Visualizzazione post con etichetta donne cubane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne cubane. Mostra tutti i post

martedì 6 ottobre 2020

Le donne cubane, ovvero l'altra metà della Rivoluzione nel saggio della studiosa Maddalena Celano. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – meravigliosa e storica Isola dei Caraibi - è forse la più piccola e allo stesso tempo più grande democrazia al mondo.

Con il suo sistema sociale, economico e civile socialista, comunitario, autogestionario.

Con il suo sistema elettorale che parte dalla selezioni dei candidati, attraverso assemblee di base di quartiere; senza alcun partito a dirigere il processo e a manipolarlo. In quanto il Partito Comunista Cubano è semplicemente simbolico e a garanzia della volontà popolare e del sistema socialista, edificato con la Rivoluzione degli Anni '50, guidata da Fidel Castro e Che Guevara.

Cuba è una rivoluzione nella rivoluzione e ce ne parla diffusamente l'ultimo saggio di Maddalena Celano, studiosa, saggista, fotografa, attivista dell'emencipazione femminile - già autrice del saggio sull'eroina latinoamericana Manuela Sáenz Aizpuru - nonché responsabile del Dipartimento Esteri di Convergenza Socialista, oltre che collaboratrice dell'Associazione la Villetta per Cuba.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione” - edito da Libeccio Edizioni - è un saggio che parte da lontano, per inquadrare la volontà di libertà e emancipazione del popolo cubano.

Cuba fu, sin dalla fine del XVIII secolo, una realtà soggetta alla volontà egenomica della Spagna e degli Stati Uniti d'America, per ragioni strategiche, economiche e geopolitiche.

Una volontà egemonica che privò l'Isola delle sue risorse fondamentali: produzione dello zucchero, trasporti, industria delle costruzioni e ogni aspetto che potesse generare un profitto e assolvere ai bisogni essenziali della popolazione.

Come ci spiega il saggio di Maddalena Celano, ecco giungere – nel corso del XIX secolo - sulla scena politica dell'Isola caraibica, una figura cruciale, ovvero colui il quale diverrà l'Eroe della Nazione: José Martì (1853 – 1895).

Politico, scrittore, poeta, giornalista, filosofo e massone, primo leader dell'indipendenza del suo Paese, il quale passerà alla Storia dell'Isola come l'”Apostolo”, esattamente come il suo contemporaneo italiano Giuseppe Mazzini (1805 – 1872).

E come Mazzini, come spiegato da Celano stessa, anche Martì sarà influenzato – pur non avendone mai fatto parte, non essendo egli nato e non avendo vissuto in Europa - dagli aneliti emancipatori e rivoluzionari della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864), che vide unire i primi spiriti socialisti, anarchici, garibaldini e nazional-patriottici, per l'indipendenza e emancipazione dei popoli.

Ad ogni modo, quello spirito battagliero fu all'origine della sua avversione per lo schiavismo, che lo porterà– giovanissimo – ad essere arrestato per appartenenza a gruppi separatisti.

Successivamente, nel 1894, si pose a capo della prima rivoluzione dell'Isola e giungendo, l'anno seguente, a garantire l'Indipendenza di Cuba.

Morirà in battaglia quello stesso anno, combattendo contro le truppe spagnole.

Maddalena Celano analizza il pensiero di Martì, non solo sotto il profilo storico e politico patriottico e antimperialista, ma anche la sua concezione del mondo femminile, avanzatissima per l'epoca (e anche su questo potremmo ravvisare delle similitudini con Mazzini e Garibaldi, antesignani dell'emancipazione femminile in Europa).

Una sensibilità verso il femminile, che traspare dai suoi scritti, che lo porta ad equiparare intellettualmente la donna all'uomo, aspetto tutt'altro che scontato per l'epoca. Ovvero riconoscere la necessità che le donne possano ricevere la medesima istruzione degli uomini. Oltre che riconoscerle quali valide e fondamentali combattenti in guerra.

Ne “Le donne cubane” sono infatti citate e descritte le quattordici donne che affiancarono Martì e i primi rivoluzionari nella lotta per l'indipendenza, fra le quali Ana Cruz Aguero, elevata al grado di Capitano, la quale fu assegnata al comando dei reparti di artiglieria.

Donne che diedero il loro contributo alla lotta nazionale e anticoloniale dell'Isola.

E' ad ogni modo con la Rivoluzione castrista del 1958, che iniziano a costituirsi delle vere e proprie truppe femminili a Cuba e, con il trionfo della Rivoluzione stessa, si inizieranno a consolidare i diritti delle donne.

Con la Riforma Agraria, simbolicamente, il primo titolo di proprietà terriera viene infatti concesso a una contadina di colore, collocata nella zona più povera del Paese.

Nel 1960 – come ampiamente descritto nel saggio – sarà costituita la FMC, ovvero la Federazione della Donne Cubane, che raggrupperà ben 800 associazioni femminili preesistenti.

Il compito della FMC è quello di garantire pari diritti fra donne e uomini in ogni ambito sociale, civile, politico e economico, promuovendo peraltro anche attività nell'ambito dell'istruzione, della sanità e dell'educazione sessuale e pianificazione famigliare.

Come ci spiega il saggio di Celano, Cuba fu il primo Paese al mondo a firmare la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, nel 1979 e il secondo al mondo a ratificarla.

