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martedì 21 luglio 2026

Il socialismo perduto e la crisi della democrazia europea. Articolo di Luca Bagatin

 

Jeremy Corbyn, ex leader laburista, alla conferenza del suo nuovo partito socialista, Your Party, nel Galles, tenutasi domenica 19 luglio scorso, ha detto ancora una volta parole emblematiche.

Puntando il dito contro la destra peggiore che, in Gran Bretagna, è rappresentata dallo pseudo laburismo di Starmer, da decenni infiltrato dal peggior liberal capitalismo che ha distrutto e annacquato tutto il socialismo e la sinistra euro-occidentale.

Uno pseudo laburismo che ha segnato un profondo aumento delle diseguaglianze, come sottolineato da Corbyn, oggi deputato al Parlamento britannico.

Guardate la società che abbiamo in questo Paese, il numero di banche alimentari e il crescente numero di persone in povertà”, ha affermato.

Le politiche finanziarie perseguite da Reeves e Starmer hanno portato a livelli di disuguaglianza enormi nella nostra società, dove 150 miliardari detengono il 22% della nostra ricchezza nazionale”, ha aggiunto.

Relativamente al successore di Starmer, Andy Burnham, Corbyn ha affermato: “Burnham diventa Primo Ministro senza elezioni, senza dibattiti, senza dichiarazioni programmatiche, ed è una parodia di qualsiasi processo democratico”.

E, esortando il nuovo governo a interrompere immediatamente le forniture di armi al regime di estrema destra di Netanyahu, ha ricordato che “Stiamo assistendo a un genocidio e Israele è in grado di perpetrarlo grazie alle strutture militari fornite dalla Gran Bretagna, insieme alla fornitura di informazioni sulla sicurezza. Sabato abbiamo avuto la 36esima manifestazione nazionale per la Palestina, e il mio messaggio è stato che saremo qui finché sarà necessario”.

Egli ha altresì aggiunto di battersi per un sistema di assistenza sociale universale, indipendentemente dal reddito e di volere la proprietà pubblica del settore idrico.

Spiegando che “Il nostro compito è quello di costruire azione, forza e partecipazione a livello comunitario, che alla fine portano al successo elettorale”.

Perché le parole di Corbyn sono importanti, anche nel dibattito italiano e, più in generale, europeo?

Perché egli è il rappresentante di quel socialismo autentico, comunitario e senza equivoci che è e viene ancora perseguitato in gran parte d'Europa, se non addirittura infiltrato da settori liberal capitalisti che hanno snaturato socialismo e sinistra, facendoli diventare il cane da guardia del capitalismo assoluto, come ampiamente dimostrato anche dal filosofo francese Jean Claude-Michéa.

Ho scritto moltissimo di questi aspetti, in numerosi articoli e nel mio ultimo saggio, con prefazione di Ananda Craxi, “Ritratti del Socialismo” (Mario Pascale Editore).

Trovo tutto ciò di profonda attualità, se penso che ancora oggi c'è chi nel nostro Paese si dice “socialista”, ma fa discorsi da liberale e spesso si definisce “riformatore” o “riformista”. Quando nemmeno il sempre purtroppo dimenticato Giuseppe Saragat amava quel termine e, nel 1947, nel suo celebre discorso di fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, esaltando la democrazia in seno al proletariato, dichiarò: “Quanto più il proletariato sarà democratico, tanto più troverà alleati, tanto più sarà forte. Oggi si pensa che l'ultima parola della saggezza politica sia il riformismo anti-democratico. Noi pensiamo invece che debba essere la democrazia anti-riformista”.

Ho scritto recentemente un commento a un intervento abbastanza generico di Bobo Craxi, che qui vorrei riportare.

