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venerdì 24 aprile 2020

"Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore": un saggio per un nuovo modello di sviluppo

L'ultimo saggio di Luca Bagatin - "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" - uscito ormai quasi un anno fa, ma oggi più attuale che mai, è praticamente incentrato su un nuovo modello di sviluppo. Che sovverta l'economia e la politica, perché mira a sovvertire prima di ogni cosa il modo di pensare e di vivere dell'essere umano.
E' una denuncia del capitalismo, ma anche la promozione del socialismo latinoamericano, panafricano, eurasiatico.
E' la promozione della decrescita economica, del superamento della dittatura del danaro e della schiavitù del lavoro salariato.
E' la rinascita dell'ambiente e della Natura.
E' possibile leggerne gratuitamente alcuni stralci al seguente link e acquistarlo, unicamente in formato cartaceo, unicamente al seguente link:

giovedì 20 giugno 2019

Due belle recensioni ad "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" di Luca Bagatin, scritte da due lettrici

Desidero ringraziare Patrizia Tasselli e Daniela Toschi, due lettrici del mio ultimo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore", per aver scritto queste loro personali recensioni al mio saggio.
Penso siano andate al Cuore del saggio e mi fa piacere che a scriverle siano state due donne.
Sono due recensioni diverse, scritte come una sorta - direi - di flusso di coscienza.
Daniela ammette di non averlo ancora letto tutto, ma di essere rimasta colpita da alcuni aspetti, che descrive nel suo scritto.
Chiunque volesse acquistare il mio nuovo saggio, chiunque si sia incuriosito, può ordinarlo direttamente a questo link: 
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/ 

Luca Bagatin
 
Lettura piacevolmente "irritante", ci sono scritte quelle cose che non vorresti vedere, non vorresti sentire, quelle che ti fanno pensare, ti costringono a scegliere, che se le condividi sei costretto a dimezzare le amicizie, quelle che dici non posso e invece puoi, che vuoi e invece non puoi ...
(Patrizia Tasselli)