Cuba fu peraltro Paese che iniziò sin da subito a investire massicciamente in istruzione, sanità e ricerca, ottenendo risultati encomiabili.

“Le donne cubane” spiega come, nel 1961, l'UNESCO dichiarò l'Isola “il primo territorio libero dall'analfabetismo”.

Interi capitoli del saggio di Maddalena Celano, sono dedicati alle nuove politiche a Cuba, quali ad esempio l'introduzione della nuova Costituzione, nel 2019.

Una Costituzione ancora più inclusiva per le donne, ma anche per gli omosessuali, che non solo non dovranno più essere discriminati, ma rimane una porta aperta finanche al matrimonio per persone dello stesso sesso.

Riforme peraltro volute fortemente dalla deputata Mariela Castro, figlia dell'ex Presidente Raul Castro e Presidente del CENESEX, ovvero il Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba.

Nella nuova Costituzione, inoltre, si riafferma l'economia socialista dell'Isola, sottolineado come lo Stato controlli, regoli e diriga l'attività economica, ma si sancisce anche la partecipazione diretta dei lavoratori alla direzione, all'ordinamento e al controllo dell'attività economica nazionale. Al contempo si riconoscono nuove forme di proprietà e il ruolo del mercato, ma si pone un tetto all'accumulazione della ricchezza, in modo da non creare diseguaglianze sociali.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione”, oltre a presentare aspetti poco conosciuti della condizione femminile nella società cubana, è un compendio della situazione passata e recente di Cuba.

Comprende scritti di Manuel Santoro, attuale Segretario nazionale del movimento Convergenza Socialista e direttore della rivista “L'Ideologia Socialista”. Oltre che interviste inedite e esclusive di Maddalena Celano a Maria Teresa Peña Gonzalez, storica guerrigliera e femminista cubana e alla psicologa cubana Leidy León Veloz, docente dell'Università di Pinar del Rio “Hermanos Saiz Montes de Oca”, relativamente alla condizione delle donne a Cuba e sulle politiche attuate al fine di debellare la piaga della prostituzione e del neo-schiavismo femminile nell'Isola.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 24 agosto 2017

Intervista di Luca Bagatin alla studiosa Maddalena Celano a proposito di Cuba, del socialismo e dei movimenti di rivendicazione femminile in America Latina

Maddalena Celano, fotografa, laureata in filosofia all'Università degli Studi Roma Tre e dottoranda di ricerca presso l'Università Tor Vergata di Roma, è una studiosa di bolivarismo latinoamericano e della condizione femminile a Cuba e già un anno fa circa la intervistai proprio su questo.
Oggi, appena tornata dall'Isola Caraibica per un viaggio di studi, mi appresto ad intervistarla nuovamente al fine di raccontarci gli sviluppi di Cuba e dei suoi studi in merito.

Luca Bagatin: E' la seconda volta che sei stata a Cuba. La prima volta fu nel 2011. Come è cambiata l'Isola da allora ?
Maddalena Celano: Innanzi tutto ho notato che la presenza dei turisti "di lusso" è triplicata.
Il fatto che il turismo sia il principale promotore dell'attrattiva di capitale straniero nell’Isola corrisponde senza dubbio a proiezioni favorevoli in tale settore, i cui contributi all'economia cubana ammontano a oltre tremila milioni di dollari nel 2016.
Certamente tale tipo di economia ha generato una nuova borghesia. Dei nuovi ricchi autoctoni che hanno facile accesso a monete forti quali dollaro, euro e sterlina. Oggi è sempre più frequente scorgere numerosi cubani in ristoranti, discoteche e locali lussuosi che, sino a pochi anni fa, erano riservati solo ai turisti. Con mia immensa sorpresa ho addirittura constatato che in alcuni locali, anche piuttosto costosi soprattutto per il reddito medio dei cubani, il numero degli autoctoni può persino superare il numero dei turisti ! Cosa inconsueta e sorprendente in un Paese che si continua a percepire come “povero” o “bisognoso”. La borghesia autoctona ha delle caratteristiche piuttosto insolite e peculiari. E' stranamente più ermetica e introversa del resto della popolazione. E' una borghesia piuttosto sciovinista, che preferisce dialogare con il proprio simile autoctono piuttosto che con lo straniero. Caratteristica piuttosto anomala in un popolo colto, curioso e intellettualmente molto vivace e creativo come quello cubano.
Luca Bagatin: Che cosa ti ha colpito di più di Cuba ?
Maddalena Celano: Mi ha colpito molto il fenomeno della santeria, ovvero quel particolare culto religioso facilmente individuabile dall'abbigliamento originale ed inequivocabile dei loro cosiddetti "ministri di culto", ovvero signori o signore vestiti di bianco con perline colorate al collo.
La santera afro-cubana è una religione portata a Cuba dagli schiavi di Yorubaland, località della Nigeria nel corso del XIX secolo.

Luca Bagatin: Che cosa caratterizza la santeria ?
Maddalena Celano La religione afro-cubana è caratterizzata dalla venerazione delle divinità Oricha, da stati di trance ed elaborate tecniche di divinazione. Attualmente la santeria è sempre più diffusa anche tra i bianchi e non è per niente difficile incontrare, per strada, anche santere o santeri bianchi. Perciò il culto, in origine afro-cubano, attualmente è sempre più un fenomeno nazionale e trasversale.

