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lunedì 26 ottobre 2026

La vittoria di Lula, il ritorno del socialismo trabalhista: giustizia sociale, sovranità nazionale e sfida al liberal-capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erede della tradizione trabalhista (laburista) brasiliana, rappresentata da figure come Getúlio Vargas (1882-1954) e Leonel Brizola (1922-2004), Luiz Inácio Lula da Silva, detto Lula, già lustrascarpe, operaio e sindacalista, è stato rieletto Presidente del Brasile domenica 25 ottobre 2026, con il 51,79% dei voti contro il 48,21% dell'estremista di destra liberal-conservatore Flávio Bolsonaro. Circa 4 milioni e mezzo in più rispetto all'avversario.

Ha vinto la vita contro la morte. Ha vinto l'amore, la giustizia sociale, la sovranità nazionale, contro l'odio, la violenza, la corruzione, la barbarie liberal-capitalista al servizio di Washington.

Lula, arzillo ottantunenne leader del Partito dei Lavoratori (PT), che si appresta a guidare il suo quarto mandato non consecutivo, forte delle sue conquiste sociali (non ultima la riforma costituzionale sulla riduzione dell'orario di lavoro, sostenuta dal suo governo e promulgata durante il suo mandato), ha affermato che porrà al primo posto le politiche di assistenza agli anziani e che darà maggior rilevanza alle politiche in favore delle donne.

Egli, ribadendo il suo rispetto per la laicità dello Stato, ha altresì dichiarato: “Non ho preferenze per nessuna religione. Ho una preferenza per la fede del popolo brasiliano”, ribadendo anche che la sua vittoria segna “una sconfitta delle menzogne” diffuse dal suo avversario.

Egli ha altresì annunciato di voler regolamentare le piattaforme digitali, chiedendo che i crimini commessi online siano equiparati a quelli commessi nella vita reale.

Lula ha puntato il dito contro le grandi aziende che evadono le imposte, tentando al contempo di influenzare il voto e ha anche denunciato le interferenze esterne che hanno tentato di influenzare la campagna elettorale.

Il Presidente Lula ha promesso anche di universalizzare la scuola a tempo pieno fino al termine dell'istruzione secondaria e ampliare i programmi di sostegno economico agli studenti, affinché nessuno sia costretto ad abbandonare gli studi per lavorare.

Egli ha annunciato massicci investimenti nell'insegnamento della matematica e dell'ingegneria, al fine di creare un'Intelligenza Artificiale interamente brasiliana, sfruttando anche le energie rinnovabili del Paese.

Lula ha altresì promesso una riduzione della deforestazione per i prossimi quattro anni.

Investimenti in scuola, tecnologia, assistenza agli anziani, ambiente.

Queste le parole d'ordine del leader del Partito dei Lavoratori (PT), sostenuto in questa tornata elettorale da pressoché tutta la sinistra brasiliana socialista, socialista democratica, comunista e verde.

Fa piuttosto sorridere che il PD e la sedicente “sinistra” nostrana esaltino Lula, pur rappresentando l'esatto opposto della sua politica, sia interna che internazionale.

Lula è, infatti, sempre stato dalla parte del popolo brasiliano. Dalla parte della giustizia sociale, della sovranità nazionale, dell'indipendenza economica. E' sempre stato dalla parte del popolo palestinese e contro i crimini di Netanyahu. Sulla crisi ucraina ha spesso speso parole critiche nei confronti di Zelenksy e nel suo non voler scendere a compromessi e ricercare la pace. Ha sempre lavorato, assieme alla Repubblica Popolare Cinese, nell'ambito del gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” per una soluzione pacifica del conflitto, insistendo sulla necessità di un accordo che coinvolga entrambe le parti ed evitato qualsiasi forma di imposizione di sanzioni alla Russia. Nel 2023 ha peraltro suggerito a Kiev di prendere in considerazione la cessione della Crimea (già annessa alla Russia nel 2014, con un referendum) nell'ambito di un accordo di pace, precisando successivamente che la questione territoriale avrebbe dovuto comunque essere affrontata direttamente da Russia e Ucraina.

Un leader come Lula, in realtà, in Europa manca da moltissimi decenni. Non parliamo poi dell'Italia, ove sono da anni onnipresenti due schieramenti liberal-capitalisti e pressoché entrambi di destra, agli ordini dei desiderata di Bruxelles e Washington.

