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sabato 7 novembre 2020

Bolivia. Si riparte dalle misure sociali, nonostante la violenza di piazza dell'estrema destra liberale. Articolo di Luca Bagatin

 

Eletto il 18 ottobre scorso con il 55% dei voti, al primo turno, il nuovo Presidente della Bolivia, il socialista Luis Arce, ha subito annunciato le misure economiche che intenderà adottare già a inizio del suo mandato.

Egli ha infatti annunciato che intende introdurre un “buono contro la fame” di 1000 boliviani (circa 150 dollari). Oltre a ciò ha proposto un disegno di legge che prevede la riduzione dell'IVA per i pagamenti con carte di credito, che passerà dal 13% all'8% e il recupero dell'IVA per le persone con redditi bassi.

Altre misure saranno inoltre adottate al fine di rivalutare il peso boliviano.

Nell'ambito della politica estera, la Bolivia, rinsalderà i suoi rapporti con altri importanti Paesi socialisti limitrofi, ovvero Cuba e il Venezuela.

Presidente del Senato boliviano è stato poi eletto il Senatore Andrónico Rodríguez, del Movimento per il Socialismo (MAS), ovvero il partito di governo. Andrónico Rodríguez, 32 anni, è un giovane sindacalista cocalero ed è considerato uno dei rappresentanti dell'ala più rivoluzionaria del MAS.

Una cattiva notizia, ad ogni modo, ha offuscato nei giorni scorsi la vittoria socialista alle presidenziali e il ritorno del Paese alla democrazia. Sebastian Michel, portavoce del MAS, ha infatti denunciato, giovedì scorso, un tentativo di attentato contro il Presidente Arce attraverso un attacco dinamitardo nel corso di una riunione presso la sede del partito a La Paz.

Fortinatamente non vi sono stati feriti.
L'attacco è avvenuto il giorno in cui gruppi di estrema destra, sostenitori del passato regime liberale, hanno scioperato a Santa Cruz, contestando il risultato elettorale del 18 ottobre scorso.

Nei giorni precedenti, peraltro, si erano registrati altri episodi di violenza e attacchi contro organizzazioni sindacali e sociali, sostenitrici dei socialisti.

Il 28 ottobre, a seguito di tali violenze, morì peraltro il Segretario della Federazione Sindacale dei Lavoratori Minerari della Bolivia, Orlando Gutierrez, attivo sostenitore del Movimento per il Socialismo e del Presidente Arce.

Il governo di Luis Arce non consentirà nessun gruppo armato irregolare in Bolivia, né l'uso di armi”, ha dichiarato il portevoce del MAS ai media boliviani.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 22 ottobre 2020

Bolivia. Luis Arce rinsalda i rapporti con Cuba e il Venezuela e promette nuove misure sociali. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 18 ottobre scorsa è stato eletto, alla Presidenza della Bolivia, l'economista Luis Arce, con oltre il 50% dei consensi.

Arce ha dichiarato che, come primo atto di governo, oltre a rinsaldare i rapporti di amicizia con Cuba, il Venezuela, la Russia e la Cina, intende introdurre un “buono contro la fame”, per tutti coloro i quali detengono un basso reddito.

Il nuovo Presidente ha altresì promesso di non tagliare la spesa pubblica e di voler rilanciare l'economia rafforzando la domanda interna.

Ho le mie idee da quando avevo 14 anni, quando ho iniziato a leggere Karl Marx. Da allora ho mantenuto la stessa posizione ideologica e non ho intenzione di cambiarla”, ha dichiarato nei giorni scorsi Arce all'agenzia di stampa britannica Reuters.

Già Ministro dell'Economia durante i governi socialisti di Evo Morales, nel corso degli Anni 2000, Arce è considerato l'artefice della crescita boliviana e colui il quale ha risollevato la popolazione dalla povertà.

Durante i suoi mandati ha lavorato per nazionalizzare i settori chiave dell'economia, garantendo così un tasso di crescita medio annuo di quasi il 5%. Uno dei migliori dell'America Latina.

