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lunedì 2 marzo 2026

Il 13 marzo, a Roma, presentazione del saggio "Mussolini. La leggenda e l'uomo", dell'antifascista e sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris. Interventi di Luca Bagatin, Igor Camilli, Mario Michele Pascale, Riccardo Sbordoni

 

Venerdì 13 marzo prossimo, alle ore 17.00, presso la Sala Rossa del VII Municipio di Roma, in Piazza di Cinecittà 11, al IV piano, si terrà la presentazione del volume di Alceste De Ambris "Mussolini. La leggenda e l'uomo" (Mario Pascale Editore).

Al convegno di presentazione interverranno: Luca Bagatin, scrittore e editorialista; Igor Camilli, Segretario Nazionale di Patria Socialista; Mario Michele Pascale, editore e conduttore radio tv e Riccardo Sbordoni, Assessore alla Cultura del VII Municipio di Roma.

Esponente del mazzinianesimo novecentesco, del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario, già deputato socialista, Alceste De Ambris (1874 - 1934), celebre per aver dato vita, assieme al Vate Gabriele d'Annunzio, alla libertaria Carta del Carnaro dello Stato libero di Fiume, fu deputato del Partito Socialista Italiano dal 1913 al 1919. 

Esponente del primo e del più puro antifascismo, De Ambris, nel 1930, darà alle stampe il pamphlet “Mussolini. La leggenda e l'uomo”, nel quale, attraverso una minuziosa descrizione, quasi in stile giornalistico, descrive i voltafaccia, i bluff, l'immenso opportunismo e l'immensa mediocrità di Benito Mussolini e della sua per nulla originale e assai confusa ideologia, che pretendeva di prendere a prestito idee socialiste, d'annunziane, mazziniane, pur svuotandole di significato e ponendo il tutto al servizio del grande capitale industriale e borghese.

martedì 21 dicembre 2021

Fascismo e liberalismo, due facce della stessa (totalitaria) medaglia

I fascisti e i liberali non comprendono che la loro natura è la stessa.
I fascisti puntano a uno Stato forte, dove l'autorità statale governi, continuando non solo a permettere la proprietà privata, ma anche sostenendo i ricchi industriali.
I liberali puntano a uno Stato più debole, leggero, ma dove la proprietà privata e il ricco imprenditore, rimangono le figure centrali della società.
Considerare fascismo e liberalismo come due facce sfruttatrici della stessa medaglia è necessario.
Stato, mercato, proprietà privata imprenditoriale (oltre che sistema monetario e religione) sono le malattie della modernità.
Vanno abolite e distrutte.
Per dare TUTTO il potere ai popoli.
Nel segno del socialismo autogestito.
 

sabato 9 ottobre 2021

Perché dobbiamo essere antifascisti

Un conto sono le avanguardie.
Quelle che, ad esempio, hanno dato vita al primo fascismo.
Ma non erano in realtà fasciste, se non di nome. Erano, semmai, formate da anarchici, futuristi, socialisti.
Ma, tali avanguardie, si dissero fasciste solo perché distinte dal liberalismo e dal marxismo che, allora, rappresentavano due "moloch" all'interno dei quali, il libero pensiero, difficilmente avrebbe potuto sopravvivere.
Il fascismo storico, purtuttavia, fu un'altra cosa.
E fu un ulteriore "moloch". Un'ulteriore terribile "divinità" politica.
Dalla quale molte di quelle avanguardie prese, infatti e giustamente, le distanze.
Il fascismo storico fu, in sostanza, il mussolinismo.
E il mussolinismo fu: colonialismo, industrialismo, capitalismo, razzismo, opportunismo e ipocrisia.
I peggiori fra i vizi italici (con il senno di poi sarebbe bene se l'Italia non fosse mai stata unita, ma ogni realtà locale si fosse sviluppata autonomamente. E così in Francia, Germania, Gran Bretagna e via discorrendo). E, per questo, dopo la guerra, non ci siamo liberati dal fascismo, ma esso ha proseguito a fare danni attraverso un partito spesso criminale, ovvero la Democrazia Cristiana.
E così fu in tutta Europa.
Nazifascismi ormai riciclatisi in "cristianodemocraticismi".
Sarebbe bene ricordarlo, spiegarlo e insegnarlo.
Essere antifascisti, ovvero antimussoliniani, significa essere per la libertà dal colonialismo, dalla società tacno-industriale, dal razzismo, dal capitalismo, dall'opportunismo e dall'ipocrisia.
Veri mali del mondo moderno e post-moderno.

