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mercoledì 29 luglio 2026

Il Parlamento cubano: "L'embargo è un'aggressione genocida. Cuba non rinuncerà alla sua sovranità". Articolo di Luca Bagatin

 

L'Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, ovvero il Parlamento cubano, ha emesso – mercoledì 29 luglio - una dichiarazione congiunta che – riferendosi all'inasprimento dell'embargo economico, finanziario ed energetico contro l'Isola - condanna quella che viene definita “aggressione genocida del governo degli Stati Uniti contro Cuba”.

Un'aggressione volta a “rompere con la forza la volontà sovrana del popolo cubano”.

Secondo i deputati cubani, l'autodeterminazione, l'indipendenza e la determinazione nella costruzione del socialismo di Cuba, sono “pilastri solidamente costituiti e non negoziabili”.

In particolare, nella dichiarazione si specifica che “Le ripetute minacce di aggressione militare costituiscono un crimine internazionale, come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Qualora un simile atto irresponsabile si concretizzasse, incontrerebbe la resistenza incrollabile e irremovibile del popolo cubano, che non cederà un solo centimetro del proprio territorio, né la minima delle proprie prerogative sovrane. Causerebbe morte e distruzione, e porterebbe a un bagno di sangue, ma non raggiungerebbe l'obiettivo di subordinare Cuba ai dettami neocoloniali degli Stati Uniti, instaurando una condizione di dipendenza da quel Paese, né di riportare Cuba alla società corrotta, brutalmente ineguale e socialmente arretrata in cui una potenza straniera deteneva la ricchezza nazionale e interferiva negli affari politici interni del Paese”.

Nel documento si sottolineano le terribili conseguenze dell'ideologico embargo statunitense: “Il popolo cubano subisce quotidianamente le devastanti conseguenze di questa guerra, in ogni aspetto della vita, mentre il governo statunitense, agendo da boia, misura i propri successi in base alla morte di un bambino per mancanza di cure adeguate; agli interventi chirurgici annullati o rinviati a causa di interruzioni di corrente o carenza di materiali; all'angoscia familiare causata dalla mancanza di elettricità e acqua o dall'impossibilità di conservare il cibo”

I parlamentari cubani hanno ringraziato anche la comunità internazionale per il sostegno ricevuto “nonostante le numerose pressioni esercitate dal governo statunitense per impedire che la questione venisse affrontata”.

In particolare, l'Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha ribadito ciò che aveva affermato il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, il 26 luglio scorso, ovvero: “Cuba non rappresenta una minaccia, né per gli Stati Uniti né per nessun altro Paese al mondo. Siamo un popolo nobile, che salva vite dove altri distruggono, che manda medici e insegnanti dove altri mandano bombe”.

I parlamentari cubani, nel ribadire la loro ferma contrarietà alle minacce di aggressione del regime statunitense e al loro criminale embargo, hanno ricordato le parole dell'Eroe cubano e Libero Muratore José Martì (1853 – 1895): Cuba non va in giro per il mondo a fare la mendicante: vi cammina da sorella, agendo con la dignità che le spetta. Salvando se stessa, salva il mondo”.

Luca Bagatin

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sabato 31 gennaio 2026

Nuovi atti di coercizione e aggressione da parte degli USA contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha denunciato la nuova escalation di aggressione da parte del regime statunitense contro l'Isola caraibica.

Gli USA hanno infatti imposto dazi punitivi a qualsiasi Paese venda petrolio a Cuba.

Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che, tale ennesima misura contro Cuba, è volta a strangolare l'economia dell'Isola attraverso falsi pretesti e unicamente a beneficio di interessi politici e economici della “cricca” che si è arricchita facendo politica contro il popolo cubano.

Su X, in particolare, il Presidente Diaz-Canel ha scritto: “Il Segretario di Stato e i suoi compari non hanno forse affermato che il blocco non esisteva? Dove sono quelli che ci annoiano con le loro false storie sul fatto che si tratti di un semplice 'embargo commerciale bilaterale'?”.

Trump ha giustificato l'ennesimo atto di coercizione contro Cuba parlando di “influenza maligna” de L'Avana e di rischio per la “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti d'America.

