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lunedì 20 aprile 2026

Nuova primavera socialista per la Bulgaria e l'Europa. Articolo di Luca Bagatin

 

E' e sarà una nuova primavera per la Bulgaria e l'Europa, con la vittoria, alle elezioni parlamentari di domenica 19 aprile, della coalizione socialista democratica e populista di sinistra Bulgaria Progressista (PB) di Rumen Radev che, con quasi il 45% dei consensi, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento e battuto la coalizione liberale e democristiana di centro-destra GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) - SDS (Unione delle Forze Democratiche), di Bojko Borisov, ferma al 13,39%. Al terzo posto i liberal-europeisti di Continuiamo il Cambiamento, con il 12,6%; a seguire i liberali del Movimento per i Diritti e le Libertà, con il 7,1% e, infine, l'estrema destra di Revival, che ha ottenuto appena il 4,2% dei voti.

Le forze di destra e ultra-destra, liberal-capitaliste e filo UE, in sostanza, sono state ampiamente sconfitte e hanno perso numerosi seggi, lasciando spazio alla neonata Bulgaria Progressista, composta da socialisti democratici, nazionalisti e populisti di sinistra, nella piena tradizione del socialismo originario e patriottico europeo, la cui storia – malamente oscurata e vilipesa dall'ideologia liberale e capitalista – ha origini che vanno da Giuseppe Garibaldi ad Aleksandr Herzen, sino a giungere alla Comune di Parigi e i primi Soviet operai e contadini e che unisce tanto la tradizione socialista-repubblicano sociale latina che quella eurasiatica.

Il leader della coalizione vincente, Rumen Radev, classe 1963, Generale dell'Aeronautica, fu aderente al Partito Comunista Bulgaro dal 1985 al 1990 e, nel 2016, fu il candidato eletto alla Presidenza della Bulgaria, sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro e dalla socialista democratica Alternativa per la Rinascita Bulgara, coalizione con la quale vinse con quasi il 60% dei voti, battendo la candidata dei liberali di centro-destra.

Radev è sempre stato critico nei confronti del governo liberale di centro-destra di Bojko Borisov, che ha spesso accusato di essere autoritario, oligarchico e corrotto e si è schierato contro di lui, con un programma fondato sulla lotta alla corruzione e all'oligarchia; maggiore presenza dello Stato in economia; maggiore giustizia e stato sociale e promozione della sovranità nazionale.

Nel 2017 fu fra i primi politici europei a condannare le sanzioni imposte dall'UE contro la Russia e si è sempre espresso contro la fornitura di armi al governo di Kiev, ritenendo che la Bulgaria dovesse tenersi fuori dal conflitto russo-ucraino e, come il suo omologo slovacco, il socialista democratico Robert Fico, ha sempre invitato ai negoziati fra le due parti.

Si è sempre detto, inoltre, molto critico nei confronti della costituzione di un fondo di riarmo, come proposto dai vertici dell'UE e criticò anche l'UE quando questa volle riconoscere il golpista Juan Guaidò che, nel 2019, senza averne alcun titolo, si autoproclamò Presidente del Venezuela in funzione anti-socialista e filo-statunitense.

E' emblematico il silenzio della sedicente “sinistra” italiana (o “campo largo) difronte al risultato delle elezioni in Bulgaria, che hanno visto il trionfo di una coalizione socialista e di sinistra autentica, senza equivoci.

Il caravanserraglio del PD and Co., invece, fino a pochi giorni fa ha preferito esultare per il destrorso Magyar, ovvero per la controfigura più glamour di Orban, peraltro suo ex sodale di partito.

Del resto, come scrivevo pochi giorni fa in un articolo dal titolo “Il tramonto della politica e la crisi dell'Occidente liberale” (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/il-tramonto-della-politica-e-la-crisi.html), esordivo con questo ragionamento: “Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore verso la destabilizzazione mondiale?”

Il socialismo autentico e senza equivoci, in Europa, quello di Radev, Robert Fico, Pedro Sanchez, Jeremy Corbyn e George Galloway in Gran Bretagna, Jean-Luc Mélenchon in Francia, Sahra Wagenknecht in Germania, pur nelle peculiarità nazionali di ciascun leader socialista, pone infatti al centro la comunità; è critico nei confronti del liberal-capitalismo, ovvero dell'edonismo e egoismo imperante; promuove il dialogo e il multilateralismo; promuove una società ordinata e volta al servizio delle persone, non della criminalità e delle oligarchie economiche.

Esattamente come il socialismo latinoamericano del Presidente brasiliano Lula, di quello colombiano Petro, di quello della Presidente messicana Sheinbaum e non li cito a caso, perché sono stati i veri protagonisti del IV Vertice in Difesa della Democrazia, tenutosi a Barcellona lo scorso 18 aprile.