La sinistra italiana e europea, se escludiamo i socialisti Slovacchi, Bulgari e Moldavi e il movimento di Corbyn, Mélenchon, Galloway, Sanchez e pochi altri, non esiste più.
Infiltrata e annacquata dal liberal capitalismo a partire dalla metà degli Anni '90, ha perduto ogni volontà di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
Ha perduto proprio quel sano POPULISMO – da molti ingiustamente criticato - che era all’origine del socialismo originario, come ricorda l’ottimo Jean Claude-Michéa.
Nel mio ultimo saggio, Ritratti del Socialismo, punto il dito proprio contro questo sinistrismo borghese, beceramente liberale e anti popolare, di cui tutti voi siete diventati preda.
Ma ancora parlate di “sinistra”, di “socialismo”, senza conoscere né avere mai frequentato le classi popolari e senza esservi mai confrontati con realtà socialiste latinoamericane, eurasiatiche, panafricane.
Al vostro convegno
(mi riferisco al convegno in ricordo dei 50 anni dell'elezione di Bettino Craxi al Midas, tenutosi a Roma il 16 luglio scorso a Roma e organizzato dalla lista Avanti) c’ero anch’io l’altro giorno e mi sono annoiato a morte.
Solite parole vuote che sento da decenni.
Che a me, personalmente, non incantano più, ma penso non incantino nemmeno la gran parte degli elettori e chi si richiama al socialismo e al repubblicanesimo sociale.
Avrei voluto fare un intervento, che mi ero preparato. Ma il convegno era interamente autoreferenziale.
Ho trovato ad ogni modo molto interessante l’intervento storico di Saro Freni, giovane ricercatore storico, con il quale ho passato il pomeriggio a chiacchierare al bar, al centro di Roma, confrontandoci sul passato e il presente, pur da posizioni politiche differenti”.

Se ce ne fosse stata l'opportunità, a quel convegno, avrei voluto dire quanto segue, a proposito dell'assenza di una forza socialista che si ponga quale rappresentante della comunità e critichi quel sinistrismo borghese che, nei fatti, ha spostato l'asse politico italiano (e dell'UE) sempre più verso destra. Quella destra che preoccupa tanto questi “socialisti”, senza che si siano resi conto che la destra è forte proprio... a causa dell'assenza di politiche socialiste!!!

Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore verso la destabilizzazione mondiale?

(...) Perché non si parla più di “socialismo” e si criticano i Paesi socialisti? Perché si parla, al massimo, genericamente, di vuoto “riformismo”? (…).

Ecco, forse il problema sta proprio lì. Dalle nostre parti, in Italia, in UE, nell'Occidente liberal capitalista, si è perseguitato o svuotato, dall'interno, il socialismo ed al contempo si è svuotata di significato la democrazia. Che, come diceva Saragat, è anti-riformista. Ovvero è anti-borghese e anti-individualista.

Perché la democrazia è volontà e sovranità del popolo, nel suo complesso. Non è l'ideologia dell'individualismo, non è l'ideologia della finanza e della speculazione economica, bensì le fondamenta di una comunità organizzata, che si fonda su doveri e diritti.

Doveri, come diceva Giuseppe Mazzini, che vanno anteposti ai diritti, che ne sono conseguenza.

Tutto ciò sembra perduto da tempo.

Dalla metà degli Anni '90, in Italia e Europa (Russia compresa), abbiamo assistito alla disgregazione di ogni forma di valore civile e umano, sostituito dall'ideologia del mercato, dell'individualismo, dell'edonismo.

I partiti e relativi candidati sono diventati di plastica. Imprenditori, comici, attori.... Un po' come già accadeva da tempo negli USA (Ronald Reagan il primo degli esempi).

Questa edonizzazione, spoliticizzazione della società, ha coinciso con l'abbattimento con ogni mezzo dei valori comunitari; di ogni idea socialista; di ogni “decenza comune”, come ebbe spesso a scrivere il filosofo francese Jean-Claude Michéa, che pone in particolare sul banco degli imputati la trasformazione in senso borghese e liberal capitalista (o “riformista”) della “sinistra” euro-occidentale.

Una “sinistra” euro-occidentale che insegue e ha inseguito la destra, in nome della “crescita economica” e dell'atomizzazione della società, cavalcando l'onda delle nuove tecnologie, anziché regolamentarle adeguatamente, rendendo la comunità partecipe di questo processo di regolamentazione, in modo democratico.

La politica, dunque, diventata un eterno “reality show”, ha smesso il suo ruolo educativo e pedagogico, per diventare mero intrattenimento.

Come la televisione, come i social, che sono poi i mezzi da cui provengono (o in cui ritornano o ritorneranno, magari partecipando a qualche reality televisivo o diventando conduttori tv) i politici di turno, o che i politici di turno usano e abusano per qualsivoglia dichiarazione.