Stesso ridicolo pretesto che Trump ha usato per attaccare il Venezuela e rapire, illegalmente, il suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro, assieme alla moglie, Cilia Flores, accusandolo ingiustamente di narcotraffico.

Sono peraltro sei decenni che, gli USA, hanno imposto a Cuba un embargo di natura economica, commerciale e finanziaria, i cui effetti hanno avuto ripercussioni devastanti sulla popolazione.

E anche il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha parlato di “brutale atto di aggressione contro il popolo cubano”, che rivela la “vera natura delle vessazioni imperialiste”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha affermato che la Cina “sostiene fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale” e “si oppone fermamente a qualsiasi azione e pratica disumana che privi il popolo cubano del suo diritto alla sussistenza e allo sviluppo”.

La Repubblica Popolare Cinese, peraltro, in tutti questi anni ha inviato, anche di recente, aiuti umanitari a Cuba e ha mantenuto con essa rapporti di cooperazione commerciale e finanziaria.

Luca Bagatin

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lunedì 1 settembre 2025

Venezuela e Colombia si oppongono allo spiegamento di forze militari USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Yván Gil, ha denunciato – nell'ambito della riunione straordinaria della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) - il crescente dispiegamento di forze militari USA nelle acque caraibiche.

Un dispiegamento che configura una violazione dello status di Zona di Pace, siglato dalla CELAC nel 2014 e del Trattato di Tlatelolco, del 1967.

Gil ha affermato che il Venezuela si trova di fronte a una situazione senza precedenti, sottolineando che Stiamo parlando di otto navi militari, con oltre 1.200 missili a bordo e quasi 4.200 soldati addestrati e pronti a intervenire”.

Egli ha respinto al mittente la giustificazione USA relativa alla presenza militare al fine di combattere il narcotraffico.

Il Ministro Gil ha sottolineato come il Venezuela sia libero da coltivazioni di droga, anche grazie alle operazioni di eradicazione condotte dalle forze armate bolivariane.

L'87% del traffico di cocaina in partenza dalla Colombia verso gli Stati Uniti utilizza la rotta del Pacifico”, ha sottolineato il Ministro – riportando dati dell'ONU - aggiungendo che solamente il 5% delle rotte del traffico tenta di attraversare il territorio venezuelano e che, di tale percentuale, “il 70% viene sequestrato dalle nostre forze”.

Il Ministro Yván Gil ha pertanto invitato il regime di Washington a ritirare le sue forze militari.

Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che nei giorni scorsi aveva fatto schierare 25mila soldati al confine con il Venezuela, per combattere il narcotraffico e rafforzare la sicurezza nella regione, ricevendo il plauso del Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro.

Gustavo Petro, nei giorni scorsi, relativamente all'azione statunitense, aveva ribadito il principio democratico di autodeterminazione dei popoli e l'opposizione a qualsiasi interferenza esterna.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 aprile 2025

Vertice dei Paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Unità nel nome dell'integrazione, della cooperazione e dell'opposizione alle misure unilaterali imposte dagli USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 9 aprile scorso si è concluso, a Tegucigalpa, capitale dell'Honduras, il nono vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC).

Nell'ambito di tale vertice, il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva (che il 9 maggio prossimo si recherà in Russia per partecipare alle celebrazioni dell'80esimo anniversario della vittoria dell'URSS contro la Germania nazista e il 12 e 13 in Cina, per il vertice Cina-CELAC), ha affermato che “L'America Latina e i Caraibi stanno attraversando uno dei momenti più critici della loro Storia. Abbiamo fatto molta strada per consolidare i nostri ideali di emancipazione; abbiamo abolito la schiavitù e superato le dittature militari. Ora, la nostra autonomia è di nuovo in gioco. Il momento richiede che mettiamo da parte le nostre differenze. I tentativi di ripristinare vecchie egemonie incombono sulla regione. La Storia ci insegna che le guerre commerciali non hanno vincitori”.

