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sabato 13 dicembre 2025

Resoconto del convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo "Ritrovare i sentieri dell'Europa - Sulla via tracciata da Mario Bergamo"

 

Giovedì 11 dicembre scorso, in una gremita Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto – Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo “Ritrovare i sentieri dell'Europa – Sulla via tracciata da Mario Bergamo”.

Il convegno, moderato dallo scrittore e blogger Luca Bagatin, ha visto la partecipazione, quali relatori, oltre all'Autrice, il prof. Giancarlo Elia Valori, il Gen. Di Corpo d'Armata Antonio Bettelli e Augusto Vasselli.

Dopo aver portato i saluti di rito da parte dell'On. Paolo Barelli, Presidente Gruppo Parlamentare di Forza Italia, che non ha potuto essere presente per motivi istituzionali e aver dato la parola all'On. Giandiego Gatta, per i saluti da parte della Camera dei Deputati, Luca Bagatin ha introdotto il convegno.

Egli ha voluto focalizzare l'attenzione sulla figura volutamente dimenticata di Mario Bergamo, che, oltre ad essere illustre nonno dell'Autrice del saggio, fu eroe e esule antifascista.

Già Segretario e ricostruttore del Partito Repubblicano Italiano nel suo esilio francese, nel 1925 – ha ricordato Bagatin - fu capostipite della corrente denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.

Ovvero mirava a unire il capitale e il lavoro nelle stesse mani, a liberare i lavoratori dallo sfruttamento del salario, a renderli emancipati e proprietari del proprio lavoro.

Mario Bergamo propugnava, dunque, un'alleanza fra repubblicani e socialisti, come nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864” - ha sottolineato Bagatin – “che vide per la prima volta nella Storia uniti, contro lo sfruttamento, l'imperialismo e le oligarchie europee, mazziniani, garibaldini, socialisti, marxisti e anarchici”. Egli sognava un'Italia e un'Europa ove la giustizia sociale, la sovranità nazionale, l'indipendenza economica e la laicità, trionfassero su ogni forma di dogmatismo e totalitarismo”.

Il saggio dell'amica Paola” - ha fatto presente il moderatore - “che agli ideali di suo nonno e di suo padre, Giorgio Mario Bergamo, si ispira, ci parla di un'Europa che ci sarebbe potuta essere, ma che non c'è. Un'Europa mazziniana, libertaria, democratica, affratellata, sociale e sovrana. Un'Europa che non ha nulla a che spartire con l'attuale UE autoreferenziale, oligarchica, servile e bellicista”.

Bagatin, nel ringraziarlo per averlo scelto quale moderatore, unitamente a Paola Bergamo, ha successivamente ceduto la parola al prof. Giancarlo Elia Valori, già importante manager pubblico, oltre che fine analista geopolitico, nonché Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, "Honorable" dell'Accademia delle Scienze dell'Institut de France nel 2002 e Professore Onorario all'Università di Pechino.

Il prof. Valori ha tenuto una vera e propria lectio magistralis.

Egli, nel sottolineare l'empatia con la quale Paola Bergamo ha scritto il suo libro e la sua capacità di collegare e porre in evidenza i dettagli e “collegare cose apparentemente lontane fra loro”, ha sottolineato come l’Europa di oggi e non quella che pensavano i padri fondatori”.

Ed ha proseguito sottolineando che “L’Europa attualmente è una figura indifesa e direi patetica – specie in relazione alle recenti proposte di pace degli Stati Uniti d’America per l’Ucraina – perché priva di un piano alternativo unificato. Essa annaspa per far sentire almeno la sua voce ininfluente mentre Washington e Mosca negoziano un accordo che potrebbe mettere da parte non solo gli interessi europei, ma pure quel minimo di credibilità diplomatica che l’è rimasta.

La dipendenza dell’Europa dagli aiuti militari degli Stati Uniti d’America - comprati a caro prezzo - l’ha resa strategicamente vulnerabile e politicamente debole, mentre i leader europei stanno spingendo nei loro tentativi di pace per un maggiore coinvolgimento personalistico e niente di più”.

Il prof. Valori ha dunque evocato la figura dello storico e indimenticato Presidente francese Charles de Gaulle. Ed ha fatto presente come egli fosse “l’esatto opposto di un euroscettico”.

Sottolineando come “De Gaulle aveva colto istintivamente il principio di sussidiarietà, una delle cui applicazioni era che l’Europa non poteva essere costruita contro gli Stati nazionali”.

Ed ha proseguito facendo presente come l’indipendenza fosse un valore cardinale per de Gaulle “importante tanto per le nazioni europee quanto per l’Europa nel suo complesso: non poteva esserci un’Europa indipendente se le sue componenti nazionali non erano indipendenti”.

Il prof. Valori ha voluto dunque contrapporre la figura di De Gaulle a quella di Jean Monnet, fra i padri fondatori dell'UE ed ha affermato che “Al contrario l’ideale europeo di Jean Monnet era estraneo alla civiltà europea in sé; era la sezione continentale dell’internazionale globalista dominata allora dagli Stati Uniti d’America, il banco di prova di uno Stato mondiale, come egli stesso afferma nell’ultima riga delle sue Mémoires (Parigi, 2022, p. 794): «la Comunità europea è solo un passo verso le forme di organizzazione del mondo di domani»”.

Egli ha voluto sottolineare altresì che “oggi l’Europa non esiste perché ha perso la sua indipendenza dall’alleato statunitense, fino al punto di abbracciare ormai ciecamente, sotto la bandiera di una NATO in gran parte fuori dal suo ruolo originario, tutte le cause in cui gli uomini che comandano a Washington, soprattutto i “neoconservatori”, sono riusciti a trascinarla: la guerra nei Balcani, i cambi di regime in Medio Oriente - le cosiddette illusorie “primavere arabe”- , l’Afghanistan, la guerra in Ucraina, le sanzioni contro la Russia o le esercitazioni militari nei Paesi baltici”. Ed ha fatto presente che “Oggi Bruxelles non oserebbe nemmeno inviare un corriere per la spedizione di un pacco natalizio in quella regione senza l’approvazione del Dipartimento di Stato. Il passo strategico in questa involuzione fu il Trattato di Maastricht, che subordina esplicitamente la Politica di Sicurezza Comune Europea (PESC) a quella della NATO (articolo J 4)”.

