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mercoledì 18 dicembre 2024

In memoria dell'amico Andrea G. Pinketts (1960 - 2018)


Andrea G. Pinketts, scrittore funambolico, giallista, giornalista investigativo, nonché mio caro amico, ci manca da sei anni.

Vorrei commemorarlo con questo mio ricordo, che scrissi quando appresi della sua scomparsa, il 20 dicembre 2018.

Andrea G. Pinketts era una leggenda. 

Articolo/ricordo di Luca Bagatin

Andrea era una leggenda.

Era la leggenda di sé stesso.

Era Lazzaro Santandera, il suo alter ego letterario, in grado di sgominare bande di criminali incalliti e persino di resuscitare.

Andrea G. Pinketts - al secolo Andrea Giovanni Pinchetti - con le sue cravatte fantasia, le sue giacche e cappelli colorati - era immortale e tale rimarrà.

Ex pugile, ex fotomodello, ex istruttore di arti marziali, giornalista investigativo e soprattutto scrittore di gialli e di racconti noir.

Grande viveur, bevitore di birre enormi (nello storico locale milanese "Le Trottoir" gli fu dedicata - oltre che una sala - la birra formato gigante battezzata, per l'appunto, "birra Pinketts") e fumatore di sigari. Andrea Pinketts era scrittore funambolico e poliedrico.

Negli Anni '80 recitò un piccolo ruolo nel film di Carlo Vanzina "Via Montenapoleone". Diventeranno celebri le sue inchieste giornalistiche per "Esquire" e "Panorama", che lo porteranno, negli Anni '90, ad incastrare alcuni camorristi nella città di Cattolica; all'incriminazione della setta dei "Bambini di Satana" e a suggerire agli inquirenti il profilo del "mostro di Foligno" Luigi Chiatti.

Furono queste esperienze che gli permisero di scrivere i suoi numerosi romanzi e racconti gialli e noir: da "Lazzaro vieni fuori" a "La capanna dello zio Rom", passando per "Il vizio dell'agnello", "Il conto dell'ultima cena", "Il senso della frase" e moltissimi altri (almeno una ventina).

Il protagonista era sempre lui, ovvero il suo alter ego: Lazzaro Santandrea. Un perdigiorno che vive con la madre ed il cagnolone Benvenuto e si mantiene con l'eredità della ricca zia Olghina. Frequentatore seriale di bar, amici e belle donne, Lazzaro si ritrova inevitabilmente sempre coinvolto in casi di cronaca nera che...armato del suo sigaro (rigorosamente Antico Toscano) e del suo "senso della frase", condito di giochi di parole funambolici e della sua abilità nel provocare e vincere risse, riuscirà immancabilmente a risolvere. Incastrando il criminale o i criminali di turno, riuscendo a, come dice stesso Lazzaro, "fare giardino", ovvero risollevare le sorti di una situazione disastrosa riscrivendo e "sovvertendo" ogni regola.

I romanzi di Andrea erano e rimangono dei pezzi unici di letteratura per diverse ragioni: sono tratti da casi di cronaca nera che lui ha vissuto in prima persona; i personaggi sono tutto tranne che immaginari, ma rappresentano - spesso con tanto di nome e cognome reali - i suoi amici e conoscenti (uno dei quali ho avuto modo di conoscerlo personalmente); sono uno scoppiettante susseguirsi di assonanze e giochi di parole e letterari, battute comiche ad effetto, pur calate in un contesto da romanzo giallo, noir, ricco di colpi di scena.

Andrea Pinketts li ha scritti regolarmente tutti nel locale che ha sempre frequentato ogni sera e notte - "in mezzo al casino", che gli permetteva di concentrarsi, come diceva lui - ovvero Le Trottoir, in pieno centro a Milano. E sono stati tutti scritti con la sua fedele penna Mont Blanc, in quanto non amava le tecnologie e, quando lo conobbi, sapeva a malapena maneggiare un telefono cellulare di vecchissima generazione.

Andrea era un caro amico, che ho avuto l'onore e il privilegio di conoscere nella primavera del 2004, proprio al Trottoir. Lì ci siamo dati appuntamento, dopo che avevo divorato gran parte della sua produzione letteraria e ne ero rimasto affascinato. Da allora ci siamo visti spesso, in quegli anni, abbiamo bevuto e fumato sigari a lungo sia al Trottoir che allo Smooth di Via Buonarroti, vicino a dove abitava con la madre Mirella, la quale, ricordo, gli preparava le valige ogni qual volta era invitato a tenere presentazioni dei suoi libri, oppure doveva presiedere qualche concorso in qualità di giurato.

Come Jack Kerouac, anche Andrea, oltre ad essere uno sregolato in tutto, era legatissimo a sua madre. E come Jack Kerouac, anche Andrea era amico di Fernanda Pivano, la quale lo definì, nelle prefazioni ai suoi libri "un duro dal cuore di meringa".

Andrea Pinketts era "un duro", sin da ragazzino. Sin da quando fu espulso dal liceo per aver "menato" il preside. Ragazzo irrequieto, insofferente alle costrizioni, evase dalla caserma dei granatieri di Orvieto e si finse psicopatico. Bevitore e fumatore incallito sin da ragazzo, non smise mai quel suo vizio che, come da lui stesso ammesso, finirà per portarlo nella tomba, novello Kerouac, novello "scrittore maledetto" che, sino all'ultimo ha lottato, non già contro i suoi vizi, che per lui erano piaceri e virtù, ma contro la tristezza della sofferenza, contro la tristezza della malattia. Quella tristezza che ti fa essere e sentire debole, mentre Andrea Pinketts, documentando la sua degenza all'ospedale Niguarda di Milano con numerosi video su Youtube, ci appare come sempre pieno di spirito e di giochi di parole funambolici.

Quei giochi di parole usati anche nelle sue apparizioni televisive in qualità di showman o di opinionista, ove, presentandosi sempre completamente ubriaco (esattamente come Kerouac nelle sue celebri interviste), e pieno di spirito (non solo alcolico), ribaltava ogni canone mediatico, lasciando di stucco la presentatrice o il presentatore di turno che, rimasto senza parole, non poteva che arrendersi al genio e alla sregolatezza di questo artista dei nostri tempi.