Il Presidente socialista Colombiano, Gustavo Petro, ha invitato i Paesi che compongono il CELAC, a unirsi contro la politica dei dazi imposta dagli USA, spiegando anche che, oggi, esistono solamente due strade per risolvere i conflitti: o con il multilateralismo o con la solitudine, ovvero l'isolazionismo. Egli ha puntato il dito anche contro la politica migratoria di Trump, affermando: “L'agenda della solitudine propone di trattare il migrante come un criminale. I migranti non dovrebbero arrivare in catene nella nostra terra, perché se accettiamo un singolo migrante in catene, non solo torniamo ai tempi di Torrijos, ma torniamo a quando i primi barconi carichi di africani arrivarono in catene”.

Concorde il Presidente socialista cubano, Miguel Diaz-Canel, il quale ha sottolineato la necessità dei Paesi latinoamericani e caraibici di unirsi: “La gravità di questo momento di minacce moltiplicate esige la moltiplicazione delle forze unitarie. Solo l'unità può salvarci. Non ritardiamo oltre l'integrazione sognata e combattuta, da Bolívar a oggi, dai figli e dalle figlie più coraggiosi della Nostra America”.

Anche la Presidentessa socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, ha affermato la necessità dell'unità dei Paesi del CELAC, per rivendicare la propria sovranità e il proprio benessere economico: “Oggi più che mai è un buon momento per riconoscere che l’America Latina e i Caraibi hanno bisogno di unità e solidarietà tra i loro governi e popoli, per rafforzare una maggiore integrazione regionale, sempre nel quadro del rispetto reciproco e dell’osservanza della sovranità e dell’indipendenza”.

Al vertice ha portato i suoi saluti anche il Presidente cinese Xi Jinping, il quale ha elogiato la ricerca di indipendenza, autosufficienza e forza che hanno sempre caratterizzato i Paesi del CELAC, parte importante del Sud del mondo. Egli ha altresì sottolineato che quest'anno, la Cina, ospiterà a Pechino la quarta riunione ministeriale del Forum Cina-CEALC, al fine di discutere di come promuovere sviluppo e cooperazione.

Il vertice dei CELAC si è concluso con una Dichiarazione firmata da 30 dei 33 Stati membri.

Gli unici a non votarla sono stati i Paesi guidati dalla destra liberal capitalista filo-statunitense, ovvero da Argentina e Paragauay, ma anche il Nicaragua socialista di Ortega, il quale non l'ha firmata in quanto, nel documento, non è presente una dichiarazione esplicita di difesa di Cuba e Venezuela, oltre che una condanna dichiarata del genocidio del popolo palestinese in Medio Oriente.

I punti cardine della Dichiarazione del vertice sono stati: il rifiuto delle misure coercitive unilaterali imposte dagli USA; l'adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite, al diritto internazionale, alla democrazia, al multilateralismo, ai diritti umani, all'autodeterminazione dei Paesi e alla sovranità e integrità territoriale; unire gli sforzi al fine di garantire che un cittadino dell'America Latina e dei Caraibi sia nominato prossimo Segretario Generale del'ONU; sostegno ad Haiti, preda di gang criminali e le congratulazioni all'Honduras quale presidente pro-tempore dei CELAC

Luca Bagatin

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martedì 2 gennaio 2024

65 anni di Rivoluzione cubana nel segno dei diritti sociali, dei diritti civili e del diritto alla salute per tutti. Articolo di Luca Bagatin


Il 1 gennaio 1959, al termine della Rivoluzione cubana che portò alla nascita della Repubblica Socialista di Cuba, il leader Fidel Castro affermò: "Questa volta, fortunatamente per Cuba la Rivoluzione arriverà davvero al potere. Non sarà come nel 1895 quando gli americani sono venuti e hanno preso questo. Sono intervenuti all'ultimo minuto e poi non hanno nemmeno fatto entrare Calixto Garcia che aveva combattuto per 30 anni, non hanno voluto che entrasse a Santiago de Cuba. Non sarà come nel 1933 quando il popolo ha iniziato a credere che si stesse facendo una rivoluzione, è arrivato il signor Batista, ha tradito la Rivoluzione, ha preso il potere e ha instaurato una dittatura per 11 anni. Non sarà come nel 1944, anno in cui la folla si infuocò credendo che finalmente il popolo fosse arrivato al potere, e quelli che sono saliti al potere furono i ladri. Né ladri, né traditori, né interventisti. Questa volta sì che è la Rivoluzione”.