Dichiarazione che non è ragionamento, ma slogan. Perché si pensa che le persone non capiscano o non meritino altro che essere trattate come tifosi da stadio.

In modo da far credere che esistano, peraltro, due o tre schieramenti contrapposti quando, in realtà, ne esiste solo uno: anti-comunitario, non democratico, autoreferenziale, anti-socialista. Spesso rispondente a poteri internazionali e quindi nemmeno autonomo.

Schieramento o schieramenti che sono votati con sistemi elettorali sempre meno rappresentativi, fatti di maggioritari e sbarramenti. Contribuendo, peraltro, all'astensionismo di massa, visto che le persone, ormai, hanno compreso da tempo che le regole sono truccate a monte.

Oggi vediamo impennarsi i prezzi a causa di guerre e sanzioni sconsiderate, non volute dalla maggioranza dei cittadini, che non ha alcuna voce in capitolo in merito.

Vediamo nuove generazioni sempre più lasciate allo sbando, violente, pronte a fare attentati, a uccidere, vilipendere, violentare chiunque, senza che vi sia alcuna pena severa e esemplare, atta ad educarle.

Vediamo una società edonista, instagrammata e instagrammabile che, all'approfondimento, preferisce il tifo da stadio, l'accumulo di beni materiali, l'esteriorità.

Vediamo un mondo più diviso, come non mai, nemmeno ai tempi della Guerra Fredda.

Eppure la soluzione sarebbe semplice, ma non vi è nessun partito dalle nostre parti che abbia il coraggio di porre al centro la comunità, le sue necessità, che abbia la capacità di ricostruirla dalle fondamenta.

Manca, probabilmente, come dice spesso la mia cara amica Paola Bergamo, lo spazio politico.

In tutto ciò vediamo Paesi che ci hanno ampiamente superati, ma che, nel nostro “suprematismo liberale”, consideriamo “dittature”.

Anziché ammirare e approfondire la Storia, cultura e mentalità cinese (realtà con il più basso tasso di criminalità al mondo e con livelli di modernizzazione e di organizzazione altissimi), la denigriamo, pensando di esserle superiori.

L'incapacità di fare autocritica e di riorganizzarci, ci seppellirà. L'incapacità di modificare i paradigmi e i nostri modelli, sia di pensiero che di comportamento, ci seppelliranno.

E, quando accadrà, non avremo nemmeno il tempo di rendercene conto.

Esattamente un anno fa, rispondendo a un articolo di Marco Gervasoni, sull'Huffington Post, dal titolo “Eutanasia del socialismo riformista”, scrivevo, nelle mie conclusioni:

Avremmo necessità di socialismo, ma rettamente inteso e senza equivoci liberal capitalisti e/o guerrafondai.

Un socialismo come quello di Bettino Craxi, di Giuseppe Saragat (…), di Roberto Tremelloni, di Mario Bergamo, di Luigi Mariotti, di Pietro Longo, di Hugo Chavez, di Lula, di Jeremy Corbyn e così via, come vado scrivendo da un bel po' di annetti.

Altro che aggiungere una “s” alla “d” del PD!

Occorre riannodare i fili di ciò che è stato volutamente distrutto (pensiamo anche alla tragica defenestrazione del socialista Gheddafi in Libia e a quella del laico-socialista Assad in Siria, per lasciare spazio al caos e agli islamisti...ma amici di un Occidente che il socialismo non lo ha mai amato né voluto). (Oggi, peraltro, avrei anche aggiunto: pensiamo alla tragica fine fatta fare al Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, da parte del regime di Trump!).

Che un socialismo autentico, in Europa, possa rinascere, ci credo molto poco. Che sia presente, in molti Paesi del mondo, invece, è una realtà.

Forse perché Paesi che hanno imparato dalla loro Storia e cultura, oltre che dalle disavventure dei rispettivi popoli. E, chi impara dalla propria Storia e dall'esperienza, ha in mano il presente e futuro.

Oggi, a parte i Corbyn e gli altri soggetti che ho citato, non vedo socialisti in Europa. Né vedo sinistra.

In Italia guardo con interesse al progetto di Angelo D'Orsi, che pur ha una storia molto diversa e lontana dalla mia, “Agorà per l'Italia”.

