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lunedì 2 marzo 2026

Il 13 marzo, a Roma, presentazione del saggio "Mussolini. La leggenda e l'uomo", dell'antifascista e sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris. Interventi di Luca Bagatin, Igor Camilli, Mario Michele Pascale, Riccardo Sbordoni

 

Venerdì 13 marzo prossimo, alle ore 17.00, presso la Sala Rossa del VII Municipio di Roma, in Piazza di Cinecittà 11, al IV piano, si terrà la presentazione del volume di Alceste De Ambris "Mussolini. La leggenda e l'uomo" (Mario Pascale Editore).

Al convegno di presentazione interverranno: Luca Bagatin, scrittore e editorialista; Igor Camilli, Segretario Nazionale di Patria Socialista; Mario Michele Pascale, editore e conduttore radio tv e Riccardo Sbordoni, Assessore alla Cultura del VII Municipio di Roma.

Esponente del mazzinianesimo novecentesco, del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario, già deputato socialista, Alceste De Ambris (1874 - 1934), celebre per aver dato vita, assieme al Vate Gabriele d'Annunzio, alla libertaria Carta del Carnaro dello Stato libero di Fiume, fu deputato del Partito Socialista Italiano dal 1913 al 1919. 

Esponente del primo e del più puro antifascismo, De Ambris, nel 1930, darà alle stampe il pamphlet “Mussolini. La leggenda e l'uomo”, nel quale, attraverso una minuziosa descrizione, quasi in stile giornalistico, descrive i voltafaccia, i bluff, l'immenso opportunismo e l'immensa mediocrità di Benito Mussolini e della sua per nulla originale e assai confusa ideologia, che pretendeva di prendere a prestito idee socialiste, d'annunziane, mazziniane, pur svuotandole di significato e ponendo il tutto al servizio del grande capitale industriale e borghese.

sabato 31 agosto 2019

Indipendenza, onestà e emancipazione. Ovvero libertà dal mercato, dal salario e dal ricco borghese. Riflessioni brevi

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
L'onestà trionferà quando le persone potranno vivere dignitosamente, dello stretto necessario, senza la necessità di dover vendere il proprio intelletto, il proprio corpo, la propria fatica, a qualcuno più ricco di loro.
Ciò sarà possibile solo quando sarà abolito l'accumulo di ricchezza da parte di taluni, i quali, ancora oggi, a vario titolo, depredano le risorse della comunità.

(Luca Bagatin)

L'uomo non è una cosa, uno schiavo, un servo, un salariato da comprare al mercato. 
Con l'uomo è sacra, magnifica, la libera, fraterna associazione.

(Alceste De Ambris)


mercoledì 31 agosto 2016

Il sindacalismo rivoluzionario di Filippo Corridoni e Alceste De Ambriis. Articolo di Luca Bagatin