E così fu, tanto che, nella Cuba di oggi, con un socialismo rinnovato, che promuove fortemente diritti sociali al fianco di quelli civili, si celebra il 65esimo anniversario di quella storica Rivoluzione, che solo un insensato, ideologico, razzista e crudele embargo imposto dagli USA e dal loro spirito guerrafondaio, ha continuato a osteggiare in tutti questi anni.

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, nel suo discorso di fine anno, infatti, ha affermato: “Il 2023 finisce ed è come se fossimo arrivati in cima ad una montagna altissima, lungo sentieri tortuosi. Come tante volte in 65 anni, la salita è stata ardua e a volte siamo dovuti tornare indietro. Ma siamo arrivati.

Sulla via dell'ideale socialista, come ci hanno insegnato Fidel e Raúl, arrivare è vincere, consapevoli che ogni traguardo è un nuovo punto di partenza (…). Oggi tutto sembra più difficile che mai a causa dei lunghi anni trascorsi a sostenere il peso criminale di una politica di recinzioni e sanzioni che sembra infinita nella sua crudeltà. Ma noi rivoluzionari non siamo arrivati prima di questo 65° anniversario per arrenderci e consegnare le bandiere. (...) il segreto della Rivoluzione per sostenersi di fronte a tutte le avversità è stato la partecipazione popolare a una storia unica di resistenza e creatività, con una leadership ferma e un insieme di principi come base. (…) La Rivoluzione non è l’opera di un giorno, di un anno e nemmeno di 65 anni. È un'idea, una volontà.

Questa è la Rivoluzione. Non siamo soli. Siamo tutti noi insieme, a conquistare cose impossibili. E lo faremo”.

A guidare le celebrazioni per il 65esimo anniversario della Rivoluzione, nella parte orientale di Santiago de Cuba, oltre al Presidente Diaz-Canel, anche l'ex Presidente e leader rivoluzionario Raul Castro, 92 anni.

Raul Castro, nel suo discorso, rinnovando il sostegno al suo successore Diaz-Canel, ha affermato, fra le altre cose: “So che esprimo i sentimenti della generazione storica ratificando la fiducia in coloro che oggi ricoprono la responsabilità della leadership del nostro partito e del nostro governo”.

Il Presidente Diaz-Canel, nel suo discorso in occasione della celebrazione, ha affermato, fra le altre cose: “Questa Rivoluzione è, innanzitutto, un atto libertario di proiezione continentale che non solo ha liberato il Paese da una dittatura servile, repressiva e corrotta, ma ha anche sciolto ben presto i nodi della dipendenza economica dalle multinazionali yankee e liquidato le espressioni più crudeli della condizione umana. Sfruttamento, che si era naturalizzato nella società cubana, come il lavoro minorile, la prostituzione o la semi-schiavitù degli immigrati haitiani”. Ed ha ricordato – oltre alle riforme economiche e sociali portate avanti dalla Rivoluzione – anche il forte contributo sanitario dato da Cuba al mondo, in tutti questi decenni.

Questa è la Rivoluzione che, dopo aver perso 3.000 medici a causa di un esodo politicamente indotto negli anni ’60 – ha affermato Diaz-Canel - ha costruito uno dei sistemi sanitari più formidabili e prestigiosi del nostro tempo e che oggi conta mezzo milione di lavoratori a tutti i livelli, che garantiscono una copertura universale e assistenza gratuita per tutti gli uomini e le donne cubane.

Allo stesso tempo, durante questi sei decenni, hanno collaborato 600.000 professionisti della salute cubani in 165 paesi. E più recentemente, durante il periodo della pandemia di COVID-19, circa 3.000 membri del contingente Henry Reeve hanno fornito servizi in 40 di essi”.

Cuba e la sua Rivoluzione socialista, in sostanza, salvano.

