domenica 24 maggio 2026

La Bolivia insorge contro il neoliberalismo del governo Paz. Articolo di Luca Bagatin

 

Proseguono da giorni, in Bolivia, le mobilitazioni contro il governo della destra democristiana di Rodrigo Paz Pereira.

Le proteste sono guidate da gruppi agrari e sindacali legati al sindacato COB (Central Obrera Boliviana), i quali hanno denunciato l'intenzione del governo di privatizzare ampi settori del comparto pubblico boliviano, ai tempi fiore all'occhiello dei governi socialisti del Presidente Evo Morales.

Tali privatizzazioni causerebbero aumenti dei prezzi di elettricità, acqua potabile, GPL e gas naturale.

Da oltre venti giorni, operai, contadini, indigeni, autotrasportatori e insegnanti del COB e della Federazione Contadina di La Paz “Tupac Katari”, chiedono il blocco delle privatizzazioni, aumenti salariali, la stabilizzazione dell'economia e le dimissioni del Presidente Paz, insediatosi nel novembre scorso.

Il dirigente nazionale del COB, Mario Argollo, ricercato dalla Procura boliviana, ha dichiarato, sui social, che il governo non ha fornito alcuna risposta chiara alla popolazione, a parte definire le proteste una forma di provocazione vandalica.

Anche un altro sindacato boliviano, ovvero il Comitato Esecutivo Nazionale della Confederazione Unificata dei Lavoratori Contadini della Bolivia ha chiesto, sabato scorso, di intensificare i blocchi stradali e le proteste, a livello nazionale.

Proteste che mirano, sottolineano i sindacati boliviani, a difendere l'economia popolare, le risorse naturali e la sovranità del Paese, messe a rischio dalle privatizzazioni che il governo ultra-liberale vorrebbe imporre, in barba alla stessa Costituzione del Paese.

Il Presidente Paz, che ha ricevuto la solidarietà da parte del regime statunitense (il Segretario di Stato di Trump Marco Rubio ha addirittura definito i manifestanti dei “criminali e trafficanti di droga”), ha dichiarato di voler avviare un dialogo con le parti sociali, ma affermando che “ogni cosa ha un limite”.

L'ex Presidente socialista Evo Morales, vittima del golpe del 2019 e leader del partito “EVO Pueblo” — unico a denunciare le politiche oligarchiche delle destre, intenzionate a spartirsi il potere in barba alla popolazione, e al quale alle ultime elezioni fu impedito di presentarsi — si è immediatamente schierato dalla parte delle proteste dei lavoratori, condannando le violenze e le uccisioni perpetrate dalle autorità nei confronti dei manifestanti.

Egli, fra le altre cose, ha dichiarato: “La patria non è solo costituita dagli interessi economici che questo governo protegge; la patria è fatta dagli umili uomini e donne che resistono sulle strade rivendicando condizioni di vita dignitose per il popolo boliviano”.

Da non dimenticare che, i governi guidati da Evo Morales, dal 2006 al 2019, riuscirono ad ottenere successi senza precedenti, con una crescita economica del 5% annuo; un surplus fiscale; furono accumulati 15,5 miliardi di dollari in riserve internazionali; mezzo milione di persone uscirono dalla povertà e l'Unesco dichiarò la Bolivia Paese libero dall'analfabetismo.

Dopo di allora, tanto i traditori del socialismo del suo ex partito (il Movimento per il Socialismo), quanto i liberal capitalisti delle destre golpiste o legalitarie, sono riusciti a riportare indietro la Bolivia di decenni.

Ma il popolo boliviano, ancora una volta, è sceso in piazza. Deciso a rivendicare i suoi diritti.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

Nessun commento:

Posta un commento