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lunedì 9 luglio 2018

L'attivista panafricano Kemi Seba in Italia


"Il nemico dei popoli non sono i migranti, ma piuttosto quelli che saccheggiano e distruggono le nazioni costringendo le persone a migrare. Solo l'unità dei popoli oppressi di fronte all'oligarchia atlantista permetterà alle varie forme di umanità di emanciparsi "

(Kemi Seba) 

Vedi anche il seguente articolo:

mercoledì 13 giugno 2018

Superare l'immigrazione superando capitalismo e neocolonialismo. Ovvero emancipando il Terzo Mondo. Una conferenza sulle rivoluzioni d'Africa e Asia. Articolo di Luca Bagatin

"Chi critica il capitalismo approvando l'immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l'immigrazione restando muto sul capitalismo, dovrebbe fare altrettanto". Questa una delle frasi più emblematiche del filosofo francese Alain De Benoist, mai attuale come oggi.
Già due anni fa esatti scrissi un articolo proprio su questo argomento di scottantissima attualita e che si ripropone ad ogni nuovo sbarco (http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/06/immigrazionismo-ovvero-logica_14.html).
L'immigrazione è conseguenza del capitalismo e del neocolonialismo e, sino a che non si romperà tale circolo vizioso, misure come le chiusure dei porti o simili saranno - per quanto temporaneamente utili a fare la voce grossa in una Europa ipocrita e ondivaga sul fenomeno - inefficaci e spesso viste come mera propaganda ideologica.
Lo stesso socialista statunitense, già candidato del Partito Democratico USA alle scorse primarie, Bernie Sanders, così come negli Anni '70 fece il Segretario del Partito Comunista Francese Georges Marchais, si è espresso in questi giorni contro il fenomeno migratorio, affermando come molto più utile sarebbe un aumento dei salari e la necessità di creare posti di lavoro per le persone attualmente disoccupate, evitando lotte fra poveri e concorrenza al ribasso fra gli stessi, come invece avviene oggi (si veda in proposito il seguente articolo: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-migrazioni_e_diritti_tra_gli_opposti_estremismi_emerge_il_buon_senso_del_socialista_bernie_sanders/21163_24326/).
Nel corso della Storia molti politici, militanti e paladini della causa panafricana si sono battuti per l'emancipazione dell'Africa e per l'uscita dal neocolonialismo, non ultimo Kemi Seba, il quale sta pubblicando proprio in questi giorni il suo saggio "L'Afrique libre ou la mort" (https://beninwebtv.com/2018/06/lafrique-libre-ou-la-mort-le-livre-de-kemi-seba-preface-par-6-figures-internationales-2/).
Attivisti panafricani che desiderano semplicemente che l'Africa torni ad essere libera e sovrana e non più preda delle multinazionali e dello sfruttamento economico di natura monetaria (si veda il seguente articolo in merito: http://megachip.globalist.it/kill-pil/articolo/2017/09/01/due-cose-sul-franco-cfa-e-sull-euro-e-l-africa-2010755.html).
Fra tali militanti ricordiamo il Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, il quale affermava, fra le altre cose che: "Dobbiamo decolonizzare la nostra mentalità e raggiungere la felicità nei limiti del sacrificio che siamo disposti a fare. Dobbiamo ricondizionare la nostra gente ad accettarsi per come è e a non vergognarsi della sua situazione reale" ed ancora: "L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si verifica non solo nella forma brutale di chi viene a conquistare il territorio con le armi. L'imperialismo avviene spesso in modi più sottili. Un prestito, l'aiuto alimentare, il ricatto. Stiamo combattendo questo sistema che permette a un pugno di uomini di governare l'intera specie".
A proposito delle lotte di emancipazione sociale e nazionale africana e asiatica, sabato 30 giugno prossimo, a Clarens, in Svizzera, vicino a Losanna, in Rue des Artisans 10, si terrà - a partire dalle ore 18.00 - una interessante conferenza organizzata dalle riviste "Rébellion" e "éléments" dal titolo "Rivoluzioni d'Africa e Asia" ("Révolutions d'Afrique et d'Asie), condotta dal militante panafricano di origine congolese Dany Colin e dall'intellettuale svizzero David L'Epée (http://rebellion-sre.fr/conference-de-david-lepee-et-dany-colin-en-suisse-revolutions-dafrique-et-dasie).
Dany Colin, autore del saggio-brochure "L'Europe et l'Afrique: meme combat contre le mondialisme!" ovvero "L'Europa e l'Africa: stessa lotta contro il mondialismo!", fu da me intervistato nell'ottobre scorso a proposito proprio delle lotte d'emancipazione africane e della necessità di fermare l'immigrazione proprio attraverso il sostegno a tale emancipazione (l'intervista al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html).
David L'Epée, grande conoscitore dell'Asia e dell'Oriente, avendovi vissuto e soggiornato a lungo, è anche esperto di socialismi asiatici e pubblicò un anno fa il saggio-brochure "Socialismes asiatiques. L'Orient est-il toujours rouge ?", ovvero "Socialismi asiatici. L'Oriente è sempre rosso ?", che recensii al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/06/socialismi-asiatici-loriente-puo-dirsi.html.
Una conferenza interessante in una Europa che, divisa fra buonisti e cattivisti, ed avendo da tempo perduto la sua sovranità non solo economica, ma anche intellettuale ed avendo da tempo dimenticato il socialismo, finisce per non andare al cuore del problema.