Pinketts era, come il suo personaggio letterario Lazzaro, un antieroe. Un "cattivo ragazzo", ma sempre dalla parte dei più deboli e sempre dalla parte dei "buoni" contro i "cattivi", fossero costoro corrotti, stupratori, stalker, balordi che si divertivano a dar fuoco ai barboni. Andrea Pinketts interveniva sempre, in prima persona, con il suo metro e novanta di stazza e le sue capacità di "persuasione".

I romanzi di Andrea Pinketts, a onor del vero, erano più letti all'estero che in Italia. Non era un profeta in Patria, in sostanza. Amatissimo in Francia e lì pluri-premiato, fu apprezzato molto dal regista e sceneggiatore Claude Chabrol che, in ogni suo film, omaggerà Pinketts con un cameo dei suoi romanzi e che avrebbe voluto realizzare un film tratto dal romanzo (a parer mio il più bello) "Il conto dell'ultima cena".

Con Andrea Pinketts, che se ne va a soli 57 anni, non se ne va Lazzaro Santandrea, in quanto, l'ultimo romanzo che lo vede protagonista - "La capanna dello zio Rom" - lascia un finale aperto.

Forse nemmeno Andrea Pinketts se ne va del tutto. Almeno non se ne andrà dal mio cuore, ove lo tengo fra i miei "eroi-antieroi" preferiti, viventi e non, conosciuti da me personalmente o meno (assieme a Jack Kerouac, William S. Burroughs, Hunther S. Thompson, Moana Pozzi, Mario Appignani, Peter Boom, Eduard Limonov).

La madre Mirella così lo ricorda, nel suo necrologio ed è con queste toccanti parole - le parole della persona che più lo ha amato al mondo - che vorrei concludere questo mio articolo in sua memoria:

"Con passo marziale sta valicando i confini degli spazi celesti e dei cieli infiniti Andrea G. Pinketts, scrittore-giornalista. Ha accanto l’amore di chi lo ha preceduto che lo accoglie con gioia accorata, così presto! Lazzaro Santandrea, la sua creatura, è ansioso di future, mirabolanti avventure da vivere insieme. Mirella Marabese Pinketts è fiera del tuo talento e della tua genialità. Prosegue il cammino terreno come tu vuoi. Non ti dirò mai addio. Mamma".

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 14 febbraio 2023

Se i cittadini, giustamente, disertano le urne... Articolo di Luca Bagatin

Immaginate se in due delle maggiori Regioni italiane – tipo la Lombardia e il Lazio - andasse a votare alle elezioni amministrative, che so, appena il 40% degli aventi diritto.

No, dico, ve lo immaginate?

E' un'ipotesi, intendiamoci, rilassatevi!

Però, se MAI dovesse accadere, qualche domanda sarebbe il caso di porsela.

Ooooooooooooooops! E' esattamente quanto avvenuto ieri! (OCCAZZO!)

A votare, in Lombardia c'è andato il 41,67% e in Lazio il 37,2% dei cittadini elettori!

Caspita! Nessuno l'avrebbe mai detto...vero?

Seee, okay, all right, está bien,va bene!

Se i politici locali e nazionali sono sempre più lontani dalla volontà dei cittadini, se le decisioni vengono prese a Bruxelles piuttosto che a Washington, oppure dagli algoritmi dei socialnetwork, non è che puoi pensare che i cittadini ti diano ancora retta!

Stanno a casa o vanno altrove. Non certo alle urne!

Non perdono tempo, ti pare?

Soprattutto se la Meloni e i suoi Fratelli fanno e dicono, oggi, l'opposto di quello che dicevano ieri e finiscono per (in)seguire l'Agenda Draghi che, sino a mesi fa, fingevano di contrastare!

E se il PD and Co. (Cinque Stelle compresi) si camuffano da sinistra, ma portano avanti politiche borghesi, liberal-capitaliste (con annessa propaganda of war), che nemmeno la destra avrebbe – probabilmente - il coraggio di promuovere!

I cittadini elettori ti dicono: “Okay, va bene, hai vinto tu. Sei più forte, potente, hai tutti i media dalla tua parte, il Festival di Sanremo, i palloni che volano nei cieli, le flatulenze d'oltreoceano, la propaganda di guerra al grido “Più Army for all!”, l'Agenda Draghi che ha sostituito la Smemoranda che usavamo negli Anni '90. Ma, remember – ricordati – siamo cittadini, siamo (potenziali) elettori, ma non siamo dei fessi”.

Persino Berlusconi lo ha capito e, pur alla sua veneranda età e non contando quasi più nulla, sembra essere tornato a fare dichiarazioni da statista.

In tutto questo, ha ragione l'ottimo Francis Dupuis-Déri, insegnante nel Dipartimento di Scienze politiche dell’Università del Québec a Montréal e già ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology di Boston.

Francis Dupuis-Déri ha scritto un ottimo saggio che ho recensito al link qui fra parentesi (https://www.olnews.it/2022/08/26/addio-alle-urne-un-saggio-di-francis-dupuis-deri/). Leggilo e capirai cos'è la democrazia e perché la democrazia, quella vera, ovvero diretta, merita di essere SEMPRE difesa.

Ed ora un paio di note: il 19 febbraio, presso il Lincoln Memorial di Washington, il Partito Libertario e il People's Party, rispettivamente di centrodestra il primo e di centrosinistra il secondo, hanno organizzato – assieme ad altre associazioni e radio indipendenti e libertarie - un grande raduno contro le guerra dal titolo “Rage Against War Machine”.

A tale raduno, che chiede, fra le altre cose, oltre alla negoziazione della pace nel conflitto russo-ucraino, lo stop ad ogni invio di armi; la riduzione delle spese militari; la liberazione del dissidente libertario Julian Assange; l'abolizione della NATO e della CIA, saranno presenti, oltre a numerosi artisti e musicisti statunitensi, anche personalità politiche quali il libertario repubblicano Ron Paul; il democratico progressista Dennis Kucinich; l'ex democratica Tulsi Gabbard; la verde ed ex democratica Cynthia McKinney e – come già detto - numerosi attivisti, giornalisti e artisti di ogni colore politico che si oppongono alle folli politiche di Biden, ovvero del nuovo Richard Nixon in salsa Fog of War.