Luca Bagatin: Parliamo ora di Cuba e socialismo. Il socialismo, a Cuba, ha trionfato oppure è stato un vero fallimento come dicono alcuni? Come è cambiato il socialismo cubano dai tempi della Rivoluzione castrista ad oggi ?
Maddalena Celano: L'aggiornamento del modello economico cubano - dal 2011 ad oggi - solleva critiche e controversie. Per alcuni Cuba avrebbe abbandonato la strada del socialismo. In realtà, Cuba, lungi dal rinunciare al suo modello di società, conserva le sue conquiste e perfeziona il proprio progetto originario. Alcuni ritengono che questo sia un ritorno al capitalismo, a causa dell'introduzione di alcuni elementi di mercato nell'economia nazionale. L'obiettivo di Cuba è ad ogni modo quello di perfezionare il sistema al fine di preservare i risultati sociali ottenuti sino ad oggi. Per poter fare ciò Cuba deve affrontare due grandi sfide: le risorse naturali molto limitate e le sanzioni imposte dagli Stati Uniti dal 1960, le quali costituiscono il principale ostacolo allo sviluppo nazionale. A ciò si aggiunge il fenomeno dell'eccessiva burocratizzazione statale e quello della corruzione. Il nuovo modello economico introduce meccanismi di mercato, ma continua a basarsi sulla "pianificazione socialista" a tutti i livelli e l'impresa statale socialista rimane la forma principale dell'economia nazionale. Tuttavia il Paese è aperto agli investimenti stranieri attraverso joint venture, in cui lo Stato cubano conserva sempre la maggioranza di almeno il 51%. Tale modello di gestione economica promuove anche le cooperative, le piccole aziende agricole, i fruttivendoli ed i lavoratori autonomi in tutti i settori produttivi, al fine di ridurre il ruolo dello Stato in settori economici non strategici. Le cooperative statali strutturalmente carenti e non redditizie saranno liquidate o possono essere trasformate o adottare una forma giuridica non statale. Allo stesso modo, lo Stato non sovvenzionerà le perdite. D'altra parte le società beneficiarie possono investire i profitti per svilupparsi, aumentare i salari dei lavoratori nei limiti stabiliti dalla legislazione o assumere nuovi lavoratori. Hanno così piena libertà in termini di gestione delle risorse umane. L'aumento delle cooperative dimostra la volontà cubana di approfondire lo sviluppo socialista dell'economia in tutti i settori, con proprietà collettive. Le cooperative hanno un'autonomia completa a tutti i livelli. Tuttavia, per evitare qualsiasi concentrazione di ricchezza, non possono essere vendute o consegnate a entità diverse dallo Stato.
A livello agricolo, la priorità nazionale è la produzione alimentare per ridurre la dipendenza dall'esterno in un Paese che importa più dell' 80% del suo consumo. La terra è data in usufrutto ai contadini che divengono produttori indipendenti, remunerati per il proprio lavoro, ma rimangono proprietà statali.
La nuova politica monetaria consente la concessione di crediti alle imprese ed ai cittadini per favorire la produzione di beni e servizi per la popolazione. Una delle grandi sfide della società è l'unificazione monetaria. Infatti, la dualità monetaria a Cuba è causa di diseguaglianze sociali molto gravi.
La politica salariale continua ad essere basata sul principio socialista "a ciascuno secondo i suoi meriti", al fine di soddisfare "i bisogni fondamentali dei lavoratori e delle loro famiglie". I salari cresceranno gradualmente, secondo i risultati della produzione. Per evitare lo sviluppo delle diseguaglianze, la legislazione prevede un salario minimo ed un salario massimo.
Grazie alla tassa progressiva, le categorie più favorite contribuiscono maggiormente allo sforzo nazionale, secondo il principio della solidarietà socialista fra tutti i cittadini. La coesione sociale rimane l'obiettivo prioritario e, pertanto, per evitare qualsiasi disparità, la concentrazione di beni è vietata per persone giuridiche o fisiche, essendo una prerogativa esclusiva dello Stato. D'altra parte la politica dei prezzi rimane centralizzata, in particolare per i prodotti basilari o strategici dal punto di vista economico e sociale.
La politica culturale cubana si basa infine sulla difesa dell'identità, sulla conservazione del patrimonio culturale, sulla creazione artistica e letteraria e sulla capacità di apprezzare l'arte attraverso la formazione culturale necessaria.