Luca Bagatin

giovedì 8 febbraio 2018

Alain De Benoist: eretico anticapitalista, antirazzista e anticolonialista del nostro tempo. Articolo di Luca Bagatin

Chi contesta il filosofo Alain De Benoist, da sinistra o da destra, semplicemente non l'ha mai letto.
Se l'avesse fatto avrebbe potuto condividerlo o meno, ma sicuramente non avrebbe innalzato assurdi muri, anacronistiche barriere ideologiche o agitato poco democratiche censure.
I saggi e gli studi di De Benoist vertono tutti, come ho avuto modo di scrivere nel recente passato, essendo io un avido lettore delle sue opere, sull'analisi ed il recupero - fra l'altro - del socialismo originario e popolare. Quello di Pierre Leroux e della Prima Internazionale dei Lavoratori.
Ma questo, nell'Italia delle contrapposizioni arcaiche e anacronistiche, dei fascismi/antifascismi, sembra non lo si sappia. Preferendo bersi tutto ciò che il mainstream mediatico-mediocre e politico tende ad offrire.
Alain De Benoist è un critico del capitalismo e del liberalismo e, in questo senso, dell'immigrazione di massa, che danneggia prima di tutto gli immigrati stessi ed i più poveri.
Egli è per il recupero del panafricanismo e delle lotte per l'emancipazione dei popoli africani in Africa, i quali sono stanchi di essere sfruttati dal neocolonialismo.
Tutte cose di cui in Italia poco o niente si parla. E così in Europa. Una Europa autoreferenziale ed ecnomicistica, ancora oggi preda delle politiche della NATO e del Fondo Monetario Internazionale, ove i partiti socialisti sono diventati capitalisti e liberali tanto quanto i partiti della destra, dimenticando la loro funzione originaria di avanguardia delle classi popolari.
Avete mai sentito parlare diffusamente, in Italia e in Europa, ad esempio, delle lotte panafricane di Thomas Sankara, di Patrice Lumumba, di Kwamé Nkrumah, di Nelson Mandela, di Mu'Ammar Gheddafi e, più di recente, di Kemi Séba ? Ne dubito. Sono spesso state soffocate dall'"uomo bianco" in nome del neocolonialismo capitalista.
Nei suoi saggi Alain De Benoist parla anche di questo, così come ne parla l'altrettanto inascoltato Noam Chomsky. Penso ad esempio al suo ultimo, intitolato "Populismo" (da me recensito al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/08/populismo-lultimo-saggio-di-alain-de.html), nel quale De Benoist scrive, a proposito della globalizzazione: "La globalizzazione produce molti vincitori tra le élite, ma milioni di perdenti nel popolo, il quale comprende per di più che la globalizzazione economica apre la strada alla globalizzazione culturale, suscitando al tempo stesso nuove frammentazioni".

