giovedì 21 maggio 2026

Recensione di Paola Bergamo al libro di Piero di Nepi dal titolo: Flegrei 260XII – “Sette braccia in fondo al Tevere” e “Caravaggio all’Oratorio.

“... Don Calogero lo avrebbero preso, forse...Se e quando. Hanno deciso di servirlo in salsa Caravaggio e ci sarà pure un motivo”...

“... E’ da dieci anni almeno che si applica ai parametri geochimici dei Flegrei il calcolo statistico delle probabilità con i metodi dell’algebra bayesiana”...

Flegrei 260 XII – “Sette braccia in fondo al Tevere” è il titolo del nuovo libro del ProfessorPiero di Nepi, edito da Futura Libri di Perugia, 180 pagine che scorrono via veloci tra intrecci e intrighi che catapultano tra inquietudini del passato presente e futuro. 

Ci sono libri che scelgono il genere del giallo per intrattenere, e altri che usano il mistero come chiave per attraversare le preoccupazioni del nostro tempo. Flegrei 260XII – “Sette braccia in fondo al Tevere” e “Caravaggio all’Oratorio”appartengono decisamente alla seconda categoria. Piero Di Nepi costruisce due racconti avvincenti, tesi e perfetti per una sceneggiatura cinematografica, che scorrono con il ritmo di un thriller internazionale ma custodiscono, sotto la superficie dell’indagine, una riflessione profonda sulla memoria, sulle persecuzioni, sulla fragilità del mondo contemporaneo e sul destino dei popoli.
La protagonista, Lisa Calderasi, è una figura intensa e modernissima: tormentata, brillante, ironica, fragile e insieme determinata. Attraverso lei, Di Nepi mette in scena non soltanto un’indagine criminale, ma anche un viaggio identitario che tocca le radici ebraiche, quelle romanì, il peso della storia, il bisogno di giustizia e la difficoltà di trovare equilibrio in un tempo dominato dall’incertezza.

In Caravaggio all’Oratorio, tutto prende avvio da una vicenda che richiama la grande tradizione del noir italiano: un omicidio, la mafia, un frammento della celebre Natività di Caravaggio rubata a Palermo nel 1969, messaggi criptici e piste che si intrecciano tra arte, potere e memoria. Ma il romanzo non si limita al gioco investigativo. Di Nepi utilizza il mistero per interrogarsi sull’ossessione del controllo, sull’ambiguità delle istituzioni e sul rapporto mai risolto tra verità e potere.

In Flegrei 260XII, invece, la tensione si sposta su uno scenario ancora più inquietante: i Campi Flegrei, gigantesca caldera vulcanica che incombe come una minaccia silenziosa sul presente. Qui il thriller si intreccia con la storia, la scienza, la geopolitica e persino con i fantasmi del Novecento. Tra antichi manoscritti, servizi segreti, documenti occultati e richiami alla Shoah, il racconto assume un respiro sorprendentemente ampio, quasi visionario.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro è proprio questa capacità di fondere registri differenti: il ritmo del romanzo d’azione, la precisione storica, la curiosità scientifica e una forte tensione etica. 
Di Nepi dimostra una rara abilità nel trasformare materiali complessi — dalla vulcanologia alla questione ebraica, dalla memoria delle persecuzioni ai conflitti contemporanei — in narrazione viva, senza mai appesantire il racconto.

La scrittura è elegante, accurata e scorrevole, ricca di immagini è costruita con un forte senso cinematografico di un Di Nepi regista della contemporaneità. Le scene sembrano spesso montate come sequenze di un film: inseguimenti, interrogatori, rivelazioni improvvise e salti temporali si alternano in un equilibrio narrativo che tiene il lettore costantemente dentro la storiae con il fiato sospeso.

Ma forse il vero cuore del libro è un altro: la necessità di ricordare. Ricordare le tragedie del passato, gli odi mai davvero scomparsi, le discriminazioni che mutano forma ma non sostanza. Il fatto che la Storia si ripresenti simile ma mai la medesima. Dietro il thriller, infatti, pulsa continuamente una domanda morale che ancora non ha adeguata risposta: cosa resta dell’umanità quando dimentica il dolore degli altri?

È per questo che Flegrei 260XII – “Sette braccia in fondo al Tevere” e “Caravaggio all’Oratorio”riesce ad andare oltre il semplice romanzo di genere. È un libro che intrattiene, certo, ma soprattutto inquieta, interroga e costringe il lettore a guardare dentro le crepe del presente. E forse è proprio qui la sua forza più autentica: nel trasformare il mistero in uno specchio del nostro tempo.
La vita di ognuno di noi, proprio come la protagonista Lisa, spesso è soggetta a un ribaltamento integrale di vita e destino, sulla scia di rovine lasciate da eventi durissimi, dalla pericolosità di una natura spesso imprevedibile a di rado amichevole tanto che, vulcani all’apparenza da secoli addormentati mettono i decisori politici innanzi alla difficoltà di decisioni impopolari per eventi che certamente stanno per accadere ma non è dato di sapere quando...

Paola Bergamo

Presidente Centro Studi MB2 Monte Bianco – Mario Bergamo per dare un tetto all'Europa

www.centrostudimb2.eu

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