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sabato 20 giugno 2026

Trump, Meloni e il bullismo geopolitico. Articolo di Luca Bagatin

 

Il bullo, lo ricorda la psicologia stessa, è persona profondamente insicura che, dietro alla sua maschera di superiorità, manifesta debolezza e paura di non essere accettato.

Donald Trump incarna, alla perfezione, l'archetipo del bullo per eccellenza.

In questo caso, sconfitto dall'Iran, doveva per forza sminuire qualcuno e, questa volta, è toccato a Giorgia Meloni.

Quella Giorgia Meloni che, una volta nominata Presidente del Consiglio, prima ha steso tappeti rossi a Biden e poi a Trump. Secondo la consolidata tradizione dell'UE e dell'Italia degli ultimi decenni, che prevede totale asservimento ai desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti d'America di turno. Che spesso si comportano e si sono comportati da bulli, tanto con i Paesi “amici”, quanto con tutti gli altri. Henry Kissinger, del resto, fece presente che: “Essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”.

Presidenti degli USA che, peraltro, non sono amati nemmeno dal popolo statunitense che vorrebbero rappresentare e che di rado hanno fatto gli interessi di quel popolo, ma, spesso e volentieri, hanno fatto quelli delle lobby che, a suon di dollari, hanno permesso loro di essere eletti.

Al bullo Ronald Reagan, Bettino Craxi, nel 1985, a Sigonella, rispose per le rime, e riaffermò la sovranità dell'Italia.

Bettino Craxi, a differenza di chi è venuto dopo di lui, promosse sempre – in modo lungimirante e pragmatico - l'unione e la cooperazione fra il Nord e il Sud e fra l'Est e l'Ovest del mondo. Sappiamo bene che, anche per questo, i poteri forti internazionali con sede a Washington, Bruxelles e Bonn, come egli stesso ricordò nel romanzo-verità “Parigi - Hammamet”, gliela faranno pagare cara.

Anche a Silvio Berlusconi accadrà la stessa cosa, per molti versi.

Lui che riuscì a far dialogare Bush e Putin e che promosse la cooperazione e il dialogo con ogni Paese del mondo, comprese la Libia di Gheddafi e il Venezuela di Hugo Chavez.

Lui che ebbe un solo grave difetto: quello di aver sdoganato gli eredi del MSI e i Leghisti. Senza quella scelta, è probabile che non sarebbero mai giunti al governo e che, ancora oggi, Meloni and Co., occuperebbero una posizione marginale nel panorama politico italiano.

La politica estera di Craxi, Andreotti e Berlusconi, fatta di dialogo con tutti, soprattutto con il Sud del mondo (per quanto riguarda Craxi e Andreotti, in particolare) fu l'ultima politica estera lungimirante che l'Italia abbia conosciuto. E per questo, costoro, pagarono – come sopra scritto – un prezzo molto alto e, ancora oggi, nonostante purtroppo non ci siano più, subiscono le ingiuste e infamanti critiche da parte degli eredi delle estreme destre e sinistre che – abbandonati i fascismi e i comunismi - sono passate al capitalismo assoluto e a un atlantismo da operetta, fondamentalista e anti-storico.

La querelle Trump-Meloni, alla luce di tutto ciò, ad ogni modo, cosa ci insegna?

Che il bullismo, tanto nella vita di tutti i giorni, quanto in ambito geopolitico, oltre a nascere dalla profonda debolezza di chi lo pratica, va sempre condannato e isolato, come più volte ha giustamente esortato il Presidente cinese Xi Jinping, unico a promuovere, oggi, la cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest nel mondo.

Che l'UE dovrebbe trovare il coraggio di affrancarsi dagli USA e in particolare rompere con i desiderata dei Presidenti degli Stati Uniti di turno. Ritrovando non solo la capacità di essere autonoma e neutrale mediatrice delle controversie internazionali e promotrice di dialogo e cooperazione, ma anche essere capace di dialogare con quelle forze sane all'interno degli USA, critiche nei confronti di certo bullismo e imperialismo da mentalità da Guerra Fredda.

Un mondo in tumulto ci richiede tre cose: 1) recuperare gli insegnamenti del nostro passato, anche recente; 2) ritrovare orgoglio, dignità, sovranità, spirito critico fuori dai feticismi e dai fanatismi ideologici; 3) puntare su una rinnovata cooperazione Nord-Sud e Est-Ovest.

Occorre riunire ciò che è stato sparso dai fanatici, dagli odiatori seriali, dai suprematisti bianchi, dai liberal capitalisti senza costrutto, molti dei quali oggi si dicono, in Italia, “europeisti” e “riformisti”, ma non si sa bene di quale Europa e di quali riforme stiano parlando.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

mercoledì 11 ottobre 2023

La mancanza di Craxi alla Presidenza e di Andreotti agli Esteri si sente eccome. Articolo di Luca Bagatin

Probabilmente mai come in questo periodo storico, servirebbero un Bettino Craxi Presidente del Consiglio e un Giulio Andreotti Ministro degli Esteri.

