“... Don Calogero lo avrebbero preso, forse...Se e quando. Hanno deciso di servirlo in salsa Caravaggio e ci sarà pure un motivo”...
“... E’ da dieci anni almeno che si applica ai parametri geochimici dei Flegrei il calcolo statistico delle probabilità con i metodi dell’algebra bayesiana”...
Flegrei 260 XII – “Sette braccia in fondo
al Tevere” è il titolo del nuovo libro del
ProfessorPiero di Nepi, edito da Futura Libri di Perugia, 180
pagine che scorrono via veloci tra intrecci e intrighi che
catapultano tra inquietudini del passato presente e
futuro.
Ci sono libri che scelgono il genere del giallo
per intrattenere, e altri che usano il mistero come chiave per
attraversare le preoccupazioni del nostro tempo. Flegrei
260XII – “Sette braccia in fondo al Tevere” e “Caravaggio
all’Oratorio”appartengono decisamente alla seconda
categoria. Piero Di Nepi costruisce due racconti avvincenti, tesi
e perfetti per una sceneggiatura cinematografica, che
scorrono con il ritmo di un thriller internazionale ma custodiscono,
sotto la superficie dell’indagine, una riflessione profonda sulla
memoria, sulle persecuzioni, sulla fragilità del mondo contemporaneo
e sul destino dei popoli.
La protagonista, Lisa Calderasi, è
una figura intensa e modernissima: tormentata, brillante,
ironica, fragile e insieme determinata. Attraverso lei, Di Nepi mette
in scena non soltanto un’indagine criminale, ma anche un viaggio
identitario che tocca le radici ebraiche, quelle romanì,
il peso della storia, il bisogno di giustizia e la difficoltà di
trovare equilibrio in un tempo dominato
dall’incertezza.
In Caravaggio all’Oratorio, tutto
prende avvio da una vicenda che richiama la grande tradizione del
noir italiano: un omicidio, la mafia, un frammento della
celebre Natività di Caravaggio rubata a Palermo nel
1969, messaggi criptici e piste che si intrecciano tra arte,
potere e memoria. Ma il romanzo non si limita al gioco investigativo.
Di Nepi utilizza il mistero per interrogarsi sull’ossessione del
controllo, sull’ambiguità delle istituzioni e sul rapporto mai
risolto tra verità e potere.
In Flegrei 260XII, invece,
la tensione si sposta su uno scenario ancora più inquietante: i
Campi Flegrei, gigantesca caldera vulcanica che incombe come una
minaccia silenziosa sul presente. Qui il thriller si intreccia con la
storia, la scienza, la geopolitica e persino con i fantasmi del
Novecento. Tra antichi manoscritti, servizi segreti, documenti
occultati e richiami alla Shoah, il racconto assume un respiro
sorprendentemente ampio, quasi visionario.
Uno degli aspetti
più affascinanti del libro è proprio questa capacità di fondere
registri differenti: il ritmo del romanzo d’azione, la precisione
storica, la curiosità scientifica e una forte tensione etica.
Di
Nepi dimostra una rara abilità nel trasformare materiali complessi —
dalla vulcanologia alla questione ebraica, dalla memoria delle
persecuzioni ai conflitti contemporanei — in narrazione viva, senza
mai appesantire il racconto.
La scrittura è elegante,
accurata e scorrevole, ricca di immagini è costruita
con un forte senso cinematografico di un Di Nepi regista della
contemporaneità. Le scene sembrano spesso montate come sequenze di
un film: inseguimenti, interrogatori, rivelazioni improvvise e salti
temporali si alternano in un equilibrio narrativo che tiene il
lettore costantemente dentro la storiae con il fiato sospeso.
Ma
forse il vero cuore del libro è un altro: la necessità di
ricordare. Ricordare le tragedie del passato, gli odi mai davvero
scomparsi, le discriminazioni che mutano forma ma non sostanza. Il
fatto che la Storia si ripresenti simile ma mai la medesima. Dietro
il thriller, infatti, pulsa continuamente una domanda morale che
ancora non ha adeguata risposta: cosa resta dell’umanità quando
dimentica il dolore degli altri?
È per questo che Flegrei
260XII – “Sette braccia in fondo al Tevere” e “Caravaggio
all’Oratorio”riesce ad andare oltre il semplice romanzo di
genere. È un libro che intrattiene, certo, ma soprattutto inquieta,
interroga e costringe il lettore a guardare dentro le crepe del
presente. E forse è proprio qui la sua forza più autentica: nel
trasformare il mistero in uno specchio del nostro tempo.
La vita
di ognuno di noi, proprio come la protagonista Lisa, spesso è
soggetta a un ribaltamento integrale di vita e destino, sulla scia di
rovine lasciate da eventi durissimi, dalla pericolosità di una
natura spesso imprevedibile a di rado amichevole tanto che, vulcani
all’apparenza da secoli addormentati mettono i decisori politici
innanzi alla difficoltà di decisioni impopolari per eventi che
certamente stanno per accadere ma non è dato di sapere quando...
Paola Bergamo
Presidente Centro Studi MB2 Monte Bianco – Mario Bergamo per dare un tetto all'Europa

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