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lunedì 15 giugno 2026

Dai villaggi dello Shaanxi alla guida della Cina: i 73 anni di Xi Jinping. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC), Xi Jinping, ha compiuto 73 anni.

Iscritto al PCC dal 1974, assunse presto l'incarico di Segretario della cellula del Partito della brigata di produzione del piccolo villaggio di Liangjiahe, nella provincia dello Shaanxi.

Si distinse, già all'epoca, per aver contribuito a migliorare le condizioni agricole di quelle zone.

Anche negli Anni '80, da Vicesegretario e successivamente da Segretario del Comitato del PCC nella contea di Zhengding, nella provincia dello Hebei, condivise con la popolazione di quelle aree il lavoro e le difficoltà quotidiane.

Riformatore e pragmatico, come i suoi predecessori, da Deng Xiaoping a Hu Jintao, Xi Jinping fu eletto a Segretario Generale del PCC nel 2012 e assunse la carica di Presidente della RPC nel 2013.

Egli rimarrà fedele al suo motto, proferito nel luglio 2016 ai quadri del Partito: “conservare per sempre un cuore sincero nei confronti del popolo”.

Impegnato fin da subito nella lotta contro la corruzione all'interno del PCC, rafforzerà le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori e introdurrà il concetto di “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un sogno da ottenere grazie alle riforme e all'apertura, in continuità con il marxismo-leninismo e il socialismo con caratteristiche cinesi, ma rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà, al fine di costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”

Grazie a Xi Jinping vengono così eliminati i monopoli e rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari e si investe nella salvaguardia dell'ambiente.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Egli promuove, a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera ed economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Molto apprezzato dal suo popolo, il Presidente Xi ha sempre posto al centro della sua azione politica la comunità, sia cinese sia globale, dimostrando profonda lungimiranza, specie in un mondo percorso da turbolenze e da politiche spesso sconsiderate e ideologiche.

Egli, anche in occasione dell'avvio del XV Piano Quinquennale, nel 2026, ha sottolineato ai quadri di Partito di operare al fine di “conseguire risultati per il popolo e attraverso il lavoro concreto”, spiegando altresì come il Partito Comunista Cinese – che ha superato i 100 milioni di iscritti - rappresenti sempre “gli interessi fondamentali della stragrande maggioranza del popolo, condividendo con esso le gioie e i dolori, la vita e il destino”.

Difficile dire se questo sarà il secolo cinese, ma sicuramente il socialismo con caratteristiche cinesi ha dimostrato, anche grazie alla sapiente leadership del Presidente Xi Jinping, di essere una valida alternativa a quel liberal capitalismo che tutto mette in vendita e che non è in grado di coltivare quei valori umani e spirituali di cui abbiamo assoluta necessità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

venerdì 27 marzo 2026

E' uscito il numero 2 della rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”

E' uscito il numero 2 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”, dedicata al mondo multipolare e alla giustizia sociale.

In questo numero, fra le altre cose, vi sono approfondimenti sul Russia, Venezuela, Argentina, Iran, India, Sudafrica e un lungo articolo di Luca Bagatin sul socialismo con caratteristiche cinesi e il Partito Comunista Cinese.

Trovate le modalità di abbonamento a questo link: https://areapascale.wixsite.com/mpascaleeditore/brics-friends

Il sito web della rivista, ove potete leggere altri articoli di attualità è: https://bricsandfriends.com

giovedì 8 gennaio 2026

Il socialismo con caratteristiche cinesi. Una forma di socialismo democratico e pragmatico in continua evoluzione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo con caratteristiche cinesi, sviluppatosi a partire dalla fine degli Anni '70, nella Repubblica Popolare Cinese, non è altro che sistema politico-istituzionale e economico socialista di mercato, che ha sviluppato le forze produttive e posto il settore capitalistico e privato al servizio della comunità.

Ed è proprio il socialismo con caratteristiche cinesi che ha permesso alla Cina di raggiungere il suo pieno sviluppo, tanto da divenire quasi la prima potenza economica mondiale e ad aver permesso al mondo, grazie alla sua azione, stabilità economica e commerciale, di crescere sotto il profilo economico.

Tutto ciò è spiegato, nel dettaglio, dall'ottimo saggio del prof. Zhang Boying, edito in Italia da Marx Ventuno Edizioni e dal titolo, appunto, “Il socialismo con caratteristiche cinesi. Perché funziona?”.

Un saggio molto scorrevole e che permette, tanto al profano, quanto allo studioso, di addentrarsi nei meandri della Storia e dell'economia socialista cinese.

Tale modello, promosso dal leader cinese Dang Xiaoping, che ha avviato le prime riforme, si concentra sullo sviluppo economico, promuove riforma e apertura, sviluppa la democrazia socialista, una cultura socialista e una civiltà ecologica socialista e il suo scopo ultimo è porsi al servizio della comunità, attraverso una condotta improntata a pragmatismo, rettitudine e onestà.

L'approccio non ideologico e pragmatico, volto a unire il capitale e il lavoro e a sviluppare le forze produttive, conciliando economia socialista e proprietà privata, del resto, è sempre stato una peculiarità della Repubblica Popolare Cinese, fin dalla sua fondazione, nel 1949.

Coniugando il marxismo allo sviluppo dell'iniziativa privata, alle riforme e allo stato di diritto, imparando tanto dai propri errori storici, quanto da quelli degli altri Paesi, ma integrando anche quanto di positivo hanno sviluppato gli altri Paesi.

La critica al capitalismo occidentale, in particolare statunitense, da parte del socialismo cinese, è dunque una critica costruttiva e scientifica. Un sistema fondato sul divario fra ricchi e poveri, ovvero sull'ineguaglianza, è deleterio per la stabilità e lo sviluppo economico.

Molto più sensato concentrarsi sullo sviluppo dell'economia, garantendo giustizia sociale, equità e stimolando l'attività produttiva e la cooperazione, sia interna e fra classi, che con gli altri Paesi del mondo.

Il prof. Boying spiega come, il fallimento dell'URSS, non possa essere attribuito al fallimento del socialismo, ma a una serie di fattori, fra i quali l'eccessiva centralizzazione e mancanza di democrazia, finendo per allontanare il Paese dalla strada del socialismo scientifico.

La Cina, che pur nella prima fase fu ampiamente sostenuta dai sovietici e la cui Storia è fatta di abusi e sfruttamento da parte delle potenze coloniali occidentali, seppe, diversamente, imparare dalla Storia e intraprendere una propria strada, in continuità con lo sviluppo del socialismo scientifico.

Essa seppe liberarsi dal feudalesimo, dall'imperialismo coloniale e dal giogo borghese, anche grazie a democratici quali Chen Duxiu, co-fondatore del Partito Comunista Cinese, nel 1921, che lottarono parimenti contro i Signori della Guerra; gli imperialisti occidentali; i nazionalisti e i feudatari interni, contribuendo a unificare il popolo, via via, sotto un'unica bandiera volta all'unificazione nazionale e alla pace.

I comunisti cinesi, a differenza dei nazionalisti, non soffocarono il capitalismo nazionale, ma, in continuità con i propositi di Sun Yat-sen, rivoluzionario repubblicano e primo Presidente della Cina moderna, promossero la costruzione di una repubblica democratica e antimperialista, ove la piccola proprietà privata fosse garantita e potesse svilupparsi.

L'antimperialismo dei comunisti cinesi, dunque, fu rivolto contro le potenze imperialiste straniere, al fine di riappropriarsi delle risorse nazionali e di permettere al popolo cinese di goderne i frutti.

Alla fine degli Anni '70, il rivoluzionario e leader Deng Xiaoping, non rigettò affatto il pensiero di Mao Tse-Tung, né il marxismo-leninismo, ma li rivalutò sotto il profilo scientifico.

Nelle sue analisi e teorie, integrò il pensiero di Mao e il marxismo-leninismo alle condizioni storiche cinesi, criticando ogni forma di dogmatismo e “deviazionismo di sinistra” e “di destra” e diede il via alle riforme economiche, che porteranno alla nascita delle Zone Economiche Speciali, al fine di attirare investimenti dall'estero e implementò riforme di apertura, che portarono a una sostanziale modernizzazione del Paese.

Mentre l'URSS, nel corso degli Anni '80, finirà per abbandonare il marxismo quale ideologia guida, la Repubblica Popolare Cinese, rafforzava la sua ideologia, riadattandola, pragmaticamente, alla nuova realtà economica.

Guidando, dunque, il sistema economico verso una nuova era e evitando tutte quelle deregolamentazioni che finiranno per fare implodere l'URSS.

La pianificazione economica cinese, dunque, aperta al mercato, sotto il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC), entità non burocratica (come poteva, diversamente, essere il Partito Comunista dell'Unione Sovietica), ma meritocratica e al servizio della comunità, permetterà al Paese di migliorare il tenore di vita della popolazione, aprirsi al mondo esterno e agli investimenti, migliorando, al contempo, le proprie tecnologie.

Il saggio del prof. Boying, che approfondisce il socialismo con caratteristiche cinesi fino all'attuale amministrazione del Presidente Xi Jinping, spiega come esso non sia affatto “capitalismo di Stato”, come molti erroneamente affermano, in Occidente.

