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giovedì 2 ottobre 2025

Ottobre 1993. Il criminale golpe di Eltsin, che pose definitivamente fine al socialismo in Russia e gettò le basi dell'attuale caos nell'Est europeo. Articolo di Luca Bagatin

 

Nell'ottobre dell'Anno Orribile 1993, mentre in Italia imperversava quella che Bettino Craxi definì, giustamente, “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, che – annientando sotto la mannaia politico-mediatico-giusiziaria i partiti di governo democratici, ovvero la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI - metteva fine a 50 anni di democrazia nel Paese, nella Russia neo-eltsiniana, accadeva più o meno la stessa cosa. Anche se in modo più violento e cruento.

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero della Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2.500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neo zaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico o Fronte di Salvezza Nazionale, composto da numerosi neonati partiti comunisti, fra cui i comunisti guidati da Gennady Zjuganov; quelli guidati da Viktor Anpilov (che quest'anno avrebbe compiuto 80 anni e che nel 1992 fondò il partito comunista “Russia Laburista” e molto amico di Limonov) e dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov, il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento, mentre sua moglie di allora, la cantante e poetessa Natalya Medvedeva, lanciò un appello contro il golpe – pubblicato anche dalla stampa francese dell'epoca – e sottoscritto da numerosi artisti e intellettuali russi.

Nonostante ciò, l'oligarchia liberal-capitalista ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, sfilano ancora oggi con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Nel 1993 venne pubblicato, in Italia, dall'editore Roberto Napoleone, un interessante saggio dal titolo “L'enigma Gorbaciov”, di Egor Ligaciov, di cui ho parlato qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html

Ligaciov, esponente riformista del PCUS e successivamente anima riformista e moderata dell'opposizione guidata dal Partito Comunista della Federazione Russa, spiegò molto bene la tensione di quegli anni e le ragioni che portarono a tale tensione, che ancora oggi si trascina ad Est, con guerre fratricide, che sembrano drammaticamente non avere fine. Vedi il conflitto russo-ucraino, alimentato dalle solite oligarchie liberal-capitaliste occidentali, dai loro media e dai politicanti di riferimento, che soffiano sul fuoco.

Molto interessanti questi passaggi di Ligaciov: “Il vero dramma della perestrojka consiste nel fatto che i suoi leader, invece di usare la normale arma della critica contro i cosiddetti conservatori, fecero loro la guerra e, impegnati in questo, non videro invece – o non vollero vedere – il vero, grande, principale pericolo che gradualmente aumentava: il nazionalismo e il separatismo”.

E molto interessanti le conclusioni di Ligaciov, in merito alla necessità di recuperare l'idea socialista democratica, peraltro distrutta, alla metà degli Anni '90, sia in Italia (con la distruzione del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo, leader purtroppo dimenticato e al quale ho dedicato diversi articoli), che nel resto d'Europa (dopo la scomparsa di Mitterrand e dei grandi leader socialisti europei degli Anni '70 e '80): “Sono convinto che il socialismo sia una delle vie che conducono al progresso universale. Come intendo io il socialismo? Una società in cui si dà priorità all'uomo e alla democrazia. La base economica del socialismo è la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma in forme differenziate: l'uomo vi diventa comproprietario, e vi convivono pianificazione e libero mercato.

La base politica di questo regime sono i Soviet a tutti i livelli e uno Stato di diritto. Sul piano morale è una società in cui nei valori socialisti trovano posto sublimandosi i valori individuali; sul piano sociale è un regime di giustizia sociale, privo di oppressioni e ingiustizie, una società in cui non esiste la disoccupazione e in cui a ciascuno viene garantito il diritto al lavoro”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 5 agosto 2025

Strage di Bologna e la suggestione dei “grembiulini massonici”… Commento di Luca Bagatin su Pensalibero.it

 

Scrivo questo breve commento commento, che non è propriamente un articolo, su amichevole sollecitazione del Direttore di Pensalibero Cesare Mannucci.

Relativamente all'articolo a firma Daniela Piesco, dal titolo “O si chiama quella bomba “fascista”, o si resta complici…”, del 3 agosto scorso (https://www.pensalibero.it/o-si-chiama-quella-bomba-fascista-o-si-resta-complici/), mi permetto di esprimere alcune perplessita su taluni aspetti.

In particolare non mi è sembrato corretto dare la colpa ai “grembiulini massonici”. E per almeno due ragioni.