Lettura piacevolmente "irritante", ci sono scritte quelle cose che non vorresti vedere, non vorresti sentire, quelle che ti fanno pensare, ti costringono a scegliere, che se le condividi sei costretto a dimezzare le amicizie, quelle che dici non posso e invece puoi, che vuoi e invece non puoi ...
Lettura piacevolmente "irritante", ci sono scritte quelle cose che non vorresti vedere, non vorresti sentire, quelle che ti fanno pensare, ti costringono a scegliere, che se le condividi sei costretto a dimezzare le amicizie, quelle che dici non posso e invece puoi, che vuoi e invece non puoi ...
Lettura piacevolmente "irritante", ci sono scritte quelle cose che non vorresti vedere, non vorresti sentire, quelle che ti fanno pensare, ti costringono a scegliere, che se le condividi sei costretto a dimezzare le amicizie, quelle che dici non posso e invece puoi, che vuoi e invece non puoi ...
Alcuni libri si divorano, altri si vivono o si viaggiano. Ecco perché non ho ancora finito di leggere “Amore e Libertà” di Luca Bagatin: sto facendo un viaggio impegnativo in questo libro e ora ho bisogno di sostare. Ho provato un paio di volte a riprendere il cammino ma mi distraggo, perché il pensiero mi ritorna a una storia che vi ho letto, una delle tante qui riportate: la storia di Mario Appignani (“Cavallo Pazzo”). Non la conoscevo. Una terribile dimenticanza se penso che questo personaggio ha sfiorato la vita di tanti e anche la mia. Non lo avevamo visto, ed è gravissimo. E’ un sassolino tagliente nelle scarpe che per ora mi impedisce di proseguire.
Il viaggio in questo libro è iniziato come tanti altri. Lo ordino, mi arriva a casa, lo apro partendo dalla fine, mi soffermo su ciò che cattura la mia attenzione. In questo caso è stato il capitolo “Prendimi l’anima”: un film sulla storia d’amore tra Sabina Spielrein e Carl Gustav Jung. Straordinario che qualcuno si soffermi su questo film di Faenza del 2002, straordinario come la vita dei due protagonisti. Perché il film più recente che li riguarda, “A Dangerous Method” di David Cronenberg, mi è sembrato al confronto deludente. Per Luca Bagatin questo film e la vicenda narrata hanno un significato particolare, che condivido. Dovrei parlare con l’autore del mio entusiasmo per la “Tumbalalaika”, canzone tradizionale yiddish che accompagna due delle scene più belle del film di Faenza: dal 2002 questa canzone accompagna eventi importanti della mia vita. E’ una canzone che descrive l’Amore, la difficoltà e la potenza dell’Amore. Un ragazzo chiede a una ragazza:
Meydl, meydl, ch'vel bay dir fregen,
Vos kan vaksn, vaksn on regn?
Vos kon brenen un nit oyfhern?
Vos kon benken, veynen on treren?
Cosa può crescere senza pioggia, ardere per molti anni, cosa è che desidera e piange senza lacrime? E la ragazza risponde che è l’amore che può crescere senza pioggia, che può ardere per molti anni, che desidera e piange senza lacrime.
Mi si impone subito una sosta: cerco il video di quella volta che ho ballato la tumbalalaika a una festa con mia madre che ancora usciva da casa e con una ragazzina rumena cui volevo molto bene, amica di mio nipote, che ora, dopo la crisi, ha dovuto di nuovo migrare per cercare lavoro e fortuna in un altro paese europeo, che non le piace perché c’è sempre buio e freddo, e deve lavorare dodici ore al giorno, dice, ma deve farlo… Amore, libertà e giustizia sociale sono strettamente legati, forse ha ragione l’autore. E poi cerco il video della rappresentazione teatrale che ho scritto con la Bianca: il regista, Enzo, aveva inserito la Tumbalaika alla fine, quando gli attori salutano il pubblico e il pubblico applaude.
Procedo nel viaggio. Altri film. Questi non li ho visti. Parlano di Cristo. Poco conosciuti ma significativi. Distrazione. Mi metto a guardare le scene dell’interrogatorio di Cristo nel film russo sottotitolato in italiano tratto dal “Maestro e Margherita” di Bulgakov. Sublime.
Vado avanti con la lettura. Immigrazione. Condivido il pensiero dell’autore. Thomas Sankara. Mi fa piacere trovarlo qui. Credevo di sapere tutto di lui. E invece no. Non sapevo che era diventato amico di Marco Pannella, che era venuto in Italia nei pochi anni in cui era presidente del Burkina Faso, dal 1984 al 1987 (solo quattro anni, prima di essere tradito e assassinato) e aveva incontrato i radicali. Ero distratta in quegli anni: cosa facevo? La mente divaga. Ho perso molto. Quante cose lasciamo indietro e le scopriamo solo quando è troppo tardi!
