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mercoledì 1 luglio 2026

Celebrazione del 105º anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese: il discorso del Presidente Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 luglio 2026, in occasione del 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC), si è tenuta – nella Grande Sala del Popolo, a Pechino – la cerimonia di celebrazione di tale importante evento, che ha visto la partecipazione di membri del Partito, attivisti e organizzazioni di base provenienti da tutta la Repubblica Popolare Cinese (3.000 persone circa).

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica, Xi Jinping, ha sottolineato, durante l'evento, che quella che sta vivendo la nazione cinese è “l'epopea più magnifica” e, in tal senso, ha esortato i membri del Partito, a continuare nella costruzione di un Paese socialista moderno e prospero.

Egli ha ricordato come il PCC, fondato il 1 luglio 1921 e composto allora da appena 50 membri, sia diventato il più grande partito di governo al mondo, con oltre 100 milioni di iscritti e con un'enorme influenza a livello globale.

Il Presidente Xi ha esortato i membri del PCC a “rimanere impassibili di fronte alle nubi che passano e mantenere la rotta attraverso il vento e le onde”, proseguendo nella via tracciata.

Egli ha ricordato come il Partito fondi le sue radici nel popolo e sia al servizio di esso e come solo attraverso il suo “spirito imprenditoriale” esso potrà continuare a realizzare imprese storiche.

“Lo sviluppo della Cina si trova ora in un periodo in cui le opportunità strategiche coesistono con rischi e sfide, e in cui i fattori incerti e imprevedibili sono in aumento. Dobbiamo essere sempre pronti a resistere alle grandi prove di forti venti e onde impetuose, e persino a violente tempeste”, ha avvertito il Presidente Xi.

Ed ha rimarcato le fondamenta del suo pensiero ovvero: “Dobbiamo promuovere continuamente la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”.
Il Presidente Xi Jinping ha altresì sottolineato la necessità di promuovere l'autogoverno del Partito, in modo rigoroso, senza mai abbassare la guardia contro la corruzione.

“È imperativo che tutti noi nel Partito non dimentichiamo mai la nostra aspirazione originaria e la nostra missione fondativa, che restiamo sempre modesti, prudenti e laboriosi, e che abbiamo il coraggio e la capacità di portare avanti la nostra lotta”, ha aggiunto.
Durante la cerimonia, il Presidente Xi ha assegnato la più alta onorificenza del Partito - la “Medaglia del 1 luglio” - a otto membri: un mediatore di base, un veterano, un funzionario del Partito di un villaggio, un medico rurale, un operatore sociale, uno specialista in agricoltura, un esperto in ingegneria meccanica e un esperto in ingegneria della raffinazione del petrolio.

Nel suo discorso, il Presidente Xi ha ricordato che il PCC, sotto la cui guida la Cina è divenuta la seconda economia mondiale, è un partito fondato sull'eccellenza e sulla meritocrazia. Ha inoltre affermato che esso rappresenta una chiara dimostrazione della vitalità del marxismo e della sua capacità di influenzare profondamente il corso della Storia mondiale.

Egli ha altresì ricordato come il PCC abbia modernizzato e innovato il Paese, innalzando l'aspettativa di vita media a 79 anni, istituito sistemi di istruzione, previdenza sociale e assistenza sanitaria all'avanguardia e eliminato la povertà assoluta.

Nel suo intervento, il Presidente Xi, ha sottolineato che il PCC ha delineato un piano al fine di realizzare una sostanziale modernizzazione del Paese entro il 2035, giungendo a costruire “un grande Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti” entro il 2050.

Il Presidente Xi Jinping ha invitato i militari cinesi a difendere con risolutezza sovranità, sicurezza e gli interessi della Cina, dando un maggiore contributo alla pace e allo sviluppo globali.

Egli ha, infine, promesso azioni risolute contro i secessionisti di Taiwan e auspicato in tempi brevi la completa riunificazione pacifica del Paese.

