Visualizzazione post con etichetta schlein. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta schlein. Mostra tutti i post

martedì 21 luglio 2026

Il socialismo perduto e la crisi della democrazia europea. Articolo di Luca Bagatin

 

Jeremy Corbyn, ex leader laburista, alla conferenza del suo nuovo partito socialista, Your Party, nel Galles, tenutasi domenica 19 luglio scorso, ha detto ancora una volta parole emblematiche.

Puntando il dito contro la destra peggiore che, in Gran Bretagna, è rappresentata dallo pseudo laburismo di Starmer, da decenni infiltrato dal peggior liberal capitalismo che ha distrutto e annacquato tutto il socialismo e la sinistra euro-occidentale.

Uno pseudo laburismo che ha segnato un profondo aumento delle diseguaglianze, come sottolineato da Corbyn, oggi deputato al Parlamento britannico.

Guardate la società che abbiamo in questo Paese, il numero di banche alimentari e il crescente numero di persone in povertà”, ha affermato.

Le politiche finanziarie perseguite da Reeves e Starmer hanno portato a livelli di disuguaglianza enormi nella nostra società, dove 150 miliardari detengono il 22% della nostra ricchezza nazionale”, ha aggiunto.

Relativamente al successore di Starmer, Andy Burnham, Corbyn ha affermato: “Burnham diventa Primo Ministro senza elezioni, senza dibattiti, senza dichiarazioni programmatiche, ed è una parodia di qualsiasi processo democratico”.

E, esortando il nuovo governo a interrompere immediatamente le forniture di armi al regime di estrema destra di Netanyahu, ha ricordato che “Stiamo assistendo a un genocidio e Israele è in grado di perpetrarlo grazie alle strutture militari fornite dalla Gran Bretagna, insieme alla fornitura di informazioni sulla sicurezza. Sabato abbiamo avuto la 36esima manifestazione nazionale per la Palestina, e il mio messaggio è stato che saremo qui finché sarà necessario”.

Egli ha altresì aggiunto di battersi per un sistema di assistenza sociale universale, indipendentemente dal reddito e di volere la proprietà pubblica del settore idrico.

Spiegando che “Il nostro compito è quello di costruire azione, forza e partecipazione a livello comunitario, che alla fine portano al successo elettorale”.

Perché le parole di Corbyn sono importanti, anche nel dibattito italiano e, più in generale, europeo?

Perché egli è il rappresentante di quel socialismo autentico, comunitario e senza equivoci che è e viene ancora perseguitato in gran parte d'Europa, se non addirittura infiltrato da settori liberal capitalisti che hanno snaturato socialismo e sinistra, facendoli diventare il cane da guardia del capitalismo assoluto, come ampiamente dimostrato anche dal filosofo francese Jean Claude-Michéa.

Ho scritto moltissimo di questi aspetti, in numerosi articoli e nel mio ultimo saggio, con prefazione di Ananda Craxi, “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).

Trovo tutto ciò di profonda attualità, se penso che ancora oggi c'è chi nel nostro Paese si dice “socialista”, ma fa discorsi da liberale e spesso si definisce “riformatore” o “riformista”. Quando nemmeno il sempre purtroppo dimenticato Giuseppe Saragat amava quel termine e, nel 1947, nel suo celebre discorso di fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, esaltando la democrazia in seno al proletariato, dichiarò: “Quanto più il proletariato sarà democratico, tanto più troverà alleati, tanto più sarà forte. Oggi si pensa che l'ultima parola della saggezza politica sia il riformismo anti-democratico. Noi pensiamo invece che debba essere la democrazia anti-riformista”.

Ho scritto recentemente un commento a un intervento abbastanza generico di Bobo Craxi, che qui vorrei riportare.

La sinistra italiana e europea, se escludiamo i socialisti Slovacchi, Bulgari e Moldavi e il movimento di Corbyn, Mélenchon, Galloway, Sanchez e pochi altri, non esiste più.
Infiltrata e annacquata dal liberal capitalismo a partire dalla metà degli Anni '90, ha perduto ogni volontà di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
Ha perduto proprio quel sano POPULISMO – da molti ingiustamente criticato - che era all’origine del socialismo originario, come ricorda l’ottimo Jean Claude-Michéa.
Nel mio ultimo saggio, Ritratti del Socialismo, punto il dito proprio contro questo sinistrismo borghese, beceramente liberale e anti popolare, di cui tutti voi siete diventati preda.
Ma ancora parlate di “sinistra”, di “socialismo”, senza conoscere né avere mai frequentato le classi popolari e senza esservi mai confrontati con realtà socialiste latinoamericane, eurasiatiche, panafricane.
Al vostro convegno
(mi riferisco al convegno in ricordo dei 50 anni dell'elezione di Bettino Craxi al Midas, tenutosi a Roma il 16 luglio scorso a Roma e organizzato dalla lista Avanti) c’ero anch’io l’altro giorno e mi sono annoiato a morte.
Solite parole vuote che sento da decenni.
Che a me, personalmente, non incantano più, ma penso non incantino nemmeno la gran parte degli elettori e chi si richiama al socialismo e al repubblicanesimo sociale.
Avrei voluto fare un intervento, che mi ero preparato. Ma il convegno era interamente autoreferenziale.
Ho trovato ad ogni modo molto interessante l’intervento storico di Saro Freni, giovane ricercatore storico, con il quale ho passato il pomeriggio a chiacchierare al bar, al centro di Roma, confrontandoci sul passato e il presente, pur da posizioni politiche differenti”.

