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mercoledì 27 novembre 2024

30 anni fa nasceva "Limonka", giornale controculturale fondato dallo scrittore e politico russo Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov distribuisce il primo numero di "Limonka"
  

Quest'anno è uscito il discreto film di Kirill Serebrennikov, “Limonov”, con Ben Whishaw nei panni di Eduard Limonov, scrittore, poeta e politico russo.

Dico discreto perché, come ho avuto modo di scrivere in una mia recente recensione (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/09/limonov-la-mia-non-recensione-articolo.html), il film non cita ampi e importanti ambiti della vita di Limonov e dà una visione parziale e poco autentica del personaggio.

Ad ogni modo, in questi giorni, si celebra il 30esimo anniversario del giornale controculturale russo “Limonka” (ovvero “Granata”), organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), da Eduard Limonov edito e ideato.

Giornale che vide la luce il 28 novembre 1994 ed ebbe una tiratura di circa 15.000 copie.

“Limonka” fu sì organo di partito, ma si occupava anche e principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi.

Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica.

Tanto per rendere l'idea, nel numero 2 del giornale, pubblicato nei primi mesi del 1995, uno dei trasgressivi slogan di “Limonka” fu: “Il nostro obiettivo è che tutti gli stili giovani, punk, skins, membri del Komosomol, tifosi di calcio e delinquenti, siano raggruppati nello stesso genere: nazionalbolscevico. Stiamo creando un nuovo genere di essere umano: estremo, radicale, rivoluzionario, musicalmente e culturalmente trasgressivo. Solo la morte è più forte del nazionalbolscevismo”.

Il Partito NazionalBolscevico fondato inizialmente da Limonov nel 1992 con il nome Fronte NazionalBolscevico e, ufficialmente costituitosi come partito, nel maggio 1993, grazie anche al contributo del chitarrista e musicista punk rock Egor Letov, dall'attore e musicista Sergey Kuryokhin e del filosofo Aleksandr Dugin, diverrà la migliore avanguardia politica e artistica del periodo post-sovietico.

Limonov, nel suo articolo “Punk e nazionalbolscevismo”, ricordò che “Limonka” usò spesso slogan d'impatto, tipici della controcultura punk russa, fra i quali: “Mangia i ricchi!” e “Il buon borghese è un borghese morto!” e “Il capitalismo è una merda!”.

Lo stile punk del PNB ha, fra l'altro, influenzato - molti anni dopo - anche il collettivo musicale russo punk e politicamente impegnato “Pussy Riot”, le cui componenti (Maria Alekhina, Ekaterina Samucevic e Nadezda Tolokonnikova), sono spesso finite in carcere per le stesse ragioni dei nazbol, ovvero l'accusa di “teppismo”. In realtà per azioni politiche nonviolente, artistiche e provocatorie contro il governo autoritario di Putin. Le Pussy Riot”, hanno peraltro spesso ricevuto il plauso di Limonov in varie occasioni e interviste.

Il Partito NazionalBolscevico, composto principalmente da intellettuali e artisti e soprattutto da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti, trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni '20 – fondato dagli ex socialdemocratici Ernst Niekisch e di Karl Otto Paetel - primi ad opporsi in Germania al nazifascismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egoismo dell'”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.

I giovani del PNB guidati da Limonov, furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell'autorità ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza a contrapporsi al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate e decisamente molto incisive.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Sebbene, oggi, l'erede del PNB abbia assunto la denominazione di “L'Altra Russia di Eduard Limonov” e il giornale “Limonka” non sia stato più rifondato, il suo anniversario rimane, ogni 28 novembre, molto festeggiato degli eredi di Limonov, ai quali, ancora oggi, è vietato presentarsi alle elezioni.

Luca Bagatin

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martedì 10 settembre 2024

Il musicista punk rock e attivista politico Egor Letov - amico di Eduard Limonov - avrebbe compiuto 60 anni. Articolo di Luca Bagatin

Il 10 settembre 2024, Egor Letov, avrebbe compiuto 60 anni.

Purtroppo, il cantante, chitarrista punk-rock e attivista politico russo, morì, a soli 44 anni, il 19 febbraio 2008

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio penultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

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lunedì 1 maggio 2023

Buon Primo Maggio! Buona Festa dei lavoratori, nel segno del socialismo, ovvero del superamento del lavoro salariato e, dunque, sfruttato!