Egli ha studiato economia presso la prestigiosa Universidad Mayor de San Andrés in Bolivia e successivamente presso l'Università di Warwick in Inghilterra.

La sua formazione è prettamente accademica e, a differenza di Evo Morales, che pur lo sostiene, non è un leader sindacale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 25 luglio 2020

Ulteriore rinvio delle elezioni in Bolivia. Il candidato socialista, Luis Arce, vola nei sondaggi. Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni, in Bolivia, si terranno il 18 ottobre prossimo.
Prima previste per maggio, sono successivamente state rinviate – dal Tribunale Elettorale della Bolivia - al 6 settembre. Con la scusa dell'emergenza sanitaria, sono state ulteriormente rinviate ad ottobre.
Ennesimo tentativo dell'autoproclamato governo guidato dalla liberale e fondamentalista religiosa Jeanine Anez, per prendere tempo. La Anez, infatti, non è stata eletta alla Presidenza. Si è semplicemente autoproclamata tale, lo scorso autunno, dopo aver costretto alle dimissioni e all'esilio all'estero – con l'appoggio delle forze armate - il Presidente socialsita Evo Morales.
La Anez, evidentemente, teme i sondaggi, che danno il candidato socialista (sostenuto da Morales) – Luis Arce – al 41,9% (ai primi di luglio era al 33%).
La Anez, secondo i sondaggi, sarebbe invece in coda con il 13,3% (ai primi di luglio era al 16%) dei voti, preceduta da Carlos Mesa, candidato di centrosinistra (anti-socialista), con il 26,8% (che ai primi di luglio si attestava al 18%).
Luis Arce, economista e già Ministro di Evo Morales, preoccupato dal precipitare dell'economia boliviana, a causa delle nefaste scelte dell'illegittimo governo liberale e dell'emergenza sanitaria, nei giorni scorsi ha proposto un piano di rilancio generale. A partire dalle micro e piccole imprese, dall'agricoltura, dal turismo domestico, oltre che misure per spingere la domanda interna.
Arce ha così dichiarato, in una intervista alla Radio Panamericana: Nell'immediato abbiamo fondamentalmente il settore manifatturiero, il settore agricolo, l'intero settore turistico interno per generare movimento economico e all'interno del settore manifatturiero, naturalmente, l'attore più importante che deve svolgere un ruolo fondamentale sono le micro e piccole imprese”.
Oltre a ciò, Arce, prevede di rilanciare il settore della fabbricazione di cemento, della produzione di elergia elettrica da esportare; oltre che lo sviluppo di biocarburi, che vadano in sostituzione dell'importazione di deasel e benzina.
Arce ha altresì ricordato come il piano che il governo socialista di Morales aveva iniziato ad applicare dal 2006 in avanti, stava dando ottimi risultati.
Ricordiamo che la Bolivia, con Morales, fra le altre cose, raggiunse una crescita del 5% annuo; ebbe un surplus fiscale; accumulò 15,5 miliardi di dollari in riserve internazionali; fece uscire dalla povertà mezzo milione di persone; garantì sussidi per bambini ed anziani.
Tutte conquiste distrutte dall'illegittimo governo liberale della Anez, che ha aperto la strada al ritorno nel Paese del Fondo Monetario Internazionale, con le sue politiche di deregolamentazione, di privatizzazione selvaggia, di austerità e di indebitamento.
La stessa nefasta strada intrapresa dall'Ecuador del neoliberale Lenin Moreno; del liberale cileno Pinera; del liberale Bolsonaro e dell'ex Presidente liberale dell'Argentina Macri.
Se le elezioni autunnali non dovessero essere vinte da Arce, per la Bolivia, il futuro potrebbe essere seriamente compromesso.