Il socialismo con caratteristiche cinesi, infatti, si basa su principi quali l'”automiglioramento” e il “rafforzamento” del sistema socialista, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello istituzionale e del sistema di governance internazionale.

La Cina, in tal senso, non sviluppa solo una economia socialista di mercato, ma anche una civiltà spirituale, improntata alla rettitudine e all'onestà. Un modello molto diverso rispetto a quello conosciuto in Occidente.

Il capitalismo, in sostanza, viene utilizzato per raggiungere un obiettivo. Che non è l'arricchimento individuale, ma collettivo e sotto tutti i punti di vista.

Un approccio, dunque, profondamente pragmatico, razionale e non-ideologico, volto ad ottenere risultati anche a lungo termine.

Le parole d'ordine del socialismo con caratteristiche cinesi, non a caso, sono: “stabilità”; “armonia”; “giustizia”; “uguaglianza”; “libertà”; “democrazia”; “patriottismo”; “amicizia”; “dedizione”; “integrità” e ogni aspetto del sistema economico, sociale e istituzionale cinese, è coerente e volto alla realizzazione di tali concetti.

Altri concetti sono “riforma” e “apertura”, che sono i mezzi che permettono al Paese di svilupparsi e ai quali la Cina socialista non vuole affatto rinunciare, ma che intende, diversamente, implementare ulteriormente.

Uno dei concetti introdotti dal Presidente cinese Xi Jinping, in continuità con i suo predecessori, è “Solo chi ha indosso le scarpe, sa se calzano a pennello”. Con ciò egli ritiene che solo i cittadini di un Paese possano decidere se il percorso che hanno intrapreso possa adattarsi o meno al loro Paese.

Ed è anche per questo che la Repubblica Popolare Cinese non intende interferire nel percorso degli altri Paesi; è molto attenta al rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese e pretende rispetto per la propria sovranità nazionale e per il proprio sistema sociale, economico e istituzionale.

Il saggio del prof. Zhang Boying è molto interessante anche perché si addentra nello spiegare il sistema politico-istituzionale cinese.

Spiega come esso sia, pur molto diverso rispetto a quello occidentale (che , invece, spesso è basato sulla competizione fra partiti... e chi ha più danaro è anche chi ha più possibilità di vincere e governare), un sistema democratico e fondato sulla cooperazione multipartitica; sui congressi popolari; sul sistema dell'autonomia regionale etnica e su forme di democrazia diretta e di autogestione a livello di base.

Il sistema democratico cinese, ad ogni modo, come spiega il saggio, è in evoluzione continua, così come in evoluzione è la democrazia interna del PCC. Partito tutt'altro che monolitico, esso è volto al servizio della comunità e ha raggiunto oltre 100 milioni di iscritti (e pensare che, nel 1921, alla sua fondazione, contava appena 50 aderenti!).

Partito che pone forte attenzione alla lotta contro la corruzione e promuove la meritocrazia.

Come spiega il saggio del prof. Boying, la Cina, nel corso degli anni, è sostanzialmente riuscita a costruire una forma di socialismo democratico adatto al popolo cinese, ai tempi e alla realtà storica attuale.

Il viaggio alla ricerca e conoscenza del socialismo con caratteristiche cinesi è molto affascinante e appassionante. Soprattutto perché non scontato e con, alla base, delle solide fondamenta costruite sulla concretezza, oltre che sullo sviluppo storico, sociale e spirituale di un popolo che ha saputo coniugare confucianesimo e socialismo; sviluppo delle forze produttive, stato di diritto e marxismo.

Ottenendo risultati più che lusinghieri.

Non saprei dire se il 2026 sarà l'anno della Cina. Ma certamente lo saranno gli anni e i decenni a venire.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 29 dicembre 2025

I risultati del sondaggio lanciato da "Global Times" promuovono la Cina e il socialismo con caratteristiche cinesi. Articolo di Luca Bagatin

 

Il tabloid cinese “Global Times”, come ogni anno, ha condotto un sondaggio – fra agosto e ottobre di quest'anno - che ha coinvolto 46 Paesi e un campione di circa 51.700 intervistati, dal titolo “Sondaggio globale sull'impressione e la comprensione della Cina”.

Lo scopo è comprendere come, a livello globale, viene percepita la Repubblica Popolare Cinese e il socialismo con caratteristiche cinesi.

Il campione ha compreso 15 Paesi sviluppati e 31 Paesi in via di sviluppo. Fra i quali Paesi del G20; 9 Paesi BRICS, 10 Paesi membri dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico). La Cina, ovviamente, è stata esclusa dal sondaggio.

La metodologia del sondaggio è stata condotta attraverso: interviste faccia a faccia, telefoniche tramite il computer e sondaggi panel online.

Il target è stato composto da persone fra i 18 e i 70 anni.

Dai risultati del sondaggio, come riportato da “Global Times”, è emerso un consenso di circa l'80% relativamente ad alcuni concetti chiave di quello che in Cina viene definito “Pensiero di Xi Jinping relativo al socialismo con caratteristiche cinesi per la Nuova Era”.

Ovvero ciò che sta facendo l'attuale Presidente Xi per modernizzare il Paese, in ogni suo aspetto, sviluppando un socialismo di mercato adatto ai tempi e promuovendo apertura e riforme.

Il consenso dell'80% è emerso, in particolare, relativamente al concetto di “costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità” e la tematica ambientalista, riassunta nella massima “Acque cristalline e montagne lussureggianti sono beni inestimabili”.

Il 70% lo hanno avuto, invece, concetti come “Promuovere il pieno e rigoroso autogoverno del Partito”; “Approfondire ulteriormente le riforme in modo completo” e “Filosofia di sviluppo incentrata sulle persone”.

Il consenso maggiore, relativamente a tali concetti, si è avuto in particolare fra gli intervistati dei Paesi in Via di Sviluppo, mentre fra gli intervistati dei Paesi sviluppati ha ottenuto oltre il 60%. Dato comunque rilevante.

Apprezzamenti di oltre il 70% anche per quanto riguarda le iniziative relative allo sviluppo globale e alla sicurezza globale, intraprese in questi anni dalla Cina.
La gran parte degli intervistati, inoltre, ha concordato sul fatto che i membri dei partiti al governo dovrebbero tendere a standard più rigorosi e elevanti, rispetto ai cittadini comuni. Ovvero dovrebbero servire la popolazione e essere moralmente irreprensibili.

Tale aspetto ha raggiunto il 70% dei consensi nei Paesi BRICS, ASEAN e africani e il 60% nei Paesi europei e mediorientali.

La gran parte degli intervistati – in particolare dei Paesi BRICS, mediorientali, ASEAN e africani - ha espresso apprezzamento anche relativamente all'ultimo Piano Quinquennale cinese, ritenendolo un meccanismo importante per lo sviluppo socio-economico cinese.

L'80% degli intervistati ha espresso valutazioni positive relativamente alla crescita economica cinese nel 2025 e quasi il 90% degli intervistati ha espresso fiducia sulle prospettive future della Cina, in termini di crescita economica.

Il 69% degli intervistati ha un'impressione positiva della Cina. 6 punti percentuali in più rispetto al 2024. Impressione positiva che raggiunge l'80% per quanto riguarda gli intervistati dei Paesi BRICS.
In particolare viene valutato positivamente lo spirito laborioso e innovativo del popolo cinese, lo sviluppo della scienza e della tecnologia.
Aree di maggiore interesse per gli intervistati si sono rivelate lo shopping online su e-commerce cinesi; il social TikTok; lo sviluppo di robot, droni e veicoli a guida intelligente.
Oltre il 60% degli intervistati auspica che la Cina svolga un ruolo più attivo nella promozione della risoluzione delle crisi interazionali, in particolare nella crisi ucraina, nel conflitto fra Palestina e Israele e quello fra Israele e Iran.

E, oltre il 70% degli intervistati, auspica che la Cina partecipi maggiormente alle questioni internazionali, svolgendo un ruolo più importante in futuro, auspicando che possa contribuire a costruire un ordine internazionale più equo e giusto.

Il 58% degli intervistati auspica la costruzione di un ordine internazionale multipolare, equo e ordinato, nel quale ciascun Paese possa partecipare equamente agli affari internazionale.
Quasi il 70% degli intervistati si è detto favorevole all'attuale sistema internazionale fondato sulle Nazioni Unite, mentre il 36% vorrebbe migliorarlo.

Il 40% degli intervistati auspica un miglioramento delle relazioni fra Cina e USA e il 30% auspica un mantenimento dello status quo.

Nel confronto fra Cina e USA, il 39% degli intervistati sceglierebbe la Cina, contro il 26% degli intervistati che sceglierebbero gli USA.

Oltre il 60% ha espresso parere negativo relativamente ai dazi elevati dal governo USA, ritenendolo “un palese atto di egemonia unilaterale”. Il 43% ritiene che ciò potrebbe peraltro aumentare il costo della vita.