"l'assoluta autonomia della classe operaia da tutti i partiti e da tutte le ideologie politiche; l'azione diretta della classe produttiva, verso le altre classi ed i poteri pubblici, senza mediatori; la rappresentanza delle categorie economiche nei corpi elettivi; l'assoluta autonomia comunale, considerando il Comune come l'organismo della libertà popolare; l'autonomia politica e amministrativa della regione per tutti gli interessi che non richiedono provvedimenti di indole nazionale; l'eliminazione progressiva delle funzioni dello Stato centralistico con la soppressione della relativa burocrazia. Quest'ultimo principio può essere tradotto nei fatti con la Repubblica Sociale Federativa." "L'uomo emancipato dai vincoli della materia potrà liberare soprattutto il suo spirito, dedicarsi al lavoro dell'intelletto che è certo piacevole, come sa chiunque ne abbia gustato. L'uomo si farà superuomo: supererà se stesso ed annullerà la maledizione biblica di dover produrre dolorando." 
 
(Alceste De Ambris 'Il Manifesto dei sindacalisti e la Costituzione Fiumana' 1/9/'21)
  
Su fratelli, su compagne, su, venite in fitta schiera: sulla libera bandiera splende il Sol dell'Avvenir.

(Canto dei Lavoratori, Filippo Turati, 1886) 

Egor Letov e Eduard Limonov. Manifestazione del 1 Maggio, Mosca 1994

"La festa del Primo Maggio non ha perso la sua rilevanza.
Il Primo Maggio è il giorno dell'operaio, come lo chiamavamo negli anni '90, il giorno del quarto potere, che presta la sua oper per conto terzi.
I lavoratori sono la maggioranza delle persone sul pianeta, quindi questa festività appartiene a una specie di esercito di angeli dell'inferno, su cui tutto poggia"

(Eduard Limonov, 1 Maggio 2015)

"Compagne, compagni: Ancora una volta sono nella lotta, di nuovo sono con voi, come ieri, oggi e domani. Sono con te per essere un arcobaleno di amore tra la gente e Perón; Sono con voi per essere quel ponte di amore e felicità che ho sempre cercato di essere tra voi e il capo degli operai"

(Evita Peron, 1 maggio 1952. Suo ultimo discorso)



Superare l'ideologia del lavoro e lo sfruttamento del lavoro salariato. Articolo di Luca Bagatin del 21 novembre 2020

La vita non è fatta solo per lavorare, ma ha bisogno di tempo libero per l’esercizio della libertà. Non si può vivere oppressi dal mercato che ci obbliga a comprare, comprare, perché non paghi con i soldi, ma con il tempo della tua vita”.

Questo uno degli insegnamenti fondamentali che ci ha lasciato l'ex Presidente socialista dell'Uruguay, José “Pepe” Mujica. Il Presidente povero e dei poveri, che ha governato il suo Paese dal 2010 al 2015 (e fu Ministro dell'Agricoltura e della Pesca dal 2005 al 2008). Risollevandone le sorti e attuando politiche sociali e socialiste, sul modello autogestionario e libertario.

Un modello che supera l'insana “ideologia del lavoro” ad ogni costo. E che supera il conseguente “sfruttamento dal salario”. Un modello che guarda, invece, a quello che Mujica stesso definì “un cammino di lotta al servizio e in solidarietà con gli altri esseri umani”. Ovvero “una politica permanente a favore di chi ha la volontà di lavorarla”, ad esempio organizzando “colonie di terra pubblica in cui si paga un affitto”.

Un modello non dissimile da quello della Jugoslavia di Tito, fondato sull'autogestione delle imprese e della Libia del Raìs Mu'Ammar Gheddafi, laico e socialista ideatore della Terza Teoria Universale, ovvero della “Repubbica delle masse” e della “democrazia diretta” (Jamahiriyya), che fu attuata nell'ambito di Congressi e Comitati popolari aperti a tutti i cittadini.

Gheddafi, nel suo “Libro Verde”, ovvero il suo saggio sociale e politico fondamentale, scrisse, in merito all'organizzazione sociale e del lavoro: “Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…). A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani”.

Egli ritenne, dunque, in concordia con il socialismo delle origini (da Saint-Simon, a Marx, sino a Pierre Leroux, Proudhon e così via), che i lavoratori dovessero essere considerati produttori, non più dei salariati, ovvero degli sfruttati. E dunque, ciò che loro producono, dovesse essere considerato di loro stessa proprietà.

Il salario, per Gheddafi (e in realtà per tutti i socialisti, sin dalla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864), è indice di sfruttamento e un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone. Sia esso un padrone privato o statale.