Luca Bagatin

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martedì 30 giugno 2026

Dai BRICS al Partito Comunista Cinese: il ruolo della Cina tra multilateralismo e sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 giugno scorso, a Nuova Delhi, si è tenuto un importante incontro dei consiglieri per la sicurezza nazionale dei BRICS.

In tale occasione, nella capitale dell'India, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che ricopre anche la carica di membro del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), ha tenuto un importante discorso, nel quale ha ricordato che la cooperazione dei BRICS è un punto di forza fondamentale per la salvaguardia della pace globale, della promozione dello sviluppo e della difesa della giustizia.

“Dobbiamo tenere alta la bandiera del multilateralismo, salvaguardare con fermezza gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e opporci inequivocabilmente all'unilateralismo e al protezionismo. In quanto avanguardia del Sud del mondo, i Paesi BRICS dovrebbero assumere un ruolo guida nel promuovere la giustizia e agire con equità, rafforzando il loro status e il loro ruolo negli affari internazionali”, ha sottolineato il Ministro Wang, il quale ha altresì aggiunto: “Dobbiamo combattere con fermezza ogni forma di terrorismo, opporci inequivocabilmente alla militarizzazione dello spazio extra-atmosferico, affrontare efficacemente le sfide globali in materia di energia e sicurezza alimentare, rafforzare la cooperazione sulle risorse minerarie strategiche e unirci per rispondere all'epidemia di Ebola in Africa”.

Nel suo discorso, il Ministro Wang ha spiegato come la centralità dei BRICS risiede nell'uguaglianza e nel mutuo vantaggio, mentre la sua forza risiede nell'unità e nell'assistenza reciproca.

Egli ha in particolare rimarcato come i BRICS e il Sud del mondo, in generale, “dovrebbero difendere la propria indipendenza, rafforzare la solidarietà e l'assistenza reciproca, condividere una maggiore conoscenza collettiva e coordinare azioni congiunte più incisive”.

Nel far presente che sarà la Cina, l'anno prossimo, ad assumere la presidenza dei BRICS, il Ministro Wang ha sottolineato l'importanza di rispettare sempre le norme internazionali, evitando “la legge della giungla”, come ha insegnato anche il conflitto in Iran e gli attacchi illegali di USA e Israele contro di esso.

Nel frattempo, la Repubblica Popolare Cinese, il 1 luglio si prepara a celebrare il 105esimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC).

Partito che fonda la propria organizzazione sul merito e sulla formazione politica, culturale e morale e che fu co-fondato dal riformatore sociale antimperialista Chen Duxiu (della cui biografia ho scritto nell'articolo leggibile a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/07/chen-duxiu-1879-1942-co-fondatore-e.html).

Un rapporto pubblicato in questi giorni dal Dipartimento dell'Organizzazione del Comitato Centrale del Partito, ha rilevato che nel 2025 gli iscritti ad esso contavano 101,28 milioni. Ovvero vi è stato un aumento di circa 1 milione di iscritti rispetto al 2024.

Nel rapporto si evidenzia che il 54,8% dei nuovi iscritti nel 2025 è in possesso di laurea o diploma di scuola superiore e l'84% ha un'età pari o inferiore a 35 anni.

Dal rapporto si evince anche che il numero delle donne è pari al 31,5% del totale (oltre 31,91 milioni di donne); che la percentuale degli iscritti appartenenti a minoranze etniche è del 7,8% (7,88 milioni di iscritti) e che il numero di operai e agricoltori rappresenta il 32,4% del totale.

Il Segretario Generale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, in questi anni, si è battuto con determinazione contro la corruzione interna al Partito, quale primo punto del suo mandato.

Egli ha altresì ricordato che il compito dei comunisti cinesi è quello di lavorare per la felicità del popolo cinese, porsi al servizio della comunità e rinnovare il Paese.

