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martedì 30 dicembre 2025

Il bilancio diplomatico del Ministro degli esteri cinese Wang Yi. Parole chiave: apertura, cooperazione globale, sviluppo del Sud del mondo, salvaguardia degli interessi nazionali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha tracciato un bilancio di fine anno, relativamente alla politica estera della Repubblica Popolare Cinese.

Egli ha ricordato l'importante 80esimo anniversario della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Evento indimenticato nella Storia della Cina e parte integrante della costruzione stessa della Repubblica Popolare e dell'unità del popolo cinese, che si oppose, con fermezza, alle barbarie dell'imperialismo militarista giapponese, alleato ai nazifascismi europei.

Dobbiamo rimanere estremamente vigili di fronte alla rinascita del militarismo in Giappone, difendere con fermezza i risultati vittoriosi della Seconda Guerra Mondiale, ottenuti con grande sacrificio, e salvaguardare efficacemente la pace e la stabilità duramente conquistate”, ha sottolineato il Ministro Wang, peraltro componente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Egli ha sottolineato come l'attuale Premier giapponese, Sanae Takaichi, esponente della destra, abbia pubblicamente messo in discussione l'integrità territoriale della Cina, sostenendo il separatismo di Taiwan e mettendo così in discussione “l'ordine internazionale del dopoguerra”.

In merito, peraltro, va sottolineato che la Premier giapponese, aveva ricevuto critiche anche da parte dell'opposizione di centro-sinistra e sinistra, ovvero da parte del Partito Costituzionale Democratico del Giappone, del Partito Socialdemocratico Giapponese (che ne ha chiesto le dimissioni) e del Partito Comunista Giapponese.

Nel suo discorso, Wang Yi, ha poi sottolineato la necessità che Cina e USA trovino il modo di andare d'accordo, sulla base dei principi di uguaglianza, rispetto reciproco e reciprocità.

Egli ha fatto presente che la Cina ritiene fondamentale la coesistenza pacifica e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa fra i due Paesi, al fine di garantire stabilità, sviluppo e prosperità del mondo.

Egli ha spiegato come la Cina sia e sia stata impegnata, a livello di diplomazia internazionale, quale forza stabilizzatrice, difendendo giustizia e equità e abbia cercato di mantenere stabile il panorama del commercio internazionale.

Il Ministro Wang ha, inoltre, delineato le prospettive della diplomazia cinese per il 2026.

In primo luogo” – ha affermato Wang - “forniremo un maggiore supporto strategico per lo sviluppo e il rinnovamento del nostro Paese. In secondo luogo, apriremo nuove strade per forgiare un nuovo tipo di relazioni tra i Paesi più importanti. In terzo luogo, lavoreremo più attivamente per costruire una comunità con un futuro condiviso con i Paesi vicini” E, ha proseguito: “In quarto luogo, promuoveremo una maggiore sinergia per la marcia congiunta del Sud del mondo verso la modernizzazione. In quinto luogo, daremo un maggiore impulso all'apertura e alla cooperazione globale. In sesto luogo, daremo un maggiore contributo alla riforma e al miglioramento della governance globale. In settimo luogo, agiremo con un più forte senso di missione e responsabilità nella salvaguardia degli interessi nazionali”.

Mentre c'è chi, nel mondo Occidentale sedicente libero, in realtà sempre più autarchico, autocratico e bellicista, soffia sui venti di guerra, promuove dazi, cerca di destabilizzare il Sud globale, c'è qualcun altro che ricerca, invece, la concordia, l'uso consapevole delle tecnologie e dell'economia, a beneficio delle comunità, la cooperazione e il mutuo vantaggio.

Il “socialismo dai colori cinesi”, come lo definì il Sen. Vittorino Colombo (già Presidente del Senato e Ministro di lungo corso), grande amico della Cina moderna, rappresenta oggi un'ancora di speranza in un mondo in decadenza.