Oltre a ciò, il Raìs, ritenne che nessuno potesse possedere più di quanto gli fosse necessario per vivere. Ciò perché – non essendo le risorse illimitate - l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

I concetti fondamentali del socialismo originario o autogestionario, inveratosi sia nella Jugoslavia titina che nella Libia di Gheddafi, ma per molti versi anche nell'Argentina peronista; nella Cuba del Che e Fidel Castro; nell'Egitto nasseriano e via via nei modelli più recenti del Socialismo del XXI Secolo latinoamericano (dal chavismo sino al modello uruguayano del Frente Amplio di Mujica, al modello del Buen Vivir ecuadoriano, sino, in parte, al socialismo boliviano di Evo Morales), propone dunque un nuovo modello di sviluppo.

Uno modello che supera da una parte il produttivismo e dall'altra il capitalismo. Poponendo che il cittadino/lavoratore viva del necessario e lavori a beneficio della società e dei bisognosi e non già per un salario. E che ciascuno sia proprietario del proprio lavoro, nell'ambito di attività economiche socialiste autogestite.

Moltissima strada vi è da fare. Soprattutto per “decolonizzare l'immaginario”, come direbbe l'economista Serge Latouche. Per creare un'alternativa all'assurdo modello di sviluppo occidentale, capitalista, fondato sul danaro e sullo sfruttamento del lavoro.

Lavoro che toglie tempo libero; che lega a un datore di lavoro (e ad eventuali ricatti); che è utile solo a generare profitto e conseguente sfruttamento delle risorse economiche, sociali, ambientali e non già per aiutare la comunità stessa e le sue necessità primarie e fondamentali. Necessità che saranno sempre maggiori e sempre più essenziali in periodi di pandemia.

Necessità che non sono legate al vil danaro, che è uno strumento per sua natura schiavista, in quanto rappresenta un debito nei confronti di qualcuno (ed è il maggiore e più perverso strumento di perdita di sovranità dei cittadini e dei Paesi).

Una società sana, socialista, autogestita, libera e libertaria, è una società che supera i vincoli imposti dall'egoismo umano. Che supera il sistema del danaro (e della conseguente usura o interessi sui debiti/prestiti). Che supera il sistema del lavoro salariato. Che supera il sistema del consumismo e della distruzione delle risorse e del Pianeta.

Per approdare a qualcosa di antico, ma allo stesso tempo di genuino, comunitario, umanitario, spirituale, ecologista e socialista al contempo.

Come ancora oggi avviene in alcune società matriarcali, che vivono su quella che l'antropologo Marcel Mauss definì “economia del dono”. Sullo scambio reciproco, alla pari. Sul baratto. Sul lavoro in comune e a beneficio del prossimo.

Per far uscire”, come ebbe a dire lo stesso Latouche, “l'umanità dalla miseria psichica e morale” nella quale vive da secoli. Semplicemente per aver adottato un modello che sdogana un'infezione della psiche umana chiamata egosimo e accumulo.

Luca Bagatin

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sabato 19 febbraio 2022

19 febbraio 2008. Muore Egor Letov, musicista punk-rock anarchico e nazionalbolscevico. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio 2008 morì, per arresto cardiaco, il cantante e chitarrista punk-rock russo Egor Letov, a soli 44 anni non ancora compiuti.

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio ultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

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Egor Letov e Eduard Limonov a una manifestazione del Partito NazionalBolscevico


domenica 9 gennaio 2022

Morto il musicista, pittore e poeta nazionalbolscevico Aleksandr Lebedev-Frontov. Articolo di Luca Bagatin

E' morto, l'8 gennaio scorso, a San Pietroburgo - a causa di un infarto - il musicista, pittore e poeta Aleksandr Lebedev-Frontov.

Nato a Leningrado il 26 agosto 1960, da una famiglia di militari, Frontov fu artista d'avanguardia.

Negli Anni '90, come molti artisti russi della sua generazione, aderì al dissidente Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov, Aleksandr Dugin e Egor Letov e curò l'immagine estetica, sia del partito, che del giornale “Limonka”.

Fu grande amico del musicista di fama internazionale Sergey Kuryokhin, anch'egli anima del Partito NazionalBolscevico e, nel 1995, fondò l'etichetta discografica indipendente “Ultra”, che pubblica rock sperimentale.

Nel 1999, fu co-fondatore della galleria d'arte GEZ21 (Galleria sonora sperimentale) di San Pietroburgo.

Fra gli album più famosi di Lebedev-Frontov, “Veprisucida” del 1996.

