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mercoledì 23 giugno 2021

Passa a larga maggioranza la risoluzione che chiede la fine dell'embargo statunitense contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Con 184 voti a favore, 2 contrari e 3 astenuti, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) ha approvato la risoluzione che chiede la fine dell'embargo USA contro Cuba, in vigore da oltre sessant'anni.

I voti contrari sono stati quelli di USA e Israele, gli astenuti quelli di Colombia, Ucraina e Emirati Arabi Uniti.

Un voto storico e emblematico.

Il Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodriguez, ha affermato che l'embargo si è intensificato in particolare durante la pandemia di Covid 19, rendendo difficile l'accesso alle attrezzature sanitarie e ai medicinali.

Molti Paesi hanno sottolineato come Cuba abbia fornito, nonostante l'embargo, aiuti medici a diversi Paesi, fra i quali l'Italia, durante la pandemia.

Luca Bagatin

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martedì 21 maggio 2019

L'Ambasciatore venezuelano in Italia Rodriguez si dimette: "Esco senza rancore e senza soldi". Articolo di Luca Bagatin

Un anno fa il socialista Nicolas Maduro veniva rieletto Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, con un'ampia maggioranza di oltre il 60% dei voti e, proprio in occasione di tale anniversario, alcuni giorni fa, il Presidente ha proposto di indire elezioni anticipate per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale, il cui mandato scadrà nel 2020. Egli ha inoltre dichiarato: “da una parte affrontiamo aggressioni, bugie, persecuzioni ed embargo da parte dell’imperialismo, e dall’altra lavoriamo instancabilmente per fornire al nostro popolo case, salute, istruzione, occupazione, pensioni, sicurezza sociale e stabilità politica”.
Nonostante i recenti tentativi di golpe, da parte di soggetti che hanno deliberatamente scelto di non presentarsi alle scorse elezioni presidenziali, il governo in carica è infatti riuscito a mantenersi in sella e a garantire continuità e stabilità.
Purtuttavia, le ingiuste e assurde sanzioni a livello internazionale, da parte di chi si rifiuta di riconoscere un governo legittimamente eletto, in quanto autenticamente socialista, pesano e continuano a pesare.
E, proprio per questo, oltre che per problemi di salute, l'Ambasciatore venezuelano in Italia, Isaias Rodriguez, 77 anni, già Vicepresidente della Repubblica ai tempi di Hugo Chavez, si è visto costretto a rassegnare le sue dimissioni, in quanto, a causa di dette sanzioni, non è più in grado di pagare i dipendenti dell'Ambasciata e di sostenere i costi dell'affitto della sede.
Nella sua lettera di dimissioni, indirizzata al Presidente Maduro, Rodriguez ha espresso “immenso rispetto per la battaglia combattuta” dal governo del Venezuela “contro l'Impero declinante”.
Non sono mancate, ad ogni modo, parole critiche, non già nel socialismo bolivariano e chavista, ma nell'eccessivo “marketing” che circonda il governo.
Questi alcuni dei passi della sua lettera, riportata interamente dal sito Aporrea.org (https://www.aporrea.org/venezuelaexterior/n342186.html): “La sua causa, che è mia, mi ha trattenuto come un campo di forza, come una calamita. Con fede assoluta mi sono aggrappato al chavismo, come un tavolo in questo oceano di contraddizioni che circonda il suo governo. Sono venuto, tuttavia, a capire definitivamente che non posso trasformare l'acqua in vino, né resuscitare i morti. Molti dei suoi discepoli hanno pochissimi apostoli, e cioè quando ci chiediamo tutti: è la chiesa o il dio che sta fallendo ?”.
E prosegue, spiegando che, all'età di 77 anni, preferisce ora dedicarsi a fare il nonno dei suoi nipotini: “Voglio che tu sappia, che io sono e sarò al tuo fianco. Ma spiritualmente. È il mio turno di essere un nonno. L'ho rinviato a lungo e non voglio morire senza esercitare questo ufficio che è stato ritardato dalla politica. Mi iscrivo alla Forza Spirituale delle Operazioni Speciali per i Nipoti. Ho bisogno che molti di loro siano in grado di raccontare e scrivere storie di questo tempo, vissute dal 1998 fino alla data in cui sottoscrivo questa lettera”.
Ed ancora: “La fede, presidente, è una lezione, ma anche una scelta. Non ho nulla da rimpiangere; Sono stato felice di regalarmi una delle più belle cause della vita: la libertà del mio paese. Volevo essere un compagno fedele e non un adulatore dilettante e timoroso”.
Isaias Rodriguez e Luca Bagatin
Isaias Rodriguez lascia dunque il suo incarico “senza rancore e senza soldi”, come scrive. Facendo peraltro presente che persino sua moglie ha dovuto vendere i vestiti che il suo ex marito le aveva donato, al fine di potere resistere alle senzioni statunitensi e al fatto che, il loro conto bancario italiano, causa dette sanzioni, è stato chiuso.
Conclude con queste parole, l'ex Ambasciatore Rodriguez, la sua lettera al Presidente Maduro: “Vado "nudo", come l'ala di un pipistrello, come se un'onda turbolenta mi spingesse; senza alcun tormento, con la verità dell'intimo, delle giuste e delle convinzioni intatte. Giuro che continuerò a perfezionare la mia dignità per riconoscerla nei miei silenzi e possederla fino ai miei ultimi giorni, e usarla come scudo e ascia contro gli avversari (non ho nemici Presidente)”.
Ho avuto modo di intervistare Isaias Rodriguez due volte, alcuni anni fa, e sono stato ospite a pranzo nella sua casa romana, donandogli – nell'occasione - uno dei miei saggi, “Ritratti di Donna”.
L'ho trovato persona squisita, gentile, dalla grande onestà intellettuale e soprattutto persona di grande cultura letteraria. Egli, oltre ad essere stato un politico e un giurista, è anche un poeta.
E, come i poeti, esce dalla scena pubblica per ritirarsi nell'intimità del focolare domestico. Senza onori, senza danari, fra l'affetto dei suoi cari e delle persone che lo stimano e continuano a stimarlo.

