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lunedì 27 luglio 2026

Il Presidente socialista Lula contro i regimi di Trump e Milei: "I dazi USA sono un'ingerenza nelle elezioni brasiliane". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, punta ancora una volta il dito contro la politica tariffaria del regime statunitense.

Egli, in un articolo sul Washington Post, ha respinto l'imposizione di dazi che vanno dal 12,5% al 37,5%, sottolineando come tali misure siano state introdotte al solo scopo di interferire nelle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre e che, secondo i sondaggi, vedono ad oggi in netto vantaggio Lula, rispetto al candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro, sostenuto dal regime di Trump.

Oltre ad essere ingiuste, le nuove tariffe rappresentano un errore strategico: danneggiano l'economia statunitense e la partnership con il Brasile. Diversi settori industriali statunitensi dipendono da componenti brasiliani. Cibo, calzature, tessuti, mobili, ricambi auto e molti altri prodotti diventeranno più costosi per i consumatori americani”, ha spiegato Lula.

E, su X, ha aggiunto: “Il riferimento all'ex presidente Jair Bolsonaro (condannato l'anno scorso e oggi agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato in Brasile) ha reso esplicita la motivazione politica del provvedimento”.

Egli ha anche rilevato che, gli scambi commerciali con gli USA, sono diminuiti del 12,8% nella prima metà del 2026 rispetto al 2025, mentre gli scambi con l'UE sono cresciuti del 6,1% e, con la Cina, del 15,9%.

Nel medio termine, queste tariffe porteranno alla disorganizzazione delle catene produttive attualmente fortemente integrate, e le aziende brasiliane sostituiranno i fornitori nordamericani con altri partner”, ha spiegato il Presidente Lula.

Il Presidente Lula da Silva ha puntato il dito anche contro le dichiarazioni del Segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale ha rimosso il Brasile dalla lista dei “Paesi amici”.

Il Presidente Lula ha affermato, in merito: “I tentativi di imporre restrizioni ideologiche al partenariato bilaterale, o di sfruttarlo a fini elettorali, sono insostenibili. Mai prima d'ora un Segretario di Stato statunitense ha definito il Brasile un paese ostile. Nessuno ci sconfiggerà con le menzogne”.

Egli ha altresì ribadito la sovranità del suo Paese di fronte alle interferenze e pressioni esterne.

Il governo brasiliano, inoltre, ha convocato, domenica 26 luglio scorsa, l'Ambasciatore argentino a seguito degli insulti rivolti dal Presidente argentino Milei contro Lula, in territorio brasiliano.

Durante il suo discorso, infatti, Milei ha definito il Presidente Lula un “detenuto” e un “ladro”.

Il Ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato che si tratta di un episodio senza precedenti, in quanto mai prima d'ora un Presidente straniero avrebbe approfittato di una visita in Brasile per promuovere “aggressioni e offese” contro il capo dello Stato, le istituzioni del Paese che lo ospita e contro il popolo brasiliano.

Numerosi rappresentanti del peronismo argentino, ovvero del Partito Giustizialista, del movimento La Cámpora e del Frente Renovado, all'opposizione del regime di Milei, hanno voluto esprimere il loro sostegno al Presidente brasiliano.

I peronisti argentini hanno peraltro sottolineato come l'irresponsabile e incivile comportamento di Milei possa avere un impatto sulle relazioni diplomatiche fra i due Paesi e conseguenze sulle imprese e le esportazioni.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, del Partito Giustizialista, ha affermato: “Ieri abbiamo assistito con sgomento alle offese e agli insulti rivolti dal presidente Milei al governo brasiliano, al suo presidente e al suo popolo. In Argentina, rispettiamo le nazioni vicine e sorelle”. Egli ha accusato peraltro Milei di vicinanza al regime di Trump e di Netanyahu, entrambi di estrema destra tanto quanto quello di Milei.

Il presidente del Frente Renovador, movimento peronista di centro, Diego Giuliano, puntando il dito contro Milei ha affermato: “Un presidente viaggia per difendere gli interessi dell'Argentina, non per fare campagna elettorale né per insultare il capo di Stato del nostro principale partner commerciale. Ogni scontro diplomatico provocato da Milei finisce per essere pagato dalla nostra industria, dalle nostre esportazioni e dai nostri lavoratori”.

E il Partito Giustizialista, presieduto dalla peronista di sinistra Cristina Kirchner, ex Presidente argentina, ha definito vergognose le dichiarazioni di Milei, che rappresentano “la pagina più nera della politica estera e delle relazioni bilaterali con il nostro popolo fratello”.

L'organizzazione peronista di sinistra La Cámpora ha sottolineato come Milei “Nel frattempo, domani riceverà con tutti gli onori i predatori del Fondo Monetario Internazionale” e lo ha definito “il presidente più anti-Argentina che esista”.

Milei nei suoi sproloqui aveva addirittura accusato il Brasile, il Messico e il Partito Democratico statunitense di aver orchestrato una campagna “anti-Argentina”.

Luca Bagatin

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lunedì 11 maggio 2026

Dall'Iran all’Africa: la strategia cinese contro l’unilateralismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 6 maggio scorso, a Pechino, il Ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi ha incontrato il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Il Ministro Araghchi ha spiegato che l'Iran intende tutelare fermamente la sua sovranità e dignità nazionale e ha condannato l'attacco illegale di Stati Uniti e Israele contro il suo Paese, spiegando come le crisi politiche vadano affrontate con mezzi pacifici e non militari.

Egli ha altresì affermato di condividere le proposte del Presidente cinese Xi Jinping, volte a promuovere pace e stabilità in Medio Oriente e ha elogiato la Repubblica Popolare Cinese per essersi posta dalla parte giusta della Storia e per il suo atteggiamento costruttivo, volto a risolvere pacificamente la crisi in atto.

Il Ministro iraniano ha, inoltre, affermato come la Cina sia partner strategico dell'Iran e tale continuerà ad essere.

Il Ministro cinese Wang Yi ha sottolineato la posizione della Cina, volta alla promozione della pace e alla facilitazione dei colloqui fra le parti, ribadendo come sia una priorità il cessate il fuoco e il rispetto dei negoziati, volti a salvaguardare sovranità e sicurezza nazionale dell'Iran.

Egli ha altresì ricordato le preoccupazioni della comunità internazionale relative alla necessità del ripristino del normale e sicuro passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz ed ha apprezzato l'impegno iraniano di non sviluppare armi nucleari, pur ritenendo legittimo diritto dell'Iran l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare.

Il Ministro Wang ha anche esortato al dialogo fra Iran e Paesi del Golfo, volto a raggiungere rapporti di buon vicinato e alla creazione di una regione pacifica, sicura e stabile.

In tal senso ha spiegato come le proposte del Presidente Xi Jinping siano dirette in tal senso e mirino alla costruzione di “quattro patrie condivise”, in dialogo fra loro.

Egli ha, inoltre, ulteriormente criticato l'aggressione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran che è avvenuta in aperta violazione del diritto internazionale.

La Repubblica Popolare Cinese, rafforzando ulteriormente la cooperazione e la sinergia con i Paesi del Sud del mondo, dal 1 maggio scorso, ha deciso di applicare un trattamento tariffario pari a zero nei confronti dei 53 Paesi africani con i quali intrattiene relazioni diplomatiche.

Una politica, dunque, diametralmente opposta rispetto a quella che il regime statunitense riserva ai suoi partner europei.

Luca Bagatin

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martedì 12 agosto 2025

Il prossimo IV Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e le manovre di sviluppo economico contro vari dazi e protezionismi. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

  