Se ce ne fosse stata l'opportunità, a quel convegno, avrei voluto dire quanto segue, a proposito dell'assenza di una forza socialista che si ponga quale rappresentante della comunità e critichi quel sinistrismo borghese che, nei fatti, ha spostato l'asse politico italiano (e dell'UE) sempre più verso destra. Quella destra che preoccupa tanto questi “socialisti”, senza che si siano resi conto che la destra è forte proprio... a causa dell'assenza di politiche socialiste!!!

Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore verso la destabilizzazione mondiale?

(...) Perché non si parla più di “socialismo” e si criticano i Paesi socialisti? Perché si parla, al massimo, genericamente, di vuoto “riformismo”? (…).

Ecco, forse il problema sta proprio lì. Dalle nostre parti, in Italia, in UE, nell'Occidente liberal capitalista, si è perseguitato o svuotato, dall'interno, il socialismo ed al contempo si è svuotata di significato la democrazia. Che, come diceva Saragat, è anti-riformista. Ovvero è anti-borghese e anti-individualista.

Perché la democrazia è volontà e sovranità del popolo, nel suo complesso. Non è l'ideologia dell'individualismo, non è l'ideologia della finanza e della speculazione economica, bensì le fondamenta di una comunità organizzata, che si fonda su doveri e diritti.

Doveri, come diceva Giuseppe Mazzini, che vanno anteposti ai diritti, che ne sono conseguenza.

Tutto ciò sembra perduto da tempo.

Dalla metà degli Anni '90, in Italia e Europa (Russia compresa), abbiamo assistito alla disgregazione di ogni forma di valore civile e umano, sostituito dall'ideologia del mercato, dell'individualismo, dell'edonismo.

I partiti e relativi candidati sono diventati di plastica. Imprenditori, comici, attori.... Un po' come già accadeva da tempo negli USA (Ronald Reagan il primo degli esempi).

Questa edonizzazione, spoliticizzazione della società, ha coinciso con l'abbattimento con ogni mezzo dei valori comunitari; di ogni idea socialista; di ogni “decenza comune”, come ebbe spesso a scrivere il filosofo francese Jean-Claude Michéa, che pone in particolare sul banco degli imputati la trasformazione in senso borghese e liberal capitalista (o “riformista”) della “sinistra” euro-occidentale.

Una “sinistra” euro-occidentale che insegue e ha inseguito la destra, in nome della “crescita economica” e dell'atomizzazione della società, cavalcando l'onda delle nuove tecnologie, anziché regolamentarle adeguatamente, rendendo la comunità partecipe di questo processo di regolamentazione, in modo democratico.

La politica, dunque, diventata un eterno “reality show”, ha smesso il suo ruolo educativo e pedagogico, per diventare mero intrattenimento.

Come la televisione, come i social, che sono poi i mezzi da cui provengono (o in cui ritornano o ritorneranno, magari partecipando a qualche reality televisivo o diventando conduttori tv) i politici di turno, o che i politici di turno usano e abusano per qualsivoglia dichiarazione.

Dichiarazione che non è ragionamento, ma slogan. Perché si pensa che le persone non capiscano o non meritino altro che essere trattate come tifosi da stadio.

In modo da far credere che esistano, peraltro, due o tre schieramenti contrapposti quando, in realtà, ne esiste solo uno: anti-comunitario, non democratico, autoreferenziale, anti-socialista. Spesso rispondente a poteri internazionali e quindi nemmeno autonomo.

Schieramento o schieramenti che sono votati con sistemi elettorali sempre meno rappresentativi, fatti di maggioritari e sbarramenti. Contribuendo, peraltro, all'astensionismo di massa, visto che le persone, ormai, hanno compreso da tempo che le regole sono truccate a monte.

Oggi vediamo impennarsi i prezzi a causa di guerre e sanzioni sconsiderate, non volute dalla maggioranza dei cittadini, che non ha alcuna voce in capitolo in merito.

Vediamo nuove generazioni sempre più lasciate allo sbando, violente, pronte a fare attentati, a uccidere, vilipendere, violentare chiunque, senza che vi sia alcuna pena severa e esemplare, atta ad educarle.

Vediamo una società edonista, instagrammata e instagrammabile che, all'approfondimento, preferisce il tifo da stadio, l'accumulo di beni materiali, l'esteriorità.

Vediamo un mondo più diviso, come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda.

Eppure la soluzione sarebbe semplice, ma non vi è nessun partito dalle nostre parti che abbia il coraggio di porre al centro la comunità, le sue necessità, che abbia la capacità di ricostruirla dalle fondamenta.

Manca, probabilmente, come dice spesso la mia cara amica Paola Bergamo, lo spazio politico.

In tutto ciò vediamo Paesi che ci hanno ampiamente superati, ma che, nel nostro “suprematismo liberale”, consideriamo “dittature”.