Luca Bagatin

giovedì 29 giugno 2017

Intervista di Luca Bagatin all'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia Dott. Julián Isaías Rodríguez Díaz sull'attuale situazione politica in Venezuela/Entrevista realizada por Luca Bagatin a El Embajador de la República Bolivariana de Venezuela en Italia Dott. Isaías Rodríguez sobre la situación política actual en Venezuela


Julian Isaias Rodriguez Diaz, già Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia ed in passato Vice Presidente della Repubblica venezuelana con Hugo Chavez, è stato nominato Vice Presidente dell'Assemblea Costituente indetta dal governo del Presidente socialista eletto Nicolas Maduro.
Oggi, come già lo scorso anno, ho avuto la possibilità e l'onore di intervistarlo in merito all'attualità venezuelana e latinoamericana.

Luca Bagatin: Signor Ambasciatore, il Venezuela, da come appare nei media europei, sembra un Paese preda delle divisioni e dalle violenze che, i media nostrani, descrivono come fomentati dal governo presieduto da Nicolas Maduro. E' davvero così, oppure qui da noi l'informazione - come peraltro già segnalato in un Vostro comunicato ufficiale (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/05/comunicato-ufficiale-dellambasciata-del.html) - arriva completamente distorta ?
Julian Isaias Rodriguez Diaz: Tutte le informazioni che raggiungono l'Europa sono distorte. Fanno parte di una campagna mediatica progettata dagli USA contro il Venezuela al fine di accaparrarsi il nostro petrolio, come hanno fatto con l'Iraq, la Libia, l'Afghanistan e ora la Siria. Le divisioni sono nell'opposizione. La loro violenza è stata in grado di riunificare il Chavismo.