Luca Bagatin

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giovedì 19 giugno 2025

La commemorazione di Chen Yun, il rivoluzionario socialista cinese che contribuì a modernizzare una Cina volta oggi alla pace, allo sviluppo e al vero multilateralismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Chen Yun (1905 – 1995), fu importante statista e rivoluzionario che contribuì a edificare l'economia socialista nella Repubblica Popolare Cinese, a modernizzarla e a guidarla verso il progresso.

Quest'anno ricorrono i 120 anni dalla sua nascita e il Presidente cinese Xi Jinping ha voluto onorarne la memoria, presso la Grande Sala del Popolo di Pechino, il 13 giugno scorso.

Iscritto al Partito Comunista Cinese (PCC) dal 1924, Chen Yun venne eletto, nel 1930, membro aggiuntivo del Comitato centrale del PCC. Quattro anni dopo entrò nell'Ufficio politico del partito e, successivamente, nel Comitato Permanente.

Negli Anni '40 fu nominato responsabile economico delle aree occupate dai comuniste e, una volta edificata la Repubblica Popolare, nel 1949, fu nominato Vice Primo Ministro fino al 1966, e si occupò dei settori relativi all'economia, alle finanze e alle infrastrutture e, dal 1956 al 1958, ricoprì la carica di Ministro del Commercio.

Chen Yun, per il suo pragmatismo e le sue capacità economiche, potrebbe, a mio avviso, essere definito il “Roberto Tremelloni cinese”. Peraltro ricoprì, pressoché negli stessi anni, gli stessi ruoli del nostro ottimo Ministro dell'economia socialdemocratico.

A differenza di Mao, Chen Yun, riteneva che il socialismo potesse svilupparsi solamente grazie all'economia di mercato e ad una maggiore decentralizzazione. I fatti, con il tempo, del resto, gli daranno ragione.

Chen Yun, infatti, criticato per le sue idee nel periodo della Rivoluzione Culturale, sarà sostenitore di Deng Xiaoping negli anni successivi alla morte di Mao e, con lui, fra i promotori del nuovo corso socialista riformista cinese.

Nel 1979 fu nuovamente nominato Vice Primo Ministro e, con Deng Xiaoping alla guida del Paese e del PCC, avvierà le riforme economiche che porteranno la Cina ad aprirsi al mercato, pur mantenendo salde nelle mani pubbliche i settori chiave e mantenendo salda la pianificazione dell'economia.

Sarà la ricetta del successo della Repubblica Popolare Cinese, ovvero non già il passaggio al capitalismo, ma il rinnovamento e il rafforzamento del socialismo attraverso la liberazione delle forze produttive del Paese.

L'azione di Chen Yun fu e rimane ispirazione per le generazioni successive di dirigenti comunisti cinesi, da Jiang Zemin a Hu Jintao, sino all'attuale Presidente Xi Jinping.

Il Presidente Xi, nel suo discorso di commemorazione dei 120 anni dalla nascita di Chen Yun, ha ricordato il suo ardore di rivoluzionario operaio e marxista, che contribuì a liberare la Cina dall'oppressione e dal caos.

In particolare egli ha sottolineato che “Il compagno Chen Yun ha consolidato e mantenuto ideali e convinzioni saldi, un forte spirito e principi di partito, uno stile pragmatico e di ricerca della verità, un semplice senso di servizio pubblico e lo spirito di studio diligente che ha coltivato e mantenuto nella sua lunga carriera rivoluzionaria, incarnando le nobili qualità dei comunisti. Egli ha affermato: “La cosa più piacevole per una persona è partecipare alla rivoluzione e lottare per gli interessi del popolo. Chiunque abbandoni il popolo e il partito non può realizzare nulla”. Nei momenti critici, ha sempre mantenuto la corretta posizione politica e ha mostrato chiaramente il suo atteggiamento. Quando lo sviluppo della causa del partito ha incontrato difficoltà, è sempre stato in grado di mantenere la lucidità, ha avanzato opinioni originali sulla base di un'attenta riflessione e ha trovato modi efficaci per risolvere i problemi”.

