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sabato 15 dicembre 2018

Nadia Zellal dei Gilet Gialli: "Abbiamo già vinto". Articolo di Luca Bagatin tratto da Alganews dell'11/12/2018

E’ un movimento popolare, populista nel senso migliore e originario del termine. Si contrappone all’austerità imposta dal cosiddetto “governo dei ricchi”, ovvero il governo Macron-Philippe, con le sue politiche in linea con la visione globalista e liberal capitalista della crescita illimitata, dell’immigrazione incontrollata, del taglio ai servizi pubblici, della precarietà lavorativa e delle privatizzazioni, tanto volute dall’Unione Europea, mai votate o decise da nessun cittadino europeo.
E’ un movimento senza leader, che nasce dal basso e che ha raccolto persone di ogni orientamento politico e da ogni parte della Francia, ottenendo l’80% del sostegno popolare.
Sorto a metà novembre, in opposizione alle imposte sul carburante, quello dei Gilet Gialli ha, mano a mano che i giorni passavano e le manifestazioni si susseguivano, elaborato una vera e propria piattaforma programmatica che va dall’aumento dei salari sino all’abbassamento dell’età pensionabile; dall’aumento dei fondi per la disabilità sino alla lotta alla povertà e all’introduzione della democrazia partecipativa e a molto altro.
Un movimento trasversale, che spaventa i governi oligarchici, abituati ad avere a che fare con le destre, i centri, le sinistre. Non con i popoli, le persone, le periferie. Gli esseri umani pensanti.
Abbiamo voluto intervistare alcune persone, chiedere le loro impressioni sull’attuale situazione in Francia, sul movimento dei Gilet Gialli e che cosa li ha spinti a sostenerlo e a partecipare alle manifestazioni.
Nadia Zellal, classe 1984, vive a Marsiglia. Si definisce comunista e progressista. “All’inizio del movimento, la nostra lotta era incerta, il nostro Presidente ha usato le divisioni per governare meglio, ma questo movimento ha portato alla luce un insieme di persone di tutti i ceti sociali, che sostengono la stessa lotta per “una vita decente”. Attualmente questa lotta è praticamente vinta”.
Cosa pensi del movimento dei Gilet Gialli e che cosa ti ha motivato a partecipare alle manifestazioni? Le chiedo.
“È un movimento apartitico, quindi senza leader. Ciascuno milita come desidera, secondo le sue convinzioni, le sue disponibilità e i suoi desideri. Sono stata motivata a partecipare alle manifestazioni a causa del grande divario tra i ricchi, che diventano sempre più ricchi, e i poveri che diventano sempre più poveri”.
Dany Colin è un cineasta di origine congolese, appassionato studioso del cinema di Pasolini. Si definisce “militante sovranista del popolo francese e africano”. “La povertà sta dilagando anche fra le classi medie e le differenze di classe stanno aumentando” – ci racconta – “Stiamo gradualmente assistendo a uno sconvolgimento dei modelli politici dominanti nel pensiero del popolo francese. Il movimento dei Gilet Gialli esprime tale rabbia e questa frustrazione legittima ha la particolarità di non avere un capo preciso, né un sindacato , né un partito alla sua testa. I media e la società dello spettacolo, per neutralizzare il movimento, fanno affidamento sulla sua frangia reazionaria che vuole solo riadattare il consumismo e il capitalismo per loro stessi. Mi auguro che tale movimento non rimanga solo un semplice grido di rabbia, ma possa estendersi a dimensioni politiche più pragmatiche”.
Fra i sostenitori dei Gilet Gialli anche dei militanti e attivisti della CGT, ovvero la Confederazione Generale del Lavoro, uno fra i maggiori sindacati francesi. Camarade B. – che preferisce essere chiamato così e non rivelare il suo nome – è proprio un attivista sindacale della CGT, il quale si definisce politicamente populista e ritiene che sia molto positivo che “la gente si ribelli contro il governo di Macron e che lo faccia un movimento che ha saputo federare persone oltre le divisioni sinistra/destra e abbia unito i francesi affrontando nemici comuni. Io sono dalla parte delle persone e quindi mi sento parte di questo movimento. C’è la volontà di abbattere questa oligarchia e ciò mi spinge a manifestare”.
Sull’argomento è intervenuto anche David L’Epée, cittadino svizzero ma redattore della rivista francese bimestrale di approfondimento politico, culturale e scientifico “Eléments”, fondata dal filosofo Alain De Benoist.
Anche David ritiene che “Il governo non è caduto sabato 8 dicembre come alcuni speravano, ma è solo una partita rimandata. Il movimento ha già vinto in quanto, pur aggrappato al suo potere, Macron non ha potuto evitare il deterioramento della situazione e l’esasperazione dei conflitti. Anzi, è il primo responsabile per questa escalation”.
Gli chiedo che cosa ne pensi del movimento dei Gilet Gialli, se li appoggi e come egli si definisca politicamente.
“Appoggio con entusiasmo questo movimento, ma non mi considero un Gilet Giallo perché non sono francese, ma svizzero.
Personalmente sono andato a Parigi per sostenere i miei compagni presenti in loco e in solidarietà con il popolo francese, che soffre terribilmente dalla crisi sociale causata dal suo governo e merita un destino diverso.
Mi definisco un “elettrone” libero, lontano da qualsiasi partito. Ad ogni modo gli ideali che mi animano sono il socialismo, il patriottismo e la democrazia diretta”.
Di parere simile anche Louis Alexandre, redattore della rivista socialista rivoluzionaria “Rébellion”, che alle Presidenziali di un anno e mezzo fa invitò gli elettori all’astensione, giudicando tutti i candidati come parte del medesimo “sistema”.
Per Louis “La Francia popolare e periferica ha sofferto a causa dell’abbandono e del disprezzo delle élite. Lasciando a se stesse intere aree del territorio”.
Cosa ne pensi del movimento dei Gilet Gialli – gli chiedo – Ti senti parte di esso ?
“I Gilet Gialli sono l’espressione di una rottura. La rottura della gente in relazione all’oligarchia. Facendo parte dalle classi più popolari, mi sento totalmente parte di esso.
Sono un socialista rivoluzionario europeo, ovvero sostengo la comunità popolare, la giustizia sociale e una più ampia autonomia”.
Da Macron, criticato pesantemente anche da chi lo aveva in un primo momento sostenuto, come l’economista Jean-Paul Fitoussi, che lo accusa di non conoscere il suo Paese e di aver favorito solamente le classi agiate, arrivano intanto i primi “mea culpa” e le prime autocritiche. Il movimento dei Gilet Gialli ha colpito nel segno.