Luca Bagatin: A luglio si voterà per l'Assemblea Costituente. Può spiegarci il perché il governo ha deciso di indire la Costituente e come mai questa è così osteggiata e contrastata dall'opposizione ?
Julian Isaias Rodriguez Diaz: Il Venezuela è ricorso al dialogo per rispondere all'inflazione, alla perdita di potere d'acquisto della moneta, ha portato avanti un'azione petrolifera al fine di recuperare i prezzi internazionali del petrolio, frenare l'insicurezza cittadina, controllare l'accaparramento di cibo e migliorare la distribuzione di questi. L'opposizione ha voluto che vi fossero tre testimoni oculari che controllassero ciò, ovvero tre ex Capi di Stato. Il governo ha offerto Rodriguez Zapatero di Spagna, Fernandez della Repubblica Dominocana e Torrijos di Panama. L'opposizione che con gli Stati Uniti d'America aveva scelto di non raggiungere i testimoni, ha poi chiesto la presenza di una istituzione internazionale ed il Venezuela si è unito a UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane). Fallito ogni tentativo di dialogo, hanno richiesto la presenza del Papa e dopo che questi ha espresso il suo consenso, ha inviato come suo rappresentante il vescovo di Buenos Aires, il quale immediatamente si trasferì in Venezuela. Alla terza riunione, dopo due accordi, i rappresentanti dell'opposizione se ne andarono e sospesero il dialogo. Il presidente Maduro ha sostenuto poi che il tavolo a due si sarebbe convertito nello sviluppo di tutti i settori politico sociali ed economici del Paese. Il tavolo delle trattative sarebbe quello di discutere gli stessi problemi, ma anche la pace e le relazioni inter-istituzionali dello Stato venezuelano, ma attraverso un'Assemblea Nazionale Costituente. Ciò è stato rifiutato dall'opposizione venezuelana (MUD), la quale ha dichiarato 'scacco matto al re in Venezuela'.

Luca Bagatin: La Costituente sembra voler rafforzare in Costituzione i diritti sociali e civili dei cittadini, oltre che a sovranità dello Stato. Lo conferma ?
Julian Isaias Rodriguez Diaz: Senza dubbio, i diritti sociali e civili sono la grande conquista delle classi inferiori dell'America Latina ed escluse da una società di classe che riteneva inesistente un ampio settore sociale, il quale veniva tenuto nascosto nei registri e nelle statistiche ufficiali. Non dimentichiamo che il più grande dislivello del mondo tra coloro i quali posseggono la ricchezza e quelli che non la posseggono si trovano in America Latina. Per cinquecento anni i nostri Paesi sono state sfruttate prima da Spagna e Portogallo e poi dagli Stati Uniti d'America e un nuovo settore europeo. Essi acquisivano le nostre materie prime, le nostre risorse naturali a prezzi molto bassi e li trasformavano in merce che vendevano dieci o quindici volte il valore a cui acquistarono i nostri prodotti. Le relazioni inter commerciali ci hanno impoveriti in quanto ci hano fornito macchinari e tecnologie ormai obsoleti.

Luca Bagatin: Quali Paesi vi sostengono a livello geopolitico internazionale e quali vi ostacolano ? Quali sono, Suo avviso, le ragioni ?
Julian Isaias Rodriguez Diaz: Ci avversano gli Stati Uniti d'America e quattro paesi latino-americani nell'orbita degli Stati Uniti (Messico, Cile, Colombia e Perù e con i colpi di stato recenti si sono aggiunti anche Brasile e Paraguay, oltre a Argentina, dove la destra di Macri ha vinto per l'1,3% contro l'avversario peronista). A ciò si sommano i governi conservatori d'Europa che fanno parte della NATO. Abbiamo reazioni di sostegno, invece, da Cina e Russia e dagli altri otto Paesi dell'ALBA (Alleanza Bolivariana delle Americhe) più El Salvador e qualche altro paese del Medio Oriente. Le ragioni dell'una e dell'altra parte sono legate alla solidarietà, al mercato ed al petrolio.

Luca Bagatin: Papa Bergoglio sembra essere schierato dalla vostra parte, ovvero si è molto adoperato per una soluzione umanitaria e pacifica delle divisioni che percorrono il Venezuela. Cosa può dirci in marito ?
Julian Isaias Rodriguez Diaz: In America Latina ci sono essenzialmente due significative correnti internazionali: Papa Francesco e gli Stati Uniti d'America. La prima diede il suo appoggio: a Cuba per gli accordi con Obama che sono stati appena rotti da Trump; negli gli accordi di pace in Colombia che l'oligarchia colombiana pretende di annullare ed infine al dialogo in Venezuela fra governo ed opposizione. Papa Francesco ha fornito tutti i mezzi per far fronte alla politica aggressiva degli Stati Uniti d'America. In particolare egli ha cercato di evitare che il nostro Paese cadesse in una situazione umanitaria pericolosa, evitando lo stesso meccanismo con il quale gli USA giustificano i loro interventi ed evitando così di ripetere quanto accaduto in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria.

