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sabato 28 marzo 2026

Vi è qualche speranza per un Occidente sconsiderato? Articolo di Luca Bagatin

 

Se in un primo tempo Trump – cercando di far ragionare lo sconsiderato Zelensky - appariva uomo di pace, in breve tempo si è rivelato non meno irresponsabile dei dirigenti UE, che si ostinano a sostenere, ad Est, una autocrazia guerrafondaia corrotta né UE, né NATO, anche a costo di pagare lo sconsiderato prezzo di aver rotto i rapporti con la Russia. Maggiore detentrice di riserve di gas naturale al mondo e, fino a pochi anni fa, maggior fornitrice dell'UE.

Ma torniamo a Trump.

Con l'introduzione di dazi sconsiderati, anche nei confronti di Paesi considerati “amici” del regime USA; con le minacce alla sovranità della Groenlandia; con l'attacco illegale al Venezuela (e il rapimento del suo legittimo Presidente e della first lady); con l'inasprimento dell'embargo a Cuba; con l'attacco illegale all'Iran, per sostenere il regime dell'estremista di destra Netanyahu, Trump ha posto gli USA, definitivamente e in modo sempre più evidente, fuori da ogni regola democratica e dal diritto internazionale. Oltre che danneggiato l'economia globale. Occidentale in primis.

Assurdo e inquietante che ci siano ancora Paesi, compreso il nostro, che agli USA vogliano ancora essere alleati e non chiedano, invece, di rivedere i trattati internazionali.

Del resto, contro il regime di Trump, si sono schierati sia deputati Democratici che Repubblicani statunitensi e da chiedersi se Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato indenne.

In tutto questo, c'è qualche politico che, in Occidente, ancora ragiona.

Fra questi il Premier socialista slovacco Robert Fico, che non accetta i diktat di quella autocrazia corrotta né UE, né NATO e chiede di riallacciare i rapporti con la Russia. Dello stesso avviso il suo omologo ungherese Orban.

Fra questi il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, che ha condannato il massacro dei palestinesi a Gaza da parte del regime di Netanyahu e gli attacchi illegali all'Iran, rifiutandosi di ubbidire al regime di Trump. Oltre che denunciato l'attacco illegale contro il Venezuela.

Fra questi il leader dell'opposizione francese, il socialista autentico Jean Luc-Mélenchon, che ha condannato da subito l'espansionismo della NATO ad Est, all'origine del conflitto russo-ucraino e esortato l'UE a lavorare per vie diplomatiche, evitando l'invio di armi a chicchessia. Ed ha criticato il regime di Trump su tutta la linea, oltre che proposto la nascita di una commissione d'inchiesta parlamentare sugli Epstein Files.

Dello stesso avviso anche la socialista autentica tedesca Sahra Wagenknecht e i socialisti autentici britannici George Galloway e Jeremy Corbyn.

Quest'ultimo, peraltro, si è recentemente recato a Cuba per consegnare aiuti umanitari, assieme al deputato laburista Richard Burgon.

Da far presente, per inciso, che, a proposito delle iniziative del regime trumpiano contro Cuba, ben 109 membri del Parlamento britannico le hanno respinte. E fra i firmatari non vi sono solo esponenti socialisti, verdi e socialdemocratici, ma anche laburisti e liberaldemocratici.

Vi è insomma da capire se, in un Occidente sconsiderato, sciocco, ignorante, alla deriva e sempre più disumano e disumanizzante (i crimini contro i più deboli, nelle nostre società, stanno aumentando in maniera esponenziale, di pari passo con l'indifferenza generale), vi sia ancora un barlume di speranza.

Francamente e sinceramente, lo speriamo davvero.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 3 settembre 2024

La necessità del ritorno del socialismo in Europa. Articolo di Luca Bagatin

E' piuttosto interessante il risultato ottenuto dal partito della populista/socialista di sinistra di Sahra Wagenknecht alle recenti elezioni in Turingia (15,6%) e in Sassonia (11%), così come il suo partito, Bündnis Sahra Wagenknecht, ottenne già un buon risultato alle recenti elezioni europee, con il 6,2% dei consensi.

Sahra Wagenknecht è una socialista vecchio stile, come quelli che in Europa non esistono più da circa trent'anni, salvo i rarissimi casi di Jean-Luc Mélenchon, dei britannici Jeremy Corbyn e George Galloway, dell'irlandese Mick Wallace e dei socialisti slovacchi di Robert Fico e quelli di Peter Pellegrini.

Una socialista e populista di sinistra, nel senso originario e positivo del termine (populisti/socialisti furono anche gli amici dei nostri Mazzini e Garibaldi e populista/socialista è tutto il filone della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864), che mette al centro la lotta allo sfruttamento, al divario fra ricchi e poveri, attraverso politiche sociali forti e che lotta per la pace nel mondo, ovvero per un ritorno alla ragionevolezza.