Ed ecco Gheddafi, il suo libro verde. Per me Gheddafi era il dittatore della Libia, un sanguinario, come ce lo dipingevano i media. Ma il mio amico africano professore di letteratura nella capitale di uno sperduto paese africano mi spiegò con pazienza che no, non era così, e un mio amico fiorentino aveva scritto un libro profetico, uno di quei libri che nessuno pubblica volentieri e ben pochi leggono, “La Libia sull’orlo del vulcano”, e anche lui cercò di convincermi che no, non era così come dicevano i media: lui la Libia la conosceva bene. E così riuscii a capire, e volevo far qualcosa ma non potevo far niente. Ogni tanto sento ancora un assurdo senso di colpa, una morsa allo stomaco, come se tutto quello che accadde allora e che è accaduto dopo fosse stato causato dalla mia dabbenaggine. Assurdo.
Pier Paolo Pasolini. Alexander Dugin. Descrizioni vive, l’autore va al punto.
Mi trovo in compagnia di una folla di personaggi che, negli anni, hanno catturato il mio interesse; che sono rimasti, come i ciottoli sulla spiaggia quando la marea si ritira (immagine non mia, ma tratta da una poesia d’amore di Bulgakov: diamo a Cesare quel che è di Cesare, anche se, come dice giustamente Luca Bagatin, il diritto d’autore andrebbe abolito “al fine di eliminare il monopolio intellettuale e liberare la creatività diffusa che esso oggi opprime”).
Basta, un sacco di gente, guarda caso tutte pietre miliari del mio viaggio spirituale, se la mia vita può definirsi tale, ma credo di sì, come ogni vita.
Continuo a sfogliare, dalla fine all’inizio e dall’inizio alla fine (io faccio così, leggo in libertà quando un libro me lo permette), aumentando la folla e l’affollamento mentale.
Ed ecco un personaggio che non conosco. O meglio che non ricordo. L’ho solo intravisto senza sapere chi fosse, che storia avesse. Mario Appignani detto “Cavallo pazzo”. Uno scorcio sulla realtà che non vorremmo mai vedere. Quanto è facile maltrattare i bambini. Fino a che punto si possono maltrattare i bambini, senza motivo. Fino a farli morire dal freddo nudi su un terrazzo come punizione di qualche innocente malefatta, per poi nascondere il cadavere e con questo sentirsi la coscienza a posto. Lo fanno proprio coloro che dovrebbero proteggerli e che predicano l’Amore. Mai storia mi aveva tanto impressionata, quale rivelatrice di crudeltà e indifferenza quotidiane, da quella volta che avevo letto “Le ceneri di Angela” di Frank McCourt. Però la storia qui rivelata non si svolge nell’Irlanda povera del primo dopoguerra, ma in un orfanotrofio della fiorente Italia della mia generazione. Il suo libro, “Un ragazzo all’inferno”. Quanti lo avranno letto? Io no…
Provo ad andare avanti nel viaggio, ma non ci riesco per ora. Ho questo sassolino tagliente nella scarpa, che mi ferisce e mi distrae ogni volta che apro il libro. Ho bisogno di una sosta.
Mi succede a volte così, con questi libri (quando ne capitano) che diventano un viaggio, che vengono assorbiti nella vita.
Torno col pensiero a Sabina Spielrein. La marea doveva averle lasciato, come ciottoli sulla sabbia, l’amore per i bambini: andò a studiare a Ginevra nell’Istituto di Claparede, conobbe Piaget…
Di lei ho letto begli articoli, importanti. Quello che preferisco, il più noto, è “La distruzione come causa della nascita”. Lo cita anche Freud perché credo che sia stata proprio lei la prima ad ipotizzare la pulsione di morte. In questo articolo, Sabine sostiene che la nascita implica distruzione. Insomma l’amore è anche distruzione, ma quest’ultima pare conditio sine qua non della nascita. Probabile che queste sue riflessioni siano state sollecitate dalla storia disastrosa con Jung, che tuttavia risultò feconda per entrambi. Ha ragione Luca Bagatin. L’amore è creazione, e la creazione è libertà, e la libertà è amore etc…
Tutte le pagine che ho letto sin qui, i personaggi incontrati sin qui, rivendicano amore, libertà e giustizia sociale. Oppure ci dicono cosa accade quando amore, libertà e giustizia sociale mancano o sono rinnegati, traditi.
E’ un libro importante, definitivo. Un viaggio necessario.
(Daniela Toschi)