Luca Bagatin: Qual è attualmente la situazione politica latinoamericana ed in particolare quella dei Paesi del Socialismo del XXI secolo ? Ci sarà una svolta ? Il Presidente Chavez - per il futuro - in una intervista a Gianni Minà, disse che auspicava per i popoli latinoamericani un bagno d'amore al posto di un bagno di sangue. Pensa che sarà ancora molto difficile contrastare i tentativi di golpe da parte delle oligarchie economiche, oppure si giungerà, finalmente, ad un bagno d'amore che garantisca, una volta per tutte, i deboli e gli oppressi ?
Julian Isaias Rodriguez Diaz: Il colpo di stato non passerà. Noi resisteremo fino alla vittoria. Tuttavia dovremo rivedere le modifiche che apporteremo durante il processo di pacificazione. Non è stato sufficiente introdurre regole adeguate alla democrazia borghese al fine di evitare la violenza. Non abbiamo potuto evitarle, non sono state da noi causate, ma dai privilegiati e da coloro i quali vogliono il nostro petrolio e sono disposti ad esercitare la forza e l'arbitrio, la guerra contro le nostre riforme. Possibilmente cerchiamo di mantenere un clima pacifico, però crediamo in un "cammino di pace" e non in un'armonia romantica che ritiene che le società cambino per grazia dello Spirito Santo.

Luca Bagatin

Entrevista Embajador de Venezuela Dott. Julian Isaias Rodriguez Diaz
realizada por Luca Bagatin

Luca Bagatin: Señor Embajador, Venezuela, según lo que describen los medios de comunicación europeos, parece sufrir divisiones y violencias internas que, siempre de acuerdo con nuestros medios de comunicación, están fomentadas por el gobierno dirigido por Nicolás Maduro. ¿Es esta la verdad, o en Europa la información - como ya señaló en otra declaración oficial - viene completamente distorsionada?

Julian Isaias Rodriguez Diaz: Toda la información que llega a Europa está distorsionada. Forma parte de una campaña mediática diseñada por EE UU contra Venezuela con el fin de apoderarse de nuestro petróleo tal como lo hicieron con Irak, Libia, Afganistán y actualmente con Siria. La divisiones son de la oposición. Su violencia logró amalgamar el Chavismo.



Luca Bagatin: En julio se votará por la Asamblea Constituyente. ¿Puede explicar por qué el gobierno ha decidido convocar la Asamblea Constituyente, y por qué la oposición se open a esta decisión?

Julian Isaias Rodriguez Diaz: Venezuela recurrió al diálogo para dar respuesta a la inflación, al desgaste de la moneda, una acción petrolera que recupere los precios internacionales del petróleo, frenar la inseguridad ciudadana, controlar el acaparamiento de los alimentos y mejorar la distribución de estos. La oposición pidió con el carácter de testigos presenciales a 3 ex Jefes de Estado. El Gobierno ofreció a Rodríguez Zapatero de España, Fernández de Dominicana y Torrijos de Panamá. La oposición que con EE UU habían apostado a no lograr los testigos, requirió entonces la presencia de una institución internacional y Venezuela incorporó a UNASUR. Pretendiendo torpedear el diálogo solicitaron la presencia del Papa y este manifestó su conformidad y envió como representante al obispo de Buenos Aires quien de inmediato se trasladó a Venezuela. A la tercera reunión luego de dos acuerdos se levantaron y suspendieron el diálogo. El Presidente Maduro adujo entonces que la mesa de dos se convertiría en la de todos los sectores y factores políticos sociales y económicos del país. La mesa sería para discutir los mismos temas pero además de la paz y las relaciones interinstitucionales del estado venezolano pero a través de una Asamblea Nacional Constituyente. A esto se negó la oposición venezolana (MUD) quien se sorprendió ante un hecho que respondió a un ‘supuesto jaque al rey en Venezuela’.



Luca Bagatin: La Asamblea Constituyente parece reforzar en la Constitución actual los derechos sociales y civiles de los ciudadanos, así como la soberanía del Estado. ¿Usted lo confirma?