Luca Bagatin: Cuba e democrazia. Può Cuba, a tuo parere, dirsi una democrazia? Se sì, perché?
Maddalena Celano: Iniziamo con il dire che a Cuba, annualmente, si eleggono i propri delegati in ogni municipio, in ogni città, in ogni regione e ciò significa che è contemplato il diritto dei cittadini ad essere eletti democraticamente come deputati o senatori, oltre che è sancito il loro diritto di formulare e presentare proposte legislative. Qualsiasi semplice cittadino può candidarsi, eccetto gli iscritti al Partito Comunista Cubano, giacché, essendo l'unico partito consentito, non ha alcun potere elettivo.
La politica a Cuba è consentita a chiunque: semplici cittadini, membri di comitati, associazioni, organizzazioni, ecc... Eccetto agli iscritti al Partito Comunista, in quanto il Partito ha ruolo esecutivo ma non elettivo. Ciò significa che i cittadini, a Cuba, hanno il diritto di organizzarsi secondo le proprie idee su varie questioni, per incontrarsi, per creare nuove organizzazioni, per discutere con posizioni opposte. A Cuba è impossibile scadere nei carnevali elettorali che tutti noi conosciamo, per non parlare delle campagne pubblicitarie tipiche delle elezioni nel nostro sistema democratico-capitalista-partitocratico con costoso spreco di danari. A Cuba i candidati sono tutti indipendenti da qualsiasi partito ed hanno il diritto alla libera espressione, che implica un dibattito pubblico, anche su posizioni divergenti, utilizzando tutti gli strumenti nazionali. Ovvero locali pubblici, TV o stampa nazionale. Il tutto accessibile gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. In
questo senso Cuba è un Paese sostanzialmente democratico poiché la libertà d’espressione di un alto funzionario è del tutto identica alla libertà d’espressione di un contadino o di un carpentiere di periferia.

Luca Bagatin: Cuba e Venezuela. Che cosa lega questi due Paesi?
Maddalena Celano: Lo spirito di fraternità e di solidarietà, oltre che un destino comune.
L’ALBA, ovvero l'Alleanza Bolivariana per le Americhe, è stata fondata non a caso a Cuba e fa capo al suo più fedele alleato, ovvero il Venezuela.
Si tratta di un progetto di collaborazione e di complementarietà politica, sociale ed economica fra alcuni Paesi dell'America e dei Caraibi (oltre a Cuba e Venezuela ne fanno parte Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Antigua e Barbuda, Dominica, Saint Vincent e Grenadine). Una collaborazione inizialmente promossa quale contraltare dello Spazio Commerciale Libero degli Stati Uniti (FTAA).
L'ALBA si basa sulla creazione di meccanismi che sfruttano i vantaggi cooperativi fra le diverse nazioni partner, al fine di compensare le asimmetrie tra tali Paesi e ciò avviene attraverso la cooperazione di fondi compensatori volti a correggere le disabilità intrinseche dei Paesi membri e all'attuazione del TCP (Trattato di Peoples 'Trade).

Luca Bagatin: Cuba ed Ecuador. Tu hai di recente visitato anche la Capitale dell'Ecuador, Quito. Che impressione hai avuto dell'Ecuador? L'Ecuador della Rivoluzione Ciudadana quanto può essere simile a Cuba, oggi?
Maddalena Celano: Cuba ed Ecuador sono Paesi politicamente molto vicini. La Rivoluzione Ciudadana presenta una matrice socialista e nazionale molto forte, tanto quanto quella Cubana, ma i due Paesi presentano storie estremamente diverse, una diversa composizione ambientale e sociale. L’Ecuador è un Paese andino, fresco e piovoso, con una forte componente indigena india, nonché è estremamente religioso e la Chiesa cattolica è piuttosto influente politicamente.
Cuba, invece, è un Paese più legato al mare ed alla sua economia, con un’influenza indigena più ridotta, ma con una maggiore influenza nera o “afro-cubana”. Presenza visibile nella musica, nelle danze, nei culti, nei costumi e nelle tradizioni. A Cuba i culti religiosi attualmente sono piuttosto liberi, ma poco influenti politicamente.

Luca Bagatin: Come proseguiranno e cosa puoi dirci dei tuoi studi in merito a Cuba ed all'America Latina?
Maddalena Celano: Sono una studiosa del movimento femminista in America Latina, che è senza dubbio una delle espressioni più critiche e alternative del pensiero politico, sociale ed economico mondiale. Il movimento sociale femminista latinoamericano si è rafforzato negli ultimi decenni, dopo aver conseguito cambiamenti sostanziali sia nelle politiche pubbliche che nella consapevolezza delle donne di essere soggetti di diritto e protagoniste nella costruzione di nuovi paradigmi di trasformazione della realtà. Il movimento femminista latino prende forma nell'ambito di complessi scenari politici, in particolare nei contesti di transizione da regimi militari autoritari a processi di democratizzazione, dai conflitti armati sino ai processi di negoziazione e di pace. La genesi del movimento femminista in America Latina è quindi strettamente legata alle transizioni latinoamericane ed all'impegno per la creazione di istituzioni democratiche e la costruzione di agende di pace. 

La persistente violenza contro le donne, fisica, sessuale o psicologica, fa di tale tema uno dei temi centrali della lotta del movimento femminile in America Latina. Secondo la relazione mondiale sulla violenza e lasalute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'America Latina è la seconda realtà con i più alti tassi di decessi femminili dovuti alla violenza, sia a livello rurale che urbano. Prodotto correlato ad un contesto generale di disuguaglianza, discriminazione e impunità. Il femminicidio, la forma estrema della violenza contro le donne, è un fenomeno particolarmente diffuso in Messico e in America Centrale. A tale riguardo, dal movimento femminile, sono stati presentati alcuni documenti interessanti come il Feminicide in America Latina, presentato nel 2006 alla Commissione interamericana sui diritti umani (IACHR).
Il movimento femminile latinoamericano svolge un ruolo particolare nel promuovere le azioni della Marcia Mondiale delle Donne (WMW). Probabilmente il movimento con il più grande consenso internazionale, il quale porta avanti una critica sirrata al capitalismo ed alle conseguenze negative che esso porta nella vita delle donne.
L'economia femminista è il quadro teorico e uno degli assi centrali della WMW, così come l'autonomia economica delle donne. Contributi interessanti in tale campo sono ad esempio gli articoli di numerose femministe latinoamericane, come Nalu Faria e Magdalena León.
Gli accordi di libero scambio firmati nella regione, NAFTA (USA-Canada-Messico) e CAFTA (USA-CA), hanno peraltro avuto effetti negativi sulla qualità della vita delle donne. Le donne hanno costituito importanti articolazioni come "Mesoamericanas in Resistance for a Deducted Life", integrate da organizzazioni del Messico fino Panama, che sono collocate contro le politiche neoliberali e hanno richiesto - insieme ad altri movimenti sociali – la non ratifica di questo tipo di trattati.