Gli irresponsabili governanti di USA e UE, invece, riducono i bilanci alla sanità e all'istruzione pubbliche e diffondono – nel mondo - una cultura fondata sulle armi, il neo-colonialismo e insensate sanzioni a tutti i Paesi che la pensano diversamente da loro.

Da una parte, in sostanza, la razionalità e il pragmatismo del socialismo. Dall'altra la follia e ignoranza del liberal-capitalismo, insana e insensata ideologia che si è diffusa, purtroppo e drammaticamente, in particolare, dal 1993 ad oggi.

Luca Bagatin

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mercoledì 23 giugno 2021

Passa a larga maggioranza la risoluzione che chiede la fine dell'embargo statunitense contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Con 184 voti a favore, 2 contrari e 3 astenuti, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) ha approvato la risoluzione che chiede la fine dell'embargo USA contro Cuba, in vigore da oltre sessant'anni.

I voti contrari sono stati quelli di USA e Israele, gli astenuti quelli di Colombia, Ucraina e Emirati Arabi Uniti.

Un voto storico e emblematico.

Il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodriguez, ha affermato che l'embargo si è intensificato in particolare durante la pandemia di Covid 19, rendendo difficile l'accesso alle attrezzature sanitarie e ai medicinali.

Molti Paesi hanno sottolineato come Cuba abbia fornito, nonostante l'embargo, aiuti medici a diversi Paesi, fra i quali l'Italia, durante la pandemia.

Luca Bagatin

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lunedì 29 gennaio 2018

Intervista di Luca Bagatin alla tour operator Elisa Avalle a proposito di Cuba

Elisa Avalle, 34enne piemontese, un passato nel marketing e da qualche tempo novella tour operator a Cuba, celebre Isola dei Caraibi.
Ho avuto la possibilità di porle alcune domande in merito.

Luca Bagatin: Hai vissuto diversi anni a Cuba e oggi hai deciso di aprire una agenzia di tour operator proprio nell'Isola. Cosa puoi dirci relativamente a Cuba, al suo popolo e come mai hai deciso di aprire una attività proprio nell'Isola caraibica ?
Elisa Avalle: Sono arrivata a Cuba per la prima volta nel 2011, quando decisi di aprire un'attività con la mia amica cubana che conoscevo da tempo, a Milano, grazie ad amicizie in comune.
Lei viveva da anni nel nostro Paese. Devo dire che mi sono recata a Cuba più per curiosità e per la possibilità di aprire un ristorante, piuttosto che per l'attrazione nei confronti dell'Isola.
Ricordo che in quegli anni stavo passando un momento delicato della mia vita. Ero stanca di una Milano "finta", fatta unicamente di apparenze. Ho un passato da modella e devo dire che è un "mondo" totalmente nevrotico... Quindi volevo in qualche modo scappare ed evadere da tutto ciò che riguardava l'ipocrisia e la finzione. Desideravo un cambiamento e sentivo che ne avevo assolutamente necessità per poter "salvare" me stessa.
Quando la mia amica Dayma, quindi, mi ha proposto un viaggio all'Avana e di prendere in considerazione l'idea di aprire un'attività, ho accettato.
La mia prima impressione su Cuba non fu molto positiva, a dire il vero. Mi sembrava tutto molto vecchio...come se il tempo si fosse fermato. Macchine vecchie, palazzi pericolanti...non c'era nemmeno internet ! Ricordo di essere andata nel panico totale ! Non potevo connettermi con il mondo, proprio io che ero abituata ad avere sempre il telefono in mano !
La mia prima reazione è stata quindi: "Bene, questo non è il Paese per me e voglio tornare a Milano al più presto".

I giorni comunque passavano e, mano a mano che iniziavo a conoscere le persone, la storia ed i luoghi, ho capito una cosa importante. Non era Milano, la moda e tutto ciò che mi circondava che non funzionava. Ero io stessa il mio problema. Avevo dimenticato la bellezza delle piccole cose, della semplicità e dell'umiltà.
Ho così iniziato a riscoprire me stessa, l'amore per il prossimo. A sorridere alle persone senza pensare a nulla. Ho riscoperto la spontaneità, l'essere me stessa senza tacchi e senza trucco.
Cuba mi ha permesso di ritrovare la mia vera anima e per questo le devo molto ed amo quest'Isola con tutta la mia forza.
Se oggi mi sento una donna felice, forte e non me ne frega nulla dei modelli e dei preconcetti che ci inculcano i media attraverso la finzione, è solo grazie a Cuba.
Nell'"imperfezione" cubana ho trovato la perfezione di umanità e felicità attraverso il prossimo.