Julian Isaias Rodriguez Diaz: Sin lugar a dudas, los derechos sociales y civiles son la gran conquista de las clases bajas de América latina y de los excluidos por una sociedad de clases que tenía por inexistente un grueso sector social que no aparecía en los registros ni en la estadísticas. No olvidemos que los desniveles más grandes del mundo entre quienes poseen riqueza y quienes no la tienen están en Latinoamérica. Desde hace quinientos años nuestros países han sido explotados primero por España y Portugal y luego por los Estados Unidos y un nuevo sector europeo. Adquieren nuestras materias primas, nuestros recursos naturales a muy bajos precios, los transforman en mercancía y nos los venden a diez o quince veces por encima del valor con el cual han adquirido nuestros productos. La relación inter comercial nos empobrece en cuanto nos arrojan la maquinaria o tecnología que desechan por inservible.



Luca Bagatin: En el ámbito geopolítico internacional, ¿Cuáles son los países que apoyan a Venezuela y los que están en contra? Según su opinión ¿cuáles sus razones?

Julian Isaias Rodriguez Diaz: Nos adversan Estados Unidos, los 4 países latino americanos que están en la órbita de EE UU (México, Chile, Colombia y Perú y con los golpes de estado recienten han agregado Brasil y Paraguay, más Argentina donde lograron por 1.3 la victoria contra los sectores progresistas. A ello se suman los gobiernos conservadores de Europa que forman parte de la OTAN. Relación solidaria tenemos con China, Rusia, con los 8 países del Alba más El Salvador y algunos otros más del Medio Oriente. Las razones de una y otra cosa son indistintamente la solidaridad, el mercado y el petróleo.



Luca Bagatin: El Santo Pontífice parece apoyar a Venezuela, puso muchos esfuerzos para encontrar una solución humanitaria y pacífica a las divisiones que hay en Venezuela. ¿Cuál es su opinión al respecto?

Julian Isaias Rodriguez Diaz: En América latina hay dos corrientes internacionales esencialmente significativas: la del Papa Francisco y la de los EE UU. La primera prestó su apoyo a Cuba para los acuerdos con Obama que acaba de romper Trump, los acuerdos de paz en Colombia que la oligarquía colombiana pretender anular y el diálogo en Venezuela. Francesco ha facilitado todos los medios para enfrentar la política agresiva norteamericana. Sobre todo ha tratado de evitar que nuestro país caiga en una situación peligrosamente humanitaria para evitar que el mismo mecanismo con el cual justifican sus intervenciones sea utilizado por los EE UU para repetir lo de Irak, Libia, Afganistán y Siria.



Luca Bagatin: ¿Cuál es la situación política actual de América Latina y en particular la de los países del socialismo del siglo XXI? ¿Habrá algún avance? El presidente Chávez, en una entrevista con Gianni Minà, dijo que esperaba para el futuro de los pueblos de América Latina “un baño de amor en lugar de un baño de sangre”. ¿Cree que todavía será muy difícil contrarrestar los intentos de golpe organizados por las oligarquías económicas, o se llegará, finalmente, a un baño de amor que favorezca los más débiles y los oprimidos?

Julian Isaias Rodriguez Diaz: El golpe de estado no pasará. Resistiremos hasta la victoria. Sin embargo habrá que revisar los cambios que haremos en paz. No ha bastado que nos propongamos electoralmente y ajustados a las reglas de la democracia burguesa para evitar la violencia. No la hemos evitado, no ha venido de nuestra parte pero los privilegiados y quienes desean nuestro petróleo están dispuestos a ejercer la fuerza y la arbitrariedad, la guerra, contra nuestros cambios. Posiblemente nos mantengamos en paz pero en "pie de paz" y no en la armonía romántica de creer que las sociedades cambian por obra y gracia del espíritu santo.


Luca Bagatin

lunedì 30 gennaio 2017

Film dedicato all'eroe venezuelano Ezequiel Zamora il 1 febbraio prossimo a Roma (per gentile segnalazione dell'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela)

Ezequiel Zamora (1817 - 1872) fu militare ed eroe venezuelano, fra le principali figure della Guerra Federale (1859 - 1863), che vide scontrarsi le fazioni dei liberali - dei quali Zamora faceva parte - ovvero i propugnatori degli ideali di libertà ed uguaglianza e promotori della riforma agraria e del mutualismo sociale, contrapposti ai conservatori, ovvero agli oligarchi e dunque i ricchi possidenti terrieri.
Il 1 febbraio di quest'anno ricorre il duecentesimo anniversario della nascita di Ezequiel Zamora che, fra l'altro, fu uno dei punti di riferimento ideali del Presidente e Comandante Eterno Hugo Chevez Frias (1954 - 2013) e l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, ha organizzato la proiezione di un film a lui dedicato, realizzato dal regista venezuelano Román Chalbaud e la cui proiezione si terrà mercoledì 1 febbraio alle ore 16.30 presso il Teatro Lo Spazio di Via Locri 42-44 a Roma.