Anziché ammirare e approfondire la Storia, cultura e mentalità cinese (realtà con il più basso tasso di criminalità al mondo e con livelli di modernizzazione e di organizzazione altissimi), la denigriamo, pensando di esserle superiori.

L'incapacità di fare autocritica e di riorganizzarci, ci seppellirà. L'incapacità di modificare i paradigmi e i nostri modelli, sia di pensiero che di comportamento, ci seppelliranno.

E, quando accadrà, non avremo nemmeno il tempo di rendercene conto.

Esattamente un anno fa, rispondendo a un articolo di Marco Gervasoni, sull'Huffington Post, dal titolo “Eutanasia del socialismo riformista”, scrivevo, nelle mie conclusioni:

Avremmo necessità di socialismo, ma rettamente inteso e senza equivoci liberal capitalisti e/o guerrafondai.

Un socialismo come quello di Bettino Craxi, di Giuseppe Saragat (…), di Roberto Tremelloni, di Mario Bergamo, di Luigi Mariotti, di Pietro Longo, di Hugo Chavez, di Lula, di Jeremy Corbyn e così via, come vado scrivendo da un bel po' di annetti.

Altro che aggiungere una “s” alla “d” del PD!

Occorre riannodare i fili di ciò che è stato volutamente distrutto (pensiamo anche alla tragica defenestrazione del socialista Gheddafi in Libia e a quella del laico-socialista Assad in Siria, per lasciare spazio al caos e agli islamisti...ma amici di un Occidente che il socialismo non lo ha mai amato né voluto). (Oggi, peraltro, avrei anche aggiunto: pensiamo alla tragica fine fatta fare al Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, da parte del regime di Trump!).

Che un socialismo autentico, in Europa, possa rinascere, ci credo molto poco. Che sia presente, in molti Paesi del mondo, invece, è una realtà.

Forse perché Paesi che hanno imparato dalla loro Storia e cultura, oltre che dalle disavventure dei rispettivi popoli. E, chi impara dalla propria Storia e dall'esperienza, ha in mano il presente e futuro.

Oggi, a parte i Corbyn e gli altri soggetti che ho citato, non vedo socialisti in Europa. Né vedo sinistra.

In Italia guardo con interesse al progetto di Angelo D'Orsi, che pur ha una storia molto diversa e lontana dalla mia, “Agorà per l'Italia”.

Altro non vedo.

Vedo fondamentalisti censori che si dicono “di centro”. Vedo destre parolaie e inconcludenti. Vedo pseudo sinistre liberal draghiane.

Vedo il livello che abbiamo raggiunto.

E la misura mi appare colma.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

lunedì 10 giugno 2024

Riflessioni sparse sulle elezioni europee 2024 e la ricerca di una alternativa autenticamente socialista democratica. Articolo di Luca Bagatin

Considerando che, a queste elezioni europee, in Italia, ha votato il 49,7% circa degli elettori, a onor del vero, in termini assoluti, ovvero al netto degli astenuti, il partito della Meloni ha perso consensi, mentre il PD, più o meno, ottiene gli stessi consensi delle elezioni politiche del 2022.

Calcolatrice alla mano, il partito della Meloni è stato votato, in termini assoluti, alle elezioni del 2022 (che hanno avuto una affluenza di circa il 64%), da appena il 16,6% degli aventi diritto. A queste europee (con una affluenza di circa il 49,7%), il medesimo partito ha ottenuto – lo ripetiamo – in termini assoluti, il 14,3% circa.

Il PD mantiene circa il 12%, in termini assoluti, in entrambe le consultazioni elettorali.

Entrambi i partiti, in sostanza, sono minoranza assoluta nel Paese.

Perché sì, certo, gli astenuti contano. Sono cittadini che, perlopiù, hanno compreso che non vi è sostanziale differenza fra una maggioranza di cosiddetto centrodestra, che non mantiene ciò che promette o che cambia idea troppo spesso in politica estera e una pseudo opposizione di cosiddetto “centrosinistra”, che ha già mal governato, al pari del cosiddetto centrodestra.

Entrambi, peraltro, sostenevano il governo Draghi. Esattamente come i Cinque Stelle, altro partito che perde consensi, specie in termini assoluti.

Uno dei peggiori governi – quello Draghi, appunto - della Storia Repubblicana. E sotto ogni punto di vista, dalla scelte di politica economica a quelle di politica estera.

In Francia e Germania vengono sconfitti i leader che più hanno spinto sul pedale della guerra, Macron e Scholtz. Ovvero un liberal capitalista e uno pseudo socialdemocratico che, con la loro scarsa lungimiranza, hanno aperto le porte all'estrema destra, che certo non brilla per responsabilità (e quella tedesca, in particolare, fa rabbrividire, viste le tendenze a una marcata xenofobia e all'antisemitismo).

In generale, in UE, il quadro politico non cambia molto, ma il dato interessante è comunque la scarsa affluenza, un po' ovunque.

I cittadini dell'UE, molto probabilmente, si sentono molto poco rappresentati da gruppi europei (pseudo popolari, pseudo socialisti, pseudo liberali, pseudo verdi, conservatori di ogni risma), che decidono al loro posto; tagliano sui servizi sociali; impongono fantomatiche svolte “green” sulle spalle dei cittadini e che con la tutela dell'ambiente hanno molto poco; inviano armi a Paesi non democratici, che non fanno nemmeno parte dell'UE (né della NATO), rischiando addirittura di allargare il conflitto e di portarlo in casa.