Convinto, della necessità di fondere arte, controcultura e politica, del nazionalbolscevismo disse: “A mio parere, non esiste una definizione completa del nazionalbolscevismo. Esso accumula in sé vari aspetti: politico, filosofico, esoterico, religioso.
I moderni nazionalbolscevichi trovano ispirazione nel nazionalismo di sinistra e allo stesso tempo nell'anarchismo di Bakunin-Proudhon, nell'ortodossia e nella storia degli ordini cavallereschi, nel bolscevismo di Lenin, nel social-imperialismo di Stalin e nel fascismo iniziale.
E tutto questo è interconnesso È impossibile spiegarlo a questi pseudo-intellettuali superficiali, che ragionano per compartimenti stagni.
E Kuryokhin poteva capire tutto ciò in una volta. Aveva una profonda comprensione della stretta connessione interna, a prima vista, di correnti e idee apparentemente opposte”
.

Luca Bagatin

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Alcune opere di Aleksandr Lebedev-Frontov

lunedì 22 novembre 2021

Il giornale controculturale nazionalbolscevico "Limonka", Eduard Limonov e l'"Altra Russia" oggi. Articolo di Luca Bagatin

In questi giorni si sta per celebrare il 27esimo anniversario del giornale controculturale russo “Limonka” (ovvero “Granata”), organo del Partito NazionalBolscevico.

Editato dallo scrittore Eduard Limonov, “Limonka” vide la luce il 28 novembre 1994 ed ebbe una tiratura di circa 15.000 copie.

“Limonka” fu sì organo di partito, ma si occupava anche e principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi.

Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica.

Tanto per rendere l'idea, nel numero 2 del giornale, pubblicato nei primi mesi del 1995, uno dei trasgressivi slogan di “Limonka” fu: “Il nostro obiettivo è che tutti gli stili giovani, punk, skins, membri del Komosomol, tifosi di calcio e delinquenti, siano raggruppati nello stesso genere: nazionalbolscevico. Stiamo creando un nuovo genere di essere umano: estremo, radicale, rivoluzionario, musicalmente e culturalmente trasgressivo. Solo la morte è più forte del nazionalbolscevismo”.

Il Partito NazionalBoslcevico, fondato inizialmente da Limonov nel 1992 con il nome Fronte NazionalBolscevico e, ufficialmente costituitosi come partito, nel maggio 1993, grazie anche al contributo del chitarrista e musicista punk rock Egor Letov e del filosofo Aleksandr Dugin, diverrà la migliore avanguardia politica e artistica del periodo post-sovietico.

Limonov, nel suo articolo “Punk e nazionalbolscevismo”, ricordò che “Limonka” usò spesso slogan d'impatto, tipici della controcultura punk russa, fra i quali: “Mangia i ricchi!” e “Il buon borghese è un borghese morto!” e “Il capitalismo è una merda!”.

Lo stile punk del PNB ha, fra l'altro, influenzato - molti anni dopo - anche il collettivo musicale russo punk e politicamente impegnato “Pussy Riot”, le cui componenti (Maria Alekhina, Ekaterina Samucevic e Nadezda Tolokonnikova), sono spesso finite in carcere per le stesse ragioni dei nazbol, ovvero l'accusa di “teppismo”. In realtà per azioni politiche nonviolente, artistiche e provocatorie contro il governo autoritario di Putin. Una delle componenti, Maria Alekhina, è peraltro vicina alle posizioni politiche dei nazionalbolscevichi e, le “Pussy Riot”, hanno spesso ricevuto il plauso di Limonov in varie occasioni e interviste.

Egor Letov, famosissimo nella Russia di oggi e di allora, attrasse molti giovani e così Eduard Limonov, pur essendo questi, già negli Anni '90, un uomo sulla cinquantina, ma il cui spirito punk colpì profondamente i ragazzi dell'epoca.

Egor Letov, il cui padre fu ufficiale e la madre medico, crebbe in un quartiere malfamato della Siberia. Sia lui che il fratello Sergey coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltano i Beatles e i Led Zeppelin.

Con il fratello si trasferirono a Mosca. Sergey per studiare chimica all'Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu in poco tempo espulso. Lavorò alcuni anni sia come spazzino che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell'epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Protezione Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l'attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna Yanka Diaghileva, furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero a lungo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell'URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni '90, con la fine del mondo sovietico e l'avvento del capitalismo assoluto e dell'oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l'invito di Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all'interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà presentata al pubblico nel '94, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Del PNB, peraltro, iniziarono a far parte anche lo scrittore Zachar Prilepin e il celebre jazzista, musicista e attore Sergey Kuryokhin. Di quest'ultimo, peraltro, si possono ancora ritrovare – su youtube – alcune performance artistiche assieme allo stesso Limonov e a Dugin.

Su Sergey Kuryokhin, celebre per aver realizzato bellissimi e famosissimi album musicali, fra i quali “Sparrow Oratorium” (1994), merita di essere raccontato un simpatico aneddoto.