Luca Bagatin

giovedì 22 luglio 2021

Errico Malatesta, anarchia e lotta ad ogni oppressione. Articolo di Luca Bagatin

Il 22 luglio 1932 moriva a Roma - a quasi 80 anni - Errico Malatesta, padre del pensiero anarchico italiano.

Nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1853, Malatesta si avvicinò giovanissimo al pensiero di Giuseppe Mazzini e alle idee repubblicane.

Già quindicenne, nel 1868, venne convocato dalla questura di Napoli, a causa di una lettera ritenuta sovversiva, indirizzata al Re Vittorio Emanuele II.

Fu arrestato la prima volta nel 1870 a seguito di una sommossa studentesca repubblicana, ma, dopo la Comune di Parigi del 1871, abbandonerà le idee mazziniane per abbracciare quella anarchiche.

Fu in quell'anno che si iscrisse alla federazione napoletana dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, organizzazione fondata nel 1864 con il contributo non solo di Mazzini e Garibaldi, ma anche di Marx, Engels, Bakunin e Proudhon.

Divenne pertanto amico degli anarchici russi Michail Bakunin e Petr Kropotkin e, nel 1875, fu iniziato in Massoneria a Napoli, ove, come lo stesso Bakunin e Proudhon, già precedentemente iniziati, diffonderà gli ideali socialisti e anarchici. Uscirà ad ogni modo dalla Massoneria l'anno successivo, in polemica con la sua loggia, in quanto questa organizzò un ricevimento d'onore per il neo Ministro dell'Interno Giovanni Nicotera.

Malatesta fu successivamente eslue in Argentina, ove entrò in contatto con il Circolo Comunista Anarchico e pubblicò il suo saggio “La Questione Sociale”.

Nel 1887 contribuì peraltro a far nascere il primo sindacato argentino, quello dei fornai.

Negli Anni '90 dell'800 tenne comizi in Spagna e in Francia, ove affascinò Maria Sofia di Borbone, detta “La Regina degli Anarchici”.

Nel 1897 fu in Italia, ove fondò il giornale “L'Agitazione”. Subì nuovamente arresti e condanne, prima di diffondere gli ideali anarchici in Gran Bretagna.

Nel 1919 tornò in Italia e riorganizzò l'Unione Anarchica Italiana, sostenne gli Arditi del Popolo (prima organizzazione paramilitare antifascista anarchica, socialista e comunista, fondata da ex combattenti della Grande Guerra) e appoggiò l'impresa d'annunziana di Fiume.

Nel 1920 diresse il quotidiano anarchico “Umanità Nuova” e fu successivamente arrestato e recluso, a Milano, nel carcere di San Vittore, iniziando un lungo sciopero della fame che lo debilitò profondamente.

“Umanità Nuova” fu chiuso, nel 1922, dai fascisti e Malatesta condannò sempre il regime mussoliniano e i suoi atti di violenza indiscriminati, giungendo a scrivere: “Qualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell'umanità, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, più di quello che è strettamente necessario per difendere la nostra libertà e per assicurare la vittoria della causa nostra, che è la causa del bene di tutti”.

Nonosante il regime, la censura e l'età avanzata, il Nostro, riuscì comunque a proseguire nella sua attività di propaganda sovversiva, giungendo a pubblicare il giornale clandestino “Pensiero e Volontà”.

Le sua condizioni di salute si aggravarono nel 1932 e morì il 22 luglio di broncopolmonite.

La stampa di regime ignorò totalmente la sua morte.

E' attualmente sepolto al Cimitero del Verano di Roma.

