Di Pasolini mi colpisce la combinazione delle sue riflessioni politiche e dei suoi pregiudizi estetici. Lo trovo ugualmente sorprendente nella sua capacità di abiurare ciò che ha precedentemente costruito nel tentativo di creare nuove forme poetico-politiche, non esitando mai ad esporre il suo punto di vista (per realizzare, come comunista, il Vangelo secondo St. Matteo nel 1964 per esempio).
Questi due cineasti sono per me sovversivi, nel senso che sono artisti completi che hanno creato opere-somme, confuse, scandalose (Pasolini ha subito 33 cause legali, Salò o 120 giorni di Sodoma (1975) non è ancora stato digerito), rivoluzionario (la serie Twin Peaks (1989) ha stravolto completamente il modo di scrivere e filmare la soap opera che prefigura tutta l'attuale serie metafisica degli Stati Uniti Netflix). Come il regista russo Andrei Tarkovsky, sono entrambi derisi e ammirati dai giornalisti cinematografici e da altri specialisti d'arte incaricati dal sistema dominante, ma le loro impronte e influenze nel nuovo la generazione è onnipresente.

Luca Bagatin: I tuoi cortometraggi sono piuttosto oscuri. Le atmosfere da horror/trhiller. Di cosa parlano, in sostanza, i tuoi due cortometraggi?
Dany Colin: “Le Diable” è la seconda parte di una mini trilogia ispirata alla mia lettura dei Tarocchi di Marsiglia di Alejandro Jodorowsky. Il primo è intitolato The Bateleur (settembre 2018, Kino Road Movie) e il 3 ° Le Mat (novembre 2018, Kino Anticipation). Ho voluto lavorare per un po' su questo tarocco di cui ogni mappa rileva a mio avviso uno o più fotogrammi narrativi che dovrebbero essere sfruttati. Mi ha anche stimolato il concorso di Lione intitolato "Kino Lyon Challenge", in cui si tratta di realizzare un film della durata massima di 3 minuti su un tema imposto. Pertanto, "il diavolo" (carta n. XV dei Tarocchi) è la risposta alla sfida che Fantasy ha lanciato nell'ottobre 2018. Segue, due mesi dopo, "Chili", una risposta alla sfida Obsession (dicembre 2018) con un vincolo extra (riprese in casa), ma non è stato mantenuto in concorso perché troppo a lungo!
Poi torno a temi e motivi su cui ho lavorato diversi anni fa (colore rosso, acqua, nero / bianco, Africa / Ovest) con in particolare “Ciel rouge pour encre noir” (2012), ma spingendomi a interrogare in base all'evoluzione della mia carriera ideologica e artistica.
E tu, cosa hai capito di questi due cortometraggi?

Luca Bagatin: Direi che in entrambi c'è un sottile richiamo alla lotta panafricana. Potrei sbagliare, ma vedo nella protagonista, Coralie, una sorta di eroina – nel bene o nel male – dell'emancipazione del popolo africano oppresso dall'uomo bianco. Personalmente sono rimasto rapito dal fascino che emanano gli occhi di Coralie. Pur non essendo una attrice professionista, è davvero molto brava. Come mai hai pensato di affidare a lei il ruolo di protagonista dei film ?
Dany Colin: Coralie fa parte di un circolo che ruota attorno alla promozione della cultura africana nella comunità studentesca e associativa di Lione, dove sono stato in grado di tenere lezioni in relazione al mio primo opuscolo "Europa-Africa: stessa lotta contro il globalismo!”, sul quale tu stesso mi hai intervistato qualche anno fa. Mi aveva raccontato, durante un evento, il suo desiderio di recitare in un film, avendo vissuto con divertimento un'esperienza figurativa in un cortometraggio girato da studenti della scuola di cinema CinéFabrique Lyon (il cui regista attuale è il regista mauritano Abderrahmane Sissako). Diversi mesi dopo, dopo la proiezione del primo Kino "Le Bateleur" in un'infrastruttura dedicata alla promozione dei cineasti locali chiamato Ciné-Café Aquarium, il tema del mese successivo, Fantasme, era annunciato alla fine della sera, la vidi mentre tornavo a casa dall'altro lato del treno della metropolitana. Mi dissi che sarebbe stata parte dell'avventura.
Ho sempre fiducia nelle persone che sono guidate dal desiderio sopra ogni altra cosa. Per esperienza, so che ciò riserva sempre belle sorprese (è stato il caso dell'architetto Eugénie Baylac nel cortometraggio Au seuil (2014) che non aveva mai filmato finzione, o Yo Matsudaa, capo operatore di Le Devil and Chili, che fino ad allora era solo musicista e fotografo). Inoltre, nel mio lavoro preferisco la presenza, il carisma e i gesti, e non necessariamente la performance di un attore professionista, essendo io stesso un regista che, fino ad ora, autofinanzia i suoi stessi film.
Il fatto che sia meticcia (franco-camerunese lei, franco-congolese io) mi ha spinto a sviluppare i miei temi ricorrenti in modo diverso. Ad esempio, in “Piment”, è importante specificare che non importa di quali neri si parli (due meticci devoti all'afrocentrismo kemita) né di quali bianchi si parli (anglosassoni appartenenti a circoli umanitaristi).

