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domenica 25 gennaio 2026

Venezuela. La Presidente ad interim Delcy Rodriguez invita all'unità del Paese contro l'imperialismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin

Lo scorso sabato 24 gennaio, la Presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha partecipato alla Giornata dell'Assistenza Sociale Integrale nella città di Catia La Mar, fornendo assistenza diretta a oltre 5.500 famiglie del Circuito Comunitario della città.

Il governo socialista del Venezuela, dopo l'aggressione statunitense dello scorso 3 gennaio, ha iniziato a potenziare le politiche sociali e ad attuare opere di risanamento dei danni provocati dall'aggressione stessa, che ha causato oltre cento vittime, fra civili e militari e ha colpito infrastrutture mediche, scientifiche e abitative.

La Presidente ha dichiarato che “non può esserci pace economica senza pace sociale” e ha spiegato come il governo stia lavorando per garantire un'abitazione a quelle famiglie che hanno perso la casa durante l'attacco, aggiungendo che “sappiamo anche che la dignità del popolo venezuelano il primo scudo che abbiamo per preservare la nostra integrità come popolo, integrità territoriale e l'indipendenza nazionale”.

La Presidente Rodriguez ha altresì sottolineato che “c'è un urgente bisogno di unità nazionale per salvaguardare la pace e la tranquillità del nostro popolo. Non possono esserci differenze politiche o di partito quando si tratta della pace del Venezuela. Non possono esserci divisioni. Il Venezuela deve essere unito come un'unica nazione”.

E, riferendosi all'estremista di destra Machado, che ha addirittura consegnato l'immeritato Nobel per la Pace al Trump, ha aggiunto che “È vergognoso vedere una donna venezuelana, che si dichiara venezuelana, andare a ringraziare per i bombardamenti e l'aggressione militare straniera contro il Venezuela. Non credo che sia venezuelana, perché il popolo venezuelano rifiuta qualsiasi tipo di aggressione che causi sofferenza al nostro popolo”.

La Presidente ha poi concluso il suo discorso affermando: “Da qui, rivolgo un appello a tutto il Venezuela. Lo dico dal 5 gennaio, quando ho prestato giuramento a seguito del sequestro del Presidente Nicolás Maduro e della First Lady Cilia Flores. Ho giurato sui bambini del Venezuela, sui giovani; ho giurato di proteggere il popolo e che dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri. E un modo per prenderci cura gli uni degli altri è saper preservare e garantire la convivenza democratica nella nostra diversità. Esiste la diversità, esiste la pluralità, esistono le differenze, ma ci sono valori supremi, e uno di questi è la pace, che deve unirci; un valore supremo è l'indipendenza, la dignità del Venezuela, che deve unirci. E ho visto molti settori, divergenti in politica, uniti in questa posizione”.

L'unità nella diversità. Questo dovrebbe contare. Il socialismo cura, l'imperialismo distrugge e uccide. E negli USA lo stiamo vedendo da tempo ed è così anche nelle nostre società europee, sempre più allo sbando, sempre più servili, sempre meno in grado di educare le nuove generazioni e di sviluppare una coscienza sociale e civile.

Luca Bagatin

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sabato 27 dicembre 2025

L'oppositore di sinistra Sergey Udaltsov condannato a sei anni. Anche in Russia, come ovunque, nel mondo liberal-capitalista, il socialismo è perseguitato. Articolo di Luca Bagatin

 

In pochi, probabilmente, sanno che, nella Russia post-sovietica, esistono dei dissidenti autentici (di cui ho molto scritto nel mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo), che, per il fatto di difendere il socialismo, ovvero l'anticapitalismo, la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, non piacciono né al regime liberal capitalista di Putin, ma nemmeno all'Occidente liberal-capitalista.

Occidente liberal-capitalista che, spesso e volentieri, li ha sempre o spesso ignorati. Se non denigrati, considerandoli “controversi” (sic!).

Fra tali dissidenti, lo scrittore e fondatore del Partito NazionalBolscevico, oltre che della coalizione “L'Altra Russia” (oggi “L'Altra Russia di Eduard Limonov”) Eduard Limonov e Sergey Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra che, ironia della sorte, viene condannato a 6 anni di carcere nei giorni che ricordano la dissoluzione dell'URSS, quel tragico 25 dicembre 1991, che trasformò la Russia e le Repubbliche post-sovietiche nella terra delle oligarchie, delle mafie e dell'estremismo di destra.