L’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC si è riunito il 30 luglio e ha deciso di convocare la IV Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese a Pechino in ottobre. L’ordine del giorno principale include la relazione di lavoro dell’Ufficio Politico al Comitato Centrale e l’esame delle proposte per la formulazione del XV Piano Quinquennale 2026-2030 per lo Sviluppo Economico e Sociale Nazionale. La riunione ha anche analizzato l’attuale situazione economica e delineato le attività economiche per la seconda metà dell’anno. Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC, ha presieduto la riunione.
L’incontro ha sottolineato che il XV Piano Quinquennale rappresenterà un periodo critico per la realizzazione sostanziale della modernizzazione ed il consolidamento delle fondamenta economiche. Il contesto di sviluppo della Repubblica Popolare della Cina sta affrontando cambiamenti profondi e complessi, con opportunità, rischi e sfide strategiche coesistenti, e fattori incerti e imprevedibili in aumento. Allo stesso tempo, le fondamenta economiche cinesi sono stabili, con numerosi vantaggi, una forte resilienza e un grande potenziale. Le condizioni di sostegno a lungo termine e le tendenze di fondo non sono cambiate. I vantaggi del sistema socialista con caratteristiche cinesi, i vantaggi dei mercati su larga scala, dei sistemi industriali completi e delle ricche risorse di talenti sono più evidenti.
Il vertice ha mantenuto la determinazione strategica sui punti più importanti: il rafforzamento della fiducia nei progressi, l’identificazione attiva dei cambiamenti rispondendo ad essi; ha concentrato gli sforzi nel portare a fine i compiti; ha posto il Paese in iniziative strategiche nella competizione internazionale e sta promuovendo importanti progressi relativi alla situazione generale della modernizzazione cinese.
L’incontro dell’Ufficio Politico ha sottolineato che durante il periodo del XV Piano Quinquennale, lo sviluppo economico e sociale deve aderire alla Teoria delle Tre Rappresentazioni.
La Teoria fu introdotta per la prima volta da Jiang Zemin, allora Segretario Generale del PCC, il 25 febbraio 2000, durante un giro di ispezione a Gaozhou, nel Guangdong. Durante la guida di Jiang, le Tre Rappresentazioni furono ufficialmente descritte come lo sviluppo del marxismo-leninismo, del Pensiero di Mao Zedong e del Pensiero di Deng Xiaoping. La teoria fu ratificata al XVI Congresso del PCC (8-14 novembre 2002) e fu inoltre inserita nella Costituzione cinese il 14 marzo 2004.
Questa Teoria si basa sull’applicazione e l’interpretazione data da Xi Jinping in merito al socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, concentrando la costruzione di un Paese moderno in modo completo.
L’Ufficio Politico ha ribadito la necessaria attuazione in modo completo e accurato del nuovo concetto di sviluppo per mantenere la stabilità, il coordinamento e la promozione del piano strategico nazionale. Da qui accelerare la costruzione di un modello di sviluppo; coordinare la situazione interna e internazionale; promuovere il miglioramento effettivo della qualità economica e una crescita ragionevole della quantità, adottando misure concrete a favore della prosperità comune di tutti i popoli.
La riunione dell’Ufficio Politico ha concluso che, dall’inizio del 2025, con i consigli del Presidente Xi Jinping, tutte le regioni e i dipartimenti hanno intrapreso azioni proattive, superato le difficoltà e intensificato l’attuazione di politiche macroeconomiche più efficaci.
L’economia cinese ha mantenuto un progresso costante, con nuovi traguardi nello sviluppo di alta qualità. I principali indicatori economici hanno registrato buoni risultati; nuove forze produttive di qualità si sono sviluppate positivamente; le riforme e l’apertura hanno continuato ad approfondirsi; i rischi in settori chiave sono stati efficacemente prevenuti e risolti e le garanzie di sicurezza di base per i mezzi di sussistenza dei cittadini sono state ulteriormente rafforzate. L’economia cinese sta dimostrando forte vitalità e resilienza.
L’Ufficio Politico ha evidenziato che l’attuale funzionamento del sistema economico si trova ancora ad affrontare numerosi rischi e sfide. Si deve comprendere correttamente la situazione, rafforzare il senso di crisi, concentrarsi sulle agevolazioni, sfruttare al meglio le opportunità, il potenziale e i vantaggi di sviluppo e consolidare e ampliare lo slancio della ripresa economica.
Per svolgere un buon lavoro in ambito economico nella seconda metà del 2025 è necessario mantenere la continuità e la stabilità delle politiche; migliorare la flessibilità e la lungimiranza; badare a stabilizzare l’occupazione, le imprese, i mercati e le attese; promuovere vigorosamente la doppia circolazione nazionale e internazionale; impegnarsi a completare gli obiettivi e i compiti annuali di sviluppo economico e sociale per raggiungere la conclusione positiva del XIV Piano Quinquennale 2021-2025. I traguardi del XIV Piano Quinquennale sono stati e sono: uno sviluppo economico di alta qualità e autosufficienza tecnologica; la “doppia circolazione”, ovvero lo sviluppo della domanda interna e del commercio internazionale; e mira a raggiungere l’autosufficienza tecnologica; l’altro obiettivo chiave è la creazione di una società prospera.
L’Ufficio Politico ha sottolineato che le politiche macroeconomiche dovrebbero continuare a esercitare la loro forza e rafforzarsi al momento opportuno. Una politica fiscale più proattiva e una politica monetaria moderatamente accomodante dovrebbero essere attuate in dettaglio per dispiegare appieno gli effetti delle politiche. L’emissione e l’utilizzo di titoli di Stato dovrebbero essere accelerati per migliorare l’efficienza dell’impiego dei fondi. Le “tre promesse” (garanzie, assicurazioni e sussidi) per le organizzazioni di base saranno saldamente tutelate. La politica monetaria manterrà un’ampia liquidità e verrà promossa una riduzione dei costi complessivi del finanziamento sociale. Vari strumenti strutturali di politica monetaria saranno essere utilizzati efficacemente per rafforzare il sostegno all’innovazione scientifica e tecnologica, quali stimolare i consumi, favorire le piccole e microimprese, e stabilizzare il commercio estero. Le province economicamente sviluppate saranno sostenute nel loro ruolo di guida. La coerenza degli orientamenti di politica macroeconomica verrà rafforzata.
La riunione ha ribadito che è fondamentale liberare efficacemente il potenziale della domanda interna e attuare misure specifiche per stimolare i consumi. Parallelamente all’espansione del consumo di materie prime, si devono promuovere nuove aree di crescita per il consumo di servizi. La domanda dei consumatori deve essere ampliata, garantendo e migliorando al contempo i mezzi di sussistenza delle persone; come pure promuovere uno sviluppo di alta qualità dell’economia per stimolare gli investimenti privati ed espandere quelli più efficaci.
Questione importante è approfondire le riforme. Ciò significa continuare a utilizzare l’innovazione scientifica e tecnologica per guidare lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità, accelerare lo sviluppo di settori chiave emergenti con competitività internazionale e promuovere la profonda integrazione e lo sviluppo dell’innovazione scientifica e tecnologica e dell’innovazione industriale. È fondamentale lo sviluppo di un mercato nazionale unificato con l’ottimizzazione costante della concorrenza di mercato; ossia badare alla concorrenza disordinata tra le imprese, a favore del rispetto delle leggi e dei regolamenti.
Promuovere la gestione delle capacità nei settori chiave vuol dire la standardizzazione delle pratiche locali di promozione degli investimenti, con lo stimolare la vitalità di tutti i tipi di entità commerciali.
Per quanto riguarda il commercio estero, l’Ufficio Politico ha sottolineato la necessità di ampliare l’apertura ad alto livello e stabilizzarne i fondamenti e gli investimenti esteri con l’aiutare le imprese del commercio estero più duramente colpite dalla pandemia; rafforzare il sostegno finanziario e promuovere lo sviluppo integrato del commercio. La riunione ha posto l’accento sull’ottimizzazione delle politiche di rimborso delle imposte sulle esportazioni e sullo sviluppo di piattaforme aperte di alta qualità, come le zone pilota di libero scambio.
La sessione ha sottolineato la necessità di prevenire e mitigare costantemente i rischi in aree chiave. Lo spirito della Conferenza centrale sul lavoro urbano (Pechino, 14-15 luglio 2025) deve essere pienamente attuato ed essere intraprese iniziative di riqualificazione urbana di alta qualità. I rischi di debito degli enti locali devono essere risolti attivamente e con prudenza, vietando severamente la creazione di nuovo debito occulto. La liquidazione delle piattaforme di finanziamento locali va promossa con vigore, ordine ed efficacia. Il mercato nazionale dei capitali occorre rafforzarlo nella sua attrattività e inclusività, consolidando il suo slancio di stabilizzazione e miglioramento.
Un ulteriore importante traguardo è l’importanza di garantire i mezzi di sussistenza dei cittadini. Ciò comporta sottolineare l’orientamento politico e dare priorità e promuovere l’occupazione per gruppi chiave come laureati, militari in pensione e lavoratori migranti. Attuare politiche a beneficio dei cittadini; migliorare un sistema di assistenza sociale articolato e categorizzato; rafforzare le fondamenta dell’agricoltura, delle aree rurali e degli agricoltori e mantenere prezzi ragionevoli per i cereali e i principali prodotti agricoli. Consolidare e ampliare i risultati ottenuti nella lotta alla povertà, assicurando che non si verifichino ricadute su larga scala nel settore della non-abbienza. Ossia dare sempre priorità alla sicurezza personale, rafforzare la produzione di sicurezza e la supervisione della sicurezza alimentare, compiere ogni sforzo per prevenire le inondazioni, e rafforzare la catena dei soccorsi di emergenza in caso di calamità, e garantire la fornitura di energia ed elettricità durante l’alta stagione estiva.
L’incontro ha dato rilievo alla necessità di mobilitare pienamente l’iniziativa di tutti i settori. I quadri dirigenti devono stabilire e mettere in pratica una corretta visione delle prestazioni e condurre il lavoro economico in conformità con la nuova filosofia di sviluppo. Gli imprenditori devono aprire la strada con coraggio e prendere l’iniziativa nella competizione di mercato con prodotti e servizi di alta qualità. Tutte le regioni e i dipartimenti devono sfruttare i risultati di uno studio approfondito e di una formazione per fornire un forte impulso allo sviluppo di alta qualità.
I mercati finanziari internazionali e i partner commerciali globali hanno osservato con attenzione i segnali che sono emersi da questa riunione. Come abbiamo visto l’incontro si è focalizzato su sviluppo di alta qualità, autosufficienza tecnologica, espansione della domanda interna e modernizzazione della governance. Alla luce delle tendenze attuali, la RP della Cina sta utilizzando strumenti istituzionali e innovazione politica per rafforzare la propria economia e, al contempo, offrire al mondo una nuova fonte di certezza.
Negli ultimi anni, la RP della Cina – nella propria determinazione strategica, ottenuta col principio della stabilità nel progresso – ha affrontato un contesto esterno complesso e pressioni interne dovute alla ristrutturazione economica,
Questo ha comportato la continuità e la stabilità delle politiche macroeconomiche, per mantenere l’economia entro una fascia di crescita ragionevole; la promozione della riforma strutturale dal lato dell’offerta, per ottimizzare le catene industriali e di innovazione; il rafforzamento della gestione dei rischi, in particolare nei settori finanziario, immobiliare e del debito locale.
Tale approccio stabile crea un ambiente politico prevedibile, rafforzando la fiducia degli investitori interni ed esterni.
Il prossimo IV Plenum del XX CC del PCC dovrebbe ribadire il ruolo centrale dell’innovazione tecnologica nello sviluppo economico. Oggi la RP della Cina sta accelerando l’espansione di nuove produttività legate all’intelligenza artificiale (destinata a potenziare manifattura, servizi e consumi), alle energie verdi (veicoli elettrici, fotovoltaico e sistemi di accumulo energia mantengono una posizione di leadership mondiale) e all’economia digitale (l’industria robotica e le attrezzature avanzate continuano a espandersi). La combinazione tra sostegno politico e dinamismo di mercato permette alla RP della Cina di compiere salti tecnologici e consolidare settori di frontiera.
Di fronte alla volatilità della domanda globale, l’espansione della domanda interna sarà una priorità del IV Plenum. Si prevedono nuove misure per stimolare i consumi, migliorare il benessere e ampliare la classe media.
Vi sono alcuni punti fondamentali da analizzate: l’upgrade dei consumi (servizi e consumi green che guideranno la crescita); l’urbanizzazione (sviluppo di cluster urbani e aree metropolitane da sostenete con investimenti in abitazioni, trasporti e servizi pubblici); l’economia digitale (piattaforme online, logistica intelligente ed e-commerce transfrontaliero). La domanda interna rafforzerà la resilienza economica e offrirà nuove opportunità di collaborazione internazionale.
Il IV Plenum riaffermerà probabilmente l’impegno verso un’apertura di alto livello (che non è solo una necessità per la RP della Cina, ma anche un’opportunità per il mondo); l’apertura istituzionale (avanzamento delle zone di libero scambio e del porto di libero scambio di Hainan); la cooperazione internazionale (ulteriore sviluppo della Belt and Road Initiative e di progetti digitali e verdi);l’ambiente per gli affari (miglioramento delle politiche per gli investimenti esteri, permettendo alle imprese globali di beneficiare della crescita cinese). Questa strategia di apertura rafforza la fiducia dei mercati e stabilizza le catene di approvvigionamento mondiali.
Combinando i fondamentali economici con i probabili segnali politici, emergono alcune tendenze chiare. Nel breve periodo la RP della Cina manterrà politiche stabili e mercato solido, con rischi sotto controllo; nel medio-lungo periodo, innovazione, transizione verde e apertura rimarranno i pilastri dello sviluppo di alta qualità; a livello internazionale la RP della Cina offrirà un mercato più vasto, maggiore capacità innovativa e una governance più trasparente, attirando capitali e rafforzando i legami commerciali.
In un contesto globale caratterizzato da incertezze, la RP della Cina sta fornendo al mondo una rara forma di certezza attraverso politiche stabili, percorsi di sviluppo innovativi e una strategia di cooperazione aperta.
Il IV Plenum del XX CC del PCC rappresenterà un punto chiave di questa traiettoria, segnando l’ingresso dell’economia cinese in una nuova fase di sviluppo di alta qualità. E ciò per il mondo significa maggiori opportunità di collaborazione, più benefici condivisi e, soprattutto, che la fiducia prevarrà sulla paura e il futuro sulle incertezze.

Giancarlo Elia Valori

venerdì 8 agosto 2025

Prospettive di cooperazione economica fra Unione Europea e Repubblica Popolare della Cina e visioni globali. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