Ed a proposito dell'immigrazione egli ha affermato giustamente, con autentico spirito socialista e profondamente antirazzista: "L'immigrazione è un fenomeno padronale. Chi critica il capitalismo approvando l'immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l'immigrazione restando muto sul capitalismo, dovrebbe fare altrettanto". Ed ancora, criticando i partiti anti-immigrazione: "I partiti politici specializzati nella denuncia anti-immigratoria non sono nient'altro che partiti demagogici piccolo-borghesi, che cercano di capitalizzare sulle paure e sulle miserie del mondo attuale praticando la politica del capro espiatorio. L'esperienza storica ci ha mostrato verso cosa conducono tali flautisti! Bisogna adesso distinguere l'immigrazione e gli immigrati. L'immigrazione è un fenomeno negativo, in quanto è essa stessa il frutto della miseria e della necessità, e i seri problemi che pone sono ben conosciuti. È quindi necessario cercare, se non di sopprimerla, almeno di rimuovere il carattere troppo rapido e troppo massiccio che la caratterizza attualmente. È chiaramente evidente che non risolveremo i problemi del Terzo Mondo invitando i suoi popoli a venire ad installarsi in massa nei paesi occidentali! Nello stesso tempo, bisogna avere uno sguardo più globale dei problemi. Credere che sia l'immigrazione a minacciare principalmente l'identità collettiva del Paese d'accoglienza è un errore. Ciò che minaccia le identità collettiva, è inanzitutto il tipo di esistenza che prevale oggi nei paesi occidentali e che rischia di estendersi progressivamente al mondo intero. Non è colpa degli immigrati se gli Europei non sono più capaci di dare al mondo l'esempio di un modo di vita che sia loro! L'immigrazione, da questo punto di vista, è una conseguenza prima di essere un causa: costituisce un problema perché, di fronte a degli immigrati che hanno spesso saputo conservare le loro tradizioni, gli Occidentali hanno già scelto di rinunciare alle loro.
L'americanizzazione del mondo, l'omogeneità dei modi di produzione e di consumazione, il regno della merce, l'estensione del mercato planetario, l'erosione sistematica delle culture sotto l'effetto della mondializzazione mettono in pericolo l'identità dei popoli molto di più dell'immigrazione"
Proprio su queste tematiche ho intervistato nell'autunno scorso il cineasta, nonché militante panafricano congolese Dany Colin, altro appassionato lettore di De Benoist, la cui intervista potete trovare al sequente link: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html
Le critiche mosse da talune intellighenzie a De Benoist mi ricordano tanto quelle che subì Pier Paolo Pasolini, altro eretico, altro grande socialista originario e popolare, oltre che autentico comunista del nostro tempo. E a quelle che subì il filosofo comunista francese Michel Clouscard, che, con Pasolini e Guy Debord, condivideva la critica alla società dei consumi, a quella dello spettacolo, al liberalismo che tutto mercifica, anche l'amore, che diviene una forma di consumo e mero soddisfacimento di un desiderio (sic !).
Il nemico principale, secondo De Benoist e prima di lui Pasolini, Debord, Clouscard, è dunque il capitalismo, la società dei consumi, l'omologazione monoculturale che genera miseria e sradica i popoli e li rende schiavi del sistema nasci-produci-consuma-crepa.

Questo, a parer mio, non significa essere di destra o di sinistra, ma significa essere amanti della libertà dal bisogno. Essere alla ricerca dell'amore fra tutti gli esseri umani, nel rispetto della propria identità, cultura, modo di essere e di vivere. La ricerca, dunque, di quell'agognata fratellanza universale mai ancora praticata da nessuno nella realtà.
Debbo dire che mi è molto piaciuta la risposta di De Benoist interpellato in questi giorni dal quotidiano italiano "Il Foglio" (https://www.ilfoglio.it/cultura/2018/02/05/news/gli-intello-mettono-il-bavaglio-al-filosofo-di-destra-177173/), a proposito della richiesta di sospensione di una sua recente conferenza in Italia: “Mi pare che ci sia un grosso problema. Non sono membro di nessun partito politico. Sono uno scrittore e un filosofo, specializzato in filosofia politica e nella storia delle idee. Ho pubblicato 110 libri, inclusi tre libri contro il razzismo e la xenofobia, 2000 articoli e fatto più di 700 interviste. Oltre 45 di questi libri sono stati tradotti in Italia. Ma mi sembra abbastanza evidente che le persone che hanno firmato la lettera non hanno la benché minima idea di ciò che ho scritto. Non mi leggono. Hanno chiesto la soppressione della conferenza perché hanno sentito questo o quello, o solo per ragioni collegate alla politica italiana. Questo tipo di persone ha un problema reale con le idee e il free speech. Non sanno che cos’è un dibattito intellettuale (o forse sono semplicemente incapaci di dibattere, a causa delle loro modeste abilità cognitive). In ogni caso è un peccato. La storia recente ha dimostrato che quando uno comincia a impedire le discussioni intellettuali, poi arriva un momento in cui i libri vengono bruciati, poi arriva un altro momento in cui le stesse persone vengono bruciate. È la logica base della caccia alle streghe”.
Il dibattito, l'approfondimento, è cultura. La cultura è confronto. La cultura ed il confronto sono alla base di ogni democrazia. Il confronto e l'approfondimento sono ad ogni modo due aspetti che sembrano mancare nell'epoca dei cosiddetti "social". Che di sociale non hanno davvero nulla, ma sembrano piuttosto fomentare ulteriori divisioni e nuove "isole" di pensiero. Un po' come i media tradizionali, già stigmatizzati da Pasolini.