Limonov e Udaltsov, autentici dissidenti della sinistra russa, hanno spesso manifestato assieme, contro le misure antisociali e di austerità dei governi Putin-Medvedev. E spesso sono stati arrestati assieme.

Hanno sostenuto il ritorno del socialismo popolare in Russia, la libertà di parola e il ritorno delle aree storicamente russe alla Russia, quali la Crimea e il Donbass. E lo hanno fatto per primi, denunciando il nazionalismo russofobo ucraino e quello nelle Repubbliche post-sovietiche, diventate liberal capitaliste e governate dall'estrema destra.

Limonov è sempre rimasto un dissidente integrale, ha sempre rifiutato di allearsi al Partito Comunista della Federazione Russa e, al suo partito, composto soprattutto di giovani e giovanissimi, spesso artisti, ancora oggi, non viene permesso di presentarsi alle elezioni. Il suo Partito NazionaBolscevico fu addirittura messo fuorilegge dalla Corte Suprema russa, nel 2007, con accuse infondate di “estremismo” e “incitamento all'odio”. Accuse che la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha considerato palesi violazioni dei diritti umani.

Udaltsov, anch'egli spesso arrestato con l'accusa – mai provata – di “incitamento a disordini di massa”, ha spesso collaborato, invece, con il maggiore partito di opposizione, ovvero il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) e sua moglie, Anastasia, ex attivista del Partito NazionalBolscevico, è deputata alla Duma nelle fila di questo partito.

Udaltsov è stato condannato e per l'ennesima volta, nei giorni scorsi, a 6 anni di carcere duro, con l'accusa di aver pubblicato, sul sito del Fronte di Sinistra, nel 2023, due articoli dal titolo “Come i marxisti sono diventati terroristi. Gli attivisti di Ufa languiscono in prigione da un anno con accuse assurde” e “Smettete di perseguitare i comunisti! Il Fronte di Sinistra ha tenuto una manifestazione a Mosca in difesa dei prigionieri politici”.

Entrambi articoli in difesa del circolo marxista di Ufa, i cui componenti sono stati arrestati e condannati a pene detentive dai 16 ai 22 anni, con l'accusa di “terrorismo”.

Sergey Udaltsov ha dichiarato di voler intraprendere uno “sciopero della fame a tempo indeterminato”, sottolineando come la condanna che ha ricevuto sia stata frutto di “una decisione vergognosa”.

Egli, durante l'udienza in tribunale, ha dichiarato, relativamente ai suoi articoli in difesa dei componenti del circolo marxista di Ufa che: “C'è stata una sostituzione di concetti. Non sono per un'assoluzione, ma rilevo dubbi sulla loro colpevolezza: questo è ciò che contengono tutte le mie pubblicazioni. E ora dubito della loro colpevolezza e ho il diritto di farlo, perché il verdetto non è ancora entrato in vigore”.

Nel mondo post-sovietico, diventato liberal-capitalista, tanto quanto in quello Occidentale, dunque, la caccia al socialista e al comunista rimane sempre presente.

A vario titolo, a vario modo. In gran parte delle Repubbliche post-sovietiche, dai Paesi Baltici all'Ucraina (ma anche in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca), i Partiti Comunisti e in generale di sinistra, sono stati pressoché messi al bando (e gli attivisti spesso perseguitati). In Russia vengono spesso perseguitati o, quantomeno, tenuti a bada.

Gli USA cercano di destabilizzare il socialismo in ogni dove. Dalla Jugoslavia alla Siria, passando per la Libia e il Venezuela (oltre che l'Italia, quando governava il PSI di Bettino Craxi).

L'UE, che è sempre al traino degli USA e degli estremismi di destra, vorrebbe equiparare il comunismo al nazifascismo. Come se la giustizia sociale potesse essere equiparata al razzismo e al suprematismo!

E siamo sempre lì. Tutto il mondo pseudo-libero (in realtà liberal-capitalista) è paese. Anzi, è palesemente anti-sociale e anti-socialista.

Luca Bagatin

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sabato 20 dicembre 2025

Il nemico degli USA e del liberal capitalismo rimane il socialismo, ovvero la giustizia sociale e la sovranità nazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

E' evidente che, il nemico degli USA e del mondo sedicente “libero”, ma in realtà liberal capitalista e oligarchico, sia il socialismo.

Lo abbiamo visto più volte, nel corso della Storia.

Alcuni esempi?