I Presidenti del Consiglio e degli Esteri degli ultimi venticinque anni e, soprattutto, degli ultimi anni, hanno dimostrato totale incompetenza, inconsistenza e incoerenza, ovvero nessuna strategia e serietà, in ambito geopolitico, sociale e economico.

Personalmente, avendo molto presto aderito agli ideali socialisti libertari e democratici, sono – sin da quando ero adolescente - un sostenitore della Prime Repubblica e dei governi di centro-sinistra di allora (unico e autentico centro-sinistra in Italia, non le accozzaglie confuse e di potere sorte dal 1994 in poi).

In questo senso, nella cosiddetta Seconda Repubblica, aderii, nel 2004 al Nuovo PSI giudato dall'amico Gianni De Michelis e, nel 2008, al Partito Repubblicano Italiano.

Nel 2013 lanciai la proposta, a tutti coloro i quali si richiamavano ai partiti laici della Prima Repubblica (socialisti, repubblicani, socialdemocratici e liberali), la candidatura a Sindaco di Roma dell'ex On. Ilona Staller, in arte Cicciolina e lo feci riproponendo un nome trasgressivo della Prima Repubblica. Ad accettare tale candidatura, ma solamente alla carica di Consigliere comunale, fu il rinato Partito Liberale Italiano, nel quale mi candidai infatti, da socialista e repubblicano, assieme all'amica Ilona.

Rimasi ad ogni modo presto deluso da queste nuove riedizioni di partiti laici, pieni di divisioni, leadership deboli e incapaci di imporsi nel nuovo quadro politico italiano. E non smisi mai di sottolineare il mio disappunto, con articoli e interventi, anche su Radio Radicale.

Ricordo con grande stima solamente Gianni De Michelis, che tentò di recuperare la tradizione craxiana, ma, purtroppo, Silvio Berlusconi dei quale fu amico e consigliere, non ebbe nemmeno il coraggio di nominarlo Ministro degli Esteri, preferendo personalità deboli e, francamente, molto poco ferrate in materia (non ultimo Tajani, sul quale evitarei qualsiasi commento).

Penso che, da tempo, l'Italia e l'Europa siano prive di strategie e prospettive serie e preferiscano scegliere la strada della sudditanza a degli Stati Uniti d'America guidati, a loro volta, da un Presidente senza strategie, prospettive e logica.

La progressiva distruzione dell'istruzione pubblica, la mancata selezione di una classe dirigente attraverso metodi seri e meritocratici e l'asservimento a potentati internazionali (peraltro del tutto privi di logica), hanno contribuito a portare il nostro Paese e il nostro continente a livelli molto bassi, sotto il profilo politico, economico e geopolitico, oltre che sull'orlo di conflitti che andrebbero sanati e spenti al più presto possibile, anziché alimentati.

Senza dilungarmi troppo, vorrei riproporre qui un articolo che scrissi alcuni mesi fa (pubblicato, oltre che su questo blog, anche da “Olnews”, “Electomagazine”, “Liberalcafé” e “La Giustizia”), e che mi valse anche l'apprezzamento del prof. Giancarlo Elia Valori, che mi contattò per complimentarsi.

E' un articolo nel quale ricordo, ma soprattutto sottolineo, la lungimiranza dei governi della Prima Repubblica. Quando in Italia e Europa vi era ancora un minimo di lucidità, razionalità, spirito riformista e democratico.

Non saprei dire se queste riflessioni possano essere, in qualche modo, utili. Probabilmente lo saranno se le nuove generazioni avranno la voglia di approfondire e di comprendere. Fuori dai pregiudizi, dagli scemi precostituiti e da opposte tifoserie, che non permettono alcun tipo di ragionamento, ma, anzi, sono funzionali a mantenere un clima di ignoranza e di discordia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Elogio della Prima Repubblica

Articolo di Luca Bagatin dell'11 luglio 2023

Con la morte, a 97 anni, di Arnaldo Forlani, se ne va uno degli ultimi esponenti della Prima Repubblica.

Quella che ha garantito stabilità, prosperità e ordine al Paese e a riconoscerlo dovrebbero essere, oggi, persino coloro i quali tanto la criticarono.

Lungi dall'osannare la DC, dalla quale – da buon laico-socialista e anticlericale fin da quando ero ragazzino - mi sono sempre sentito distante, ho comunque sempre riconosciuto ai suoi grandi esponenti e in particolare al Quadripartito (DC – PSI – PSDI – PRI) e al Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI), un ruolo fondamentale nel garantire all'Italia un posto importante nel mondo e una stabilità completamente perduta dagli Anni '90 in poi.