L’economia globale sta attraversando una fase di profonda trasformazione: tensioni geopolitiche, ritorno del protezionismo e ristrutturazione delle catene di approvvigionamento rendono sempre più complesso l’ambiente commerciale internazionale. Negli ultimi anni, gli accordi commerciali tra UE e Stati Uniti d’America hanno suscitato crescenti critiche in Europa, poiché considerati penalizzanti per l’autonomia strategica e la competitività europea. In questo contesto, rafforzare la cooperazione economica tra la Repubblica Popolare della Cina e l’Unione Europea non è solo una necessità contingente, ma una scelta strategica per il futuro.
Alcuni punti di riflessione sono i seguenti.
Lo sviluppo verde si deve porre contro la dipendenza dal fossile. L’opinione pubblica europea sottolinea che gli accordi con gli Stati Uniti d’America hanno comportato un forte aumento delle importazioni di energia fossile a prezzi elevati, e questo grava su imprese e famiglie. Inoltre la dipendenza dal fossile ostacola la transizione energetica, in quanto v’è un impatto ambientale che aumenta le emissioni e contraddice gli obiettivi climatici.
Al contrario, la RP della Cina esporta prodotti per energie rinnovabili a costi competitivi e tecnologia avanzata, come pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e sistemi di accumulo. Queste forniture permettono di ridurre i costi della transizione verde europea, nonché accelerare l’aggiornamento del mix energetico, e favorire la protezione del clima e dell’ambiente globale.
L’energia rappresenta oggi uno dei settori più promettenti per un salto di qualità nella cooperazione sino-europea. Si intravvede in essa una complementarità industriale per costruire insieme avanzate catene del valore. Del resto le economie di RP della Cina e UE sono altamente complementari: l’Europa eccelle in tecnologia avanzata, standard verdi e capacità di innovazione; la RP della Cina possiede una catena produttiva completa, capacità manifatturiera su larga scala e accesso ai mercati emergenti. Collaborando in settori come manifattura intelligente, digitalizzazione e mobilità verde, le due parti possono aprire mercati reciproci; integrare catene industriali e di innovazione; creare nuovi stimoli di crescita.
In un contesto di catene di approvvigionamento globali instabili, questa complementarità rafforza la competitività e la resilienza di entrambe le economie. L’aumento del protezionismo e delle barriere commerciali ha fatto crescere i costi del commercio globale. L’UE esprime preoccupazione per un’eccessiva dipendenza dall’anzidetto mercato unico monodiretto poiché solo la liberalizzazione del commercio è l’antidoto al protezionismo.
Rafforzare i legami economici con la RP della Cina consente di diversificare i rischi; ampliare gli scambi e gli investimenti bilaterali; permette di attenuare le tensioni politiche internazionali; e ciò significa promuove un ordine economico mondiale più aperto e multipolare.
Attraverso l’integrazione tra la Belt and Road Initiative e le strategie digitali e verdi dell’UE, la cooperazione sino-europea può svolgere un ruolo costruttivo nella governance commerciale globale. Attualmente le sfide globali rappresentano una responsabilità condivisa quali clima, sicurezza energetica, ripresa economica: sfide che nessun Paese può affrontare da solo. Sul clima la RP della Cina e l’UE condividono l’impegno per gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (22 aprile 2016). In merito all’innovazione tecnologica: è necessario ribadire lo sviluppo congiunto di energie pulite, intelligenza artificiale e industrie low-carbon, i quali condurranno a benefici mondiali.
Sulla governance internazionale è necessario un maggiore coordinamento sino-europeo, che contribuisca a rafforzare equilibrio e stabilità nell’ordine mondiale. Queste responsabilità condivise elevano la cooperazione sino-europea oltre l’ambito economico, a una dimensione strategica e al contempo umana.
Di fronte ad una energia costosa, ad ansie per la sicurezza industriale e incertezze nella governance globale, l’Europa nel complesso e l’UE nello specifico hanno bisogno di nuove partnership.
La cooperazione con gli Stati Uniti d’America, come abbiamo sottolineato sopra, comporta costi economici ed ambientali elevati; al contrario la cooperazione con la RP della Cina offre opportunità di sviluppo verde, efficiente e orientato al futuro.
Rafforzare i legami economici tra la RP della Cina e l’Unione Europa non solo risponde agli interessi di entrambe le parti, ma si lega anche alle esigenze dello sviluppo sostenibile mondiale.
In un pianeta minacciato da divisioni, la collaborazione tra RP della Cina ed Europa può garantire prosperità reciproca e portare stabilità e fiducia a livello globale.
E nel contesto di una profonda trasformazione dell’economia mondiale, la RP della Cina si trova oggi al crocevia tra percezioni mediatiche e realtà economica che mirano a prospettive di fiducia generali. Mentre nei Paesi occidentali prevalgono narrazioni incentrate su rallentamento e rischi – un’altra storia, più rilevante e concreta, sta emergendo: la RP della Cina guida una nuova ondata di competitività globale attraverso innovazione e upgrading industriale.
È innegabile che pure l’economia cinese stia vivendo le difficoltà di una fase di transizione: correzione del settore immobiliare, fiducia dei consumatori in recupero, frizioni geopolitiche. Tuttavia, questi ostacoli non hanno fermato l’emergere di nuovi motori di crescita, che testimoniano la resilienza reale dell’economia di quel Paese. I nuovi fattori sono: 1) intelligenza artificiale destinata a diventare il principale motore di sviluppo nei prossimi dieci anni; 2) veicoli elettrici ed energie verdi: la RP della Cina occupa già una posizione di leadership mondiale; 3) manifattura avanzata: robotica industriale, semiconduttori e smart manufacturing rafforzano la quota globale del Paese.
Queste forze endogene stanno ridefinendo la struttura industriale cinese e offrono sostegno stabile alle catene di fornitura globali.
Nei recenti anni, la politica economica cinese si è spostata da un approccio basato sul contenimento del rischio verso una fase che mira a stimolare l’innovazione e liberare il potenziale del mercato; quindi si tratta di una svolta nelle politiche di controllo all’empowerment.
Intervengono il sostegno alle imprese private e al settore tecnologico per attrarre capitali e accelerare l’innovazione; l’espansione della domanda interna e promozione dei consumi per sostituire il modello trainato dagli investimenti; le politiche verdi che integrano transizione energetica e upgrading industriale, rafforzando il ruolo della RP della Cina nella governance climatica globale.
Tale evoluzione normativa non solo stabilizza le aspettative interne, ma crea anche nuove opportunità per la cooperazione internazionale, scoprendo l’alto potenziale in un mercato sottovalutato. Il mercato dei capitali cinese presenta oggi valutazioni generalmente contenute, ma con un potenziale di crescita elevato. Un numero enorme di società quotate, con margini di crescita ancora inespressi; aziende leader nei settori predetti quali intelligenza artificiale, energie rinnovabili ed economia digitale continuano a crescere rapidamente.
La bassa partecipazione di investitori stranieri indica ampie opportunità di rendimento; la combinazione tra valutazioni basse e prospettive di crescita robuste rende il mercato cinese particolarmente attraente per chi investe con orizzonte di lungo periodo.
La RP della Cina non è solo beneficiaria del proprio sviluppo, ma rappresenta anche un attore chiave nelle reti globali di commercio e investimento per un’opportunità di cooperazione totalizzante.
Il suo vasto mercato e la catena di fornitura completa offrono una piattaforma stabile per la collaborazione internazionale; l’innovazione tecnologica e la transizione verde pongono spazi di cooperazione con partner di tutto il mondo; l’espansione dei progetti infrastrutturali e l’apertura dei mercati rafforzano la connettività globale e il dialogo economico. L’interazione favorisce non solo l’ottimizzazione delle catene di valore, ma contribuisce anche alla stabilità e alla crescita dell’economia mondiale.
Il futuro dell’economia cinese è una storia di resilienza, innovazione e opportunità. Le sfide sono reali, ma non oscurano le tendenze di lungo periodo. Per gli investitori, guardare alla RP della Cina con una prospettiva strategica significa cogliere uno dei mercati più promettenti al mondo; per i partner commerciali, approfondire la cooperazione con la RP della Cina vuol dire acquisire vantaggi in una fase di ristrutturazione delle catene di fornitura globali.
Nel prossimo decennio, la RP della Cina non sarà soltanto parte della narrazione del rischio, ma diventerà una delle principali fonti di fiducia per l’economia globale. Per chi possiede visione strategica e pazienza, l’economia cinese sta scrivendo un capitolo nuovo e coinvolgente: una storia di innovazione e sviluppo per una prosperità condivisa da tutti i Paesi del mondo che siano in buona fede.

Giancarlo Elia Valori

giovedì 7 agosto 2025

Dazi USA: il Brasile ottiene l'appoggio dalla Cina. Articolo di Luca Bagatin

Mentre Trump lancia dazi in ogni dove, illudendosi che questo sarà un bene per l'economia del suo Paese e un male per tutti gli altri, Wang Yi, membro dell'Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ed ex Ministro degli Esteri, ha dichiarato che la Repubblica Popolare Cinese è fermamente intenzionata a sostenere il Brasile e a voler approfondire la cooperazione bilaterale.

Egli ha sottolineato come, tanto il Presidente cinese Xi Jinping, quanto il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, stiano lavorando per “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile”.

L'obiettivo è quello di promuovere un mondo multipolare e sostenere le regole di un ordine internazionale che salvaguardi equità e giustizia globali.

Egli ha definito quelle di Trump – ovvero i dazi contro il Brasile al 50% - delle “pratiche intimidatorie” e ha ribadito come Cina e Brasile continueranno a sostenersi a vicenda, salvaguardando i loro legittimi interessi e quelli dei Paesi del Sud del mondo, nell'ambito dei BRICS.

Entrambi i Paesi, peraltro, nell'ambito della crisi ucraina, sono impegnati, attraverso il Gruppo degli Amici per la Pace, al fine di raggiungere il cessate il fuoco e promuovere il dialogo,

Il Presidente brasiliano Lula, relativamente ai dazi iniqui imposti da Trump, ha fatto ricorso presso il WTO, ovvero l'Organizzazione Mondiale del Commercio, dichiarando che non si lascerà umiliare dal Presidente USA, noto per il suo atteggiamento arrogante e irrispettoso.

Luca Bagatin

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sabato 2 agosto 2025

L'UE non ne ha azzeccata una. Articolo di Luca Bagatin

 

L'UE, in questi decenni, ma soprattutto anni, non ne ha azzeccata una.

Anziché gettare acqua sul fuoco, ha preferito sostenere e armare una autocrazia (che ha messo al bando l'opposizione di sinistra), né appartenente all'UE, né alla NATO. Seguendo peraltro i desiderata della famiglia Biden.

Del resto, le cose sarebbero forse andate diversamente se si fosse ascoltato ciò che Silvio Berlusconi, forse l'ultimo e unico vero leader della Seconda Repubblica (il cui unico vero errore fu di sdoganare missini e leghisti), diceva e scriveva già il 9 maggio 2015, in una lettera, sul Corriere della Sera, riportata anche sul suo profilo Facebook:

Caro direttore, l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”.

E proseguiva, fra le altre cose, scrivendo: “È vero, con la Russia ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina. Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro Mosca”.

Egli peraltro, nel febbraio 2023, affermò: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

Inascoltato anche e soprattutto dai suoi, che hanno fatto e continuano a fare l'opposto di ciò che egli disse e promosse.

Suoi che, come i post-comunisti (PD and Co.) e i loro alleati, non hanno minimamente una politica estera seria e chiara, come diversamente Berlusconi proponeva: multipolare, dialogante, con un Occidente che – pragmaticamente – arginasse ogni forma di estremismo.

Anche relativamente al Medio Oriente, l'UE, non ha una politica seria e coerente, quando sarebbe invece necessario lavorare, anche lì, per una mediazione, per riconoscere lo Stato della Palestina, lottare contro il terrorismo, per il rilascio degli ostaggi e arginare governi che bombardano i civili.

Non ne parliamo, poi, della questione dei dazi, ove, ancora una volta, la dirigenza UE si è inchinata ai desiderata del Presidente USA di turno.

Un Trump che, peraltro, oggi dice una cosa, poi ne fa un'altra e... chissà, ne farà e dirà altre ancora, dimostrando assai poca coerenza e molta inconsistenza nella sua leadership.

Del resto, anche i bambini sanno che i dazi sono un danno economico per tutti e, nel medio-lungo periodo, finiranno per ritorcersi contro gli stessi USA.

In tempi di globalizzazione, di e-commerce, di Intelligenza Artificiale, del resto, nessun Paese è e può essere autosufficiente. Ogni divisione ideologica è, dunque, controproducente e profondamente sciocca.

L'arroccamento su posizioni ideologiche, estremiste, vetero-conservatrici, assunte dalla dirigenza di USA e UE, appare tanto assurdo quanto profondamente controproducente.

Il già Ministro degli Esteri Gianni De Michelis (dal 1989 al 1992), che ebbi l'onore di conoscere una ventina di anni fa, riconobbe tanto la necessità di integrare la Russia nel sistema europeo, quanto riconobbe l'importanza del nuovo corso socialista riformista intrapreso dalla Repubblica Popolare Cinese, da Deng Xiaoping in poi.

Ovviamente inascoltato, se pensiamo anche che fu ingiustamente travolto, come accadde a molti politici della sua epoca e generazione, nell'ambito della falsa rivoluzione di Tangentopoli.

Da allora in poi, sappiamo com'è andata.

Il socialismo, in Italia e Europa, è pressoché scomparso. In Italia sono stati sdoganati post-fascisti e post-comunisti (che hanno ampiamente malgovernato il Paese e che ben presto sono diventati fondamentalisti atlantisti). I partiti democratici di Centro-Sinistra (l'unico, vero e inimitabile, non certo il caravanserraglio del PD and Co.), sono stati completamente distrutti e sono scomparsi (lasciamo stare i cespuglietti che oggi si richiamano ad alcuni di quei gloriosi partiti della gloriosa Prima Repubblica...).

Mentre i Paesi BRICS crescono e lavorano per un nuovo ordine multipolare, più equo e più giusto, noi siamo ancora fermi alla mentalità da Guerra Fredda.

Alle guerre economiche e agli inutili riarmi.

Quando, diversamente, sarebbe necessario un mondo più unito, con un'unica alleanza militare globale (come peraltro proposto recentemente anche dal Presidente socialista colombiano Gustavo Petro) e magari anche con un'unica moneta mondiale, come teorizzato dall'ottimo prof. Giancarlo Elia Valori (egli in particolare, in un suo interessante articolo scrisse: quando tutte le persone avranno coscienza di essere uguali, e di avere parità di condizioni economiche e benessere, potrebbe essere possibile unificare la moneta mondiale. Un’unica moneta come frutto di un’acquisizione prima di tutto umana e psicologica, e solo dopo di fattori macro- o microeconomici”).

Le sfide che abbiamo davanti sono molto serie e un mondo diviso non potrà che aggravarle e renderle sempre più impervie.

Con l'Intelligenza Artificiale, adeguatamente governata, potremmo avere un valido supporto per il comparto sanitario e della sicurezza interna e internazionale.

Ma senza una classe dirigente all'altezza, tutto ciò potrebbe essere vanificato.

Non saranno gli estremismi, i fondamentalismi, gli arroccamenti ideologici nei quali si è infilato il cosiddetto Occidente che potranno esserci d'aiuto.

L'Europa unita (se mai lo sia stata davvero), ha smesso da tempo di essere quel baluardo di equilibrio, ragionevolezza, pragmatismo, welfare. Ma si è trasformata nel suo contrario.

Diversamente, tale ruolo, è stato assunto dalla Repubblica Popolare Cinese del socialista riformista Xi Jinping, che, con moderazione e ragionevolezza, promuove una “comunità umana dal futuro condiviso”, sostenendo il Sud del Mondo, dialogando e commerciando con tutti e gettando acqua sul fuoco dei conflitto globali.