La defenestrazione dei leader socialisti latinoamericani, da Allende a Peron; i tentativi di destabilizzazione in Venezuela (passati e recentissimi); l'embargo a Cuba; i tentativi, purtroppo riusciti, di far crollare il socialismo nei Paesi dell'Est (a iniziare dalla Jugoslavia); la defenestrazione di Bettino Craxi e del PSI (oltre ai partiti democratici di governo, in Italia); la defenestrazione del socialismo arabo nella Libia di Gheddafi e di quello baathista siriano di Assad.

Questi solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero citare moltissimi altri, di cui ad ogni modo, in altri articoli, mi sono occupato.

Per contrastare il socialismo, a livello internazionale, gli USA e i loro alleati, hanno persino fomentato e sostenuto l'islam radicale. In Siria, guarda un po', da quando governa l'islamista Ahmad al-Shara', l'UE ha allentato le sanzioni e gli USA le hanno recentemente addirittura tolte.

E questa la chiamerebbero “difesa della democrazia e della libertà”? Ma dai! Non siamo ipocriti.

La NATO stessa, da strumento di difesa comune, ha perduto il suo ruolo originario, come ricordato anche di recente dal prof. Giancarlo Elia Valori, al convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo, “Ritrovare i sentieri dell'Europa”.

Gli USA vorrebbero persino vendere armi ai separatisti di Taiwan, in chiave anti-cinese, ovvero anti-socialista cinese.

E, come se non bastasse, il flirt di Trump con Putin, pur dettato dalla logica e dal buonsenso (una logica che ad ogni modo aveva avuto per primo Silvio Berlusconi e, prima di lui, Gianni De Michelis, che avrebbe voluto integrare la Russia nel sistema comunitario europeo e creare un dialogo fra Occidente e Oriente, in sinergia con la Cina), sembra piuttosto volto ad allontanare la Russia dalla Cina.

Una Cina che, grazie alla sua economia socialista di mercato, sta arrivando a superare in ogni settore gli USA, il cui sistema oligarchico liberal capitalista, è destinato a crollare.

In tutto ciò, assistiamo a continue violazioni del diritto internazionale da parte degli USA, non ultima la situazione in Venezuela, di cui ho ampiamente scritto e sulla quale è intervenuta anche la Vicepresidente esecutiva del Venezuela, Delcy Rodriguez, la quale ha denunciato il tentativo di aggressione da parte degli USA, sottolineando che il Paese non ha alcun debito in sospeso con il governo di Trump, mentre è Washington ad avere debiti con il popolo venezuelano.

Ella si è riferita al saccheggio finanziario perpetrato ai danni dei beni venezuelani all'estero.

E ha denunciato le sanzioni unilaterali statunitensi contro il Venezuela, la cui unica “colpa” è quella di avere un governo socialista che difende giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

Guarda caso...

E siamo sempre lì, con gli USA che, governanti dalle due destre, “democratica” e/o “repubblicana”, perseguono sempre il medesimo obiettivo. Saccheggiare chi difende il proprio diritto all'autogoverno e promuove un sistema fondato sulla giustizia sociale e la pianificazione economica.

L'UE – esclusa la Slovacchia (e pochi altri), governata non a caso da un autentico socialista democratico senza equivoci, quale è Robert Fico - da tempo va loro dietro e, anche quando non lo fa, preferisce sostenere una autocrazia corrotta di destra a essa estranea, in una escalation che potrebbe condurre a un conflitto allargato dalle conseguenze imprevedibili.

La cura ad ogni modo esiste. Si chiama socialismo senza equivoci. Ovvero autogoverno, autogestione dei popoli, sovranità e indipendenza economica.

In poche parole: razionalità, cooperazione, libertà, fratellanza e uguaglianza.

Luca Bagatin

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sabato 12 luglio 2025

Venezuela, Brasile e Cina: il socialismo prospero volto al multilateralismo, alla stabilità, alla pace e alla costruzione di un mondo più giusto e inclusivo. Articolo di Luca Bagatin

 

Nei giorni precedenti al 17esimo vertice dei BRICS, fra Venezuela e Repubblica Popolare Cinese e fra quest'ultima e il Brasile, si sono svolti importanti incontri a livello istituzionale ed economico.

Il 4 luglio scorso, il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro e la Vicepresidente, Delcy Rodriguez, hanno partecipato al Grande Expo Cina-Venezuela, presso La Carlona, nello Stato di Miranda.

L'evento, il cui motto era “Costruire uno splendido futuro”, si è tenuto in occasione del 51esimo anniversario delle relazioni diplomatiche fra Venezuela e Repubblica Popolare Cinese.