Circa il 70% ritiene che posizioni del governo USA, quali la rivendicazione sul Canale di Panama; la rivendicazione della sovranità sulla Groenlandia; gli attacchi militari contro l'Iran, possano avere un impatto negativo sulla comunità internazionale e rappresentino forme di nuovo imperialismo.

La gran parte degli intervistati dei Paesi BRICS, africani mediorientali e ASEAN, ritiene la Cina un “partner di cooperazione strategica” o “Paese amico”, mentre la gran parte degli intervistati dei Paesi sviluppati e europei considerano la Cina un “Paese con cui avere relazioni normali”.

La gran parte degli intervistati auspica un miglioramento delle relazioni fra il proprio Paese e la Cina (80% intervistati dei Paesi BRICS, mediorientali e africani; 60% intervistati dei Paesi ASEAN e europei).

Gli intervistati più giovani e quelli con livelli di istruzione più elevati si sono detti più disposti a interagire con la Cina e ne nutrono maggiore simpatia. Dato in linea con i risultati del sondaggio dell'anno precedente.

Luca Bagatin

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lunedì 15 dicembre 2025

La Repubblica Popolare Cinese dalla parte dei popoli oppressi. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, oltre che volta allo sviluppo delle forze produttive, nell'ambito della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi, a livello interno e per la promozione della pace e stabilità, a livello globale, si conferma impegnata in prima linea dalla parte dei popoli oppressi.

Il Presidente cinese Xi Jinping, ha infatti annunciato, lo scorso 4 dicembre, nell'ambito della conferenza stampa congiunta con il Presidente francese Macron, in visita in Cina, che fornirà alla Palestina 100 milioni di dollari, al fine di alleviare la crisi umanitaria a Gaza e sostenere la ricostruzione del Paese.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha altresì dichiarato che la Cina continuerà a sostenere la causa del popolo palestinese, per quanto riguarda i suoi legittimi diritti nazionali e a lavorare per il completo cessate il fuoco a Gaza

E, sempre il 4 dicembre scorso, a Pechino, si è tenuto un seminario teorico – sull'esperienza della modernizzazione socialista attraverso la pianificazione e lo sviluppo scientifico - che ha visto la comune partecipazione del Partito Comunista Cinese e del Partito Comunista di Cuba.

Nell'ambito del seminario, sono intervenuti Li Shulei, membro dell'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC e Gladys Martinez Verdecia, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Quest'ultima ha sottolineato il ruolo degli scambi fra i due partiti comunisti fratelli, volti a rafforzare la cooperazione bilaterale, nella costruzione di una comunità dal futuro condiviso.

Ella ha denunciato l'inasprimento dell'embargo statunitense contro Cuba, sia in ambito economico, commerciale e finanziario, oltre all'arbitraria e assurda inclusione di Cuba fra i Paesi “sponsor del terrorismo”, da parte degli USA.

Aspetti peraltro sempre denunciati dalla Repubblica Popolare Cinese, che Gladys Martinez Verdecia ha ringraziato, anche per il sostegno della Cina in settori chiave quali l'agroalimentare, l'energia e la sicurezza informatica.

Tale seminario è il terzo effettuato di recente, assieme a quelli tenutisi fra il PCC e il Partito Rivoluzionario Popolare del Laos e il Partito Comunista del Vietnam.

Li Shulei, da parte sua, ha ricordato che quest'anno ricorrono i 65 anni di relazioni diplomatiche fra Cina e Cuba e sottolineato la necessità di far progredire gli scambi bilaterali fra questi due Paesi, oltre alla necessità di elaborare piani a medio e lungo termine, volti al reciproco sviluppo socioeconomico.

Il seminario ha riguardato gli aspetti ideologici, economici e anticorruzione e i partecipanti hanno approfondito tali tematiche.

Luca Bagatin

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sabato 8 novembre 2025

La lunga marcia del Partito Comunista Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito Comunista Cinese (PCC), ha oltre cent'anni di Storia e ha raggiunto recentemente oltre 100 milioni di iscritti.

Studiarne e approfondirne la Storia è indispensabile, per chiunque voglia comprendere il successo di una realtà come la Repubblica Popolare Cinese che, dalla sua fondazione, nel 1949, è diventata pressoché la principale potenza globale, imparando dai suoi errori, sviluppando un sistema socialista fondato su efficienza e meritocrazia e non smettendo mai di lottare contro l'egemonismo e la corruzione, a beneficio della comunità.

Un interessante e completo saggio, di circa 600 pagine, relativo alla Storia del PCC, è edito dalla MarxVentuno Edizioni, dal titolo “La lunga marcia del Partito Comunista Cinese”, scritto dal Comitato editoriale incaricato dal PCC di redigerne la Storia.

Ottimamente tradotto in italiano e direi piuttosto scorrevole e piacevole, il saggio parte dal Movimento di Nuova Cultura, sviluppatosi in Cina, a Shanghai, nel 1915, grazie a Chen Duxiu.

E' anche grazie a questo saggio che mi appresto a riassumere l'articolata Storia del PCC, fino ai nostri giorni.

Chen Duxiu, intriso di ideali democratici e socialisti anti-autoritari, fu decano delle arti liberali presso l'Università di Pechino.

Le sue prospettive, diffuse grazie alla rivista “Gioventù Nuova”, erano fondate sulle parole d'ordine “democrazia” e “scienza” e il loro scopo era quello di attaccare frontalmente gli antichi precetti feudali e confuciani, oltre che i Signori della Guerra e l'imperialismo straniero.

Le idee marxiste-leniniste, che furono successivamente adottate dal Movimento di Nuova Cultura, arriveranno in Cina grazie alla Rivoluzione d'Ottobre, nel 1917 e influenzeranno il Movimento del 4 Maggio 1919, movimento studentesco anti-imperialista cinese anti-colonialista occidentale e anti-confuciano.

Accanto a Chen Duxiu, Li Dazhao, il quale contribuì a costituire le prime cellule del Partito Comunista Cinese, nel 1921, fondato sull'alleanza fra operai e contadini, oltre che intellettuali.

Il primo congresso del PCC si tenne nel luglio 1921, a Shanghai. Composto da circa 50 componenti e Chen Duxiu, pur non essendo presente a causa di impegni, come Li Dazhao, fu eletto Primo Segretario.

Inizialmente, il PCC, si alleò al Kuomintang (KMT) del rivoluzionario e riformatore Sun Yat-sen, padre della Cina moderna, la cui parola d'ordine fu “La terra ai contadini”.

PCC e KMT trovarono una sponda favorevole nella Russia bolscevica e iniziarono la loro collaborazione contro Signori della Guerra feudali e imperialisti occidentali, lavorando assieme per riunificare la Cina.

Dopo la morte di Sun Yat-sen, purtuttavia, l'alleanza fra KMT e PCC terminò.

Il KMT, guidato dal nazionalista conservatore Chiang Kai-shek, infatti, iniziò a perseguitare operai, contadini e comunisti e ne scaturì un'inevitabile guerra civile.

Nell'ambito di tale conflitto, nelle fila comuniste, iniziò a farsi strada un valente condottiero e rivoluzionario, ovvero Mao Tse-tung e, sotto la sua guida, l'Esercito Rivoluzionario degli Operai e dei Contadini (poi Esercito Popolare di Liberazione, nome che conserva tutt'ora l'esercito della Repubblica Popolare Cinese), iniziò a ottenere le prime vittorie sul nemico.

Altri valenti combattenti e successivamente valenti dirigenti del PCC, saranno Zhou Enlai e Deng Xiaoping, che coadiuveranno – assieme a molti altri come Chen Yun - ottimamente Mao, sia sul campo di battaglia, sia al governo del Paese una volta che, nel 1949, l'EPL avrà la meglio sull'esercito del KMT e sarà proclamata la Repubblica Popolare Cinese.

Nei territori conquistati dai comunisti, durante la guerra, Mao iniziò ad applicare il socialismo, restituendo le terre ai contadini e creando le basi per un'alleanza fra contadini, operai e ceto medio, contro i ricchi e più abbienti.

Nel saggio “La lunga marcia del Partito Comunista Cinese”, sono descritte tutte le fasi della guerra civile – nel corso degli Anni '30 e '40 - che qui, per ragioni di brevità, preferisco non citare, ma sono molto interessanti, per comprendere sia il genio militare dei rivoluzionari comunisti cinesi, sia le immense difficoltà alle quali costoro dovettero andare incontro, prima di raggiungere la vittoria finale, molti anni dopo.

La famosa “Lunga marcia”, che è parte fondamentale di tale odissea compiuta dai rivoluzionari comunisti, ha infatti profondamente forgiato il popolo cinese e il PCC, che ha avuto modo di maturare, sia sotto il profilo teorico che politico.

Come se non bastasse, i comunisti cinesi e il popolo cinese, hanno dovuto contemporaneamente lottare anche contro l'aggressione imperialista giapponese, dal 1937 al 1945, che causò sofferenze immense al popolo cinese, che ancora oggi la ricorda.

Oggi in pochi ancora sanno o ricordano, in Occidente, che tale aggressione fu un vero e proprio genocidio contro il popolo cinese, che fu massacrato e torturato non meno di quanto accaduto a molti ebrei in Europa, sotto il dominio nazifascista.

