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domenica 17 settembre 2023

Psicoanalisi della guerra, ovvero elaborazione del lutto. Articolo di Luca Bagatin

 
Mancavo da Pordenonelegge da diversi anni.

Francamente nemmeno quest'anno avrei voluto andarci, ma poi, trovandomi a Pordenone in questo periodo mi sono detto: “Ma sì, dai, andiamoci e seguiamo qualche conferenza”.

Alla fine, complice il fatto che fisicamente sono un po' a pezzi e faccio non poca fatica a camminare, l'unica conferenza che ho seguito davvero – ma con grande interesse - è stata quella di Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista, il quale ha presentato la ripubblicazione – per Feltrinelli - di “Psicoanalisi della guerra”, di Franco Fornari.

Conferenza e saggio interessanti, in quanto di eterna attualità, vista l'impressionante sequela di guerre di cui è disseminata la Storia.

Franco Fornari (1921 – 1985), psicoanalista di lungo corso, fu professore di Recalcati, negli Anni '80.

E Recalcati ci ha parlato del perché ha deciso di far ripubblicare questo suo testo, curandone la prefazione. Ovvero il momento storico in cui viviamo.

Un momento storico di follia guerrafondaia da ogni parte e di rinascita – da una parte, quella filo statunitense - di una insana mentalità da Guerra Fredda.

Fornari, spiega Recalcati, essendo cresciuto in una famiglia numerosa, si è sempre occupato di problemi collettivi e sociali.

Il saggio “Psicoanalisi della guerra” - spiega Recalcati – viene pubblicato nel 1966, in piena Guerra Fredda, ma è concepito – da Fornari – due anni prima, nel '64.

Fornari è comprensibilmente preoccupato – come molti della sua generazione – della possibile escalation nucleare, innescata dalla contrapposizione fra due blocchi geopolitici e ideologici alternativi.

Pertanto, egli si interroga sulle origini psicologiche della guerra e ne trae le seguenti conclusioni: la guerra è una eleborazione paranoica del lutto.

La guerra sostiutisce l'eleborazione del lutto. E' – spiega Recalcati riferendosi al pensiero psicoanalitico di Fornari – una “proiezione aggressiva di tipo paranoico”. Un “lutto collettivo mancato”.

E qui, Recalcati, per spiegare le tesi di Fornari, ricorre a un saggio scritto da Freud nel 1915, di poche pagine, dal titolo “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte”.

Nel saggio, Freud ritiene che gli esseri umani siano degli “assassini”, degli esseri che non si amano e ciò lo si può evincere dai sogni che fanno, spesso violenti, che manifestano un inconscio non altruistico e volto all'interesse personale.

Freud ritiene che la Storia sia un'eterna guerra fra i popoli e che, nei confronti di chi amiamo, siamo mossi da una profonda “ambivalenza emotiva”. Ciò ci causa dipendenza emotiva e siamo portati a odiare profondamente chi amiamo, nel momento in cui perdiamo la persona amata.

In tale frangente, spiega Recalcati, siamo travolti dal senso di colpa, in quanto la persona amata non c'è più e noi rimaniamo soli, ma, intimamente, finiamo per essere felici di questo.

Il legame affettivo è dunque ambivaente. L'amato è, al contempo, odiato, anche se non ne siamo consapevoli a livello conscio.

Tale odio, spiega Recalcati, sorge quando ci guardiamo allo specchio e riflettiamo un'immagine ideale. Scopriamo, dunque, che non possiamo raggiungere chi amiamo e farlo nostro, ovvero farlo esattamente come vorremmo nella nostra immagine ideale.

L'amore, ovvero il superamento di tale odio, sarà possibile solo quando accetteremo che la persona che amiamo non è nostra. Elaborando così il lutto causato dalla pardita della persona che amiamo.

Ecco che la guerra, secondo la visione di Fornari spiegata da Recalcati, è, appunto, il rifiuto del lutto, la mancata elaborazione di un lutto.

E qui Fecalcati fa l'esempio delle antiche tribù africane che, quando moriva il figlio del capotribù, lo sciamano attribuiva tale morte a un maleficio scatenato dallo sciamano della tribù limitrofa.

In questo modo, proiettando la colpa su qualcun altro in modo paranoide, si pongono le basi per scatenare una guerra.

