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lunedì 27 marzo 2023

Ciao Gianni Minà e grazie di tutto!

 
Ho conosciuto Gianni Minà alcuni anni fa, a una delle commemorazioni organizzate a Roma dall'Ambasciata del Venezuela, per celebrare e ricordare il Presidente Eterno Hugo Chavez.
Ne scrissi anche un articolo, che ho ripubblicato di recente.
Ci mancherà, come ci mancherà ogni giornalista che ha saputo dire la verità su molte tematiche che il Potere ha voluto manipolare a suo uso e consumo.
Gianni Minà fu troppo spesso vittima del Potere e per questo allontanato ingiustamente dalla televisione italiana.
Ogni libero pensatore gli dovrebbe essere eternamente grato.
 
Luca Bagatin 

giovedì 15 luglio 2021

Cuba resiste. Solidarietà da Ganni Minà, Roger Waters e Comunisti di Russia. Articolo di Luca Bagatin

Cuba resiste ad ogni tentativo di destabilizzazione.

Del resto lo fa sin dagli Anni '50 e '60, da quando si liberò dalla dittatura corrotta di Batista, sostenuto dagli USA.

La Cuba rivoluzionaria scende in piazza per protestare contro le manifestazioni antigovernative violente.

Chiunque voglia vedere com'è Cuba, come viene vissuta a Cuba, come ogni giorno questo popolo costruisce pagine di eroismo, come questo popolo ha affrontato la pandemia (…), si vede quanto sia diverso il mondo su cui scommettiamo, il mondo che vogliamo costruire”. Queste le parole del Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Diaz-Canel nei giorni scorsi.

E ha incalzato denunciando le campagne d'odio e di diffamazione diffuse nei social network contro Cuba: “L'altro obiettivo su cui punta il nemico è creade disordini sociali, incertezza. La campagna sui social network è una campagna irritante, totalmente bugiarda, diffamatoria. Gli appelli sui social network sono totalmente aggressivi, chiedendo l'omicidio, chiedendo il linciaggio, minacciando, chiedendo la distruzione delle strutture, chiedendo un attacco alle case delle persone e in particolare alle persone indicate come rivoluzionari”.

Diaz-Canel, che ha aperto comunque un dialogo con i manifestanti pacifici, ma mantenendo il pugno di ferro con i violenti, ha inoltre affermato che “La nostra società non è una società che genera odio e quelle persone hanno agito con odio. Il sentimento dei cubani è un sentimento di solidarietà e queste persone hanno compiuto questi atti armati, con atti di vandalismo, urlando per la morte, pianificando di razziare luoghi pubblici, rompendo, rubando, lanciando pietre. Questa situazione è stata sfruttata da coloro che non vogliono realmente che si sviluppi la rivoluzione cubana o un rapporto civile rispetto agli Stati Uniti”.

Il Presidente Diaz-Canel, aprendo al dialogo con i manifestanti pacifici, ha anche affermato che “Dobbiamo acquisire esperienza dai disordini. Dobbiamo anche fare un’analisi critica dei nostri problemi per agire e superare, ed evitare che si ripetano”

Solidarietà al governo cubano è arrivata anche da Roger Waters, storico leader dei Pink Floyd e da sempre in prima linea per i diritti umani, civili e per il socialismo.

Roger Waters punta il dito contro il blocco commerciale imposto dagli USA contro Cuba e come poi questo viene strumentalizzato dagli stessi USA per soffocare l'economia cubana.

Roger Waters ha spiegato, in merito a ciò, che: “Se sei interessato alla mia casa e non puoi comprarla da me, è perché non voglio vendertela, né voglio affittarla. Allora mi chiudete in casa, e non mi fate uscire per andare al supermercato, o in farmacia, o in banca, e non mi fate vendere o acquistare i pezzi di ricambio della macchina o della moto, e oltre a questo mi cancellate i conti e le carte di credito e i risparmi…

Dopo un pò i miei familiarii si dispereranno, alcuni scapperanno dalla finestra… e voi da fuori comincerete a gridare che sono incapace a provvedere a casa mia e che sono un dittatore, che faccio soffrire la mia famiglia… e poi cominceranno a dire che il governo di casa mia è in crisi e che i vicini avranno il permesso ed il dovere di intervenire e cacciarmi con lo scopo di occuparsi loro della “crisi umanitaria” della mia famiglia…

Non dirai mai la verità ossia che quello che ti interessa è stare a casa mia.