Il prof. Giancarlo Elia Valori ha elogiato, dunque, la visione lungimirante di Charles de Gaulle, il quale “rifiutò un’Europa sovranazionale e sostenne invece, come abbiamo visto, un’Europa di Stati sovrani”.

Egli ha dunque concluso il suo intervento affermando che “L’8 dicembre scorso si leggono le parole di Elon Musk, che a distanza di oltre mezzo secolo danno ragione a de Gaulle e non al filo-staunitense Jean Monnet: «L’Unione Europea dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i loro popoli». Va bene che l’ha detto per i propri interessi, ma nessuno lo direbbe per uno Stato che esistesse sul serio. Trump non affermerebbe mai: «La Repubblica Popolare della Cina dovrebbe essere abolita». La Cina esiste, l’Europa non è mai esistita come unità e soggetto di diritto internazionale”.

Il moderatore del convegno, Luca Bagatin, condividendo in pieno il discorso del prof. Valori, ha sottolineato che anche l'Italia ha avuto il suo De Gaulle, ma di sinistra, nel Presidente del Consiglio Bettino Craxi e nella politica del Ministro degli Esteri Gianni De Michelis. Figure, non a caso, volutamente prese di mira e estromesse dalla politica, dai poteri forti internazionali, all'epoca.

Successivamente, è intervenuto Augusto Vasselli, Presidente del Nuovo Giornale Nazionale, un passato in Bankitalia ed esperto di economia e finanza, oltre che autore dell'introduzione al saggio di Paola Bergamo.

Vasselli ha ricordato come la BCE sia una banca centrale senza Stato di riferimento. E come la nostra sia stata una Repubblica nata su “basi consociative, che non ha saputo riprendere il cammino statuale risorgimentale, reciso nel corso del Ventennio”.

Egli ha esaltato la lungimiranza dell'idea di Mario Bergamo nel voler fondere il Partito Repubblicano Italiano e il Partito Socialista Italiano: “Partiti nella sostanza analoghi e utili al governo del Paese” e la cui mancata unione ha purtroppo favorito da un lato la DC e dall'altro il PCI.

Luca Bagatin ha ripreso la parola, ricordando come ad ogni modo un abbozzo di unificazione fra la cultura repubblicana e quella socialista vi sia stata, in Italia, grazie a Guido Bergamo, fratello di Mario, il quale – staccandosi dal PRI – fondò, nel 1947, il Partito Repubblicano Sociale, che alle elezioni del 1948 confluirà nel Fronte Democratico Popolare, nel quale, oltre a socialisti e comunisti, vide candidare anche repubblicani sociali e ex aderenti al PRI.

Esperienza – ha ricordato Bagatin - non troppo dissimile dalla corrente “Socialista mazziniana” all'interno del PRI, guidata da Alfredo Bottai e Giulio Andrea Belloni e che sarà marginalizzata, ben presto, da Ugo La Malfa e dalla corrente liberale e anti-mazziniana del PRI.

Successivamente ha parlato il Gen. Di Corpo d'Armata della Riserva dell'Esercito Italiano, Antonio Bettelli, il quale ha partecipato a numerose missioni all'estero, fra le quali Antica Babilonia in Iraq; UNIFIL in Libano e l'operazione militare Resolute Support in Afghanistan, guidata dalla NATO.

Il Gen. Bettelli, oltre ad essere autore della prefazione al libro di Paola Bergamo è egli stesso uno scrittore, avendo pubblicato il libro “Leonte”, sempre edito da Futura Libri.

Il Gen. Bettelli ha voluto sottolineare lo straordinario rapporto che lega Paola Bergamo al valore della libertà, ricordando l’aneddoto che vide Paola nascere, per volontà del padre Giorgio Mario, a San Marino “e ciò a dispetto delle consolidate e antiche tradizioni venete della famiglia Bergamo”.

Egli ha affermato che “San Marino è la Repubblica più antica, nonché più antica terra di libertà, che l’umanità annoveri nella sua storia. Fondata nel 301 d.C. per opera di un tagliatore di pietre di origine dalmate, Marino appunto, fuggito alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano e rifugiatosi sul monte Titano, uno dei colli dell’attuale Repubblica, la comunità di San Marino divenne luogo di protezione per chiunque fosse fatto oggetto di tribolazione, angheria e sopruso. Anche Garibaldi ne fu ospite”.

Il Gen. Bettelli ha proseguito ricordando che “In punto di morte, si narra che Marino, prima di spirare, lasciò ai suoi concittadini una fondamentale testimonianza della vocazione libertaria della comunità da lui fondata; lo fece con una frase divenuta poi celebre: “relinquo vos liberos ab utroque homine”, vi lascio liberi da entrambi gli uomini, intendendo che i due uomini fossero il papa e l’imperatore. Sotto questa stella vocazionale di libertà, Paola Bergamo è nata nello stesso anno e nello stesso mese della scomparsa dell’amato nonno Mario, morte sopraggiunta a Parigi, luogo di esilio volontario per l’eroe della Repubblica Bergamina nell’ultima fase del suo cammino di vita”.