Luca Bagatin: Quali prospettive, a tuo parere, per l'America Latina?

Maddalena Celano: Il movimento femminista latinoamericano è, a mio parere, il vero motore del cambiamento globale. L’unica alternativa e speranza, in quanto ha mostrato notevole capacità di approfondire e rivedere tattiche politiche e prassi sociali. Uno degli esempi è l'Incontro femminile dell'America Latina e dei Caraibi, che si svolge ogni due anni, dal 1981 (Bogotà). Circa 1500 donne provenienti da tutto il Continente propongono nuove analisi e nuovi progetti di trasformazione politica e sociale. Già nel 1987, nell'ambito della Quarta Riunione Internazionale Femminista, è stato discusso un documento sui "miti del movimento femminista", che ha permesso di ripensare alcune delle proposte politiche.
I movimenti femministi latinoamericani creano, attraverso un complesso lavoro intellettuale e di autocritica, nuove elaborazioni teoriche e numerosi esperimenti socio-politici, comunitari, indigenisti ed ecologisti. Esperimenti molto visibili in aree indigene - soprattutto in Amazzonia - ed in Paesi come l’Ecuador, il Nicaragua, il Venezuela e in Colombia, ove numerose comunità autoctone sono guidate ed amministrate proprio da donne.

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it 

Le foto pubblicate sono state realizzate da Maddalena Celano nel mese di luglio 2017

lunedì 28 marzo 2016

Cuba e donne cubane: intervista amichevole di Luca Bagatin alla studiosa Maddalena Celano

Maddalena Celano, fotografa, laureata in filosofia all'Università degli Studi Roma Tre e dottoranda di ricerca in Studi Comparati presso l'Università Tor Vergata di Roma con una tesi su bolivarismo, educazione, femminismo e diritti civili in Venezuela e Cuba, è forse la persona più accreditata per parlarci della situazione che sta vivendo Cuba in questo periodo.

Avendo peraltro lei tenuto - sia a Malnate che a Roma (lo scorso 21 marzo) - delle conferenze dal titolo “Donne cubane: una Rivoluzione nella Rivoluzione ?”, ho pensato di proporle un'amichevole intervista relativa alla questione femminile nell'isola Caraibica.

Luca Bagatin: Bene Maddalena, prima di parlare, nello specifico, delle donne cubane, iniziamo con il dire che i tuoi studi e ricerche si sono incentrati molto sulla figura di Manuela Saenz de Thorne – soprannominata la “Libertadora del Libertador” - che fu compagna di Simon Bolivar e che influenzò molto il movimento di liberazione femminile in America Latina. Cosa puoi dirici di lei ?


Maddalena Celano: Manuela Sáenz Thorne fu una rivoluzionaria che combatté per l'indipendenza delle colonie sudamericane dalla Spagna. Fu molto vicina a Simón Bolívar, del quale divenne amante.

Manuela nacque dall'unione illegittima tra il nobile spagnolo Simón Sáenz Vergara e Maria Joaquina Aispuru, unione che provocò uno scandalo nella città di Quito.

Dopo la morte di sua madre, Manuelita fu ammessa al convento di Santa Caterina, nella città natale, dove in seguito fu cacciata per aver incontrato un giovane amante. All’epoca aveva soli diciassette anni e già mostrava interesse per la politica e l’ idea di emancipare il continente latinoamericano dall’oppressore spagnolo.

A Lima, nell'anno 1817, si sposa con un ricco mercante inglese, James Thorne. Da allora mantiene una doppia vita: da una parte svolge il ruolo di brava e rispettabile moglie, dall'altro aiuta i ribelli peruviani - guidati da San Martin – attraverso incarichi di messaggera, spia e addirittura soldatessa. Cosa assai rara per l'epoca.

Nel 1822 torna a Quito nella casa natale, abbandonando il marito. La città andina aveva appena ricevuto la visita di Simón Bolívar e quindi del "liberatore delle Americhe" di cui si innamora.

Nel 1823 Simón Bolívar entra a Lima e, tre anni dopo, una rivolta fa di Manuela un’esiliata. Nel 1828 Manuela salva fra l'altro il Libertador da un’ attentato.

Nel 1834 fu esiliata in Giamaica e l'anno successivo si trasferisce a Paita, dove visse fino alla sua morte. A Paita ricevette visite prestigiose come quella di Herman Melville, nel 1841 e di Giuseppe Garibaldi nel 1851.



Luca Bagatin: Manuela Saenz de Thorne ha influenzato dunque molto i movimenti di liberazione femminile latinoamericani, che sono, fra l'altro, molto attivi anche ai giorni nostri ed oggetto dei tuoi studi. Cosa puoi dirci in merito ?