Luca Bagatin
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domenica 6 marzo 2016

Hugo Chavez e le conquiste della Rivoluzione Bolivariana. Articolo di Luca Bagatin

La stampa italiana parla di ciò di cui non sa o di cui sa poco.
Ed emargina chi ha lavorato, per tutta una vita, a ricostruire la Storia, la cultura e la politica dell'America Latina.
Stiamo parlando del giornalista e scrittore Gianni Minà che ha contribuito, il 5 marzo scorso, a commemorare il terzo anniversario della morte dell'indimenticato Presidente del Venezuela Hugo Chavez Frìas, presso il Teatro Vittoria nello storico quartiere romano di Testaccio.
Minà, assieme all'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Dott. Julian Isaias Rodriguez Diaz, di fronte ad una platea gremita, ha presentato la storica intervista che fece al Presidente bolivariano Chavez nel 2003.
Di Hugo Chavez abbiamo spesso scritto e presentato la sua ascesa al potere, ovvero a restituire quel potere al suo popolo: nel nome di Simon Bolivar, il condottiero al quale si ispirò per tutta la vita.
Hugo Chavez, il Presidente che viene dalla periferia venezuelana, nato povero ed il cuo padre fu un umile maestro elementare in un'epoca in cui il Venezuela era una democrazia mascherata, ove si alternavano – spartendosi il potere e la corruzione – il partito di centrosinistra Accion Democratica ed il partito democristiano e di centrodestra COPEI, di fatto servi delle politiche del Fondo Monetario Internazionale e degli Stati Uniti d'America.
Hugo Chavez è dunque costretto ad entrare nell'esercito, al fine di riscattare la sua condizione sociale ed ambire a diventare un giocatore di baseball professionista, come egli desidera sin da bambino. Purtuttavia gli studi accademici e militari gli permetteranno di conoscere la leggendaria figura di Simon Bolivar, El Libertador del Venezuela e dell'America Latina dall'Impero di Spagna nel XIX secolo e ciò lo spingerà ad intraprendere un'impresa simile a quella compiuta da Bolivar nei primi anni dell'800: liberare il Paese dalla corruzione e dall'imperialismo economico straniero, nordamericano e multinazionale.
Questo, in sostanza, il quadro nel quale si trova a vivere il giovane Chavez, ricordato da Gianni Minà e dall'Ambasciatore venezuelano Rodriguez Diaz.
Il Chavez che il 4 febbraio del 1992, attraverso un'insurrezione militare di stampo bolivariano tenta di far sollevare la popolazione contro il governo corrotto di Carlos Andres Perez. Purtuttavia, anche se fallirà, riuscirà comunque nel suo intento nel 1998 attraverso l'investitura democratica, candidandosi alla Presidenza da outsider – vilipeso ed osteggiato da tutti, sia in Venezuela che all'estero e dipinto come un dittatore autoritario – con il Movimento Bolivariano Quinta Republica e ottenendo il 56% dei voti, sorprendendo tutti.
Da allora sarà rieletto con precentuali del 60% sino alla prematura morte nel marzo 2013.
E ciò è spiegabile solo attraverso i sorprendenti risultati in termini di emancipazione sociale e di indipendenza economica e nazionale ottenuto dai governi chavisti.
L'anniversario della morte di Hugo Chavez, come ricordato dall'Ambasciatore Isaias Rodriguez Diaz, è infatti un momento di lutto, ma anche di gioia, in quanto ricorda il simbolo della Rivoluzione Bolivariana che ha infiammato l'intera America Latina dal 1998 in poi, attraverso modificazioni sociali importanti che, da Venezuela passando per il Nicaragua, la Bolivia, il Brasile, l'Uruguay, l'Ecuador e l'Argentina ha reso finalmente protagonisti i popoli opporessi attraverso Presidenti che hanno messo al primo posto della loro agenda politica la sovranità nazionale, l'emancipazione economica, la lotta alle diseguaglianze sociali, la lotta all'analfabetismo e per una sanità più efficiente e gratuita per tutti.