Ed è per questo che mi hai messo in questa situazione critica davanti alla mia famiglia.”

Dello stesso avviso anche il giornalista italiano Gianni Minà, storico amico di Cuba, che proprio per questa sua amicizia e solidarietà umana e civile, fu ingiustamente estromesso dal panorama mediatico italiano, molti anni fa.

Minà è intervenuto, fra l'altro, con queste parole: “Il 23 giugno scorso, l’Onu approva, quasi all’unanimità, la risoluzione per la fine dell’embargo a Cuba, che ha provocato da varie decadi, sofferenze e danni incalcolabili. Unici due astenuti: Stati Uniti e Israele. Obama, nel 2016, aveva scelto l’astensione, ma con Trump prima e ora con Biden, si è ritornati al voto contrario.

Oggi stiamo assistendo a un Golia che, non contento della sua violenza usata contro chi non può e non vuole rispondere alle provocazioni, blocca le braccia a Davide per colpirlo meglio e di più.

E’ una situazione inaccettabile e pericolosa: oggi tocca a Cuba, domani potrebbe toccare, per interessi di ogni tipo, a qualunque Paese si discosti dal pensiero corale.

E’ una situazione inaccettabile per un Paese come Cuba, che è portatore di un sistema unico nel panorama politico mondiale, a cui ha aderito il suo popolo.

E’ una situazione così inaccettabile che mi è impossibile voltare la faccia da un’altra parte, come uomo e come giornalista”.

Sostegno a Cuba è arrivato anche dal partito “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, il cui Comitato Centrale, in un comunicato, ha affermato che:

Le conseguenze socio-economiche della prolungata pandemia non hanno aggirato la Cuba socialista, orgoglio di tutte le persone libere del pianeta. Un numero significativo di cubani, insoddisfatti delle circostanze sia soggettive che oggettive della pandemia, è sceso nelle strade delle città cubane chiedendo di accelerare la vaccinazione, eliminare il deficit e criticare elementi della burocrazia. All'inizio, il potere popolare non ha interferito con le azioni dei cittadini, ma poi queste azioni hanno assunto un carattere ovviamente aggressivo e antisocialista. (…).

In queste condizioni, il Partito Comunista Cubano si è comportato con saggezza e decisione - non solo ha preso misure ragionevoli per ristabilire l'ordine, ma ha anche, soprattutto, fatto appello alla maggioranza socialista della società civile, esortando i comunisti a scendere in piazza e difendere la Rivoluzione . Anche il presidente di Cuba, il leader del Partito Comunista, Miguel Diaz-Canel, ha preso parte alle manifestazioni per il potere popolare.

Non c'è dubbio che, nonostante tutte le difficoltà e alcune mancanze ed errori, la maggioranza della popolazione cubana sostiene fermamente il Partito Comunista e il sistema socialista, che sono i garanti dell'indipendenza dello Stato. In queste condizioni, il partito “Comunisti di Russia” esprime piena solidarietà ai comunisti di Cuba, alla direzione di questo Paese fraterno e all'intero popolo cubano. (…).

È probabile che le recenti riforme economiche, compresi gli aumenti dei prezzi e le revisioni di alcuni aspetti della politica sociale, nonché le severe restrizioni sul coronavirus, abbiano effettivamente causato un aumento del malcontento pubblico. Siamo convinti che un partito così forte ed esperto come il PCC eliminerà tutte le carenze e le asperità e invierà quadri energici e di talento per risolvere i problemi. La fattibilità del socialismo cubano è chiara a tutti. (…). Gli Stati Uniti sono i principali responsabili di tutti i problemi del popolo cubano. Pertanto, facciamo appello a quella parte dei manifestanti che è caduta sotto l'influenza di manipolatori esterni e agenti del nemico: parlando contro il potere popolare, stai versando acqua sul mulino yankee!

Cuba ha tutti i meccanismi per la discussione pubblica dei problemi esistenti, per condurre discussioni, per sostituire i rappresentanti del popolo. Agite nel quadro della democrazia socialista!