Altra piccola nota. Il mio amico Paolo Di Mizio, giornalista di lungo corso, oltre che ottimo poeta e saggista, fa presente che – non solo le elezioni regionali di due importanti Regioni italiane sono state – giustamente - ignorate – ma anche il Festival di Sanremo Ventiventitre (2023).

L'ottimo Paolo, infatti, sulla sua pagina Facebook scrive: “Prego notare che gli alti ascolti di Sanremo (11 milioni di telespettatori in media tra le varie serate) rappresentano oltre il 60% dello share (cioè dei televisori accesi), ma rappresentano solo il 19% degli italiani. Quindi la vera notizia è che l'81%, cioè 49 milioni di italiani, NON ha guardato il festival di Sanremo. Giusto perché la matematica non è un'opinione, ma il modo di presentare i numeri può essere ingannevole”.

Dal giorno di San Valentino 2023 è tutto.

Fate sempre l'Amore e mai la guerra!

Fidatevi, è meglio, come disse e continua a dire – dall'Alto dei Cieli (liberi da palle e palloni) - il semper mitico Andrea G. Pinketts!

Luca Bagatin, Isola che Non C'è, 14 febbraio 2023

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lunedì 20 dicembre 2021

Andrea G. Pinketts era una leggenda. Articolo/ricordo di Luca Bagatin

  

Vorrei, di seguito, ripubblicare l'articolo che scrissi quando appresi della morte dell'amico Andrea G. Pinketts, il 20 dicembre 2018. 

Andrea era una leggenda.

Era la leggenda di sé stesso.

Era Lazzaro Santandera, il suo alter ego letterario, in grado di sgominare bande di criminali incalliti e persino di resuscitare.

Andrea G. Pinketts - al secolo Andrea Giovanni Pinchetti - con le sue cravatte fantasia, le sue giacche e cappelli colorati - era immortale e tale rimarrà.

Ex pugile, ex fotomodello, ex istruttore di arti marziali, giornalista investigativo e soprattutto scrittore di gialli e di racconti noir.

Grande viveur, bevitore di birre enormi (nello storico locale milanese "Le Trottoir" gli fu dedicata - oltre che una sala - la birra formato gigante battezzata, per l'appunto, "birra Pinketts") e fumatore di sigari. Andrea Pinketts era scrittore funambolico e poliedrico.

Negli Anni '80 recitò un piccolo ruolo nel film di Carlo Vanzina "Via Montenapoleone". Diventeranno celebri le sue inchieste giornalistiche per "Esquire" e "Panorama", che lo porteranno, negli Anni '90, ad incastrare alcuni camorristi nella città di Cattolica; all'incriminazione della setta dei "Bambini di Satana" e a suggerire agli inquirenti il profilo del "mostro di Foligno" Luigi Chiatti.

Furono queste esperienze che gli permisero di scrivere i suoi numerosi romanzi e racconti gialli e noir: da "Lazzaro vieni fuori" a "La capanna dello zio Rom", passando per "Il vizio dell'agnello", "Il conto dell'ultima cena", "Il senso della frase" e moltissimi altri (almeno una ventina).

Il protagonista era sempre lui, ovvero il suo alter ego: Lazzaro Santandrea. Un perdigiorno che vive con la madre ed il cagnolone Benvenuto e si mantiene con l'eredità della ricca zia Olghina. Frequentatore seriale di bar, amici e belle donne, Lazzaro si ritrova inevitabilmente sempre coinvolto in casi di cronaca nera che...armato del suo sigaro (rigorosamente Antico Toscano) e del suo "senso della frase", condito di giochi di parole funambolici e della sua abilità nel provocare e vincere risse, riuscià immancabilmente a risolvere. Incastrando il criminale o i criminali di turno, riuscendo a, come dice stesso Lazzaro, "fare giardino", ovvero risollevare le sorti di una situazione disastrosa riscrivendo e "sovvertendo" ogni regola.

I romanzi di Andrea erano e rimangono dei pezzi unici di letteratura per diverse ragioni: sono tratti da casi di cronaca nera che lui ha vissuto in prima persona; i personaggi sono tutto tranne che immaginari, ma rappresentano - spesso con tanto di nome e cognome reali - i suoi amici e conoscenti (uno dei quali ho avuto modo di conoscerlo personalmente); sono uno scoppiettante susseguirsi di assonanze e giochi di parole e letterari, battute comiche ad effetto, pur calate in un contesto da romanzo giallo, noir, ricco di colpi di scena.

Andrea Pinketts li ha scritti regolarmente tutti nel locale che ha sempre frequentato ogni sera e notte - "in mezzo al casino", che gli permetteva di concentrarsi, come diceva lui - ovvero Le Trottoir, in pieno centro a Milano. E sono stati tutti scritti con la sua fedele penna Mont Blanc, in quanto non amava le tecnologie e, quando lo conobbi, sapeva a malapena maneggiare un telefono cellulare di vecchissima generazione.

Andrea era un caro amico, che ho avuto l'onore e il privilegio di conoscere nella primavera del 2004, proprio al Trottoir. Lì ci siamo dati appuntamento, dopo che avevo divorato gran parte della sua produzione letteraria e ne ero rimasto affascinato. Da allora ci siamo visti spesso, in quegli anni, abbiamo bevuto e fumato sigari a lungo sia al Trottoir che allo Smooth di Via Buonarroti, vicino a dove abitava con la madre Mirella, la quale, ricordo, gli preparava le valige ogni qual volta era invitato a tenere presentazioni dei suoi libri, oppure doveva presiedere qualche concorso in qualità di giurato.

Come Jack Kerouac, anche Andrea, oltre ad essere uno sregolato in tutto, era legatissimo a sua madre. E come Jack Kerouac, anche Andrea era amico di Fernanda Pivano, la quale lo definì, nelle prefazioni ai suoi libri "un duro dal cuore di meringa".

