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martedì 10 settembre 2024

Il musicista punk rock e attivista politico Egor Letov - amico di Eduard Limonov - avrebbe compiuto 60 anni. Articolo di Luca Bagatin

Il 10 settembre 2024, Egor Letov, avrebbe compiuto 60 anni.

Purtroppo, il cantante, chitarrista punk-rock e attivista politico russo, morì, a soli 44 anni, il 19 febbraio 2008

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio penultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 19 febbraio 2022

19 febbraio 2008. Muore Egor Letov, musicista punk-rock anarchico e nazionalbolscevico. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio 2008 morì, per arresto cardiaco, il cantante e chitarrista punk-rock russo Egor Letov, a soli 44 anni non ancora compiuti.

Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.

Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.

Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.

I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.

Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).

Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.

Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.

Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.

Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.

Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.

La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.

Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.

Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio ultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.

Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Egor Letov e Eduard Limonov a una manifestazione del Partito NazionalBolscevico


venerdì 10 settembre 2021

Buon compleanno Egor Letov (Omsk, 10 settembre 1964 – Omsk, 19 febbraio 2008) !

Oggi è il compleanno di Egor Letov, musicista rock, anarchico, fondatore del Partito NazionalBolscevico con Limonov e Dugin negli Anni '90.
Fu rinchiuso in manicomio in quanto considerato "sovversivo", successivamente recupererà l'idea di socialismo popolare antiburocratico.
Le sue canzoni sono un inno alla rivoluzione e alla protesta, in un mondo di figli di puttana ricchi e liberali fottipopoli.
A lui ho dedicato il mio ultimo saggio sul nazionalbolscevismo, "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo".
 
Luca Bagatin

Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l'URSS. L'URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L 'URSS non è uno Stato, è un'idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l'amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell'uomo nell'umanità.

Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l'ultimo!

(Egor Letov)


giovedì 2 luglio 2020

“Ragazzo Edik”, canzone di Alexander F. Sklyar, dedicata alla memoria di Eduard Limonov

"Ho creato un partito senza politici di professione. Ma basato sulla Punk Generation"
(Eduard Limonov)

Che progetti state portando avanti ?”, chiedo a Limonov.
Che progetti ? Stiamo cercando di fare e costruire un avvenimento eroico”
(dall'intervista di Luca Bagatin a Eduard Limonov, 28 agosto 2019)

Gli piacciono e gli sono sempre piaciuti soltanto quelli che sono in posizione di inferiorità... il suo percorso, per quanto ondivago possa sembrare, ha una sua coerenza, perché Eduard si è schierato sempre, senza eccezione, dalla loro parte”
(da “Limonov” di Eammanuel Carrère)

"I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese"
(Anna Politkovskaja, “Diario russo 2003 - 2005)

"Да, смерть!" ("Sì, morte!")
(motto dei nazionalbolscevichi di "Altra Russia", il partito fondato e guidato da Eduard Limonov) 


Il musicista rock russo Alexander F. Sklyar e il suo gruppo punk metal Va-bank, hanno dedicato una canzone alla memoria dello scrittore e politico russo nazionalbolscevico Eduard Limonov, dal titolo “Ragazzo Edik”.
Il testo richiama la vita e le gesta di Limonov, eterno ragazzo, eterno ribelle, eterno eroe in un mondo in decadenza.
E, tradotto, il testo suona più o meno così:

Ragazzo, ragazzo con la testa
Eddie Boy non è facile
Con la testa piena di roba
È venuto dai morti vivi
E venne alla vita con la guerra
Con i morti vivi - in armonia con te stesso

Con Kalash o con Limonka - Sì, morte!
Per sempre furioso e sonoro - Sì, morte!
Spietato, spericolato
Abbagliante, intelligente
Sì, morte! Sì, morte!