Errico Malatesta, nel suo Programma Anarchico del 1919 scrisse: “Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza”.

Questo il senso del suo testamento politico, valido in ogni epoca e in ogni Paese che voglia combattere l'oppressione dello sfruttamento economico e sociale.

Da sottolineare che, nel pensiero anarchico e di Malatesta nella fattispecie, la libertà non può ritenersi assoluta, ma deve essere limitata dal principio della solidarietà e dell'amore verso gli altri.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 30 aprile 2021

La democrazia o è diretta, partecipativa e socialista o è altro

Per Sindaci e Assessori ogni loro atto, ordinanza, opera, è un'"opera di pubblica utilità".
Occorrerà poi vedere se i cittadini, nel loro insieme, la pensano allo stesso modo.
Certo, se i Sindaci e gli Assessori fossero obbligati - per legge - a pagare di tasca loro le loro cosiddette "opere di pubblica utilità", sarebbero meno sicuri di loro stessi.
E' facile fare le cose con i soldi altrui.
Per mia fortuna, sebbene mi sia candidato in elezioni amministrative (ma solo per tentare di sovvertire le regole del gioco), non ho MAI votato a nessuna elezione amministrativa.
Non accetterei MAI di votare qualcuno che prenda decisioni al posto mio (o dei cittadini, in generale) e che, PERALTRO, per farlo, venisse pagato dalla collettività!
Non sono così matto, né così stupido. 

(Luca Bagatin)
 
L'Italia, dopo il 1945, passò da un fascismo a un altro.
Passò dal mussolinismo alla DC, ovvero un partito che perpetrò il male sapendo di perpetrarlo.
Il resto è mera retorica.
Il problema è che, da quel nuovo fascismo, non siamo mai usciti.
 
(Luca Bagatin) 
 
Allo Stato di diritto individualistico preferisco lo Stato di dovere verso la comunità.
Per questo riconosco superiorità morale a Paesi come Cina, Cuba, Corea del Nord, Vietnam e Laos e inferiorità a UE e USA (la cui molle mentalità, fondata sul danaro e il profitto, oltre ad avere distrutto ogni valore, non ha saputo gestire al meglio la pandemia).
 
(Luca Bagatin) 
 
La retorica dell'antifascismo, in Italia, mi ha sempre lasciato indifferente.
Questo perché vi è assenza di antifascisti autentici, ovvero che critichino e lottino per sovvertire: capitalismo, europeismo e liberalismo.
I totalitarismi di oggi, di cui il fascismo fu semplicemente una costola.
 
(Luca Bagatin)

lunedì 6 maggio 2019

Pensieri, riflessioni, introspezioni sparse di Luca Bagatin

Con le donne eterosessuali sono spesso entrato in conflitto. Le mie relazioni sentimentali sono infatti durate pochissimo, causa continue incomprensioni.
Diversamente, sono sempre stato in sintonia con lesbiche e bisessuali, consapevoli della propria bisessualità.
Mi sono spesso innamorato di loro e spesso sono stato ricambiato. Ma, non essendo una donna, si è trattato solo di relazioni, anche in quel caso, piuttosto brevi.

Basta polemiche su fascismo e antifascismo !
Avete rotto.
Il perché ho smesso da anni (e dico sul serio) di interessarmi (e di scrivere) di politica italiana è che le banalità che ascoltavo avevano per me raggiunto un limite massimo.
Ancora mi arrivano, nonostante io cerchi di ignorare gran parte di ciò che proviene dalla politica italiana (però se leggi Facebook o ti capita di accendere la TV è inevitabile che giunga qualcosa).
A quando un po' di risveglio dell'intelligenza e di superamento della banalità ?
A quando la scoperta del vero nemico, ovvero del liberal capitalismo, del danaro e dell'odio atavico dell'essere umano sull'essere umano (o, peggio, contro gli animali) ?
Sono pessimista per natura e per osservazione del genere umano.
La mia risposta è quindi un rammaricato "A mai".