Andrea Pinketts era "un duro", sin da ragazzino. Sin da quando fu espulso dal liceo per aver "menato" il preside. Ragazzo irrequieto, insofferente alle costrizioni, evase dalla caserma dei granatieri di Orvieto e si finse psicopatico. Bevitore e fumatore incallito sin da ragazzo, non smise mai quel suo vizio che, come da lui stesso ammesso, finirà per portarlo nella tomba, novello Kerouac, novello "scrittore maledetto" che, sino all'ultimo ha lottato, non già contro i suoi vizi, che per lui erano piaceri e virtù, ma contro la tristezza della sofferenza, contro la tristezza della malattia. Quella tristezza che ti fa essere e sentire debole, mentre Andrea Pinketts, documentando la sua degenza all'ospedale Niguarda di Milano con numerosi video su Youtube, ci appare come sempre pieno di spirito e di giochi di parole funambolici.

Quei giochi di parole usati anche nelle sue apparizioni televisive in qualità di showman o di opinionista, ove, presentandosi sempre completamente ubriaco (esattamente come Kerouac nelle sue celebri interviste), e pieno di spirito (non solo alcolico), ribaltava ogni canone mediatico, lasciando di stucco la presentatrice o il presentatore di turno che, rimasto senza parole, non poteva che arrendersi al genio e alla sregolatezza di questo artista dei nostri tempi.

Pinketts era, come il suo personaggio letterario Lazzaro, un antieroe. Un "cattivo ragazzo", ma sempre dalla parte dei più deboli e sempre dalla parte dei "buoni" contro i "cattivi", fossero costoro corrotti, stupratori, stalker, balordi che si divertivano a dar fuoco ai barboni. Andrea Pinketts interveniva sempre, in prima persona, con il suo metro e novanta di stazza e le sue capacità di "persuasione".

I romanzi di Andrea Pinketts, a onor del vero, erano più letti all'estero che in Italia. Non era un profeta in Patria, in sostanza. Amatissimo in Francia e lì pluri-premiato, fu apprezzato molto dal regista e sceneggiatore Claude Chabrol che, in ogni suo film, omaggerà Pinketts con un cameo dei suoi romanzi e che avrebbe voluto realizzare un film tratto dal romanzo (a parer mio il più bello) "Il conto dell'ultima cena".

Con Andrea Pinketts, che se ne va a soli 57 anni, non se ne va Lazzaro Santandrea, in quanto, l'ultimo romanzo che lo vede protagonista - "La capanna dello zio Rom" - lascia un finale aperto.

Forse nemmeno Andrea Pinketts se ne va del tutto. Almeno non se ne andrà dal mio cuore, ove lo tengo fra i miei "eroi-antieroi" preferiti, viventi e non, conosciuti da me personalmente o meno (assieme a Jack Kerouac, William Burroughs, Moana Pozzi, Mario Appignani, Peter Boom, Eduard Limonov).

La madre Mirella così lo ricorda, nel suo necrologio ed è con queste toccanti parole - le parole della persona che più lo ha amato al mondo - che vorrei concludere questo mio articolo in sua memoria:

"Con passo marziale sta valicando i confini degli spazi celesti e dei cieli infiniti Andrea G. Pinketts, scrittore-giornalista. Ha accanto l’amore di chi lo ha preceduto che lo accoglie con gioia accorata, così presto! Lazzaro Santandrea, la sua creatura, è ansioso di future, mirabolanti avventure da vivere insieme. Mirella Marabese Pinketts è fiera del tuo talento e della tua genialità. Prosegue il cammino terreno come tu vuoi. Non ti dirò mai addio. Mamma".

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 19 dicembre 2020

Due anni senza Andrea G. Pinketts

Sono passati due anni, ma rileggendo i tuoi romanzi, rivedendo i tuoi video, le tue interviste, ricordando  le nostre bevute e fumate al bar, sembra che tu non te ne sia mai andato.

In realtà Andrea G. Pinketts, per quel che mi riguarda, è ancora con me e il suo stile scanzonato mi accompagna. Uno stile che mi affascinò quando ci conoscemmo. Quel "senso della frase" in grado di sovvertire ogni regola e di spiazzare ogni interlocutore.

Non riesco a ricordarti con frasi tristi, ma vorrei ricordarti con l'articolo che scrissi due anni fa, nel quale volli ricordarti, per come ti ho conosciuto.

E, qui, ti confesso anche una cosa. Ti invidio. Non per le ragazze che hai avuto in vita, molte più delle mie. Ma perché sei morto godendoti tutti i tuoi vizi e prima del tuo affetto più grande. Ti sei risparmiato un dolore che francamente, se fosse possibile, vorrei fosse risparmiato anche a me.