Ragazzo coraggioso con la testa
Per sempre giovane e pazzo
Don Juan e il capo, il guerriero e l'eroe
Zek, nonno battezzato in prigione
Pistola sotto il cuscino
Anarchico, piantagrane con i capelli grigi

Dalla Transnistria ai Balcani - Sì, morte!
Krajina serba, Vukovar - Sì, morte!
Da Donbass ad Altai
Da New York a Shanghai
Sì, morte! Sì, morte!

Ragazzo alla moda, ragazzo arrabbiato
Il ragazzo è forte e magro
Lupo solitario con un'anima ferita
Rock and Roll, Sansculot
Busotere e Don Chisciotte
In The Book of the Dead, Edik è per sempre vivo

Il nostro Edik, i pirati urlano - Sì, morte!
Il nostro Edik, i soldati cantano - Sì, morte!
Edward è nostro, non ingannerà
Non ritirarti, non andartene
Sì, morte!
Sì, morte!
Sì, morte!

mercoledì 22 gennaio 2020

"Lenin - Sì! Sì!", canzone di Natalia Medvedeva (1958 - 2003) dedicata a Vladimir Lenin

La cantante rock, modella, scrittrice e poetessa russa Natalia Medvedeva, già ex moglie dello scrittore nazionalbolscevico Eduard Limonov, dedicò il brano che segue - inedito in Italia - all'eroe della Rivoluzione bolscevica Vladimir Lenin, nel 1994, ripercorrendone le gesta.

venerdì 29 novembre 2019

25 anni fa usciva, in Russia, il primo numero di "Limonka", giornale di avanguardia politica, artistica, letteraria e musicale. Articolo di Luca Bagatin

25 anni fa, precisamente il 28 novembre 1994, usciva – in Russia - il primo numero del giornale “Limonka”, organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), editato dallo scrittore Eduard Limonov e con una tiratura di circa 15.000 copie.
Un partito composto da intellettuali e artisti, ma anche da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti.
Fondato da tre artisti e intellettuali, ovvero dallo scrittore Eduard Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal chitarrista punk rock Egor Letov, il PNB trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni '20 di Ernest Niekisch e di Karl Otto Paetel, primi ad opporsi in Germania al nazismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egoismo dell'”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.
Eduard Limonov, 29 novembre 1994
“Limonka”, sebbene fosse un organo di partito, si occupava principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi. Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica, al punto che furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell'autorità. Per lei erano “giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”. Ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava, pur suggerendo loro di cambiare nome. Non le piaceva, infatti, il termine nazbol.
Egor Letov, famosissimo nella Russia di oggi e di allora, attrasse molti giovani e così Eduard Limonov, pur essendo questi, già negli Anni '90, un uomo sulla cinquantina, ma il cui spirito punk colpì profondamente i ragazzi dell'epoca.
Del PNB, peraltro, iniziarono a far parte anche lo scrittore Zachar Prilepin e il celebre jazzista, musicista e attore Sergey Kuryokhin. Di quest'ultimo, peraltro, si possono ancora ritrovare – su youtube – alcune performance artistiche assieme allo stesso Limonov e a Dugin.
Aleksandr Dugin oggi
Sei giovane, non ti piace vivere in questo paese di merda. Non vuoi diventare un anonimo compagno Popov, né un figlio di puttana che pensa soltanto al denaro, né un cekista. Sei uno spirito ribelle. I tuoi eroi sono Jim Morrison, Lenin, Mishima, Baader. Ecco sei già un nazbol”, questo il provocatorio slogan recitato da Limonov, in quegli anni, per esortare i giovani a entrare nel partito.
Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate.
Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.
Egor Letov morì prematuramente, nel sonno, a soli 44 anni, nel 2008. Come prematuramente morì anche Sergey Kuryokhin, a 42 anni, nel 1996, a causa di un sarcoma cardiaco.
Zachar Prilepin, oltre a continuare la sua carriera di romanziere (in Italia è principalmente pubblicato dalla casa editrice Voland), tradotto in 11 lingue, ha combattuto per la Repubblica Popolare di Donetsk ed è stato consigliere del Presidente Zacharcenko.
Dipinto raffigurante Egor Letov
Aleksandr Dugin rimane un filosofo molto rispettato nel mondo, discusso - spesso a torto - nei Paesi liberal capitalisti, teorico della Quarta Teoria Politica, fondamento del superamento e della contrapposizione ai tre totalitarismi novecenteschi: liberalismo, comunismo e fascismo.
Eduard Limonov, invece, oltre a rimanere un romanziere di successo (in Italia, a giorni, uscirà “Il boia”, edito da Sandro Teti), continua a portare avanti la bandiera nazionalbolscevica (con una provocatoria granata al centro, ovvero una “limonka”, simbolo dello storico e omonimo giornale). Egli guida infatti il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, ancora una volta composto per la maggior parte di giovani e giovanissimi e che da anni si batte non solo per un ritorno ad un sistema sociale anticapitalista, ma anche per la libertà di parola e di opinione in Russia, ovvero per il rispetto dell'Articolo 31 della Costituzione. E, per questo, i suoi componenti, vengono continuamente – ancora oggi – vessati dalle autorità.
L'anniversario di “Limonka”, in questi giorni, è molto festeggiato dai componenti di “Altra Russia”, i quali sono l'avvenire di quella sinistra nazionalpatriottica che ancora non si è arresa ad un presente e ad un futuro diverso e alternativo rispetto al totalitarismo liberal capitalista che, dagli Anni '90 ad oggi, comanda imperterrito in Russia e in tutta Europa.