Anche il Brasile del socialista Lula, sta svolgendo un ruolo simile. Il Presidente Lula, anche recentemente, ha ribadito peraltro la necessità di diffondere democrazia, affermando al summit di Santiago del Cile, del 21 luglio scorso: “In questo momento in cui l'estremismo sta cercando di far rivivere pratiche interventiste, dobbiamo agire insieme. Difendere la democrazia non è responsabilità esclusiva dei governi; richiede la partecipazione attiva del mondo accademico, dei parlamenti, della società civile, dei media e del settore privato”.

Più democrazia, più investimenti nel welfare, nel comparto sanitario, nell'Intelligenza Artificiale (per il benessere della comunità, non per i giochini da smartphone), più cooperazione internazionale. Più meritocrazia nella selezione della classe dirigente.

Più sinergia con i Paesi BRICS e meno dipendenza e sudditanza nei confronti degli ideologici USA.

Di questo avremmo necessità.

Mi spiace, come spesso mi accade, scrivere nelle conclusioni che sono molto, molto pessimista in merito.

Perché, purtroppo, credo che si proseguirà inesorabilmente, invece, nell'ideologismo e nel fondamentalismo controproducente nel quale ci si è già infilati e tutto ciò finirà per disgregare l'Europa e non per unirla. Per impoverirla e non per migliorare le condizioni dei suoi cittadini.

Per svenderla e non per renderla parte di una comunità globale, nell'ambito della quale prosperare, assieme a tutti gli altri Paesi del mondo.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 aprile 2025

Vertice dei Paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Unità nel nome dell'integrazione, della cooperazione e dell'opposizione alle misure unilaterali imposte dagli USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 9 aprile scorso si è concluso, a Tegucigalpa, capitale dell'Honduras, il nono vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC).

Nell'ambito di tale vertice, il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva (che il 9 maggio prossimo si recherà in Russia per partecipare alle celebrazioni dell'80esimo anniversario della vittoria dell'URSS contro la Germania nazista e il 12 e 13 in Cina, per il vertice Cina-CELAC), ha affermato che “L'America Latina e i Caraibi stanno attraversando uno dei momenti più critici della loro Storia. Abbiamo fatto molta strada per consolidare i nostri ideali di emancipazione; abbiamo abolito la schiavitù e superato le dittature militari. Ora, la nostra autonomia è di nuovo in gioco. Il momento richiede che mettiamo da parte le nostre differenze. I tentativi di ripristinare vecchie egemonie incombono sulla regione. La Storia ci insegna che le guerre commerciali non hanno vincitori”.

Il Presidente socialista Colombiano, Gustavo Petro, ha invitato i Paesi che compongono il CELAC, a unirsi contro la politica dei dazi imposta dagli USA, spiegando anche che, oggi, esistono solamente due strade per risolvere i conflitti: o con il multilateralismo o con la solitudine, ovvero l'isolazionismo. Egli ha puntato il dito anche contro la politica migratoria di Trump, affermando: “L'agenda della solitudine propone di trattare il migrante come un criminale. I migranti non dovrebbero arrivare in catene nella nostra terra, perché se accettiamo un singolo migrante in catene, non solo torniamo ai tempi di Torrijos, ma torniamo a quando i primi barconi carichi di africani arrivarono in catene”.

Concorde il Presidente socialista cubano, Miguel Diaz-Canel, il quale ha sottolineato la necessità dei Paesi latinoamericani e caraibici di unirsi: “La gravità di questo momento di minacce moltiplicate esige la moltiplicazione delle forze unitarie. Solo l'unità può salvarci. Non ritardiamo oltre l'integrazione sognata e combattuta, da Bolívar a oggi, dai figli e dalle figlie più coraggiosi della Nostra America”.

Anche la Presidentessa socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, ha affermato la necessità dell'unità dei Paesi del CELAC, per rivendicare la propria sovranità e il proprio benessere economico: “Oggi più che mai è un buon momento per riconoscere che l’America Latina e i Caraibi hanno bisogno di unità e solidarietà tra i loro governi e popoli, per rafforzare una maggiore integrazione regionale, sempre nel quadro del rispetto reciproco e dell’osservanza della sovranità e dell’indipendenza”.

Al vertice ha portato i suoi saluti anche il Presidente cinese Xi Jinping, il quale ha elogiato la ricerca di indipendenza, autosufficienza e forza che hanno sempre caratterizzato i Paesi del CELAC, parte importante del Sud del mondo. Egli ha altresì sottolineato che quest'anno, la Cina, ospiterà a Pechino la quarta riunione ministeriale del Forum Cina-CEALC, al fine di discutere di come promuovere sviluppo e cooperazione.

Il vertice dei CELAC si è concluso con una Dichiarazione firmata da 30 dei 33 Stati membri.

Gli unici a non votarla sono stati i Paesi guidati dalla destra liberal capitalista filo-statunitense, ovvero da Argentina e Paragauay, ma anche il Nicaragua socialista di Ortega, il quale non l'ha firmata in quanto, nel documento, non è presente una dichiarazione esplicita di difesa di Cuba e Venezuela, oltre che una condanna dichiarata del genocidio del popolo palestinese in Medio Oriente.

I punti cardine della Dichiarazione del vertice sono stati: il rifiuto delle misure coercitive unilaterali imposte dagli USA; l'adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite, al diritto internazionale, alla democrazia, al multilateralismo, ai diritti umani, all'autodeterminazione dei Paesi e alla sovranità e integrità territoriale; unire gli sforzi al fine di garantire che un cittadino dell'America Latina e dei Caraibi sia nominato prossimo Segretario Generale del'ONU; sostegno ad Haiti, preda di gang criminali e le congratulazioni all'Honduras quale presidente pro-tempore dei CELAC

Luca Bagatin

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martedì 22 aprile 2025

Dazi e problemi nazionali per Trump. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori


Il popolo americano non sosterrà la politica tariffaria del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, che alla fine fallirà. Lo ha affermato poco tempo addietro durante un briefing il rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, le sue parole sono state riportate dalla Reuters: «La causa degli Stati Uniti d’America non riceverà il sostegno popolare e si concluderà con un fallimento», ha osservato il diplomatico.
Pechino non ha alcun interesse in una guerra commerciale, ma non avrà timore se Washington continuerà a minacciare tariffe, ha affermato Lin Jian. Ha inoltre sottolineato che la Repubblica Popolare della Cina «non resterà a guardare e non permetterà che vengano violati i legittimi diritti e interessi del popolo cinese».
La tradizione politica degli Stati Uniti d’America prevede che un nuovo presidente goda di una sorta d’indulgenza nelle critiche delle sue azioni nei primi cento giorni dopo l’insediamento. Questa regola, tuttavia, non ha funzionato nel caso del 47° presidente: i suoi oppositori sono pronti ad adottare immediatamente misure ostili contro qualsiasi iniziativa del capo della Casa Bianca.
La guerra dei dazi ha una vittima, e non è solo la Cina fra le più colpite. E Trump non ha deluso i suoi nemici, cominciando fin dai primi giorni a bruciare a ferro e fuoco l’eredità del Partito Democratico: ha vietato la precedente politica statale che incoraggiava la “diversità di genere” e il cambio di sesso per i minori, ha ripulito l’apparato statale, l’esercito e i servizi speciali dai sostenitori del governo precedente e ha anche chiuso due organizzazioni che promuovevano l’agenda del governo precedente nel mondo: l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e Voice of America. La Casa Bianca non ha nemmeno provato a riportarli sotto controllo. Queste organizzazioni erano necessarie nell’era della globalizzazione, che non ha soddisfatto le aspettative statunitensi e che stanno chiudendo a causa della sua inutilità, a parere di Trump.
Tuttavia, tutte le iniziative volte a riorganizzare la burocrazia statunitense non hanno ancora prodotto risultati significativi in termini di semplici risparmi. Anche il tentativo di ridurre significativamente la spesa pubblica ordinaria senza aumentare la tensione sociale non ha prodotto alcun risultato.
Trump è costretto a risolvere il problema del deficit di bilancio, ma invece di ricorrere alle riserve interne, ha deciso di rimandare a quelle esterne. La dichiarazione di una guerra commerciale contro la Cina mira, tra le altre cose, a risolvere due compiti principali: contenere lo sviluppo del principale avversario geopolitico e intimidire gli altri Paesi, costringendoli ad accettare modifiche nelle condizioni del commercio internazionale e quindi a ricostituire il bilancio degli Stati Uniti d’America.
Durante la campagna elettorale per le presidenziali, Donald Trump ha promesso di migliorare significativamente la situazione economica dei cittadini statunitensi, in particolare riducendo i prezzi dell’energia, dei medicinali e dei prodotti alimentari. Si è trattato di puro populismo, ma queste sono le leggi del genere politico statunitense: senza ingannare la parte più credulona dell’elettorato, è impossibile vincere le elezioni presidenziali. Ma questi elettori si disilludono dei politici con la stessa rapidità con cui ne sono rimasti affascinati.
Nei primi giorni successivi all’insediamento del 47° presidente degli Stati Uniti d’America, il 50% degli intervistati ha sostenuto le sue azioni, mentre il 44% si è opposto. A metà marzo, il numero di coloro che approvavano e di coloro che disapprovavano l’operato di Trump era uguale, e oggi il 50% dei cittadini statunitensi disapprova il suo operato come presidente, mentre il 47% continua ad approvarlo.
Allo stesso tempo, i sostenitori del Partito Democratico sono diventati più attivi, uscendo dal coma seguito al K.O. subito alle elezioni parlamentari e presidenziali dello scorso novembre. Già si sono svolte proteste in tutti i cinquanta stati con lo slogan comune “Giù le mani!”: i dimostranti chiedevano a Trump di non tagliare i programmi sociali, di smettere di deportare gli immigrati illegali, di smettere di licenziare i dipendenti federali e di restituire il sostegno governativo al movimento transgender. Sebbene il numero complessivo di proteste in tutto il Paese fosse di 1.400, esse hanno attirato solo circa mezzo milione di persone. La manifestazione più grande ha avuto luogo a Washington, dove ora ci sono molti ex funzionari disoccupati arrabbiati con Trump, ma anche lì si sono radunate circa 20mila persone.
L’idea di mettere Trump sotto accusa continua a ripresentarsi al Congresso degli Stati Uniti d’America. Particolarmente persistente è il membro più turbolento della Camera dei rappresentanti del Partito Democratico, il pastore protestante nero Albert Leornes ‘Al’ Green, che a marzi fa è stato scortato fuori dall’aula del Congresso dalle guardie di sicurezza per aver tentato di interrompere il discorso del presidente. Tuttavia, l’inquilino della Casa Bianca ha un paio di assi nella manica. Di recente ha affermato che gli ordini esecutivi del presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden per graziare suo figlio Hunter Biden e una serie di funzionari a lui vicini utilizzavano un facsimile anziché una firma normale. E questo presumibilmente li rende non validi. Ciò significa che l’attuale presidente ha lasciato intendere ai vertici del Partito Democratico che non hanno problemi personali, a patto che restino seduti in silenzio in assemblea. Le prospettive di una rivolta parlamentare sembrano quindi scarse.
Gli oppositori di Trump potrebbero aver fatto una falsa partenza dimostrando che il programma anti-Trump non trova sostegno nemmeno tra la maggioranza dei sostenitori del Partito Repubblicano. La maggior parte degli statunitensi, pur essendo leggermente delusa da Trump, è comunque più o meno soddisfatta della propria situazione economica. A marzo, gli Stati Uniti d’America hanno creato 228 mila nuovi posti di lavoro (previsione: 140 mila) e l’inflazione annuale è scesa al 2,8% (previsione: 3%), il dato più basso da marzo 2021.
Tuttavia, quando i dazi di Trump faranno aumentare i prezzi delle importazioni e i dazi di ritorsione causeranno un calo delle esportazioni americane, le proteste potrebbero acquisire un’ampia base sociale e diffondersi ulteriormente. Ma se alla Casa Bianca viene in mente l’idea di risolvere il deficit di bilancio aumentando drasticamente le tasse, il malcontento pubblico sarà ancora più grave.
Mentre per le strade tutto è calmo, Trump continua ad apportare importanti trasformazioni nello Stato profondo. Ad Elon Musk è stato assegnato un incarico come consigliere esterno alla Casa Bianca, ma è diventato di fatto il capo del Dipartimento per l’efficienza governativa (Department of Government Efficiency: DOGE), che ha il compito di mettere ordine nella spesa pubblica prevenendo casi di appropriazione indebita di fondi di bilancio, sospendendo i finanziamenti per programmi governativi insensati e licenziando dipendenti pubblici non necessari. Musk aveva inizialmente annunciato l’intenzione di tagliare la spesa federale di due trilioni di dollari all’anno, ma in seguito aveva rivisto il suo obiettivo a un trilione di dollari.
Una volta che i dazi di Trump faranno aumentare i prezzi delle importazioni e i dazi di ritorsione causeranno un calo delle esportazioni statunitensi, le proteste negli Stati Uniti d’America potrebbero acquisire un’ampia base sociale.
In due mesi, 280.000 dei tre milioni di dipendenti pubblici (esclusi i due milioni di militari e gli impiegati delle Poste) sono stati licenziati, fatto che gli oppositori di Trump hanno cercato di dipingere come qualcosa senza precedenti e che minacciava il collasso del governo. Tuttavia, la storia degli Stati Uniti d’America conosce esempi di tagli più radicali. Ad esempio, l’amministrazione del presidente democratico Bill Clinton ha tagliò 400mila dei 2,2 milioni di dipendenti pubblici, senza che ciò abbia avuto alcun effetto sull’efficienza dell’apparato governativo.
È interessante notare che la rivoluzione del personale di Trump sta incontrando resistenza non solo da parte dell’opposizione, ma anche da parte di membri del governo. Così, è venuto alla luce il conflitto tra Elon Musk e il Segretario di Stato Marco Antonio Rubio, di origini cubane, che non voleva ridurre il personale del Dipartimento di Stato. A proposito, questo ufficio statunitense di “gestione mondiale” impiega circa 70mila persone.
Alla fine, Trump si è schierato con Rubio, dichiarando che la decisione finale sulla riduzione del numero dei dipendenti del dipartimento sarebbe stata presa dal capo dello stesso dicastero. Ebbene, quale ministro vorrebbe ridurre il numero dei suoi dipartimenti e quindi il proprio peso amministrativo?
Trump, impedendo a Musk di effettuare tagli davvero su larga scala, sta molto probabilmente seguendo questa logica, temendo che una forte riduzione del numero di funzionari federali finisca per ridurre il peso del potere presidenziale nel Paese.
Inoltre, il capo della Casa Bianca ha le sue idee su come addestrare lo “Stato profondo”. I suoi rappresentanti temono molto di Musk, il che significa che Trump sta interpretando il ruolo del poliziotto buono, contando sul fatto che i funzionari sviluppino la sindrome di Stoccolma. Invece di bombardamenti a tappeto, la Casa Bianca preferisce effettuare attacchi mirati contro i dipendenti sleali.
Secondo il DOGE, il dipartimento ha già fatto risparmiare al governo 140 miliardi di dollari. Ma allo stesso tempo, solo a febbraio di quest’anno, il deficit di bilancio federale ammontava a 307 miliardi di dollari, il 3,7% in più rispetto a febbraio 2024. Pertanto, è ancora troppo presto per parlare di grandi successi del DOGE.
Il suo capo, Elon Musk, è chiaramente infastidito dal fatto che Trump lo abbia strappato al mondo degli affari e gli abbia affidato un compito che Trump stesso sta impedendo di attuare. Ma Trump non aveva bisogno di risultati da Musk, aveva bisogno di pubbliche relazioni, come il recente utilizzo di aerei militari per deportare gli immigrati illegali dagli Stati Uniti d’America. Far volare degli immigrati clandestini su un aereo da trasporto militare C-17 verso il Guatemala costava cinque volte di più che volare in business class: era terribilmente inefficiente, ma era una bella notizia.
Donald Trump ha dichiarato pubblicamente che Elon Musk potrebbe lasciare il servizio governativo a fine maggio secondo l’AP/TASS. Ecco perché oggi il rapporto tra Trump e Musk si sta deteriorando sotto gli occhi di tutti. A fine marzo 2025, il presidente degli Stati Uniti d’America ha dichiarato pubblicamente che Musk avrebbe potuto lasciare l’incarico governativo alla fine di quel mese e tornare a gestire le sue numerose attività.
È ormai chiaro che Donald Trump non è disposto a prendere scorciatoie per ridurre il deficit di bilancio, soprattutto se ciò comporta dei costi politici. Ad esempio, il presidente non sta cercando di tagliare i costi dell’assistenza sanitaria, che assorbono un terzo delle spese del bilancio federale, nonostante abbia adottato misure simili all’inizio del suo primo mandato presidenziale. Trump punta sulla stabilità sociale. Tra appena un anno e mezzo si terranno le elezioni di medio termine per il Congresso e, con un forte aumento del numero di persone insoddisfatte, i democratici potrebbero prendere il controllo di entrambe le camere del parlamento, soffocando sul nascere la “rivoluzione” trumpista.
In queste condizioni, il commercio estero è diventato il principale ambito di trasformazione. Durante la campagna elettorale, Trump ha continuato a creare l’immagine di un nemico economico straniero che «approfittava dei nostri scambi commerciali», concentrandosi in particolare sulla Cina. La disequità, secondo Trump, consisteva nell’uso di una vasta gamma di barriere non tariffarie, ad esempio la manipolazione del tasso di cambio o la tassazione delle importazioni in aggiunta ai dazi sotto forma di imposte ordinarie. Trump non ha però specificato che le regole della globalizzazione sono stabilite dagli stessi Stati Uniti d’America. Ha preferito concentrarsi sul risultato negativo, rappresentato da un enorme deficit commerciale.
Il grado di intensità delle passioni anti-cinesi alla Casa Bianca è dimostrato dalla recente dichiarazione del capo del Pentagono, Pete Hegseth, il quale, accusando la Cina di ambizioni militari globali e di desiderio di militarizzare lo spazio, ha anche affermato l’assurdità para-razzista che «i pescatori cinesi stanno rubando cibo ai Paesi dell’emisfero occidentale». Seguendo questa logica, dovremmo aspettarci che gli statunitensi accusino i cinesi di rubare l’ossigeno agli Stati Uniti d’America perché pure in Cina la gente respira.
Imponendo tariffe elevate alla Cina, all’Unione Europea, al Giappone, alla Corea del Sud e a numerosi altri Paesi, Trump ha agito secondo uno scenario pianificato in precedenza, che prevedeva originariamente il proseguimento della guerra commerciale solo con la Cina. Ad esempio, la Casa Bianca ha giustificato la sospensione per 90 giorni dell’aumento delle tariffe doganali nei confronti di tutti i Paesi, eccetto la Cina, con il fatto che non sono state prese misure di ritorsione contro gli Stati Uniti d’America e si è chiesto di avviare negoziati. Tuttavia, non è così: l’UE ha annunciato tariffe di ritorsione, ma Trump ha scelto di ignorarle e di continuare ad agire secondo il piano pre-approvato in funzione anticinese. Se gli Stati Uniti d’America adottassero politiche commerciali contro la Cina e l’UE, ciò potrebbe contribuire a formare un’alleanza sino-europea anti-statunitense, alla quale altri Paesi danneggiati da Washington sarebbero lieti di aderire.
Ma anche dopo la “generosa” riduzione dei dazi contro l’UE dal 20 al 10%, la deriva dimostrativa degli europei verso la Cina è continuata. La stampa ha così appreso che la Cina e l’UE hanno concordato di avviare i negoziati per l’abolizione dei dazi UE sui veicoli elettrici cinesi. È stato anche annunciato che a luglio i leader dell’UE si recheranno a Pechino per un vertice con il presidente cinese Xi Jinping.
Washington e Pechino hanno continuato a scambiarsi tariffe doganali con apparente superficialità, con il risultato che venerdì sera, 11 aprile, le tariffe statunitensi sui prodotti cinesi ammontavano al 145%, mentre la Cina ha aumentato le tariffe sulle importazioni statunitensi al 125%. A questo livello di tariffe, il commercio reciproco perde significato, dovremmo aspettarci la sua completa cessazione e possiamo cominciare a calcolare le perdite reciproche.
Entro la fine del 2024, il volume degli scambi commerciali tra Stati Uniti d’America e Cina (secondo l’Amministrazione generale delle dogane della Repubblica Popolare Cinese) ammontava a 688,28 miliardi di dollari, di cui 163,62 miliardi di dollari di esportazioni statunitensi verso la Cina e 524,66 miliardi di dollari di esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti d’America.
Ma se valutiamo i rischi politici, questi sono più elevati per gli Stati Uniti d’America. Il consumatore statunitense è da tempo viziato dall’abbondanza dei beni e viziato dalla loro reperibilità, e qualsiasi peggioramento, anche minimo, della sua situazione finanziaria si rifletterà sicuramente alle prossime elezioni. Se consideriamo che il Paese proporzionalmente con più obesi al mondo è Nauru con il 71,7% degli abitanti (19,3 kmq; 12.623 ab.), il secondo sono gli Stati Uniti d’America 9.833.520 kmq e 340.110.988 di cui due terzi sono potenziali elettori sovrappeso.
Elon Musk ha iniziato una ribellione pubblica contro la guerra commerciale appena iniziata, permettendosi di insultare pubblicamente il consigliere economico capo della Casa Bianca, Peter Kent Navarro, che è un sostenitore dell’introduzione dei dazi.
La risposta di Trump, tuttavia, è stata dura. Poco dopo, durante una riunione del suo gabinetto alla presenza di Musk, dichiarò: «Non ho affatto bisogno di Elon, mi piace e basta. Ha fatto un ottimo lavoro. Non mi serve la sua Tesla. Sai cosa ci faccio? La lascio guidare a quelli in ufficio».
I dazi sono stati osteggiati anche dal famoso economista americano Jeffrey Sachs, professore alla Columbia University, il quale ha affermato che «se i dazi hanno lo scopo di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti d’America, falliranno» e ha promesso che tali misure porteranno ad una diminuzione della competitività degli Stati Uniti d’America e del tenore di vita dei cittadini.
Ma per Trump questo ragionamento è simile a quello di un giocatore di scacchi che spiega che un pugile non potrà mai batterlo. Il capo della Casa Bianca capisce perfettamente che le difficoltà temporanee sono inevitabili e mette in guardia i cittadini statunitensi al riguardo. «Eravamo delle ‘vittime’ stupide e indifese, ma questo non accadrà più. Stiamo riportando in vita posti di lavoro e imprese come mai prima d’ora. Sono già stati investiti più di cinquemila miliardi di dollari, e questa cifra sta crescendo rapidamente! Questa è una rivoluzione economica e vinceremo! Tenete duro, non sarà facile, ma il risultato finale sarà storico», ha scritto Trump sui suoi social media. Andra così, oppure no?

Giancarlo Elia Valori

martedì 15 aprile 2025

I recenti sviluppi e le reazioni mondiali ai dazi di Trump. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori


