Chi scrive, a soli diciotto anni fondò, a Pordenone, il “Comitato
In/Coscienza per l’uso legale della cannabis”, assieme ad amici
delle più varie tendenze politiche. Era 1997 e, l’anno seguente,
l’allora sottosegretario alla Giustizia, il deputato dei Verdi
Franco Corleone, presentò una proposta di legge di regolamentazione
e dunque di legalizzazione delle non-droghe (firmata anche
dall’attuale Presidente della Regione Lombardia , Roberto Maroni).
Il nostro
scopo, mediante convegni pubblici, raccolte di firme e ordini del
giorno presentati in Consiglio comunale (proprio dall'ex Sindaco di
Pordenone Sergio Bolzonello) pubblicate sulla stampa e sulle reti
televisive locali, era quello di sensibilizzare la cittadinanza
relativamente all’opportunità di legalizzare cannabis e derivati
e, dunque, di togliere alla criminalità organizzata una buona fetta
di "mercato" illegale. Inoltre, informavamo i cittadini e
la classe politica relativamente al fatto che ogni anno l’Unione
Europea destina fior fior di danaro in favore degli innumerevoli
utilizzi industriali della canapa indiana o cannabis: dai carburanti
poco inquinanti, passando al cordame, sino ai saponi, alla birra e
alle fibre sintetiche. Senza contare i molti malati di tumore che,
anche in Italia, fanno uso di marijuana per alleviare le proprie
sofferenze. Facevamo presente, peraltro, dati alla mano, che i
derivati della cannabis, ovvero marijuana e hashish, non possono
essere classificati come ‘droghe’, sotto un profilo
medico-scientifico, in quanto non danno alcuna dipendenza fisica
(pensiamo invece a quante droghe legali esistono in commercio: dal
tabacco all’alcol e ai danni devastanti che il loro uso smodato
crea).
Ad oggi, dopo
la fallimentare legge proibizionista "Jervolino – Vassalli"
(che fu in parte abrogata con il referendum del 1993, vinto a
maggioranza) e la "Fini – Giovanardi", la situazione è
ulteriormente peggiorata, con grande svantaggio per i consumatori
abituali di cannabis e derivati (che certo non vanno, né possono,
essere considerati e/o trattati come criminali) e viceversa grande
vantaggio per le organizzazioni criminali che, invece, su queste (e
altre) sostanze lucrano.
Sarebbe ora,
dunque, di rilanciare un sano antiproibizionismo laico sulle
non-droghe, che possa guardare al civilissimo Uruguay, all'Olanda,
alla Spagna ed alla Svizzera, ove addirittura i tossicodipendenti
sono trattati per mezzo della somministrazione controllata di eroina,
ovvero evitando il brusco passaggio alla totale astinenza (con tutti
gli scompensi che ne derivano). Ad oggi, purtroppo, quasi nessuno
parla più di antiproibizionismo salvo i Radicali. Nemmeno sulla
ricerca scientifica. Siamo tristemente un Paese medievale, con
pericolose tendenze al favoreggiamento del crimine organizzato. E ciò
è veramente drammatico. Non posso
dunque non appoggiare e sottoscrivere la raccolta di firme per una
proposta di legge di iniziativa popolare proposta in questi giorni
dai Radicali e dall'Associazione Luca Coscioni per la legalizzazione
di cannabis e derivati (si veda al sito http://www.legalizziamo.it)
. E, come diceva
l'amico Peter Boom all'inizio di ogni nuova battaglia: Forza ragazze
e ragazze ! Oléééé !
Luca Bagatin
Presidente e fondatore del pensatoio
“Amore e Libertà”