Di movimenti politici interessanti e seri ce ne sono ben pochi.

Aldilà dei numeri, a queste elezioni, in Italia, ho trovato interessante la lista Pace Terra Dignità. Una lista dichiaratamente per la pace, il superamento della mentalità da Guerra Fredda e per la costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare e democratico.

Ha ottenuto solamente il 2% dei consensi e, purtroppo, non in termini assoluti, ove ha ottenuto 1% circa. Tutto sommato – volendo essere ottimisti – potremmo dire non male, se pensiamo che è una lista appena nata e che non ha avuto la possibilità di accedere ai grandi media, avendo anche pochi mezzi in termini economici da investire.

Ho trovato interessante anche una lista francese, che dirà molto poco ai più.

La lista Nous le Peuple, guidata da Georges Kuzmanovic, ex esponente del Partito di Sinistra di Mélenchon e sostenitore dell'oppositore di Putin, Sergei Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra in Russia (e spesso incarcerato) e dal Principe Joachim Murat, componente della casata Bonaparte-Murat e discendente del Maresciallo di Napoleone Bonaparte, Gioacchino Murat.

Una lista che si definisce laica, repubblicana sociale, gollista e bonapartista. Alternativa a una UE oligarchica e alla NATO, Nous le Peuple, guarda a una Francia indipendente e sovrana, che dialoghi con tutti, promuova la pace, la cooperazione internazionale, la tutela della salute, il sistema sociale e la sicurezza nazionale e internazionale.

Purtroppo, tale lista, ovviamente intelligente, ma male armata, ha ottenuto solamente lo 0,06% dei consensi dei francesi.

Trovo altresì interessanti i socialisti slovacchi, divisi fra lo SMER (Direzione socialdemocrazia) dell'attuale Premier Robert Fico e HLAS (Voce Socialdemocrazia), guidata dall'attuale Presidente della Repubblica Slovacca Peter Pellegrini.

Socialisti democratici vecchio stile, che si oppongono al liberal capitalismo, alla guerra e all'immigrazione illegale, non a caso espulsi dal gruppo “socialista” europeo che di socialista non ha più nulla da molto tempo (almeno da quando non ci sono più i Bettino Craxi, i François Mitterand, i Gonzales, i Soares e i Papandreu).

Probabilmente, se i due partiti socialisti democratici slovacchi si fossero uniti, lasciando da parte le divisioni, avrebbero ottenuto il 30%, superando i liberali, a questa tornata europea.

Siamo, rimaniamo e rimarremo comunque lontani da quello spirito di responsabilità di un passato che, purtroppo, in UE e in particolare in Italia, non potrà tornare.

Quello spirito che, da Charles De Gaulle a Bettino Craxi ha fatto respirare un vento fatto di sovranità nazionale, diritti sociali, diritti civili, indipendenza economica, sicurezza nazionale e internazionale.

Tutte cose necessarie e prioritarie, in particolare vista la decadenza della nostra politica, società e civiltà (se di civiltà ancora possiamo parlare), fatta di distruzione della scuola pubblica, della sanità pubblica, di una gioventù allo sbando e senza valori, di una politica estera irresponsabile.

Vorrei concludere queste mie riflessioni con il ricordo dei 100 anni dalla morte di un grande socialista democratico: Giacomo Matteotti.

Barbaramente ucciso dai fascisti, Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario e che per primo si oppose alle follie di Benito Mussolini, disse: “Uccidete pure me. L'idea che è in me non la ucciderete mai”.

L'idea socialista, autentica, non morirà mai. Nonostante i vecchi e odierni traditori di tale idea.

Un'idea che fu anche dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, fatti uccidere in Francia – il 9 giugno 1937 - da formazioni di estrema destra, su ordine del fascismo italiano.

Un'idea socialista autogestionaria, autenticamente liberale (ma non capitalista), mazziniana, garibaldina, libertaria. Dalla parte giusta della Storia. Ieri, come oggi.

Le elezioni passano, i leader politici passano, le idee no. Quelle rimangono, nel cuore e nella mente di chi le sa ascoltare e approfondire, senza pregiudizio.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 11 ottobre 2023

La mancanza di Craxi alla Presidenza e di Andreotti agli Esteri si sente eccome. Articolo di Luca Bagatin

Probabilmente mai come in questo periodo storico, servirebbero un Bettino Craxi Presidente del Consiglio e un Giulio Andreotti Ministro degli Esteri.

I Presidenti del Consiglio e degli Esteri degli ultimi venticinque anni e, soprattutto, degli ultimi anni, hanno dimostrato totale incompetenza, inconsistenza e incoerenza, ovvero nessuna strategia e serietà, in ambito geopolitico, sociale e economico.

Personalmente, avendo molto presto aderito agli ideali socialisti libertari e democratici, sono – sin da quando ero adolescente - un sostenitore della Prime Repubblica e dei governi di centro-sinistra di allora (unico e autentico centro-sinistra in Italia, non le accozzaglie confuse e di potere sorte dal 1994 in poi).