Nel 1991, egli fu intervistato da un'influente rete televisiva sovietica, spacciandosi, goliardicamente, per uno storico. O quantomeno fu creduto tale. Nell'intervista - condotta dal giornalista Sergey Sholokhov - Kuryokhin, narrò, con prove convincenti, che Vladimir Lenin – ispiratore e guida della Rivoluzione Russa del 1917 - consumava grandi quantità di funghi psichedelici e alla fine divenne egli stesso un fungo! Molto divertente il punto nel quale affermò che il simbolo sovietico della falce e martello altro non era che la rappresentazione degli strumenti usati dai bolscevichi per raccogliere funghi!

Ovviamente si trattò di una goliardica bufala che mise volutamente a nudo la creduloneria delle masse (provocando grande scandalo all'epoca) e dimostra - ancora oggi - come il cosiddetto "complottismo" (ovvero rendere plausibili informazioni che in realtà non sono tali, manipolandole a uso e consumo) sia una immensa scemenza per creduloni.

Sei giovane, non ti piace vivere in questo paese di merda. Non vuoi diventare un anonimo compagno Popov, né un figlio di puttana che pensa soltanto al denaro, né un cekista. Sei uno spirito ribelle. I tuoi eroi sono Jim Morrison, Lenin, Mishima, Baader. Ecco sei già un nazbol”, questo il provocatorio slogan recitato da Limonov, nel 1994, per esortare i giovani a entrare nel partito.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Egor Letov morì prematuramente, nel sonno, a soli 44 anni, nel 2008. Come prematuramente morì anche Sergey Kuryokhin, a 42 anni, nel 1996, a causa di un sarcoma cardiaco.

Zachar Prilepin, oltre a continuare la sua carriera di romanziere (in Italia è principalmente pubblicato dalla casa editrice Voland), tradotto in 11 lingue, ha combattuto per la Repubblica Popolare di Donetsk, è stato consigliere del Presidente Aleksandr Zacharcenko e, nel 2020 ha fondato e è alla guida del partito politico russo di orientamento socialista patriottico e anti-liberale “Za Pravdu” (“Per la Verità”).

Di Prilepin merita di essere ricordato il bellissimo romanzo, edito in Italia da Voland, “Sankya”, che è uno spaccato di vita delle periferie russe e della ribellione dei suoi giovani, nei confronti di un sistema autoritario e a tutela unicamente dei ceti più ricchi. Racconta la storia di Sankya, appunto, un giovane attivista nazionalbolscevico delle periferie post-sovietiche, il quale sogna la rivoluzione. Nel libro è peraltro citato un certo Kostenko, ovvero l'alter ego letterario di Eduard Limonov. “Sankya” è peraltro la storia romanzata di Sasha Tishin, giovane attivista del Partito NazionalBolscevico, che fu peraltro fra i giovani nazbol difesi dalla giornalista Anna Politkovskaja in uno dei tanti processi politici intentati contro di loro nei primi anni 2000 e che da tempo è combattente in Donbass, dalla parte delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Aleksandr Dugin rimane un filosofo molto rispettato nel mondo, discusso - spesso a torto - nei Paesi liberal capitalisti, teorico della Quarta Teoria Politica, fondamento del superamento e della contrapposizione ai tre totalitarismi novecenteschi: liberalismo, comunismo e fascismo.

Dugin, nel suo saggio “La Quarta Teoria Politica”, definisce il nazionalbolscevismo come un “nazionalismo di sinistra”, con aspetti spirituali e non materialisti ed egli inquadra nei nazionalisti di sinistra odierni, in particolare, i movimenti politici dell'America Latina del Socialismo del XXI secolo, ove peraltro i leader sono spesso persone di origine indigena (vedi Evo Morales, ex Presidente della Bolivia; oppure Hugo Chavez, indimenticato Presidente del Venezuela). Egli, inoltre, nel suo saggio fondamentale, definisce il nazionalbolscevismo quale forma di "socialismo senza materialismo, ateismo, modernismo e progressivismo".

Eduard Limonov, invece, rimasto un romanziere di successo, ha portato avanti – sino alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020 - la bandiera nazionalbolscevica. Egli ha guidato infatti il partito nazionalbolscevico “Altra Russia” (dopo l'inguisto scoglimento del Partito NazionalBolscevico nel 2007, da parte delle autorità, con l'accusa di “estremismo”) ancora una volta composto per la maggior parte di giovani e giovanissimi e che da anni si batte non solo per un ritorno ad un sistema sociale anticapitalista, ma anche per la libertà di parola e di opinione in Russia, ovvero per il rispetto dell'Articolo 31 della Costituzione. E, per questo, i suoi componenti, vengono continuamente – ancora oggi – vessati dalle autorità. Oltre a ciò, il governo russo, non ha ancora permesso ad “Altra Russia” di partecipare formalmente alle elezioni politiche e non viene riconosciuto quale partito politico.