Trovo il fascismo degli antifascisti altamente pericoloso.
Lo dicevano già i radicali (quelli veri e dei vecchi tempi) e soprattutto Pasolini.
In Italia ancora non si è capito un cazzo.
Ora sapete perché noi libertari siamo da sempre ritenuti degli appestati. Perché un po' meno superficiali della massa.
E lo siamo con orgoglio. 

All'avere ho sempre preferito essere. L'avere non l'ho mai capito, perché anche se hai qualcosa, prima o poi, la vita ti costringe a lasciarla comunque. Ciò che sei, invece, rimane. Quantomeno nella memoria di qualcuno.

Luca Bagatin

lunedì 26 febbraio 2018

Pier Paolo Pasolini contro il consumismo, l'egoismo, il conformismo, ovvero contro il totalitarismo

"L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società".

Pier Paolo Pasolini, “Vie nuove”


Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. o detesto, soprattutto il potere di oggi. Ognuno oggi ha il potere che subisce, è un potere che manipola i corpi in una maniera orribile e che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o Hitler. Manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi. I valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama: “un genocidio delle culture viventi”. Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori, sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti con altri modelli di comportamento. Questa sostituzione, non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dagli illustri del sistema nazionale. Volevano che gli italiani consumassero in un certo modo e un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro modello umano. Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, il potere della società di consumi è riuscito a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari. Questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. È stata una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare. L’uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell’uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse più principalmente l’uomo è narciso, ribelle e ama molto la propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa una volta per tutte agli obblighi della società. Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l’uomo si meccanizzerà talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se ne andranno completamente perdute!

Pier Paolo Pasolini (1975)


martedì 25 luglio 2017

Pornocrazia non è democrazia ! Riflessioni d'Amore e Libertà di Luca Bagatin

Ho appena visto la pubblicità di sex toys per donne (dildi et simila).
Ciò fa il paio con le bambole gonfiabili, i porno et simila in una società in cui le persone non si parlano più, non si incontrano più e vivono onanisticamente nelle loro asettiche abitazioni con pc, tablet e smartphone.
Condizione ormai diffusissima e tristissima, fotografia di una società asessuata, masturbata, mentalmente isolata, capitalista e liberale in quanto incapace di concepire la libertà: che è prima di tutto senso di amore, di comunità, di partecipazione emotiva.

Chiedere che le istituzioni europee siano direttamente espressione dei cittadini è semplicemente richiedere una democrazia diretta e partecipativa oggi del tutto assente.


Se il comunismo diventa fascismo allora è come il liberalismo: promette libertà, uguaglianza, fratellanza, ma in realtà assicura solo odio, diseguaglianza e violenza. 
Non credo né al comunismo, né al fascismo, né al liberalismo, ma solo nella Civiltà dell'Amore.

venerdì 16 settembre 2016

XX Settembre: festa di Unità e laicità nella diversità. Articolo di Luca Bagatin

Il 20 settembre è una giornata di festa.
Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.
La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.
Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche - repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.
Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.
Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.
E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.
Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese più laico e civile e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali.
Sarebbe bene che i revisionisti antirisorgimentali, nuovi fascisti nel senso pasoliniano del termine, se lo ricordassero.
Per cui noi festeggiamo il XX Settembre, come ogni XX Settembre, nel nome di Mazzini e Garibaldi, nel nome di Nathan e di Pannunzio, oltre che di D'Annunzio e di Pannella. Nel nome del Partito d'Azione e della Carboneria. Nel nome della Breccia di Porta Pia !
Noi siamo gli eredi dei combattenti per la laicità !