L. B.

Andrea G. Pinketts: scrittore immortale. Articolo di Luca Bagatin

Andrea era una leggenda.
Era la leggenda di sé stesso.
Era Lazzaro Santandera, il suo alter ego letterario, in grado di sgominare bande di criminali incalliti e persino di resuscitare.
Andrea G. Pinketts - al secolo Andrea Giovanni Pinchetti - con le sue cravatte fantasia, le sue giacche e cappelli colorati - era immortale e tale rimarrà.
Ex pugile, ex fotomodello, ex istruttore di arti marziali, giornalista investigativo e soprattutto scrittore di gialli e di racconti noir.
Grande viveur, bevitore di birre enormi (nello storico locale milanese "Le Trottoir" gli fu dedicata - oltre che una sala - la birra formato gigante battezzata, per l'appunto, "birra Pinketts") e fumatore di sigari. Andrea Pinketts era scrittore funambolico e poliedrico.
Negli Anni '80 recitò un piccolo ruolo nel film di Carlo Vanzina "Via Montenapoleone". Diventeranno celebri le sue inchieste giornalistiche per "Esquire" e "Panorama", che lo porteranno, negli Anni '90, ad incastrare alcuni camorristi nella città di Cattolica; all'incriminazione della setta dei "Bambini di Satana" e a suggerire agli inquirenti il profilo del "mostro di Foligno" Luigi Chiatti.
Furono queste esperienze che gli permisero di scrivere i suoi numerosi romanzi e racconti gialli e noir: da "Lazzaro vieni fuori" a "La capanna dello zio Rom", passando per "Il vizio dell'agnello", "Il conto dell'ultima cena", "Il senso della frase" e moltissimi altri (almeno una ventina).
Il protagonista era sempre lui, ovvero il suo alter ego: Lazzaro Santandrea. Un perdigiorno che vive con la madre ed il cagnolone Benvenuto e si mantiene con l'eredità della ricca zia Olghina. Frequentatore seriale di bar, amici e belle donne, Lazzaro si ritrova inevitabilmente sempre coinvolto in casi di cronaca nera che...armato del suo sigaro (rigorosamente Antico Toscano) e del suo "senso della frase", condito di giochi di parole funambolici e della sua abilità nel provocare e vincere risse, riuscirà immancabilmente a risolvere. Incastrando il criminale o i criminali di turno, riuscendo a, come dice stesso Lazzaro, "fare giardino", ovvero risollevare le sorti di una situazione disastrosa riscrivendo e "sovvertendo" ogni regola.
I romanzi di Andrea erano e rimangono dei pezzi unici di letteratura per diverse ragioni: sono tratti da casi di cronaca nera che lui ha vissuto in prima persona; i personaggi sono tutto tranne che immaginari, ma rappresentano - spesso con tanto di nome e cognome reali - i suoi amici e conoscenti (uno dei quali ho avuto modo di conoscerlo personalmente); sono uno scoppiettante susseguirsi di assonanze e giochi di parole e letterari, battute comiche ad effetto, pur calate in un contesto da romanzo giallo, noir, ricco di colpi di scena.
Andrea Pinketts li ha scritti regolarmente tutti nel locale che ha sempre frequentato ogni sera e notte - "in mezzo al casino", che gli permetteva di concentrarsi, come diceva lui - ovvero Le Trottoir, in pieno centro a Milano. E sono stati tutti scritti con la sua fedele penna Mont Blanc, in quanto non amava le tecnologie e, quando lo conobbi, sapeva a malapena maneggiare un telefono cellulare di vecchissima generazione.
Luca Bagatin e Andrea G. Pinketts, aprile 2004
Andrea era un caro amico, che ho avuto l'onore e il privilegio di conoscere nella primavera del 2004, proprio al Trottoir. Lì ci siamo dati appuntamento, dopo che avevo divorato gran parte della sua produzione letteraria e ne ero rimasto affascinato. Da allora ci siamo visti spesso, in quegli anni, abbiamo bevuto e fumato sigari a lungo sia al Trottoir che allo Smooth di Via Buonarroti, vicino a dove abitava con la madre Mirella, la quale, ricordo, gli preparava le valige ogni qual volta era invitato a tenere presentazioni dei suoi libri, oppure doveva presiedere qualche concorso in qualità di giurato.
Come Jack Kerouac, anche Andrea, oltre ad essere uno sregolato in tutto, era legatissimo a sua madre. E come Jack Kerouac, anche Andrea era amico di Fernanda Pivano, la quale lo definì, nelle prefazioni ai suoi libri "un duro dal cuore di meringa".
Andrea Pinketts era "un duro", sin da ragazzino. Sin da quando fu espulso dal liceo per aver "menato" il preside. Ragazzo irrequieto, insofferente alle costrizioni, evase dalla caserma dei granatieri di Orvieto e si finse psicopatico. Bevitore e fumatore incallito sin da ragazzo, non smise mai quel suo vizio che, come da lui stesso ammesso, finirà per portarlo nella tomba, novello Kerouac, novello "scrittore maledetto" che, sino all'ultimo ha lottato, non già contro i suoi vizi, che per lui erano piaceri e virtù, ma contro la tristezza della sofferenza, contro la tristezza della malattia. Quella tristezza che ti fa essere e sentire debole, mentre Andrea Pinketts, documentando la sua degenza all'ospedale Niguarda di Milano con numerosi video su Youtube, ci appare come sempre pieno di spirito e di giochi di parole funambolici.
Quei giochi di parole usati anche nelle sue apparizioni televisive in qualità di showman o di opinionista, ove, presentandosi sempre completamente ubriaco (esattamente come Kerouac nelle sue celebri interviste), e pieno di spirito (non solo alcolico), ribaltava ogni canone mediatico, lasciando di stucco la presentatrice o il presentatore di turno che, rimasto senza parole, non poteva che arrendersi al genio e alla sregolatezza di questo artista dei nostri tempi.
Pinketts era, come il suo personaggio letterario Lazzaro, un antieroe. Un "cattivo ragazzo", ma sempre dalla parte dei più deboli e sempre dalla parte dei "buoni" contro i "cattivi", fossero costoro corrotti, stupratori, stalker, balordi che si divertivano a dar fuoco ai barboni. Andrea Pinketts interveniva sempre, in prima persona, con il suo metro e novanta di stazza e le sue capacità di "persuasione".
I romanzi di Andrea Pinketts, a onor del vero, erano più letti all'estero che in Italia. Non era un profeta in Patria, in sostanza. Amatissimo in Francia e lì pluri-premiato, fu apprezzato molto dal regista e sceneggiatore Claude Chabrol che, in ogni suo film, omaggerà Pinketts con un cameo dei suoi romanzi e che avrebbe voluto realizzare un film tratto dal romanzo (a parer mio il più bello) "Il conto dell'ultima cena".
Con Andrea Pinketts, che se ne va a soli 57 anni, non se ne va Lazzaro Santandrea, in quanto, l'ultimo romanzo che lo vede protagonista - "La capanna dello zio Rom" - lascia un finale aperto.
Forse nemmeno Andrea Pinketts se ne va del tutto. Almeno non se ne andrà dal mio cuore, ove lo tengo fra i miei "eroi-antieroi" preferiti, viventi e non, conosciuti da me personalmente o meno (assieme a Jack Kerouac, William Burroughs, Moana Pozzi, Mario Appignani, Peter Boom, Eduard Limonov).
La madre Mirella così lo ricorda, nel suo necrologio ed è con queste toccanti parole - le parole della persona che più lo ha amato al mondo - che vorrei concludere questo mio articolo in sua memoria:
"Con passo marziale sta valicando i confini degli spazi celesti e dei cieli infiniti Andrea G. Pinketts, scrittore-giornalista. Ha accanto l’amore di chi lo ha preceduto che lo accoglie con gioia accorata, così presto! Lazzaro Santandrea, la sua creatura, è ansioso di future, mirabolanti avventure da vivere insieme. Mirella Marabese Pinketts è fiera del tuo talento e della tua genialità. Prosegue il cammino terreno come tu vuoi. Non ti dirò mai addio. Mamma".