In tale ambito sono stati firmati tre accordi economici fra i due Paesi.

Il primo relativo alla consegna di materiali per la protezione delle risorse idriche venezuelane; il secondo relativo alla cooperazione tecnologica e il terzo relativo agli investimenti in Venezuela da parte della Banca Cinese per lo Sviluppo.

Il Presidente Maduro ha spiegato che tali investimenti sono volti allo “sviluppo dell’agricoltura, dell’agroindustria, dell’acquacoltura e per gli investimenti nel settore degli idrocarburi per la produzione di petrolio, gas e lo sviluppo dell’industria petrolchimica e della raffinazione”.

Sono stati inoltre discussi investimenti relativi allo sviluppo delle infrastrutture, per la fornitura di energia elettrica, nell'ambito del trasporto pubblico e per lo sviluppo di scienza e tecnologia.

In merito è stato firmato un accordo con l'impresa cinese iFlutek, per lo sviluppo congiunto dell'intelligenza artificiale da utilizzare nell'ambito dell'istruzione, della sanità, dell'energia e delle telecomunicazioni.

Il Presidente Maduro ha sottolineato come tali accordi si fondino sulla complementarietà e il rispetto reciproco fra Paesi fraterni, i cui valori sono fondati su “un futuro di prosperità condivisa”.

La Vicepresidente Rodriguez ha fatto presente come entrambi i Paesi, Venezuela e Cina, tengano in grande considerazione la loro autodeterminazione e sovranità.

Ringrazio il Presidente Xi Jinping per tutto il suo sostegno, per la sua solidarietà, per il suo costante incoraggiamento in ogni momento. Ringrazio il Presidente della China Development Bank, il compagno Tang, per questa visita, che segna un nuovo inizio, un nuovo inizio di una splendida relazione”, ha affermato il Presidente Maduro.

L'Ambasciatore cinese in Venezuela, Lan Hu, da parte sua ha dichiarato: “Per oltre mezzo secolo, il coordinamento bilaterale ha raggiunto uno sviluppo significativo in tutti i settori. Nonostante le avversità internazionali, ci siamo sostenuti a vicenda, difendendo l'equità e la giustizia internazionale e i diritti dei Paesi del Sud del mondo”.

Il giorno successivo, il 5 luglio, a Rio de Janeiro, il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, ha incontrato il Premier cinese Li Quang.

Entrambi si sono detti concordi nel collaborare per promuovere mutui vantaggi nell'ambito dell'economia digitale e verde, oltre che nell'ambito dell'innovazione scientifica e aerospaziale.

Il Presidente Lula ha trasmesso i suoi saluti al Presidente cinese Xi Jinping, sottolineando che entrambi i Paesi stanno lavorando in armonia per un futuro condiviso, un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.

Il Premier cinese Li, ha esortato a intensificare la cooperazione fra i due Paesi negli ambiti relativi all'istruzione e alla sanità, ricordando che il 2026 sarà l'Anno della Cultura Cina-Brasile.

Entrambi i Paesi a guida socialista, sostengono convintamente il multilateralismo e il libero scambio e sono impegnati (a differenza dei sempre più irresponsabili, sanzionatori e guerrafondai USA e UE) a lavorare per una globalizzazione vantaggiosa e inclusiva per tutti, per la stabilità e la pace globale.

Luca Bagatin

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lunedì 26 maggio 2025

Giustizia sociale, equità, cooperazione, come ritrovare i sentieri dell'Europa secondo Paola Bergamo (sulle tracce del nonno Mario Bergamo, eroe repubblicano mazziniano). Intervista di Luca Bagatin


Paola Bergamo è un’imprenditrice veneta, con una formazione culturale classica e giuridica. E' coordinatrice del Circolo culturale “La Caduta” e Presidente del Centro Studi MB2, oltre che esperta di comunicazione e relazioni internazionali. Ha all'attivo già due importanti pubblicazioni, ovvero “I sentieri interrotti dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo” (scritto assieme a Angelo Giubileo) e il nuovo “Ritrovare i sentieri dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo”, con prefazione del Generale di Corpo d’Armata Antonio Bettelli, presentato di recente al Salone del Libro di Torino. Entrambi i saggi sono editi da Futura Libri.

Paola è, peraltro e infatti, nipote di Mario Bergamo (1892 – 1963), antifascista, già Segretario del Partito Repubblicano Italiano, propugnatore della corrente “Repubblica Sociale”, che mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini; promotore di una Internazionale Repubblicana, di ispirazione “socialista mazzinana”, che unificasse gli ideali repubblicani, anarchici, socialisti e comunisti e di cui molto scrisse nel suo saggio “Nazionalcomunismo”, curato – come altre sue opere - dal figlio, Giorgio Mario, padre di Paola.