Luca Bagatin

mercoledì 17 maggio 2017

Il popolo contro le élite (di destra e sinistra). Articolo di Luca Bagatin

Emmanuel Macron, nuovo Presidente di Francia, nomina come Primo Ministro Edouard Philippe, già ex socialista sino al 2002 e successivamente gollista.
La mossa di Macron, l'uomo dei poteri forti, è vista da molti osservatori come una conferma del carattere "nè di destra nè di sinistra" del leader di "En Marche !", quando invece si tratta esattamente dell'opposto, ovvero di una mossa "e di destra e di sinistra", ovvero di unità fra le due componenti e ciò in linea con quando avviene da tempo in tutti i Paesi che hanno abbracciato la linea liberal-capitalista, ovvero oligarchica ed elitaria a spese dei popoli e dei poveri.
E' del resto la stessa versione di quanto avvenuto da tempo in Italia, ove di fatto centrodestra e centrosinistra hanno sempre finto di combattersi, ma in realtà hanno spesso stretto accordi al punto che non stupisce che da tempo al governo ci sia una stretta alleanza fra il Partito Democratico e le forze del cosiddetto "nuovo centrodestra" e che spesso le posizioni di Renzi siano e siano state sovrapponibili a quelle di Berlusconi.
E' la medesima versione di quanto avviene da tempo in Germania, ove la CDU di centrodestra governa con la SPD di sinistra.
E' la medesima versione di quanto avvenuto in Spagna ove governa il centrodestra anche in quanto il PSOE, pur non votando in favore del governo del Popolare Rajoy, si è astenuto e di fatto ne ha permesso la nomina.
E' la medesima versione di quanto avviene da sempre negli Stati Uniti d'America, ove i due partiti maggiori sono di fatto speculari, al punto che Trump - per quanto avesse promesso in campagna elettorale cose diverse - segue la stessa politica bellicosa dei suoi predecessori Democratici (e del resto fu Democratico egli stesso in tempi non sospetti).
E' la medesima versione di quanto avvenne in alcuni Paesi dell'America Latina, pensiamo al Venezuela ove i corrotti partiti di centrodestra (COPEI) e di centrosinistra (Accion Democratica) si spartirono il potere per anni, sino all'avvento del socialista autentico Hugo Chavez che ne sconvolse i piani, dando vita a diversi governi di rinnovamento sociale ed economico.
E lo stesso Venezuela socialista, oggi, è minacciato dai tentativi di golpe operati dalla MUD, ovvero dalla coalizione di forze di centrodestra e di centrosinistra anti-socialiste, anti-bolivariane e anti-chaviste.
Ecco che possiamo notare come in realtà, lungi dall'essere superate, le forze di destra (oligarchia ricca) e di sinistra (borghesia, classe medio alta progressista) sono vive più che mai e unite nell'opporsi ancora una volta alla volontà di riscatto dei popoli e dei poveri, che richiedono politiche sociali e di rinnovata sovranità nazionale e non a caso si rivolgono a partiti e movimenti populisti nel senso positivo del termine (ricordiamo che il termine populista deriva dall'omonimo movimento politico ed intellettuale russo sorto alla metà del XIX secolo a tutela e per l'emancipazione dei contadini e dei servi della gleba sulla base di un programma socialista e comunitario. Ispiratosi al populismo russo sorgerà, sul finire dell'800, negli Stati Uniti d'America, il Populist Party, ovvero il Partito del Popolo, a rappresentanza delle classi contadine, operaie e meno abbienti, che proponeva la nazionalizzazione dei mezzi di comunicazione, l'elezione popolare diretta ed era in generale ostile alle élite ed al sistema bancario), come peraltro già scrivemmo in altri articoli, uno in particolare: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/03/il-populismo-e-politica-dal-basso-cosi.html).
Il connubio fra destra e sinistra, del resto, è una realtà storicamente già esistita nel passato, così come ricorda il filosofo Jean-Claude Michéa nel suo saggio "I misteri della sinistra" (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola.html) e proprio il connubio fra la sinistra progressista ed i liberali alla Adam Smith ha fatto perdere al socialismo originario - che non era nè di destra nè di sinistra - ogni autentico connotato emancipatorio e le classi meno abbienti si sono via via rifugiate verso l'ala della destra più conservatrice e tradizionalista.