In questo senso, nella cosiddetta Seconda Repubblica, aderii, nel 2004 al Nuovo PSI giudato dall'amico Gianni De Michelis e, nel 2008, al Partito Repubblicano Italiano.

Nel 2013 lanciai la proposta, a tutti coloro i quali si richiamavano ai partiti laici della Prima Repubblica (socialisti, repubblicani, socialdemocratici e liberali), la candidatura a Sindaco di Roma dell'ex On. Ilona Staller, in arte Cicciolina e lo feci riproponendo un nome trasgressivo della Prima Repubblica. Ad accettare tale candidatura, ma solamente alla carica di Consigliere comunale, fu il rinato Partito Liberale Italiano, nel quale mi candidai infatti, da socialista e repubblicano, assieme all'amica Ilona.

Rimasi ad ogni modo presto deluso da queste nuove riedizioni di partiti laici, pieni di divisioni, leadership deboli e incapaci di imporsi nel nuovo quadro politico italiano. E non smisi mai di sottolineare il mio disappunto, con articoli e interventi, anche su Radio Radicale.

Ricordo con grande stima solamente Gianni De Michelis, che tentò di recuperare la tradizione craxiana, ma, purtroppo, Silvio Berlusconi dei quale fu amico e consigliere, non ebbe nemmeno il coraggio di nominarlo Ministro degli Esteri, preferendo personalità deboli e, francamente, molto poco ferrate in materia (non ultimo Tajani, sul quale evitarei qualsiasi commento).

Penso che, da tempo, l'Italia e l'Europa siano prive di strategie e prospettive serie e preferiscano scegliere la strada della sudditanza a degli Stati Uniti d'America guidati, a loro volta, da un Presidente senza strategie, prospettive e logica.

La progressiva distruzione dell'istruzione pubblica, la mancata selezione di una classe dirigente attraverso metodi seri e meritocratici e l'asservimento a potentati internazionali (peraltro del tutto privi di logica), hanno contribuito a portare il nostro Paese e il nostro continente a livelli molto bassi, sotto il profilo politico, economico e geopolitico, oltre che sull'orlo di conflitti che andrebbero sanati e spenti al più presto possibile, anziché alimentati.

Senza dilungarmi troppo, vorrei riproporre qui un articolo che scrissi alcuni mesi fa (pubblicato, oltre che su questo blog, anche da “Olnews”, “Electomagazine”, “Liberalcafé” e “La Giustizia”), e che mi valse anche l'apprezzamento del prof. Giancarlo Elia Valori, che mi contattò per complimentarsi.

E' un articolo nel quale ricordo, ma soprattutto sottolineo, la lungimiranza dei governi della Prima Repubblica. Quando in Italia e Europa vi era ancora un minimo di lucidità, razionalità, spirito riformista e democratico.

Non saprei dire se queste riflessioni possano essere, in qualche modo, utili. Probabilmente lo saranno se le nuove generazioni avranno la voglia di approfondire e di comprendere. Fuori dai pregiudizi, dagli scemi precostituiti e da opposte tifoserie, che non permettono alcun tipo di ragionamento, ma, anzi, sono funzionali a mantenere un clima di ignoranza e di discordia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Elogio della Prima Repubblica

Articolo di Luca Bagatin dell'11 luglio 2023

Con la morte, a 97 anni, di Arnaldo Forlani, se ne va uno degli ultimi esponenti della Prima Repubblica.

Quella che ha garantito stabilità, prosperità e ordine al Paese e a riconoscerlo dovrebbero essere, oggi, persino coloro i quali tanto la criticarono.

Lungi dall'osannare la DC, dalla quale – da buon laico-socialista e anticlericale fin da quando ero ragazzino - mi sono sempre sentito distante, ho comunque sempre riconosciuto ai suoi grandi esponenti e in particolare al Quadripartito (DC – PSI – PSDI – PRI) e al Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI), un ruolo fondamentale nel garantire all'Italia un posto importante nel mondo e una stabilità completamente perduta dagli Anni '90 in poi.

Anni '90 in poi che hanno aperto al caos. Un caos favorito da quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli” (che fu già anticipata dal falso scandalo P2 un decennio prima, che peraltro costrinse Forlani alle dimissioni da Presidente del Consiglio).

Un caos che ha favorito l'alta finanza sorosiana e liberal-capitalista; la nascita di un'Unione Europea autoreferenziale e oligarchica; il dilagare del fondamentalismo guerrafondaio e atlantista (senza la lungimiranza, moderazione e visione dei pur già atlantisti, ma non guerrafondai della Prima Repubblica); il dilagare del fondamentalismo pseudo “ecologista”; il dilagare del fondamentalismo del politicamente corretto; il dilagare del fondamentalismo di un' “onestà” più sbandierata a parole che nei fatti; la sistematica distruzione del welfare state (che tanto contribuì a costruirlo un grande socialista quale fu l'ex Ministro della Sanità Luigi Mariotti); la sistematica privatizzazione dei settori chiave e strategici dell'economia italiana (che furono costruiti e difesi da socialisti e repubblicani nella Prima Repubblica); la sistematica distruzione della scuola pubblica (arrivando a promuovere facilmente chiunque, anche e soprattutto chi non studia o chi vilipende il corpo insegnante. Mentre un tempo, chi non aveva voglia di studiare, veniva caldamente invitato a trovarsi un lavoro ed aveva successo in quello e non veniva mantenuto a vita dalla collettività); la sistematica distruzione della sanità pubblica (il che ha favorito la sanità privata, con costi insostenibili per i cittadini, spesso costretti a non curarsi); il sistematico avvento delle baby gang di cui nessun governo sembra rendersene conto (un tempo esistevano i riformatori per i minori delinquenti e la leva militare era obbligatoria e ai giovani si insegnava in primis il rispetto e il servizio alla comunità); la sistematica distruzione del ruolo dei sindacati, ormai diventati totalmente amici dei governi di turno e di un padronato spesso sfruttatore e non all'altezza di quello del passato.