Luca Bagatin: C'è chi sostiene che Cuba sia una dittatura. Che ne pensi ? Cosa rispondi a chi lo sostiene, secondo la tua esperienza ?
Elisa Avalle: Sostengo che Cuba sia una nazione i cui ideali di libertà e sovranità siano stati difesi da una rivoluzione voluta dal popolo e per il popolo. Cuba è una realtà nella quale ogni cittadino è uguale all'altro. Tutti hanno diritto allo studio, all'assistenza sociale, all'assistenza medica, senza diseguaglianze.
Possiamo dire la stessa cosa del nostro Paese, che, se non puoi permettertelo, all'Università non puoi certo andare ?

Luca Bagatin: Le autorità governative e la "burocrazia" ha in qualche modo intralciato la tua attività di tour operator ?
Elisa Avalle: Quando ho deciso di tornare a lavorare a Cuba, dopo che la mia prima attività - che stiamo per ampliare - ha avuto molto esito, non ho fatto altro che bussare alle porte delle istituzioni e parlare in modo trasparente. Non mi sono "venduta" per ciò che non ero, ma semplicemente ho raccontato cosa avevo già fatto a Cuba, la mia attività di marketing ed eventi in Italia e che cosa volevo fare sull'Isola. Mi hanno ascoltata attentamente ed hanno apprezzato la mia onestà e grande passione.
Il mio progetto non è solo creare un tour operator a scopo di lucro, ma anche e soprattutto un progetto culturale ed ecosostenibile. In questo senso le autorità cubane mi hanno aiutata ed appoggiata e sono sempre disponibili per consigli e confronti su tutto. Sono dunque contenta del fatto che siano entusiasti del mio progetto !

Luca Bagatin: Che ne pensi dell'embargo imposto dagli Stati Uniti d'America a Cuba ?
Elisa Avalle: Penso che debba finire questa storia assurda e fatta di ingiustizie. Gli statunitensi, come popolo, amano molto Cuba e i cubani, così come i cubani vivono molto dell'influenza statunitense dovuta alla vicinanza geografica. Reputo quindi l'embargo totalmente assurdo e la dimostrazione che a volte i popoli sono più saggi dei propri governanti. Infatti gli statunitensi, nonostante il blocco, conrinuano a visitare Cuba.
Cuba, invece, non impedisce affatto ai cubani di andare negli USA come e quando vogliono, purchè vengano accettati dallo Stato ospitante, ovviamente.

Luca Bagatin: Come immagini il futuro di Cuba ed il tuo futuro lì ?
Elisa Avalle: Spero che Cuba non perda ciò per cui ha tanto lottato, ovvero la sua sovranità popolare e culturale. Mi immagino una Cuba non diversa, ma che porti avanti i valori che il suo popolo ha saputo difendere.
Il mio futuro lo vedo tra l'Italia e Cuba. Se l'Italia è la mia terra d'origine, Cuba mi ha in un certo senso adottata e dato la forza per andare avanti.
A Cuba non devo vergognarmi di essere donna per fare business o pensare che qualcuno mi cerchi per secondi fini. E brutto dirlo, ma l'Italia è un Paese estremamente maschilista, sia politicamente che culturalmente. I clienti italiani entravano nel mio ristorante e cercavano il "marito" o il titolare e non accettavano che fossero due donne a portare avanti un'attività...
In Italia deve cambiare profondamente il modo di pensare e la sua cultura patriarcale, cosa che penso non avverrà purtroppo mai.
In Italia c'è la mia famiglia e quindi mi dividerò sempre fra i due Paesi, ma dipendesse solo da me non avrei dubbi nello scegliere chi mi ha dato tanto e non mi ha mai considerata "meno" perché sono donna o straniera.

Luca Bagatin