Egli ha fatto presente che “Sappiamo che quella scelta di coerenza radicale, coraggiosamente sferzante nei riguardi di una Repubblica nata, dopo il lungo travaglio del fascismo, con i segnali già compromissivi dei valori democratici e sociali d’ispirazione mazziniana per i quali l’Italia sarebbe dovuta nascere libera e appartenente a un’Europa ispirata al laicismo e alla giustizia sociale. Così non accadde, e oggi ci tocca tristemente fare i conti con il fallimento preannunciato dall’atto di rinuncia di Mario Bergamo”.

Il Gen. Bettelli ha poi voluto entrare nel merito dell'attualità, con un'analisi puntuale e precisa: “Parlando di Europa e di difesa, tema di straordinaria e drammatica attualità, mi sento di dire che se da un lato è inconfutabile che non esista alcuna credibile “Difesa Europea”, dall’altro è egualmente inconfutabile che esiste, invece, la “Difesa dell’Europa”: una difesa messa in campo dai punti del trattato nordatlantico, dai piani strategici e operativi della NATO e dallo schieramento di unità e di assetti militari degli stati europei dell’Alleanza e degli stessi Stati Uniti, ancora oggi massicciamente presenti in Europa nonostante le invettive dell’attuale amministrazione di Washington a danno del continente europeo e dei suoi Paesi. Caso mai, sarebbe necessario focalizzare l’attenzione su quale sia il reale ambito di questa architettura difensiva: cioè chi va difeso e da che cosa. L’aggettivo “europea” associato al temine della difesa NATO va infatti riferito a un’Europa, meglio a un’area euro-atlantica, che comprende gli stati europei dell’Alleanza e l’Oceano Atlantico con le linee di comunicazione marittima che congiungono il continente americano a quello europeo. Non si tratta di un’Europa geografica tout-court, neppure dell’Unione Europea dei 27 stati, neppure di un’Europa estesa all’Ucraina oggi afflitta dall’aggressione russa. E poi qual è la reale minaccia a danno dell’Europa nordatlantica? Se essa si disvelasse sarebbe con molto probabilità una minaccia non in grado di ledere così gravemente come talora si vorrebbe far credere. Ho dunque l’impressione che si faccia, forse non del tutto inconsapevolmente da parte di taluni, un po' di confusione. Non è, appunto, una confusione casuale e, forse, neppure una confusione non voluta”.

E' successivamente intervenuta l'Autrice del libro, Paola Bergamo, imprenditrice veneta, Presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco-Mario Bergamo per dare un tetto all'Europa; Animatrice Perpetua del prestigioso circolo “La Caduta” e Presidente del Premio “Scoiattolo d'Oro” di Cortina.

Paola Bergamo ha esordito spiegando come “Ritrovare i sentieri dell'Europa – Sulla via tracciata da Mario Bergamo” sia prima di tutto un “Manifesto politico e battaglia di libertà”.

Ella ha spiegato come proprio noi italiani dovremmo farci promotori di una “nuova Europa, cioè di una unione perfetta, come la sognava Mario Bergamo, fatta di giustizia sociale e laicismo integrale, considerando le nazioni come sono le classi sociali all'interno di uno stesso Paese”.

E ha sottolineato come, per Mario Bergamo, libertà e giustizia sociale dovessero andare di pari passo.

Paola Bergamo ha affermato che è necessario costruire un'Europa Federale, ma “questo non può essere a opera di una Holding Finanziaria qual è la UE. Un’unione imperfetta, che ha mancato l’appuntamento con la Storia”.

Ed ha sottolineato che l'UE è “rimasta mercatale, un burosauro in cui vi è un Parlamento che di fatto è una grande lobby e comanda una Commissione di funzionari che eseguono i diktat della grande finanza. Funzionari che si danno al miglior offerente, attenti solo al loro profitto personale e al profitto dei loro mandanti, non certo dei cittadini ridotti a sudditi. Una UE inadatta a far fronte alla multipolarità in cui operano gli Imperi in quel vortice che è un tempo scomposto, peraltro aforisma coniato dal Gen. Bettelli, qual è la nostra contemporaneità”.

Ricordando il nonno, Mario Bergamo, Paola ha ricordato che “il suo Repubblicanesimo Sociale, valido per il suo programma nazionale, ma anche europeista era per definizione Antimperialista, Antimilitarista, Antiplutocrazia e Anticlericale. Ecco che tutto invece va in direzione opposta e allora il mio auspicio è di Ritrovare quei Sentieri che lui delineò ed io ho fatto miei, e, traslitterando Garibaldi :“O si fa l'Europa Federale e sociale o si muore!”.

Paola Bergamo ha spiegato come, nel suo saggio, abbia affrontato temi come la democrazia, la guerra, la globalizzazione, la deglobalizzazione, il capitalismo, il socialismo, il liberalismo e l'ambientalismo. Ma sempre prendendo il “meglio di ciò che contengono, in un rapporto di complementarietà”.

Ella ha sottolineato come nel mondo di oggi manca la “concordia”, mentre occorre ritrovare una “necessaria armonia”, “concetto che dal Confucianesimo si è riversato nelle parole spesso pronunciate dal Presidente Xi Jinping”.

Paola Bergamo ha ringraziato per l'intervento il prof. Giancarlo Elia Valori, il quale “ha anche detto che nei miei articoli ci sono dei dettagli di cose che solo apparentemente sembrano lontani tra loro mentre implicano dei collegamenti particolari” Ed ha proseguito sottolineando che “Ci sono cose che talvolta paiono banali come per esempio quel viaggio di Putin a Pechino per le Olimpiadi Invernali del 2022 che si sono svolte dal 4 al 20 febbraio 2022. Ora quel viaggio che ai più deve essere sembrato banale, a me ha sempre colpito per la sua importanza geopolitica e geostrategica e geoeconomica tanto più che la Russia era esclusa dai giochi olimpici poiché condannata per doping di stato dalla Wada e per gli atleti russi in gara, ad ogni medaglia vinta veniva suonato non l’inno nazionale ma un brano di Igor Stravinsky . Però molte furono le foto scattate dell’incontro nel nome dello sport tra Putin e Xi Jinping solo che a soli quattro giorni dalla conclusione dei giochi la Russia inizia la sua “Operazione Speciale” in Ucraina. Insomma a me piace leggere le cose in ciò che serbano dietro e spesso una cosa banale diventa un segnale essenziale”.