Chi non lo comprende ancora, dovrebbe mettersi a studiare, senza gli sciocchi paraocchi dell'ideologia e senza la stupidità della tifoseria, che dimostrano unicamente superficialità, pregiudizio e scarso approfondimento della realtà storica, economica e geopolitica.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 15 novembre 2025

Le interferenze della destra giapponese su Taiwan che fanno infuriare la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Tutto risale al 25 ottobre 1971, ovvero a quando la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina. Un mese dopo, peraltro, la RPC, entrò a far parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E' per questo che oggi, la Repubblica Popolare Cinese, secondo il principio dell'esistenza legale di “una sola Cina”, si sente comprensibilmente offesa relativamente alle dichiarazioni della Premier giapponese, Sanae Takaichi, la quale ritiene che un eventuale uso della forza cinese contro il separatismo di Taiwan, potrebbe costituire una “situazione di minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone. E ciò potrebbe addirittura implicare la possibilità di un intervento armato giapponese nello Stretto di Taiwan.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, anche sui social, ha dichiarato in merito che: “La Cina è seriamente preoccupata per le recenti mosse militari e di sicurezza del Giappone.
Sebbene il Giappone affermi di essere una "nazione amante della pace" e di sostenere un mondo libero dalle armi nucleari, l'amministrazione di Sanae Takaichi ha rilasciato dichiarazioni ambigue sui Tre Principi Non Nucleari, insinuando che potrebbe abbandonarli e persino affermando che il Giappone non ha escluso la possibilità di possedere sottomarini nucleari.
Queste dichiarazioni rivelano chiaramente che il Giappone sta attuando un importante cambiamento di politica negativa, che invia un segnale pericoloso alla comunità internazionale”.

Egli, ricordando anche l'anniversario della vittoria cinese contro l'aggressione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, ha sottolineato che “Quest'anno ricorre l'80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Ricorre anche l'80° anniversario della riconquista di Taiwan.
Esortiamo il Giappone a pentirsi della sua storia di aggressione, a proseguire sulla strada dello sviluppo pacifico, a smettere di trovare scuse per il suo rafforzamento militare e ad adottare misure concrete per guadagnarsi la fiducia dei suoi vicini asiatici e della comunità internazionale”.

La stampa cinese, ha fatto inoltre presente che la premier della destra giapponese, Sanae Takaichi, “è ora il primo leader giapponese dal 1945 ad affermare pubblicamente che "un'eventualità taiwanese è un'eventualità giapponese". Ignorando l'innegabile realtà storica e attuale, Takaichi tenta di collegare la questione taiwanese ai cosiddetti interessi di sicurezza del Giappone, smascherando la sua indifferenza sia per la Storia che per la realtà, che mette a nudo anche il tentativo della destra giapponese di intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan e equivale a una minaccia di forza contro la Cina”.

La questione della riunificazione pacifica di Taiwan alla madrepatria è in cima alle priorità cinesi e la Repubblica Popolare Cinese si oppone con forza a ogni interferenza esterna.

In merito e per spiegare meglio la questione ai meno informati o a chi preferisce seguire l'ideologia, spesso di estrema destra, piuttosto che la Storia, scrisse un interessante articolo, nel maggio 2024, il prof. Giancarlo Elia Valori, importante analista geopolitico e conoscitore della Storia cinese.

Egli scrisse, in particolare, ricostruendo la Storia di Taiwan: “Taiwan non è mai stata un Paese indipendente, ma parte integrante della Cina. Innumerevoli prove storiche e fatti giuridici dimostrano che Taiwan è sempre stata parte integrante del territorio cinese. Taiwan appartiene alla Cina fin dai tempi antichi. I cinesi furono i primi a sviluppare Taiwan. La maggior parte degli antenati degli attuali residenti di Taiwan sono immigrati dalla Cina continentale. Il Linhai Tuizhi scritto nel 230 d.C. durante il periodo dei Tre Regni contiene la prima descrizione di Taiwan. Dopo le dinastie Song e Yuan, i governi centrali della Cina iniziarono a istituire agenzie amministrative a Penghu e Taiwan per esercitare la giurisdizione. Sebbene Taiwan abbia vissuto un breve dominio coloniale imperialista nella storia, è stata effettivamente governata dal governo cinese per la stragrande maggior parte del tempo”.

Relativamente alla querelle dell'indipendenza di Tawan egli scrisse: “La questione di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. Poco dopo la vittoria della guerra antigiapponese, in Cina scoppiò la guerra civile tra il Guomindang e il Partito Comunista. Il 1° ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica popolare cinese. Alcuni membri del personale militare e politico del Guomindang sconfitti, erano scappati nell’isola di Taiwan. Dopo lo scoppio della Guerra di Corea, il governo degli Stati Uniti d’America è intervenuto negli affari interni della RP della Cina con la forza armata e ha firmato il cosiddetto Trattato di mutua difesa con i transfughi di Taiwan, determinando una grave situazione di confronto politico a lungo termine nello Stretto di Taiwan. Ciò ha portato a far nascere l’affaire Taiwan”.