Leader socialisti che hanno e non da oggi: condannato l'embargo contro Cuba da parte dell'imperialismo statunitense; che hanno condannato gli attacchi illegali dei regimi di Trump e Netanyahu contro l'Iran; che hanno condannato i crimini contro i palestinesi commessi dal regime di Netanyahu; che hanno condannato l'attacco del regime statunitense contro il Venezuela socialista e il rapimento del suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro e della First Lady, Clia Flores e che hanno promosso: giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica; rispetto del diritto internazionale; dialogo fra ogni parte in conflitto, comprendendo le ragioni di ogni parte in causa.

E Sanchez ha fatto benissimo a riaprire un amichevole canale con le realtà socialista dell'America Latina, grazie al vertice di Barcellona, oltre che rinnovare la sinergia economica con la Repubblica Popolare Cinese e non aver rotto, dal punto di vista energetico, con la Russia, risultando il primo importatore di gas russo in UE.

Socialismo senza equivoci è pragmatismo, logica, democrazia, comunità.

Ed è estraneo al sinistrismo borghese, liberal-capitalista (o “riformista” come si usa dire oggi, termine che ricordo essere stato criticato anche da Saragat, nel 1947), che insegue la destra divenendo esso stesso una forma indistinta di destra. Egualmente ideologico, censorio, anti-economico, anti-sociale e persino anti-europeista, visto che, senza dialogo, senza multilateralismo, senza il porre al centro gli interessi dei cittadini europei, l'idea stessa di Europa unita è destinata a implodere, disgregarsi, finire nelle mani dell'estremismo di destra nazionalista e sciovinista, sempre agli ordini dei desiderata di Washington o delle élite di Bruxelles (vedi Maggioranza Ursula, sostenuta tanto dalle destre liberal-democristiane, quando dagli pseudo “socialisti” e dagli pseudo “verdi”, ovvero da quel sinistrismo borghese liberal-capitalista di cui sopra).

Una Europa unita, sociale, sovrana, indipendente, in sinergia con l'Asia, l'Africa e l'America Latina, è ancora tutta da costruire.

Ma ciò sarà possibile solo guardando ad un socialismo senza equivoci, comunitario e autogestionario, come la Storia ci ha ampiamente insegnato.

Luca Bagatin

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martedì 10 febbraio 2026

La Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, dalla parte del popolo cubano contro l'embargo USA. Articolo di Luca Bagatin

 

La Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, lunedì 9 febbraio scorso, ha ribadito il suo sostegno all'invio di aiuti umanitari a Cuba, pesantemente minacciata dal regime statunitense.

La Presidente, ha sottolineato come il popolo messicano si sia sempre distinto per il valore della fraternità, affermando che il suo governo non può rimanere indifferente difronte alle difficoltà che il popolo cubano si trova ad affrontare, a causa dell'inasprimento dell'embargo statunitense contro l'Isola, che prevede, peraltro, un inasprimento dei dazi per quei Paesi che venderanno petrolio a Cuba.

Agli aiuti umanitari messicani si sono aggiunti, recentemente, anche quelli cinesi.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha espresso la sua profonda gratitudine alla Presidente Sheinbaum per il sostegno del Messico, in particolare in questo momento in cui gli USA stanno cercando di soffocare l'economia dell'Isola con ogni mezzo possibile.

La Presidente Sheinbaum, ha affermato che le politiche di Trump colpiscono direttamente il popolo cubano, ostacolando, fra le altre cose, servizi essenziali come il comparto sanitario e scolastico.

La Presidente del Messico, in particolare, ha sottolineato che Gli unici che possono decidere come governare sono i cittadini stessi; questo è molto importante. Non si può danneggiare il popolo, anche se non si è d'accordo con il governo; non si può far soffrire un popolo”.

E ha, inoltre, lanciato un appello internazionale per denunciare l'imposizione di dazi punitivi USA per chiunque venda petrolio a Cuba.

Si è detta, inoltre, disposta a fungere da mediatore fra Washington e L'Avana, per risolvere le controversie fra i due Paesi.

Infine, ha sottolineato come la politica estera messicana darà sempre priorità alla cooperazione e al benessere delle popolazioni latinoamericane, contro ogni imperialismo esterno.

Mentre in Italia e UE continuiamo a servire Washington e a inviare armi a autocrazie corrotte, né facenti parte dell'UE, né della NATO (che peraltro non sono nemmeno riconoscenti nei nostri confronti), Washington soffoca il popolo cubano.

I cui medici, durante la pandemia da Covid19, hanno fornito all'Italia e a diversi Paesi europei, un contributo fondamentale.

Evidentemente o lo abbiamo dimenticato o... ipocritamente facciamo orecchie da mercante.

Grave, in entrambi i casi.

Ma, da queste parti, funziona così.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 5 gennaio 2026

Trump, dopo l'aggressione al Venezuela, minaccia Colombia, Messico, Cuba e Danimarca. I Presidenti di questi Paesi (tutti socialisti) gli rispondono per le rime. Articolo di Luca Bagatin

 

Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.

Il Presidente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social: “Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi, finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar, rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.

Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.

La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.

La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.

Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.

La Premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su Facebook che Devo dirlo molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno, abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente di non essere in vendita”.

Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.

Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it