Dall'altra parte è intransigente nei confronti di un'immigrazione che è più utile alle classi imprenditoriali e al sistema della crescita economica, che può seguitare – così - a sfruttare manodopera a basso costo, anziché lavorare per l'emancipazione del Terzo e del Quarto Mondo, con il quale dialogare e commerciare, pacificamente.

Questa non si chiama politica di sinistra unita a idee di destra, ma recupero del socialismo da Pierre Leroux a Proudhon, da Garibaldi al repubblicanesimo mazziniano, passando per il socialismo democratico più moderno, che, pur rigettando il materialismo marxista, non ha dimenticato il valore liberatorio delle tesi di Marx ed Engels e lo ha rinnovato, in varie forme, anche grazie ai pensatori e leader socialisti che sono venuti dopo, nelle varie parti del mondo.

Del resto, i nostri Pietro Nenni e Giuseppe Saragat, i nostri Pietro Longo e Bettino Craxi, non furono altro che dei modernizzatori del socialismo, che hanno portato avanti battaglie quali il salario minimo (i primi a proporlo furono i socialisti democratici, infatti); la difesa dei ceti meno abbienti; delle pensioni; una democrazia sempre più partecipativa; un'economia che tutelasse la proprietà, ma senza favorire le classi più agiate e il padronato.

Oltre a promuovere una società ordinata, in cui tutti rispettassero le leggi e si evitassero le degenerazioni bombarole di piazza, oltre che gli opposti estremismi, sia nel Paese che a livello internazionale.

Oggi, in un'epoca in cui si parla di “crescita economica” (che non è limitata e che genera sfruttamento di ogni risorsa, sia umana che energetica e ambientale) e ove si produce più di ciò che si può effettivamente consumare, vediamo dilagare nelle strade violenza, criminalità, noia, abulia e il fenomeno pericolosissimo delle baby gang, oltre che nuovi fenomeni terroristici.

Vediamo una scuola pubblica che non forma più, ma, al massimo, avvia al lavoro, sempre più precario.

Vediamo una sanità allo sbando con personale sanitario che, addirittura, subisce criminali aggressioni.

Vediamo e abbiamo visto, negli anni, la sistematica privatizzazione dei settori chiave e strategici dell’economia italiana (che furono costruiti e difesi da socialisti e repubblicani nella Prima Repubblica)

Vediamo poi, il dilagare dei fondamentalismi.

Del fondamentalismo guerrafondaio e atlantista (senza la lungimiranza, moderazione e visione dei pur già atlantisti, ma non guerrafondai della Prima Repubblica); il dilagare del fondamentalismo pseudo “ecologista”; il dilagare del fondamentalismo del politicamente corretto; il dilagare del fondamentalismo di un’ “onestà” più sbandierata a parole che nei fatti; il dilagare di un nuovo e pericoloso fondamentalismo antisemita e filo nazista.

Difronte a tutto ciò occorre porre un argine, che sia autenticamente socialista e democratico allo stesso tempo. Che è cosa assente, come dicevo, da troppo tempo, in Europa e ciò rischia di portarci molto indietro.

Perché le pseudo sinistre post-comuniste, pseudo-socialiste e pseudo-ecologiste (diventate sostenitrici delle classi più abbienti) e le pericolose destre (più o meno estreme) hanno fatto, dal 1993 ad oggi, anche troppo danno a questo continente, che ha perso i suoi eroi socialisti o li ha lasciati andare alla deriva o dimenticati. Pensiamo ad alcuni nomi fra tutti: Garibaldi, Mazzini, Craxi, Mitterrand.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 27 settembre 2018

Alain De Benoist: "Il populismo di sinistra, il populismo di destra, i fronti si muovono ..." (intervista di Nicolas Gauthier tratta da "Boulevard Voltaire" del 25 settembre 2018)

BOULEVARD VOLTAIRE: In Germania, il politico di estrema sinistra Sahra Wagenknecht ha recentemente fatto notizia annunciando la creazione di un movimento che richiede un controllo rigoroso dell'immigrazione. Questa iniziativa ha scatenato immediatamente grida di ostracismo su questo lato del Reno. Ti sembra aneddottico? 
ALAIN DE BENOIST: Assolutamente no. Penso anche che sia un evento molto importante. Non solo perché si svolge in Germania, che non ci ha abituato a questo tipo di iniziativa, ma data anche la personalità di Sahra Wagenkencht. Nata a Jena da padre iraniano e formazione marxista (è autrice di una tesi sull'interpretazione di Hegel del giovane Karl Marx), moglie per quattro anni del famoso politico di estrema sinistra Oskar Lafontaine, membro del Parlamento europeo, è anche vicepresidente del partito Die Linke, erede dell'ex SED della Germania orientale. Comprendiamo che il lancio, all'inizio del mese scorso, del suo nuovo movimento, Ausftehen ("Sollevarsi"), ha fatto rumore. Sono già registrati 100.000 membri di Die Linke.
Tuttavia, non dobbiamo fraintendere le sue intenzioni. Favorevole al diritto di asilo, soggetto ad un controllo molto rigoroso (i beneficiari dovranno rientrare nel loro paese non appena le circostanze che li hanno indotti a lasciarlo saranno scomparsi), condanna fermamente ogni politica di lassismo sulla base, in particolare, del fatto che le classi popolari sono ostili e che l'apertura delle frontiere sta esercitando una pressione al ribasso sui salari: "Il problema della povertà mondiale non può essere risolto dall'immigrazione senza frontiere, di cui l'unico effetto è quello di fornire manodopera a basso costo ai datori di lavoro".