Luca Bagatin

lunedì 20 gennaio 2020

Luis Arce e David Choquehuanca candidati del Movimento per il Socialismo alle presidenziali in Bolivia. Nel segno di Evo Morales. Articolo di Luca Bagatin

Sarà l'economista Luis Arce il candidato del Movimento per il Socialismo (MAS) alle elezioni presidenziali della Bolivia, che si terranno il 3 maggio prossimo, in accoppiata con il suo vice David Choquehuanca, ex Ministro degli Esteri di Evo Morales.
Arce e Choquehuanca sono stati eletti, dai rappresentanti del MAS, nell'ambito di un incontro di alto livello organizzato in Argentina, a Buenos Aires, ove si trova in esilio l'ex Presidente boliviano Evo Morales, destituito da un recente colpo di Stato di matrice liberale, fondamentalista religioso cristiano e anti indigeno, nel novembre 2019.
Luis Arce, 57 anni, è stato Ministro dell'Economia dei governi Morales dal 2005 sino all'avvento del golpe bianco. Professore universitario in numerose università pubbliche boliviane, ha garantito stabilità economica, al punto che la Bolivia – prima del golpe - è diventata una potenza economica, aumentando di nove volte i proventi delle esportazioni nazionali e dichiarando un suprlus fiscale; garantendo un PIL circa il 5% annuo, con una bassa inflazione stimata attorno al 3,5%, su base annuale.
David Choquehuanca, il candidato alla Vicepresidenza, 58 anni, è invece un leader sindacale della Confederazione dei contadini della Bolivia. Indigeno di etnia Aymara – come Evo Morales - è stato Ministro degli Esteri dei governi Morales dal 2006 al 2017 e fra il 2017 al 2019 è stato Segretario Generale dell'Alleanza ALBA, ovvero l'Alleanza economica Boliviariana fra i Paesi socialisti di Bolivia (prima del golpe del novembre 2019), Venezuela, Cuba, Granada, Nicaragua, Haiti, Dominica, Saint Kittis e Nevis e Saint Vincent e Grenadine.
Arce e Choquehuanca, assieme a Evo Morales, unitamente ad altri due candidati del Movimento per il Socialismo, ovvero Andronico Rodriguez e Diego Pary, hanno sottoscritto un documento unitario nel quale promettono di “mantenere una forte unità (…) al fine di promuovere una proposta elettorale che risponda agli interessi delle persone”.
L'obiettivo è dunque porre fine a quella che viene definita una “dittatura”, oggi guidata dalla liberale Jeanine Anez, che – sostenuta dalle forze armate - si è autoproclamata Presidente della Bolivia ad interim nel novembre 2019, dopo le dimissioni forzate di Evo Morales, il quale ha trovato asilo politico nell'Argentina oggi a guida peronista.
Gli ultimi sondaggi indicanvano il MAS in testa con il 20,7% dei consensi, la Anez al 15,6% e Carlos Mesa al 13,8%.

Luca Bagatin

giovedì 19 dicembre 2019

Il governo golpista boliviano vuole arrestare Evo Morales. Lui, in esilio, invita il popolo boliviano alla resistenza e il suo Movimento per il Socialismo si prepara a nuove elezioni anti-golpe. Articolo di Luca Bagatin