Paola, parlando dell'Italia, ha affermato che “Occorre che l’Italia non usi il passato per far guerriglia politica ma per fare i conti con la propria Storia e trasformi il 25 aprile nella festa di una ritrovata libertà, ricucendo la frattura sociale latente, figlia di una guerra civile mai del tutto sopita”.

Per Paola vi è la necessità, dunque, di “un'Italia pacificata, pacifica e unita, che sappia chiudere la sua travagliata epopea risorgimentale” e si ponga quale “alfiere per un'Europa unita, sulle tracce di Mario Bergamo, nel quale si ritrovano i più genuini ideali del nostro Risorgimento”.

Paola Bergamo ha ricordato come suo nonno Mario, peraltro, oltre a non voler tornare in Italia, dal suo esilio antifascista, rifiutò, assieme al fratello Guido, la “seggiola di Senatore, sua di diritto in quanto Aventiniano”.

Una scelta sofferta, ma fatta in quanto “la nascente Repubblica non era come lui l'aveva sperata e per la quale aveva lottato e che definì concetta nel dolore e che non avrebbe preso parte al vituperio. Quale dolere e vituperio? Quello degli italiani che si erano combattuti l'un l'altro in una cruenta guerra civile piena di regolamenti di conti, che con la lotta per la libertà poco c'entravano”.

Paola Bergamo ha ricordato come suo nonno, durante il fascismo, per le sue idee, fu brutalmente picchiato dalla vile marmaglia fascista, fu costretto a bere l'olio di ricino, il suo studio legale fu devastato e fu esposto, nudo, in vetrina al ristorante Diana, di Via Indipendenza, a Bologna.

Ella ha ricordato come fuggì dal Paese, prima a Lugano e poi a Parigi, in maniera rocambolesca, assieme a Pietro Nenni, con l'aiuto della moglie e di Ferruccio Parri.

E a Parigi, aiutato dalla Massoneria francese, riprese la lotta contro la dittatura, ricostituendo il PRI, fondando la Concentrazione Antifascista e aderendo alla LIDU.

A Parigi, peraltro, mise più volte a repentaglio la sua vita per salvare ebrei e perseguitati politici.

Paola ha ricordato come suo nonno non si sarebbe mai riconosciuto nell'UE di oggi, che lei ha definito “una Holding economico-affaristico finanziaria”.

Ed ha affermato che, probabilmente, se negli Anni '20 del '900 ci fosse stata la fusione del PRI con il PSI, sulla base della giustizia sociale e del laicismo integrale, come auspicato da Mario Bergamo, ci saremmo risparmiati il Ventennio fascista e tutto ciò che è venuto dopo.

Paola ha comunque spiegato che “Il pensiero di Mario Bergamo ha avuto una applicazione in quella che fu la Repubblica di Montebelluna, altrimenti detta Repubblica Bergamina, fondata da mio nonno, dal mio prozio Guido e dal mio bisnonno Luigi e durò dal 1919 al 1921.

Immaginate una Repubblica Sociale che portò armonia e concordia tra le classi sociali in un Veneto bianco e monarchico dove svettava, con tanto di bandiera e inno una Repubblica poi distrutta dal fascismo. Una Repubblica nata dal Consorzio di sette Comuni della Marca Trevigiana con centrale Montebelluna, oggi Capitale dello Sport System, e la creazione di 43 cooperative con 3000 iscritti alle leghe, dove furono riscritti i patti colonici mettendo capitale e lavoro nelle stesse mani e la comunanza di beni di prima necessità raggiungendo la concordia che mio nonno diceva essere un accordo di gente di buona fede” .

Paola Bergamo ha altresì ringraziato l'amico moderatore, Luca Bagatin, ricordando quanto egli sia estimatore della “portata rivoluzionaria del pensiero di Mario Bergamo, tanto che lo cita spesso nei suoi articoli”.

E Luca Bagatin ha concluso l'evento, riprendendo due concetti espressi da Paola Bergamo, in particolare. Ovvero il “principio di complementarietà” e quello di “armonia”.

Egli ha affermato pertanto che, “Per ritrovare i sentieri dell'Europa e quelli del mondo intero, probabilmente, occorre riunire ciò che è stato sparso. Ricomporre ciò che è stato e che qualcuno, in particolare, vuole e vorrebbe dividere. Ricomporre le divisioni con pragmatismo, a partire dai valori umani, tanto cari a Mario Bergamo, ma, prima di lui, al conte Alessandro Cagliostro, a Giuseppe Mazzini e a Giuseppe Garibaldi: Fratellanza, Uguaglianza, Libertà e Giustizia Sociale”.


Il Gen. Antonio Bettelli; Paola Bergamo; il prof. Giancarlo Elia Valori; Augusto Vasselli; Luca Bagatin; l'On. Giandiego Gatta

Luca Bagatin, Paola Bergamo, Amelia Scrocco, Mariangela Petruzzelli

Il Gen. Antonio Bettelli e Luca Bagatin

sabato 29 novembre 2025

L'11 dicembre, presentazione, presso la Camera dei Deputati, del saggio di Paola Bergamo "Ritrovare i sentieri dell'Europa - Sulla via tracciata da Mario Bergamo"

 

L'11 dicembre prossimo, dalle ore 16.00 alle ore 18.00, alla Camera dei Deputati, presso la Sala del Refettorio del Palazzo di San Macuto, in Via del Seminario 76 a Roma, sarà presentato il saggio, edito da Futura Libri, "Ritrovare i sentieri dell'Europa - Sulla via tracciata da Mario Bergamo", di Paola Bergamo.