Da quando il presidente degli Stati Uniti d’America Trump ha annunciato il 9 aprile, ora della costa orientale, che «l’applicazione delle tariffe reciproche di tutti i paesi sarà sospesa come inizialmente previsto (temporaneamente al 10%) per 90 giorni», e che «la Repubblica Popolare della Cina è un’eccezione e i dazi saranno aumentati al 124% (escluse le cosiddette tariffe punitive aggiuntive del 20% come il Fentanyl Act)», il Consiglio di Stato e il sistema diplomatico cinesi sono rimasti in silenzio per più di 37 ore (durante le quali solo pochi ministeri e commissioni hanno emesso “avvisi di viaggio” e “avvisi di studio all’estero” negli Stati Uniti d’America, o hanno affermato attraverso i media ufficiali che «a tutti i film statunitensi di Hollywood sarà vietata l’uscita in Cina»), e poi hanno finalmente rilasciato una risposta ufficiale.
La Commissione tariffaria del Consiglio di Stato cinese ha emesso un annuncio: che a partire dal 12 aprile, l’aliquota tariffaria su tutti i beni importati provenienti dagli Stati Uniti d’America aumenterà dall’84% al 125%. I contenuti specifici sono i seguenti:
1. Adeguare l’aliquota tariffaria aggiuntiva stabilita nell’«Annuncio n. 5/2025 della Commissione tariffaria del Consiglio di Stato sull’adeguamento delle misure tariffarie aggiuntive sulle merci importate originarie degli Stati Uniti d’America» dall’84% al 125%. Con l’attuale livello tariffario, non esiste alcuna possibilità che i prodotti statunitensi esportati in Cina vengano accettati dal mercato. Se gli Stati Uniti d’America continueranno a imporre dazi sui prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti d’America, la Cina li ignorerà.
2. Le altre questioni saranno attuate in conformità col predetto Annuncio.
In merito ad altri Paesi va detto che secondo l’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti d’America, nel 2024 sono stati venduti all’India beni per un valore di 41,8 miliardi di dollari, mentre sono stati acquistati beni per un valore di 87,4 miliardi di dollari. Pertanto, il deficit commerciale degli Stati Uniti d’America con questo Paese ammonta a 45,6 miliardi di dollari. Il deficit commerciale degli Stati Uniti d’America con l’Unione Europea è stato di 235,6 miliardi di dollari lo scorso anno, ma il problema più grande nella bilancia commerciale di Washington è, ovviamente, la Repubblica Popolare della Cina, con cui il deficit è il più elevato, attestandosi a 295,4 miliardi di dollari nel 2024. Ciò significa che la Cina vende agli Stati Uniti d’America beni per un valore tre volte superiore a quello delle importazioni dagli Stati Uniti d’America, e questa tendenza non cambia da molti anni.
Per compensare il deficit commerciale, secondo la logica di Trump, è sufficiente semplicemente aumentare le tariffe sui beni importati e utilizzare i proventi di queste tasse per compensare le perdite derivanti da scambi commerciali ineguali.
Perché Trump ha deciso di utilizzare lo strumento dei dazi? Perché, in base all’Art 232 del Trade Expansion Act dell’11 ottobre 1962, il presidente ha il potere di imporre tariffe di propria iniziativa nel caso di una situazione che minaccia la sicurezza nazionale. Trump non ha bisogno che il Congresso approvi queste decisioni, quindi è stato particolarmente desideroso di sfruttare questa disposizione.
Subito dopo il discorso pronunciato da Trump il 2 aprile al Rose Garden della Casa Bianca, in cui si parlava di prezzi e dazi per il mondo, il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che non ci sono vincitori nelle guerre commerciali e ha invitato gli Stati Uniti d’America a revocare immediatamente i dazi. L’8 aprile il governo cinese ha rafforzato la sua posizione diplomatica e ha affermato che avrebbe combattuto fino alla fine.
Per sostenere le proprie esportazioni, la Cina ha fatto ricorso a una mossa tipica: il deprezzamento dello yuan. Il 10 aprile la Banca Popolare Cinese ha tagliato moderatamente il suo tasso di interesse chiave, indicando che l’autorità di regolamentazione è pronta a indebolire gradualmente lo yuan per sostenere le esportazioni.
L’11 aprile, durante una visita in Spagna, il leader cinese Xi Jiping ha affermato che la Cina non teme pressioni ingiuste da parte di Trump. In una conversazione con il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, egli ha affermato che andare controcorrente rispetto al mondo significa isolarsi . Xi Jiping ha anche proposto che l’Unione Europea unisca le forze per contrastare Washington.
Il Partito Comunista Cinese potrebbe impegnarsi in uno scontro a lungo termine e subire deliberatamente perdite per la sua economia. La Cina ha un’economia gestita amministrativamente, non c’è scelta, nemmeno per quanto riguarda gli affari. Sarà come deciderà il partito, ha affermato una fonte sul mercato internazionale delle apparecchiature energetiche, con esperienza sia nel mercato cinese che in quello europeo.
L’Unione Europea ha assunto una posizione meno militante, ma il 9 aprile gli Stati membri dell’UE hanno comunque sostenuto la proposta della Commissione europea di introdurre contromisure nella politica doganale contro gli Stati Uniti d’America. Si è trattato di una risposta ai dazi già imposti da Washington sull’acciaio e sull’alluminio europei a marzo.
Tuttavia, questa decisione è sembrata più un avvertimento o un oggetto di contrattazione diplomatica, poiché, come riportato nella dichiarazione della Commissione europea, dovrebbe entrare in vigore solo dal 15 aprile (dopo aver superato le procedure burocratiche) e a condizione che non si raggiungesse un accordo.
Il 10 aprile, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto con favore la decisione di Trump di sospendere l’azione e ha affermato che anche l’Unione Europea avrebbe sospeso le sue contromisure per 90 giorni. «Vogliamo dare una possibilità ai negoziati. Se non ci soddisfano, entreranno in vigore le nostre contromisure», ha affermato.
La guerra commerciale globale porterà innanzitutto all’interruzione delle catene di approvvigionamento di molti beni, poiché oggi è quasi impossibile trovare un prodotto i cui componenti siano tutti realizzati in un unico Paese. Lo stesso mercato statunitense dipende dalla fornitura di componenti, materie prime, risorse energetiche e simili dall’estero.
Per produrre un’auto, il metallo viene acquistato in un Paese, il motore viene assemblato in un altro, l’intera auto viene assemblata in un Paese terzo, e quindi il commercio globale alimenta una parte significativa dei processi produttivi e commerciali. La politica di Trump non solo interrompe alcuni aspetti degli scambi, ma anche le catene commerciali.
Pure va detto che la guerra commerciale peggiorerà gli attuali problemi economici globali. Il dazio sulle importazioni di merci cinesi negli Stati Uniti d’America non viene pagato dall’azienda produttrice (fabbrica cinese), ma dal fornitore che acquista la merce da questa fabbrica e la porta in un porto statunitense sull’Oceano Pacifico.
Per compensare l’impatto dei dazi, il fornitore chiederà alla fabbrica di abbassare il prezzo (danno per la Cina), ma allo stesso tempo aumenterà il prezzo per il consumatore statunitense (danno per gli Stati Uniti d’America).
Un dazio è sempre un’arma a doppio taglio . Se ti escludi da un prodotto, in primo luogo, punisci i tuoi consumatori, perché non possono consumare ciò che desiderano a un prezzo inferiore, e in secondo luogo, provochi l’inflazione negli stessi Stati Uniti d’America.
Aliquote tariffarie pari o superiori al 100% raddoppierebbero teoricamente il prezzo dei beni sul mercato statunitense, ma in pratica ciò è impossibile perché nessuno acquisterebbe i beni a quel prezzo. Ad esempio nel mercato dei prodotti in plastica, dazi così elevati equivalgono sostanzialmente a bloccare o limitare significativamente il commercio. Per sostenere questa idea, il 9 aprile l’Organizzazione mondiale del commercio ha affermato che il commercio tra Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare della Cina potrebbe diminuire dell’80%.
Un’ulteriore conseguenza delle dure politiche di Trump sarà una crisi di fiducia negli Stati Uniti d’America come partner affidabile, soprattutto da parte dell’Unione Europea. L’ottimismo riguardo alle future decisioni di politica economica è stato minato. Non vi è alcuna garanzia che ciò non accada di nuovo (ossia un altro aumento dei dazi). Buoni rapporti diplomatii e relazioni non conflittuali a livello bellico, ormai non sono più una garanzia per non subire conseguenze. I rischi corrispondenti sono già inclusi nei calcoli e nelle analisi degli esperti.
Le azioni di Trump mirano di fatto a distruggere l’intero sistema commerciale mondiale. È bene notare notare che prima dei dazi il commercio globale si basava sul principio di minimizzazione delle restrizioni tariffarie e non tariffarie, ma Trump ha imboccato la strada del rigido protezionismo.
Inoltre, questo protezionismo non si basa su un principio economico, ma politico. L’introduzione di dazi differenziati per i diversi Paesi è un approccio puramente politico, a prescindere dalle considerazioni economiche utilizzate per giustificarlo; e va aggiunto che il principale risultato che Trump ha già ottenuto è stato quello di minare la fiducia, ch’è la base del commercio.
Non si sa se Trump riuscirà a eliminare il deficit commerciale, ma è già chiaro che una politica del genere colpirà tutti i paesi del mondo (compresi gli Stati Uniti d’America) e comporterà sempre più problemi economici. Lo dimostrano le previsioni delle principali banche d’investimento di Wall Street, che parlano già apertamente di una recessione economica mondiale e di una crisi globale nel prossimo futuro.

Giancarlo Elia Valori

giovedì 10 aprile 2025

“Mondializzazione nuovo paradigma di sviluppo multipolare”, nuovo convegno del prof. Giancarlo Elia Valori sulle opportunità della Cina e i pericoli dei dazi USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre l'incoerente Trump (non meno irresponsabile del suo predecessore Biden) si appresta a varare pesanti dazi contro una Cina che, in tutti questi anni, ha garantito libero commercio, pace e stabilità globali, il costruttore di dialogo e di ponti, prof. Giancarlo Elia Valori e la sua Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, hanno organizzato un importante convegno-workshop – il 9 e 10 aprile – in merito.

Quello tenutosi a Roma, in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, presso la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, dal titolo “Mondializzazione nuovo paradigma di sviluppo multipolare” - ed al quale sono stato presente nella prima giornata di lavori - è stato un convegno profondamente lungimirante e di scottante attualità, anche perché verteva proprio sulla cooperazione Cina-Europa-Italia e sulle relative opportunità.

A presiederlo, oltre al prof. Valori, il prof. Oliviero Diliberto, il quale ha dato la parola al Ministro Consigliere dell'Ambasciata cinese Li Xiaoyong.

Il Ministro Li ha sottolineato come la Repubblica Popolare Cinese sia impegnata, nei rapporti fra Cina-Italia, nella cooperazione pragmatica fra istituzioni e imprese. Una cooperazione fondata sul mutuo vantaggio.

Il Ministro ha altresì esaltato la figura dell'Imperatore romano Adriano, ricordando come egli fosse ispirato a valori fondanti quali la pace e la stabilità, che sono gli stessi valori della Cina moderna, basati su uno spirito di apertura e inclusività.

Egli ha affermato come i dazi USA contro la Cina e l'UE rappresentino una violazione delle regole del commercio internazionale. Per questo, la Cina, ha inteso varare delle adeguate contromisure.

Il Ministro Li ha sottolineato come occorra, diversamente dai dazi, costituire un nuovo ordine mondiale internazionale multipolare, fondato su cooperazione e sviluppo, come già sta avvenendo fra imprese italiane e cinesi.

Il Ministro ha altresì affermato che la Cina intende continuare ad aprirsi verso l'esterno, condividendo opportunità di sviluppo e promuovendo il libero commercio multilaterale.

Oltre a continuare a promuovere legami di amicizia fra Cina e Italia e fra Cina e UE.

Successivamente, è intervenuto l'Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative, Andrea Tobia Zevi, a nome e in rappresentanza del Comune di Roma.

L'Assessore Zevi ha elogiato il titolo del convegno, quale sprone per superare l'attuale momento storico nel quale viviamo. Promuovendo uno sviluppo multipolare.

Egli ha altresì sottolineato come le città, nel tempo, stiano acquisendo, sempre più, una loro centralità geopolitica. Visto che le relazioni fra gli Stati sembrano sempre più difficili, le città possono diventare delle realtà volte alla promozione della cooperazione.

Roma, ha affermato l'Assessore, è una città universale sotto diversi punti di vista e può favorire la costruzione di nuovi ponti fra Italia-Cina e Europa.

Ha poi preso la parola il Dr. Pietro Abate, in rappresentanza della Camera di Commercio di Roma, portandone i saluti e sottolineando come il prof. Giancarlo Elia Valori, più il tempo passa e più porta avanti tematiche di grande attualità.

Il prof. Valori ha dunque preso la parola, ricordando come i suoi legami di amicizia con la Repubblica Popolare Cinese risalgano al 1976. Fu allora che egli iniziò a comprendere, studiare e apprendere gli sviluppi di questa grande realtà millenaria, che ha saputo coniugare socialismo e confucianesimo, tradizione e innovazione.

Il prof. Diliberto è poi intervenuto facendo presente che il convegno organizzato dalla Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica e pensato diversi mesi fa, si svolge proprio in un momento storico cruciale e difficile.

Un contesto nel quale le grandi organizzazioni internazionali appaiono morte e gli equilibri usciti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sono stati stravolti. Così come sia la Corte Penale Internazionale, che il WTO, sembrano in profonda crisi, tanto quanto il diritto internazionale.

La forza, ha sottolineato il prof. Diliberto, si sostituisce alle regole. Il mondo si sta completamente ridisegnando.

Mentre gli USA sono diventati protezionisti, la Cina promuove il libero scambio.

Il prof. Diliberto ha ricordato come, in questo caos, purtuttavia, il Presidente cinese Xi Jinping abbia coniato una bellissima suggestione che si sostanzia nella frase “Costruire una comunità dal futuro condiviso”.

Ovvero, il futuro di ogni Paese è collegato a quello di ogni altro e, dunque, occorre lavorare, assieme, per costruire una comunità armoniosa, nella quale crescere assieme e realizzare una vita migliore per i popoli dei diversi Paesi.

Purtroppo, come rilevato da Diliberto, il mondo sembra andare nella direzione opposta. Una direzione confusa e priva di regole.

E' poi intervenuto il Cav. del Lavoro Dr. Marco Tronchetti Provera, il quale ha rilevato la lungimiranza del prof. Valori nella realizzazione di un convegno di tale portata. Egli ha altresì sottolineato come, oggi, la Cina sia la voce del mondo globale.

Una Cina che gli USA cercano di sfidare da molto tempo, ma con la quale, presto o tardi, saranno destinati a dover negoziare, anche perché l'economia USA rischia, con i dazi, di non crescere più.

E' positivo, secondo il Dr. Tronchetti Provera, che l'UE stia migliorando le relazioni con la Cina, per quanto l'UE – peraltro allargatasi in modo irrazionale - non abbia ancora creato le basi per unire le forze dei vari Paesi che la compongono. Ciò ha determinato una mancanza di governance comune.

Il Dr. Tronchetti Provera ha concluso il suo intervento, sottolineando come Pirelli abbia, da oltre vent'anni, un ottimo rapporto con le imprese e con le istituzioni cinesi e continuerà ad averlo.