Luca Bagatin

giovedì 19 marzo 2020

Eduard Limonov VIVE

L'opera letteraria, controculturale e politica di Eduard Limonov, continuerà a vivere.
Sia nelle battaglie dei militanti del suo partito nazionalbolscevico "Altra Russia", sia nelle sue numerose opere letterarie, sia nel completissimo sito, curato dall'amico José Setien: http://www.tout-sur-limonov.fr/.
Eduard Limonov, assieme a Giordano Bruno, Gabriele d'Annunzio, Jack Kerouac, Timothy Leary, Abbie Hoffman, Moana Pozzi, Mario Appignani, Peter Boom, Andrea G. Pinketts e moltissimi altri personaggi trasgressivi e dissidenti, continuerà a vivere.
Comunque.

Luca Bagatin


lunedì 16 dicembre 2019

Serata in onore di Andrea G. Pinketts. Il mio messaggio in suo ricordo.

Lo scrittore e amico Andrea G. Pinketts ci lasciava un anno fa e gli amici del suo locale preferito, Le Trottoir, gli dedicheranno una serata in suo onore, venerdì 20 dicembre, a partire dalle ore 19.00.
Al Trottoir, Pinketts, praticamente lavorava, ovvero scriveva, fra una birra (Pinketts !) e l'altra. E, anche per questo, una sala gli fu da tempo dedicata.
Il Trottoir di Piazza XXIV Maggio, a Milano, del resto, è il luogo di incontro degli artisti per eccellenza.
Purtroppo non potrò essere presente, ma, ad ogni modo, come ho detto all'organizzatrice della serata, Michelle Vasseur, che mi ha gentilmente invitato, ho comunque voluto trasmettere un messaggio, che desidero qui di seguito riportare.
Per onorare la memoria di Andrea.
Un duro dalla parola e della penna scoppiettante, che ci ha insegnato molto. Anche a vivere.

Luca Bagatin

LAZZARO SANTANDREA E' QUI CON NOI E NON GLI DIREMO MAI ADDIO
di Luca Bagatin

Purtroppo, per varie ragioni, non posso essere presente a questa serata in onore dell'amico Andrea, ma ho voluto comunque che fosse trasmessa questa mia missiva, ringraziando Michelle Vasseur e l'ufficio stampa dell'organizzazione, che mi hanno cortesemente invitato.
Dico e sottolineo “serata in onore” e non in ricordo, perché, ogniqualvolta penso ad Andrea, penso al senso di festa che trasmetteva la sua presenza, fatta di frasi scincillanti, di battute mai scontate. Di giacche, cravatte e cappelli coloratissimi che indossava.
E' stato un onore conoscerlo ed essere suo amico e, quindi, preferisco onorarlo, piuttosto che ricordarlo.
Come scrissi lo scorso anno, nell'articolo in omaggio alla sua memoria, Andrea era un caro amico, che ho avuto l’onore e il privilegio di conoscere nella primavera del 2004, proprio qui al Trottoir.
Qui ci siamo dati appuntamento, dopo che avevo divorato gran parte della sua produzione letteraria e ne ero rimasto affascinato. Da allora ci siamo visti spesso, in quegli anni, abbiamo bevuto e fumato sigari a lungo sia al Trottoir che allo Smooth di Via Buonarroti, vicino a dove abitava con la madre Mirella, la quale, ricordo, gli preparava le valige ogniqualvolta era invitato a tenere presentazioni dei suoi libri, oppure doveva presiedere qualche concorso in qualità di giurato.
Come Jack Kerouac, anche Andrea, oltre ad essere uno sregolato in tutto, era legatissimo a sua madre. E come Jack Kerouac, anche Andrea era amico di Fernanda Pivano, la quale lo definì, nelle prefazioni ai suoi libri “un duro dal cuore di meringa”.
Andrea Pinketts era “un duro”, sin da ragazzino. Sin da quando fu espulso dal liceo per aver “menato” il preside. Ragazzo irrequieto, insofferente alle costrizioni, evase dalla caserma dei granatieri di Orvieto e si finse psicopatico. Bevitore e fumatore incallito sin da ragazzo, non smise mai quel suo vizio, novello Kerouac, novello “scrittore maledetto” che, sino all’ultimo ha lottato, non già contro i suoi vizi, che per lui erano piaceri e virtù, ma contro la tristezza della sofferenza, contro la tristezza della malattia. Quella tristezza che ti fa essere e sentire debole, mentre Andrea Pinketts, documentando la sua degenza all’ospedale Niguarda di Milano con numerosi video su Youtube, ci appare come sempre pieno di spirito e di giochi di parole funambolici.
Quei giochi di parole usati anche nelle sue apparizioni televisive in qualità di showman o di opinionista, ove, presentandosi sempre completamente ubriaco (esattamente come Kerouac nelle sue celebri interviste), e pieno di spirito (non solo alcolico), ribaltava ogni canone mediatico, lasciando di stucco la presentatrice o il presentatore di turno che, rimasto senza parole, non poteva che arrendersi al genio e alla sregolatezza di questo artista dei nostri tempi.
Pinketts era, come il suo personaggio letterario Lazzaro, un antieroe. Un “cattivo ragazzo”, ma sempre dalla parte dei più deboli e sempre dalla parte dei “buoni” contro i “cattivi”, fossero costoro corrotti, stupratori, stalker, balordi che si divertivano a dar fuoco ai barboni. Andrea Pinketts interveniva sempre, in prima persona, con il suo metro e novanta di stazza e le sue capacità di “persuasione”.
Andrea Pinketts, ovvero Lazzaro Santandrea, il suo alter ego nei romanzi, in realtà non se ne è mai andato. L'ultimo romanzo che lo vede protagonista, ovvero “La capanna dello zio Rom”, lascia – forse non per caso - un finale aperto.
Lazzaro Santandrea è qui con noi e non gli diremo mai addio.