La prima è che la Massoneria, storicamente perseguitata dalla Chiesa cattolica e dai totalitarismi novecenteschi, è sempre stata tirata in ballo a sproposito, per ogni cosa. Per quanto sia e rimanga unicamente una scuola iniziatica e di perfezionamento interiore (o, meglio, è un metodo/percorso di perfezionamento). Totalmente estranea a ogni bega politica.

La seconda è che, i riferimenti alla Loggia Propaganda nr. 2 nell'articolo, sono piuttosto fuoriluogo, considerando anche le assoluzioni di tutti i componenti di tale Loggia massonica, regolare e non segreta, da parte della Corte d’Assise di Roma - nel ’94 ed nel ’96 - dalle accuse di “complotto ai danni dello Stato”.

Tutto ciò, peraltro, fu ampiamente documentato anche dall'ottimo prof. Aldo A. Mola in molti suoi saggi, di cui peraltro ho parlato anche nel mio primo saggio, pubblicato nel 2012, “Universo Massonico” (Bastogi Editrice Italiana), con anche un'intervista allo stesso Mola.

Per il resto mi spiace che le tesi espresse allora dal Presidente Francesco Cossiga siano presto state messe da parte.

Forse perché non sarebbero risultate “suggestive” per certa grande stampa complottista o radical chic, in quanto non seguivano una “narrazione” che alcune forze, dal PCI alla sinistra DC, stavano cercando di cavalcare, per arrivare, un giorno, a governare il Paese (magari senza i socialisti, senza i democristiani più lungimiranti come Andreotti e Forlani)?

In quella tragica strage, il 2 agosto 1980, avevo un anno e rischiai di finirci anch'io e la mia famiglia. Viaggiavamo con il treno che da Roma (città dove sono nato), ci avrebbe condotti a Pordenone. Il treno passò pochi minuti dopo. Altrimenti non sarei qui a raccontarlo.

E penso che molte ancora siano le ombre. E ancora molte siano le verità che dovrebbero venire a galla. Compreso quanto accadde una decina di anni dopo da allora.

Quella falsa rivoluzione definita impropriamente “Mani Pulite”, che distrusse un'intera classe dirigente democratica, lungimirante e responsabile. Che gli opposti estremismi, giustamente, aveva tenuto fuori dal governo. Ma che allo stesso tempo dialogava con tutti, a livello internazionale, con grande equilibrio.

Dopo di allora, invece?

Gli opposti estremismi sono stati sdoganati. Sono andati al governo. Hanno seguito i desiderata di Washington e di Bruxelles e hanno finito per diventare non già difensori dell'Occidente, ma fondamentalisti di un atlantismo antistorico e fuori tempo massimo.

Sostenitori di nuove Guerre Fredde che sono pressoché diventate calde. E che mirano a distruggere ogni forma di cooperazione internazionale e di ordine multilaterale.

Su tutto ciò, ovvero sulla Storia degli ultimi quarant'anni, andrebbe fatta piena luce. O si resta complici.

Luca Bagatin

https://www.pensalibero.it/strage-di-bologna-e-la-suggestione-dei-grembiulini-massonici 

mercoledì 2 ottobre 2024

Ottobre 1993. Il criminale golpe di Eltsin, che pose definitivamente fine al socialismo in Russia. Articolo di Luca Bagatin


Nell'ottobre dell'Anno Orribile 1993, mentre in Italia imperversava quella che Bettino Craxi definì, giustamente, “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, che – annientando sotto la mannaia politico-mediatico-giusiziaria i partiti di governo democratici, ovvero la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI - metteva fine a 50 anni di democrazia nel Paese, nella Russia neo-eltsiniana, accadeva più o meno la stessa cosa. Anche se in modo più violento e cruento.

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero della Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neo zaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico o Fronte di Salvezza Nazionale, composto da numerosi neonati partiti comunisti, fra cui i comunisti guidati da Gennady Zjuganov e dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov, il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento, mentre sua moglie di allora, la cantante e poetessa Natalya Medvedeva, lanciò un appello contro il golpe – pubblicato anche dalla stampa francese dell'epoca – e sottoscritto da numerosi artisti e intellettuali russi.