E concluse il suo articolo ricordando che “In conclusione: i fatti storici e giuridici secondo cui Taiwan fa parte della Cina non possono essere messi in dubbio. Lo status di Taiwan non è mai cambiato poiché non è mai stato un Paese indipendente ma una parte della Cina. La cosiddetta affermazione secondo cui la Cina avrebbe “invaso” Taiwan non ha fondamento e non vale la pena confutarla. La questione di Taiwan è un’eredità della guerra civile cinese. È un affare interno della Cina e non tollera alcuna interferenza esterna.

La Risoluzione 2758 ha risolto la questione su chi rappresenterà l’intera Cina, ovvero il governo della RP della Cina è l’unico governo legale a rappresentare l’intera Cina, compresa Taiwan, presso le Nazioni Unite ed il mondo intero. (…) Chi è contrario fa girare indietro la ruota della Storia e pone sfide non solo alla sovranità e all’integrità territoriale della RP della Cina, ma anche alla giustizia e alla coscienza della comunità mondiale e all’ordine internazionale del secondo dopoguerra. Ciò è estremamente assurdo e pericoloso”.

Luca Bagatin

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giovedì 25 novembre 2021

Yukio Mishima, il d'Annunzio e il Pasolini giapponese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 25 novembre 1970, lo scrittore e poeta Yukio Mishima, si tolse la vita attraverso il seppuku, ovvero il suicidio rituale dei samurai.

Lo fece per denunciare la decadenza che stava attanagliando il Giappine che, avendo accettato il trattato di San Francisco e introdotto la Costituzione del 1947 (la quale aveva accettato il parlamentarismo liberale), si stava occidentalizzando e imborghesendo.

Mishima, che si definì sempre apolitico e antipolitico (e non fu affatto fascista, come qualcuno lo definì, sia a destra che a sinistra), credeva semplicemente in quei valori antichi, ove l'amore e l'onore erano anteposti al disvalore del danaro, del consumo, della messa in vendita dell'essere umano, della sua mente, del suo corpo.

Ovvero tutti disvalori che, purtroppo, divennero parte integrante di un Giappone che è ormai iper-tecnologico, iper-economicista, iper-capitalista e, dunque, iper-sclerotizzato.

Un Paese preda, da tempo, di una crisi umana e affettiva, compensata in maniera del tutto bulimica e irrazionale attraverso consumi compulsivi, sesso a pagamento, addirittura con bambole “sessuali”, oggetto sempre più in voga in Giappone.

Ed è un Paese che registra ormai fra i 25 e i 30 mila suicidi all'anno, per apatia e noia da consumismo.

Mishima fu, per il Giappone, allo stesso tempo il d'Annunzio e il Pasolini. Il poeta eroico, patriottico e anarchico e il profeta, il cantore dell'arcaismo e della civiltà dell'innocenza.

Sacrificare la vita per qualcosa di estraneo ad un interesse materiale potrà sembrare dissennato, ma una delle mie idee fondamentali è che l'essenza del promettere non sia da ricercare nello spirito dell'odierna società contrattuale, bensì nella lealtà degli esseri umani. Nella vita di ogni uomo il tempo non ritorna”, scriveva Mishima, ed è così che vogliamo ricordarlo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 25 novembre 2020

Yukio Mishima, l'ultimo dei samurai in lotta contro la società mercantile e prostituita al capitale

"Sacrificare la vita per qualcosa di estraneo ad un interesse materiale potrà sembrare dissennato, ma una delle mie idee fondamentali è che l'essenza del promettere non sia da ricercare nello spirito dell'odierna società contrattuale, bensì nella lealtà degli esseri umani. Nella vita di ogni uomo il tempo non ritorna"
 
Yukio Mishima (三島 由紀夫)
Tokyo, 14 gennaio 1925 – 25 novembre 1970

giovedì 10 gennaio 2019

Mancanza di lavoratori e immigrazione: altre conseguenze estreme del capitalismo assoluto. Il caso del Giappone. Articolo di Luca Bagatin