Luca Bagatin, blogger, saggista e scrittore

domenica 23 dicembre 2018

Dalla parte opposta rispetto alla sinistra bacchettona. Articolo di Luca Bagatin

D'Annunzio
Pasolini e Appignani
Stavo pensando che i miei "miti" del '900/2000 sono stati catalogati in quell'area che viene definita di "destra culturale", pur non essendo mai stati veramente di destra (ma sicuramente non erano/sono di sinistra nel senso canonico e tradizionale del termine).
Gabriele D'Annunzio, Juan e Evita Peron, Jack Kerouac, Pier Paolo Pasolini, Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo”, Moana Pozzi, Roberta Tatafiore, Alain De Benoist, Aleksandr Dugin, Egor Letov, Eduard Limonov e, non ultimo, il mitico Andrea G. Pinketts.
Anime trasgressive, libertarie, fuori dagli schemi e dalle ideologie novecentesche e dai totalitarismi, oltre che dai riti e dalle banalità del sinistrismo, del politicamente corretto, dello scioccamente banale o buonista per forza.
Per questo non potevano assolutamente essere incasellati nel salotti della “borghesia bene” o “liberal-progressista”. In particolare perché, quei salotti, o non li hanno mai frequentati o, se lo hanno fatto, è stato più per destare scandalo che per altra ragione.
Limonov, Letov, Dugin
Moana
Allo stesso tempo, tali personaggi - siano essi fisicamente viventi o viventi nella nostra memoria e spirito – non possono essere comunque definiti di destra, come invece sono spesso stati erroneamente incasellati (escluso Pasolini, che pur non era troppo amato “a sinistra” e ha ricevuto, nel corso degli anni, maggiori apprezzamenti “a destra”), in quanto per nulla inclini alla gerarchia, allo sciovinismo e al clericalismo (semmai alla spiritualità). Per essere veramente "buoni" occorre essere dei "cattivi ragazzi o ragazze". E soprattutto occorre essere AUTENTICI. Con le proprie "follie", il proprio andare controcorrente, ma non per sfida o per essere bastiancontrari, quanto per far notare che la vita può essere concepita, vissuta, approfondita diversamente. Si può essere nati poveri, come Evita Peron, che divenne poi la paladina dei diseredati; essere nati emarginati e aver vissuto l'infanzia in un brefotrofio, come Mario
Pinketts
Kerouac
Appignani; si può essere stati dei “dandy” amanti degli eccessi sessuali che ambivano a “un comunismo senza dittatura”, come Gabriele D'Annunzio; si può esse
re state delle pornodive che hanno guidato poi la prima lista civica italiana, ovvero il Partito dell'Amore, come Moana Pozzi; si può essere stati dei giramondo e dei bevitori e fumatori incalliti ed al contempo “mammoni” come gli scrittori Jack Kerouac e Andrea G. Pinketts; si può essere dei nazionalbolscevichi come il filosofo Aleksandr Dugin e dei nazionalbolscevichi “punk” come il cantante e chitarrista Egor Letov e lo scrittore Eduard Limonov; si può essere stati ed essere degli intellettuali controcorrente, scomodi, trasgressivi come Pier Paolo Pasolini e Alain De Benoist. In questo senso, tali personaggi che furono, sono o vengono assimilati alla "destra culturale" risultano, a parer mio, intellettualmente più "sexy" di quelli legati alla sinistra bacchettona, moralista, borghese, cosmopolita.
E, come tali, sono e vanno ben oltre le ideologie e i feticismi partitici.