Occorre dunque tornare ai propositi della Prima Internazionale dei Lavoratori, ovvero ad una sinergia moderna fra intelligenze socialiste autogestionarie e rivoluzionarie, mazziniane, garibaldine, anarchiche, al fine di recuperare il contatto con i popoli ed i poveri che, in una democrazia partecipativa, diretta e compiuta, dovrebbero essere il motore pulsante dell'attività di governo (il Presidente argentino Juan Domingo Peron, non a caso, sosteneva che il politico dovesse fare esattamente ciò che il popolo chiedeva).
Il filosofo Jean-Claude Michéa rileva peraltro e infatti come, da tempo, a livello mondiale, stiano nascendo diversi movimenti critici nei confronti del capitalismo e tendenti a superarlo quali: il “Movimento dei cittadini” in Corea del Sud, gli “Indignati” in Europa (vedi il partito spagnolo Podemos, in particolare), il “Movimento del 99%” negli USA e, da tempo, l'America Latina è un laboratorio di movimenti per il superamento del capitalismo, i quali, negli ultimi quindici anni, hanno anche dato ottima prova di governo, come ad esempio il Bolivarismo, il Neo-Peronismo, il Sandinismo, che fanno peraltro riferimento a precise figure storiche e carismatiche dell'America del Sud.
Anche in Europa, non a caso, sempre più elettori si rivolgono a movimenti di matrice sovrana e sociale quali il già citato Podemos spagnolo, il Front National francese (che di fatto ha un programma socialista e gollista originario e affatto di destra o estrema destra), la France Insoumise di Mélenchon e in Italia persino i Cinque Stelle, anche se solo in parte, sembrano orientarsi verso una visione bolivariana, sociale e sovrana della politica (vedasi taluni elogi di Grillo alla politica sociale ed economica di alcuni Paesi del Socialismo del XXI secolo latinoamericani ed il tentativo, seppur maldestro, di teorizzare una politica dal basso).
Così come ha rilevato il filosofo Alain De Benoist più volte (http://blog.ilgiornale.it/scarabelli/2017/04/03/alain-de-benoist-il-populismo-oltre-destra-e-sinistra/), quello che viviamo sembra dunque profilarsi quale il momento populista, ovvero la crisi dell'ideologia liberal-capitalista (ormai percepita come totalitaria e totalizzante) e la crisi della democrazia cosiddetta rappresentativa (laddove i cittadini, che non si riconoscono più negli speculari partiti della destra e della sinistra, vorrebbero sempre più avere la possiblità di auto-rappresentarsi e di qui la richiesta di una democrazia sempre più diretta, partecipativa e referendaria).
Mentre, dunque, a livello parlamentare e di governo i rappresentanti della destra e della sinistra cercano di unirsi per innalzare un muro in difesa delle élite economiche e finanziarie seguitando a promuovere politiche di crescita economca illimitata, a perpetrare politiche di deregolamentazione dei mercati, precarieggianti, cosmopolitico-immigrazioniste e di sfruttamento della manodopera a basso costo e ciò attraverso privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro attraverso i vari Jobs Act e Loi Travail; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair - colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l'Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad), dall'altra parte il popolo - che in massa ha smesso di andare a votare da tempo - richiede più democrazia, politiche sociali e di sovranità nazionale, oltre che si evitino ulteriori spargimenti di sangue in Paesi stranieri, la cui sovranità va altrettanto rispettata.
La contrapposizione, come rileva De Benoist, è dunque sempre più verticale: il popolo contro le élite, ovvero ciò che sta in basso contro ciò che sta in alto. La destra e la sinistra, dunque, per quanto unite, non è detto che riescano ancora ad imporsi su coloro i quali criticano, giustamente, lo stato di cose presenti. Come afferma Alain De Benoist: "Se il populismo critica la democrazia liberale" - del resto - "è per richiedere più democrazia, non meno".

Luca Bagatin