mercoledì 25 giugno 2014

Ennesima solidarietà al Ministro Maria Elena Boschi, unica vera eroina (novella Anita Garibaldi) di un Paese in disfacimento

 
Francamente vorremmo smetterla di solidarizzare con il Ministro Maria Elena Boschi.

Vorremmo smettere perché non solo lei sa benissimo difendersi da sola, ma perché vorremmo che gli attacchi alla sua persona – figli di una società che ha perso ogni senso di cavalleria, di buongusto, oltre che di rispetto per il prossimo – finissero per sempre.

E' evidente che, coloro i quali sulla pagina facebook di Grillo la insultano, sotto sotto la invidiano.

Invidiano il fatto che una donna affascinante, intelligente e colta, senza pregresse ideologie di partito alle spalle, possa ricoprire un ruolo politico.

E questa è e sarà la forza di Maria Elena Boschi da qui in avanti. E lo dovrà capire anche Matteino Renzi e tutto il cucuzzaro del Pd, che le ha rifilato un Ministero tutto sommato marginale !

Noi di “Amore e Libertà” lo abbiamo compreso da quel dì. E siamo certi che la signora Boschi stia facendo e si farà strada alla grande con le sue gambe, al punto che molti dovranno chinare il capo al suo passaggio e chiedere scusa per le sciocchezze che hanno affermato al suo indirizzo.