Luca Bagatin

venerdì 21 dicembre 2018

Andrea G. Pinketts: scrittore immortale. Articolo di Luca Bagatin

Andrea era una leggenda.
Era la leggenda di sé stesso.
Era Lazzaro Santandera, il suo alter ego letterario, in grado di sgominare bande di criminali incalliti e persino di resuscitare.
Andrea G. Pinketts - al secolo Andrea Giovanni Pinchetti - con le sue cravatte fantasia, le sue giacche e cappelli colorati - era immortale e tale rimarrà.
Ex pugile, ex fotomodello, ex istruttore di arti marziali, giornalista investigativo e soprattutto scrittore di gialli e di racconti noir.
Grande viveur, bevitore di birre enormi (nello storico locale milanese "Le Trottoir" gli fu dedicata - oltre che una sala - la birra formato gigante battezzata, per l'appunto, "birra Pinketts") e fumatore di sigari. Andrea Pinketts era scrittore funambolico e poliedrico.
Negli Anni '80 recitò un piccolo ruolo nel film di Carlo Vanzina "Via Montenapoleone". Diventeranno celebri le sue inchieste giornalistiche per "Esquire" e "Panorama", che lo porteranno, negli Anni '90, ad incastrare alcuni camorristi nella città di Cattolica; all'incriminazione della setta dei "Bambini di Satana" e a suggerire agli inquirenti il profilo del "mostro di Foligno" Luigi Chiatti.
Furono queste esperienze che gli permisero di scrivere i suoi numerosi romanzi e racconti gialli e noir: da "Lazzaro vieni fuori" a "La capanna dello zio Rom", passando per "Il vizio dell'agnello", "Il conto dell'ultima cena", "Il senso della frase" e moltissimi altri (almeno una ventina).
Il protagonista era sempre lui, ovvero il suo alter ego: Lazzaro Santandrea. Un perdigiorno che vive con la madre ed il cagnolone Benvenuto e si mantiene con l'eredità della ricca zia Olghina. Frequentatore seriale di bar, amici e belle donne, Lazzaro si ritrova inevitabilmente sempre coinvolto in casi di cronaca nera che...armato del suo sigaro (rigorosamente Antico Toscano) e del suo "senso della frase", condito di giochi di parole funambolici e della sua abilità nel provocare e vincere risse, riuscirà immancabilmente a risolvere. Incastrando il criminale o i criminali di turno, riuscendo a, come dice stesso Lazzaro, "fare giardino", ovvero risollevare le sorti di una situazione disastrosa riscrivendo e "sovvertendo" ogni regola.
I romanzi di Andrea erano e rimangono dei pezzi unici di letteratura per diverse ragioni: sono tratti da casi di cronaca nera che lui ha vissuto in prima persona; i personaggi sono tutto tranne che immaginari, ma rappresentano - spesso con tanto di nome e cognome reali - i suoi amici e conoscenti (uno dei quali ho avuto modo di conoscerlo personalmente); sono uno scoppiettante susseguirsi di assonanze e giochi di parole e letterari, battute comiche ad effetto, pur calate in un contesto da romanzo giallo, noir, ricco di colpi di scena.
Andrea Pinketts li ha scritti regolarmente tutti nel locale che ha sempre frequentato ogni sera e notte - "in mezzo al casino", che gli permetteva di concentrarsi, come diceva lui - ovvero Le Trottoir, in pieno centro a Milano. E sono stati tutti scritti con la sua fedele penna Mont Blanc, in quanto non amava le tecnologie e, quando lo conobbi, sapeva a malapena maneggiare un telefono cellulare di vecchissima generazione.
Luca Bagatin e Andrea G. Pinketts, aprile 2004
Andrea era un caro amico, che ho avuto l'onore e il privilegio di conoscere nella primavera del 2004, proprio al Trottoir. Lì ci siamo dati appuntamento, dopo che avevo divorato gran parte della sua produzione letteraria e ne ero rimasto affascinato. Da allora ci siamo visti spesso, in quegli anni, abbiamo bevuto e fumato sigari a lungo sia al Trottoir che allo Smooth di Via Buonarroti, vicino a dove abitava con la madre Mirella, la quale, ricordo, gli preparava le valige ogni qual volta era invitato a tenere presentazioni dei suoi libri, oppure doveva presiedere qualche concorso in qualità di giurato.
Come Jack Kerouac, anche Andrea, oltre ad essere uno sregolato in tutto, era legatissimo a sua madre. E come Jack Kerouac, anche Andrea era amico di Fernanda Pivano, la quale lo definì, nelle prefazioni ai suoi libri "un duro dal cuore di meringa".
Andrea Pinketts era "un duro", sin da ragazzino. Sin da quando fu espulso dal liceo per aver "menato" il preside. Ragazzo irrequieto, insofferente alle costrizioni, evase dalla caserma dei granatieri di Orvieto e si finse psicopatico. Bevitore e fumatore incallito sin da ragazzo, non smise mai quel suo vizio che, come da lui stesso ammesso, finirà per portarlo nella tomba, novello Kerouac, novello "scrittore maledetto" che, sino all'ultimo ha lottato, non già contro i suoi vizi, che per lui erano piaceri e virtù, ma contro la tristezza della sofferenza, contro la tristezza della malattia. Quella tristezza che ti fa essere e sentire debole, mentre Andrea Pinketts, documentando la sua degenza all'ospedale Niguarda di Milano con numerosi video su Youtube, ci appare come sempre pieno di spirito e di giochi di parole funambolici.
Quei giochi di parole usati anche nelle sue apparizioni televisive in qualità di showman o di opinionista, ove, presentandosi sempre completamente ubriaco (esattamente come Kerouac nelle sue celebri interviste), e pieno di spirito (non solo alcolico), ribaltava ogni canone mediatico, lasciando di stucco la presentatrice o il presentatore di turno che, rimasto senza parole, non poteva che arrendersi al genio e alla sregolatezza di questo artista dei nostri tempi.
Pinketts era, come il suo personaggio letterario Lazzaro, un antieroe. Un "cattivo ragazzo", ma sempre dalla parte dei più deboli e sempre dalla parte dei "buoni" contro i "cattivi", fossero costoro corrotti, stupratori, stalker, balordi che si divertivano a dar fuoco ai barboni. Andrea Pinketts interveniva sempre, in prima persona, con il suo metro e novanta di stazza e le sue capacità di "persuasione".
I romanzi di Andrea Pinketts, a onor del vero, erano più letti all'estero che in Italia. Non era un profeta in Patria, in sostanza. Amatissimo in Francia e lì pluri-premiato, fu apprezzato molto dal regista e sceneggiatore Claude Chabrol che, in ogni suo film, omaggerà Pinketts con un cameo dei suoi romanzi e che avrebbe voluto realizzare un film tratto dal romanzo (a parer mio il più bello) "Il conto dell'ultima cena".
Con Andrea Pinketts, che se ne va a soli 57 anni, non se ne va Lazzaro Santandrea, in quanto, l'ultimo romanzo che lo vede protagonista - "La capanna dello zio Rom" - lascia un finale aperto.
Forse nemmeno Andrea Pinketts se ne va del tutto. Almeno non se ne andrà dal mio cuore, ove lo tengo fra i miei "eroi-antieroi" preferiti, viventi e non, conosciuti da me personalmente o meno (assieme a Jack Kerouac, William Burroughs, Moana Pozzi, Mario Appignani, Peter Boom, Eduard Limonov).
La madre Mirella così lo ricorda, nel suo necrologio ed è con queste toccanti parole - le parole della persona che più lo ha amato al mondo - che vorrei concludere questo mio articolo in sua memoria:
"Con passo marziale sta valicando i confini degli spazi celesti e dei cieli infiniti Andrea G. Pinketts, scrittore-giornalista. Ha accanto l’amore di chi lo ha preceduto che lo accoglie con gioia accorata, così presto! Lazzaro Santandrea, la sua creatura, è ansioso di future, mirabolanti avventure da vivere insieme. Mirella Marabese Pinketts è fiera del tuo talento e della tua genialità. Prosegue il cammino terreno come tu vuoi. Non ti dirò mai addio. Mamma".

Luca Bagatin