Il prof. Diliberto è poi intervenuto facendo presente come l'UE, effettivamente, sia inesistente come soggetto politico. E come il riarmo attualmente proposto sia profondamente pericoloso, visto che finirà per riarmare in particolare una Germania che, in un domani nemmeno troppo lontano, potrebbe ritrovarsi al governo l'estrema destra neonazista dell'AFD. Con tutte le nefaste conseguenze del caso.

Successivamente è intervenuto il Dr. Zhuo Xian, Vice Direttore Generale del Centro di Ricerca e Sviluppo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese.

Il Dr. Zhuo ha sottolineato l'importanza di convegni come quello attuale, volti a denunciare una politica di dazi, quelli USA, che non si vedevano dagli Anni '30. Dazi che violano le regole del commercio internazionale e che danneggeranno l'economia di tutti. USA compresi.

Dazi che causeranno scompensi, sia per quanto riguarda l'inflazione, sia nel mondo del lavoro, con aumenti della disoccupazione e con il peggioramento delle condizioni dei lavoratori nel loro complesso.

Molti Paesi, ha sottolineato il Dr. Zhuo, si stanno rendendo conto di essere diventati eccessivamente dipendenti dal commercio USA. La Cina, diversamente, potrebbe svolgere un ruolo opposto, grazie a un mercato globale aperto al commercio.

Da grande fabbrica del mondo, dunque, la Cina potrebbe diventare un grande fornitore mondiale, secondo il Dr. Zhuo, anche grazie al fatto che il settore logistico cinese è più sviluppato rispetto a quello degli USA e ciò ha permesso alla Cina di sviluppare tecnologie a costi più contenuti.

La capacità di innovazione e di specializzazione, ha inoltre permesso alla Cina di sfornare, ogni anno, numerosi ingegneri specializzati in vari settori.

In Cina, ha sottolineato il Dr. Zhuo, si parla ancora di ulteriori aperture e riforme, in particolare per quanto concerne il commercio internazionale. In tal senso le istituzioni cinesi intendono perfezionare il loro sistema in modo da adattarsi, sempre più, alle regole internazionali in ambito commerciale.

Il prof. Diliberto, intervenuto dopo il CEO di Herzog Strategic, Ofer Sachs, che ha portato i suoi saluti, così come Zhao Jian, Vice Presidente del Gruppo Kelun, ha ricordato come il prof. Valori, che fu il primo a promuovere rapporti di amicizia fra la Repubblica Popolare Cinese e lo Stato di Israele, sia da sempre un costruttore di ponti. Un Pontefice, secondo l'antica definizione data agli antichi magistrati romani.

Ovvero un fautore di quella diplomazia parallela che cerca di far dialogare e unire realtà differenti fra loro per Storia, cultura, religione, ideologia. Per il bene comune e la pace globale.

Aspetti di cui avremmo assoluta necessità.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Il prof. Giancarlo Elia Valori e Luca Bagatin

lunedì 7 aprile 2025

L’alternativa del commercio cinese senza restrizioni all’ondata di protezionismo. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori


A fine dello scorso marzo Xi Jinping ha accolto con favore l’arrivo dei rappresentanti della comunità imprenditoriale internazionale e ha espresso apprezzamento per il loro impegno a lungo termine nella cooperazione con la Cina. Xi Jinping ha sottolineato che negli ultimi 70 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, e in particolare negli ultimi 40 anni di riforme e apertura, la Repubblica Popolare Cinese ha creato i “due miracoli” del rapido sviluppo economico e della stabilità sociale a lungo termine. Ciò è stato possibile grazie alla forte leadership del Partito Comunista e agli sforzi congiunti del popolo cinese. Era inoltre inscindibile dal sostegno e dall’aiuto della comunità internazionale, compresi i contributi forniti dalle imprese finanziate dall’estero in Cina. Grazie alle riforme e all’apertura, la Cina è riuscita a entrare rapidamente nel mercato mondiale e a stare al passo con i tempi. Un modo importante per raggiungere questo obiettivo è stato utilizzare attivamente il capitale straniero. Gli investimenti delle imprese straniere in Cina hanno stimolato la crescita economica e l’occupazione lavorativa del Paese, promosso il progresso tecnologico e gestionale e stimolato le riforme e l’apertura del Paese. La pratica ha dimostrato che le imprese a capitale straniero svolgono un ruolo importante nella modernizzazione della Cina, nella riforma, nell’apertura, nell’innovazione e nella creazione del Paese, nonché nel collegamento della Cina con il mondo e nell’integrazione nella globalizzazione economica. In questo processo, le imprese a capitale straniero hanno generalmente ottenuto rendimenti generosi, hanno continuato a crescere e svilupparsi, hanno ottenuto vantaggi reciproci e risultati vantaggiosi per entrambe le parti e hanno stretto una profonda amicizia con il popolo cinese.

La mattina del 28 marzo scorso, il presidente Xi Jinping ha incontrato a Pechino i rappresentanti della comunità imprenditoriale internazionale presso la Grande Sala del Popolo.
Xi Jinping ha sottolineato che per molti anni la Cina ha contribuito in modo determinante alla stabilità della crescita economica mondiale e sta portando avanti in modo completo la modernizzazione in stile cinese. L’apertura al mondo esterno è la politica nazionale fondamentale della Cina. Pechino sta promuovendo un’apertura di alto livello verso il mondo esterno e sta costantemente ampliando l’apertura istituzionale in termini di norme, regolamenti, gestione e standard. La porta all’apertura non potrà che allargarsi sempre di più e la politica di utilizzo degli investimenti esteri non è cambiata e non cambierà. La Cina è il secondo mercato di consumo più grande al mondo, con la fascia di reddito medio più numerosa al mondo e un enorme potenziale di investimento e consumo. La Cina è impegnata in uno sviluppo di alta qualità, accelerando la trasformazione verde, digitale e intelligente e rafforzando le sue capacità di supporto industriale. È lo scenario applicativo migliore per un nuovo ciclo di rivoluzione scientifica e tecnologica e di trasformazione industriale. La Cina ha creato un sistema relativamente solido di leggi, politiche e iniziative per sfruttare gli investimenti esteri, ha promosso la liberalizzazione e la facilitazione del commercio e degli investimenti e ha creato attivamente un ambiente imprenditoriale di prim’ordine, orientato al mercato, basato sulla legge ed internazionalizzato. La Cina ha mantenuto a lungo stabilità politica e sociale ed è riconosciuta come uno dei Paesi più sicuri al mondo. Questi dati dimostrano che la Cina ha un grande palcoscenico imprenditoriale, ampie prospettive di mercato, aspettative politiche stabili e una buona situazione di sicurezza: il che rappresenta un terreno fertile per le imprese finanziate dall’estero che vogliono investire e avviare attività imprenditoriali. La Cina è stata ed è e sarà sicuramente una destinazione ideale, sicura e promettente per gli investimenti stranieri. Stare con la Cina significa viaggiare con le migliori opportunità. Credere nella Cina significa credere nel domani. Investire in Cina significa investire nel futuro.

Xi Jinping ha sottolineato che la terza sessione plenaria del XX Comitato centrale del PCC (15-18 luglio 2024) ha formulato una tabella di marcia e un calendario per approfondire la riforma del sistema di gestione degli investimenti esteri e degli investimenti in uscita. La Cina amplierà ulteriormente l’apertura, concentrandosi sull’abbassamento delle soglie di accesso al mercato; garantirà che le imprese a capitale straniero in Cina godano di pari trattamento rispetto ai cittadini cinesi e mantengano una concorrenza leale sul mercato; la Repubblica Popolare rafforzerà la comunicazione e gli scambi con gli imprenditori stranieri, assicurerà i massimi vantaggi possibili per il commercio e investimento e proteggerà i legittimi diritti e interessi delle imprese a capitale straniero in conformità con la legge. Allo stesso tempo, la Cina seguirà con determinazione la strada dello sviluppo pacifico e si impegnerà a creare un ambiente esterno favorevole allo sviluppo delle imprese a capitale straniero.

Xi Jinping ha sottolineato che il multilateralismo è la scelta inevitabile per risolvere le difficili sfide che il mondo si trova ad affrontare e che la globalizzazione economica è una tendenza storica inarrestabile. La Cina aderisce al vero multilateralismo, promuove una globalizzazione economica inclusiva e vantaggiosa per tutti, partecipa attivamente alla governance economica globale e si impegna a costruire un’economia mondiale aperta. Le imprese a capitale straniero, in particolare le multinazionali, svolgono un ruolo importante nel mantenimento dell’ordine economico mondiale e hanno anche importanti responsabilità. Si deve mantenere insieme il sistema commerciale multilaterale, la stabilità della catena industriale e la fornitura globali, un ambiente internazionale aperto e cooperativo, nonché promuovere la globalizzazione economica nella giusta direzione.

A questo incontro hanno partecipato oltre 40 presidenti di aziende, amministratori delegati e rappresentanti di associazioni imprenditoriali di imprese a capitale estero. Hanno parlato uno dopo l’altro il presidente del gruppo FedEx, Martin Räsberg, il presidente del gruppo Mercedes-Benz, Ola Källenius, l’amministratore delegato del gruppo Sanofi, Paul Hudson, l’amministratore delegato del gruppo HSBC Holdings, Tom Aiden, il presidente di Hitachi Ltd. Higashihara Toshiaki, il presidente di SK Hynix, Kuo Luzheng, il presidente di Saudi Aramco, Amin H. Nasser, ecc.

Questi imprenditori e uomini d’affari hanno affermato che sotto la guida del presidente Xi Jinping, la Cina ha raggiunto una crescita economica stabile, approfondendo in modo completo le riforme ed espandendo l’apertura ad alto livello, il che è ammirevole. Dal Made in China alla nuova produttività di qualità, la Cina sta potenziando la trasformazione industriale e l’ammodernamento attraverso l’innovazione scientifica e tecnologica, che consentirà di raggiungere una qualità più elevata e uno sviluppo maggiormente sostenibile. Le prospettive economiche della Cina sono rosee. Sullo sfondo di crescenti protezionismo e dazi, la Cina ha continuato ad ampliare la propria apertura, iniettando stabilità nell’economia globale e diventando un’oasi di certezza e un punto caldo per investimenti e affari. Lo sviluppo della Cina è una forza trainante fondamentale per l’economia mondiale e le grandi opportunità e i margini di crescita del Paese sono entusiasmanti. Gli invitati hanno apprezzato profondamente gli sforzi del governo cinese volti a creare un ambiente imprenditoriale equo e favorevole per le imprese a capitale straniero. Gli imprenditori stranieri ampliano senza sosta gli investimenti e la cooperazione; approfondiscono la presenza nel mercato cinese; partecipano attivamente al processo di modernizzazione del Paese; costruiscono ponti per gli scambi e la cooperazione tra Pechino e i Paesi esteri; sostengono l’apertura dei mercati globali; salvaguardano il libero scambio internazionale; e contribuiscono allo sviluppo dell’economia mondiale.

Si ritiene che l’incontro fra Xi Jinping e gli imprenditori di Paesi terzi stabilizzerà gli investimenti esteri e darà la vitalità al mercato cinese ed efficacia alle autorità nel rilanciare i consumi, e le aziende straniere non correranno rischi geopolitici investendo nella Repubblica Popolare della Cina.

I vari discorsi di Xi Jinping nel corso di ulteriori incontri con i rappresentanti della comunità imprenditoriale internazionale, dimostrano che il governo cinese continua a rafforzare l’importanza e l’attrattiva del mercato cinese per gli investimenti esteri.

Da quando la Cina ha abrogato la sua politica anti-Covid nel 2023, ha consentito i liberi ingressi nel Paese e riconcentrato la sua attenzione sull’economia, le autorità hanno scoperto che il ripristino della vitalità del mercato cinese e la rivitalizzazione dell’economia sono inscindibili dalle imprese private e dal capitale straniero, e hanno spostato l’attenzione del lavoro economico sulla promozione dello sviluppo dell’economia privata e sull’attrazione di investimenti stranieri in Cina.

Va detto che il primo ha ottenuto risultati e che la fiducia delle imprese private è in una certa misura tornata a crescere, mentre il secondo è in fase di sviluppo, favorito dalle recenti chiusure statunitensi al commercio mondiale. Il motivo è che il contesto della riapertura della Cina ha subìto profondi cambiamenti. Lo scontro tra Cina e Stati Uniti d’America continua a perdurare. Le varie restrizioni imposte da Washington a Pechino, in particolare quelle sulla tecnologia e sugli investimenti, continuano ad accumularsi e rafforzarsi. Il ritmo con cui le aziende statunitensi, e parte delle occidentali agli ordini della Casa Bianca, si ritirano dal mercato cinese procede ma molte aziende, occidentali e non, che vogliono entrare in Cina stanno valutando anche i fattori favorevoli lasciati negli spazi dei predetti ritiri.