Moderato dal blogger e scrittore Luca Bagatin, l'evento avrà i saluti dell'On. Giandiego Gatta e, come relatori, oltre naturalmente all'autrice del saggio, ci saranno il prof. Giancarlo Elia Valori, importante manager pubblico e fine analista geopolitico, oltre che Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica; il Gen. di Corpo d'Armata Antonio Bettelli e il Presidente del Nuovo Giornale Nazionale, Augusto Vasselli.

Paola Bergamo è un'imprenditrice, Presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco - Mario Bergamo per dare un tatto all'Europa. E' nipote dell'antifascista repubblicano mazziniano Mario Bergamo. 

L'evento sarà un'occasione per parlare di un'Europa che ci potrebbe essere, ma che non c'è.

Un'Europa mazziniana, libertaria, democratica, affratellata, sociale e sovrana.

Un'Europa che non ha nulla a che spartire con l'attuale UE autoreferenziale, oligarchica, servile e militarista.

Per poter partecipare all'evento occorre segnalare la propria presenza alla mail presidente@centrostudimb2.eu.

martedì 25 novembre 2025

Ancora una volta (stra)vince l'astensione. E, forse, oggi, non potrebbe essere diversamente. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta, ma forse mai in maniera così massiccia, gli elettori, hanno disertato le urne.

Parliamo di quasi il 60% di elettori che, in Veneto, Campania e Puglia, non sono andati a votare a queste elezioni regionali.

Del resto, come si può votare, quando le regole sono truccate, ovvero le leggi elettorali in vigore, dal 1993 ad oggi, sono incostituzionali e prevedono maggioritari e sbarramenti di vario tipo, come ha spiegato anche al sottoscritto l'ex Sen. Socialista Giorgio Pizzol, in una recente intervista?

Come si può votare, quando i grandi schieramenti, quelli più pubblicizzati e sbandierati dai media, sono pressoché tutti uguali e tutti uniti nel sostenere più armi e meno stato sociale; più UE oligarchica e meno UE sovrana; più interessi personali e meno interessi per la comunità?

Stavo rileggendo un passo dell'ultimo saggio dell'amica Paola Bergamo, “Ritrovare i sentieri dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo”, che presenteremo l'11 dicembre prossimo, presso la Camera dei Deputati, alla presenza, fra gli altri, dei nostri comuni amici prof. Giancarlo Elia Valori, Augusto Vasselli e del Gen. Antonio Bettelli.

Paola così scrive, in un passaggio: “Il tema del rapporto tra cittadino e politica è centrale. Quest'ultima non viene più percepita come capace di occuparsi dei problemi concreti della polis per cercare di risolverli in tutto o in parte. (…) con l'avvento della Seconda Repubblica si è spazzata via un'intera classe dirigente, si è aperta la via del fenomeno bi-populista accelerato dal sistema elettorale maggioritario. Un sistema che, se tutto vorrebbe semplificare, di fatto tutto polarizza estremizzando il dibattito politico nell'ottica di una massimizzazione del consenso. In epoca proporzionale le spinte verso il consenso venivano contenute in molteplici sfumature che caratterizzavano la dialettica nello spazio politico con istanze provenienti senza mediazioni dalla base stessa. Esse venivano poi indirizzate dal sistema dei partiti, i quali, ben diversamente da oggi, non erano padronali e virtuali ma popolari e territoriali”.

Oggi, diversamente da ieri, assistiamo a personalismi estremistici, sempre più spesso provenienti da soggetti che si dicono – a sproposito - “riformisti” o di “centro” (posto che il centro, come la sinistra, nel nostro Paese e sempre più nel resto dell'UE, non esistono, nei fatti, pressoché più e ciò a partire dall'anno di disgrazia 1993). E che, al libero dibattito, vorrebbero sostituire la censura.

Oggi assistiamo a una pressoché totale mancanza di cultura politica e di conoscenza della Storia. Nazionale e internazionale. Assistiamo a slogan ripetuti ad oltranza, anche da un sistema mediatico sempre meno all'altezza e sempre meno di qualità, che preferisce anteporre la propaganda al confronto e all'approfondimento.

Che è riflessione, che è sfumatura.

E, dunque, come scrive Paola Bergamo, nipote dell'antifascista repubblicano mazziniano Mario Bergamo, era il sistema dei partiti, quelli veri, autentici, democratici, che hanno retto il Paese dal 1946 al 1993, che mediavano le istanze della comunità. Che la comunità ascoltavano. Che avevano dei valori, una Storia, una cultura e, soprattutto, che erano fatti di persone.

Di quelle che venivano chiamati “militanti”, che si riunivano nelle “sezioni di partito” e che spesso frequentavano anche apposite “scuole di partito”. Ove si imparava a vivere, prima ancora che a governare.

Oggi, diversamente, siamo nelle mani degli influencer politici di turno. Di soggetti che ieri dicevano una cosa, oggi ne dicono un'altra (spesso a seconda dei desiderata o del Presidente USA di turno o dei dirigenti UE del momento) e domani....? Chissà.

Soggetti senza radici storiche, culturali, sociali profonde. Che, della comunità, nel suo complesso, sembrano conoscere poco. Preferendo affibbiare etichette facili e fare della semplificazione la loro regola, in modo da evitare di entrare nel merito delle questioni.

Perché, se si entra nel merito, forse si rischia di perdere consenso politico.

Gli elettori, i cittadini, ad ogni modo, hanno compreso che, da tempo, il Re è Nudo. E, la stragrande maggioranza, non vota più e non segue più quelli che oggi ricoprono ruoli politici.