Il recente colpo di Stato in Bolivia, che ha portato al governo l'autoproclamata Jeanine Anez, ex senatrice appartenente a un partito minore dell'opposizione liberale; che ha causato numerosi scontri di piazza, con oltre 30 morti, centinaia di feriti e oltre mille arresti; oltre alla cacciata del Presidente legittimo Evo Morales, il quale ha ottenuto asilo politico prima in Messico e successivamente in Argentina, non ha fermato il Movimento per il Socialismo (MAS), che ha portato alla vittoria elettorale lo stesso Evo Morales negli ultimi quindici anni.
Nell'ultimo Congresso, tenutosi presso il Colosseo La Coronilla, a Cochabamba, gli esponenti del MAS hanno dichiarato di essere pronti a una nuova tornata elettorale – che si terrà nella primavera del 2020 - e di assicurare, così, nuovamente la vittoria del socialismo in Bolivia.
E' stato altresì deciso che il leader della campagna sarà Evo Morales e che, molto probabilmente, il candidato alla Presidenza sarà il giovane Andrónico Rodríguez Ledezma, classe 1989, dirigente cocalero.
Evo Morales, nel suo esilio, oltre a ribadire l'importanza di proseguire il processo di liberazione del Paese, anche dalla nuova dittatura liberale, attraverso il modello socialista, ha ringraziato per il sostegno e la fiducia, affermando: “Vi ringrazio per la fiducia che riponete in me, nominandomi quale leader della campagna. Uniti vinceremo nuovamente le elezioni al primo turno. Grazie per non esservi arresi, sarò sempre con voi e insieme continueremo a fare la Storia che abbiamo fatto sino ad ora e vinceremo !”.
All'apertura del Congresso, il presidente del MAS, Rimer Agreda ha dichiarato: “Sanzioneremo ogni membro che ha tradito il partito” e ha dichiarato che non saranno accettati candidati che non faranno parte dei movimenti sociali boliviani.
In questi giorni il governo golpista boliviano ha non solo dichiarato che intende privatizzare le aziende di Stato, fiore all'occhiello dell'amministrazione di Morales, ma ha finanche spiccato, contro di lui, un mandato di arresto con l'accusa di “sedizione e terrorismo”.
"Con questo tipo di decisioni arbitrarie, l'oligarchia del colpo di stato boliviano dimostra la paura che il presidente Evo Morales ha per lui", ha dichiarato il Ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza sul suo account Twitter.
E' chiaro il tentativo, da parte del governo golpista, di impedire a Morales di avviare una nuova campagna elettorale che vedrebbe, ancora una volta, vincitore il Movimento per il Socialismo.
Evo Morales, dall'Argentina peronista che lo sostiene e sostenuto apertamente anche dai governi socialisti di Messico, Cuba, Nicaragua e Venezuela, intanto, chiama il popolo boliviano alla resistenza al colpo di stato liberal fascista. Colpo di stato vergognosamente sostenuto dagli USA e dai suoi alleati.

Luca Bagatin

lunedì 9 dicembre 2019

Il Movimento per il Socialismo pronto a vincere nuovamente in Bolivia e a cacciare i golpisti. Articolo di Luca Bagatin

Il recente colpo di Stato in Bolivia, che ha portato al governo l'autoproclamata Jeanine Anez, ex senatrice appartenente a un partito minore dell'opposizione liberale; che ha causato numerosi scontri di piazza, con oltre 30 morti, centinaia di feriti e oltre mille arresti; oltre alla cacciata del Presidente legittimo Evo Morales, rifugiatosi in Messico, non fermato il Movimento per il Socialismo (MAS), che ha portato alla vittoria elettorale lo stesso Evo Morales negli ultimi quindici anni.
Nell'ultimo Congresso, tenutosi presso il Colosseo La Coronilla, a Cochabamba, gli esponenti del MAS hanno dichiarato di essere pronti a una nuova tornata elettorale e di assicurare, così, nuovamente la vittoria del socialismo in Bolivia.
E' stato altresì deciso che il leader della campagna sarà Evo Morales e che nei prossimi giorni il MAS nominerà i due candidati per la Presidenza e i candidati per l'Assemblea nazionale.
Evo Morales, nel suo esilio, oltre a ribadire l'importanza di proseguire il processo di liberazione del Paese, anche dalla nuova dittatura liberale, attraverso il modello socialista, ha ringraziato per il sostegno e la fiducia, affermando: “Vi ringrazio per la fiducia che riponete in me, nominandomi quale leader della campagna. Uniti vinceremo nuovamente le elezioni al primo turno. Grazie per non esservi arresi, sarò sempre con voi e insieme continueremo a fare la Storia che abbiamo fatto sino ad ora e vinceremo !”.
All'apertura del Congresso, il presidente del MAS, Rimer Agreda ha dichiarato: “Sanzioneremo ogni membro che ha tradito il partito” e ha dichiarato che non saranno accettati candidati che non faranno parte dei movimenti sociali boliviani.

Luca Bagatin

martedì 26 novembre 2019

Evo Morales rinuncia alla sua candidatura, ma denuncia il colpo di Stato razzista e liberal capitalista in Bolivia. Intervista del giornale argentino "pagina12"


Il giornale argentino pagina12 ha intervistato via Skype il "primo Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia", come dice ora il suo account Twitter. Evo Morales ha risposto dal Messico, dove si trova in esilio politico insieme al vicepresidente Linera. 