Ho avuto modo di intervistare Eduard Limonov nell'agosto 2019. Ricordo che andava molto fiero di essere definito “un piantagrane” e che non gli interessava affatto di tutte le “sciocchezze” che dicevano su di lui.

A noi europei ha lasciato un grande monito, quando in una intervista, mai abbastanza ricordata, dichiarò: “L’Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L’Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l’uomo diverso. L’Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L’Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza. L’Europa è persa”.

Suggestive anche molte delle intuizioni e prospettive politiche, contenute proprio nel saggio "L'Altra Russia", pubblicato a Mosca nel 2003, ma purtroppo non ancora tradotto e pubblicato in Italia.

In esso, Limonov, immaginava un nuovo tipo di civiltà, che andasse a sostituire quella vecchia, globalista e liberale, i cui principi – egli scrive - erano "i principi del lavoro e della religione protestante, che parlavano il linguaggio dell'industriosità". Principi che, secondo Limonov, promettevano una vita "tranquilla e agiata", ovvero "una vita noiosa come quella di un animale domestico".

Nel saggio, egli proponeva dunque una civiltà completamente nuova. I cui principi fondamentali guardassero a "una vita integrale, eroica, perigliosa, all'interno di comunità nomadi armate". Fondata sulla "comunanza degli uomini e delle donne basata sulla fratellanza, sul libero amore e sull'educazione sociale dei bambini".

Limonov, nel saggio "L'Altra Russia" – fondamento del suo nuovo partito nazionalbolscevico – scrive ancora "Le gelide città dovranno essere chiuse e la loro popolazione dispersa". Egli propone un "modello di vita nomade", fondato su comuni socialiste autogestite, con pochi bisogni da soddisfare e con poche ma indispensabili industrie, poste tutte nelle periferie delle città, ormai abbandonate.

"Bisogna tornare al tradizonalismo" – scrive Eduard Limonov – "nel suo significato più profondo. Le comuni armate saranno come fiammelle nel buio. Questo sarà il nostro tradizonalismo. Le comuni saranno amministrate dal Consiglio della Comune. Al posto di Comuni si potranno chiamare anche Orde. Non si dovrà temere le contraddizioni che potranno sorgere tra comuni, nè temere scontri. L'aggessività creativa dei separatismi è preferibile all'ordine carcerario del globalismo".

Già nel 2003, quando Internet non era ancora entrato così tanto nell'uso comune delle persone, in particolare in Russia, Eduard Limonov immaginava di svilupparlo al massimo, quale base per una possibile democrazia diretta e di maggiore comunicazione fra le comuni autogestite. E così scriveva: "Svilupperemo sia Internet che la genetica, e una nuova supertelevisione. Televisione e Internet collegheranno insieme le comuni armate in un'unica civiltà di liberi cittadini".

Eduard Limonov, in sostanza, immaginava la distruzione completa della vecchia civiltà globalista e liberale che, come scrisse, "dal punto di vista spirituale è già morta. E' fino in fondo spiritualmente logora".

Limonov ha lasciato il suo corpo fisico il 17 marzo 2020, certo, ma continua a vivere attraverso il suo partito che dal settembre 2020, si chiama, significativamente, "L'Altra Russia di Eduard Limonov".

Il partito ha aggiunto al suo simbolo (bandiera rossa e bianca con una granata al centro, simbolo del loro storico giornale controculturale e "scoppiettante", "Limonka"), anche una saetta bianca.

Su tale aggiunta simbolica vale la pena soffermarsi un attimo.

La saetta è forse un riferimento simbolico proprio all'alieno, venuto dalle stelle, Ziggy Stardust, personaggio creato e interpretato da David Bowie, il quale avvisava l'umanità che le mancavano solamente cinque anni di vita? La “saetta”, rappresentata sia sul volto del personaggio di Bowie, che sul nuovo simbolo di “Altra Russia”, esotericamente, rappresenta – nell'alfabeto runico - la runa “Sig” (lo stesso nome Ziggy, di Ziggy Stardust, è proprio ad essa ispirato).

Il significato di tale runa è “sole”. “Sig” assomiglia, infatti, a un fulmine durante un temporale, capace di squarciare via ogni cosa. Esotericamente, esso collega il cielo con la terra, ovvero l'energia maschile del sole e quella femminile della Madre terra.