Ma, senza la base, senza la comunità, non si va certamente lontano.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 26 maggio 2025

Giustizia sociale, equità, cooperazione, come ritrovare i sentieri dell'Europa secondo Paola Bergamo (sulle tracce del nonno Mario Bergamo, eroe repubblicano mazziniano). Intervista di Luca Bagatin


Paola Bergamo è un’imprenditrice veneta, con una formazione culturale classica e giuridica. E' coordinatrice del Circolo culturale “La Caduta” e Presidente del Centro Studi MB2, oltre che esperta di comunicazione e relazioni internazionali. Ha all'attivo già due importanti pubblicazioni, ovvero “I sentieri interrotti dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo” (scritto assieme a Angelo Giubileo) e il nuovo “Ritrovare i sentieri dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo”, con prefazione del Generale di Corpo d’Armata Antonio Bettelli, presentato di recente al Salone del Libro di Torino. Entrambi i saggi sono editi da Futura Libri.

Paola è, peraltro e infatti, nipote di Mario Bergamo (1892 – 1963), antifascista, già Segretario del Partito Repubblicano Italiano, propugnatore della corrente “Repubblica Sociale”, che mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini; promotore di una Internazionale Repubblicana, di ispirazione “socialista mazzinana”, che unificasse gli ideali repubblicani, anarchici, socialisti e comunisti e di cui molto scrisse nel suo saggio “Nazionalcomunismo”, curato – come altre sue opere - dal figlio, Giorgio Mario, padre di Paola.

Sei nipote e custode, per molti versi, della memoria storica e politica di Mario Bergamo, importante e volutamente dimenticato esponente repubblicano mazziniano, antifascista e coerente con le sue idee. Puoi dirci, brevemente, chi fu Mario Bergamo?

Il Pensiero di Mario Bergamo, fu, negli anni Venti del ‘900, un pensiero di rottura. Mario Bergamo, come ha rilevato anche il Prof. Augusto Vasselli, Presidente del Nuovo Giornale Nazionale, era decenni e decenni più avanti dei suoi contemporanei. In effetti se fosse stato seguito il suo Magistero, la fusione dei Repubblicani con i Socialisti, non solo l’Italia si sarebbe risparmiata vent'anni di Dittatura, ma non si troverebbe imbrigliata in un sistema partitocratico, quello odierno, dove le distonie alla democrazia radicano nella stessa Carta Costituzionale, la quale fu un importante compromesso tra forze politiche che avevano ideali e visioni contrapposte, unite più che altro dalla volontà di uscire dal periodo più buio e tormentato della nostra Storia nazionale, appunto il Fascismo, con il quale non si è fatto ancora abbastanza i conti, tant’è che i suoi echi permangono ben oltre la sua durata storica.

Mario Bergamo fu Deputato alla Camera del Regno e l’ultimo Segretario Nazionale del Partito Repubblicano Italiano.

Giunse alla Direzione Nazionale nel 1924 e quindi nel 1925 alla Segreteria Nazionale con la corrente da lui fondata “Repubblica Sociale” poggiante su due capisaldi: Giustizia Sociale e Laicismo Integrale. All’atto dello scioglimento di tutti i partiti politici, imposto con la forza dal regime fascista, nel 1926, per quelle circostanze di violenza non solo sociale e politica, ma anche fisica, Mario Bergamo, più e più volte perseguitato, percosso e addirittura messo nudo in vetrina emaciato, fu costretto a lasciare l’Italia.

La fuga fu organizzata da mia Nonna Ermelinda con Ferruccio Parri. Nei confronti di mio Nonno si era aperta una vera caccia all’uomo e sarebbe stato ucciso poiché ingiustamente indicato come il mandante dell’attentato di Bologna a Mussolini, in cui perse la vita il giovane Zamboni, del quale prende nome l’importante via della Bologna Universitaria.

Mario Bergamo raggiunse Parigi via Lugano, grazie all’aiuto dei contrabbandieri, insieme ad altri celebri personaggi del panorama politico nazionale dell’epoca, tra i quali Pietro Nenni, che Mario Bergamo assistette durante la fuga dall’Italia, finanche portandolo di peso sulle sue stesse spalle.

Il Nonno in quel momento storico era il più acerrimo avversario della dittatura ed è un paradosso, quindi, che su di lui, sia stata fatta calare una ingiustificabile damnatio memoriae ascrivibile alla sua scelta di non tornare in Italia, dopo la caduta del Fascismo, continuando la sua battaglia di libertà. Una scelta difficile, ma coerente al suo pensiero, persino rifiutando lo scranno di Senatore che gli era dovuto.
Il Nonno rimarcava quanto fascismo si era travasato nell’antifascismo e come la Repubblica nasceva non libera, ma liberata, la qual cosa reca in sé una evidente valutazione politica.

Tuo padre, Giorgio Mario Bergamo, che se non erro fu anche vicino alla corrente repubblicana di Randolfo Pacciardi, fu colui il quale curò le opere di tuo nonno, che scelse di rimanere in esilio, in Francia, non riconoscendosi nella Repubblica del 1946, che poco aveva a che fare con la Repubblica immaginata da Mazzini e Garibaldi. Cosa puoi dirci di lui?