Luca Bagatin

venerdì 10 giugno 2016

In memoria di Giacomo Matteotti e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli. Articolo di Luca Bagatin

10 giugno 1924. 9 giugno 1937.
Date importanti nelle quali videro la morte personaggi coraggiosi, antifascisti della prima ora.
I fratelli Carlo e Nello Rosselli furono fieri oppositori del Fascismo sin dagli esordi, così come lo fu il deputato socialista Giacomo Matteotti, trucidato dalle camice nere il 10 giugno 1924.
Carlo e Nello Rosselli, teorici del socialismo liberale e militanti del Partito d'Azione e delle Brigate partigiane Giustizia e Libertà, uccisi in Francia il 9 giugno 1937.
Giacomo Matteotti, socialista turatiano e prima vittima del criminale Benito Mussolini.
Come Matteotti, i Rosselli, furono peraltro anticomunisti riformisti ed oggi e sempre andrebbero ricordati ed emulati, pur in quest'Italia che ne vorrebbe oscurare la memoria, al punto che, nei libri di testo scolastico, sono ricordati solo marginalmente
Il messaggio di questi martiri dell'antifascismo liberalsocialista ci giunge come pura ed autentica voce di speranza e di verità incontestabile, alternativa alla violenza, alle violenze di ogni totalitarismo.
"Uccidete me: ma l'idea che è in me non la ucciderete mai", ricorda Giacomo Matteotti ai dittatori d'ogni colore politico, ai catto-clerico-talebani d'oggi e ieri. Uccidete. Fate strage di verità, attraverso le vostre menzogne, ipocrisie e calunnie. Ma le idee permangono e così tutti coloro i quali continuano a portarle avanti.
Di Nello Rosselli, appassionato storico repubblicano, vorrei ricordare l'ottimo volume "Mazzini e Bakunin" (in libreria è disponible l'edizione dell'Einaudi), che è un saggio utilissimo per chiunque voglia approfondire le radici storiche del Liberalsocialismo e del Repubblicanesimo in Italia, che sono poi le origini dell'operaismo nel nostro Paese. Si tratta di un testo storico-politico che ripercorre -appunto - l'origine del movimento operaio italiano che, contrariamente a quanto ha voluto farci credere una certa storiografia marxista, ha origini mazziniane e garibaldine: repubblicane quindi, così come il colore rosso, mutuato poi da socialisti e comunisti, che fu per la prima volta utilizzato dai seguaci del Mazzini e di Garibaldi.
La storia del movimento operaio delle origini, a partire dalle Società Operaie e di Mutuo Soccorso, si interseca e si fonde con le lotte Risorgimentali per la libertà e l'emancipazione dall'Impero Asburgico, dalla Chiesa e dalla Monarchia Sabauda.
In "Mazzini e Bakunin", l'ottimo Rosselli ripercorre quegli avvenimenti storici a partire dall'analisi dei due protagonisti dell'Italia risorgimentale: il repubblicano e Apostolo dell'Unità d'Italia Giuseppe Mazzini, con la sua vocazione alla democrazia ed all'unione fra capitale e lavoro e l'anarchico russo Michail Bakunin, che fu all'origine del movimento libertario italiano ed europeo. Figure emblematiche e per certi versi contrapposte, ma a loro volta unite, assieme ai socialisti ed ai marxisti, nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, i cui ideali oggi andrebbero recuperati e contrapposti al capitalismo globalista che ingloba i popoli ed i poveri.
"Mazzini e Bakunin" è certamente un testo illuminante e tutto sommato di semplice lettura per tutti coloro i quali vogliano conoscere un pezzo di Storia patria troppo spesso negato e misconosciuto, così come lo è “Socialismo Liberale” di Carlo Rosselli, che, assieme ai “Doveri dell'Uomo” di Mazzini andrebbe studiato nelle scuole per far comprendere alle giovani generazioni che, per un presente ed un futuro migliore, l'unica alternativa è la democrazia autentica, il sacrificio, il dovere, la libertà unita all'emancipazione sociale.