Realtà che purtuttavia da tempo ed oggi sempre di più, rischiano di tornare indietro a causa dei tentativi golpisti in Ecuador e mediatico-giudiziari, non ultimo il caso dell'arresto e poi del rilascio dell'ex Presidente del Brasile Lula, all'indomani della sua dichiarazione di voler ricandidarsi alla Presidenza della Repubblica. Per non parlare della delegittimazione a livello internazionale della meritoria opera di emancipazione sociale portata avanti dai governi peronisti argentini dei coniugi Kirchner. Operazione che oggi ha portato alla vittoria – in Argentina - la destra più reazionaria, che sta smantellando i diritti sociali e civili ottenuti in questi ultimi decenni.
Notizie che, in Italia e in Europa, per compiacere taluni interessi economici “occidentali”, o non arrivano oppure vengono totalmente distorte.
Ciò che ci preme qui sottolineare sono infatti le parole di Gianni Minà, che coerentemente si è posto fuori dal panorama mediatico italiano da diverso tempo e che, attraverso reportage, interviste ed inchieste, ha documentato l'universo latinoamericano, dall'Avana sino a La Paz e oltre.
Minà ha esordito dicendo che la cosa che lo ha portato ad intervistare Hugo Chavez nel 2003 è stato il fatto che in Occidente fosse dipinto come un pagliaccio da circo. Un pagliaccio da circo che però, non volendo sottostare alle politiche di privatizzazione e di svendita del Paese imposte dal Fondo Monetario Internazionale, era scomodo agli Stati Uniti d'America.
Un pagliaccio che, guarda caso, sarà, alla sua morte, pianto da oltre 2 milioni di persone ed al suo funerale saranno presenti ben 33 Capi di Stato e di Governo !
Chavez pagliaccio, o, piuttosto, un grande riformatore sociale degno di Bolivar e del nostro Giuseppe Garibaldi, come mi piace spesso rammentare ?
Prima della proiezione della docu-intervista, Minà ha colto l'occasione per far presente che l'America Latina ha comunque un grande alleato in Papa Francesco, che sarà protagonista di un suo documentario che sarà presentato in anteprima a Cannes e dal titolo emblematico: “Papa Francesco, Cuba e Fidel”, nel quale non si potrà non parlare della fine dell'assurdo embargo imposto dagli USA contro l'Isola Caraibica, durto ben cinquantacinque anni.
L'intervista a Chavez – raccolta peraltro in un volumetto a cura dell'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela e distribuito a noi partecipanti dell'evento e dal bellissimo titolo “A cuore aperto” - è la dimostrazione di come Hugo Chavez non sia affatto l'ennesimo caudillo sudamericano e di come egli, lungi dall'ispirarsi al comunismo o al marxismo, si ispiri autenticamente al bolivarismo ed al socialismo libertario, citando talvolta anche Montesquieu e spessissimo Cristo, figura di grande rivoluzionario sociale.
Chavez si definisce un uomo del popolo o, come diceva Bolivar di sé stesso, una debole pagliuzza trascinata dall'uragano rivoluzionario e, iniziando così, racconta la sua vita e le sue prime imprese nell'esercito ed il suo progetto di riscatto sociale, culminato con la sua elezione e la nascita della Repubblica Bolivariana del Venezuela con una nuova Costituzione approvata con referendum popolare a larghissima maggioranza: finalmente democratica e non più ad uso e consumo dei partiti corrotti e finalmente rispettosa dei diritti umani fondamentali (ovvero l'esatto opposto di quanto i media occidentali avrebbero voluto farci credere !) e che sancì per la prima volta nella Storia del Venezuela l'introduzione del concetto di democrazia partecipativa e l'introduzione del referendum revocatorio di tutte le cariche pubbliche nella seconda metà de mandato, compresa quella del Presidente.
Delle conquiste della Rivoluzione Bolivariana ispirata da Chavez abbiamo parlato in molti altri articoli, ma l'Ambasciata venezuelana ha voluto realizzarne un agilissimo e colorato volume esplicativo, con tanto di numeri e dati che la grande stampa, purtroppo, non riporta mai, facendoci così credere che il Venezuela sia un paesello del quarto mondo in mano a corrotti e assassini !