Nonostante ciò, l'oligarchia liberal-capitalista ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, sfilano ancora oggi con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Nel 1993 venne pubblicato, in Italia, dall'editore Roberto Napoleone, un interessante saggio dal titolo “L'enigma Gorbaciov”, di Egor Ligaciov, di cui ho parlato qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html

Ligaciov, esponente riformista del PCUS e successivamente anima riformista e moderata dell'opposizione guidata dal Partito Comunista della Federazione Russa, spiegò molto bene la tensione di quegli anni e le ragioni che portarono a tale tensione, che ancora oggi si trascina ad Est, con guerre fratricide, che sembrano drammaticamente non avere fine. Vedi il conflitto russo-ucraino.

Molto interessanti questi passaggi di Ligaciov: “Il vero dramma della perestrojka consiste nel fatto che i suoi leader, invece di usare la normale arma della critica contro i cosiddetti conservatori, fecero loro la guerra e, impegnati in questo, non videro invece – o non vollero vedere – il vero, grande, principale pericolo che gradualmente aumentava: il nazionalismo e il separatismo”.

E molto interessanti le conclusioni di Ligaciov, in merito alla necessità di recuperare l'idea socialista democratica, peraltro distrutta, alla metà degli Anni '90, sia in Italia (con la distruzione del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo, leader purtroppo dimenticato e al quale ho dedicato diversi articoli), che nel resto d'Europa (dopo la scomparsa di Mitterrand e dei grandi leader socialisti europei degli Anni '70 e '80): “Sono convinto che il socialismo sia una delle vie che conducono al progresso universale. Come intendo io il socialismo? Una società in cui si dà priorità all'uomo e alla democrazia. La base economica del socialismo è la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma in forme differenziate: l'uomo vi diventa comproprietario, e vi convivono pianificazione e libero mercato.

La base politica di questo regime sono i Soviet a tutti i livelli e uno Stato di diritto. Sul piano morale è una società in cui nei valori socialisti trovano posto sublimandosi i valori individuali; sul piano sociale è un regime di giustizia sociale, privo di oppressioni e ingiustizie, una società in cui non esiste la disoccupazione e in cui a ciascuno viene garantito il diritto al lavoro”.

Luca Bagatin

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mercoledì 10 marzo 2021

Brasile. L'ex Presidente Lula potrà candidarsi alle Presidenziali del 2022. Articolo di Luca Bagatin

L'ex Presidente socialista del Brasile, Luis Inacio Lula da Silva, per il suo popolo semplicemente Lula, potrà partecipare alle elezioni del 2022.

A dichiararlo il giudice della Corte suprema federale brasiliana, Edson Fachin, il quale ha ribaltato tutte le sentenze a carico dell'ex Presidente nell'ambito della Tangentopoli brasiliana.

Il giudice ha stabilito che la giustizia del Paranà non aveva competenza sull'inchiesta per la quale Lula era stato condannato nel 2018. Condanna che gli aveva impedito di candidarsi alle Presidenziali contro Bolsonaro, alle quali, secondo tutti i sondaggi, avrebbe vinto.

Secondo quanto stabilito dal giudice della Corte suprema, ora i casi di condanna andranno nuovamente analizzati dalla Corte federale.

Nel frattempo, l'ex Presidente Lula può riacquistare i suoi diritti politici e decidere di candidarsi alle Presidenziali del 2022, contro Bolsonaro.

Non si deve più votare quel troglodita di Bolsonaro”, ha dichiarato Lula pochi minuti dopo la sentenza.

Lula, nel suo mandato presidenziale, dal 2003 al 2011, aveva messo al primo posto della sua agenda politica i programmi sociali, giungendo a dimezzare la malnutrizione e la mortalità infantile; a far crescere i salari minimi del 130% e a migliorare le condizioni di vita di gran parte dei brasiliani.

Alla guida del suo Partito dei Lavoratori fu, assieme ad Hugo Chavez, uno dei protagonisti del Socialismo del XXI Secolo latinoamericano, ovvero della svolta antimperialista e anticapitalista intrapresa dai Paesi latinoamericani, nel corso dei primi Anni 2000, liberatisi dai governi corrotti, liberali e filo-statunitensi.

Come molti altri leader socialisti latinoamericani (pensiamo all'ecuadoriano Correa e al boliviano Evo Morales) e, negli Anni '90, italiani (Bettino Craxi in primis), fu vittima di un uso politico della giustizia, volto a screditare le conquista del socialismo nei rispettivi Paesi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it