E in pochi sanno che molti ebrei comunisti occidentali lottarono, a fianco dei comunisti cinese, contro gli aggressori giapponesi e sono oggi celebrati, in Cina, quali eroi nazionali.

Nel corso della lotta, Mao scrisse varie opere e presentò vari rapporti, adattando il marxismo-leninismo al contesto cinese, criticando il dogmatismo e gettando le basi per la nuova Repubblica che stava per nascere e che sarebbe stata autonoma, fin da subito, dall'URSS.

Il programma di Mao si sostanziava nella costituzione di una nuova Repubblica democratica sotto la dittatura del proletariato, antimperialista e antifeudale, nella quale le banche venivano nazionalizzate e così le grandi imprese industriali e commerciali.

Le terre dei possidenti terrieri venivano distribuite ai contadini, i quali venivano incoraggiati al cooperativismo. Nello stesso tempo, ad ogni modo, non veniva bandito il capitalismo, anzi, veniva incoraggiata un'alleanza fra operai, contadini e capitalisti, ma a beneficio dell'economia nazionale e della comunità nel suo insieme.

Il PCC, inoltre, stabilì un'alleanza e una collaborazione fra tutti i partiti democratici, anche non comunisti, fra tutti i settori della società e fra tutti i gruppi etnici presenti in Cina, sotto la direzione del PCC stesso.

Ciò segnò, nei fatti, una forma di riconciliazione nazionale, che mirava a unire tutto il popolo cinese, in modo pragmatico e senza sentimenti di rivalsa.

Le linee guida delineate da Mao nascevano, dunque, sotto il segno di un socialismo anti-feudale, anti-imperialista, anti-burocratico e anti-nazionalista.

Nel 1950, la neonata Repubblica Popolare Cinese, si impegnerà nel suo primo conflitto, inviando truppe volontarie (Esercito Popolare dei Volontari) in sostegno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, per opporsi all'imperialismo statunitense.

Sempre nel 1950, la Repubblica Popolare Cinese, abrogò il matrimonio feudale, caratterizzato da nozze combinate, sancì la parità fra donne e uomini e la monogamia. Furono inoltre introdotte norme che rendevano illegale la prostituzione, le droghe, l'adescamento e il gioco d'azzardo. Mali tipici della vecchia società feudale cinese.

Il PCC, inoltre, lavorò molto per estirpare la corruzione nelle sue fila e per sviluppare l'economia, anche collaborando con la borghesia nazionale e dunque con la classe imprenditoriale.

Anche in ambito scolastico si fecero progressi, eliminando le vecchie istituzioni culturali e introducendo, nei corsi di studio, le opere del marxismo-leninismo.

Si privilegiò, inoltre, il pensiero e la ricerca scientifica e iniziarono a svilupparsi le prime strutture sanitarie all'avanguardia, sia nelle aree urbane che rurali.

Nel 1955, grazie al Primo Ministro Zhou Enlai, fu avviata la Conferenza di Bandung, che getterà le basi per il Movimento dei Paesi Non Allineati rispetto agli imperialismi USA – URSS e dunque per la creazione di un nuovo ordine mondiale multilaterale, all'epoca ancora da venire.

Per tutti gli Anni '60, del resto, la Cina socialista, lavorò per mantenersi in una posizione indipendente, sia dal punto di vista geopolitico che economico, per sviluppare le proprie forze produttive e per opporsi all'egemonia di ogni imperialismo, sviluppando ottimi rapporti con Paesi asiatici, africani, e latinoamericani.

Una battuta d'arresto, la Repubblica Popolare Cinese, la ebbe fra il 1966 e il 1976, a causa della Rivoluzione Culturale, che il PCC ha, negli anni successivi, aspramente criticato, non considerandola né una rivoluzione, né un progresso.

Essa viene inquadrata dal PCC quale forma di “deviazionismo di sinistra”, con eccessi che portarono a disordini, morti e violenze, che solamente la fermezza di quei comunisti che le si opposero – Zhou Enlai in primis - riuscirono a fermare.

Ad ogni modo, sempre grazie alla lungimiranza di Zhou Enlai, l'economia della Repubblica Popolare Cinese, nel corso degli Anni '70, rimase florida e in quegli anni ci fu un avvicinamento dei rapporti con gli USA, durante l'Amministrazione Nixon.

In seguito a ciò, il 25 ottobre 1971, fu approvata, in sede ONU, la risoluzione 2758 che stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang a Taiwan e da allora la Cina entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Nel 1976, con l'arresto della cosiddetta Banda dei Quattro, ovvero di quegli esponenti che avevano monopolizzato il PCC “da sinistra”, la Repubblica Popolare Cinese iniziò il suo nuovo corso o, meglio, la sua nuova rinascita.

Grazie a esponenti del calibro di Hua Guofeng e Deng Xiaoping, il quale peraltro, estromesso dal Comitato Centrale Partito durante la cosiddetta Rivoluziona Culturale, fu reintegrato, nel 1977.

Sempre nel 1977 il PCC dichiarò, nel suo XI Congresso, la fine della Rivoluzione Culturale e si pose come obiettivo la costruzione di un socialismo moderno entro la fine del XX secolo.

Deng Xiaoping, nel 1978, porrà, per così dire “ordine al caos” lasciato dalla Rivoluzione Culturale, elaborando il punto di vista di Mao sulla ricerca della verità dei fatti, al fine di “liberarci dalle nostre catene mentali in modo da poter davvero emancipare le nostre menti”.

Ne scaturì una entusiastica discussione a livello di tutta la società cinese, che portò alla denuncia del cosiddetto “pensiero dell'ultra-sinistra” che aveva causato molti danni alla Cina e al Partito, il quale tornò ai principi marxisti originari.

Con Deng Xiaoping, inoltre, si arrivò all'elaborazione del cosiddetto “socialismo con caratteristiche cinesi”, che fu un arricchimento sia del marxismo-leninismo che del Pensiero di Mao Tse-tung.

Con Deng si iniziò a parlare di riforme, di apertura, di modernizzazione, di rivoluzione tecnologica, anche grazie agli investimenti stranieri e all'ingresso della Cina nel mercato internazionale.

Durante il periodo dengista, inoltre, vennero riabilitati molti membri del Partito, etichettati erroneamente come “di destra” durante la Rivoluzione Culturale, solo perché promotori di riforme e apertura.

Il Partito, inoltre, iniziò ad accettare al suo interno, non solo operai, contadini e intellettuali, ma anche imprenditori, artigiani e piccoli commercianti.

La modernizzazione socialista cinese fu peraltro ampiamente sostenuta da un altro grande rivoluzionario come Chen Yun, che proprio di sviluppo delle forze produttive si occupò a lungo, anche in qualità di Ministro del Commercio. Nei primi Anni '80, si iniziarono a responsabilizzare maggiormente le famiglie di contadini, le quali potevano godere direttamente dei frutti del loro lavoro e la medesima cosa accadde per quanto riguarda le imprese industriali.

Furono, inoltre, aperte le cosiddette Zone Economiche Speciali, allo scopo di attrarre investimenti stranieri.

Il XII Congresso del PCC del 1982, sancì definitivamente le linee guida per una piena modernizzazione del Paese sotto il profilo industriale, agricolo, tecnologico, militare e della sicurezza. Tale Congresso sottolineò come democrazia socialista significasse progresso materiale, etico e culturale, andando così ad aggiungere un ulteriore tassello allo sviluppo del PCC e del Paese nel suo complesso.

Tale processo di riforma fu, inoltre, introdotto anche in ambito giuridico e si iniziò a parlare di Stato di diritto, sviluppando un sistema giuridico a protezione dei diritti dei cittadini, sensibilizzando anche la popolazione – attraverso apposite campagne pubblicitarie - sulla conoscenza della legge e dello Stato di diritto.

Nella Repubblica Popolare Cinese si iniziava dunque a parlare di stabilità sociale, oltre che di sviluppo economico.

Per quanto concerne la politica estera, la Repubblica Popolare Cinese, intensificò i rapporti con i partiti comunisti di tutto il mondo, rilanciando i principi di “indipendenza, piena uguaglianza, rispetto reciproco e non interferenza negli affari interni degli altri”.

Mentre l'URSS espresse la volontà di migliorare i rapporti con la Cina, quelli con gli USA si raffreddarono, in particolare a causa delle interferenze di questi ultimi relativamente a Taiwan.

Per quanto riguarda il resto del mondo, la Cina ribadiva che ogni Paese merita rispetto, grande o piccolo che fosse e che gli affari mondiali andrebbero gestiti consultando tutti quanti i Paesi e non da una o due superpotenze. Sottolineando il suo carattere anti-egemonico di lunga data.

Le relazioni con l'URSS saranno normalizzate solo nel 1989, con Michail Gorbaciov. E, sempre nel 1989, Repubblica Popolare Cinese si trovò alle prese con un nuovo tentativo di destabilizzazione controrivoluzionaria interna, che riuscì ad arginare, evitando ciò che accadrà, diversamente, in URSS e che portò alla sua dissoluzione e all'avvento del liberal capitalismo assoluto, oligarchico e selvaggio.

