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venerdì 29 novembre 2019

25 anni fa usciva, in Russia, il primo numero di "Limonka", giornale di avanguardia politica, artistica, letteraria e musicale. Articolo di Luca Bagatin

25 anni fa, precisamente il 28 novembre 1994, usciva – in Russia - il primo numero del giornale “Limonka”, organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), editato dallo scrittore Eduard Limonov e con una tiratura di circa 15.000 copie.
Un partito composto da intellettuali e artisti, ma anche da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti.
Fondato da tre artisti e intellettuali, ovvero dallo scrittore Eduard Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal chitarrista punk rock Egor Letov, il PNB trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni '20 di Ernest Niekisch e di Karl Otto Paetel, primi ad opporsi in Germania al nazismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egoismo dell'”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.
Eduard Limonov, 29 novembre 1994
“Limonka”, sebbene fosse un organo di partito, si occupava principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi. Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica, al punto che furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell'autorità. Per lei erano “giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”. Ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava, pur suggerendo loro di cambiare nome. Non le piaceva, infatti, il termine nazbol.
Egor Letov, famosissimo nella Russia di oggi e di allora, attrasse molti giovani e così Eduard Limonov, pur essendo questi, già negli Anni '90, un uomo sulla cinquantina, ma il cui spirito punk colpì profondamente i ragazzi dell'epoca.
Del PNB, peraltro, iniziarono a far parte anche lo scrittore Zachar Prilepin e il celebre jazzista, musicista e attore Sergey Kuryokhin. Di quest'ultimo, peraltro, si possono ancora ritrovare – su youtube – alcune performance artistiche assieme allo stesso Limonov e a Dugin.
Aleksandr Dugin oggi
“Sei giovane, non ti piace vivere in questo paese di merda. Non vuoi diventare un anonimo compagno Popov, né un figlio di puttana che pensa soltanto al denaro, né un cekista. Sei uno spirito ribelle. I tuoi eroi sono Jim Morrison, Lenin, Mishima, Baader. Ecco sei già un nazbol”, questo il provocatorio slogan recitato da Limonov, in quegli anni, per esortare i giovani a entrare nel partito.
Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate.
Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.
Egor Letov morì prematuramente, nel sonno, a soli 44 anni, nel 2008. Come prematuramente morì anche Sergey Kuryokhin, a 42 anni, nel 1996, a causa di un sarcoma cardiaco.
Zachar Prilepin, oltre a continuare la sua carriera di romanziere (in Italia è principalmente pubblicato dalla casa editrice Voland), tradotto in 11 lingue, ha combattuto per la Repubblica Popolare di Donetsk ed è stato consigliere del Presidente Zacharcenko.
Dipinto raffigurante Egor Letov
Aleksandr Dugin rimane un filosofo molto rispettato nel mondo, discusso - spesso a torto - nei Paesi liberal capitalisti, teorico della Quarta Teoria Politica, fondamento del superamento e della contrapposizione ai tre totalitarismi novecenteschi: liberalismo, comunismo e fascismo.
Eduard Limonov, invece, oltre a rimanere un romanziere di successo (in Italia, a giorni, uscirà “Il boia”, edito da Sandro Teti), continua a portare avanti la bandiera nazionalbolscevica (con una provocatoria granata al centro, ovvero una “limonka”, simbolo dello storico e omonimo giornale). Egli guida infatti il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, ancora una volta composto per la maggior parte di giovani e giovanissimi e che da anni si batte non solo per un ritorno ad un sistema sociale anticapitalista, ma anche per la libertà di parola e di opinione in Russia, ovvero per il rispetto dell'Articolo 31 della Costituzione. E, per questo, i suoi componenti, vengono continuamente – ancora oggi – vessati dalle autorità.
L'anniversario di “Limonka”, in questi giorni, è molto festeggiato dai componenti di “Altra Russia”, i quali sono l'avvenire di quella sinistra nazionalpatriottica che ancora non si è arresa ad un presente e ad un futuro diverso e alternativo rispetto al totalitarismo liberal capitalista che, dagli Anni '90 ad oggi, comanda imperterrito in Russia e in tutta Europa.

Luca Bagatin


lunedì 29 ottobre 2018

Olga Shalina, paladina contro le torture nelle carceri russe (e riflessioni sul presente, anche alla luce della vittoria del liberal capitalista Bolsonaro in Brasile). Articolo di Luca Bagatin