Lula vince perché è coerente, pragmatico, perché viene dal basso senza dimenticare i suoi Maestri politici, Vargas e Brizola.

In pochi, in Italia, conoscono Leonel Brizola, Sindaco di Porto Alegre e Governatore dello Stato di Rio Grande do Sul e dello Stato di Rio de Janeiro, oltre che molto amico dell'ex Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi e figura di punta dell'Internazionale Socialista di quegli anni.

Egli fu uno di quei socialisti autentici, populisti di sinistra nel senso più positivo del termine, che promosse in Brasile le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia e politiche in favore delle classi più povere della popolazione, entrando in politica guidando l'ala giovanile del Partito Laburista Brasiliano dell'allora Presidente Getúlio Vargas.

Fondatore del Partito Democratico Laburista (PDT), fu inizialmente in competizione con Lula, ma, dal 1998 in poi lo sostenne.

Personalmente, pur avendo una forte coscienza politica e avendo militato in passato in formazioni socialiste e repubblicane mazziniane, non voto da moltissimi anni e, nella mia vita, mi sono recato alle urne piuttosto di rado. Purtuttavia, come ho spesso avuto modo di dire ad amici brasiliani militanti del PT e del PDT, non avrei alcuna esitazione, se fossi brasiliano, a militare nei loro partiti e a votare per Lula, uno dei migliori leader al mondo, a mio avviso, accanto al Presidente cinese Xi Jinping, al Premier slovacco Robert Fico e al Premier bulgaro Rumen Radev.

Non a caso, la sua vittoria è stata salutata con favore da esponenti della cultura e della politica socialista autentica, dall'ex leader dei Pink Floyd Roger Waters, passando per l'ex leader laburista e deputato britannico Jeremy Corbyn, fino al leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon.

Reazioni molto positive anche dalla Repubblica Popolare Cinese, i cui organi di stampa hanno sottolineato come la rielezione di Lula possa garantire una continuità dei rapporti fra Brasile e Cina e dare nuovo slancio alla cooperazione nel Sud del mondo.

Luca Bagatin

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lunedì 5 ottobre 2026

Brasile. Il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro Jr. è tutt'altro che scontato. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali brasiliane, una vittoria al secondo turno dell'estrema destra liberale di Flávio Bolsonaro il 25 ottobre 2026, appare tutt'altro che scontata.

Innanzitutto il candidato del Partito dei Lavoratori e attuale Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva – sostenuto da pressoché tutta la sinistra e il centro-sinistra, socialista, socialdemocratico, verde e comunista - ha conquistato un ottimo 45%.

In secondo luogo, se Bolsonaro si ferma al 47%, diversi elettori del candidato Augusto Cury (la cui lista ex laburista e centrista, Avante ha ottenuto il 2,89%) e del candidato Ronaldo Caiado (il cui Partito Social Democratico ha ottenuto il 2,18%), potrebbero decidere di votare al secondo turno per Lula. Non perché lo sostengano, infatti né Cury, né Caiado hanno fatto alcun endorsement, ma perché potrebbero percepirlo – dal loro punto di vista – come “il male minore”.

Così come potrebbero fare molti astenuti al primo turno e le liste minori di estrema sinistra, che hanno deciso di presentarsi da sole (Unità Popolare, Partito Comunista Brasiliano, Partito Socialista dei Lavoratori Unificato, Partito della Causa Operaia).

Lula potrebbe giocarsela sul filo di lana, oppure no. Potrebbe anche trionfare.

Oppure il Brasile potrebbe precipitare nuovamente nel caos della cricca dei Bolsonaro, portatrice di macelleria sociale, distruzione dello Stato sociale, diseguaglianze di genere, riavvicinamento all'imperialismo statunitense.

Il Presidente Lula, ad ogni modo, ha dichiarato di essere pronto al ballottaggio e ha difeso l'operato del suo governo, sottolineando gli investimenti nel settore scientifico, la stabilità fiscale e il rafforzamento del sistema educativo pubblico.

Ha promesso, inoltre, per il secondo mandato, l'ampliamento delle borse di studio e la promozione dello sviluppo industriale e globale, incentrato sul benessere dell'intera comunità brasiliana.