Nel 1989 fu nominato Segretario Generale del PCC Jiang Zemin, il quale proseguì degnamente l'opera riformatrice intrapresa da Deng Xiaoping.

Jiang Zemin spiegò molto bene come l'economia socialista di mercato cinese fosse diversa rispetto a quella praticata nei Paesi capitalisti, in quanto capace di trovare un equilibrio fra l'efficienza del mercato e le necessità della comunità nel suo insieme, attraverso una sapiente pianificazione e macroregolamentazione.

Grazie all'economia socialista di mercato, infatti, in quegli anni il reddito pro capite dei residenti urbani aumentò del 7,9% all'anno e il reddito pro capite dei residenti aumentò del 4,3%. Il tenore di vita della popolazione, dunque, aumentò considerevolmente e così ogni indicatore economico.

Il XV Congresso del PCC inserì, dunque, la Teoria di Deng Xiaoping nel suo Statuto, assieme al marxismo-leninismo e al Pensiero di Mao Tse-tung.

Durante la guida di Jiang Zemin, la Cina continuò ad innovare la sua tecnologia e a sviluppare la sua scienza, cercando di raggiungere l'obiettivo della completa indipendenza ed entrando, nel corso degli Anni 2000, a pieno titolo nell'era della globalizzazione.

Fu proprio la globalizzazione che, opportunamente governata attraverso l'economia pianificata socialista, permise alla Cina il suo massimo sviluppo economico.

Nel frattempo, negli Anni '90, torneranno alla Cina, Hong Kong e Macao, che saranno governate secondo il principio “un Paese due sistemi”, ovvero con la garanzia di ampia autonomia, anche sotto il profilo economico, oltre che amministrativo e legale.

Dopo il crollo dell'URSS, la Repubblica Popolare Cinese avviò ottimi rapporti con la Russia, stabilendo partnership fondate sul rispetto e l'uguaglianza, mentre i rapporti con gli USA rimasero piuttosto freddi e altalenanti. In particolare quando, nel 1999, la NATO, guidata dagli USA, bombardò Belgrado e l'Ambasciata cinese e quando, nel 2001, gli USA intrapresero provocazioni militari nel Mar Cinese Meridionale, che provocarono una collisione con un caccia cinese.

La Repubblica Popolare Cinese firmò, nei primi anni 2000, un accordo di libero scambio con l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e fu fra i fondatori dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), assieme a Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.

Negli Anni 2000, la Cina, rafforzò anche la cooperazione con i Paesi africani e latinoamericani e dei Caraibi.

Nel 2003 fu eletto Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario del PCC, Hu Jintao, il quale introdusse il concetto di “Prospettiva scientifica di sviluppo”, ovvero una dottrina che mirava a unire equilibrio, completezza e sostenibilità sotto il profilo scientifico e che poneva le persone al primo posto.

Tale dottrina fu introdotta nei documenti ufficiali del Partito e il suo mandato si svolse all'insegna del soddisfacimento delle necessità materiali e culturali dei cittadini, proteggere i loro diritti culturali, economici e politici e garantire uno sviluppo economico che potesse garantire prosperità collettiva.

Gli obiettivi fissati dal Partito durante il mandato di Hu Jintao, posero l'accento sulla costruzione di una società socialista armoniosa, fondata su democrazia, Stato di diritto, uguaglianza, giustizia, onestà e fratellanza e, fra le altre cose, fu abolita la tassazione agricola, che era in vigore da ben 2.600 anni.

Nonostante l'epidemia di SARS, che colpì la Cina, tra il 2001 e il 2005 il PIL cinese crebbe del 57,3% e il tenore di vita della popolazione migliorò nettamente. Inoltre, dal 2002 al 2011, dopo l'adesione cinese all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la Repubblica Popolare Cinese passò dal sesto posto al secondo, quale maggiore venditore di merci al mondo.

Fu in quegli anni che iniziò ad essere adottata dalla Cina la cosiddetta strategia win-win, ovvero di mutuo vantaggio per tutti, dando un forte impulso all'economia globale e apportando benefici a tutto il mondo.

Anche a livello interno, le riforme socialiste si fecero sentire, nel corso degli Anni 2000.

Lo Stato aumentò i fondi per l'istruzione, fornendo libri di testo per gli studenti provenienti da famiglie in difficoltà economica e furono abolite le tasse scolastiche per gli abitanti delle zone rurali.

Tutto ciò migliorò l'accesso all'istruzione, sia obbligatoria che superiore e universitaria.

Lo Stato si occupò anche di promuovere l'occupazione e, in particolare, l'occupazione stabile, aiutando i giovani laureati a trovare in fretta un posto di lavoro e incentivando le start-up che creavano occupazione.

Alla fine del 2011 si ottennero ben 760 milioni di occupati in tutta la Cina.

Fu inoltre implementato il sistema sanitario, in particolare nelle zone rurali ed anche i sistemi di sicurezza sociale.

Negli Anni 2000 si stabilì anche una partnership fra Repubblica Popolare Cinese e Unione Europea, che fu rapidamente incrementata e rafforzata nel corso degli anni.

Il Presidente Hu Jintao si adoperò anche per recuperare e rafforzare i rapporti con il Giappone e per migliorare i rapporti con gli USA.

Gli Anni 2000 segnarono anche l'inizio di una seria lotta contro la corruzione all'interno del Partito, che proseguirà con forza durante il mandato del Presidente Xi Jinping, a partire dal 2012.

Xi Jinping rafforzò le riforme e conquiste ottenute grazie ai suoi predecessori. Parlò di promozione del progresso economico, politico, culturale, sociale e ecologico del Paese. Parlò “Sogno cinese di ringiovanimento nazionale”.

Un Sogno da ottenere grazie la riforma e l'apertura, rompendo con il dogmatismo. Lavorando per la riduzione della povertà e per costruire “una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”.

Grazie a Xi Jinping vengono eliminati i monopoli e viene rivitalizzata la creatività nel settore privato, imprimendo un forte dinamismo allo sviluppo economico del Paese.

E' cosi che la Cina diviene leader mondiale nell'ambito del commercio estero, nel settore degli investimenti e delle riserve valutarie, oltre che nel settore tecnologico.

Viene inoltre ulteriormente implementato lo Stato di diritto e la democrazia, migliorando il sistema delle assemblee popolari.

Durante il mandato di Xi Jinping, l'ideologia marxista nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi viene rafforzata e vengono introdotti nuovi valori, che i membri del PCC devono seguire, ovvero la promozione di prosperità, democrazia, civiltà, armonia, patriottismo, libertà, uguaglianza, giustizia, Stato di diritto, integrità e amicizia.

Valori che vengono introdotti anche nell'ambito dell'educazione nazionale.

Fra il 2013 e il 2017 vengono creati oltre 13 milioni di posti di lavoro urbani all'anno, superando il numero di occupati rispetto alle aree rurali.

I servizi sociali e sanitari vengono gestiti a livello di comunità e dunque viene rafforzato il sistema di autogoverno. Attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie quali i big data e l'intelligenza artificiale vengono dunque ulteriormente perfezionati, unitamente al controllo e alla prevenzione della criminalità e di possibili attacchi terroristici. Al punto che la Repubblica Popolare Cinese è uno dei Paesi più sicuri e ordinati al mondo.

Il Presidente Xi Jinping si adopera molto, inoltre, per la promozione dell'ecologia attraverso il progetto “Bella Cina”, per la conservazione delle risorse e la protezione dell'ecosistema. L'obiettivo è quello di raggiungere una piena modernizzazione anche in tale ambito, in modo che l'essere umano e la natura possano convivere in modo armonioso.

In tal senso, fra il 2013 e il 2017, il Paese ha incrementato l'imboschimento, raggiungendo il 21,66% di copertura forestale e ha arginato la desertificazione.

Xi Jinping lancia, inoltre, anche a livello mondiale, la proposta di “costruzione di una comunità umana dal futuro condiviso”, al fine di realizzare benefici reciproci da condividere con tutti i Paesi del mondo e i relativi popoli. E tale è la linea guida seguita attualmente dalla Repubblica Popolare Cinese in politica estera e economica, che si sostanzia in partenariati globali e collaborazioni economiche di mutuo vantaggio, con tutti i Paesi del mondo.

Ottimi, infatti, sono i rapporti fra la Repubblica Popolare Cinese e l'UE, la Russia, i Paesi africani e latinoamericani, quelli Arabi, quelli del Sud-Est Asiatico e, ultimamente, anche con gli USA.

Con il recente XV Piano Quinquennale (2026 – 2030), approvato nell'ottobre scorso, la Repubblica Popolare Cinese mira, inoltre, a raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”. E non è affatto escluso che non ci riesca prima.

A oltre 100 anni dalla fondazione del PCC e a oltre 70 anni dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, direi che abbiamo molto da imparare, sia che siamo comunisti o socialisti o non lo siamo affatto.

Perché la Storia parla. I dati economici parlano. I risultati parlano.

Mentre i fondamentalismi e i “deviazionismi di destra e sinistra” Occidentali stanno a zero, c'è un Paese, il suo popolo e il suo sistema politico che avanzano e aiutano tutti noi ad avanzare. Consapevolmente o meno. Che lo vogliamo o meno.