Luca Bagatin


lunedì 19 agosto 2019

NazionalBolscevismo: pillole d'arte, controcultura punk e metafisica di un antitotalitarismo

Eduard Limonov, Egor Letov, Aleksandr Dugin. 
Fondazione del Partito NazionalBolscevico, 1994
"Ho creato un partito senza politici di professione. Ma basato sulla Punk Generation"
(Eduard Limonov)

"Il Regnum dei nazionalbolscevichi (...) è il ritorno degli Angeli, la resurrezione degli Eroi, la rivolta del Cuore contro la dittatura della Ragione"
(Aleksandr Dugin, Metafisica del nazionalbolscevismo)

"Vogliamo cambiare tutto, anche le espressioni facciali !"
(Eduard Limonov)



II compositore Sergey Kuryokhin e il filosofo Aleksandr Dugin ai tempi del primo Partito NazionalBolscevico
"Il comunismo e il fascismo non esistono più. L’unico nemico rimasto è il liberalcapitalismo, non solo come strumento di oppressione economica e sociologica, ma come religione del pensiero unico e dogma della globalizzazione”
(Aleksandr Dugin)


Performance artistica del compositore Sergey Kuryokhin e dello scrittore Eduard Limonov, 1995

Concerto di Egor Letov, "Difesa civile - La lotta continua", 1994


 
Altre performance artistico/politiche di Limonov (tratto dal sito su Limonov a cura di José Setien): http://www.tout-sur-limonov.fr/222318810
Punk e nazionalbolscevismo, articolo di Eduard Limonov (tratto dal sito su Limonov a cura di José Setien): http://www.tout-sur-limonov.fr/414521099









venerdì 17 maggio 2019

"Limonov e Pasolini": un docu-film di Mimmo Calopresti sulla vita di Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