Maddalena Celano: Dopo aver impedito un tentativo di assassinio contro Bolívar e aver facilitato la sua fuga, tutti cominciarono a chiamare Manuelita "Libertadora del Libertador”, ovvero liberatrice del liberatore e fu una delle poche donne celebrate con molti onori. Per molti anni dopo la sua morte i contributi di Manuela Saenz de Thorne alle rivoluzioni del Sud America furono soppressi e anche quelli di Bolívar rivissero solo un decennio più tardi. Ma, mentre lui fu restituito alla memoria al rango di eroe, il ruolo di Manuelita, in generale, fu trascurato sino alla fine del Ventesimo Secolo, se non proprio calunniato e oggetto di invidia e di numerose dicerie.

Nonostante sia stata proprio lei la custode di importanti segreti militari sulla rivoluzione in corso, e, nel 1819, quando Simon Bolivar partecipò alla liberazione della Nuova Granada, fu proprio Manuela Sáenz a diventare membro attivo nella cospirazione contro il Vicerè del Perù. Manuelita scambiò numerose lettere d'amore con Bolívar, lo visitò mentre si trasferiva da un paese all'altro, sostenne la causa rivoluzionaria con la raccolta di informazioni, distribuzione di volantini, e protestò affinché alle donne venissero concessi più diritti. Come una delle prime donne coinvolte nella causa rivoluzionaria, Manuela ricevette l' ammissione all' Ordine del Sole, onorando i suoi servizi alla rivoluzione. Nonostante ciò, per lunghi anni, almeno fino agli inizi del terzo millennio, Manuelita fu “demonizzata” e rappresentata esclusivamente come donna indecorosa, promiscua, indegna. Insomma, un esempio da non imitare per ogni donna desiderosa di rispettabilità.

Solo dal 2002 l’immagine di questa donna ed il suo grande valore civico-militare venne rivalutato ed elevato a modello di valore patriottico, sociale e civile.

Il 13 novembre 2006, l'ecuadoregno Teatro Teatro Nacional Sucre realizzò in anteprima l'opera “Manuela y Bolivar” del compositore ecuatoriano Diego Luzuriaga, acclamato dalla critica internazionale. Solo il 5 luglio del 2010 le spoglie simboliche di Manuela Sáenz troveranno degna sepoltura in Venezuela, poiché le sue spoglie reali finirono in una fossa comune. Attualmente si trovano nel Pantheon Nazionale del Venezuela, accanto a quelle del suo amante, Bolívar.





Luca Bagatin: Parliamo di Cuba e della Rivoluzione di Fidel e di Che Guevara. I movimenti di liberazione femminile hanno influenzato questo processo? E se sì, in che modo ?

Maddalena Celano: Alcune donne cubane, come Haydee Santamaria e Celia Sanchez, hanno combattuto con Castro sin dal suo primo tentativo di Rivoluzione nel 1953 e sono tornate a lottare con lui sino al successo del 1959. Nel Museo della Rivoluzione all'Avana si possono trovare foto a grandezza naturale di queste donne. Tali rivoluzionarie dissero: "Preferiamo lottare al fianco degli uomini piuttosto che fare il bucato". Nel 1960 nacque la Federazione delle Donne Cubane (FMC), un’organizzazione nata con il compito di occuparsi dell’istruzione di tutte le donne, di formarle professionalmente e assisterle nella vita sociale e civile. Oggi il Congresso Cubano è costituito da un 22% donne e il 50% dei medici cubani sono donne. Le donne cubane partecipano in massa al lavoro politico e spesso ricoprono incarichi di prestigio negli ambiti della ricerca scientifica, in quelli artistici e culturali. Tuttavia gli uomini continuano a detenere un numero sproporzionato d’incarichi di potere politico ed economico. L'80% delle donne cubane appartiene alla FMC. L’ attuale Codice di Famiglia Cubano prescrive che uomini e donne condividano, in modo uguale, i lavori domestici e la cura dei figli.





Luca Bagatin: A Cuba e in America Latina in generale ha sempre pesato molto una certa (in)cultura “machista”, che ha reso difficile sia la vita delle donne che degli omosessuali. La Rivoluzione ha cambiato la vita delle donne a Cuba ?