La Cina di oggi, del resto, guarda con orgoglio e fiducia al suo socialismo con caratteristiche cinesi, che ha radici antiche e solide ed è frutto degli sforzi di coloro i quali hanno contribuito ad edificarlo. Essa è, peraltro, in prima linea per la pace, la cooperazione e il mutuo vantaggio fra i Paesi, in questo mondo alla deriva e sempre più sconsiderato.

Come ha scritto l'amico prof. Giancarlo Elia Valori, grande amico della Cina e della cooperazione internazionale, in un recente articolo: “Nel 2023, il Presidente Xi Jinping ha solennemente proposto l’Iniziativa per la Civiltà Globale, sostenendo la promozione dei valori comuni di tutta l’umanità, attribuendo importanza all’eredità e all’innovazione delle civiltà e rafforzando gli scambi e la cooperazione internazionale nelle discipline umanistiche. (…)
In primo luogo, difendere l’uguaglianza delle civiltà, affinché non ci siano attuali etnie verticistiche con capelli biondi e occhi azzurri che dominino sulle altre, in quanto non c’è superiorità o inferiorità nelle civiltà. Si devono rispettare i percorsi di sviluppo e i sistemi sociali scelti indipendentemente dai Popoli di tutti i Paesi; rifiutare i conflitti tra civiltà; opporsi alle interferenze negli affari interni; resistere alle prepotenze unilaterali; salvaguardare l’equità e la giustizia; e condividere pari dignità.
È un dovere sostenere il vero multilateralismo; sostenere le Nazioni Unite nel loro ruolo importante nel promuovere il dialogo tra le civiltà; sostituire il confronto con la cooperazione; sostituire che il sistema win-win subentri a quello a somma zero; e aderire al percorso della coesistenza pacifica tra diverse civiltà.
In secondo luogo, si deve essere promotori di scambi di civiltà. La comunità internazionale dovrebbe rafforzare gli scambi e l’apprendimento reciproco; trarre saggezza dal dialogo di civiltà per risolvere i problemi globali e ampliare il percorso di modernizzazione mondiale. (…) In terzo luogo, si deve essere promotori del progresso della civiltà.(...) Solo il dialogo compone la melodia dell’integrazione e può edificare una migliore civiltà umana che sia la sintesi di ogni realtà etnica e culturale dell’unico pianeta che abitiamo”.

Parole sagge in un'epoca nella quale la saggezza – dalle “nostre parti” - sembra scomparsa. Sostituita da un assordante vuoto fatto di ideologia, tifoseria, ignoranza, irresponsabilità, pregiudizio, odio, violenza.

Luca Bagatin

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sabato 16 novembre 2024

I socialisti Robert Fico e Xi Jinping si incontrano. Nel segno della pace, del pragmatismo e del multipolarismo. Articolo di Luca Bagatin


In UE, almeno un Premier socialista degno di questo nome esiste e si chiama Robert Fico.

Un Premier alla guida di Direzione-Socialdemocrazia (SMER), che conta circa il 25% dei consensi e ha una piattaforma che rifiuta le ricette economiche liberali e promuove un'economia fondata sull'intervento pubblico; sulla sovranità nazionale e l'euro-scetticismo e  su politiche anti-immigrazioniste, come del resto hanno sempre fatto tutti gli storici partiti socialisti del secolo scorso (molti dei quali totalmente scomparsi in Europa o quantomeno sono scomparse le loro serie leadership), che rifiutavano lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, promuovendo politiche di cooperazione e partnership con i Paesi del Terzo Mondo e del Sud del mondo.

In tale ottica va visto anche l'incontro fra i Premier Fico e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, lo scorso 1 novembre.

Nell'ambito dell'incontro, Robert Fico ha affermato che la Slovacchia sostiene la politica di una sola Cina e che si oppone a qualsiasi ingerenza negli affari interni di altri Paesi, rispettendo il percorso di sviluppo di ogni Paese del mondo.