“Limonov e Pasolini”, questo il titolo del docu-film di Mimmo Calopresti - regista celebre per i suoi film e documentari di carattere sociale - che sarà proiettato oggi 17 maggio alle ore 19.00, presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma.
Limonov, celebre scrittore, attivista e rivoluzionario russo, si racconta e lo fa visitando i luoghi simbolo della Roma di Pasolini, nell'ambito del tour di presentazione del suo romanzo autobiografico “Zona industriale”, edito da Sandro Teti, che si tenne esattamente un anno fa.
Eduard Limonov, al secolo Eduard Veniaminovich Savenko è un personaggio che, con Pasolini, ha dei forti punti di contatto. Egli stesso afferma: “Secondo me è possibile, con una lieve forzatura, paragonare la mia vita a quella di Pasolini: un uomo-scandalo, una persona di grande talento che veniva accusata continuamente di tutti i peccati possibili, non importa se fossero veri o falsi”.
Limonov ha sempre dato scandalo o, meglio, “scandalo”. Lo ha fatto nella sua Russia, dissidente da sempre, e in giro per il mondo. Sin dagli Anni '60/70 quando fu vagabondo e poi maggiordomo di un miliardario di New York; lo ha fatto negli Anni '80, quando fu scrittore bohémien a Parigi; e lo ha fatto ancora negli Anni '90, quando fu combattente nella guerra di Transnistria (in sua difesa) e in quella dell'ex Jugoslavia, dalla parte dei serbi. Per poi tornare in Russia e qui fondare il Partito NazionalBolscevico (PNB), assieme al filosofo Aleksandr Dugin e al chitarrista Egor Letov, aggregando i giovani delle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto. Aggregando quelle generazioni “perdute”, gli emarginati, i punk, i dissidenti, i libertari, alle quali si rivolgeva anche Pasolini e dando loro una bandiera, contro il consumismo, contro l'omologazione, contro la decadenza liberale.
Giovani nazionalboscevichi capaci di occupare – goliardicamente - persino le sedi del Potere e che Anna Politkovskaja difenderà a spada tratta e definirà: "giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
Congresso di “Altra Russia”. Fra i molti attivisti, al centro, seduto, Eduard Limonov
Giovani che, ancora oggi, seguono Limonov nel suo partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, sorto dopo lo scioglimento del PNB voluto dal governo liberale di Putin. Partito che ancora oggi non viene riconosciuto, dal Potere, come movimento che può presentarsi alle elezioni (l'ultima giustificazione pare sia stata una fantomatica mancanza di documentazione o di firme). Ma composto di attivisti che lottano in Donbass contro l'autoritarismo del governo ucraino e che lottano in patria per una Russia diversa, socialista, e in diverse manifestazioni lo fanno marciando assieme ai comunisti del KPFR e agli attivisti del Fronte di Sinistra.
Limonov, oggi 76 enne, il quale si fece ben due anni di carcere con l'accusa di un inesistente traffico di armi, si definisce un nazionalista moderato, un socialista “dalla linea dura”, un anticapitalista capace di unire i valori della destra patriottica e della sinistra sociale tipici del Socialismo Russo, che è poi il miglior socialismo originario europeo dell'Ottocento: quello del populismo russo del XIX secolo, quello di Pierre Leroux, di Marx, Engels, Bakunin, Proudhon di cui parlano scrittori queli Michéa e De Benoist.
Egli va molto fiero di essere un "dissidente dalla parte dei ribelli e dei deboli" e di aver creato “un partito senza politici di professione. Ma basato sulla Punk Generation” e, dopo ben 25 anni di assenza, ha rivisitato Parigi alcuni giorni fa, al fine di esprimere il suo sostegno alla lotta civile e sociale dei Gilet Gialli.
L'omaggio che Mimmo Calopresti fa a questo grande scrittore e attivista contemporaneo è dunque di inestimabile valore civile, artistico e politico.
Una ventata di aria sana in un'Europa – per citare Limonov medesimo – in “crisi di coscienza” in quanto, egli afferma, “L'Europa sta uccidendo i paesi dissidenti, i diversi paesi, i diversi uomini”.
Pensiamo alla Siria, ma, ancor più, al Venezuela socialista, che questa Europa sanziona e non riconosce.
Anche a Limonov e Pasolini, oltre che a molte altre figure del socialismo e del libertarismo, fra l'altro, saranno dedicati dei capitoli del mio prossimo saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”.

Luca Bagatin