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martedì 2 gennaio 2024

65 anni di Rivoluzione cubana nel segno dei diritti sociali, dei diritti civili e del diritto alla salute per tutti. Articolo di Luca Bagatin


Il 1 gennaio 1959, al termine della Rivoluzione cubana che portò alla nascita della Repubblica Socialista di Cuba, il leader Fidel Castro affermò: "Questa volta, fortunatamente per Cuba la Rivoluzione arriverà davvero al potere. Non sarà come nel 1895 quando gli americani sono venuti e hanno preso questo. Sono intervenuti all'ultimo minuto e poi non hanno nemmeno fatto entrare Calixto Garcia che aveva combattuto per 30 anni, non hanno voluto che entrasse a Santiago de Cuba. Non sarà come nel 1933 quando il popolo ha iniziato a credere che si stesse facendo una rivoluzione, è arrivato il signor Batista, ha tradito la Rivoluzione, ha preso il potere e ha instaurato una dittatura per 11 anni. Non sarà come nel 1944, anno in cui la folla si infuocò credendo che finalmente il popolo fosse arrivato al potere, e quelli che sono saliti al potere furono i ladri. Né ladri, né traditori, né interventisti. Questa volta sì che è la Rivoluzione”.

E così fu, tanto che, nella Cuba di oggi, con un socialismo rinnovato, che promuove fortemente diritti sociali al fianco di quelli civili, si celebra il 65esimo anniversario di quella storica Rivoluzione, che solo un insensato, ideologico, razzista e crudele embargo imposto dagli USA e dal loro spirito guerrafondaio, ha continuato a osteggiare in tutti questi anni.

Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, nel suo discorso di fine anno, infatti, ha affermato: “Il 2023 finisce ed è come se fossimo arrivati in cima ad una montagna altissima, lungo sentieri tortuosi. Come tante volte in 65 anni, la salita è stata ardua e a volte siamo dovuti tornare indietro. Ma siamo arrivati.

Sulla via dell'ideale socialista, come ci hanno insegnato Fidel e Raúl, arrivare è vincere, consapevoli che ogni traguardo è un nuovo punto di partenza (…). Oggi tutto sembra più difficile che mai a causa dei lunghi anni trascorsi a sostenere il peso criminale di una politica di recinzioni e sanzioni che sembra infinita nella sua crudeltà. Ma noi rivoluzionari non siamo arrivati prima di questo 65° anniversario per arrenderci e consegnare le bandiere. (...) il segreto della Rivoluzione per sostenersi di fronte a tutte le avversità è stato la partecipazione popolare a una storia unica di resistenza e creatività, con una leadership ferma e un insieme di principi come base. (…) La Rivoluzione non è l’opera di un giorno, di un anno e nemmeno di 65 anni. È un'idea, una volontà.

Questa è la Rivoluzione. Non siamo soli. Siamo tutti noi insieme, a conquistare cose impossibili. E lo faremo”.

A guidare le celebrazioni per il 65esimo anniversario della Rivoluzione, nella parte orientale di Santiago de Cuba, oltre al Presidente Diaz-Canel, anche l'ex Presidente e leader rivoluzionario Raul Castro, 92 anni.

Raul Castro, nel suo discorso, rinnovando il sostegno al suo successore Diaz-Canel, ha affermato, fra le altre cose: “So che esprimo i sentimenti della generazione storica ratificando la fiducia in coloro che oggi ricoprono la responsabilità della leadership del nostro partito e del nostro governo”.

Il Presidente Diaz-Canel, nel suo discorso in occasione della celebrazione, ha affermato, fra le altre cose: “Questa Rivoluzione è, innanzitutto, un atto libertario di proiezione continentale che non solo ha liberato il Paese da una dittatura servile, repressiva e corrotta, ma ha anche sciolto ben presto i nodi della dipendenza economica dalle multinazionali yankee e liquidato le espressioni più crudeli della condizione umana. Sfruttamento, che si era naturalizzato nella società cubana, come il lavoro minorile, la prostituzione o la semi-schiavitù degli immigrati haitiani”. Ed ha ricordato – oltre alle riforme economiche e sociali portate avanti dalla Rivoluzione – anche il forte contributo sanitario dato da Cuba al mondo, in tutti questi decenni.

“Questa è la Rivoluzione che, dopo aver perso 3.000 medici a causa di un esodo politicamente indotto negli anni ’60 – ha affermato Diaz-Canel - ha costruito uno dei sistemi sanitari più formidabili e prestigiosi del nostro tempo e che oggi conta mezzo milione di lavoratori a tutti i livelli, che garantiscono una copertura universale e assistenza gratuita per tutti gli uomini e le donne cubane.

Allo stesso tempo, durante questi sei decenni, hanno collaborato 600.000 professionisti della salute cubani in 165 paesi. E più recentemente, durante il periodo della pandemia di COVID-19, circa 3.000 membri del contingente Henry Reeve hanno fornito servizi in 40 di essi”.

Cuba e la sua Rivoluzione socialista, in sostanza, salvano.