Il partito “Comunisti di Russia” è convinto che in questo momento difficile la generazione storica dei combattenti rivoluzionari dovrebbe contribuire attivamente a stabilizzare la situazione nel Paese. Chiediamo alla leadership russa di fornire alla Repubblica di Cuba un'eventuale assistenza umanitaria per risolvere i problemi esistenti.

Siamo fiduciosi che la Cuba socialista, fedele alle idee di Martì, Lenin, Fidel, Raul e del Che, si alzerà e avanzerà!”

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 6 marzo 2016

Hugo Chavez e le conquiste della Rivoluzione Bolivariana. Articolo di Luca Bagatin

La stampa italiana parla di ciò di cui non sa o di cui sa poco.
Ed emargina chi ha lavorato, per tutta una vita, a ricostruire la Storia, la cultura e la politica dell'America Latina.
Stiamo parlando del giornalista e scrittore Gianni Minà che ha contribuito, il 5 marzo scorso, a commemorare il terzo anniversario della morte dell'indimenticato Presidente del Venezuela Hugo Chavez Frìas, presso il Teatro Vittoria nello storico quartiere romano di Testaccio.
Minà, assieme all'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Dott. Julian Isaias Rodriguez Diaz, di fronte ad una platea gremita, ha presentato la storica intervista che fece al Presidente bolivariano Chavez nel 2003.
Di Hugo Chavez abbiamo spesso scritto e presentato la sua ascesa al potere, ovvero a restituire quel potere al suo popolo: nel nome di Simon Bolivar, il condottiero al quale si ispirò per tutta la vita.
Hugo Chavez, il Presidente che viene dalla periferia venezuelana, nato povero ed il cuo padre fu un umile maestro elementare in un'epoca in cui il Venezuela era una democrazia mascherata, ove si alternavano – spartendosi il potere e la corruzione – il partito di centrosinistra Accion Democratica ed il partito democristiano e di centrodestra COPEI, di fatto servi delle politiche del Fondo Monetario Internazionale e degli Stati Uniti d'America.
Hugo Chavez è dunque costretto ad entrare nell'esercito, al fine di riscattare la sua condizione sociale ed ambire a diventare un giocatore di baseball professionista, come egli desidera sin da bambino. Purtuttavia gli studi accademici e militari gli permetteranno di conoscere la leggendaria figura di Simon Bolivar, El Libertador del Venezuela e dell'America Latina dall'Impero di Spagna nel XIX secolo e ciò lo spingerà ad intraprendere un'impresa simile a quella compiuta da Bolivar nei primi anni dell'800: liberare il Paese dalla corruzione e dall'imperialismo economico straniero, nordamericano e multinazionale.
Questo, in sostanza, il quadro nel quale si trova a vivere il giovane Chavez, ricordato da Gianni Minà e dall'Ambasciatore venezuelano Rodriguez Diaz.
Il Chavez che il 4 febbraio del 1992, attraverso un'insurrezione militare di stampo bolivariano tenta di far sollevare la popolazione contro il governo corrotto di Carlos Andres Perez. Purtuttavia, anche se fallirà, riuscirà comunque nel suo intento nel 1998 attraverso l'investitura democratica, candidandosi alla Presidenza da outsider – vilipeso ed osteggiato da tutti, sia in Venezuela che all'estero e dipinto come un dittatore autoritario – con il Movimento Bolivariano Quinta Republica e ottenendo il 56% dei voti, sorprendendo tutti.
Da allora sarà rieletto con precentuali del 60% sino alla prematura morte nel marzo 2013.
E ciò è spiegabile solo attraverso i sorprendenti risultati in termini di emancipazione sociale e di indipendenza economica e nazionale ottenuto dai governi chavisti.
L'anniversario della morte di Hugo Chavez, come ricordato dall'Ambasciatore Isaias Rodriguez Diaz, è infatti un momento di lutto, ma anche di gioia, in quanto ricorda il simbolo della Rivoluzione Bolivariana che ha infiammato l'intera America Latina dal 1998 in poi, attraverso modificazioni sociali importanti che, da Venezuela passando per il Nicaragua, la Bolivia, il Brasile, l'Uruguay, l'Ecuador e l'Argentina ha reso finalmente protagonisti i popoli opporessi attraverso Presidenti che hanno messo al primo posto della loro agenda politica la sovranità nazionale, l'emancipazione economica, la lotta alle diseguaglianze sociali, la lotta all'analfabetismo e per una sanità più efficiente e gratuita per tutti.