Olga Shalina, attivista di lungo corso del partito nazionalbolscevico "Altra Russia", guidato dallo scrittore Eduard Limonov, rischia cinque anni di carcere, per aver protestato contro i casi di tortura e di violazione dei diritti umani nelle carceri russe, già segnalate dal quotidiano Novaja Gazeta l'estate scorsa.
L'attivista, lo scorso 25 ottobre, ha attuato una protesta presso la mostra Interpolitekh, tenutasi a Mosca, ove erano esposte attrezzature militari e di polizia. Salita su un furgone, la Shalina si è tagliata - per denunciare la drammaticità del sistema carcerario russo - le vene del braccio sinistro e ha lanciato volantini di protesta contro la polizia ed il sistema penitenziario repressivo.
Trasportata successivamente in ospedale, è accusata di teppismo e incitamento all'odio, rischiando ben cinque anni di carcere.
Il Partito Nazionalbolscevico di Limonov (fondato negli Anni '90 assieme al filosofo Dugin ed al chitarrista punk rock Egor Letov) non è nuovo a atti di protesta, esclusivamente nonviolenti e spesso goliardici, contro il sistema autoritario del governo Putin e contro il sistema liberal capitalista in generale, al punto da essere stato messo ufficialmente fuorilegge (unico partito in Russia) nel 2007.
Successivamente ha assunto la denominazione di Altra Russia e cambiato simbolo (una granata al posto della falce e martello di colore nero). Alleato in un primo tempo ai liberali di Kasparov, successivamente Altra Russia ha proseguito per la sua strada, a causa delle divisioni interne del fronte liberale e proseguendo la sua opposizione sia al sistema repressivo putiniano, sia alle politiche liberal-capitaliste, non ultime quelle sull'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile, a fianco del Partito Comunista della Federazione Russa e del Fronte di Sinistra di Sergej Udalc'ov, quest'ultimo già arrestato sia di recente - pur avendo guidato una manifestazione pacifica autorizzata - che nel 2017 assieme a Limonov stesso, solo per aver guidato entrambi una manifestazione anticapitalista pacifica ove chiedevano la nazionalizzazione della grande industria, una moratoria delle privatizzazioni nei servizi sociali, la riforma del codice del lavoro, trasparenza nelle elezioni e l'indipendenza della magistratura.
Del Partito Nazionalbolscevico, ovvero di Altra Russia, composto prevalentemente da giovani punk o ex punk, libertari e "desperados" poveri delle periferie russe delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento degli oligarchi e del capitalismo assoluto, con un programma economico di sinistra (giustizia sociale, proprietà in comune, lavoro collettivo) e una politica di destra (priorità dello Stato e della nazione, eurasiatismo), parla uno dei bellissimi romanzi dello scrittore e giornalista di Altra Russia Zachar Prilepin, già collega alla Novaja Gazeta e amico della compianta Anna Politkovskaja (la quale fu una sostenitrice dei giovani nazbol e li definiva: "giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese"). Tale romanzo, "Sankya", è edito in Italia da Voland ed è uno spaccato delle periferie russe e della ribellione dei suoi giovani nei confronti di un sistema autoritario e a tutela unicamente dei ceti più ricchi.
Olga Shalina
Se pensiamo che in Brasile ha vinto l'ennesimo liberal capitalista autoritario, il quale ha giocato sul colpo di stato giudiziario contro Lula e la Roussef e sulle fake news che il suo partito ha diffuso in rete, possiamo dire che anche l'America Latina rischia tempi molto bui e la perdita delle conquiste ottenute dal Socialismo del XXI secolo (come già accaduto di recente con Macri in Argentina e con il voltafaccia di Lenin Moreno in Ecuador) dei Lula, dei Kirchner in Argentina, dei Morales in Bolivia e dei Chavez in America Latina.
Ormai la contrapposizione non appare più da tempo quella fra destra e sinistra, ma fra liberal-capistalismo autoritario da una parte (sostenuto dalle destre e dalle sinistre del capitale) e dal socialismo e populismo autentico dall'altra. Socialismo e populismo degli Herzen, dei Mazzini, dei Garibaldi, dei Proudhon, dei Marx, dei Bakunin, degli Engels: quello della Prima Internazionale dei Lavoratori, che purtroppo nell'800 non seppe sanare le sue divisioni interne; quello dei socialisti populisti russi, i narodniki di fine '800 come il già citato Herzen, l'amico di sempre del Risorgimento italiano e dei suoi eroi, colui il quale già prefigurava un sistema socialista per la Russia, affermando: : "Il contadino russo conosce soltanto la moralità che nasce istintivamente e naturalmente dal suo comunismo [...] la manifesta ingiustizia dei proprietari terrieri lega il contadino ancor più strettamente alle leggi della sua comunità [...] l'organizzazione della comunità ha tenuto testa alle intromissioni del governo [...] è sopravvissuta ed è rimasta integra fino allo sviluppo del socialismo in Europa"; quello dei popoli liberi e indigeni dell'America Latina emancipati da Bolivar, Sandino, Chavez, Maduro, Evo Morales, Pepe Mujica, Correa e quelli africani emancipati da Gheddafi, Sankara, Machel e molti altri leader panafricani.
L'alternativa è dunque fra i popoli oppressi e poveri e i ricchi, gli oligarchi. Fra chi ricerca l'amore e chi fomenta l'odio e il dolore dei molti, dei troppi, che ancora oggi muoiono di fame o nelle carceri o sono vilipesi e sono alla ricerca di un riscatto. Riscatto fatto di democrazia autentica. Che è libertà unita all'amore. Libertà dal danaro, dal capitale, dallo sfruttamento, dalla violenza (che può essere fisica e mentale). E amore che è condivisione reale con i nostri simili. Che è lavoro in comune, cooperazione, autogestione, socialismo non ideologico, spiritualità, socialità, tradizione, cultura, crescita morale e intellettuale.

Luca Bagatin