Anni '90 in poi che hanno aperto al caos. Un caos favorito da quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli” (che fu già anticipata dal falso scandalo P2 un decennio prima, che peraltro costrinse Forlani alle dimissioni da Presidente del Consiglio).

Un caos che ha favorito l'alta finanza sorosiana e liberal-capitalista; la nascita di un'Unione Europea autoreferenziale e oligarchica; il dilagare del fondamentalismo guerrafondaio e atlantista (senza la lungimiranza, moderazione e visione dei pur già atlantisti, ma non guerrafondai della Prima Repubblica); il dilagare del fondamentalismo pseudo “ecologista”; il dilagare del fondamentalismo del politicamente corretto; il dilagare del fondamentalismo di un' “onestà” più sbandierata a parole che nei fatti; la sistematica distruzione del welfare state (che tanto contribuì a costruirlo un grande socialista quale fu l'ex Ministro della Sanità Luigi Mariotti); la sistematica privatizzazione dei settori chiave e strategici dell'economia italiana (che furono costruiti e difesi da socialisti e repubblicani nella Prima Repubblica); la sistematica distruzione della scuola pubblica (arrivando a promuovere facilmente chiunque, anche e soprattutto chi non studia o chi vilipende il corpo insegnante. Mentre un tempo, chi non aveva voglia di studiare, veniva caldamente invitato a trovarsi un lavoro ed aveva successo in quello e non veniva mantenuto a vita dalla collettività); la sistematica distruzione della sanità pubblica (il che ha favorito la sanità privata, con costi insostenibili per i cittadini, spesso costretti a non curarsi); il sistematico avvento delle baby gang di cui nessun governo sembra rendersene conto (un tempo esistevano i riformatori per i minori delinquenti e la leva militare era obbligatoria e ai giovani si insegnava in primis il rispetto e il servizio alla comunità); la sistematica distruzione del ruolo dei sindacati, ormai diventati totalmente amici dei governi di turno e di un padronato spesso sfruttatore e non all'altezza di quello del passato.

Questo per evidenziare solo alcuni degli aspetti che la distruzione della classe politica della Prima Repubblica e l'avvento di forze di pseudo “anti-sistema” hanno comportato.

La pseudo-sinistra a guida PCI-PDS-DS-PD; il MSI-AN-Fratelli Meloni; la Lega di Salvini; i Cinque Stelle e i gruppetti di Renzi, Bonino e Calenda, tutti uniti dalla lotta alla Prima Repubblica, al grido di “onestà, onestà, onestà” e tutti uniti a sostenere – nemmeno un anno fa – il peggior governo della Storia, ovvero il Governo Draghi (e il già Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ebbe a spiegare molto su chi era Draghi) - cosa hanno prodotto?

Il caos attuale. In linea peraltro con quanto accaduto in tutto il mondo liberal-capitalista occidentale, ove i socialisti autentici (come Gonzales, Papandreu e Mitterand) sono stati sostituiti da pseudo-”socialisti” (Scholz, Sanna Marin, Stoltenberg...) guerrafondai, liberisti e ultra atlantisti, di un atlantismo irresponsabile e ideologico, che nulla ha a che vedere con quello responsabile degli anni del passato.

Un passato che vedeva l'Italia e l'Europa dialogare con tutti.

Con un Giulio Andreotti che amava così tanto la Germania da preferirne due.

Con un dialogo costante con il mondo laico-socialista arabo, con quello jugoslavo e dell'Est.

Senza assurde contrapposizioni e soprattutto senza servili e ideologiche subalternità agli USA.

Quello spirito di responsabilità, serietà e stabilità si è perduto, in tutta Europa.

E lo abbiamo perduto, in Italia, anche proprio grazie a quelle forze pseudo “anti-sistema” già citate, che nemmeno una personalità della vecchia guardia come Silvio Berlusconi è riuscito ad arginare.

Quale speranza per il presente e il futuro?

Non sono affatto ottimista.

Leggo con interesse le analisi di un autorevole osservatore come Giancarlo Elia Valori e mi consolo. Ma egli è ancora un esponente di una generazione nata negli Anni '40. Una generazione che è cresciuta in anni in cui l'Italia si risollevava dalla guerra e sapeva cosa significavano le difficoltà e occorreva non solo rimboccarsi le maniche, ma anche studiare, lavorare con pazienza, razionalità e intelligenza.

Una generazione che ha dato alla luce ottimi Ministri degli Esteri e del Lavoro come Gianni De Michelis, poi ingiustamente maltrattati da media sempre pronti a una sciocca invettiva, alimentata da una piazza ignorante, che ama slogan e semplificazioni e finisce per votare proprio quei movimenti pseudo “anti-sistema” che, infondo, finiscono per sostenere il vero Potere, figlio prediletto del danaro.

E siamo qui, nel 2023. In pieno caos e irrazionalità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/07/elogio-della-prima-repubblica-articolo.html