Oltre a voler rafforzare gli scambi con la Cina e a promuovere il dialogo fra Cina e UE, superando le eventuali divergenze, nell'ambito della crisi ucraina, tanto Fico che Xi, si sono detti favorevoli a svolgere un ruolo positivo nella promozione dei colloqui di pace.

Robert Fico, in particolare, ha affermato che la posizione della Cina, relativamente al conflitto russo-ucraino è “equa, obiettiva e costruttiva” e che la Slovacchia è disposta a unirsi al gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” - promosso dalla Cina e dal Brasile di Lula, oltre che da altri Paesi del Sud del mondo - e a contribuire alla risoluzione politica della crisi stessa.

Entrambi i leader si sono peraltro detti concordi nel sostenere e salvaguardare il sistema internazionale, con le Nazioni Unite al centro, e un ordine fondato sul diritto internazionale, oltre che la promozione di un mondo “multipolare, equo e ordinato e una globalizzazione economica universalmente vanteggiosa e inclusiva”, volta a “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”.

Una visione, in sostanza, fondata su un approccio positivo e pragmatico alla quale, oggi, solo i socialisti seri e vecchio stampo sembrano guardare.

Luca Bagatin

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venerdì 11 agosto 2023

Cuba-Venezuela: un'amicizia storica nel segno del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Saldi i rapporti di amicizia fra Repubblica di Cuba e Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Il Presidente della Repubblica di Cuba, nonché Primo Segretatio del Partito Comunista Cubano (PCC), Miguel Díaz-Canel, ha ricevuto – dal 6 all'11 agosto – il Primo Vicepresidente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Diosdado Cabello.

Il Presidente Diaz-Canel, in merito, ha scritto su Twitter: “Abbracciare un fratello a casa, la gioia più grande. Lo abbiamo confermato in un incontro con Diosdado Cabello Rondón. Vedremo cosa ipotizzano gli avversari. Ribadiamo solo che chi fa casino con il Venezuela fa casino con Cuba e viceversa”, riaffermando così la sovranità dei due Paesi socialisti fratelli e la lotta alla diffamazione mediatica contro i rispettivi Paesi, orchestrata in particolare dagli USA.

Entrambi i leader socialisti, nel corso degli incontri, hanno discusso relativamente al lavoro dei rispettivi partiti, ovvero relativamente alla formazione dei militanti ed alla partecipazione democratica popolare, oltre che della storica collaborazione politica e economica fra le due nazioni, che risale al 1999, quando i rispettivi leader di allora - Fidel Castro e Hugo Chavez - posero le basi per la relativa cooperazione.

Dal 2000 il Venezuela divenne, peraltro, il principale fornitore di greggio di Cuba attraverso un accordo che prevede prezzi preferenziali in cambio di servizi medici ed educativi, che sono il fiore all'occhiello dell'Isola caraibica.

Díaz-Canel e Cabello, in rappresentanza di PCC e PSUV, hanno dunque fatto visita alla tomba dell'ex leader cubano Fidel Castro, posta fra il mausoleo dell'eroe nazionale cubano José Martì e il monumento ai martiri della Rivoluzione cubana del 26 luglio 1953, a Santiago di Cuba.

I due esponenti socialisti hanno altresì siglato un nuovo accordo di scambio e cooperazione e hanno visitato la Zona Economica Speciale di Sviluppo Mariel, a ovest de L'Avana.

Il Presidente Diaz-Canel ha inviato, inoltre, un abbraccio al Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro e alla sua squadra di governo e lo ha ringraziato della sua solidarietà a Cuba, contro l'ingiusto e iniquo embargo statunitense che persiste sin dagli Anni '60 e inasprito dal tutt'altro che democratico John Fitzegald Kennedy.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 giugno 2021

100 anni di Partito Comunista Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 1 luglio prossimo ricorrerà il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese (PCC) e, dal 26 giugno, sarà attivo il sito web http://www.100cpcnews.cn, sia in cinese che inglese, che pubblicherà notizie sulle attività del partito, nonché conferenze stampa e interviste con i media.