Luca Bagatin

domenica 20 marzo 2016

Camillo Berneri: un umanista anarchico. Articolo di Luca Bagatin

Degli anarchici, nella lotta antifascista e nella Guerra di Spagna, si tende a parlare sempre poco, preferendo, invece, esaltare le gesta dei comunisti che, all'epoca, erano al soldo del sanguinario e totalitario Stalin, per nulla diverso da quell'Adolf Hitler – peraltro suo ammiratore - ed al gradasso Benito Mussolini che, senza gli amorevoli insegnamenti della pasionaria del socialismo Angelica Balabanoff, non sarebbe diventato nessuno. E sicuramente i popoli ne avrebbero tratto giovamento.
Ma Angelica Balabanoff, all'epoca, purtroppo, non poteva sapere che aveva allevato la classica “serpe in seno”.
Camillo Berneri (1897 – 1937), lodigiano, è uno di quegli anarchici che la Guerra di Spagna la fece e la combattè dalla parte giusta, ovvero dalla parte degli antifascisti, anarchici, socialisti, antistalinisti e repubblicani. E, se non si beccò il piombo fascista, si beccò quello comunista, in quanto prese le difese del Partito Operaio Unificato Marxista di Spagna (P.O.U.M.), antistalinista e antitotalitario.
Gli scritti di Berneri sono stati editati, diversi anni fa, in un agilissimo volumetto dal titolo “Umanesimo e Anarchismo”. Il percorso politico e intellettuale del Berneri, infatti, fu sempre profondamente umanista, ovvero non provò mai odio per i suoi avversari politici, fossero preti, ricchi o borghesi, ma ricercò sempre il confronto. Critico nei confronti dei comunisti, egli si definiva “comunalista” e “liberalista” - secondo gli insegmanenti di Bakunin e Malatesta - ed il suo modello era l'autodemocrazia, attuabile attraverso l'istituzione di club/comitati popolari che avessero la possibilità di discutere liberamente e seriamente tutte le questioni sociali e dunque permettessero al popolo di partecipare attivamente alla vita ed alla gestione della comunità.
In questo senso egli simpatizzò per la Rivoluzione Russa del 1917, ma, allorquando il sistema dei soviet sarà sostituito dalla centralità del Partito, egli se ne discosterà.
Il suo comunalismo sarà dunque libertario, autonomista e federalista, rifiutando ogni forma di autoritarismo e di parlamentarismo partitocratico.
Interessanti, in questo senso, i confronti che ebbe con Carlo Rosselli sulle pagine di “Giustizia e Libertà”, organo dell'omonimo movimento rosselliano, il quale aveva forti affinità ideali con il movimento anarchico. Sarò proprio Rosselli, peraltro, a proporre a Berneri e a tutti gli anarchici un fronte di unità d'azione rivoluzionaria fra tutti i libertari e socialisti che si battevano contro fascismo e capitalismo, per una soluzione decisiva della crisi italiana: una Alleanza Rivoluzionaria Italiana, come chiamata da Rosselli medesimo.
Purtroppo, sia Berneri che Rosselli – assieme al fratello Nello – moriranno presto trucidati ed entrambi nel 1937, in terra straniera. Il primo per mano dei comunisti stalinisti, come già detto, ed i secondi per mano di agenti legati al regime fascista.
Ecco che una pagina gloriosa dell'antifascismo antitotalitario e democratico si sarebbe chiusa. Ecco che due eroi, due intellettuali, due attivisti che avrebbero meritato di essere i veri Padri della Patria, sarebbero stati uccisi perché scomodi a due regimi totalitari le cui basi affondavano entrambe nel Potere e nella dissoluzione dell'umanesimo.
C'è da chiedersi perché, nemmeno oggi, in questa pseudo Repubblica dei partiti, delle chiese e delle imprese, ove hanno trionfato – alternativamente - il dogma clericofascista, cattocomunista e capitalista, ancora non si parla né di Berneri né di Rosselli. Ma nemmeno di Randolfo Pacciardi di cui pur recentemente abbiamo parlato a proposito di un convegno accademico che si è tenuto all'Università La Sapienza di Roma (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/un-convegno-su-randolfo-pacciardi.html).
C'è da chiedersi perché la democrazia autentica, quella comunalista dei comitati popolari sognata da Camillo Berneri, non sia stata presa a modello ideale della Repubblica italiana sovrana e antifascista o magari dell'Europa dei popoli e non delle banche centrali e degli Stati/Parlamenti euro-burocratici.
C'è da chiedersi, in sostanza, se Berneri e i Rosselli non siano morti invano. Come quel Cristo che ha sofferto per tutti noi continua a farlo. Per Amore dell'umanità e della giustizia sociale.