Luca Bagatin: Tu sei un attivista panafricano e socialista rivoluzionario. Come pensi che la tua arte possa contribuire alla tua battaglia?
Dany Colin: Il mio lavoro di regista e scrittore è sempre stato alimentato dall'attivismo. Inoltre, questa vena altamente politicizzata nel mio lavoro di critico cinematografico mi è stata rimproverata diversi anni fa in una piattaforma post-laurea e ho dovuto lasciare alcune realtà che davano priorità all'ideologia militante rispetto alla scrittura sensibile. Tuttavia, è importante per me sapere come dissociare la mia pratica artistica dalla mia pratica di attivista. L'arte, secondo me, non dovrebbe essere negata per partito preso. Altrimenti, diventa parziale, monca: non rimane integra! I legami tra cinema e ideologia sono molto stretti e do questa tesi in modo sintetico nel mio opuscolo “Il cinema sovversivo”. Ma penso che oggi, indipendentemente dal contesto ultra-ideologico della Francia nel 2019, non è sufficiente accontentarsi di un cinema contro-ideologico, ma con un cinema de-ideologizzato, un prerequisito per la sua elevazione al rango di arte singolare.

Passo successivamente a intervistare Coralie Garnaud.

Luca Bagatin: Di dove sei Coralie ?
Coralie Garnaud: Sono nata, cresciuta e vivo in Francia. Posso anche dire che mia madre è del Camerun.

Luca Bagatin: Come hai conosciuto Dany?
Coralie Garnaud: Ho conosciuto Dany grazie a un amico. Siamo andati insieme a una conferenza che ha tenuto e durante la quale ha spiegato la sua visione del panafricanismo, che avrebbe potuto sostenere durante il suo soggiorno in Guinea. È stato molto istruttivo. In effetti, il panafricanismo deve essere adattato alle realtà del continente africano ed esserne consapevoli ci consente, qui in Occidente, di ripensare alcuni aspetti.

Luca Bagatin: Ti è piaciuto interpretare personaggi oscuri nei cortometraggi di Dany? Perché?
Coralie Garnaud: Sì davvero! In primo luogo, mi piace molto l'universo di Dany, il fatto che spinga lo spettatore a interrogarsi, i simboli e i messaggi che devono essere decifrati; secondo me questo rende lo spettatore più attivo.
E per rispondere alla domanda, penso che sia stato interessante interpretare personaggi del genere perché li capisco, la mia esperienza mi ha persino permesso di provare le emozioni e i risentimenti che Dany voleva mostrare sullo schermo. È sicuramente una specie di terapia che mi permette di esprimermi in un altro modo, di analizzare da un'altra prospettiva e con il senno di poi la storia messa in scena e anche di imparare! Ho imparato molto da queste prime esperienze cinematografiche.

Luca Bagatin: Come ti definiresti una persona?
Coralie Garnaud: Ma è difficile rispondere a questa domanda! Sono comunque una brava persona (ride)

Luca Bagatin: Per il resto, di cosa ti occupi nella vita?
Coralie Garnaud: Sono studentessa in un istituto commerciale ...ciò fa molto meno sognare rispetto al cinema! (ride)

Luca Bagatin: So che Dany è un'attivista panafricano. Sei anche tu impegnata in questa battaglia?
Coralie Garnaud: Non mi considero un'attivista. Tuttavia, sono membro di due associazioni studentesche africane a Lione. Così ho partecipato e organizzato eventi per facilitare la vita di questi studenti in Francia, altri che avevano l'obiettivo di parlare di storia e culture afro-discendenti perché purtroppo ciò è ancora troppo poco conosciuto.
Continuo a pensare che il continente africano dovrebbe cogliere con urgenza la dottrina panafricana, per affrontare meglio le attuali sfide globali e, naturalmente, per migliorare le condizioni dei propri cittadini. Fare fronte comune sarebbe un modo per avere un peso reale rispetto agli altri poteri.
Infine, posso dire che è importante per me dare un'occhiata a ciò che sta accadendo in Camerun - e in Africa in generale - semplicemente perché fa parte di me. Penso che al mio livello posso, per non dire che devo, portare la mia pietra nell'edificio e contribuire all'edificazione del mio altro Paese.