Questo per evidenziare solo alcuni degli aspetti che la distruzione della classe politica della Prima Repubblica e l'avvento di forze di pseudo “anti-sistema” hanno comportato.

La pseudo-sinistra a guida PCI-PDS-DS-PD; il MSI-AN-Fratelli Meloni; la Lega di Salvini; i Cinque Stelle e i gruppetti di Renzi, Bonino e Calenda, tutti uniti dalla lotta alla Prima Repubblica, al grido di “onestà, onestà, onestà” e tutti uniti a sostenere – nemmeno un anno fa – il peggior governo della Storia, ovvero il Governo Draghi (e il già Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ebbe a spiegare molto su chi era Draghi) - cosa hanno prodotto?

Il caos attuale. In linea peraltro con quanto accaduto in tutto il mondo liberal-capitalista occidentale, ove i socialisti autentici (come Gonzales, Papandreu e Mitterand) sono stati sostituiti da pseudo-”socialisti” (Scholz, Sanna Marin, Stoltenberg...) guerrafondai, liberisti e ultra atlantisti, di un atlantismo irresponsabile e ideologico, che nulla ha a che vedere con quello responsabile degli anni del passato.

Un passato che vedeva l'Italia e l'Europa dialogare con tutti.

Con un Giulio Andreotti che amava così tanto la Germania da preferirne due.

Con un dialogo costante con il mondo laico-socialista arabo, con quello jugoslavo e dell'Est.

Senza assurde contrapposizioni e soprattutto senza servili e ideologiche subalternità agli USA.

Quello spirito di responsabilità, serietà e stabilità si è perduto, in tutta Europa.

E lo abbiamo perduto, in Italia, anche proprio grazie a quelle forze pseudo “anti-sistema” già citate, che nemmeno una personalità della vecchia guardia come Silvio Berlusconi è riuscito ad arginare.

Quale speranza per il presente e il futuro?

Non sono affatto ottimista.

Leggo con interesse le analisi di un autorevole osservatore come Giancarlo Elia Valori e mi consolo. Ma egli è ancora un esponente di una generazione nata negli Anni '40. Una generazione che è cresciuta in anni in cui l'Italia si risollevava dalla guerra e sapeva cosa significavano le difficoltà e occorreva non solo rimboccarsi le maniche, ma anche studiare, lavorare con pazienza, razionalità e intelligenza.

Una generazione che ha dato alla luce ottimi Ministri degli Esteri e del Lavoro come Gianni De Michelis, poi ingiustamente maltrattati da media sempre pronti a una sciocca invettiva, alimentata da una piazza ignorante, che ama slogan e semplificazioni e finisce per votare proprio quei movimenti pseudo “anti-sistema” che, infondo, finiscono per sostenere il vero Potere, figlio prediletto del danaro.

E siamo qui, nel 2023. In pieno caos e irrazionalità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/07/elogio-della-prima-repubblica-articolo.html


giovedì 5 ottobre 2023

Quando a proporre il salario minimo fu - per primo - il Partito Socialista Unificato, nel 1969

 

Dal discorso dell'On. Pietro Longo al Congresso del Partito Socialista Democratico Italiano del febbraio 1971

 
In un'epoca in cui, in Europa, il socialismo democratico - autentico - è morto nel 1992/93 (e coloro i quali si dicono "socialisti europei", nei fatti, non lo sono affatto), e in cui in Italia, la destra e la sedicente sinistra fanno poco o nulla per i diritti sociali, interventi di questo tipo meritano di essere ricordati.
Seguiranno, prossimamente, mei articoli sulla storia del socialismo democratico in Italia e, prossimamente, sarà pubblicato un mio saggio dal titolo "Ritratti del Socialismo".
 
(Luca Bagatin) 

lunedì 3 aprile 2023

Dopo Lazio e Lombardia, anche in Friuli (stra)vince il Partito del Non Voto. Articolo di Luca Bagatin

E anche in Friuli Venezia Giulia, come alle regionali di Lazio e Lombardia di pochissimo tempo fa, a vincere sono gli astenuti, superando il 50% dei non-voti (esattamente i votanti sono stati il 45%).

Del resto, anche alle recenti regionali friulane del 2013 e del 2018, l'astensione o superava il 50%, oppure poco ci mancava, aprendo la strada a un fenomeno sempre più diffuso anche nel resto d'Italia.

E giustamente diremmo.

Perché?

Beh, dai, con i tagli alla sanità, l'aumento delle spese militari per compiacere gli USA, l'incoerenza totale di cosiddetti centrodestra e centrosinistra...ci sembra il minimo!