BOULEVARD VOLTAIRE: Non è questo un tradimento dei principi della sinistra, al solo scopo di recuperare i voti dell'Alternativa per la Germania (AfD), che sembra imporsi come una forza in ascesa nel panorama politico tedesco? 
ALAIN DE BENOIST: Questo è ciò che un'analisi superficiale cerca di farci credere. Ma penso che Sahra Wagenknecht abbia compreso soprattutto che la causa principale del successo dell'AFD, che spiega anche perché il Rassemblement National è diventato il primo partito operaio in Francia, sia che la sinistra ha tradito la sua ragione d'essere: la difesa lavoratori e la lotta contro il capitale. Radunando la società di mercato e l'ideologia del "desiderio" individuale, la sinistra ha tagliato fuori le persone, le cui aspirazioni non condividono più. Da questo punto di vista, la nascita di Aufstehen non segna un tradimento dei principi della sinistra, ma piuttosto la ricomparsa di un socialismo fedele alle sue origini.
Fu presto dimenticato che Karl Marx già condannava la concorrenza sleale rappresentata dai lavoratori immigrati per il proletariato indigeno: l'immigrazione era, a suo avviso, "l'esercito di riserva del capitale". Negli anni '50, il Partito Comunista, denunciando allo stesso tempo la contraccezione e l'aborto come "vizi borghesi", non pensava diversamente: internazionalismo e cosmopolitismo non erano, a suo avviso, sinonimi. Jean-Claude Michéa ripete oggi: la globalizzazione non è altro che l'estensione globale di un capitalismo speculativo e deterritorializzato e il popolo ne paga il prezzo. Da non dimenticare anche le posizioni di André Gérin, ex sindaco comunista di Vénissieux ("L'immigrazione non è un'occasione per la Francia") o quelle del sindacalista comunista Jacques Nikonoff, ex presidente di ATTAC ("Dobbiamo fermare l'immigrazione e organizzare il ritorno su base volontaria") o, naturalmente, la lettera inviata nel 1981, in un momento in cui il FN era ancora un piccolo gruppo, da Georges Marchais al rettore dalla moschea di Parigi: "L'allerta è raggiunta. Faccio chiarezza: dobbiamo fermare l'immigrazione ufficiale e illegale".

BOULEVARD VOLTAIRE: Ciò solleva la questione se il populismo di sinistra sia possibile in Francia? 
ALAIN DE BENOIST: Una figura chiave a questo riguardo: secondo uno studio dell'IFOP dello scorso gennaio, il 51% degli elettori di Mélenchon ha rilevato che l'immigrazione si sta verificando in Francia ad un tasso troppo alto, rispetto a solo il 31% di quelli che hanno votato Emmanuel Macron. Uno su due! In realtà, non è un segreto che la France Insoumise abbia due elettorati molto diversi. Questo è il motivo per cui i progressisti libertari del tipo Danièle Obono o Clémentine Autain, e i sostenitori di un vero populismo di sinistra, stanno diventando sempre più bizzarri. Kuzmanovic, portavoce di FI per gli affari internazionali che rientra nella seconda categoria (ha corso come "candidato patriottico" nelle ultime elezioni legislative), ha recentemente rilasciato a L'Obs un'intervista in cui dichiarò che non era del tutto normale che la sinistra tenesse lo stesso discorso sull'immigrazione dei datori di lavoro. "La buona coscienza della sinistra", ha aggiunto, "ci impedisce di pensare concretamente a come rallentare o addirittura asciugare i flussi migratori". Jean-Luc Melenchon, il cui buon motivo credo ritenga che ciò nondimeno, ha pensato che fosse meglio disconoscerlo per paura delle conseguenze elettorali. Questo è, a mio avviso, un grande errore strategico.
È necessario leggere l'ultimo libro di Chantal Mouffe, Per un populismo di sinistra (Albin Michel), per capire la posta in gioco di questa lite. Mouffe era la moglie di Ernesto Laclau, argentino filosofo politico che è morto qualche anno fa, che è stato proprio il grande teorico del populismo di sinistra (che gli è valso attacchi congiunti dalla destra e dalla sinistra classica). Molto influenzata dal pensiero di Carl Schmitt, lei stessa ha avuto una chiara influenza su Mélenchon e alcuni dirigenti Podemos in Spagna. L'iniziativa di Sahra Wagenkencht deve essere collocata in questo contesto, così come è il turno dei socialdemocratici danesi, che ora si oppongono all'immigrazione. È la conferma che i fronti si muovono.