Sarebbe il caso di iniziare a comprenderlo, a studiare e ad approfondire, pragmaticamente, senza pregiudizi.

Luca Bagatin

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venerdì 24 ottobre 2025

Si conclude il Plenum del Partito Comunista Cinese con l'obiettivo di raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 ottobre scorso, a Pechino, si è concluso il Plenum del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), presieduto dal Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.

I partecipanti hanno deliberato le raccomandazioni per la formulazione del XV Piano Quinquennale per lo Sviluppo Economico e Sociale.

Tali raccomandazioni hanno posto, quale priorità, la “costruzione di un sistema industriale modernizzato e il rafforzamento delle fondamenta dell'economia reale”, come dichiarato da Zheng Shanjie, Presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma.

Le raccomandazioni deliberate, invitano il Paese a sviluppare le industrie del futuro e accelerare i settori strategici industriali emergenti nei settori chiave, quali le nuove fonti di energia, i nuovi materiali e il settore aerospaziale. Oltre che a promuovere la tecnologia quantistica, la bio-manifattura e il 6G, al fine di gettare le basi per una nuova crescita dell'economia.

Crediamo che dopo altri cinque anni di impegno costante, la forza scientifica e tecnologica della Cina compirà un altro importante passo avanti. L'innovazione scientifica e tecnologica svolgerà un ruolo ancora più importante nel guidare lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità e nel promuovere la crescita di alta qualità della Cina”, ha affermato Yin Hejun, Ministro della Scienza e della Tecnologia della Repubblica Popolare Cinese, come riportato da Global Times, tabloid del PCC, che peraltro ha dato spesso spazio anche interventi dell'importante manager e analista italiano prof. Giancarlo Elia Valori, grande e storico amico della Cina.

Nell'ambito della quarta sessione plenaria del Comitato Centrale del PCC, i partecipanti hanno espresso una valutazione positiva dei risultati di sviluppo del Paese durante il Piano Quinquennale precedente (2021 – 2025) e hanno indicato il XV Piano Quinquennale (2026 – 2030) cruciale, al fine di raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035”.

Gli obiettivi fissati nell'ambito di tale Piano sono: progredire nello sviluppo di alta qualità in tutti i settori; migliorare l'autosufficienza e solidità scientifica e tecnologica; sviluppare nuove riforme e progredire sotto il profilo culturale e etico nell'ambito della società; migliorare la qualità della vita delle persone; guidare lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità; accelerare la transizione verde; progredire nel rafforzare la sicurezza nazionale.

L'obiettivo di raggiungere una “sostanziale modernizzazione socialista entro il 2035” è, dunque, un nuovo tassello del Socialismo con caratteristiche cinesi che, negli scorsi decenni, si era posto l'obiettivo – pienamente raggiunto – di raggiungere una “società moderatamente prospera in tutti i suoi aspetti”.

Il Plenum del Comitato Centrale, peraltro, ha sottolineato come il Paese dovrebbe garantire la stabilità e prosperità a lungo termine di Hong Kong e Macao, promuovendo le relazioni pacifiche e la causa della riunificazione nazionale della Cina.

Altri obiettivi del XV Piano Quinquennale, quelli di contrastare l'abuso dei dazi da parte di alcuni Paesi occidentali, garantendo l'apertura e la condivisione con tutte le parti, sviluppando una crescita economica stabile, nonché promuovendo sempre il mutuo vantaggio, la cooperazione e la stabilità globale.

Luca Bagatin

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lunedì 28 luglio 2025

Chen Duxiu (1879 – 1942), co-fondatore e primo Segretario del Partito Comunista Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

La democrazia e il socialismo sono complementari e non opposti. La democrazia non è indissolubilmente legata al capitalismo e alla borghesia. Se, nell'opporsi alla borghesia e al capitalismo, il partito politico del proletariato si oppone anche alla democrazia, allora anche se la cosiddetta “rivoluzione proletaria” dovesse emergere in una serie di Paesi, senza la democrazia a fungere come antitossina alla burocrazia, non si formerebbero altro che Stati burocratici sullo stile di Stalin, brutali, corrotti, ipocriti, fraudolenti, marci, degenerati e incapaci di mettere in atto qualunque forma di socialismo”.

Questo scriveva Chen Duxiu (1879 – 1942), co-fondatore e primo Segretario del Partito Comunista Cinese dal 1921 al 1927.

Ed ancora, nel maggio 1942 – quindici giorni prima di morire - egli scriveva, a proposito delle nazioni oppresse: “Le nazioni oppresse sono il prodotto dell'imperialismo capitalista. I lavoratori oppressi producono merci per l'imperialismo; i popoli oppressi delle nazioni arretrate comprano merci dagli imperialisti e producono materie prime per loro. Questi sono i due punti di appoggio dell'imperialismo capitalista”. (…) Un movimento realmente socialista desidera rovesciare l'imperialismo capitalista internazionale da cima a fondo. Ecco perché, sin dalla Prima Internazionale, “la liberazione della popolazione lavoratrice oppressa” e “la liberazione delle popolazioni oppresse” sono state le due bandiere di questo movimento”.

Chen Duxiu fu figura ingiustamente oscurata dalla storiografia ufficiale, per lungo tempo. Ancora oggi possiamo trovare i suoi scritti, almeno in Italia, unicamente raccolti in un piccolo libro edito nel 1999, da Prospettiva Edizioni.

Lo stesso Partito Comunista Cinese, a partire dal 1927 e per molto tempo, volle oscurarne l'opera e la figura, per il suo strenuo anti-stalinismo e il recupero di quell'umanesimo marxista che fu compreso, in Cina, da altre figure osteggiate, quali Zheng Chaolin, Peng Shuzi, Wang Fanxi. I cosiddetti trotzkisti cinesi.

Del resto anche in Italia abbiamo avuto i nostri trotzkisti, nel Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) di Giuseppe Saragat, Roberto Tremelloni e Angelica Balabanoff.

Ovvero umanisti marxisti che si opponevano a Stalin e alla sua revisione delle idee marxiste e guardavano non già a un vuoto “riformismo borghese”, ma alla socializzazione dell'economia e ad una democrazia compiuta e fondata sulla giustizia sociale e sul primato della comunità, rispetto agli interessi privati e particolaristici.

Chen Duxiu nacque e visse in un'epoca tumultuosa per la Cina.

Una Cina che vide crollare il suo impero e la nascita dell'epoca dei cosiddetti Signori della Guerra, nell'ambito di una Repubblica fragile e corrotta, ancora preda dell'imperialismo delle potenze europee, degli USA e del Giappone.

Chen Duxiu nasce come giovane attivista democratico e antimperialista, spesso arrestato per la sua attività politica. Nel 1915 è nominato rettore della Facoltà di Lettere di Pechino.

E' fondatore della rivista “La nuova gioventù”, che si batte per la democrazia, la rinascita nazionale, l'affermazione della scienza, che spazzi via le vecchie tradizioni confuciane.

Egli parla di rivoluzione della morale e dell'etica, della letteratura, delle arti, di amore universale, di lavoro dignitoso per tutti, di eguaglianza, di rivoluzione dello spirito e di felicità per l'intera società.

Diviene, dunque, leader del Movimento per la Nuova Cultura e, successivamente, dell'antimperialista e anti-tradizionalista Movimento del 4 Maggio 1919, che diede una spinta di modernità alla Cina. Fu proprio nell'ambito di tale Movimento che si formarono i principali leader di quello che diverrà il Partito Comunista Cinese.

Chen Duxiu è un democratico con influenze anarchiche e socialiste e ciò lo porterà, presto, ad abbracciare il marxismo, al quale, proprio nel 1919, aderirà.

E così, ispirato da anarchismo e socialismo, fonderà i primi Corpi della Gioventù Socialista, nel 1920 e, l'anno successivo, contribuirà all'edificazione del Partito Comunista Cinese (PCC), che nel luglio 1921 terrà il suo primo Congresso a Shanghai, con soli cinquanta aderenti, che diverranno migliaia nel corso degli Anni '20 (e che oggi ha superato i 100 milioni di iscritti).

E proprio del PCC viene eletto primo Segretario Generale, iniziando un'incessante attività di proselitismo fra i sindacati e le leghe contadine; combatte i Signori della Guerra e denuncia i Paesi imperialisti stranieri che soggiogano la Cina.

Il PCC riceve immediato aiuto da Mosca, ma Chen Duxiu non approva particolarmente le ingerenze sovietiche, che vorrebbero che il PCC lavorasse a stretto contatto con il Kuomintang, ovvero il partito della borghesia.

I desiderata di Stalin sono infatti quelli di assoggettare il PCC alla borghesia cinese, preparando così le basi per la sconfitta della rivoluzione comunista. Ciò, infatti, porterà al massacro di migliaia di militanti comunisti cinesi.

Fu così che, un PCC assoggettato a Stalin, finirà per costringere Chen Duxiu alle dimissioni, nel 1927 e, successivamente, egli finirà per esserne espulso.