Mentre l'intervista era in fase di elaborazione, nel pomeriggio del 23 novembre, i banchi parlamentari del Movimento per il Socialismo hanno finito di negoziare il progetto per la rapida chiamata a nuove elezioni e i movimenti sociali hanno firmato un accordo affinché cessi la repressione. A quel punto i figli di Evo, Evaliz e Álvaro, erano già arrivati ​​in Argentina come richiedenti asilo dopo un'amministrazione di Alberto Fernández.
"Ringrazio il popolo argentino e coloro che hanno garantito la loro presenza'', ha detto Evo. "Fino alle 4 del mattino, ora boliviana, sono rimasto sveglio per seguire la vicenda passo a passo e fortunatamente non ci sono stati problemi."
- Se i figli di Evo Morales sono già arrivati ​​in Argentina, saranno sicuramente presenti il ​​10 dicembre quando Alberto Fernández assumerà la presidenza. Andrà anche il padre?
- Ho ricevuto un invito pubblico. Che bello sarebbe ... sarebbe un orgoglio e un onore accompagnare la cerimonia di investitura. Consulterò i compagni e decideremo, potrei ringraziare nuovamente la grande solidarietà mostrata dal fratello Alberto Fernández. È stato uno di quelli che mi ha salvato la vita e ha salvato la vita di Álvaro (il vicepresidente) e dell'equipaggio che mi ha accompagnato domenica 10 novembre e lunedì 11. Ho affetto, rispetto e ammirazione per lui. Saremo in grado di commentare nel dettaglio ciò che abbiamo vissuto lunedì 11 novembre, nei sentieri della giungla del Dipartimento di Cochabamba.
- Il Senato ha già approvato un disegno di legge per una chiamata anticipata alle urne.
-Sì, c'è stato un incontro sotto la garanzia delle Nazioni Unite, della Chiesa cattolica e dell'Unione Europea. Il giorno dopo il mio arrivo in Messico, ho chiesto a una conferenza stampa facilitatori dei colloqui e personalità internazionali di tutto il mondo per aiutare la pacificazione della Bolivia. Fortunatamente, quell'incontro è appena avvenuto, a cui ha partecipato il governo de facto di (Jeanine) Añez e il Movimento per il Socialismo che rappresenta i due terzi dei senatori e dei deputati. Faremo del nostro meglio per l'unità e per la pacificazione rinuncio alla mia candidatura.
- Nonostante l'esito delle elezioni del 20 ottobre, quando è il MAS è arrivato primo?
-Sì. Ma voglio aggiungere che questo trionfo ci è stato rubato. Il mio grande "crimine" è di essere un indio e soprattutto di avere nazionalizzato le risorse naturali del paese, come gli idrocarburi. Ricordo perfettamente che l'amico e fratello Néstor Kirchner (il presidente argentino dell'epoca) quando nazionalizzai le imprese e le compagnie private mi dissero che non avrebbero più investito, mi chiamò al telefono e mi disse: "Se le multinazionali del petrolio non investiranno più in Bolivia, lo farà l'Argentina". Ho grandi ricordi della lotta per l'indipendenza degli Stati, per la dignità e l'identità dei nostri popoli.
- Hai parlato della pacificazione.
- Farò del mio meglio per pacificare la Bolivia. Mi dimetto dalla candidatura anche se sono stato in grado di presentarmi come candidato alla presidenza. Dico che rinuncio in modo che non ci siano più morti, né più aggressioni. Fratello giornalista, sai perché ci siamo dimessi quella famosa domenica pomeriggio con il fratello vicepresidente Linera? Perché avevano catturato i miei fratelli leader di partito, i militanti, i governatori dei dipartimenti, i sindaci e avevano detto loro che avrebbero bruciato le loro case se non avessi rassegnato le dimissioni. Al fratello del presidente della Camera dei deputati fu detto: "Se tuo fratello non si dimette, ti bruceremo in piazza". Hanno bruciato la casa di mia sorella a Oruro. Dal razzismo si è passati dal razzismo al fascismo e dal fascismo al colpo di Stato. Questo è quello che è successo in Bolivia. Per questo motivo cerco unità e pacificazione. Così ho detto ai nostri gruppi parlamentari. Ed ho annunciato che questa volta Álvaro (Linera) ed io avremmo rassegnato le dimissioni alle candidature alla presidenza e alla vicepresidenza.