Sei nipote e custode, per molti versi, della memoria storica e politica di Mario Bergamo, importante e volutamente dimenticato esponente repubblicano mazziniano, antifascista e coerente con le sue idee. Puoi dirci, brevemente, chi fu Mario Bergamo?

Il Pensiero di Mario Bergamo, fu, negli anni Venti del ‘900, un pensiero di rottura. Mario Bergamo, come ha rilevato anche il Prof. Augusto Vasselli, Presidente del Nuovo Giornale Nazionale, era decenni e decenni più avanti dei suoi contemporanei. In effetti se fosse stato seguito il suo Magistero, la fusione dei Repubblicani con i Socialisti, non solo l’Italia si sarebbe risparmiata vent'anni di Dittatura, ma non si troverebbe imbrigliata in un sistema partitocratico, quello odierno, dove le distonie alla democrazia radicano nella stessa Carta Costituzionale, la quale fu un importante compromesso tra forze politiche che avevano ideali e visioni contrapposte, unite più che altro dalla volontà di uscire dal periodo più buio e tormentato della nostra Storia nazionale, appunto il Fascismo, con il quale non si è fatto ancora abbastanza i conti, tant’è che i suoi echi permangono ben oltre la sua durata storica.

Mario Bergamo fu Deputato alla Camera del Regno e l’ultimo Segretario Nazionale del Partito Repubblicano Italiano.

Giunse alla Direzione Nazionale nel 1924 e quindi nel 1925 alla Segreteria Nazionale con la corrente da lui fondata “Repubblica Sociale” poggiante su due capisaldi: Giustizia Sociale e Laicismo Integrale. All’atto dello scioglimento di tutti i partiti politici, imposto con la forza dal regime fascista, nel 1926, per quelle circostanze di violenza non solo sociale e politica, ma anche fisica, Mario Bergamo, più e più volte perseguitato, percosso e addirittura messo nudo in vetrina emaciato, fu costretto a lasciare l’Italia.

La fuga fu organizzata da mia Nonna Ermelinda con Ferruccio Parri. Nei confronti di mio Nonno si era aperta una vera caccia all’uomo e sarebbe stato ucciso poiché ingiustamente indicato come il mandante dell’attentato di Bologna a Mussolini, in cui perse la vita il giovane Zamboni, del quale prende nome l’importante via della Bologna Universitaria.

Mario Bergamo raggiunse Parigi via Lugano, grazie all’aiuto dei contrabbandieri, insieme ad altri celebri personaggi del panorama politico nazionale dell’epoca, tra i quali Pietro Nenni, che Mario Bergamo assistette durante la fuga dall’Italia, finanche portandolo di peso sulle sue stesse spalle.

Il Nonno in quel momento storico era il più acerrimo avversario della dittatura ed è un paradosso, quindi, che su di lui, sia stata fatta calare una ingiustificabile damnatio memoriae ascrivibile alla sua scelta di non tornare in Italia, dopo la caduta del Fascismo, continuando la sua battaglia di libertà. Una scelta difficile, ma coerente al suo pensiero, persino rifiutando lo scranno di Senatore che gli era dovuto.
Il Nonno rimarcava quanto fascismo si era travasato nell’antifascismo e come la Repubblica nasceva non libera, ma liberata, la qual cosa reca in sé una evidente valutazione politica.

Tuo padre, Giorgio Mario Bergamo, che se non erro fu anche vicino alla corrente repubblicana di Randolfo Pacciardi, fu colui il quale curò le opere di tuo nonno, che scelse di rimanere in esilio, in Francia, non riconoscendosi nella Repubblica del 1946, che poco aveva a che fare con la Repubblica immaginata da Mazzini e Garibaldi. Cosa puoi dirci di lui?