Il 28 marzo scorso, come detto sopra, Xi Jinping ha incontrato decine di alti dirigenti di importanti aziende globali partecipanti al Development High-level Forum di Pechino. Xi Jinping ha promesso ai rappresentanti della comunità imprenditoriale internazionale che investire in Cina significa investire nel futuro. I dati pubblicati dal ministero del Commercio cinese hanno mostrato che nel 2024 sono state costituite 59.080 nuove imprese a capitale estero, con un aumento del 9,9% rispetto all’anno precedente. Ciò dimostra che le politiche e gli sforzi della Cina per attrarre investimenti negli ultimi anni hanno progredito, il che conferma indirettamente che l’attuale contesto internazionale e la geopolitica hanno un impatto significativo sull’assorbimento degli investimenti esteri da parte della Cina.

Per la Cina, gli investimenti esteri non solo svolgono un ruolo importante nel migliorare il livello tecnologico e gestionale delle imprese cinesi, ma rappresentano anche un voto di fiducia nei confronti del Paese. In questo senso, stabilizzare gli investimenti esteri significa stabilizzare la fiducia nell’economia cinese. Due dati forniti dall’ex sindaco di Chongqing Huang Qifan illustrano la situazione. Lo scorso anno le aziende straniere hanno rappresentato il 30% delle esportazioni manifatturiere cinesi, e il 50% delle esportazioni cinesi di prodotti ad alta tecnologia, ad elevata intensità di attrezzature, a maggiore volume di conoscenza ed intensità tecnologica.

È sulla base di questa considerazione che le autorità hanno emanato all’inizio dell’anno un piano d’azione in venti punti per stabilizzare gli investimenti esteri, proponendo di ampliare l’apertura pilota nei settori delle telecomunicazioni, dell’assistenza medica, dell’istruzione, ecc.; di accelerare e rafforzare il lavoro completo di ampliamento dell’apertura del settore dei servizi nazionali, di ridurre ulteriormente le voci nell’elenco negativo dell’accesso al mercato, di continuare ad ampliare l’apertura istituzionale di norme, regolamenti, gestione, standard nelle zone pilota di libero scambio e di migliorare il livello di accrescimento economico orientato all’esterno nelle zone di sviluppo economico e tecnologico nazionale.

L’arrivo di Trump al potere per la seconda volta, ha portato sfide e opportunità a causa della sua guerra tariffaria, e ha esercitato pressione sulle autorità cinesi affinché ampliassero ulteriormente l’apertura, ma ha anche offerto alcune ulteriori opportunità. Pechino si aspetta che l’amministrazione Trump aumenti la pressione sulla Cina. Sebbene le autorità sembrino più esperte e prudenti dopo oltre sei anni di guerra commerciale rispetto a quando affrontarono per la prima volta la guerra tariffaria di Trump, quest’ultima intensificherà anche la pressione sull’economia cinese. Tuttavia, Trump ha anche riservato alla Cina una “sorpresa inaspettata”. La sua politica interna ed estera, in particolare le questioni tariffarie e l’avidità territoriale nei confronti dei suoi alleati, e soprattutto il suo atteggiamento nei riguardi dell’Ucraina, superano le attese del mondo esterno, rendendo gli alleati degli Stati Uniti d’America molto insoddisfatti. Faccio un esempio: l’Italia ricca di basi militari statunitensi, più di ogni altra, trattata come tutti; colonie e vari “commonwealth” (tipo Portorico).

Di conseguenza, le vie diplomatiche, economiche e commerciali della globalizzazione e del multilateralismo sostenute dalla Cina potrebbero incontrare una risposta da parte di più Paesi, compresi quelli occidentali. Per evitare rischi, nel quarto trimestre del 2024 scorso i capitali occidentali, con gli statunitensi, hanno iniziato a ritirarsi da Wall Street e a investire nei mercati finanziari di Cina e Hong Kong.

Chi farà per primo delle concessioni nella guerra tariffaria tra Cina e Stati Uniti d’America? È anche in tale contesto che è aumentato rispetto all’anno scorso il numero di aziende straniere che hanno partecipato al Boao Forum for Asia (Isola-Provinca di Hainan, 25-28 marzo 2025). Mentre il China Development High-Level Forum (Pechino, 23-24 marzo 2025) ha attirato la partecipazione di più di 100 funzionari stranieri. In totale quest’anno, 86 rappresentanti formali di società multinazionali di 21 paesi hanno partecipato al forum. Il China Development High-Level Forum è sponsorizzato dal Development Research Center del Consiglio di Stato e ospitato dalla China Development Research Foundation. Dalla sua fondazione nel 2000, è diventato un importante ponte per promuovere il dialogo e la cooperazione tra la Cina e il mondo.

Le aziende statunitensi sono state le più numerose, rappresentando circa un terzo, mentre in precedenza si prevedeva erroneamente che il loro numero sarebbe diminuito e che avrebbero mantenuto un basso profilo.

Xi Jinping ha incontrato pure i rappresentanti della comunità imprenditoriale internazionale presenti al suddetto vertice, che seguiva l’incontro con i rappresentanti del mondo accademico, industriale e commerciale statunitense, che hanno partecipato al China Development High-Level Forum 2024. All’incontro 2025 hanno preso parte non solo imprenditori statunitensi, ma anche di altri Paesi occidentali e non occidentali. Tra queste c’erano 14 aziende statunitensi, 10 tedesche, 6 britanniche, 3 francesi, oltre ad aziende provenienti da Giappone, Repubblica di Corea (sud), Brasile, Arabia Saudita e altri Stati.

I settori interessati comprendevano sanità, produzione, finanza, energia, commercio al dettaglio, tecnologia, automobili e consumi. Ovviamente, le aziende partecipanti e i loro settori industriali sono stati attentamente selezionati dalle autorità cinesi, con l’intento di dimostrare l’attrattiva e l’importanza del mercato cinese per il capitale straniero e le aziende straniere, nonché la fiducia del capitale e delle aziende stranieri nella Cina.

Il discorso di Xi si è articolato in tre punti principali: in primo luogo, riposizionare le aziende straniere e accrescere il loro status in Cina. A suo avviso, le aziende straniere svolgono un ruolo importante nella modernizzazione della Cina, nella riforma, nell’apertura, nell’innovazione e nella continua edificazione del Paese, nonché nel collegamento della Cina con il mondo e con l’integrazione nella globalizzazione economica. Sebbene la collocazione dei tre punti principali sia una descrizione dei fatti, in passato non era mai stata espressa in questo modo. Ora che l’enfasi è stata elevata a tal livello, ovviamente si fa sentire l’importanza degli investimenti esteri. In secondo luogo, per dare una spinta alla fiducia delle aziende straniere, Xi ha affermato che la Cina è stata, è e sarà sicuramente una destinazione ideale, sicura e promettente per gli investimenti degli imprenditori stranieri. Lo scopo è quello di dissipare i dubbi e le minacce di terzi verso le aziende straniere riguardo agli investimenti in Cina, rafforzare la loro fiducia e consentire loro di andare in Cina per svilupparsi con fiducia e condividere le opportunità di sviluppo Cina. In terzo luogo, per quanto riguarda le misure da adottare per le aziende straniere nella fase successiva, Xi ha affermato che la Cina amplierà ulteriormente la sua apertura e si concentrerà sulla risoluzione del problema specifico nell’accesso al mercato; garantire che le imprese finanziate dall’estero ottengano i fattori di produzione in modo equo e conforme alla legge; e assicurare che i prodotti realizzati dalle imprese finanziate dall’estero in Cina partecipino equamente agli appalti pubblici in conformità alla legge; rafforzare le garanzie di servizio; ascoltare le esigenze delle imprese; e aiutare a risolvere i problemi pratici.

Il numero di aziende straniere, tra cui le statunitensi, che hanno partecipato ai due forum sopra menzionati è aumentato rispetto allo scorso anno, il che indica che la fiducia del capitale internazionale nella Cina sta gradualmente recuperando, ed è facile vedere che queste azioni, in particolare l’incontro di Xi con i rappresentanti della comunità imprenditoriale internazionale, miglioreranno e accresceranno significativamente la fiducia delle aziende straniere nella Cina.

Si prevede che Trump continuerà a essere duro con la Cina e che le economie e le tecnologie degli Stati Uniti d’America e della Cina continueranno a separarsi. Questa tendenza è difficile da invertire nel breve termine, a meno che Washingon e Pechino non raggiungano davvero un grande accordo.

In definitiva vanno ricordate le riflessioni di Xi Jinping in merito a che la storia non è cronologia ma sintesi del presente: grazie alle riforme e all’apertura, la Cina è riuscita a entrare rapidamente nel mercato mondiale e a stare al passo con i tempi. Un modo importante per raggiungere questo obiettivo è stato di utilizzare attivamente il capitale straniero.
Nel 1979 la Cina promulgò la legge sulle joint venture sino-straniere, aprendo gradualmente le porte agli investimenti di altri Paesi.
Nel 1992 la Cina decise di istituire un sistema economico di mercato socialista e gli investimenti esteri in Cina subirono un’accelerazione generalizzata.
Nel 2001 la Cina è entrata ufficialmente a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio e sempre più investitori stranieri sono arrivati in Cina.
Dopo il XVIII Congresso nazionale del PCC (8-15 novembre 2012), la Cina è entrata in una nuova fase di apertura ad alto livello e ha compiuto nuovi progressi nell’utilizzo del capitale straniero. Attualmente, gli investimenti esteri in Cina riguardano 20 settori e 115 grandi industrie, con un totale di 1,24 milioni di imprese costituite e un investimento di quasi tre miliardi di miliardi di dollari (3^18ma).

In conclusione gli investimenti esteri in Cina hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo del Paese. Le imprese a capitale straniero contribuiscono a un terzo delle importazioni ed esportazioni della Cina, a un quarto del valore aggiunto industriale e a un settimo delle imposte, e hanno creato oltre 30 milioni di posti di lavoro. La tecnologia avanzata e l’esperienza gestionale apportate dalle imprese finanziate dall’estero hanno avuto un impatto positivo sullo sviluppo delle imprese cinesi e sulla formazione dei talenti. Negli ultimi dieci anni, gli investimenti in R&S da parte di imprese industriali a capitale straniero di una certa dimensione in Cina sono aumentati dell’86,4% e il numero di brevetti di invenzione validi è aumentato del 336%. Gli investimenti hanno promosso le riforme e l’apertura della Cina; hanno favorito la profonda partecipazione della Cina alla divisione globale del lavoro, collegandosi attivamente alle norme economiche e commerciali internazionali di alto livello e promuovendo riforme istituzionali e meccanismi in molti aspetti quali economia, scienza, tecnologia ed ecologia. Le imprese a capitale straniero hanno inoltre partecipato attivamente alla campagna cinese per la riduzione della povertà e ad altre iniziative di assistenza sociale.

Xi Jinping sottolinea che sbloccare la circolazione interna è la base, ma ciò non significa costruire a porte chiuse. Significa invece fornire un solido sostegno a un livello più elevato di apertura verso il mondo esterno, stimolando il potenziale della domanda e costruendo un forte mercato interno.

In un contesto di crisi della globalizzazione e di ascesa del protezionismo, il ruolo e la posizione della Cina come grande potenza economica e commerciale nel mondo sono cruciali. Xi Jinping ha indubbiamente trasmesso la volontà positiva della Repubblica Popolare della Cina di mantenere la stabilità del sistema commerciale globale e di promuovere la costruzione di un’economia mondiale aperta.

Si ribadisce il fermo sostegno al sistema commerciale multilaterale con al centro l’Organizzazione mondiale del commercio, e ci si oppone all’unilateralismo e alle barriere commerciali e si dimostra l’atteggiamento di un grande Paese responsabile.

Allo stesso tempo, la Cina è impegnata a mantenere la resilienza e la stabilità della catena industriale e della catena di fornitura globale quali non solo necessità per il proprio sviluppo, ma anche un contributo al mondo. Ciò dimostra alla comunità internazionale che la Cina è un promotore dell’apertura e della cooperazione globale, non un soggetto che corre rischi, ed è disposta a collaborare con altri Paesi per rispondere congiuntamente alle sfide e condividere le opportunità di sviluppo.

La comunità imprenditoriale nazionale e internazionale sicuramente presterà molta attenzione al modo in cui questi impegni si tradurranno in azioni concrete e risultati tangibili. Ma in ogni caso, il discorso di Xi Jinping ha dato il tono alle politiche economiche e alle aspettative sociali della Cina per il periodo a venire, e le sue profonde implicazioni meritano continua attenzione e interpretazione da parte di tutte le parti. Non riguarda solo lo sviluppo della Cina, ma ha anche un profondo impatto sulla direzione e sul modello dell’economia globale.

Giancarlo Elia Valori