lunedì 2 novembre 2026

Bulgaria, Iliana Yotova vince le presidenziali: socialismo patriottico, sovranità nazionale e pace contro il liberalismo bellicista. Articolo di Luca Bagatin

 

Iliana Yotova, giornalista e rappresentante del Partito Socialista Bulgaro, ex eurodeputata socialista dal 2007 al 2017 e Vice Presidente della Bulgaria dal 2017 al 2026 sotto la Presidenza del socialista Rumen Radev (attuale Premier bulgaro), ha trionfato alle elezioni presidenziali del 1 novembre 2026.

Yotova, dopo essersi classificata al primo posto al primo turno con il 34,76%, ha sconfitto al ballottaggio il candidato indipendente di area liberale Andrey Gyurov, ottenendo il 57,57% dei voti contro il 39,48% del suo avversario.

La Yotova, prima donna Presidente della Repubblica in Bulgaria, sostenuta dal Premier Rumen Radev, dal partito di sinistra patriottica Bulgaria Progressista, oltre che dal Partito Socialista Bulgaro, si è candidata su posizioni pragmatiche, pacifiste e volte alla risoluzione pacifica della crisi ucraina, promuovendo una linea di dialogo con la Russia.

Rappresentante di un socialismo patriottico, promotore di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica, Iliana Yotova ha dichiarato: “Sarò una presidente bulgara della pace, perché senza pace non vi è né sicurezza né prosperità”. Ed ha prospettato un futuro di stabilità per la Bulgaria.

Ha peraltro espresso ringraziamenti nei confronti del Premier Rumen Radev e del partito Bulgaria Progressista per il sostegno ricevuto.

Si è detta ad ogni modo preoccupata per la bassa affluenza e si è posta come obiettivo quello di incoraggiare sempre più persone a prendere parte attiva al processo elettorale. Si è peraltro pronunciata in favore di una modifica alla Costituzione della Repubblica di Bulgaria.

Le elezioni presidenziali si sono svolte in un clima particolarmente turbolento, segnato anche dalla serie di attacchi con droni contro navi mercantili nel Mar Nero, al largo delle coste bulgare e rumene. Secondo le ricostruzioni pubblicate il 30 ottobre, cinque navi mercantili erano state attaccate al largo della Bulgaria dall'inizio di ottobre, quattro delle quali erano affondate, mentre 21 marinai risultavano dispersi.

Il governo Radev si era rifiutato di attribuire gli attacchi dei droni alla Russia, spiegando che non vi era alcuna prova in merito.

La Bulgaria, che già alle elezioni parlamentari aveva visto trionfare il leader di Bulgaria Progressista (coalizione di sinistra patriottica, socialista democratica e populista di sinistra) Radev, conferma la sua linea fondata sulla pace, la cooperazione, la sovranità nazionale e la giustizia sociale.

Iliana Yotova, che ha sempre sostenuto, come Radev, l'invio di aiuti umanitari all'Ucraina, si è opposta a quelli militari, ritenendo che “più investiamo nella fornitura di armi, più tempo ci vorrà per la fine della guerra”.

Il governo bulgaro, peraltro, come quello socialista slovacco, si è sempre detto favorevole a una ripresa del dialogo con la Russia e contro le sanzioni ad essa.

Il Premier Rumen Radev, nel congratularsi con Yotova per la vittoria, ha affermato, fra le altre cose: “Oggi i bulgari hanno scelto il futuro rispetto al passato. I bulgari hanno scelto la pace, la stabilità, la normalità, la sostenibilità e una chiara prospettiva”.

A congratularsi con Yotova anche il leader dei socialisti moldavi, Igor Dodon, il quale ha sottolineato come “Il risultato elettorale conferma che il popolo bulgaro ha compiuto una scelta decisa a favore della difesa degli interessi nazionali, della salvaguardia della sovranità e del sostegno ai valori tradizionali”.

Iliana Yotova dimostra come sia possibile coniugare socialismo, europeismo, sovranità nazionale, pragmatismo e pacifismo.

Sono questi i valori di una sinistra autenticamente popolare, patriottica e attenta alla giustizia sociale.

Una tradizione politica che continua a vivere in diverse esperienze internazionali: dall'America Latina, con figure come Lula da Silva, all'Europa orientale, con esperienze quali quelle bulgara e slovacca e con forze politiche come i socialisti moldavi, fino alla Cina, pur nella diversità dei rispettivi sistemi politici e delle loro tradizioni ideologiche.

Valori profondamente distanti da quell'autoproclamato “riformismo” liberal-capitalista che si è progressivamente diffuso, a partire dagli Anni '90, in larga parte dell'Europa occidentale, tradendo le aspettative e gli interessi delle classi popolari.

Un “riformismo” che, anziché difendere e ampliare i diritti sociali, ha spesso contribuito al loro indebolimento, promuovendo piuttosto – in maniera spesso propagandistica - i diritti civili LGBT. Rinunciando, peraltro, alla visione di un'Europa realmente sovrana, cooperante, aperta al mondo multipolare e protagonista di una politica internazionale fondata sulla diplomazia e non sulla contrapposizione militare e su anti-storiche contrapposizioni da Guerra Fredda.

È anche in questa prospettiva che la vittoria di Iliana Yotova assume un significato politico che va oltre i confini bulgari.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

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