Sig” è la luce del sole, del Sole Invincibile delle antiche tradizioni gnostiche e orientali; la Yule delle tradizioni nordiche per celebrare il Solstizio d'Inverno, la festa della Luce. “Sig” è la Luce che vince contro l'oscurità. Tale simbolo è infatti da ritenersi tutt'altro che casuale, sia nell'utilizzo esoterico di David Bowie, che in quello de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

E così, appunto, il 26 settembre 2020, dopo il loro VIII Congresso, “Altra Russia” ha deciso di rinascere e rinnovarsi.

Di rinascere attraverso un processo alchemico, passando per l'autoscioglimento.

Perché, come spiegano i giovani nazbol, il nazionalbolscevismo ha una sua metafisica, un suo esoterismo gnostico.

Morire e rinascere, spiritualmente.

Il nazionalbolscevico segue la via della morte e quindi della rinascita. Lotta e muore, alchemicamente e metaforicamente, alla vita terrena e corporea e rinasce nello Spirito. Il nazionalbolscevico è una sorta di Cavaliere Templare moderno. Un Templare Proletario, come scrisse Dugin. Un monaco guerriero che, dicono i giovani di “Altra Russia”, “lotta contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e il mondo intero dell'eresia del capitalismo”.

Ma che cosa vogliono i nazionalbolscevichi di Limonov, oggi?

Vogliono una trasformazione rivoluzionaria della Russia. In politica estera propongono non solo il sostegno dei cittadini di cultura russa, all'esterno della Federazione Russa, ma anche un ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da leader anticomunisti e di estrema destra.

Ovvero la creazione di un forte polo geopolitico in grado di contrapporsi all'egemonia statunitense nel mondo.

In politica interna, i nazbol de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, chiedono che il popolo sia ascoltato e vorrebbero restituire al popolo – secondo i principi dei primi soviet leninisti – il potere al popolo stesso.

Chiedono elezioni libere e trasparenti (al loro partito, al momento, non è consentito presentare liste elettorali e spesso, a loro candidati in altre liste indipendenti, viene a vario titolo impedito di presentarsi).

Chiedono l'abolizione delle leggi che sopprimono la libertà di espressione dei cittadini e quelle che censurano il web.

Propongono l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostituisca il capitalismo liberale. Un'economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime – sino alla pena di morte - per i corrotti all'interno dello Stato, oltre a istruzione gratuita, alloggi gratuiti, controllo dei prezzi, ovvero prezzi uguali in tutto il Paese e pianificazione economica.

“L'Altra Russia di Eduard Limonov” chiede inoltre il blocco di ogni forma di privatizzazione e pretende la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia: il settore bancario, la produzione di elettricità e delle materie prime, le infrastrutture dei trasporti. In modo da ottenere una piena autosufficienza del Paese e di essere indipendenti da quella che definiscono “l'oligarchia finanziaria mondiale”.

Oltre a ciò, il partito di Limonov, propone l'abbassamento della maggiore età a 14 anni, considerato anche il livello di maturità e cultura dei giovani russi, introducendo il diritto di voto ai 14enni, la loro partecipazione attiva alla vita politica, oltre che la possibilità di formarsi una famiglia e il diritto al lavoro.

Sono, come sempre, quasi tutti giovani e giovanissimi, i componenti de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”. Ci sono ventenni e trentenni e i trentenni, molto spesso, sono nel partito da almeno dieci anni.

Ancora oggi, come dicevamo, vengono perseguitati e arrestati, continuamente, per le loro idee e per le loro lotte.

Che sono socialiste e patriottiche. Ovvero l'avanguardia di tutte le rivoluzioni socialiste nella Storia, dalla Comune di Parigi del 1871 sino alla Rivoluzione cubana del 1959, passando per quella maoista e vietnamita.

Chi scrive terrà a Pordenone, il 1 dicembre prossimo, alle ore 18.00, presso l'atelier “L'Arca delle Arti”, una conferenza su tutto questo dal titolo: “L'Altra Russia di Eduard Limonov, fra dissidenza, arte e controcultura”.

La conferenza potrà essere seguita in diretta Meet al seguente link: https://meet.google.com/euw-bzur-dxo

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


mercoledì 15 settembre 2021

Vietare il Partito NazionalBolscevico è stata violazione dei diritti umani. Lo stabilisce la Corte di Strasburgo. Articolo di Luca Bagatin

Ci sono voluti circa 15 anni, ma alla fine la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento – in Russia - del Partito NazionalBolscevico (PNB), fondato e guidato dallo scrittore Eduard Limonov (1943 – 2020), da parte della Corte Suprema russa, nel 2007, è da considerarsi una violazione dei diritti umani.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse di “estremismo”, “incitamento all'odio” e “appelli a disordini di massa”.