Egli ha altresì attaccato duramente il suo avversario, accusandolo di corruzione e di essere legato a gruppi paramilitari e ha sostenuto che il programma dell'opposizione non garantisce alcun futuro per il Paese e per il mantenimento del modello democratico.

Luca Bagatin

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mercoledì 5 agosto 2026

Lula unisce la sinistra brasiliana e rilancia il progetto socialista contro l'estrema destra liberal capitalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Partito dei Lavoratori (PT) del Brasile ha nominato ufficialmente candidato alle elezioni del 4 ottobre prossimo, Luiz Inácio Lula da Silva, che sarà candidato al suo quarto mandato ed è attualmente favorito nei sondaggi con il 39% dei voti al primo turno contro il 30% dei voti del candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro.

Sette sono i partiti del fronte della sinistra che si sono uniti a sostegno di Lula.

Oltre al PT, sosterranno Lula: il Partito Comunista del Brasile (PCdoB); il Partito Verde (PV); il Partito Socialista Brasiliano (PSB); il Partito Democratico Laburista (PDT); il Partito Socialismo e Libertà (PSOL); REDE (Rete per la Sostenibilità).

Forze di sinistra, centro-sinistra, ecologiste, socialiste e comuniste sono dunque riuscite, per la prima volta da anni in Brasile, a presentare un unico candidato, al fine di rilanciare e rafforzare le politiche sociali, economiche, ecologiste e laburiste portate avanti da Lula in questi anni.

Le parole d'ordine della coalizione saranno dunque, come dichiarato dai suoi esponenti: “crescita economica inclusiva, sviluppo sociale, difesa della sovranità, dell'indipendenza e dell'autonomia del Brasile”.

Lula, nei giorni scorsi, ha dichiarato: “Finché vivrò, l'estrema destra non governerà mai più questo Paese” e ha condannato il sostegno di Trump e Milei a Bolsonaro Jr., condannando dunque ogni interferenza esterna nelle elezioni presidenziali brasiliane.

In tal senso, Lula ha dichiarato: “Non voglio aiuti esterni. L'unico aiuto che voglio è quello del popolo brasiliano, affinché possiamo preservare la democrazia di questo Paese”.

Lula, durante i suoi mandati, ha fatto scendere il tasso di disoccupazione; consolidato il ruolo strategico del Brasile nei BRICS; ha promosso la sovranità finanziaria del Paese; rafforzato il multilateralismo; rafforzato i legami commerciali con la Cina; si è scontrato con le politiche commerciali di Washington, fondate sui dazi imposti da Donald Trump e contro il suo regime che vede in ogni governo socialista un governo “terrorista” e una minaccia per gli USA.

Lo scorso 29 luglio, Lula aveva dichiarato in merito che “è del tutto irragionevole definire il Brasile una minaccia per gli Stati Uniti, soprattutto alla luce degli storici legami diplomatici e dell'amicizia che uniscono i due popoli”.

Lula, ancora una volta, si presenta quale solido faro per un socialismo e una sinistra senza equivoci, che in Europa manca da moltissimi decenni. Un socialismo fondato su giustizia sociale, sovranità nazionale, indipendenza economica, inclusività e multilateralismo.

Un socialismo destinato a vincere perché promuove ricette pragmatiche e lotta dalla parte giusta della Storia.

Luca Bagatin

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lunedì 27 luglio 2026

Il Presidente socialista Lula contro i regimi di Trump e Milei: "I dazi USA sono un'ingerenza nelle elezioni brasiliane". Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, punta ancora una volta il dito contro la politica tariffaria del regime statunitense.

Egli, in un articolo sul Washington Post, ha respinto l'imposizione di dazi che vanno dal 12,5% al 37,5%, sottolineando come tali misure siano state introdotte al solo scopo di interferire nelle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo ottobre e che, secondo i sondaggi, vedono ad oggi in netto vantaggio Lula, rispetto al candidato dell'estrema destra Flavio Bolsonaro, sostenuto dal regime di Trump.

“Oltre ad essere ingiuste, le nuove tariffe rappresentano un errore strategico: danneggiano l'economia statunitense e la partnership con il Brasile. Diversi settori industriali statunitensi dipendono da componenti brasiliani. Cibo, calzature, tessuti, mobili, ricambi auto e molti altri prodotti diventeranno più costosi per i consumatori americani”, ha spiegato Lula.