Una espulsione che colpirà proprio colui il quale aveva contribuito a fondare il PCC e a lavorare per la rivoluzione proletaria, antimperialista, anti-autoritaria e anti-borghese.

In seguito sarà più volte arrestato dal Kuomintang e la sua salute inizierà ad indebolirsi.

Pur isolato da tutti, continuerà ad adoperarsi per denunciare, da marxista e leader dell'Opposizione di sinistra in Cina, l'autoritarismo di Stalin e la piega intrapresa dal PCC nel corso degli Anni '30 e '40.

Morirà povero, ma non domo, nel maggio 1942.

Solo a partire dagli Anni '80, con l'avvento del nuovo corso socialista riformista intrapreso da Deng Xiaoping, vi è stato un risveglio di interesse, in Cina, per le idee di Chen Duxiu, in particolare fra gli studenti.

Solamente a partire da allora, peraltro, si è riconosciuta la sua profonda influenza nella modernizzazione della Cina, del socialismo cinese e del PCC.

Un PCC che oggi conta oltre 100 milioni di aderenti, che è una scuola di meritocrazia al servizio della comunità e del quale non tutti possono farne parte.

Chen Duxiu è figura che, per la sua attività politica, la sua rettitudine e per i suoi anticipatori e profetici discorsi in favore delle nazioni oppresse, è di profondissima attualità, nell'ambito della Storia del Socialismo mondiale, oltre che, naturalmente, nell'ambito del socialismo con caratteristiche cinesi.

Luca Bagatin

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domenica 16 marzo 2025

Equilibrio, cooperazione, giustizia sociale, stabilità. Punti cardine della Repubblica Popolare Cinese e del suo socialismo maturo. Articolo di Luca Bagatin

 

Fra una UE che si riarma, in modo velleitario e contro nemici inesistenti, e degli USA che, pur promuovendo qualche spiraglio di pace ad Est, promuovono dazi volti a danneggiare l'economia di tutti, la Repubblica Popolare Cinese sembra essere l'unico baluardo di lungimiranza, laicità e pragmatismo nel mondo. 

Assieme peraltro al Brasile di Lula, il cui partito socialista, il Partito dei Lavoratori (PT), che ha ricevuto recentemente le congratulazioni da parte del Partito Comunista Cinese (PCC) per i 45 anni dalla fondazione, condivide ideali simili a quelli del PCC, nel solco di un moderno socialismo democratico volto allo sviluppo, alla cooperazione, all'equità, alla modernizzazione, al rispetto reciproco e alla promozione del multilateralismo.

Il 7 marzo scorso, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nell'ambito della riunione dell'Assemblea Nazionale del Popolo, massimo organo legislativo cinese, ha risposto ai media, nel corso di una conferenza stampa durata 90 minuti.

Il Ministro ha delineato i fondamenti della politica estera cinese, dichiarando che la Cina continuerà “a difendere l'equità e la giustizia internazionale e a salvaguardare la pace e la stabilità nel mondo”.

Ha ribadito la storica amicizia Cina-Russia, fondata su un percorso di “cooperazione” e “win-win”, ovvero mutuo vantaggio.

I due Paesi hanno trovato un percorso di "non alleanza, non scontro e non prendendo di mira terze parti" nello sviluppo delle loro relazioni”, ha affermato il Ministro Wang. “È uno sforzo pionieristico nel forgiare un nuovo modello di relazioni tra i principali Paesi e ha dato un bell'esempio per le relazioni tra Paesi confinanti. Una relazione Cina-Russia matura, resiliente e stabile non sarà influenzata da nessuna svolta degli eventi, per non parlare di essere soggetta a interferenze da parte di terze parti. È una costante in un mondo turbolento piuttosto che una variabile nei giochi geopolitici”.

Per quanto riguarda le sfide geopolitiche del futuro, il Ministro Wang ha ribadito che “La diplomazia cinese resterà ferma dalla parte giusta della Storia e dalla parte del progresso umano. Forniremo certezza a questo mondo incerto”.

In tal senso la politica estera cinese seguirà il percorso della pace e della mutua cooperazione: “Continueremo ad espandere le nostre partnership globali caratterizzate da uguaglianza, apertura e cooperazione, utilizzeremo attivamente l'approccio cinese per risolvere i problemi più urgenti e scriveremo un nuovo capitolo del Sud globale cercando la forza attraverso l'unità. Dimostreremo con i fatti che il percorso dello sviluppo pacifico è luminoso e può garantire un progresso stabile e sostenibile, e che dovrebbe essere la scelta di tutti i Paesi”.

Un progresso volto a sostenere un “vero multilateralismo” fondato su “equità e giustizia internazionale”. “Promuoveremo una governance globale basata su ampie consultazioni, contributi congiunti e benefici condivisi. Rispetteremo gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e creeremo più consenso per un mondo multipolare equo e ordinato”, ha sottolineato Wang.

Ribadendo come la Cina su opponga “risolutamente alla politica di potenza e all'egemonia” e ha tal proposito ha affermato: “Un detto in Occidente recita: "Non ci sono amici eterni, solo interessi permanenti". Ma noi in Cina crediamo che gli amici debbano essere permanenti e dovremmo perseguire interessi comuni”.

E ha richiamato i principi del Presidente socialista riformista Xi Jinping, Segretario generale del Partito Comunista Cinese, il quale “ha proposto di costruire una comunità con un futuro condiviso per l'umanità e ha invitato tutti i Paesi a trascendere disaccordi e differenze, a proteggere insieme il nostro unico pianeta e a sviluppare insieme il villaggio globale come nostra casa comune”.

Relativamente allo sviluppo del Sud globale, che è tema centrale per la Cina e da moltissimi decenni, il Ministro ha affermato che “il Sud del mondo è una forza chiave per il mantenimento della pace mondiale, la guida dello sviluppo mondiale e il miglioramento della governance globale”. E, in tal senso, “Il Sud globale dovrebbe rafforzarsi. Dall'inizio dell'anno, l'Indonesia è diventata membro a pieno titolo dei BRICS e nove Paesi partner si sono uniti alla famiglia dei BRICS. I BRICS stanno emergendo come spina dorsale della cooperazione e motore di crescita nel Sud globale. I BRICS più grandi dovrebbero diventare più grandi e più forti per dare più slancio allo sviluppo del Sud globale”.

Relativamente alla crisi ucraina, Wang ha fatto presente come La Cina ha chiesto una soluzione politica attraverso il dialogo e la negoziazione sin dal primo giorno della crisi, e ha lavorato attivamente per la pace e ha spinto per i colloqui. Poco dopo lo scoppio della crisi, il presidente Xi Jinping ha avanzato quattro punti su cosa deve essere fatto, una proposta importante che indica la strada per i nostri sforzi. Quindi, la Cina ha pubblicato il suo documento di posizione sulla crisi, ha inviato il suo rappresentante speciale per la diplomazia navetta e ha avviato il Gruppo di amici per la pace presso le Nazioni Unite insieme al Brasile e ad altri paesi del Sud del mondo. La nostra posizione è sempre stata oggettiva e imparziale, la nostra voce è sempre stata calma ed equilibrata e il nostro scopo è creare le condizioni e costruire un consenso per risolvere la crisi”.

E, in tal senso, ha affermato come “La Cina è pronta a lavorare con la comunità internazionale, alla luce delle volontà delle parti in conflitto, per continuare a svolgere il suo ruolo costruttivo nella risoluzione della crisi e nella realizzazione di una pace duratura”.

E ha aggiunto che “Col senno di poi, la tragedia avrebbe potuto essere evitata. Tutte le parti dovrebbero imparare qualcosa dalla crisi. Tra le tante, la sicurezza dovrebbe essere reciproca e paritaria, e nessun Paese dovrebbe costruire la propria sicurezza sull'insicurezza di un altro. Dovremmo sostenere e agire sulla nuova visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, e questo è il modo per realizzare veramente una pace e una sicurezza durature nel continente eurasiatico e in tutto il mondo”.

Relativamente al tema dell'innovazione e allo sviluppo della tecnologia, il Ministro ha affermato, fra le altre cose, che “La scienza e la tecnologia non dovrebbero essere usate per costruire una cortina di ferro. Dovrebbe essere la ricchezza a beneficio di tutti e condivisa da tutti. Per promuovere lo sviluppo comune dell'umanità, la Cina ha preso misure concrete per implementare la Global AI Governance Initiative presentata dal Presidente Xi Jinping e ha rilasciato l'AI Capacity-Building Action Plan for Good and for All. Abbiamo anche proposto l'Iniziativa sulla cooperazione internazionale nella scienza aperta insieme a Brasile, Sudafrica e Unione africana, invitando tutti a dare priorità alla creazione di capacità scientifiche e tecnologiche del Sud del mondo in modo che nessun paese venga lasciato indietro. Siamo pronti a condividere i frutti della nostra innovazione con più paesi ed esplorare insieme i misteri delle stelle e degli oceani”.