Per noi, inguaribili romantici che credono all'eroismo politico tipico degli eroi romantici (da Garibaldi a Bolivar, passando per Gabriele D'Annunzio ed Ernesto Nathan), oggi dimenticati dalla società dei consumi e dei media (di cui Grillo fa assolutamente parte, tanto quanto i suoi competitori destrosinistri), riteniamo che Maria Elena Boschi possa incarnare la nuova eroina, la nuova Anita Garibaldi, simbolo di un'ideale Repubblica dell'Amore. Repubblica che auspichiamo (e ci battiamo in tal senso) possa sorgere dalle ceneri dell'attuale non-repubblica dei partiti e dell'odio.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di "Amore e Libertà" 
www.amoreeliberta.altervista.org
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Mazzini contro Marx ed il nuovo messaggio di emancipazione sociale proposto da "Amore e Libertà" . Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Oggi nessuno più ci pensa. Tutti presi dagli smartphone o come cappero si chiamano.
Tutti presi a parlare di crisi, meglio se se ne parla nei cosiddetti “social”, che di sociale non hanno proprio nulla.
Di sociale, in effetti, su un piano pragmatico e serio parlavano quelli della Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata nel 1864 e che vedeva uniti socialisti, anarchici e repubblicani.
Ovvero vedeva uniti i seguaci di Karl Marx, di Michail Bakunin e di Giuseppe Mazzini.
Tre correnti diversissime fra loro ma unite dall'ideale di emancipazione sociale.
Nella fattispecie le due correnti maggiormente contrapposte erano quelle dei mazziniani e dei marxisti, specie in Italia.
Giuseppe Mazzini guardava alla democrazia, alla repubblica, all'unione fra capitale e lavoro.
Karl Marx e Friedrich Engels, invece, guardavano al socialismo scientifico (non già umanitario), alla socializzazione dei mezzi di produzione, alla lotta di classe.
Mazzini scrisse, non a caso - contrapponendosi al “Manifesto del Partito Comunista” del 1848 - i “Discorsi sulla democrazia in Europa”. Egli non credeva alla “società dei castori” - come amava ricordare - propugnata dai marxisti. Egli guardava alla democrazia, all'umanità.
Mazzini, molto più di Marx, guardava ad un sentimento come l'Amore. Un Amore quasi religioso, anche verso Dio, oltre che verso il Popolo.
Marx, diversamente, era un filosofo, un economista, un materialista e, per quanto corrette potessero essere le sue analisi, ciò che mancava a Marx era una visione sentimentale e spirituale, oltre che umanista della Storia, in luogo di una visione meramente scientifica ed economicistica.
Non si può governare senza amore, anche se la maggioranza dei governi si fonda sulla mancanza d'amore. Mazzini lo sapeva, Marx lo ignorava.
Garibaldi lo sapeva, Engels lo ignorava.
Mazzini e Garibaldi erano due teosofi. Conoscevano Madame Blavatsky e la stimavano. Addirittura la arruolarono nelle loro fila.
Giuseppe Garibaldi, addirittura, prima di definirsi repubblicano, era socialista sansimoniano, ovvero aveva una visione cristiana di quel tipo di socialismo – diffuso da Henri de Saint-Simon - che mirava alla diffusione dell'amore per il prossimo.
Non è un caso che, la prima rivoluzione nonviolenta e dell'amore sia stata attuata da Gandhi in India, nel Novecento, il quale si ispirò a Mazzini ed ai suoi “Doveri dell'uomo”.
Marx, diversamente, di strada ne aveva da percorrere per comprendere che la rivoluzione andava fatta prima di tutto all'interno dell'animo umano. E la vera rivoluzione è prima di tutto evoluzione dell'anima, non già lotta fra classi, conflitto, ma unità nella diversità.
Mazzini, nel 1853, fondò ad ogni modo il Partito d'Azione. Un partito di attivisti, non già un partito di potere. La medesima cosa faranno Marx ed Engels, teorici del Partito Comunista che, alla fine dell'Ottocento, ispirerà i primi partiti socialdemocratici d'Europa (non ancora comunisti, si badi bene !).
Mazzini ispirerà il Partito Repubblicano del 1895 e, successivamente, durante il fascismo, le brigate partigiane antifasciste Giustizia e Libertà ed il successivo Partito d'Azione che ben presto si dividerà in sostenitori del Partito Radicale di Mario Pannunzio e del Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa. Giuseppe Garibaldi, invece, ispirerà prima il Partito Socialista Italiano dal 1948 (compresa la breve parentesi frontista) sino alla morte di Bettino Craxi, oltre che ispirerà il piccolo Partito dell'Amore di Moana Pozzi, fondato nel 1991 con intenti tutt'altro che goliardici e gaudenti e tutt'ora presente nel panorama politico – per quanto non si presenti più alle elezioni politiche – e oggi guidato da Mauro Biuzzi.
Purtuttavia Mazzini (e men che meno Garibaldi) mai aveva in mente di fondare un mero partito per la gestione del potere !
Egli parlava agli operai d'amore e di spiritualità. Di Repubblica, ma non della Repubblica dei Partiti, bensì della Repubblica del Cuore. La stessa cosa faceva Giuseppe Garibaldi, assieme alla moglie Anita, la prima eroina della Storia moderna a morire – in terra a lei straniera - a soli 28 anni, per la Repubblica Romana. La stessa cosa peraltro aveva fatto Simon Bolivar in Venezuela, nei primi anni dell'Ottocento.
Ecco il grande sogno repubblicano e socialista umanitario e libertario, non marxista.
Ecco il grande sogno che anima anche noi di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) e che propugnamo la Civiltà dell'Amore in luogo della sociatà del piacere, dei media, del danaro e del potere.
Il limite di coloro i quali, nel corso della Storia, non hanno saputo cogliere il messaggio di Mazzini e Garibaldi ed hanno preferito rivolgersi a Marx, è evidente. Anteporre l'economia al sentimento finisce per rendere la società schiava di una lotta fra classi infinita.
Anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significa ancora seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.
Giuseppe Mazzini, a differenza di Marx, parlò per primo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori, di interlcassismo. Ma l'interclassismo è niente senza la cooperazione e alla base di questa o vi è libertà ed emancipazione ed amore fraterno che unisce gli individui oppure non vi è nulla.
Vi è barbarie. Vi è prevaricazione. Vi è potere, danaro, mercificazione.
Questo il messaggio del nostro movimento (anti)politico “Amore e Libertà”, che non è un partito politico nel senso classico, bensì è un partito nel senso ottocentesco del termine. E' una tendenza politica o, meglio (anti)politica, come lo era il Partito d'Azione di Mazzini, che si contrapponeva alla realpolitik delle monarchie-oligarchie europee. Non vuole gestire il potere, ma far capire agli individui che è possibile vivere senza di esso. Che è possibile, forse, vivere anche senza danaro, senza rapporti mercificatori, se si permette ai rapporti umani – ovvero all'Amore - di trionfare.
Ciò può sembrare un discorso utopistico ma non lo è. Non diciamo nulla di nuovo, visto che ciò che diciamo lo dicevano Mazzini, Garibaldi, D'Annunzio dell'impresa di Fiume, Gandhi e prima di loro lo diceva Cristo, Buddha e tutti i Grandi Iniziati del passato.
La chiave dell'alternativa repubblicana e socialista libertaria è l'Amore, non il potere o, meglio, la gestione dello stesso. E' l'autogestione, la condivisione.
Chissà se ci arriveremo mai. La strada è lunga, ma io credo che questa crisi, che prima di tutto è umana-umanitaria, ci sta già costringendo a fare i conti con il nostro presente e quindi con il nostro passato.

Luca Bagatin 

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it