lunedì 17 giugno 2019

L'alternativa al totalitarismo materialista e liberale è l'Amore e la Libertà. Ovvero una possibile Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Tematiche come la sovranità nazionale, il populismo, l'impagabilità – per gli Stati – del debito pubblico, la tutela dell'ambiente e delle culture, il superamento del capitalismo, sono di scottante attualità in questi ultimi mesi e anni.
Da diversi anni, con il presente blog ne sto parlando diffusamente – andando al di là delle ideologie e contrapponendomi alle visioni borghesi e moderniste della destra e della sinistra, sorte con la Rivoluzione Francese del 1789, la quale escluse del tutto il Quarto Stato, ovvero i proletari e i contadini.
Da tempo assistiamo a un nuovo avanzare - oltre che a un nuovo risveglio -  dei ceti neo-proletari, ovvero dei precari, dei disoccupati, degli sfruttati dal sistema economico capitalista e finanche di quei soggetti costretti ad abbandonare il proprio luogo di origine per cercare – spesso invano – un “futuro migliore”.
Di tutto ciò ho avuto modo entusiasticamente di sentire parlare anche nelle recenti conferenze romane del filosofo russo Aleksandr Dugin e anche nell'ambito di alcuni circoli socialisti della Capitale che, finalmente, hanno iniziato a parlare di tali tematiche oltre la destra e la sinistra.
Da una ventina di giorni ho dato alle stampe il mio terzo saggio, “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, che raccoglie gli articoli che in questi anni ho scritto e relativi proprio a tali tematiche di attualità, sia a livello politico, storico, geopolitico.
Occorre un risveglio delle coscienze e la prospettiva di una nuova civiltà. Quella che definisco, appunto, Civiltà dell'Amore. Che combatta l'atavica paura dell'uomo per tutto ciò che lo circonda. Che lo liberi dall'egoismo, dal materialismo, dall'odio e dalla violenza, dal razzismo, conseguenze proprio della mente razionale/materiale nella quale l'essere umano è imprigionato e portatrice di ideologie totalitarie, non ultima quella liberale.
Recupero dunque, sotto il profilo storico/politico del populismo delle origini, ovvero del socialismo originario della Prima Internazionale dei Lavoratori e di quello russo di matrice contadina, il quale anticipò di qualche tempo la Rivoluzione bolscevica.
Recupero di una dimensione spirituale dell'esistenza, anti-materialista, gnostica, teosofica, oltre i dogmi religiosi e che vada a riscoprire la natura Divina dell'essere umano, degli animali e delle piante che lo/ci circondano e di ogni essere senziente o non senziente.
Recupero della dimensione comunitaria, sociale, morale dell'essere umano in comunione con la Natura e con tutti i suoi simili.
Un percorso che ha una profonda base psicologica e interiore e che vuole essere una forma di risveglio dei poteri latenti dell'essere umano, delle sue capacità artistiche e spirituali, che sono aspetti molto più importanti e potenti del materialismo di matrice politica e economica.
In questo senso, nel mio saggio, mi sono rifatto al pensiero, alla vita e agli studi di personalità solo apparentemente eterogenee, ma unite da un filo rosso/bianco, come rosso/bianco è il simbolo di questa possibile Civiltà dell'Amore (rosso, il colore del socialismo e della passione, simbolo della Libertà; bianco il colore della purezza del cuore, simbolo dell'Amore): Giordano Bruno; Anita e Giuseppe Garibaldi; Giuseppe Mazzini; Simon Bolivar; Evita e Juan Peron; Gabriele d'Annunzio; Pier Paolo Pasolini; Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Aleksandr Dugin, Eduard Limonov, Moana Pozzi, Thomas Sankara; Mario Appignani; Adriano Celentano, Hugo Chavez; José “Pepe” Mujica e molti, molti altri.
Chiunque voglia immergersi nella lucida visione d'Amore e Libertà, per una Civiltà dell'Amore, può acquistare il mio libro online unicamente a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
Mi auguro che i miei testi possano essere utili, nel loro piccolo, ad un risveglio interiore e ad una riflessione più profonda su tematiche che spaziano dai temi etici sino alla geopolitica. Risveglio interiore e riflessione/discussione interore, che sono le uniche basi per un possibile cambiamento della vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin

mercoledì 13 giugno 2018

E' uscita l'ultima raccolta di poesie di Massimiliano Giannocco: "Baluginii", con prefazione di Luca Bagatin