Nel sito sarà inoltre presente una sezione riservata ai giornalisti nella quale registrarsi per poter partecipare alle interviste ed alle conferenze.

Il PCC, nato a seguito delle lotte dell'Esercito Popolare di Liberazione, il 23 luglio 2021, guidato da Mao Tse-Tung, confiscò circa l'80% delle imprese private, portandole sotto il controllo pubblico, attuò riforme agrarie e iniziò una campagna per la lotta all'analfabetismo (nel decennio 1949 – 1959 i tassi di analfabetismo scesero dall'80% al 43%).

Dopo l'invasione statunitense della Corea, nel 1950, il PCC inviò un corpo di volontari per appoggiare la resistenza nordcoreana. Sempre negli Anni '50, dopo una campagna atta a combattere la corruzione e l'evasione fiscale dei capitalisti, nelle aree urbane, il Partito si adoperò per gettare le basi per l'industrializzazione socialista.

L'industria privata, nella Repubblica Popolare Cinese, fu sempre consentita, ma sempre sottomessa al controllo pubblico e della collettività, incoraggiando non solo la democratizzazione delle imprese, ma anche la partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione delle stesse.

Nel 1954 fu approvata una legge che permise la trasformazione delle imprese capitalistiche private in imprese miste pubblico-private, nelle quali l'economia socialista era prevalente.

Nel PCC sono sempre state presenti varie correnti politiche, da quella più di sinistra a quella più di destra, passando per il riformismo, corrente che prevalse negli Anni '70, con Zhou Enlai e Deng Xiaoping.

Negli Anni '60 il PCC entrò in conflitto con il Partito Comunista dell'Unione Sovietica, accusando la leadership sovietica di Krusciov quale revisionista dei principi marxisti-leninisti. Ciò portò ad una sostanziale rottura dei rapporti fra Cina e URSS e portò la Cina ad aderire ad una politica di autosufficienza economica.

Mao Tse-Tung promosse la Rivoluzioe Culturale, contro ogni revisionismo, ma, ben presto, il prevalere in seno al partito della corrente riformista di Zhou Enlai e Deng Xiaoping, finirà per fare intraprendere alla Cina una strada diversa e meno settaria.

Zhou Enlai riuscì in particolare ad impedire alle Guardie Rosse della Rivoluzione Culturale di saccheggiare il Ministero degli Esteri, di distruggere il palazzo imperiale di Pechino e altri siti storici del Paese.

Negli Anni '70 fu grazie alle abilità dipolomatiche di Zhou Elnai se la se la Cina riuscì a riappacificarsi con gli USA e ad intraprendere una politica multipolare, che sarà poi proseguita da Deng Xiaopinig e dai suoi successori, compreso l'attuale Segretario del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping.

Dagli Anni '50 ad oggi la Cina è passata dall'essere Paese agricolo e feudale a divenire pressoché prima potenza mondiale. Mantenendo un sistema socialista, con sì un partito unico, ma aperto a varie correnti interne e che, da Mao ad oggi, ha resistito e si è evoluto.

Luca Bagatin

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venerdì 16 aprile 2021

Il Partito Comunista di Cuba a Congresso per il rilancio del Paese dopo la pandemia. Articolo di Luca Bagatin

Il 16 aprile si è aperto, a L'Avana, l'VIII Congresso del Partito Comunsita di Cuba (PCC).

Il Congresso del PCC, che si concluderà il 19 aprile, concentrerà la sua attenzione in particolare sull'aggiornamento del modello economico e sociale cubano, sullo sviluppo socialista e sull'attuazione degli orientamenti di politica economica e sociale del Partito e della Rivoluzione.

I delegati del Congresso, in particolare, esamineranno i documenti e le relazioni relative a cinque tematiche principali, ovvero:

- Breve sintesi dell'economia nel periodo 2016-2020.