Luca Bagatin

venerdì 26 luglio 2019

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion", speciale cinema !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr), questa volta dedicato al cinema di Kubrick, Lynch, Jodorowsky, Loach, Kusturica.

  Per acquistarlo e leggere il sommario completo, cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: https://rebellion-sre.fr/boutique/rebellion-86/


 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

mercoledì 13 giugno 2018

Superare l'immigrazione superando capitalismo e neocolonialismo. Ovvero emancipando il Terzo Mondo. Una conferenza sulle rivoluzioni d'Africa e Asia. Articolo di Luca Bagatin

"Chi critica il capitalismo approvando l'immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l'immigrazione restando muto sul capitalismo, dovrebbe fare altrettanto". Questa una delle frasi più emblematiche del filosofo francese Alain De Benoist, mai attuale come oggi.
Già due anni fa esatti scrissi un articolo proprio su questo argomento di scottantissima attualita e che si ripropone ad ogni nuovo sbarco (http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/06/immigrazionismo-ovvero-logica_14.html).
L'immigrazione è conseguenza del capitalismo e del neocolonialismo e, sino a che non si romperà tale circolo vizioso, misure come le chiusure dei porti o simili saranno - per quanto temporaneamente utili a fare la voce grossa in una Europa ipocrita e ondivaga sul fenomeno - inefficaci e spesso viste come mera propaganda ideologica.
Lo stesso socialista statunitense, già candidato del Partito Democratico USA alle scorse primarie, Bernie Sanders, così come negli Anni '70 fece il Segretario del Partito Comunista Francese Georges Marchais, si è espresso in questi giorni contro il fenomeno migratorio, affermando come molto più utile sarebbe un aumento dei salari e la necessità di creare posti di lavoro per le persone attualmente disoccupate, evitando lotte fra poveri e concorrenza al ribasso fra gli stessi, come invece avviene oggi (si veda in proposito il seguente articolo: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-migrazioni_e_diritti_tra_gli_opposti_estremismi_emerge_il_buon_senso_del_socialista_bernie_sanders/21163_24326/).
Nel corso della Storia molti politici, militanti e paladini della causa panafricana si sono battuti per l'emancipazione dell'Africa e per l'uscita dal neocolonialismo, non ultimo Kemi Seba, il quale sta pubblicando proprio in questi giorni il suo saggio "L'Afrique libre ou la mort" (https://beninwebtv.com/2018/06/lafrique-libre-ou-la-mort-le-livre-de-kemi-seba-preface-par-6-figures-internationales-2/).
Attivisti panafricani che desiderano semplicemente che l'Africa torni ad essere libera e sovrana e non più preda delle multinazionali e dello sfruttamento economico di natura monetaria (si veda il seguente articolo in merito: http://megachip.globalist.it/kill-pil/articolo/2017/09/01/due-cose-sul-franco-cfa-e-sull-euro-e-l-africa-2010755.html).
Fra tali militanti ricordiamo il Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, il quale affermava, fra le altre cose che: "Dobbiamo decolonizzare la nostra mentalità e raggiungere la felicità nei limiti del sacrificio che siamo disposti a fare. Dobbiamo ricondizionare la nostra gente ad accettarsi per come è e a non vergognarsi della sua situazione reale" ed ancora: "L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si verifica non solo nella forma brutale di chi viene a conquistare il territorio con le armi. L'imperialismo avviene spesso in modi più sottili. Un prestito, l'aiuto alimentare, il ricatto. Stiamo combattendo questo sistema che permette a un pugno di uomini di governare l'intera specie".
A proposito delle lotte di emancipazione sociale e nazionale africana e asiatica, sabato 30 giugno prossimo, a Clarens, in Svizzera, vicino a Losanna, in Rue des Artisans 10, si terrà - a partire dalle ore 18.00 - una interessante conferenza organizzata dalle riviste "Rébellion" e "éléments" dal titolo "Rivoluzioni d'Africa e Asia" ("Révolutions d'Afrique et d'Asie), condotta dal militante panafricano di origine congolese Dany Colin e dall'intellettuale svizzero David L'Epée (http://rebellion-sre.fr/conference-de-david-lepee-et-dany-colin-en-suisse-revolutions-dafrique-et-dasie).
Dany Colin, autore del saggio-brochure "L'Europe et l'Afrique: meme combat contre le mondialisme!" ovvero "L'Europa e l'Africa: stessa lotta contro il mondialismo!", fu da me intervistato nell'ottobre scorso a proposito proprio delle lotte d'emancipazione africane e della necessità di fermare l'immigrazione proprio attraverso il sostegno a tale emancipazione (l'intervista al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html).
David L'Epée, grande conoscitore dell'Asia e dell'Oriente, avendovi vissuto e soggiornato a lungo, è anche esperto di socialismi asiatici e pubblicò un anno fa il saggio-brochure "Socialismes asiatiques. L'Orient est-il toujours rouge ?", ovvero "Socialismi asiatici. L'Oriente è sempre rosso ?", che recensii al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/06/socialismi-asiatici-loriente-puo-dirsi.html.
Una conferenza interessante in una Europa che, divisa fra buonisti e cattivisti, ed avendo da tempo perduto la sua sovranità non solo economica, ma anche intellettuale ed avendo da tempo dimenticato il socialismo, finisce per non andare al cuore del problema.