Gli irresponsabili governanti di USA e UE, invece, riducono i bilanci alla sanità e all'istruzione pubbliche e diffondono – nel mondo - una cultura fondata sulle armi, il neo-colonialismo e insensate sanzioni a tutti i Paesi che la pensano diversamente da loro.

Da una parte, in sostanza, la razionalità e il pragmatismo del socialismo. Dall'altra la follia e ignoranza del liberal-capitalismo, insana e insensata ideologia che si è diffusa, purtroppo e drammaticamente, in particolare, dal 1993 ad oggi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


mercoledì 6 settembre 2023

Buon 80esimo compleanno Roger Waters, musicista e attivista socialista sempre dalla parte giusta della Storia


 "Voglio essere nella trincea della vita. Io non voglio essere al quartier generale, io non voglio essere seduto in un albergo da qualche parte a guardare il mondo che cambia, voglio cambiarlo io. Voglio essere impegnato. Probabilmente, in un modo che mio padre forse approverebbe"

 (Roger Waters) 

giovedì 20 aprile 2023

Roger Waters sfida il Consiglio Comunale di Francoforte in nome della libertà di parola e dei diritti umani. Articolo di Luca Bagatin

 

Roger Waters, musicista e attivista per i diritti umani e civili di fama internazionale, accusato ingiustamente di antisemitismo dal Consiglio Comunale di Francoforte, ha annunciato che – nonostante gli amministratori della città abbiano annullato il suo concerto previsto per il 28 maggio prossimo – sarà comunque presente in quella data.

E lo ha fatto con un messaggio sui suoi canali social, pubblicando la foto della tomba di Sophie Scholl (1921 – 1943), attivista antinazista di ispirazione cristiana, che fu gigliottinata a Monaco di Baviera il 22 febbraio 1943 – assieme ad altri suoi tre compagni - per aver distribuito volantini contro la guerra e a sostegno della Resistenza antinazista.

Nel suo messaggio Roger Waters scrive: “Aggiornamento sullo show di Roger Waters a Francoforte. Il Consiglio Comunale di Francoforte era obbligato per legge a rispondere all'ingiunzione provvisoria di Roger Waters entro la mezzanotte del 14 aprile. Lo ha fatto? Nessuno lo sa? Possiamo solo tirare a indovinare cosa sta succedendo a Francoforte? Giocano con il tempo? Chi lo sa? Non che importi molto. Noi comunque verremo. Perché i diritti umani contano! Perchè la libertà di parola è importante! Sì! Consiglio Comunale di Francoforte. Ricordiamo la notte dei cristalli. Come Sophie Scholl i nostri padri sono rimasti in piedi con quei tremila ebrei, oggi noi stiamo con i palestinesi! Noi stiamo arrivando a Francoforte il 28 maggio. Con Amore, Roger.”

Ancora una volta, Roger Waters, da una lezione d'amore e libertà a tutto il mondo liberal-capitalista, ovvero a tutte le destre autoritarie e a tutte le pseudo sinistre europee guerrafondaie e razziste camuffate.

In nome della libertà di parola. Della pace. Dei diritti anche di coloro i quali, come diceva Pier Paolo Pasolini, non sanno di avere diritti.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 20 febbraio 2020

Polonia. Continuano le discriminazioni contro i comunisti (e gli omosessuali). Articolo di Luca Bagatin

In Polonia non si arresta il clima di persecuzione contro i comunisti.
Continua da diversi anni il processo contro i membri della redazione del giornale “Brzask”, organo del Partito Comunista Polacco (KPP), accusati di “promozione di sistemi totalitari” e il Partito Comunista ritiene che tale processo sia parte della campagna delle autorità governative volta a bandire il partito medesimo.
L'articolo 256 del codice penale polacco, infatti, proibisce il comunismo e lo assimila al nazifascismo, nonostante abbia ampiamente contribuito, nell'Est Europa, a combattere quest'ultimo e a liberare milioni di ebrei e prigionieri politici dai campi di sterminio nazisti.
Come in molti Paesi dell'Est europeo dopo la fine del comunismo, dagli Anni '90 ad oggi, i simboli comunisti sono del tutto vietati, così come lo è l'ideologia stessa. Si pensi al fatto che in Ungheria i comunisti hanno dovuto modificare il nome del loro partito - che nel 2005 aveva assunto la denominazione di Partito Comunista Operaio Ungherese - in Partito Operaio Ungherese e ciò dal 2013, ovvero dopo una legge che vietò l'utilizzo di riferimenti al comunismo.
E tutto ciò mentre in tali Paesi avanzano pericolose idee neonaziste, del tutto sottovalutate dalle autorità.
Da notare peraltro che, in Polonia, lo Stato, guidato dai liberal conservatori, ha promosso – adottando ben 91 provvedimenti - anche zone proibite agli omosessuali (cosiddette “lgbt free”). Un po' come nei tempi oscuri i nazisti proibirono l'accesso di determinate zone agli ebrei.
Davvero molto, molto triste e pericoloso.

Luca Bagatin