giovedì 8 agosto 2019

I successi economico-sociali della Bolivia socialista di Evo Morales a 194 anni dall'Indipendenza. Articolo di Luca Bagatin

E' un socialista autentico, che ha saputo portare avanti i suoi progetti e le sue idee con coerenza e determinazione.
E' un leader indigeno, fiero delle sue origini indigene, di etnia aymara.
E' presidente della Bolivia dal 2006, ovvero oggi uno dei Paesi socialmente ed economicamente più avanzati al mondo.
Parliamo di Evo Morales, leader del Movimento per il Socialismo, che, alle elezioni presidenziali del 20 ottobre prossimo, si ripresenta per il suo quarto mandato consecutivo. E già i sondaggi lo danno in testa con il 37% dei consensi, distaccando di oltre dieci punti il suo oppositore, Carlos Mesa, fermo al 26% dei consensi nei sondaggi.
Il successo boliviano è fondato sul recupero della sovranità economica e sociale del Paese. Sull'uscita dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, ovvero dalle logiche neoliberali, privatizzatrici e di austerità. Su un modello che lo stesso Morales ha definito "modello produttivo economico comunitario", fondato sulla nazionalizzazione delle risorse naturali, oltre che delle industrie energetiche e strategiche.
Il Paese, dal 2006 ad oggi, ha investito inoltre in programmi sociali all'avanguardia, che hanno permesso di far uscire dalla povertà oltre mezzo milione di persone e di dichiarare da anni il Paese libero dall'analfabetismo.
Oltre a ciò, la Bolivia ha aumentato di nove volte i proventi delle esportazioni nazionali e dichiarato un suprlus fiscale, accumulando 15,5 milioni di dollari nelle riserve internazionali. Il PIL del Paese si attesta sempre a circa il 5% annuo, con una bassa inflazione stimata attorno al 3,5%, su base annuale.
Diametralmente opposta, invece, la situazione dell'Argentina, malgovernata dal liberale Mauricio Macri che, con il suo piano di deregolamentazione, privatizzazioni e ricette del Fondo Monetario Internazionale, l'inflazione è salita al 60% annuo, con un aumento grave della disoccupazione.
Nel suo 194esimo anniversario dell'Indipendenza, la Bolivia ha di che festeggiare. Il Vicepresidente Alvaro Garcia Linera ha infatti dichiarato nei giorni seguenti alla televisione nazionale boliviana: “Celebriamo questa festa della patria con buoni risultati e con ottimismo guardiamo verso il futuro, affinché questi risultati migliorino negli anni seguenti”.
La Bolivia è anche in Paese che, da tempo, ha bandito - per volontà popolare - sia il consumo di Coca Cola che la catena di fast food Mc Donald's in quanto danneggiano l'ambiente, la salute, oltre che la cultura e tradizione del Paese.
La Bolivia è dunque un esempio positivo e prospero di Paese autenticamente socialista e patriottico, orgolioso delle proprie radici indigene e che in economia sta ottenendo, da oltre un decennio, ottimi risultati.
Il Presidente Morales si è sempre detto profondamente anticapitalista e su questo si è sempre basata l'azione del suo Movimento per il Socialismo ovvero: "Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l'umanità e cerchino di conquistare l'egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell'umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell'umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo".
In Europa ancora, evidentemente, non lo abbiamo capito. Ancora una volta, abbiamo molto, molto da imparare.

Luca Bagatin

Un intero capitolo del saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore", di Luca Bagatin, è dedicato a Evo Morales: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/