E, su X, ha aggiunto: “Il riferimento all'ex presidente Jair Bolsonaro (condannato l'anno scorso e oggi agli arresti domiciliari per il tentativo di colpo di Stato in Brasile) ha reso esplicita la motivazione politica del provvedimento”.

Egli ha anche rilevato che, gli scambi commerciali con gli USA, sono diminuiti del 12,8% nella prima metà del 2026 rispetto al 2025, mentre gli scambi con l'UE sono cresciuti del 6,1% e, con la Cina, del 15,9%.

“Nel medio termine, queste tariffe porteranno alla disorganizzazione delle catene produttive attualmente fortemente integrate, e le aziende brasiliane sostituiranno i fornitori nordamericani con altri partner”, ha spiegato il Presidente Lula.

Il Presidente Lula da Silva ha puntato il dito anche contro le dichiarazioni del Segretario di Stato USA Marco Rubio, il quale ha rimosso il Brasile dalla lista dei “Paesi amici”.

Il Presidente Lula ha affermato, in merito: “I tentativi di imporre restrizioni ideologiche al partenariato bilaterale, o di sfruttarlo a fini elettorali, sono insostenibili. Mai prima d'ora un Segretario di Stato statunitense ha definito il Brasile un paese ostile. Nessuno ci sconfiggerà con le menzogne”.

Egli ha altresì ribadito la sovranità del suo Paese di fronte alle interferenze e pressioni esterne.

Il governo brasiliano, inoltre, ha convocato, domenica 26 luglio scorsa, l'Ambasciatore argentino a seguito degli insulti rivolti dal Presidente argentino Milei contro Lula, in territorio brasiliano.

Durante il suo discorso, infatti, Milei ha definito il Presidente Lula un “detenuto” e un “ladro”.

Il Ministero degli Esteri brasiliano ha dichiarato che si tratta di un episodio senza precedenti, in quanto mai prima d'ora un Presidente straniero avrebbe approfittato di una visita in Brasile per promuovere “aggressioni e offese” contro il capo dello Stato, le istituzioni del Paese che lo ospita e contro il popolo brasiliano.

Numerosi rappresentanti del peronismo argentino, ovvero del Partito Giustizialista, del movimento La Cámpora e del Frente Renovado, all'opposizione del regime di Milei, hanno voluto esprimere il loro sostegno al Presidente brasiliano.

I peronisti argentini hanno peraltro sottolineato come l'irresponsabile e incivile comportamento di Milei possa avere un impatto sulle relazioni diplomatiche fra i due Paesi e conseguenze sulle imprese e le esportazioni.

Il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, del Partito Giustizialista, ha affermato: “Ieri abbiamo assistito con sgomento alle offese e agli insulti rivolti dal presidente Milei al governo brasiliano, al suo presidente e al suo popolo. In Argentina, rispettiamo le nazioni vicine e sorelle”. Egli ha accusato peraltro Milei di vicinanza al regime di Trump e di Netanyahu, entrambi di estrema destra tanto quanto quello di Milei.

Il presidente del Frente Renovador, movimento peronista di centro, Diego Giuliano, puntando il dito contro Milei ha affermato: “Un presidente viaggia per difendere gli interessi dell'Argentina, non per fare campagna elettorale né per insultare il capo di Stato del nostro principale partner commerciale. Ogni scontro diplomatico provocato da Milei finisce per essere pagato dalla nostra industria, dalle nostre esportazioni e dai nostri lavoratori”.

E il Partito Giustizialista, presieduto dalla peronista di sinistra Cristina Kirchner, ex Presidente argentina, ha definito vergognose le dichiarazioni di Milei, che rappresentano “la pagina più nera della politica estera e delle relazioni bilaterali con il nostro popolo fratello”.

L'organizzazione peronista di sinistra La Cámpora ha sottolineato come Milei “Nel frattempo, domani riceverà con tutti gli onori i predatori del Fondo Monetario Internazionale” e lo ha definito “il presidente più anti-Argentina che esista”.

Milei nei suoi sproloqui aveva addirittura accusato il Brasile, il Messico e il Partito Democratico statunitense di aver orchestrato una campagna “anti-Argentina”.