Filippo Corridoni
Il sindacalismo rivoluzionario sembra sempre essere marginalizzato dalla cultura in generale ed italiana in particolare, preferendo privilegiare la storia del socialismo riformista e del comunismo.
Il sindacalismo rivoluzionario, che ebbe fra i suoi massimi teorici il socialista rivoluzionario Georges Sorel, ad ogni modo, trae linfa in Italia dal Risorgimento mazziniano e garibaldino, oltre che dal socialismo libertario del già mazziniano Carlo Pisacane, il quale, non a caso, redasse il suo “Saggio sulla rivoluzione”.
Il sindacalismo rivoluzionario, oltre ad attingere a parte del pensiero mazziniano e marxista, fu influenzato particolarmente dall'anarchismo di Proudhon.
La visione dei sindacalisti rivoluzionari italiani – come ricorda il giovane storico Luca Lezzi nel suo breve saggio su “Filippo Corridoni – un sindacalista rivoluzionario” (Edizioni Circolo Proudhon) – era l'idea di un'Italia economicamente liberista, socialmente industriale e operaia, politicamente repubblicana, federalista e libertaria, con un nazionalismo di stampo sindacalista, comunale e federativo.
I massimi esponenti del sindacalismo rivoluzionario italiano furono Alceste De Ambriis (1874 – 1934) – già eroe della dennunziana Repubblica di Fiume ed autore della sua Costituzione, ovvero l'avanzatissima “Carta del Carnaro” - e l'amico Filippo Corridoni (1887 - 1915) al quale, appunto, lo storico Luca Lezzi dedica il suo raro saggio.
Raro saggio a rara figura, così come raro fu l'esempio dei legionari dannunziani di Fiume, che contribuirono a fondare la prima Repubblica libera e libertaria che la Storia abbia mai conosciuto (con tanto di libertà di culto, libertà di costumi sessuali, libertà di divorzio, garanzie per i meno abbienti...).
Alceste De Ambriis e Filippo Corridoni, non a caso, daranno vita, nel 1912, all'Unione Sindacale Italiana (USI) - in contrapposizione alla Confederazione Generale del Lavoro (CGL) – sindacato ancora oggi attivo e rappresentante dell'anarcosindacalismo e del socialismo libertario.
Alceste De Ambriis
Forti dei loro ideali, De Ambriis e Corridoni porteranno avanti le loro proposte eminentemente sindacali, ovvero antistataliste, antiburocratiche e contro ogni protezionismo, attraverso un percorso rivoluzionario, sindacale ed antiparlamentare fatto di rivendicazioni e scioperi animati.
Lo stesso Benito Mussolini, ai tempi socialista, rimarrà impressionato dall'ardimento del Corridoni al quale, una volta diventato Duce, dedicherà addirittura una città – Corridonia, in provincia di Macerata – tentando di accaparrarsene il pensiero. Purtuttavia sappiamo bene come il fascismo – statalista, autoritario e borghese - fosse lontanissimo dagli ideali sindacalisti rivoluzionari di Corridoni, De Ambriis e compagni, al punto che ne rimarranno delusi persino i Delio Cantimori ed i Curzio Malaparte, già di provata fede mazziniana ed anarchica, i quali aderirono in un primo tempo al fascismo in quanto ritenevano che questo rappresentasse gli ideali rivoluzionari di Mazzini e di Corridoni. Così, come sappiamo, non fu.
Alceste Da Ambriis, dopo l'Impresa di Fiume, aderirà all'antifascismo, mentre Filippo Corridoni morirà prima, come volontario nella Prima Guerra Mondiale a San Martino del Carso, nel 1915, con un colpo di fucile in fronte, così come egli stesso avrebbe voluto da interventista, ritenendo che l'intervento in guerra dell'Italia rappresentasse il completamento dell'Unità nazionale e potesse essere di beneficio alle classi proletarie.
Nel già citato saggio di Luca Lezzi “Filippo Corridoni – un sindacalista rivoluzionario”, in appendice è presente un interessante scritto del Corridoni, dall'emblematico titolo “Sindacalismo e Repubblica”. In esso il Nostro critica fortemente la classe borghese, parlando forse per la prima volta di quel “capitalismo straccione” che ha sempre caratterizzato buona parte della grande impresa italiana, ovvero quella che, per non perdere i propri guadagni, si è sempre affidata alla protezione dello Stato. Di qui la sua lotta contro il protezionismo e la burocrazia; la proposta di federare le province italiane al fine di decentrare il potere amministrativo; la proposta - peraltro mutuata da Giuseppe Garibaldi - di creare una “nazione armata”, ovvero l'abolizione dell'esercito permanente permettendo ai comuni cittadini di possedere armi al fine di difendersi da invasioni esterne, sul modello svizzero; la soppressione della polizia di Stato in favore di polizie comunali; il diritto di referendum (sistema peraltro già sperimentato nella libera Repubblica di Fiume); la lotta all'emigrazione di massa e l'istituzione della democrazia diretta in luogo del parlamentarismo che, nei fatti, non ha mai rappresentato davvero le necessità dei cittadini.
Prospettive, quelle dei sindacalisti rivoluzionari e di Filippo Corridoni in particolare, davvero di stretta attualità. Oscurate purtroppo dai cosiddetti “vincitori”: prima dai fascisti che tentarono, a fini propagandistici, di fare proprio il mito di Mazzini, Garibaldi e Corridoni; successivamente dai social-comunisti e dai loro eredi “democratici” o “social-democratici” che, preferendo la via parlamentaristica, finiranno per diventare i migliori amici dei borghesi ed oggi – non a caso - i migliori e maggiori sostenitori della globalizzazione capitalistica.
Ad ogni modo l'esempio di questi eroi rimane, così come le loro proposte, che, oggi, andrebbero assolutamente riprese e rese attuali.

Luca Bagatin