Volendo riassumere, la Rivoluzione Bolivariana chavista, in particolare grazie ai proventi derivanti dal petrolio, che è stato nazionalizzato, ha istituito diverse missioni sociali rette e dirette dal popolo stesso: pensiamo alla Mision Barrio Adentro (letteralmente “dentro il quartiere”), dedicata all'assistenza sanitaria gratuita specie nei quartieri popolari, ove sono stati istituiti consultori medici famigliari, centri diagnostici integrati e centri ospedalieri specializzati. Il tutto grazie anche alla consulenza ed all'intervento di medici cubani (e non dimentichiamo che, a dispetto di quanto si tende a credere da noi, Cuba ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, sia in termini di efficienza che di risultati, con tassi di mortalità infantile fra i più bassi al mondo ed un ottimo sviluppo delle biotecnologie).
Pensiamo poi alla Mision Robinson, dedicata all'alfabetizzazione, che ha portato ad imparare a leggere e a scrivere un milione e mezzo di persone; alla Mision Ribas, dedicata a completamento degli studi secondari superiori; alla Mision Sucre dedicata al sostegno degli studenti di livello universitario. Vi sono poi altre missioni sociali istituite dal Governo Chavez, quali la Mision Negra Hipolita, dedicata al recupero delle persone emarginate e la Mision Sonrisa, che mira a dotare di protesi dentaria le persone che non se le possono permettere economicamente.
L'Unesco ha dichiarato il Venezuela, nel 2005, Paese libero dall'analfabetismo, oltre che essere stato premiato dalla Fao quale esempio per il mondo nella lotta alla fame ed alla povertà.
Chavez, non a caso, ha sempre sostenuto che occorre dare potere ai poveri, affinché essi si liberino dalla povertà.
In termini sanitari, poi, sono state salvate 10mila vite da un solo ospedale cardiologico istituito nel 2006 e le riforme in campo sociale non si fermano certo qui, ma sono elencate e dettagliatamente illustrate nell'opuscolo, a cura della Dott.ssa Marianela Urdaneta, reperibile presso l'Ambasciata.
Si tanga conto che il Governo Bolivariano ha investito, in sedici anni, ovvero dal 1999 al 2015 ben 732 miliardi di dollari in ambito sociale, pari al 64% delle entrate totali del Paese !
Tutto ciò ha diminuito del 57% la denutrizione, la fame si è ridotta dal 21% al 5%, il salario minimo dei lavoratori è aumentato di 30 volte, la mortalità infantile si è ridotta.
In tutto ciò è innegabile il fatto che gli interessi geopolitici che condizionano il sistema dei prezzi all'interno dell'OPEP ha portato ad una forte diminuzione del prezzo del petrolio, principale fonte di guadagno del Venezuela, e ciò ha rallentato di molto i successi ottenuti dal chavismo.
Purtuttavia, come dichiarato dall'attuale Presidente chavista del Venezuela Nicolas Maduro e come già previsto da Chavez nel suo “Plan de la Patria”, l'obiettivo è quello di abbandonare progressivamente l'attività estrattivista ed investire maggiormente in agricoltura ed energie rinnovabili.
Mi piacerebbe chiudere questo lungo resoconto sul Venezuela di oggi attraverso l'ultima domanda che Gianni Minà pose all'allora Presidente Hugo Chavez a proposito della “guerra” continua e sotterranea che gli Stati Uniti d'America hanno dichiarato al Venezuela, con vari tentativi di destabilizzazione (fra cui il tentato golpe anti-chavista del 2002, fortunatamente evitato grazie all'appoggio del popolo venezuelano, schieratosi dalla parte del legittimo governo di Chavez): come finirà tutto questo Presidente ? In un bagno di sangue ?
Hugo Chavez risponde, sicuro, di no. “E glielo dico con la mano sul cuore: terminerà in un bagno d'amore. E' questa la via che abbiamo intrapreso verso un mondo migliore e possibile. Così spero che questa sfida apra le porte a un mondo nel quale vivremo come fratelli. Gesù diceva “Quando vivrete come fratelli, in ecclesia, sarà con voi”. Ed è in quella direzione che stiamo andando”.
Hugo Chavez, il sognatore bolivariano, l'utopista cristiano, il riformatore sociale e l'uomo di governo.
Il Presidente dell'Amore che non dimenticheremo mai.


Luca Bagatin
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