Sulla questione dazi imposti alla Cina da parte dell'Amministrazione Trump, in particolare relativamente al fentanyl, il Ministro Wang ha risposto che “Per quanto riguarda il fentanyl, bisogna chiarire fin dall'inizio che la Cina adotta sempre misure risolute contro il traffico e la produzione di droga, e ha messo in atto le politiche antidroga più dure e complete del mondo odierno. Già nel 2019, su richiesta degli Stati Uniti, la Cina ha programmato tutte le sostanze correlate al fentanyl, il primo paese a farlo. Ma l'abuso di fentanyl negli Stati Uniti è un problema che deve essere affrontato e risolto dagli stessi Stati Uniti”.

Per quanto riguarda, invece, le relazioni con gli USA ha dichiarato che “Le relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti si basano su interazioni reciproche e bidirezionali. La cooperazione porterà benefici reciproci e vantaggi per entrambe le parti, e la Cina adotterà sicuramente delle contromisure in risposta alle pressioni arbitrarie”.

La posizione cinese è fermamente orientata alla coesistenza pacifica e alla cooperazione con gli USA, come con ogni altro Paese del mondo, “aiutandosi a vicenda ad avere successo e prosperare insieme”.

Rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione win-win, come ribadito dal Ministro, del resto, sono i tre principi proposti dal Presidente Xi Jinping per promuovere lo sviluppo, con gli USA e ogni altro Paese.

Egli ha inoltre ribadito che occorre “cementare la pietra angolare dell'uguaglianza sovrana”, per impedire al mondo di “tornare alla legge della giungla”. Ovvero, “Tutti i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e dalla loro forza, dovrebbero essere riconosciuti come membri paritari della comunità internazionale. A coloro che hanno braccia più forti e pugni più grandi non dovrebbe essere consentito di prendere le decisioni. In secondo luogo, il principio di equità e giustizia deve essere rispettato. Gli affari internazionali non devono essere monopolizzati da un piccolo numero di Paesi. Dovrebbe essere data maggiore attenzione alla voce del Sud del mondo. I legittimi diritti e interessi di tutti i Paesi dovrebbero essere pienamente protetti. In terzo luogo, deve essere rispettato il multilateralismo. I Paesi dovrebbero rimanere impegnati nei principi di ampia consultazione, contributo congiunto e beneficio condiviso, sostituire il confronto di blocco con una collaborazione inclusiva e frantumare i piccoli circoli con una maggiore solidarietà. In quarto luogo, deve essere rafforzata l'autorità dello stato di diritto internazionale. I Paesi principali in particolare dovrebbero assumere la guida nel sostenere l'integrità, abbracciare lo stato di diritto e opporsi al doppio standard e all'applicazione selettiva. Ancora meno dovrebbero ricorrere a bullismo, monopolio, inganno o estorsione”.

Sulla questione Mediorientale, il Ministro Wang ha ribadito che per la Repubblica Popolare Cinese, “Gaza appartiene al popolo palestinese. È una parte inseparabile del territorio palestinese. Cambiare il suo status con mezzi forzati non porterà la pace, ma solo un nuovo caos. Sosteniamo il piano per ripristinare la pace a Gaza avviato dall'Egitto e da altri Paesi arabi. La volontà del popolo non deve essere sfidata e il principio di giustizia non deve essere abbandonato. Se un Paese importante si preoccupa davvero della gente di Gaza, dovrebbe promuovere un cessate il fuoco completo e duraturo, aumentare l'assistenza umanitaria, osservare il principio dei palestinesi che governano la Palestina e contribuire alla ricostruzione a Gaza”.

Ribadendo il concetto che “Senza la pace in Medio Oriente, il mondo non sarà stabile”. Sottolineando come “la comunità internazionale dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla soluzione dei due Stati e dare più sostegno alla statualità indipendente per la Palestina”.

Sulla questione Taiwan ha riaffermato il concetto che “Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese. Questa è la Storia e la realtà. Quest'anno segna l'80° anniversario della riconquista di Taiwan. Ottant'anni fa, la vittoria nella guerra di resistenza popolare cinese contro l'aggressione giapponese ha riportato Taiwan sotto la giurisdizione sovrana della Cina”. Aggiungendo, fra le altre cose, che “La risoluzione 2758 fu poi adottata nel 1971 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con una schiacciante maggioranza. Decide di ripristinare tutti i diritti legittimi della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite e di espellere immediatamente i rappresentanti delle autorità di Taiwan dalle Nazioni Unite e da tutte le organizzazioni ad essa collegate”.

Per quanto riguarda i rapporti con l'UE, il Ministro Wang ha fatto presente come Quest'anno segna il 50° anniversario dei legami diplomatici Cina-UE” e come in questo rapporto “la risorsa più preziosa è il rispetto reciproco, l'impulso più potente è il beneficio reciproco, il più grande consenso unificante è il multilateralismo e la caratterizzazione più accurata è il partner di cooperazione”.

Ha sottolineato come negli ultimi decenni la cooperazione e il commercio Cina-UE siano aumentate e così gli investimenti e come “Una relazione sana e stabile solleverà entrambe le parti e renderà il mondo più luminoso”.

Equilibrio, cooperazione, giustizia sociale, stabilità. Questi i punti chiave di una Cina fondata su un socialismo moderno e maturo, che in Europa è scomparso da molti decenni.

Del resto fu lungimirante l'allora Ministro degli Esteri e leader socialista italiano, Pietro Nenni, e poi Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, che guardò, per primo, allo sviluppo del multipolarismo, oltre i blocchi contrapposti (allora USA e URSS), guardando con entusiasmo alla Cina e al suo sviluppo, oltre che alla sua capacità di evoluzione (a differenza del monolitismo sovietico), che l'avrebbe peraltro portata a sostenere e per molti versi guidare i Paesi Non Allineati.

Quel Terzo e Quarto Mondo che, oggi, può essere l'unica speranza per un futuro condiviso di stabilità e pace.

Luca Bagatin

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mercoledì 30 novembre 2022

Muore a 96 anni Jiang Zemin, il leader comunista che modernizzò la Cina. Articolo di Luca Bagatin

E' morto a Shanghai l'ex Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC) dal 1989 al 2002 e Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1993 al 2003, Jiang Zemin, all'età di 96 anni.

Jiang fu successore del leader riformista Deng Xiaoping e ne proseguì, ampiliandole, le riforme in campo sociale ed economico.

Nato nel 1926 a Yangzhou, nel 2000 elaborò la sua teoria delle “Tre Rappresentatività”, che delineò il nuovo ruolo del PCC, rendendolo, sostanzialmente, un partito interclassista e aperto a tutte le categorie della società, comprese le forze produttive, culturali e artistiche.

Nel corso degli Anni '90 introdusse riforme fiscali, che stabilirono una distinzione fra imposte locali e nazionali, oltre che rafforzò la legislazione in ambito societario, rafforzando lo spirito imprenditoriale delle imprese, adeguandolo al management moderno.

Durante i suoi mandati fu garantito il diritto alla proprietà privata, che venne costituzionalmente riconosciuta come parte fondante dell'economia cinese, pur mantenendo l'assetto socialista della società e dell'economia, frenando le spinte all'individualismo selvaggio e correggendo gli aspetti più deleteri dell'economia capitalista occidentale, in primis la disoccupazione.

Nel 1998 lanciò la campagna delle “Tre Attenzioni”, ovvero: “prestare attenzione allo studio”; “prestare attenzione alla politica”; “prestare attenzione alla rettitudine”, campagna che avrebbe dovuto ulteriormente modernizzare il “socialismo con caratteristiche cinesi” lanciato da Deng Xiaoping nel corso degli Anni '80, oltre che frenare le spinte all'immoralità e alla corruzione, generate dall'individualismo, causato dall'eccessivo benessere economico che stava pervedendo la Cina di quegli anni.

La lotta alla corruzione fu, infatti, uno degli aspetti fondanti della politica portata avanti dall'amministrazione guidata da Jiang Zemin.

In politica estera, Jiang Zemin fu il primo a parlare di multipolarismo o multilateralismo, ovvero lanciò la prospettiva di un mondo che, nel rispetto delle reciproche differenze, cooperasse al fine di mantenere equilibrio all'interno della comunità internazionale. Un sistema atto, in sostanza, a mantenere pace e prosperità nel mondo. Tale posizione è peraltro ancora oggi alla base della politica estera della Cina guidata da Xi Jinping.

Della politica di Jiang Zemin, oltre che del suo predecessore e del suo successore, Hu Jintao, parla peraltro diffusamente il saggio “Quarant'anni di Cina” della prof.ssa Daniela Caruso, docente di Studi sulla Cina presso l'Università Internazionale per la Pace delle Nazioni Unite con sede a Roma.

Il ruolo di Jiang Zemin – come riportato dall'ANSA - è stato ricordato anche dal Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres, che, dicendosi "profondamente rattristato" per la sua scomparsa, ha ricordato come "Sotto la guida di Jiang Zemin, nel 1995 la Cina ha ospitato la storica Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne e nel settembre 2000 ha partecipato al Vertice del Millennio delle Nazioni Unite a New York", aggiungendo "Non dimenticherò mai il suo calore e apertura personali, così come l'eccellente collaborazione di cui ho goduto in qualità di premier del Portogallo per garantire la transizione senza intoppi del passaggio di consegne alla Cina dell'amministrazione di Macao".

Luca Bagatin

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