L'elettorato non è sciocco.

Okay, l'Italia non sarà come la Francia.

I francesi lottano per i loro diritti e lo hanno dimostrato da qualche secolo. E non sono ancorati tanto alle divisioni destra-sinistra, ma al senso di civiltà, democrazia e appartenenza a una nazione con la sua Storia, tradizione e cultura.

In Italia la maggioranza – purtroppo - non seguiva gli Eroi Mazzini e Garibaldi, ma stava alla finestra...per vedere chi sarebbe stato il vincitore. Qualcuno si è persino schierato con i Briganti (sic!).

Ad ogni modo non è che – nel 2023, con tutto quanto accade oggi - uno che si astiene sta necessariamente solo alla finestra, visto che alle elezioni amministrative italiane, solitamente, la partecipazione era maggiore rispetto alle politiche.

Mi ricordo i tempi in cui mi candidai anch'io alle amministrative (rigorosamente fuori da ogni schieramento e rigorosamente portando avanti idee e proposte socialiste libertarie e freakkettone): nel 1999, nel 2004, nel 2011 e nel 2013 (quando rilanciai in politica Ilona Staller Cicciolina, alle comunali di Roma).

In quegli anni la partecipazione era ben più alta e così anche un certo entusiasmo.

Ed era tutto dire, perché nemmeno ai tempi la classe politica era il massimo!

Ed è andata sempre peggio.

Al punto che, oggi, gli elettori di Lazio, Lombardia e Friuli hanno detto: “Ehy gente, sai che c'è? Che non ho più voglia di uscire di casa per andare ad apporre una croce sul partito della Meloni, della Schlein, di Conte, di Salvini, di Berlusconi, del duo Calenda&Renzi o di vattelapesca. Questi qui dicono una cosa e fanno l'opposto. E dovrei uscire di casa per apporre, ancora una volta, una croce? Ma lo sai quanto costa, oggi, andare al supermercato? Ma lo sai come funziona oggi la sanità regionale e quanto costa fare un mutuo anche grazie a Madame Lagarde? Ma dai! Siamo seri, non scherziamo!”

Per cui okay, ci sarà anche chi dirà che Tizio ha stravinto con il 60 o 70 percento di voti, ma sarà sempre un 60 o 70 percento del 45% di quelli che hanno votato! Per cui governerà con una fottuta minoranza di voti (un terzo dell'elettorato, se ho fatto bene i conti).

Diciamolo, perché è così.

Il vero problema non è il sacrosanto diritto al non-voto, che è comunque un'espressione democratica. Ma la mancata rappresentanza di quegli oltre 50% di cittadini che non si sente né vuole essere rappresentata da questa classe politica.

Diamo loro rappresentanza!

Il sottoscritto, anni fa, proponeva l'attribuzione di seggi – in proporzione – ai non votanti. Facendo occupare tali seggi a cittadini non-votanti estratti a sorte. E' un'idea.

E' un'idea anche per responsabilizzare – direttamente – i cittadini.

Come un'idea è quella che lanciò qualche tempo fa l'amico scrittore e ingegnere meccanico Riccardo Merendi, ovvero attribuire seggi vuoti in proporzione ai non-voti.

Del resto anche in caso di referendum, se il quorum non è raggiunto, la consultazione è dichiarata nulla.

Ora, non si tratta di dichiarare nulle le elezioni, ma di dare adeguata rappresentanza democratica a chi fa scelte diverse rispetto alla classe politica che non rappresenta ormai altro che una minoranza.

La democrazia è questa. E' dare rappresentanza a tutti. E' dare voce a tutti.

Non ci vuole un fottuto genio a capirlo.

E, del resto, dopo la tremenda pandemia, si sono fatte scelte opposte rispetto a quelle che andavano fatte.

Si è proseguito con misure di austerità; di tagli alla spesa sanitaria; di aumento alla spesa militare, incentivando sanzioni e controversie internazionali, anziché favorire pace, dialogo e commercio fra tutti; politiche fottute di aumento dell'età pensionabile (con la benedizione di Elon Musk che evidentemente ritiene che lavorare renda liberi e non schiavi del sistema economico di cui egli stesso è parte e promoter in pole position); di aumento dei tassi d'interesse, anziché nazionalizzare i settori chiave dell'economia: bancario, energetico, delle telecomunicazioni.

E nazionalizzare tali settori aprendoli alla compartecipazione diretta dei cittadini-utenti, come sarebbe giusto e democratico fare!

Figuriamoci!

Parole al vento!

Lo so, ne sono consapevole.

E poi magari c'è chi si stupisce se la pseudo-socialdemocratica Fidanzatina d'Europa Sanna Marin perde consensi e arriva terza alle parlamentarie finlandesi! Ma dai!

Se attui politiche di austerity, ma aumenti le spese militari; se dialoghi con Erdogan e ti dimentichi dei diritti dei curdi; se innalzi muri anti-migranti russi...allora apri le porte alla destra, perché stai attuando tu stessa politiche ancora più a destra!