Mio Padre aveva solo 4 anni quando è stato catapultato nell’esilio e ne è stato un testimone oculare avendolo subìto pure lui. Un esilio difficile, fatto anche di tanti stenti, guardato di traverso dai ragazzini francesi che sbeffeggiavano gli italiani anche definendoli “macaronì”. Però, quell’orgoglio tutto Italiano di difendere la Patria anche nei gesti piccoli e quotidiani, spinse mio Padre a eccellere in tutte le scuole, imponendosi come il migliore proprio sui compagni francesi e si può certamente dire che in lui si sia fuso il meglio della cultura italiana e di quella francese. Pur avendone diritto, mio Padre non accettò mai di farsi francese così come non lo fece mio Nonno che tuttavia, privato della cittadinanza italiana dal regime fascista, unita all’angheria di degradarlo e togliergli le medaglie al merito conseguite per l’eroismo dimostrato sulle cime di Monte Piana, durante il primo conflitto mondiale, morì in esilio e da apolide. Ma il Nonno, mai avendo dismesso di sentirsi italiano, di lottare per la Patria e di amare l’Italia, continuò con coerenza la sua Opposizione Storica alla dittatura fascista. Mi permetto di dire che l’Opposizione Storica era ed è qualcosa di molto più grande e forte del semplice Antifascismo. L’Opposizione Storica è infatti non solo lotta, ma ricerca delle cause che permisero al Fascismo di imporsi in Italia.
E del resto se la scintilla scoppiò in Italia, e fu Fascismo, poi divampò in Germania e fu Nazismo.

Dall’esilio il Nonno ricostituì il Partito Repubblicano e incisiva fu la sua azione politica dall’estero per scardinare la dittatura fascista. Quanto alla Repubblica del 1946, non nacque da un’azione di popolo: basta ricordare le parole di Churchill:

Bizzarro popolo gli Italiani. Un giorno 45 milioni di Fascisti. Il giorno successivo 45 milioni di Partigiani. Eppure questi 90 milioni di Italiani non risultano dai censimenti!” Vero è che l’Italia non si è liberata da sola, come avrebbe voluto Mario Bergamo, ma è stata liberata dagli Anglo-Americani. L’apporto del mondo Partigiano è stato importante, ma sarebbe mai stato sufficiente. Ne seguì poi una cruenta guerra civile, mai del tutto spenta e che di volta in volta fa riemergere i suoi echi. Per Mario Bergamo quindi la Liberazione e Libertà non erano cose equivalenti, entrando, come di fatto fu, nell’alveo di un sistema dove le decisioni sarebbero state prese all’estero, altrove e imposte a quella Italia divenuta cobelligerante e solo in seguito considerata un’Alleata.

Caduta la dittatura, quell’esilio dapprima necessario, per mio Nonno poi divenne volontario non riconoscendo nella Repubblica che si andava costruendo la Repubblica fondata su Laicismo Integrale e Giustizia Sociale che lui sognava da Repubblicano e Mazziniano. Una Repubblica che egli non esita a definire “concetta in dolore, non nascerà al vituperio” [...] sottoscrivente pace oltraggiosa-mortale peccato contro lo spirito- mercanti di Parigi avidi [...] disfida provvidenza [...] sé danna, condanna figli dei figli [...].

Nel mio libro compare il documento originale spedito per cablogramma in Italia.
Cioè lui avrebbe voluto un’Italia che si liberasse da sola dal giogo del Fascismo, che ritrovasse da sola la libertà senza contrarre un debito di “gratitudine” i cui effetti e costi si sono fatti sentire in questi nostri 80 anni di storia Repubblicana e ancor oggi producono i loro riflessi in tutte le scelte politiche, indipendentemente dal colore o posizionamento. .
Mio Padre ha dedicato tutta la sua vita a tenere vivo il pensiero di Mario Bergamo. Memorabile è il suo Addio a Recanati, arrivato in cinquina anche al Premio Campiello.

Ritrovare i sentieri dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo”, il tuo ultimo saggio. Che segue “I sentieri interrotti dell'Europa”, che scrivesti assieme ad Angelo Giubileo, sempre edito da Futura Libri. Puoi raccontarci di cosa parla?