Realtà che purtuttavia da tempo ed oggi sempre di più, rischiano di tornare indietro a causa dei tentativi golpisti in Ecuador e mediatico-giudiziari, non ultimo il caso dell'arresto e poi del rilascio dell'ex Presidente del Brasile Lula, all'indomani della sua dichiarazione di voler ricandidarsi alla Presidenza della Repubblica. Per non parlare della delegittimazione a livello internazionale della meritoria opera di emancipazione sociale portata avanti dai governi peronisti argentini dei coniugi Kirchner. Operazione che oggi ha portato alla vittoria – in Argentina - la destra più reazionaria, che sta smantellando i diritti sociali e civili ottenuti in questi ultimi decenni.
Notizie che, in Italia e in Europa, per compiacere taluni interessi economici “occidentali”, o non arrivano oppure vengono totalmente distorte.
Ciò che ci preme qui sottolineare sono infatti le parole di Gianni Minà, che coerentemente si è posto fuori dal panorama mediatico italiano da diverso tempo e che, attraverso reportage, interviste ed inchieste, ha documentato l'universo latinoamericano, dall'Avana sino a La Paz e oltre.
Minà ha esordito dicendo che la cosa che lo ha portato ad intervistare Hugo Chavez nel 2003 è stato il fatto che in Occidente fosse dipinto come un pagliaccio da circo. Un pagliaccio da circo che però, non volendo sottostare alle politiche di privatizzazione e di svendita del Paese imposte dal Fondo Monetario Internazionale, era scomodo agli Stati Uniti d'America.
Un pagliaccio che, guarda caso, sarà, alla sua morte, pianto da oltre 2 milioni di persone ed al suo funerale saranno presenti ben 33 Capi di Stato e di Governo !
Chavez pagliaccio, o, piuttosto, un grande riformatore sociale degno di Bolivar e del nostro Giuseppe Garibaldi, come mi piace spesso rammentare ?
Prima della proiezione della docu-intervista, Minà ha colto l'occasione per far presente che l'America Latina ha comunque un grande alleato in Papa Francesco, che sarà protagonista di un suo documentario che sarà presentato in anteprima a Cannes e dal titolo emblematico: “Papa Francesco, Cuba e Fidel”, nel quale non si potrà non parlare della fine dell'assurdo embargo imposto dagli USA contro l'Isola Caraibica, durto ben cinquantacinque anni.
L'intervista a Chavez – raccolta peraltro in un volumetto a cura dell'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela e distribuito a noi partecipanti dell'evento e dal bellissimo titolo “A cuore aperto” - è la dimostrazione di come Hugo Chavez non sia affatto l'ennesimo caudillo sudamericano e di come egli, lungi dall'ispirarsi al comunismo o al marxismo, si ispiri autenticamente al bolivarismo ed al socialismo libertario, citando talvolta anche Montesquieu e spessissimo Cristo, figura di grande rivoluzionario sociale.
Chavez si definisce un uomo del popolo o, come diceva Bolivar di sé stesso, una debole pagliuzza trascinata dall'uragano rivoluzionario e, iniziando così, racconta la sua vita e le sue prime imprese nell'esercito ed il suo progetto di riscatto sociale, culminato con la sua elezione e la nascita della Repubblica Bolivariana del Venezuela con una nuova Costituzione approvata con referendum popolare a larghissima maggioranza: finalmente democratica e non più ad uso e consumo dei partiti corrotti e finalmente rispettosa dei diritti umani fondamentali (ovvero l'esatto opposto di quanto i media occidentali avrebbero voluto farci credere !) e che sancì per la prima volta nella Storia del Venezuela l'introduzione del concetto di democrazia partecipativa e l'introduzione del referendum revocatorio di tutte le cariche pubbliche nella seconda metà de mandato, compresa quella del Presidente.
Delle conquiste della Rivoluzione Bolivariana ispirata da Chavez abbiamo parlato in molti altri articoli, ma l'Ambasciata venezuelana ha voluto realizzarne un agilissimo e colorato volume esplicativo, con tanto di numeri e dati che la grande stampa, purtroppo, non riporta mai, facendoci così credere che il Venezuela sia un paesello del quarto mondo in mano a corrotti e assassini !
