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lunedì 7 novembre 2022

Il 7 novembre 1917 nasce l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Articolo di Luca Bagatin

Il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano allora vigente in Russia), i bolscevichi, guidati da Vladimir Lenin e animati da ideali socialisti e marxisti, fecero irruzone nel Palazzo d'Inverno, ponendo fine al dominio dell'oligarchia zarista.

Gettando così le basi per un governo guidato da proletari che, in pochi anni, lottò contro l'analfabetismo, promosse sanità e scuola pubblica e gratuita, promosse divorzio, aborto, emancipazione sessuale e pari diritti fra donne e uomini. Oltre che sviluppo economico e sociale.

Nacque così l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, sorelle fra loro, senza quelle discordie e divisioni che, purtroppo, le hanno percorse a partire dalla caduta del socialismo ad Est, ovvero 1992 ad oggi.

Repubbliche sorelle unite nel socialismo e nei consigli dei contadini e degli operai.

Un governo certamente non perfetto, ma perfettibile.

Questo scrisse, in proposito, il Maestro dell'Himalaya, Mahatma Morya, in una lettera consegnata all'artista e diplomatico russo Nikolaj Konstantinovič Rerich per Lenin ai ministri Lunacharsky e Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica:

"Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che è diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il Paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia".

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 4 ottobre 2021

Quei drammatici 3 e 4 ottobre 1993, quando Eltsin fece bombardare il Parlamento russo.... Articolo di Luca Bagatin

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero dellaRepubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neozaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Se da una parte gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico, composto dai comunisti di Zjuganov, dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov (il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento) e da elementi nazionalisti e neozaristi, l'oligarchia ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, hanno sfilato in questi giorni, con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it