Mio Padre aveva solo 4 anni quando è stato catapultato nell’esilio e ne è stato un testimone oculare avendolo subìto pure lui. Un esilio difficile, fatto anche di tanti stenti, guardato di traverso dai ragazzini francesi che sbeffeggiavano gli italiani anche definendoli “macaronì”. Però, quell’orgoglio tutto Italiano di difendere la Patria anche nei gesti piccoli e quotidiani, spinse mio Padre a eccellere in tutte le scuole, imponendosi come il migliore proprio sui compagni francesi e si può certamente dire che in lui si sia fuso il meglio della cultura italiana e di quella francese. Pur avendone diritto, mio Padre non accettò mai di farsi francese così come non lo fece mio Nonno che tuttavia, privato della cittadinanza italiana dal regime fascista, unita all’angheria di degradarlo e togliergli le medaglie al merito conseguite per l’eroismo dimostrato sulle cime di Monte Piana, durante il primo conflitto mondiale, morì in esilio e da apolide. Ma il Nonno, mai avendo dismesso di sentirsi italiano, di lottare per la Patria e di amare l’Italia, continuò con coerenza la sua Opposizione Storica alla dittatura fascista. Mi permetto di dire che l’Opposizione Storica era ed è qualcosa di molto più grande e forte del semplice Antifascismo. L’Opposizione Storica è infatti non solo lotta, ma ricerca delle cause che permisero al Fascismo di imporsi in Italia.
E del resto se la scintilla scoppiò in Italia, e fu Fascismo, poi divampò in Germania e fu Nazismo.

Dall’esilio il Nonno ricostituì il Partito Repubblicano e incisiva fu la sua azione politica dall’estero per scardinare la dittatura fascista. Quanto alla Repubblica del 1946, non nacque da un’azione di popolo: basta ricordare le parole di Churchill:

Bizzarro popolo gli Italiani. Un giorno 45 milioni di Fascisti. Il giorno successivo 45 milioni di Partigiani. Eppure questi 90 milioni di Italiani non risultano dai censimenti!” Vero è che l’Italia non si è liberata da sola, come avrebbe voluto Mario Bergamo, ma è stata liberata dagli Anglo-Americani. L’apporto del mondo Partigiano è stato importante, ma sarebbe mai stato sufficiente. Ne seguì poi una cruenta guerra civile, mai del tutto spenta e che di volta in volta fa riemergere i suoi echi. Per Mario Bergamo quindi la Liberazione e Libertà non erano cose equivalenti, entrando, come di fatto fu, nell’alveo di un sistema dove le decisioni sarebbero state prese all’estero, altrove e imposte a quella Italia divenuta cobelligerante e solo in seguito considerata un’Alleata.

Caduta la dittatura, quell’esilio dapprima necessario, per mio Nonno poi divenne volontario non riconoscendo nella Repubblica che si andava costruendo la Repubblica fondata su Laicismo Integrale e Giustizia Sociale che lui sognava da Repubblicano e Mazziniano. Una Repubblica che egli non esita a definire “concetta in dolore, non nascerà al vituperio” [...] sottoscrivente pace oltraggiosa-mortale peccato contro lo spirito- mercanti di Parigi avidi [...] disfida provvidenza [...] sé danna, condanna figli dei figli [...].

Nel mio libro compare il documento originale spedito per cablogramma in Italia.
Cioè lui avrebbe voluto un’Italia che si liberasse da sola dal giogo del Fascismo, che ritrovasse da sola la libertà senza contrarre un debito di “gratitudine” i cui effetti e costi si sono fatti sentire in questi nostri 80 anni di storia Repubblicana e ancor oggi producono i loro riflessi in tutte le scelte politiche, indipendentemente dal colore o posizionamento. .
Mio Padre ha dedicato tutta la sua vita a tenere vivo il pensiero di Mario Bergamo. Memorabile è il suo Addio a Recanati, arrivato in cinquina anche al Premio Campiello.

Ritrovare i sentieri dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo”, il tuo ultimo saggio. Che segue “I sentieri interrotti dell'Europa”, che scrivesti assieme ad Angelo Giubileo, sempre edito da Futura Libri. Puoi raccontarci di cosa parla?

I due libri sono intimamente connessi e di stampo profondamente europeista, ma molto critici verso le pieghe e caratteristiche dell’Unione Europea, oramai divenuta una Holding Finanziaria che persegue non solo interessi propri e lontani dalle esigenze anche più elementari dei popoli d’Europa, ma che addirittura hanno come effetto quello di penalizzare i cittadini che hanno quindi espresso con forza il loro dissenso, anche alle ultime tornate elettorali.
Con “I Sentieri Interrotti”, lo scopo fu quello di sintetizzare, quasi una sorta di “Bignami”, il pensiero politico e europeista di Mario Bergamo. Con “Ritrovare i Sentieri dell’Europa sulla via tracciata da Mario Bergamo”, l’intento è stato di calare il pensiero del Nonno nei problemi della nostra contemporaneità. L’Europa intendendo la UE, è nel mezzo di un vortice di un tempo scomposto, schiacciata da Imperi, potentati e caduta in una profonda crisi economica e di idee. Oggi brancola nel buio e non ha con sé il consenso dei cittadini che si sentono traditi, come del resto è stato tradito, quasi un’ abiura, la visione dei Padri dell’Europa, tra cui Mario Bergamo. Il tema del mio Pamphlet è il “ritrovamento” di ideali, di valori, e sentimenti per una “battaglia di libertà”. Perché per me, seguendo le orme del Nonno, Europa e Libertà sono sinonimi se questa fondasse su Giustizia tra i popoli e le Nazioni che la compongono. E del resto il Nonno, che pur osservava gli accadimenti, aveva preconizzato il fallimento del progetto europeo che partiva da meri interessi economici-finanziari anziché dalle necessità della gente comune, che oggi paga il prezzo dei tanti errori accumulati. Il mio libro non fa sconti a nessuno e punta il dito contro i sistemi e le devianze che determinano distonie e squilibri in un mondo piegato ai diktat di un famelico turbo-capitalismo, di una tecnofinanza e élites post liberali che tutto arano indifferenti alla sofferenza causata e che trova nelle guerre in atto, tragico epilogo e nuovi tornaconti.

Pensi che l'europeismo immaginato da Mario Bergamo e, prima di lui, da Mazzini, Garibaldi, Rossi, Colorni e Spinelli, sia compatibile con l'UE e, in particolare, con i suoi attuali dirigenti? 