Luca Bagatin

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sabato 7 febbraio 2026

Brasile. Il Presidente Lula celebra i 46 anni del Partito dei Lavoratori e rilancia la sfida socialista contro l'estrema destra e le ingerenze USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialista Partito dei Lavoratori brasiliano, ovvero il Partido dos Trabalhadores (PT), compie 46 anni e, il Presidente del Brasile, nonché Presidente del PT, Luiz Inácio Lula da Silva, durante le celebrazioni dell'anniversario, a Salvador, ha esortato i militanti a prepararsi per le prossime elezioni Presidenziali, che si terranno il 4 ottobre prossimo.

Lula è infatti pronto per un nuovo mandato ed è pronto a battere il figlio di Bolsonaro, Flavio, estremista di destra, che si presenta con il conservatore Partito Liberale.

Lula, ha affermato che i militanti del PT dovranno smascherare ogni menzogna raccontata dall'estrema destra.

“Preparatevi. Queste elezioni saranno una guerra e dovremo essere preparati. Dobbiamo essere più audaci, perché loro lo sono. Non possiamo restare in silenzio. Non è più sufficiente gridare 'Lula Pace e Amore'”, ha affermato il Presidente.

Il Presidente Lula, che si ricandida - per il quarto mandato - all'età di 80 anni, ha affermato altresì che sta vivendo il suo momento migliore, sia a livello fisico che mentale e che si sente motivato oggi più di quando aveva 50 anni.

Egli ha invitato i militanti del PT a non abbassare la guardia, anche perché i risultati positivi delle politiche sociali portate avanti dal suo governo non saranno sufficienti, da soli, a garantirgli la vittoria.

“Dobbiamo pensare a un altro progetto per questo Paese. Quale progetto presenteremo per risvegliare nei cuori di ragazze e ragazzi, uomini e donne, giovani e adulti, l'aspettativa di poter costruire un altro Paese? Questo è ciò che mobiliterà il nostro popolo”, ha sottolineato Lula.

Egli ha spiegato come alle prossime elezioni non è in gioco solo la vittoria alla Presidenza della Repubblica, ma soprattutto se il Brasile continuerà ad essere un Paese democratico, oppure, se esso sarà consegnato, come già accaduto con Bolsonaro padre, a un fascista.

Egli ha spiegato come il PD debba lavorare per creare alleanze con altre forze politiche e ha ringraziato tutti gli attivisti, non solo del PT, ma anche del PSB (Partito Socialista Brasiliano); PcdoB (Partito Comunista del Brasile) e PDT (Partito Democratico dei Lavoratori), ovvero i partiti che supportano il suo attuale governo.

Egli, inoltre, ha ricordato il suo attivismo sindacale a partire dagli Anni '70 e ricordato la fondazione del PT.

“Non c'è nulla di simile al PT nel mondo. Stiamo accumulando molti errori, ma non c'è nulla di simile”, ha ricordato Lula, aggiungendo che esso “è stato creato dai lavoratori, guidato dai lavoratori”.

Lula ha ricordato di come, da leader sindacale, viaggiasse tra le fabbriche a bordo del suo Maggiolino Volkswagen, gridando con un megafono, per convincere i lavoratori a creare un loro partito. Un partito che deve continuare ad “ascoltare le periferie”, ha sottolineato il Presidente.

Egli ha, altresì, puntato il dito contro la corruzione, che si sta diffondendo nella politica brasiliana e ha sottolineato la necessità di mantenere il PT fuori da ogni forma di mercificazione.

“Avete l'obbligo morale di non permettere che questo partito finisca nel fosso comune della politica di questo Paese”, ha esortato il Presidente Lula.

Nel suo discorso, Lula, ha inoltre solidarizzato con il popolo cubano, per le continue vessazioni che subisce a causa del regime statunitense e, relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela, ha affermato che “Dobbiamo dire forte e chiaro che il problema del Venezuela deve essere risolto dal popolo del Venezuela, non da Trump”.

Egli ha, inoltre, elogiato il parteneriato siglato, recentemente, fra Brasile e Repubblica Popolare Cinese.

Oltre al Presidente Lula, alla celebrazione, conclusasi con una festa, sono intervenuti anche il presidente del PT, Edinho Silva, il governatore di Bahia, Jerônimo Rodrigues, la senatrice Tereza Leitão (PT-PE) e il Presidente del PT di Bahia, Tássio Brito.

Luca Bagatin

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