E' uscita in questi giorni l'ultima raccolta di poesie dell'amico Massimiliano Giannocco dal titolo "Baluginii" e della quale ho curato la prefazione, che colgo l'occasione per pubblicare qui di seguito.
Per informazioni e acquisti del testo al seguente link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/411752/baluginii/

L. B.

Prefazione di Luca Bagatin a "Baluginii" di Massimiliano Giannocco

Quelli di Massimiliano Giannocco sono baluginii di vita. Timidi bagliori di speranza in un mondo in decadenza.
I baluginii della lirica di Giannocco sono richiami al Divino, ai suoi Angeli, all'innocenza. Sono richiami all'onestà ed all'eterna legge morale che dovrebbe regolare ogni civiltà degna di questo nome.
Sono baluginii, ovvero timide luci, timidi chiarori in un mondo fatto d'opportunismo e indifferenza. Sono richiami ad una civiltà antica, forse non del tutto perduta, ma sicuramente dimenticata in un'epoca materialista senza più contezza delle sue radici, della sua Storia, dei suoi Avi.
Sono versi spesso introspettivi, avvolti di spleen baudelairiano, consapevoli dell'abisso e dell'inferno terreno, ma che vorrebbero ricercare una via d'uscita, guardando verso il cielo, il sublime e finanche il dionisiaco, rappresentato da menadi bramose e da una Venere dalla turgide labbra. Tutto pur di sfuggire alla "morte diurna delle menti", all'appiattimento della vita moderna quotidiana !
Anche nelle descrizioni liriche dei paesaggi si scorge una profonda nostalgia per l'antico. Per l'Antica Urbe "dove son vaghi i ricordi del disordine cittadino, dove ville patrizie e rocciosi manieri han per vivace decoro"; per gli italici borghi medievali ove i castelli troneggiavano imperiosi, come fari maestosi a far da guida ai naviganti; per i paesaggi medievali medesimi dell'Italia centro-meridionale, con le loro vigne, i loro verdi ulivi e le antiche masserie.
L'Autore sembra quindi rifuggire dalla modernità dell'Italia d'oggi, che non rammenta il suo glorioso passato ed ove a prevalere sembrano essere i mediocri.
Quello che ho inteso del messaggio di Massimiliano Giannocco, attraverso le sue liriche, ciò che in sostanza mi ha trasmesso, è un pensiero a tratti pessimista ma non domo, non addomesticato. Un messaggio che, forse, in questo momento storico può far riflettere per la carica di nostalgia che esso rappresenta.
Rappresenta un pensiero conservatore ma, forse proprio per questo, rivoluzionario in un contesto ove il degrado della modernità ha ucciso ogni coscienza critica, ogni senso di comunità e di appartenenza.
Da Massimiliano Giannocco, ideologicamente, mi dividono molte cose. Più che altro è forse l'approccio alle questioni che ci divide. Egli è legato fondamentalmente al concetto di individuo e di libertà assoluta dell'individuo, mentre io non posso non tenere conto del fatto che l'individuo è un essere pensante posto all'interno di una comunità e che senza la consapevolezza di ciò non vi può essere alcuna ricerca della libertà.
Ciò che potrebbe unirci è il rifiuto, ad ogni modo, della modernità che annichilisce le menti e che, volendo essa sradicare gli esseri umani e renderli dei senza storia, dei senza patria, toglie loro ogni senso del Sacro, del Divino e dunque li priva della loro intima libertà, che è interiore prima ancora che esteriore. Che è una libertà collettiva, aggiungerei io, per quanto l'Autore di questi versi non sarebbe d'accordo con questa mia ultima affermazione.
Penso che questo non sarà che l'inizio di una serie di raccolte poetiche che l'Autore ci donerà.
Il lettore, dalla lettura delle sue liriche, non potrà che trarne fonte di meditazione ed ispirazione.

Luca Bagatin