I due libri sono intimamente connessi e di stampo profondamente europeista, ma molto critici verso le pieghe e caratteristiche dell’Unione Europea, oramai divenuta una Holding Finanziaria che persegue non solo interessi propri e lontani dalle esigenze anche più elementari dei popoli d’Europa, ma che addirittura hanno come effetto quello di penalizzare i cittadini che hanno quindi espresso con forza il loro dissenso, anche alle ultime tornate elettorali.
Con “I Sentieri Interrotti”, lo scopo fu quello di sintetizzare, quasi una sorta di “Bignami”, il pensiero politico e europeista di Mario Bergamo. Con “Ritrovare i Sentieri dell’Europa sulla via tracciata da Mario Bergamo”, l’intento è stato di calare il pensiero del Nonno nei problemi della nostra contemporaneità. L’Europa intendendo la UE, è nel mezzo di un vortice di un tempo scomposto, schiacciata da Imperi, potentati e caduta in una profonda crisi economica e di idee. Oggi brancola nel buio e non ha con sé il consenso dei cittadini che si sentono traditi, come del resto è stato tradito, quasi un’ abiura, la visione dei Padri dell’Europa, tra cui Mario Bergamo. Il tema del mio Pamphlet è il “ritrovamento” di ideali, di valori, e sentimenti per una “battaglia di libertà”. Perché per me, seguendo le orme del Nonno, Europa e Libertà sono sinonimi se questa fondasse su Giustizia tra i popoli e le Nazioni che la compongono. E del resto il Nonno, che pur osservava gli accadimenti, aveva preconizzato il fallimento del progetto europeo che partiva da meri interessi economici-finanziari anziché dalle necessità della gente comune, che oggi paga il prezzo dei tanti errori accumulati. Il mio libro non fa sconti a nessuno e punta il dito contro i sistemi e le devianze che determinano distonie e squilibri in un mondo piegato ai diktat di un famelico turbo-capitalismo, di una tecnofinanza e élites post liberali che tutto arano indifferenti alla sofferenza causata e che trova nelle guerre in atto, tragico epilogo e nuovi tornaconti.

Pensi che l'europeismo immaginato da Mario Bergamo e, prima di lui, da Mazzini, Garibaldi, Rossi, Colorni e Spinelli, sia compatibile con l'UE e, in particolare, con i suoi attuali dirigenti? 

No, credo che sia necessario comprendere che l’UE non risponde affatto al sentimento dei Padri Fondatori. La UE ha un “peccato” nella sua stessa origine che è puramente mercatale. Una realtà che non ha una Costituzione, che dopo Maastricht s’è impantanata nel pasticcio di Lisbona. Un grande castello di carte, pronto a implodere da un momento all’altro, che vorrebbe far politica, senza essere un soggetto politico. E' del resto composta da un coacervo di Nazioni, che addirittura operano l’una in danno dell’altra. Oggi che i tanti nodi irrisolti della Storia, altro che fine della Storia (!), la UE dimostra tutta la propria marginalità e marginalizzazione. Il mio però è un libro di speranza che guarda a una Unione Federale, quell’Unione Perfetta che propugnava Mario Bergamo fin dal 1919 e che è ancora attualissima nella possibilità di attuazione, contenuta nel suo “La France et l’Italie Sous le Signe du Latran”, pubblicato nel 1931 a Parigi da S.E.P.I. e tradotto in Italia nel 1968 con il titolo “Laicismo Integrale”.

Cosa ne pensi dell'attuale momento storico nel quale viviamo? Pensi che si tornerà a parlare di dialogo con la Russia e a promuovere una sua integrazione nell'UE, come auspicava, peraltro, anche l'ex Ministro degli Esteri Gianni De Michelis?

Nel mio libro ci sono pagine dedicate proprio alle occasioni mancate e uno degli appuntamenti sicuramente mancati con la Storia è proprio quello con la Russia, che è Europa come noi del resto siamo le protuberanze più estreme a ovest di un enorme continente: l’Eurasia.
C’è da augurarsi che, passato questo momento, la Russia torni protagonista di un dialogo politico, economico, culturale con l’Europa, di cui fa parte.

Ritroveremo i sentieri dell’Europa, a tuo parere?

L’Europa unita è una necessità! Non ho la sfera di cristallo, ma credo che, poiché si è di fatto una comunità di destino, non ci sia alternativa e quindi una Europa Federale è la soluzione. Ma non potrà riguardare tutte le nazioni della UE. I cosiddetti “Volenterosi”, anziché concentrarsi sul riarmo delle nazioni d’Europa, dovrebbero concentrarsi sulla costruzione dell’Europa delle Nazioni condotto da quel sentimento e progetto che ho definito NAZIONALEUROPEISMO conseguenza coerente di quel REPUBBLICANESIMO SOCIALE e LAICISMO INTEGRALE di Mario Bergamo. Sul libro propongo un Sentiero che porta esattamente là.
Il libro non solo contiene un appello per uno spirito europeista diverso, nato su impulso per parte francese da Isabelle Rome, già ministro delle pari opportunità di Francia e oggi Ambasciatrice per i diritti umani e contro l’antisemitismo e da Dominique Intini della Banca Mondiale. Un appello sottoscritto da grandi personalità del mondo della cultura d’Italia e di Francia, pubblicato due anni fa su Le Figaro in Francia e per l’Italia dato in esclusiva al Nuovo Giornale Nazionale. L’appello in questione aveva per destinatari gli stati fondatori dell’Europa !...
Il libro contiene anche una Silloge con il mio slogan “Je ne Marche pas”, dove ho raccolto tutti gli articoli scritti a mia firma ma anche sotto pseudonimo - e per necessità d’allora - che sono stati pubblicati dal Nuovo Giornale Nazionale negli ultimi quattro anni, su temi come Europeismo, Democrazia e Libertà, globalismo, mondialismo.