Maddalena Celano: Direi di sì, considerando che le donne cubane, soprattutto le donne rurali ed afrodiscendenti, non avevano il benché minimo accesso ad un’ istruzione di base ed alle cure igienico sanitarie. Le Nazioni Unite registrarono, nel periodo pre-rivoluzionario, un’impennata di mortalità infantile e un’impennata di donne morte per parto a causa di condizioni igieniche precarie e instabili. Numerosi studiosi statunitensi contestano questa tesi rilevando che, sin dal periodo pre-rivoluzionario e “liberale”, le donne cubane avevano accesso al voto, all’attività politica, alla ricerca e all’insegnamento. Ritengo le tesi portate avanti da alcuni intellettuali “pro-USA” superficiale e faziosa. I “gringos” dimenticano che si trattava, in qualunque modo, di “privilegi” indirizzati alle donne bianche della media ed alta borghesia cubana che viveva nell’area urbana. Formalmente, le donne cubane avevano accesso al voto, all’attività politica, alla sanità e all’istruzione - che nell’epoca pre-rivoluzionaria, era prevalentemente privata - ma “di-fatto” le donne rurali - direi la netta maggioranza delle donne cubane - e le afrodiscendenti - circa il 15% del totale delle donne cubane - non ne aveva accesso poiché eccessivamente povere, eccessivamente isolate e scollegate dalla vita attiva e lussuosa delle grandi città. All’epoca, a Cuba, vi era il grande problema causato dalla scarsità di contatti e trasporti tra le aree rurali e le aree urbane dell’isola. Problema che tutt'ora non è stato ancora superato. Il Regime Castrista ha avuto l’astuzia di “ovviare” alla scarsità dei trasporti e dei contatti tra le due aree inviando “brigate” di volontari e militari nelle aree rurali al fine di fornire istruzione, medicine, cibo e servizi assistenziali per i lavoratori rurali. Perciò la vita delle donne rurali migliorò notevolmente proprio con la Rivoluzione Castrista. Durante il periodo pre-rivoluzionario, ma anche durante il periodo post-rivoluzionario - direi sino al 1992 - la vessazione contro i gay a Cuba era estremamente diffusa. L’omosessualità, considerata alla stregua di una malattia contagiosa, veniva perseguita con l’ emarginazione o la “messa alla berlina” delle persone omosessuali. Nei primi anni ’60, a Cuba, gli omosessuali venivano internati in unità speciali per non “contagiare” militari o attivisti-rivoluzionari. Dal 1992 la situazione è cambata ed è stato istituito il CENESEX, ovvero un istituto di Studi di Sessuologia che si occupa anche della formazione e della promozione dei diritti-civili: si batte per un’ulteriore promozione del ruolo femminile nella società e per l’ eliminazione di ogni genere e forma di omofobia ed trans-fobia.

In questo momento, a Cuba, le persone omosessuali e transessuali hanno libero accesso a consulenza legale gratuita in caso di violenze subite, assistenza sanitaria e psicologica e operazioni di “cambio-sesso”. Tutto a spese dello Stato. Oggi, a Cuba, discriminare o emarginare una persona a causa dell’orientamento sessuale è considerato un reato ed è perseguito con pene piuttosto severe.





Luca Bagatin: Oggi le donne cubane possono dirsi emancipate? Parrebbe che la prostituzione sia ancora molto diffusa...

Maddalena Celano: Anche se la rivoluzione del 1959 ha tentato di eliminare la prostituzione integrando le ex prostitute nei lavori agricoli o artigianali e nella vita civile, nel 1989, con il “periodo-especial”, ovvero dopo la caduta del Muro di Berlino, si è registrata un’inversione di tendenza. L’aumento del turismo, che fu abbracciato come una soluzione ai problemi economici di Cuba, ha portato ad un riemergere di tale forma di oppressione. Una grave perdita per le donne cubane è la recente dissoluzione del gruppo femminista radicale Magìn che, nel 1996, nei suoi due anni di esistenza, focalizzò nei media e nella pubblicità lo sfruttamento delle donne e tentò di lottare contro il turismo sessuale. La Federazione delle Donne Cubane (FMC) si muove invece più lentamente ed in maniera più conservatrice nel contesto rivoluzionario, cercando di istituire norme e prassi che migliorino la condizione femminile all’interno dello Stato.

La maggior parte delle battaglie condotte dalla FMC come i diritti delle donne all'istruzione superiore, il congedo di maternità retribuito, le leggi a favore dell'infanzia, l’aborto libero e di controllo delle nascite, hanno avuto un enorme successo. Ha migliorato la qualità della vita delle donne cubane in modo considerevole.





Luca Bagatin: Cuba per molti è ritenuta una dittatura che, solo oggi, sta iniziando ad aprirsi – per così dire – alla democrazia. Quantomeno così i mezzi di comunicazione di massa dicono. Sei d'accordo ?