L'unico modo, dunque, secondo Fornari per liberarsi dalla mentalità guerrafondaia è quello di eleborare, metabolizzare il lutto (tenendo presente che un lutto è un avvenimento irreversibile), senza incolpare nessuno, accettando. In senso più ampio, possiamo dire che l'eleborazione del lutto è il fondamento della democrazia, la quale obbliga al confronto fra una pluralità di punti di vista.

Tale confronto, porta a una perdita (un lutto, appunto) delle nostre convinzioni originarie e a una eleborazione/confronto di punti di vista differenti.

Fornari, come spiega Recalcati, analizza anche due aspetti, ovvero il gioco d'azzardo e la tossicomania, ritenendo che tali modalità vengano utilizzate da molti per elaborare, in modo purtuttavia autodistruttivo, il lutto. Attraverso, appunto, queste modalità che portano all'auto-annientamento, esattamente come l'escalation nucleare.

L'escalation nucleare, infatti, da parte dei governi, sembra far credere loro di essere “padroni del mondo” (come credono di esserlo i giocatori d'azzardo patologici e i tossicomani), ma in realtà tale “padronanza” si ribalta nel suo contrario, in quanto destinata a provocare l'autoannientamento del pianeta.

Come se ne esce, dunque? Secondo Fornari, spiegato da Recalcati, “prendendo su di sé la morte e consentendo così la vita”. Accettando la morte naturale, la fine di ogni cosa, che è irreversibile.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 19 novembre 2019

"Amore e Libertà", saggio contro l'ideologia capitalista, liberale, della crescita illimitata. Per una Civiltà dell'Amore, contro l'odio e l'egoismo

Il mio ultimo saggio - "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore - è anche un atto di accusa contro l'ideologia capitalista, liberale, della crescita illimitata e del progresso, veri pilastri di una società fondata sull'odio, sull'egoismo e sulla prevaricazione.
La cinica, materialista e economicistica ideologia illuminista e radical chic viene qui analizzata e contrapposta a una Civilità dell'Amore, fondata sull'aiuto reciproco, sul dono, sulla fratellanza e sull'autogestione socialista.
Difendi il tuo diritto/dovere ad amare !
Combatti l'odio dei liberal capitalisti !
Combattilo con Amore e Libertà, in modo democratico diretto, autogestionario, profondamente umanista e libertario !

Luca Bagatin

 
 
Incontro con l'autore LUCA BAGATIN
PRESENTAZIONE DEL LIBRO AMORE E LIBERTA'. Manifesto per la Civiltà dell'Amore

Venerdì 22 novembre ore 19.00
L'Arca delle Arti - via Sebastiano Caboto 18, Pordenone

Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.
Una presentazione del saggio – con la presenza dell'Autore - si terrà a Pordenone, presso la galleria d'arte “L'Arca delle Arti” in Via Caboto 18, 
venerdì 22 novembre alle ore 19.00.
 
L'Arca delle Arti

mercoledì 6 novembre 2019

Presentazione del libro di Luca Bagatin "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore", presso la galleria d'arte L'Arca delle Arti di Pordenone

Incontro con l'autore LUCA BAGATIN
PRESENTAZIONE DEL LIBRO AMORE E LIBERTA'. Manifesto per la Civiltà dell'Amore

Venerdì 22 novembre ore 19.00
L'Arca delle Arti - via Sebastiano Caboto 18, Pordenone


Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.
Una presentazione del saggio – con la presenza dell'Autore - si terrà a Pordenone, presso la galleria d'arte “L'Arca delle Arti” in Via Caboto 18, 
venerdì 22 novembre alle ore 19.00.

L'Arca delle Arti
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giovedì 19 settembre 2019

XX Settembre: festa (di laicità e libertà spirituale) cancellata. Articolo di Luca Bagatin

XX Settembre.
Una data simbolo. Storica. Dimenticata.
Abolita prima dal fascismo e poi mai reintrodotta dalla Repubblica della partitocrazia e del clericalismo.
Perché mai ?
Forse perché essa simboleggiava e continua a simboleggiare la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici. E rimane simbolo di anticlericalismo, democrazia, laicità e libertà spirituale.
Quel 20 settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia, allorquando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono, l'Italia fu finalmente unita. Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.
Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro) !
Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.
Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.
Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.
Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.
In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. In Italia evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Luca Bagatin