Altro non vedo.

Vedo fondamentalisti censori che si dicono “di centro”. Vedo destre parolaie e inconcludenti. Vedo pseudo sinistre liberal draghiane.

Vedo il livello che abbiamo raggiunto.

E la misura mi appare colma.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

lunedì 3 marzo 2025

In questa UE sempre più bellicista, dove sono i socialisti? Articolo di Luca Bagatin

Lasciare che Trump assuma il ruolo di pacificatore, peraltro opportunistico, intristisce non poco chi ha sempre avuto una visione socialista, laica, democratica, mazziniana.

Il problema è che l'UE, che non è affatto l'Europa unita e affratellata sognata da socialisti e laici quali Ernesto Rossi, ha permesso tutto ciò.

Una UE a guida “maggioranza Ursula”, sostenuta da pseudo-socialisti, pseudo-verdi, veri conservatori, le cui parole d'ordine sembrano essere quelle di proseguire un conflitto (che ha origine nel crollo dell'URSS, peraltro incoraggiato dall'Occidente) che con la diplomazia poteva essere evitato molti anni fa e continuare a voler investire in armi, anziché in istruzione, ricerca, sanità.

In tutto ciò, appunto, non vediamo socialisti autentici, in questo cosiddetto Occidente, ma pseudo-socialisti bellicisti alla Starmer (alla guida di una Gran Bretagna peraltro fuori dall'UE) degno erede dello pseudo-socialista e finanche più guerrafondaio Tony Blair, iniziatore di quello svuotamento del Partito Laburista britannico, che lo ha portato a diventare liberal capitalista, tanto quanto il Partito Conservatore (salvo la parentesi Jeremy Corbyn, che fu ingiustamente espulso dal partito di cui fu guida, dal 2015 al 2020 e che oggi è comunque stato rieletto al Parlamento britannico, come indipendente).

Lo svuotamento del socialismo europeo, del resto, come ho spesso scritto, iniziò a partire dal 1993.

In Italia, peraltro, l'ultimo socialista fu Bettino Craxi, volutamente tolto di mezzo.

Bettino Craxi, come Gianni De Michelis, peraltro, ritenevano che la Russia dovesse essere integrata nel sistema europeo (visto peraltro che è a tutti gli effetti Paese europeo) e che occorresse dialogare con la Cina.

Molto interessante, in particolare per capire l'attuale momento storico – figlio di quanto accaduto nell'Est europeo negli Anni '90 - e la fine del socialismo in Europa e non solo, il romanzo-verità di Bettino Craxi, “Parigi – Hammamet”, edito da Mondadori nel 2020.

Ma i cosiddetti “socialisti” di casa nostra queste cose non le hanno approfondite, evidentemente.

Così come non si ricorda di quando Craxi scrisse, da Hammamet, su “L'Avanti” del 18 dicembre 1998, a proposito dell'attacco angloamericano all'Iraq, un editoriale dal titolo “No alle bombe!”. E in quell'editoriale (che ancora conservo) criticò tutti coloro i quali, in Italia, si schierarono con quelli che definì “bombaroli”. E ricordò come il 73% degli statunitensi fosse contrario a quell'attacco e come il governo russo fosse indignato.

Oggi, in cui i politici seri e formati politicamente non ci sono più, prevalgono le tifoserie. Tifoserie irresponsabili e bombarole. Oppure tifoserie che, all'opposto, sono acritiche nei confronti di Trump, che pur rimane un opportunista, come da sempre sono gli USA.

Nessuno ricorda nemmeno una frase che disse il Presidente emerito Francesco Cossiga, da sempre peraltro atlantista (in modo serio e responsabile, non come i fondamentalisti di oggi), a proposito dell'entrata nella NATO della Georgia: “Che cosa c'entra la Georgia con la NATO? Cosa direbbero gli americani se un giorno Bolivia, Venezuela ed Ecuador stringessero un patto militare con la Russia a due passi dal loro territorio?”.

Avessimo avuto, oggi, politici del calibro di Craxi, Andreotti e Cossiga... le cose sarebbero molto diverse. Ma fu un caso se, dal 1993 in poi, furono messi da parte (parliamo in particolare di Craxi e Andreotti) a vario titolo e in modo peraltro molto vergognoso e ingiusto?