- Valutazione integrale del modello economico dal VI Congresso ai giorni nostri: linee guida e politiche.

- Aggiornamento della Concettualizzazione del Modello Sociale ed Economico.

- Piano nazionale per lo sviluppo economico e sociale fino al 2030.

- Aggiornamento delle linee guida per il prossimo periodo.

Per quanto concerne l'economia cubana, nel documento relativo, si fa presente che essa ha attraversato diverse difficoltà nell'ultimo quinquennio. In particolare ciò è stato causato dall'embargo commerciale e finanziario imposto dagli USA, soprattutto in questi ultimi anni.

Nonostante ciò, si fa presente che Cuba ha resistito, mantenendo inalterate le conquiste sociali e proseguendo nell'attuazione degli obiettivi di sviluppo fissati nei precedenti Congressi.

Dal 2016 al 2019 il PIL è aumentato a un tasso dell'1% all'anno, mentre, per quanto concerne il 2020, è stata stimata una contrazione dell'11%, causata tanto dall'embargo USA che dalla pandemia di Covid 19.

Per far fronte a tale scenario – si fa sempre presente nel documento di analisi economica del PCC – è stata approvata la Strategia Sociale ed Economica per il Progresso dell'Economia e la Gestione della Causa di Crisi Mondiale di Covid 19 e si sta attualmente lavorando alla loro attuazione.

Ai delegati dell'VIII Congresso verrà presentato, altresì, un rapporto sulle politiche adottate dal VI Congresso del PCC ad oggi.

Fra le linee guida aggiornate, che il PCC intende adottare e sottopporre ai suoi delegati a Congresso:

- Rafforzare l'impresa statale socialista come agente fondamentale all'interno dell'economia nazionale.

- Migliorare e sviluppare le cooperative e altri nuovi attori economici.

- Dare continuità al compito di ristrutturazione, mantenendo il principio di giustizia sociale della Rivoluzione.

- Ampliare e diversificare le fonti finanziarie e l'uso efficiente di meccanismi decentralizzati di finanziamento in valuta forte, in corrispondenza della domanda di sviluppo.

-Rafforzare il lavoro di prevenzione sociale, assistenza e lavoro e implementare nuovi programmi e servizi sociali, rivolti alle persone e alle famiglie più vulnerabili.

- Migliorare il modello di gestione del settore agricolo e trasformare l'impresa statale per aumentare in modo sostenibile la produzione agricola e migliorare le condizioni per lo sviluppo delle restanti forme di gestione alla base produttiva.

- Consolidare i settori produttivi e il loro collegamento con l'industria, il turismo e il sistema di approvvigionamento delle grandi città.

- Continuare ad attuare le misure per la trasformazione della matrice energetica del Paese, il risparmio energetico, l'efficienza e la riduzione dei consumi energetici nei periodi di massima richiesta.

- Avanzamento nell'informatizzazione della società e automazione dei processi.

- Consolidare i risultati nello sviluppo sociale e aumentare la qualità dei servizi di base alla popolazione e migliorare i consumi e gli standard di vita.

Fra i primi ad inviare i suoi saluti al Congresso del PCC, il Presidente del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo in in Parlamento.

Zjuganov, rinnovando il sentimento di amicizia fraterna fra il KPRF e il PCC, ha fatto presente – fra le altre cose - che, nonostante l'embargo economico USA e l'epidemia di Covid 19, “il Partito Comunista di Cuba ha dimostrato ancora una volta il suo ruolo di avanguardia combattente del Popolo cubano, quale esempio di servizio disinteressato ai lavoratori”, affermando che “Seguendo le orme del leader della Rivoluzione Cubana Fidel Castro, il Partito porta ancora alto il vessillo della lotta per il socialismo, rimanendo la forza guida della società, dimostrando al mondo la giustizia delle idee di Lenin e il trionfo dell'idea socialista”.

Luca Bagatin

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