Pensi che una sinergia fra UE e BRICS sarà possibile, in particolare per costruire un nuovo ordine mondiale multipolare fondato su equità e giustizia?

Il Sud del Mondo invoca giustizia. Il mondo non è più unipolare. Negli States ha vinto Trump con lo slogan MAGA, cioè di fatto dichiarando al mondo intero che l’America non è più grande come un tempo, ma vuole, appunto, tornar grande, garantendo in primis il benessere del suo popolo. E se in effetti resta un impero forte, tuttavia è in grave crisi e sa perfettamente che è finita l’era unipolare. In crisi però lo sono tutti, perché è il sistema globale che non tiene più e vanno riscritte le regole e per tutti è questione, in fondo, di sopravvivenza. La Cina risente della de-globalizzazione, la Russia del tentativo di una sua regionalizzazione, il Medio Oriente è in fiamme, la crisi Israelo-palestinese reca in sé non solo lo scontro-incontro tra le tre più importanti religioni monoteiste, ma la concorrenza tra la via della Seta cinese e la Via del Cotone dell’India. L’Europa è in crisi energetica, industriale, politica e valoriale. L’India e il Pakistan sono in guerra, e la prima, pur nei BRICS, guarda all’Occidente: democrazia più popolosa al mondo, fatta di matematici allo stato puro, è un competitor della Cina. Quest’ultima è il più importante competitor degli Americani che tuttavia restano i più forti, al momento, riguardo alla propria capacità militare. I grandi squilibri portano a tensioni e guerre. Se nei media tengono banco solo alcuni conflitti come appunto la guerra russo-ucraina e quella israelo-palestinese, anche l’Africa, su cui tutti vogliamo influire, stanti le immense ricchezze, ha le sue grandi e gravi tensioni e belligeranze. Un’Africa che ha visto sciogliersi come neve al sole la Françafrique. Allora per tornare a quei principi calpestati dal tecno-turbo-capitalismo, Mario Bergamo diceva che “...non il disarmo, non gli armamenti garantiscono la Pace, ma una certa qual giustizia tra i popoli, tra le nazioni ...” Senza Giustizia Sociale, senza Equità, senza Cooperazione tra le genti e senza l’ascolto delle richieste che vengono dal basso, le cose potranno soltanto peggiorare. Più chiaro di così?

Luca Bagatin

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Paola Bergamo
Il saggio di Paola Bergamo presentato al Salone del Libro di Torino

sabato 8 agosto 2020

"Riflessioni brevi sulla giustizia sociale e sulla critica alla modernità" By Luca Bagatin

"Monte Lenin", dipinto di Nikolaj Roerich, 5 ottobre 1925
II termine "liberista" è improprio.
Prima di tutto esiste solo nel gergo italiano. È un termine generico, circostanziato e poco preciso. Che vorrebbe assolvere il liberalismo dalle sue responsabilità storiche, sociali e politiche.
Più centrato e appropriato, invece, il termine liberal capitalista. Che unisce e evidenzia le responsabilità e i caratteri propri del liberalismo (dominio della borghesia sulle altre classi sociali) e del capitalismo (dominio del danaro sui popoli).

Nell'occidente opulento e moderno (per quanto vi lamentiate di "non essere ricchi", ma comunque di "amare il progresso") il nazionalbolscevismo non è compreso.
Lo si scambia, a torto, per una forma di fascismo. Quando invece fu il primo antifascismo (dal 1920).
Oppure lo si scambia per una forma di comunismo, il che è vero solo in parte, in quanto il nazionalbolscevismo è anti-materialista e anti-moderno.
Esso è una forma di socialismo arcaico, originario, selvaggio come le popolazioni che lo hanno ispirato: dall'Eurasia all'America Latina. 

Giustizia è vivere con lo stretto necessario. Con dignità, senso di fratellanza e amicizia. In armonia con la Natura e tutti gli esseri.
Il resto – l'opulenza, l'accumulo, l'arricchimento, la prevaricazione - è decadenza e disonore.

Luca Bagatin