Luca Bagatin

lunedì 18 dicembre 2017

Riflessioni sul neocolonialismo, sulla mercificazione dell'Occidente, sulla sessualità, sulla politica, sulla necessità.


"Nell’Ottocento le forze progressiste giustificavano il colonialismo nel nome della civilizzazione delle razze inferiori, oggi invece i cosiddetti anti-razzisti sono i primi a sostenere le guerre in Medio Oriente e in Africa"
(Kemi Seba)

"Il male non sta nel sesso: considerare il sesso come un male è la follia del moralismo cattolico, che ha trovato, nella guida sessuale, uno dei modi di repressione e di ricatto. Sa invece qual è uno dei pericoli della sessualità giovanile? Quella di farla coincidere con il fascismo. Sì, il fascismo punta sul virilismo, sulla baldanza sessuale del giovane, per attirarlo a sé: vellica, per esempio, il suo narcisismo dandogli un narcisismo collettivo che si chiama Patria ecc. E sa qual è un altro pericolo? Quello della repressione dei propri istinti sessuali (che vanno dominati e regolati, ma non negati e odiati) : repressione che avviene sempre per ragioni moralistico-religiose, si capisce, per cui la personalità subisce un trauma e la patologia che ne consegue pesa per l'equilibrio sociale: perché i repressi quasi sempre diventano dei moralisti ipocriti e spietati e servono così il conformismo nazionale"
(Pier Paolo Pasolini)

"Lo spettacolo è il momento in cui la merce ha raggiunto l'occupazione totale della vita sociale"
(Guy Debord)

"I partiti politici specializzati nella denuncia anti-immigratoria non sono nient'altro che partiti demagogici piccolo-borghesi, che cercano di capitalizzare sulle paure e sulle miserie del mondo attuale praticando la politica del capro espiatorio. L'esperienza storica ci ha mostrato verso cosa conducono tali flautisti! Bisogna adesso distinguere l'immigrazione e gli immigrati. L'immigrazione è un fenomeno negativo, in quanto è essa stessa il frutto della miseria e della necessità, e i seri problemi che pone sono ben conosciuti. È quindi necessario cercare, se non di sopprimerla, almeno di rimuovere il carattere troppo rapido e troppo massiccio che la caratterizza attualmente. È chiaramente evidente che non risolveremo i problemi del Terzo Mondo invitando i suoi popoli a venire ad installarsi in massa nei paesi occidentali! Nello stesso tempo, bisogna avere uno sguardo più globale dei problemi. Credere che sia l'immigrazione a minacciare principalmente l'identità collettiva del Paese d'accoglienza è un errore. Ciò che minaccia le identità collettiva, è inanzitutto il tipo di esistenza che prevale oggi nei paesi occidentali e che rischia di estendersi progressivamente al mondo intero. Non è colpa degli immigrati se gli Europei non sono più capaci di dare al mondo l'esempio di un modo di vita che sia loro! L'immigrazione, da questo punto di vista, è una conseguenza prima di essere un causa: costituisce un problema perché, di fronte a degli immigrati che hanno spesso saputo conservare le loro tradizioni, gli Occidentali hanno già scelto di rinunciare alle loro.
L'americanizzazione del mondo, l'omogeneità dei modi di produzione e di consumazione, i regno della merce, l'estensione del mercato planetario, l'erosione sistematica delle culture sotto l'effetto della mondializzazione mettono in pericolo l'identità dei popoli molto di più dell'immigrazione"
(Alain De Benoist)

"I Governanti sono generalmente cattivi, perchè d’origine pessima e per lo più ladra. Essi, con poche eccezioni, hanno le radici del loro albero genealogico nel letamaio della violenza e del delitto"
(Giuseppe Garibaldi)

"Laddove vi è una necessità nasce un diritto"
(Evita Peron)