Immigrazione e capitalismo assoluto.
Laddove l'economia cresce, ovvero vige il regime della domanda e dell'offerta, ovvero il capitale e l'economia dominano su tutto il resto, la popolazione invecchia. Le relazioni sociali si riducono a virtualità, divengono asettiche. Il romanticismo scompare e così, appunto, l'amore. Le famiglie si disgregano, aumentano i divorzi, le separazioni, le coppie non fanno più figli.
Il Giappone sembra essere l'emblema di questo modello asettico, iper-tecnologico, iper-economicista, iper-capitalista e, dunque, iper-sclerotizzato e avviato – con il conseguente invecchiamento della popolazione - verso il declino umano, così come tutti i Paesi ove vige questo terribile sistema, chiamato, appunto, capitalismo assoluto.
Nel 2015, in Giappone, il tasso di natalità era di 1,46 figli per donna e, secondo una ricerca condotta dall'Istituto Nazionale della Popolazione e della Sicurezza Sociale, il 40 – 45% dei maschi e delle femmine celibi – fra i 18 e i 34 anni - sarebbe afflitto da “apatia sessuale”, determinando assenza di rapporti sessuali.
Il capitalismo genera dunque, ancora una volta, crisi. Una crisi che è sempre più umana e affettiva, e sempre più, quindi, sessuale, compensata in maniera del tutto bulimica e irrazionale attraverso consumi compulsivi, sesso a pagamento - addirittura con bambole “sessuali”, oggetto sempre più in voga in Giappone, oltre che nei nei Paesi capitalisti occidentali...ove addirittura si arriva persino a “fidanzarsi” con esse – e addirittura con il suicidio, che è fenomeno drammaticamente in aumento nei Paesi capitalisti, in particolare il Giappone, che registra fra i 25 e i 30 mila suicidi all'anno.
Conseguenza di ciò è anche la mancanza di lavoratori e il governo giapponese che cosa fa ? Fa arrivare 340.000 immigrati, nell'arco dei prossimi cinque anni. Altro fenomeno del capitalismo assoluto è, infatti, l'immigrazione e l'emigrazione, ovvero il costringere (a vario titolo e a vario modo) le persone – a causa delle drammatiche crisi che genera questo folle e perverso sistema economico-sociale – a spostarsi, sradicandosi, impedendo loro di avere rapporti stabili, sicurezze, identità culturali, sociali, affettive. E generando così, peraltro, nuove guerre fra poveri e fomentando xenofobie e sciovinismi, prima del tutto assenti.
L'emigrazione/immigrazione, dunque, lungi dall'essere un'opportunità, è l'ennesimo strumento dei potenti - sia dei governi “liberali” che del sistema economico - non solo per non risolvere nulla se non il loro personale tornaconto in termini economico-sociali (spostandosi i lavoratori possono essere meglio controllati e accontentarsi di salari contenuti e soprattutto avere più difficoltà ad organizzarsi ed associarsi, anche a causa delle differenze linguistiche fra loro e con i lavoratori autoctoni, i quali li vedranno, peraltro, come una minaccia), ma anche per aggravare il problema, che è un problema, come abbiamo visto, di distruzione alla radice dei rapporti umani e sociali, generata da un sistema che crea “drogati” dal mercato, ovvero persone dipendenti dal sistema dei bisogni e dei consumi indotti (dalla pubblicità, dagli “status symbol”, dagli usi e costumi “importati” da modelli stranieri – statunitense in primis - fondati sul capitalismo assoluto e la messa in vendita di ogni cosa).
Fu lo scrittore e poeta Yukio Mishima – il quale si definì sempre apolitico e antipolitico - a denunciare per primo in Giappone la decadenza che stava attanagliando il suo Paese. E lo fece in modo drammatico e emblematico, ovvero togliendosi la vita attraverso il seppuku, il suicidio rituale dei samurai.
Mishima credeva ancora in quei valori antichi, ove l'amore e l'onore erano anteposti al disvalore del danaro, del consumo, della messa in vendita dell'essere umano, della sua mente, del suo corpo.
Il suo Paese non seppe ascoltarlo.
E così tutto l'Occidente cosiddetto “liberale”, ove l'unica libertà garantita è quella di consumare. Senza alcuna consapevolezza di sé e dei veri valori della vita.

Luca Bagatin