No, credo che sia necessario comprendere che l’UE non risponde affatto al sentimento dei Padri Fondatori. La UE ha un “peccato” nella sua stessa origine che è puramente mercatale. Una realtà che non ha una Costituzione, che dopo Maastricht s’è impantanata nel pasticcio di Lisbona. Un grande castello di carte, pronto a implodere da un momento all’altro, che vorrebbe far politica, senza essere un soggetto politico. E' del resto composta da un coacervo di Nazioni, che addirittura operano l’una in danno dell’altra. Oggi che i tanti nodi irrisolti della Storia, altro che fine della Storia (!), la UE dimostra tutta la propria marginalità e marginalizzazione. Il mio però è un libro di speranza che guarda a una Unione Federale, quell’Unione Perfetta che propugnava Mario Bergamo fin dal 1919 e che è ancora attualissima nella possibilità di attuazione, contenuta nel suo “La France et l’Italie Sous le Signe du Latran”, pubblicato nel 1931 a Parigi da S.E.P.I. e tradotto in Italia nel 1968 con il titolo “Laicismo Integrale”.

Cosa ne pensi dell'attuale momento storico nel quale viviamo? Pensi che si tornerà a parlare di dialogo con la Russia e a promuovere una sua integrazione nell'UE, come auspicava, peraltro, anche l'ex Ministro degli Esteri Gianni De Michelis?

Nel mio libro ci sono pagine dedicate proprio alle occasioni mancate e uno degli appuntamenti sicuramente mancati con la Storia è proprio quello con la Russia, che è Europa come noi del resto siamo le protuberanze più estreme a ovest di un enorme continente: l’Eurasia.
C’è da augurarsi che, passato questo momento, la Russia torni protagonista di un dialogo politico, economico, culturale con l’Europa, di cui fa parte.

Ritroveremo i sentieri dell’Europa, a tuo parere?

L’Europa unita è una necessità! Non ho la sfera di cristallo, ma credo che, poiché si è di fatto una comunità di destino, non ci sia alternativa e quindi una Europa Federale è la soluzione. Ma non potrà riguardare tutte le nazioni della UE. I cosiddetti “Volenterosi”, anziché concentrarsi sul riarmo delle nazioni d’Europa, dovrebbero concentrarsi sulla costruzione dell’Europa delle Nazioni condotto da quel sentimento e progetto che ho definito NAZIONALEUROPEISMO conseguenza coerente di quel REPUBBLICANESIMO SOCIALE e LAICISMO INTEGRALE di Mario Bergamo. Sul libro propongo un Sentiero che porta esattamente là.
Il libro non solo contiene un appello per uno spirito europeista diverso, nato su impulso per parte francese da Isabelle Rome, già ministro delle pari opportunità di Francia e oggi Ambasciatrice per i diritti umani e contro l’antisemitismo e da Dominique Intini della Banca Mondiale. Un appello sottoscritto da grandi personalità del mondo della cultura d’Italia e di Francia, pubblicato due anni fa su Le Figaro in Francia e per l’Italia dato in esclusiva al Nuovo Giornale Nazionale. L’appello in questione aveva per destinatari gli stati fondatori dell’Europa !...
Il libro contiene anche una Silloge con il mio slogan “Je ne Marche pas”, dove ho raccolto tutti gli articoli scritti a mia firma ma anche sotto pseudonimo - e per necessità d’allora - che sono stati pubblicati dal Nuovo Giornale Nazionale negli ultimi quattro anni, su temi come Europeismo, Democrazia e Libertà, globalismo, mondialismo.

Pensi che una sinergia fra UE e BRICS sarà possibile, in particolare per costruire un nuovo ordine mondiale multipolare fondato su equità e giustizia?

Il Sud del Mondo invoca giustizia. Il mondo non è più unipolare. Negli States ha vinto Trump con lo slogan MAGA, cioè di fatto dichiarando al mondo intero che l’America non è più grande come un tempo, ma vuole, appunto, tornar grande, garantendo in primis il benessere del suo popolo. E se in effetti resta un impero forte, tuttavia è in grave crisi e sa perfettamente che è finita l’era unipolare. In crisi però lo sono tutti, perché è il sistema globale che non tiene più e vanno riscritte le regole e per tutti è questione, in fondo, di sopravvivenza. La Cina risente della de-globalizzazione, la Russia del tentativo di una sua regionalizzazione, il Medio Oriente è in fiamme, la crisi Israelo-palestinese reca in sé non solo lo scontro-incontro tra le tre più importanti religioni monoteiste, ma la concorrenza tra la via della Seta cinese e la Via del Cotone dell’India. L’Europa è in crisi energetica, industriale, politica e valoriale. L’India e il Pakistan sono in guerra, e la prima, pur nei BRICS, guarda all’Occidente: democrazia più popolosa al mondo, fatta di matematici allo stato puro, è un competitor della Cina. Quest’ultima è il più importante competitor degli Americani che tuttavia restano i più forti, al momento, riguardo alla propria capacità militare. I grandi squilibri portano a tensioni e guerre. Se nei media tengono banco solo alcuni conflitti come appunto la guerra russo-ucraina e quella israelo-palestinese, anche l’Africa, su cui tutti vogliamo influire, stanti le immense ricchezze, ha le sue grandi e gravi tensioni e belligeranze. Un’Africa che ha visto sciogliersi come neve al sole la Françafrique. Allora per tornare a quei principi calpestati dal tecno-turbo-capitalismo, Mario Bergamo diceva che “...non il disarmo, non gli armamenti garantiscono la Pace, ma una certa qual giustizia tra i popoli, tra le nazioni ...” Senza Giustizia Sociale, senza Equità, senza Cooperazione tra le genti e senza l’ascolto delle richieste che vengono dal basso, le cose potranno soltanto peggiorare. Più chiaro di così?

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Paola Bergamo
Il saggio di Paola Bergamo presentato al Salone del Libro di Torino