Luca Bagatin

domenica 4 ottobre 2015

"Il contrario di capitalista non è socialista o comunista, ma persona onesta". Riflessioni e aforismi by Luca Bagatin

Penso che il rapporto uomo donna, più che essere finalizzato, dovrebbe essere inizializzato. E invece finisce sempre e spesso male. Sarà per questo che ho sempre sognato sin da piccolo di fare il regista. Di film erotici e a lieto fine.

Il contrario di capitalista non è socialista o comunista, ma persona onesta.

Ho notato che tutte le persone o, meglio, le donne che nel corso della vita mi hanno detto o scritto frasi del tipo "ti amo" o "ti voglio" bene", hanno poi finito per scomparire dalla mia vita e/o ignorarmi (anche su Facebook).
Per questo preferisco e mi fido solo di chi non me le dice.


Qualcuno ha detto che uccidere senza ragione è nel DNA di molti statunitensi.
Personalmente posso dire che devo ancora conoscere uno yankee capace di usare il suo cervello per qualche cosa di costruttivo.


Secondo me è ridicolo e sciocco doversi schierare fra "destra" e "sinistra".
I sogni e bisogni delle persone non sono né di destra né di sinistra.
Vanno posti al centro.
E vaffanculo alla maggioranza (sempre) !

Leggo o sento spesso la fastidiosissima espressione "viva la vita". Ma perché mai inneggiare alla vita, sapendo che, peraltro, prima o poi moriremo tutti ? Che cosa mai ci sarà di bello nella vita poi ?
Un bambino, quando nasce, quando respira i primi momenti di vita, piange. E sappiamo bene che i bambini sono istintivi, privi di sovrastrutture mentali che li rovineranno, in età adulta, per sempre.
Per questo da sempre penso e dico forte e chiaro VIVA LA MORTE !

lunedì 16 settembre 2013

XX Settembre, festa di laicità, libertà, concordia. Uccisa dal fascismo e dalla partitocrazia.

Il 20 settembre è una giornata di festa.
Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.
La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.
Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche - repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.
Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.
Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.
E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.
Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese laico, civile, liberale e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali. 
La Storia, ad ogni modo, l'hanno riscritta altri, ovvero gli eredi delle dittature rosse e nere, oltre che i nuovi barbari eredi di Berlinguer, Berlusconi, Bossi e Grillo che, se non ci fosse stata la falsa rivoluzione di Tangentopoli, oggi, sarebbero a vendere patate al mercato.
Il 20 di settembre di quest'anno scadrà il termine di presentazione dei dodici referendum Radicali. Referendum che vorrebbero abolire il finanziamento pubblico ai partiti, il sistema perverso dell'8 per mille, l'ergastolo, per separare le carriere dei magistrati ed altri, tutti molto interessanti, come sempre sono le proposte dei Radicali.
E' difficile prevedere se le firme necessarie saranno tutte raccolte, per quanto ce lo auguriamo. Purtuttavia, anche se i quesiti passassero con dodici SI' a maggioranza, siamo certi che questo o il prossimo Parlamento - composto dalla stessa partitocrazia che ha ucciso ogni spirito liberale degli ultimi 150 anni - non li disattenderebbero ?
Abbiamo stima di Marco Pannella, ma vogliamo anche ricordare che "questi" Parlamenti con "questi" partiti, sono quelli che gli anno negato il voto come Presidente della Repubblica e lo hanno negato anche ad Emma Bonino.
E' facile, molto facile, firmare dei quesiti referendari come ha fatto Berlusconi (ma ve lo ricordate quando egli definì "comunisti" i referendum liberisti dei radicali del 1999 ? Sic !). Molto più difficile è sostenere battaglie liberali e civili in Parlamento. E "questi" partiti, mandanti della scomparsa del 20 settembre quale Festività Nazionale, di civile e liberale non hanno proprio nulla.
Luca Bagatin
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