Volendo riassumere, la Rivoluzione Bolivariana chavista, in particolare grazie ai proventi derivanti dal petrolio, che è stato nazionalizzato, ha istituito diverse missioni sociali rette e dirette dal popolo stesso: pensiamo alla Mision Barrio Adentro (letteralmente “dentro il quartiere”), dedicata all'assistenza sanitaria gratuita specie nei quartieri popolari, ove sono stati istituiti consultori medici famigliari, centri diagnostici integrati e centri ospedalieri specializzati. Il tutto grazie anche alla consulenza ed all'intervento di medici cubani (e non dimentichiamo che, a dispetto di quanto si tende a credere da noi, Cuba ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, sia in termini di efficienza che di risultati, con tassi di mortalità infantile fra i più bassi al mondo ed un ottimo sviluppo delle biotecnologie).
Pensiamo poi alla Mision Robinson, dedicata all'alfabetizzazione, che ha portato ad imparare a leggere e a scrivere un milione e mezzo di persone; alla Mision Ribas, dedicata a completamento degli studi secondari superiori; alla Mision Sucre dedicata al sostegno degli studenti di livello universitario. Vi sono poi altre missioni sociali istituite dal Governo Chavez, quali la Mision Negra Hipolita, dedicata al recupero delle persone emarginate e la Mision Sonrisa, che mira a dotare di protesi dentaria le persone che non se le possono permettere economicamente.
L'Unesco ha dichiarato il Venezuela, nel 2005, Paese libero dall'analfabetismo, oltre che essere stato premiato dalla Fao quale esempio per il mondo nella lotta alla fame ed alla povertà.
Chavez, non a caso, ha sempre sostenuto che occorre dare potere ai poveri, affinché essi si liberino dalla povertà.
In termini sanitari, poi, sono state salvate 10mila vite da un solo ospedale cardiologico istituito nel 2006 e le riforme in campo sociale non si fermano certo qui, ma sono elencate e dettagliatamente illustrate nell'opuscolo, a cura della Dott.ssa Marianela Urdaneta, reperibile presso l'Ambasciata.
Si tanga conto che il Governo Bolivariano ha investito, in sedici anni, ovvero dal 1999 al 2015 ben 732 miliardi di dollari in ambito sociale, pari al 64% delle entrate totali del Paese !
Tutto ciò ha diminuito del 57% la denutrizione, la fame si è ridotta dal 21% al 5%, il salario minimo dei lavoratori è aumentato di 30 volte, la mortalità infantile si è ridotta.
In tutto ciò è innegabile il fatto che gli interessi geopolitici che condizionano il sistema dei prezzi all'interno dell'OPEP ha portato ad una forte diminuzione del prezzo del petrolio, principale fonte di guadagno del Venezuela, e ciò ha rallentato di molto i successi ottenuti dal chavismo.
Purtuttavia, come dichiarato dall'attuale Presidente chavista del Venezuela Nicolas Maduro e come già previsto da Chavez nel suo “Plan de la Patria”, l'obiettivo è quello di abbandonare progressivamente l'attività estrattivista ed investire maggiormente in agricoltura ed energie rinnovabili.
Mi piacerebbe chiudere questo lungo resoconto sul Venezuela di oggi attraverso l'ultima domanda che Gianni Minà pose all'allora Presidente Hugo Chavez a proposito della “guerra” continua e sotterranea che gli Stati Uniti d'America hanno dichiarato al Venezuela, con vari tentativi di destabilizzazione (fra cui il tentato golpe anti-chavista del 2002, fortunatamente evitato grazie all'appoggio del popolo venezuelano, schieratosi dalla parte del legittimo governo di Chavez): come finirà tutto questo Presidente ? In un bagno di sangue ?
Hugo Chavez risponde, sicuro, di no. “E glielo dico con la mano sul cuore: terminerà in un bagno d'amore. E' questa la via che abbiamo intrapreso verso un mondo migliore e possibile. Così spero che questa sfida apra le porte a un mondo nel quale vivremo come fratelli. Gesù diceva “Quando vivrete come fratelli, in ecclesia, sarà con voi”. Ed è in quella direzione che stiamo andando”.
Hugo Chavez, il sognatore bolivariano, l'utopista cristiano, il riformatore sociale e l'uomo di governo.
Il Presidente dell'Amore che non dimenticheremo mai.


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it