Maddalena Celano: Per quanto possa sembrare “eretica” e addirittura “incomprensibile” in un contesto egemonizzato dalle ideologie liberal-capitaliste e dal dogma della “democrazia-rappresentativa” di stampo ottocentesco e borghese, ovvero una forma di governo che ritengo essere in crisi in tutto il mondo e, ormai, antiquata nonché inefficace, farei enorme fatica a considerare il Regime Castrista una “dittatura”. Inoltre, su quali basi ? In base a quali criteri ? Se il criterio sono le “libere-elezioni”, ebbene, anche a Cuba ogni anno si svolgono libere elezioni, esattamente come da noi. Elezioni libere, controllate e presiedute dagli Osservatori Internazionali dell’ONU. In tutti questi anni gli Osservatori ONU non hanno mai registrato casi di brogli come invece accade spesso nelle nostre “democrazie”. Se il criterio è l’ esistenza di un pluri-partitismo e la presenza di un’attiva società civile, anche su questo Cuba risulta un’ anomalia internazionale, più che una “dittatura” intesa in senso classico. Non oserei definirla una “dittatura” benché il sistema sia radicalmente diverso da quello dominante nel nostro Primo Mondo. A Cuba l’unico partito ammesso è il Partito Comunista Cubano (PCC) ma, badate bene, i suoi membri non possono assolutamente candidarsi alle elezioni. E, allora, che partito elettoralistico è ? Nessuno dice ed in pochi sanno che l’unico partito ammesso a Cuba in realtà non agisce affatto come un partito unico dovrebbe agire. In quanto, di fatto, non gli è permesso. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, a Cuba, esiste una forte e attiva società civile: dai numerosi Comitati di Quartiere, alle numerose Associazioni che rappresentano gli afrodiscendenti, le minoranze indie e altri gruppi sociali sino ai Movimenti Anarchici. Ebbene si: a Cuba esistono diverse organizzazione anarchiche, persino molto attive nei quartieri. La società civile, nonostante alcuni contrasti e incomprensioni con il Governo Centrale, soprattutto quando si tratta di Organizzazioni Anarchiche, può candidare i propri rappresentanti, mentre il PCC non può farlo. La Società Civile può vincere le elezioni e gestire interi quartieri e città. In quanti casi una “dittatura” registra la presenza di una società vivile così attiva, diversificata e dinamica ? Credo in nessun caso ! Allora smettiamola di chiamarla dittatura! Un filosofo politico di matrice democratico-liberale come Hannah Arendt, se fosse ancora viva, inorridirebbe nel veder affibbiare una simile etichetta all’attuale sistema cubano. Penso che gli scribacchini e i politicanti nostrani dovrebbero mostrarsi meno pigri intellettualmente e sforzarsi di trovare aggettivi e definizioni più adeguate nel descrivere e definire l’“anomalia” cubana. Per quanto mi riguarda il “sistema-cubano” sembra molto più vicino ad una forma di “democrazia radicale e popolare”. Sconveniente ed ostile alla ricca borghesia occidentale, ma parecchio conveniente per le masse popolari e rurali. Un sistema simile, per molti versi, al “confederalismo-democratico” di tipo curdo.




Luca Bagatin: Che ne pensi della fine dell'embargo e del recentissimo incontro storico fra il Presidente USA Barack Obama e il Presidente cubano Raul Castro? Tale evento offrirà̀ nuove opportunità̀ oppure è l'inizio della fine del “sogno cubano” ?

Maddalena Celano: Innanzitutto, nonostante i nuovi accordi USA-Cuba ed i vari proclami, l’embargo non è stato ancora ufficialmente eliminato. Inoltre, come fa Obama a parlare di democrazia se nel suo paese si pratica ancora, in molti Stati, la pena di morte ? A Cuba la pena di morte non è più applicata almeno da quarant'anni, neanche per reati gravissimi come la pedofilia, il terrorismo o la cospirazione. Tuttavia Cuba continua a subire da anni la “morale” di Obama. Tutto questo mentre la “democratica” polizia statunitense massacra come animali da macello i cittadini statunitensi afrodiscendenti e gli immigrati latinoamericani clandestini. Come fa Obama a parlare di democrazia se nel suo paese chi ha un reddito al di sotto della media non ha accesso, non solo agli studi medi-superiori, ma neanche alle cure mediche di base ? Crede di dare al mondo un buon esempio di democrazia ? Che fa Obama quando, mentre ristabilisce i rapporti con Cuba, sigla - per il secondo anno consecutivo - un Ordine Esecutivo che dichiara il Venezuela un pericolo per il suo Paese ? Proprio per rivendicare il diritto internazione all’ Auto-Determinazione dei Popoli Cuba si è battuta, contro tutto e tutti, per reclamare il proprio diritto ad esistere autonomamente ed autogestirsi al di fuori delle logiche egemoniche delle “democrazie-liberal-capitaliste” e del “libero-mercato”, ovvero i “valori” cari ad USA ed UE. Quando Obama deciderà di cancellare il Plan Cóndor dal continente latinoamericano ? 




Luca Bagatin: Il fratello di Raul Castro, Fidel, ha preferito incontrare il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, ma non Obama. Come mai, a tuo parere?
Maddalena Celano: Ritengo piuttosto evidente la continua violazione di Obama del principio di autodeterminazione dei popoli, poiché, in questi ultimi mesi, non ha fatto altro che praticare “ingerenze” nelle politiche locali e nazionali latinoamericane. Come ha scritto lo scorso 24 marzo su “il manifesto” il sociologo Claudio Tognonato: «il premio Nobel per la Pace Barack Obama arriva (in Argentina) insieme a un esercito di 500 imprenditori» e calca il Parco della Memoria di Buenos Aires dedicato ai desaparecidos sebbene las madres e las abuela de Plaza de Mayo e centinaia di intellettuali argentini avessero richiesto al presidente USA di evitare la visita il giorno in cui 40 anni fa iniziava, sotto copertura della CIA, il golpe più sanguinario della storia argentina. Penso che l’intera politica estera di Obama, in tutti questi anni e in tutti questi mesi, continui ad essere improntata sulla sistematica violazione del principio di autodeterminazione dei popoli. Ciò è dimostrabile dalle continue ingerenze statunitensi nella politica venezuelana, nelle politiche di ingerenza condotte in Ecuador, Brasile e Argentina, Mi sembra ovvio che un campione del principio di autodeterminazione dei popoli come Fidel Castro si sia sentito offeso e irritato dagli atteggiamenti autoritari e paternalistici adottati da Obama verso i suoi fratelli latinoamericani. Tutt'ora i “democratici” USA trattano i leader dei Paesi in via di Sviluppo come dei “selvaggi” da rieducare e da ridurre al ruolo di umili servitori verso le Potenze Internazionali.


Luca Bagatin