Luca Bagatin

sabato 17 febbraio 2018

Riflessioni panafricane (alternative al neocolonialismo liberale, allo sfruttamento e all'immigrazione quale fenomeno padronale)

Il fenomeno migratorio, nei secoli, è servito sempre ai potenti per depotenziare gli oppressi.
"La tua terra è feccia, povera, vai via" nel mentre loro saccheggiano tesori e dignità, salvo schiavizzare l'indigeno nei loro Paesi.
L'immigrazione era prima un'arma dei coloni, oggi del capitalismo coloniale.
Con in testa il mito dell'emigrazione la nostra lotta non sarebbe mai nata.
Una volta una suora belga mi chiese "perché ti curi tanto della tua terra?"
"Per non lasciare che siate solo voi a curarvene"" risposi.



(Samora Machel, ex Presidente socialista del Mozambico indipendente ed eroe panafricano)



"L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si esprime non solo nella forma brutale della conquista armata del territorio. L'imperialismo si presenta spesso in forme più sottili: un prestito, aiuti alimentari, ricatti. Stiamo combattendo questo sistema che consente a un pugno di uomini sulla Terra di governare tutta l'umanità".


(Thomas Sankara, ex Presidente socialista del Burkina Faso ed eroe panafricano)

Questa mattina quando sono uscito di casa ho visto un extracomunitario pulire le strade del quartiere di sua spontanea iniziativa, chiedendo l'elemosina.
Mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto riflettere del fatto che noi uomini bianchi abbiamo costretto queste persone a emigrare dal loro Paese, attraverso guerre e nuove forme di colonizzazione economica. E nel nostro Paese cosa abbiamo fatto ? Abbiamo ridotto la spesa per i servizi pubblici, fra cui quello della nettezza urbana.
Senza rendercene conto stiamo doppiamente sfruttando i più deboli e stiamo abolendo totalmente il pubblico.
L'elemosina e l'immigrazione non dovrebbero proprio esistere. Sono fenomeni di sfruttamento tipici del sistema capitalista e liberale.
Del peggior sistema totalitario odierno, che sembriamo non voler vedere.
C è chi dice che gli immigrati ci pagano le pensioni, ma questo è vero solo perché i politicanti liberali hanno ridotto il ruolo dello Stato nei servizi pubblici. Che infatti vanno a rotoli.
È il liberalismo, bellezza.
Per questo dico più Eurasia e più Africa unite all' Europa e all'America Latina socialiste nella lotta contro il mondialismo liberale ! 


(Luca Bagatin)



(clikka per poterlo leggere) 

lunedì 25 settembre 2017

Europa ed Africa unite contro il mondialismo ! Conferenza francese di Dany Colin

Bianchi e neri dovrebbero allearsi contro il mondialismo liberale, nuovo totalitarismo.
Le differenze razziste sono fomentate dalle élites liberali, così come le guerre fra poveri e le lotte fra i sessi e ciò al fine di dividere le persone e indebolirle.
Sul panafricanismo, l'amico e compagno di militanza dell'Organisation Socialiste Révolutionnaire Européenne e redattore del bimestrale francese "Rébellion" Dany Colin, originario del Congo e attivista panafricano - oltre che autore di cortometreggi, studioso di cinematografia e dottorando in filosofia - ha realizzato una brochure edita dalle Editions Livre Noir ed acquistabile in lingua originale ad un prezzo simbolico al seguente link: http://rebellion-sre.fr/boutique/europe-afrique-meme-combat-contre-mondialisme-de-dany-colin/
Il titolo della brochure è non a caso emblematico: "L'Europe et l'Afrique: meme combat contre le mondialisme !", ovvero "L'Europa e l'Africa: stessa lotta contro il mondialismo !".
Su tale tematica sarà mia cura intervistare prossimamente Dany ed intanto colgo l'occasione per segnalare la conferenza di presentazione del suo saggio, che egli terrà venerdì 27 ottobre prossimo dalle ore 20.00 presso l'Università Réelle di Montpellier e di cui qui sotto pubblichiamo la locandina, invitando tutti i lettori interessati a parteciparvi.

Luca Bagatin