La CEDU ha dunque stabilito un risarcimento di 10.000 euro da corrispondere ai militanti anziani del Partito NazionalBolscevico, ovvero all'ex addetto stampa Aleksandr Averin (peraltro ex prigioniero politico, da poco uscito dal carcere), agli ex membri del Comitato Centrale Andrei Dmitriev e Fomchenkov, a Aleksey Volynets, ex direttore della pubblicazione ufficiale del partito e ai due figli adolescenti del defunto fondatore, Eduard Limonov, Alexandra e Bogdan.

Aleksandr Averin e Andrei Dmitriev, nel ringraziare i loro avvocati per tale vittoria (per quanto i componenti del partito avessero richiesto un risarcimento di 100.000 euro), ovvero Dmitry Agranovsky, Jalil Sirozhidinov e Vitaly Varivodu, hanno dichiarato che cederanno parte del loro risarcimento alle famiglie dei nazionalbolscevichi Evgenij Pavlenko e Ilja Guryev, morti in guerra in Donbass.

Il Partito NazionalBolscevico fu fondato nel 1993 dallo scrittore Eduard Limonov, dal cantante rock Egor Letov e dal filosofo Aleksandr Dugin. Al partito si affiliarono immediatamente giovani e giovanissimi delle periferie post-sovietiche delusi dalla caduta dell'URSS, dall'avvento del totalitarismo liberale di Eltsin e dell'oligarchia.

Del PNB fecero parte anche il musicista jazz Sergey Kurhyokin e lo scrittore Zakhar Prilepin, oltre che la migliore controcultura artistica e musicale russa. Ricevette inoltre, più volte, il sostegno e il plauso della compianta giornalista Anna Politkovskaja, la quale, fra le altre cose scrisse: “Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.

Alcune delle manifestazioni pubbliche dei nazionalbolscevichi si sostanziarono in attività provocatorie, ma sempre nonviolente, quali lanci di uova contro le autorità governative o l'occupazione dell'edificio del Ministero della Salute, nel 2004, per protestate contro i tagli alla sanità, lanciando dalle finestre un ritratto del Presidente Vladimir Putin.

Accusato dall'autorità e dai tribunali russi di “estremismo” e persino di “fascismo” (quando in realtà il PNB fu sempre partito di estrema sinistra, antifascista e antirazzista), fu vietato nel 2005 dal tribunale regionale di Mosca e tale divieto fu confermato nel 2007 dalla Corte Suprema.

Nel 2006 il partito partecipò alla coalizione “Altra Russia” (nome tratto da un saggio politico di Limonov), comprendente anche i liberali di Kasparov e Kasyanov e comunisti come Anpilov.

Dal 2010 si ricostituì come partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia” e, dopo la morte di Eduard Limonov, nel 2020, come “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Ancora oggi è impedito a tale partito di candidarsi alle elezioni e i suoi militanti sono costantemente perseguitati dalle autorità con le accuse più pretesuose e infondate.

E' l'unico partito russo che, oltra a promuovere l'anticapitalismo e il socialismo popolare, lotta in tutte le repubbliche post-sovietiche per tutelare le minoranze russe perseguitate e auspica la ricostituzione dell'Unione Sovietica, depurata da burocrazia e autoritarismo.

Alle elezioni del 19 settembre, “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, non essendo presente e ritenendo non libere tali elezioni, promuove l'astensionismo consapevole, ricordando una frase di Limonov in tal senso: “Per partecipare alle libere elezioni bisogna smettere di partecipare a elezioni non libere”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 10 settembre 2021

Buon compleanno Egor Letov (Omsk, 10 settembre 1964 – Omsk, 19 febbraio 2008) !

Oggi è il compleanno di Egor Letov, musicista rock, anarchico, fondatore del Partito NazionalBolscevico con Limonov e Dugin negli Anni '90.
Fu rinchiuso in manicomio in quanto considerato "sovversivo", successivamente recupererà l'idea di socialismo popolare antiburocratico.
Le sue canzoni sono un inno alla rivoluzione e alla protesta, in un mondo di figli di puttana ricchi e liberali fottipopoli.
A lui ho dedicato il mio ultimo saggio sul nazionalbolscevismo, "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo".
 
Luca Bagatin

Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l'URSS. L'URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L 'URSS non è uno Stato, è un'idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l'amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell'uomo nell'umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l'ultimo!

(Egor Letov)