Mi ricorda molto i Massimo D'Alema, i Blair e i Clinton dei vecchi tempi, quando bombardarono la Jugoslavia e lasciarono parlare le bombe. Senza fare nulla per i diritti sociali, in barba al loro pseudo-socialdemocraticismo.

Perché, diciamolo, il socialismo, in Europa, è morto nel 1992-1993.

E nessuno ha detto niente. Anzi. Tutti si sono lasciati turlupinare dal sedicente “nuovo che avanza”.

Sono lontani anni luce i tempi dei Bettino Craxi e di Gianni De Michelis (che ebbi l'onore di conoscere). Tempi in cui diritti sociali e diplomazia internazionale andavano di pari passo.

Non sarà stato il bengodi, ma era già molto, se pensiamo che i governi di cui facevano parte erano spesso preda del fuoco incrociato della DC, del PCI, del PRI e del PLI.

Ma sappiamo anche com'è finita e perché.

Perché al Potere, il socialismo autentico al governo, non faceva comodo. E faceva comodo sostituire una classe politica con un'altra che si fingeva “anti-sistema”.

Poi le abbiamo viste e le stiamo vedendo al governo... le pseudo sinistre e le pseudo destre italiane e dell'UE in salsa liberal-antidemocratica.

Ormai in crisi di consenso ovunque.

Dovrei dare una conclusione a questo articolo, ma la verità è che non ho nessuna conclusione da scrivere.

Scrivetela voi la conclusione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 17 marzo 2023

Francia. La Storia in piazza. Napoleone e De Gaulle contro Macron vincono 10 a zero. Articolo di Luca Bagatin

L'avete mai vista la Storia in piazza?

No, dico, avete mai visto scendere in piazza i Bonaparte (Napoleone I e III), i De Gaulle, lo spirito del 1789, quello di Jean Jaurès, di Pierre Leroux e di tanti grandi repubblicani, socialisti e bonapartisti che la Storia (appunto!) di Francia abbia mai avuto?

Ecco, è quanto succede da giorni nella Francia governata in modo autoritario dal liberale di estrema destra Emmanuel Macron, che vuole aumentare l'età pensionabile da 62 a 64 anni e oggi lo fa persino senza il voto del Parlamento!

Un Parlamento le cui opposizioni sono, come la maggioranza dei cittadini francesi e dei sindacati francesi, sul piede di guerra nei confronti di un governo senza vergogna e non da oggi, ma almeno dal 2017!

Una situazione che ricorda tanto la Russia del 2018, con le opposizioni di sinistra e i cittadini russi che non accettavano l'altrettanto iniqua riforma delle pensioni voluta dal liberal conservatore autoritario Putin, che portò l'età pensionabile a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne.

In barba allo spirito di Lenin, di Herzen e dei grandi pensatori e rivoluzionari russi, il cui spirito alberga ancora oggi nei cittadini intellettualmente onesti.

Che chiedono, in ogni parte del mondo liberal capitalista: pace, diritti sociali, democrazia diretta, ovvero la possibilità di decidere per conto proprio e che hanno compreso che i politici, specie se liberali (ma non democratici), sono lì non per servire il cittadino, ma per privarlo dei propri diritti e della propria capacità decisionale.

Rendendolo così depresso, triste, una macchina da spremere nel sistema fiscale, economico, sociale.

In Italia dormiamo da sempre, invece, okay, lo sappiamo.

Dal 2019 abbiamo accettato di andare in pensione a 67 anni. Nessuno ha battuto ciglio.

Nemmeno un sindacato che, oggi, non stupisce andare a braccetto con la Meloni, ovvero con l'Agenda Draghi al governo.

Quanto alla sinistra, in Italia non esiste più dal 1992.

Del resto, anche se l'Italia è altrettanto ricca di Storia, i nostri Eroi, ovvero i Mazzini e i Garibaldi, i d'Annunzio e i Bettino Craxi furono sconfitti dai Savoia, dai Nitti, dai Crispi, dai Mussolini, dai Berlinguer, dai d'Alema, dagli Almirante e dalle Meloni.

E il popolo ha preferito salire sul carro del vincitore che era lì, pronto per fare le scelte opposte rispetto a quelle della volontà popolare.

L'avete mai vista la Storia in piazza, in Italia? No. Già molto se, la Storia, in Italia, è conosciuta.

Abbiamo però visto le Schlein e le Meloni invocare entrambe l'invio di “Più army!”.

Come se il clima da bomba atomica non fosse già sufficientemente inquietante così com'è da un anno a questa parte.

Abbiamo visto i sindacati andare a braccetto con i padroni.

Abbiamo visto però, anche, che i cittadini italiani disertano sempre più le urne, nel Lazio come in Lombardia. Dimostrando, così, di non essere sciocchi e di non avere più alcuna voglia di farsi menare per il naso.

Il liberalismo ha fallito e per una buona ragione. Troppo spesso è stato compromesso dalle persone che lo rappresentavano”, diceva e a ragion veduta lo scrittore e giornalista statunitense Hunter S. Thompson.

Oggi come non mai appare evidente. Ma occorre esserne consapevoli, prima di essere seppelliti, tutti quanti, da un'infinita coltre di depressione collettiva indotta (dal Potere), agevolando così il definitivo avvento dell'intelligenza artificiale che, chissà se è o sarà poi davvero così intelligente...

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it