Nel bene o nel male (personalmente direi più nel bene), il vero e unico Centro-Sinistra di questa povera Repubblica (dal 1946 al 1992), ha garantito serietà, stabilità, pace, equilibrio.

E i socialisti erano veri e seri. Giuseppe Saragat parlava di “Case, scuole, ospedali”. Non di armi! E il PSDI fu il primo partito a parlare di obiezione di coscienza al servizio militare.

Ma questo, quelli che si dicono “socialisti”, in Italia e UE, lo sanno? O fingono di non saperlo?

Sono pochi, pochissimi, a mio avviso i socialisti in UE (mentre in Brasile c'è Lula, in Cina c'è il riformista Xi Jinping, per citarne alcuni che molti “socialisti” di casa nostra dovrebbero studiare).

Il già citato Corbyn e il suo ex compagno di partito George Galloway; il francese Mélenchon, la tedesca Sahra Wagenknecht; gli slovacchi Robert Fico e Peter Pellegrini; l'irlandese Mick Wallace.

Non ne vedo altri.

Eppure il socialismo è nato in Europa (che è stata anche la culla della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864) ed ha sempre parlato di pace e fratellanza. Oltre che di emancipazione sociale.

Il già citato Ernesto Rossi, antifascista, esponente del Partito d'Azione e grande economista, in linea peraltro con il pragmatismo economico e sociale del Ministro socialdemocratico Roberto Tremelloni, parlò di “Abolire la miseria, abolire la guerra”.

E il saggio “Abolire la guerra” è stato recentemente ripubblicato dall'editore Nardini.

Cosa scrisse Ernesto Rossi alla moglie Ada, dalla Casa penale di Roma in cui fu incarcerato dal fascismo, il 10 aprile 1939?:  

“...lavorare per la pace significa, nel campo delle lettere, combattere lo sciovinismo, la tracotanza e l’esclusivismo nazionalista, propagandando i valori spirituali dell’umanesimo come fondamenti della nostra civiltà; nel campo più propriamente politico significa specialmente imporre il controllo sui bilanci militari e sulla politica estera (…), e federare gli Stati così diretti in unioni sempre più salde e più vaste”.

Ma cosa ne sanno di Ernesto Rossi quelli dell'UE e della “maggioranza Ursula”, che hanno voluto costruire l'Europa economica, ma affossare quella politica e sociale?

Qualche settimana fa scrivevo un lungo articolo di riflessione (leggibile anche a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/02/spiragli-di-pace-in-europa-e-ritorno.html) nel quale scrivevo:

Se l'UE volesse avere davvero un ruolo serio, dovrebbe porsi quale cerniera fra Ovest ed Est. Integrare la Russia nel suo sistema; entrare nei BRICS; investire in formazione, ricerca e sanità; promuovere la cooperazione internazionale e una NATO globale, proponendo l'entrata di quanti più Paesi possibili, compresa Russia e Cina, mirando a garantire stabilità, equità, cybersicurezza e lotta al terrorismo internazionale, che, lo abbiamo visto anche con il recente attentato di Monaco, è più vivo che mai.

Una UE senza un piano, che rimane serva dei desiderata del Presidente degli USA di turno è dannosa, in particolare per sé stessa. E lo è una UE senza una classe dirigente di alto profilo, che rimane ancorata a vecchie logiche da Guerra Fredda e che segue chi parla di “pace o condizionatori”, come se fossimo al mercato.

L'UE della Von Der Leyen, delle Kallas e dei Draghi, non è l'Europa unita e fraterna dei Giuseppe Saragat, degli Ernesto Rossi, dei Mario Bergamo e dei Bettino Craxi, che sono stati i nostri maestri politici, di ispirazione socialista democratica e repubblicana mazziniana”.

Personalmente sono e rimango molto pessimista. Perché l'UE sembra andare sempre più verso posizioni assurde e per nulla responsabili. Quando, invece, avrebbe potuto porsi quale “terza forza” oltre i blocchi contrapposti, sognata dai Saragat, dai Mario Bergamo e dai tanti socialisti e repubblicani negli Anni '50.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

L'Avanti del 18 dicembre 1998. Collezione privata di Luca Bagatin